Ricordo di Dario Fo

DI PIERGIORGIO ODIFREDDI

Il non senso della vita

Dopo aver perso agli inizi dell’anno Umberto Eco, Milano perde in autunno anche Dario Fo, e rimane culturalmente orfana. Due intellettuali così diversi sarebbe stato difficile non solo partorirli, ma addirittura immaginarli. Il primo era infatti il simbolo della ragione e del politicamente corretto, e amava dissertare e frequentare il Palazzo. Il secondo è stato invece l’alfiere dell’intuizione e del politicamente scorretto, e ha passato la vita a recitare e a sostenere il dissenso. Non è un caso che alla fine Eco e Fo abbiano trovato il loro approdo politico in Renzi e Grillo.

Io ricordo i due insieme una volta sola, il 20 settembre 2004 a Milano, appunto, quando Saramago venne a presentare il suo Saggio sulla lucidità con Eco, e Dario Fo apparve all’ultimo momento tra il pubblico. Fo aveva vinto il Nobel nel 1997, proprio in uno spareggio con Saramago, e dopo l’annuncio della vittoria l’aveva chiamato chiedendogli scusa per avergli soffiato il premio, ma annunciandogli una sua prossima vittoria futura: cosa che avvenne, puntualmente, l’anno dopo. Certo Fo aveva più affinità intellettuale e politica con Saramago che con Eco, e credo si trovasse più a suo agio con il primo che con il secondo.

Io l’avevo conosciuto qualche anno prima, il 20 novembre 2000, a una puntata del Filo di Arianna di Lorenza Foschini su Rai2, dedicata ai linguaggi alfabetico e digitale. Continuammo a discutere anche dietro le quinte, nonostante lui si fosse ripreso da poco da un ictus, e fosse costretto a tenere un fazzoletto inumidito in testa per non affaticarsi. Mi diede i suoi numeri di telefono, e mi disse di chiamarlo. Lo feci, e ne nacque poi un’intervista che pubblicai su Repubblica e che lui fece mettere sul suo sito.

Quando facemmo il primo Festival di Matematica nel 2007, Fo ci onorò con una sua lezione spettacolo su La scoperta dello scorcio scientifico, nella quale parlò della prospettiva e disegnò dal vivo sui lucidi, nonostante avesse una mano ormai tremolante. Durante la giornata aveva attirato l’attenzione del pubblico passeggiando all’Auditorium con un cappotto nero che gli arriva fino ai piedi, come sul set di un film di Sergio Leone. La gente lo assediò per salutarlo, ma lui volle incontrare John Nash: un colloquio abbastanza surreale fra due grandi vecchi che non parlavano le rispettive lingue, e che consistette soprattutto di pregnanti silenzi.

Stare zitto, o quasi, era comunque tipico per Nash, ma certo non per Fo. Il quale, anzi, era solito conversare ininterrottamente, anche mentre era intento a far altro. Nella sua grande casa piena di quadri e cimeli, ad esempio, mi è successo più volte di parlare con lui mentre era intento a disegnare o dipingere su un grande tavolo, spesso con le mani imbrattate di colori. Il suo stile era singolare, colorito ma un po’ rozzo, e io trovavo un po’ strano il suo modo di ripercorrere la storia dell’arte. Nel corso degli anni ha prodotto un gran numero di volumi illustrati dedicati ai grandi pittori, che lui studiava con passione e sui quali faceva conferenze illustrate.

Nella mia biblioteca ho un’intera sezione di quei libri con le sue dediche: sempre con il nome scritto sbagliato, e sempre con errori diversi. Provò anche a regalarmi qualche suo quadro, dicendomi di scegliere cosa mi piaceva. Ma confesso che avevo difficoltà a scegliere fra i suoi “miglioramenti” dei classici, che consistevano nello stampare a colori e in dimensioni reali qualche capolavoro del passato, e nell’aggiungerci poi qualche pennellata qua e là. Ma un giorno vidi un suo Albero della vita su un libro, e gli dissi che quello mi sarebbe piaciuto. Dopo qualche tempo lo ricevetti a casa: me l’aveva rifatto, visto che l’originale era finito chissà dove, ed era perfetto.

Per un certo periodo, avevo preso l’abitudine di andare a trovare Fo quando passavo a Milano. Qualche volta mi è capitato anche di fermarmi a cena, quando ormai la persona di servizio era andata via. Lui metteva in tavola qualcosa che lei aveva preparato, ci sedevamo al tavolo rustico della cucina e lui continuava a parlare, interrotto soltanto ogni tanto da una fugace apparizione di Franca Rame, tutta infreddolita e avvolta da una coperta.

In almeno un paio di occasioni abbiamo “calcato le scene” insieme. Il 2 dicembre 2010, ad esempio, al Teatro Franco Parenti facemmo una serata a due intitolata Il geometra e il giullare, in cui lui presentò L’osceno e il sacro e io C’è spazio per tutti. Fu divertente perché, essendo appunto lui un uomo di spettacolo, prima della presentazione arrivarono paparazzi e giornalisti e io fui fotografato e intervistato con lui.

In precedenza, il 16 febbraio 2009, Fo era invece intervenuto alla libreria Feltrinelli per presentare il mio libro In principio era Darwin. Fece naturalmente uno show, e io mi divertii molto, anche se le sue idee su Darwin e l’evoluzionismo erano a dir poco “inventive”. Ma il suo interesse era reale, e lo dimostra il fatto che il suo ultimo libro, uscito pochi giorni fa, si intitoli appunto Charles Darwin. Ma noi siamo scimmie da parte di padre o di madre?

Non so se Dario sapesse che la battuta era di un vescovo: il notorio Samuel Wilberforce, che fece nel 1860 il primo dibattito sull’evoluzionismo contro Thomas Huxley, il “mastino di Darwin”. Fu appunto lui a domandare al biologo se lui discendesse dalle scimmie da parte di madre o di padre, ma ricevette la risposta che si meritava: “Io trovo meno vergognoso discendere da una scimmia, che da una persona che usa la propria intelligenza per oscurare la verità”.

Il libro di Fo non l’ho ancora letto, ma temo di sapere come egli affronti Darwin: alla stessa maniera in cui affrontò Galileo, una volta che lo invitammo, sempre nel 2009, a partecipare a una presentazione di Galilei e l’abisso di Enrico Bellone. Il libro raccontava di un dialogo in dialetto padovano sull’eliocentrismo del 1605, attribuito a un tal Cecco di Ronchitti da Bruzene, che era probabilmente uno pseudonimo di Galileo stesso. Fo mi aveva detto una volta di averlo letto, e invece di venire di persona ci mandò la registrazione di uno spettacolo teatrale in cui l’aveva messo in scena.

Dopo la presentazione del libro proiettammo il video, e con Bellone ci accorgemmo che non conteneva nemmeno una parola del vero dialogo. Qualche giorno dopo chiesi a Fo cosa fosse successo, e lui mi rispose che l’aveva “adattato”. Ma naturalmente da lui ci aspettavamo precisamente questo: che facesse l’attore e l’uomo di spettacolo, visto che gli scienziati sapevamo farli da soli. Ed è così che lo ricorderemo: come un grande animale da palcoscenico, oltre che come un uomo coraggioso: un attore-uomo e un uomo-attore, che fino all’ultimo ha continuato a recitare con la schiena diritta il copione di quella grande pièce teatrale che è la vita.

 

Piergiorgio Odifreddi

Fonte: http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/

Link: http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2016/10/13/ricordo-di-dario-fo/

13.10.2016

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PietroGE
13 Ottobre 2016 , 13:58 13:58

Bello questo articolo di Odifreddi che coglie in pieno le caratteristiche di Dario Fo, il grande teatrante. Purtroppo non lo ho mai visto dal vivo, ma quello che ho visto alla televisione mi ha dato l’idea del giullare di corte più che del comico moderno, un teatro antico da rappresentazione laica sul piazzale della chiesa nel Medioevo.
Spero che ci sarà in prima anche un articolo sul Nobel, meritatissimo, a Bob Dylan.

Rosanna
13 Ottobre 2016 , 14:43 14:43

Bellissimo ricordo di Odifreddi su Dario Fo, che è stato una figura fondamentale della cultura, della nostra vita e di tutta la storia più civile del nostro Paese … un grande uomo e un attore straordinario, sempre e comunque fortemente critico nei confronti delle frodi che il capitale ha praticato durante i secoli contro l’ingenuità e il benessere dei popoli … indimenticabile “Mistero Buffo” e la parodia di Bonifacio VIII, dove le ricchezze del pontefice, anelli preziosi e cappe di ermellino, celavano i retroscena oscuri di una truffa fatta a danno dei poveri servi della gleba …
https://www.youtube.com/watch?v=9EdIFECzTVE

Rosanna
Reply to  Davide
13 Ottobre 2016 , 17:21 17:21

Che altro poteva dire un autore dell’Intellettuale Dissidente, se non quello che ha detto … visione decisamente faziosa e fallace, che sparge discredito sulla figura di un uomo che ha fatto della libertà intellettuale il proprio emblema, cacciato dalla tv di stato per il suo coraggio critico e irriverente nei confronti del potere, e sempre dalla parte del popolo schiavizzato e sfruttato, senza il minimo scrupolo di cercare la “verità” biografica di Dario Fo … quindi proviamo a fare chiarezza, contestando la veridicità di tale narrazione e cercando altre fonti … dice Jacopo Fo, il figlio: Dario Fo fascista e le balle di Giovanardi – Sono furente per quello che ha detto Giovanardi sulla 7 a Exit di Ilaria D’Amico. Ancora la storia che mio padre era fascita. Incredibile come le calunnie reggano ai decenni in un paese dove la malafede si vende a chili. L’accusa fu mossa dal settimanale fascista “Il Borghese” con tanto di disegno di mio padre che in divisa da repubblichino partecipava a un rastrellamento di partigiani, mitra alla mano. Parliamo di più di 40 anni fa! Per sbugiardare questa calunnia mio padre raccolse le dichiarazioni giurate di molti capi partigiani e vari testimoni. Ma la… Leggi tutto »

Nat
Nat
Reply to  Rosanna
16 Ottobre 2016 , 21:41 21:41

“la “verità” biografica di Dario Fo … quindi
proviamo a fare chiarezza, contestando la veridicità di tale narrazione e
cercando altre fonti … “ dice Rosanna che poi cita Jacopo Fo…

Una barzelletta 🙂

Magari non per Rosanna ma se non altro per i libri di STORIA ci sono ancora le testimonianze di partigiani pluridecorati (Giacinto Domenico Lazzarini, querelato da Fo), di ex-camerati (Milani, querelato da Fo), riscontri probatori documentali e sentenze di tribunale passate in giudicato secondo cui “È legittima dunque per Dario Fo non solo la definizione di repubblichino, ma anche quella di rastrellatore”. https://it.wikipedia.org/wiki/Dario_Fo#La_controversia_sulla_militanza_nella_R.S.I.

P.s.: Quando cerchi altre fonti dai un’occhiata almeno a Wikipedia,
signora professoressa.

virgilio
virgilio
Reply to  Davide
13 Ottobre 2016 , 18:28 18:28

condivido tutto al 98% ma Fo non e stato mai un falsario,conoschendolo siccuramente meno di te ma non posso essere daccordo con te per quelle ultime righe,mi dispiace per te anche se ti sei bene espresso non voglio condividere le tue ultime righe
saluti

massi
Reply to  Davide
14 Ottobre 2016 , 8:06 8:06

Articolo che meriterebbe di essere pubblicato in home.

gilberto6666
13 Ottobre 2016 , 22:31 22:31

Con tutto il dovuto e sentito rispetto, checché ne dica il figlio, Dario Fo è storicamente appurato, come da lui stesso confermato, è stato camicia nera si Salo’. E non capisco questo conformismo da parte dell’erede, anche lui affetto da un’anacronistico antifascismo di maniera. Anche il drammaturgo a volte è parso incline ad una certa tendenza alla conformazione, persino banale talvolta. Contrariamente ad altre figure davvero libere come Giorgio Albertazzi, che infatti mai ha nascosto la sua militanza nella Repubblica Sociale.

Rosanna
Reply to  gilberto6666
14 Ottobre 2016 , 7:42 7:42

Non facciamo confusione storica tra l’adesione di Dario Fo per un breve periodo alle truppe repubblichine, per salvare la propria pelle e soprattutto quella della propria famiglia (studiarsi la storia non farebbe male), e l’adesione ideologica di Albertazzi alle truppe fasciste, che durò tutta la vita, anche se nell’immediato dopo guerra cercò di attenuarla e di imboscarsi … Dal 20 al 27 settembre 1944, un reparto fra i più sperimentati e agguerriti della Guardia nazionale repubblicana, il 63° battaglione M, collaborò con l’ esercito tedesco a una gigantesca operazione di rastrellamento, che per le formazioni partigiane si risolse in una gravissima disfatta. Il battaglione era composto di varie compagnie, una delle quali, la terza, aveva per ufficiale il sottotenente Giorgio Albertazzi. Senza riuscire straordinario, il bottino militare conseguito dalla sola terza compagnia nel breve volgere di una settimana fu comunque degno di nota: oltre ai tre soldati inglesi passati per le armi, cinque i «banditi» italiani uccisi negli scontri a fuoco (tra cui il comandante della brigata Italia Libera Campocroce, Vico Todesco), venti quelli catturati (in gran parte deportati a Dachau, e mai più ritornati). Diversamente da quanto avrebbe scritto nelle sue memorie, Albertazzi non li ha visti soltanto «scappare»,… Leggi tutto »

Rosanna
Reply to  Rosanna
14 Ottobre 2016 , 7:43 7:43

Si chiamava Ferruccio Manini il giovane partigiano fucilato da Giorgio Albertazzi – Sestino è un paesino toscano dove, il 28 luglio del 1944, il giovane partigiano Ferruccio Manini viene fucilato da un plotone di esecuzione comandato da Giorgio Albertazzi che poi gli spara un colpo alla nuca. “Io Albertazzi in camicia nera l’ho visto bene“ – racconta Giancarlo Bartolucci, segretario della scuola media IV Novembre di Arezzo, in un’intervista a La Repubblica il 28 luglio 1989 – “nel 1944 avevo tredici anni. La mia famiglia si era rifugiata nella zona di Sestino. Quel giorno ero in paese, insieme a mio zio Umberto che è morto due anni fa. Vidi passare un ragazzo in mezzo a un gruppetto di fascisti. Aveva la camicia aperta, i capelli rasati. Dietro il gruppo c’era il sottotenente Albertazzi in camicia nera e stivali. Mi nascosi mentre entravano nel cimitero, dopo poco uscì don Pasquale Renzi e attraverso il cancello vidi tutta la scena. L’unico che era vestito da ufficiale si mise al comando del plotone d’ esecuzione. Poi prese la pistola e sparò un colpo alla nuca del giovane, il colpo di grazia. Era Albertazzi. Sono 45 anni che lo dico. Non l’ho mai dimenticato.… Leggi tutto »

gilberto6666
Reply to  Rosanna
14 Ottobre 2016 , 9:10 9:10

Accolgo l’invito a studiare “qualche volta”ed anche di più, ma noto che gli acculturatissimi sono legati al solito ormai stantio e rituale antifascismo. Albertazzi “di sicuro era un fascista”, si usa questa parola come insulto. Un’indicatore di male assoluto. Il voler poi in poche e discutibili righe, liquidare il tumultuoso periodo della RSI, facendo la lavagnetta dei buoni e cattivi lo trovo molto deludente. Pensavo che gli studiosi sempre pronti a rimarcarlo, avessero letto qualcosa fuori dai recinti del conformismo e della storia scritta dai vincitori.

Rosanna
Reply to  gilberto6666
14 Ottobre 2016 , 9:45 9:45

Gli “studiosi” si sono documentati a 360°, ma naturalmente poi hanno fatto le loro scelte, e rimarcano il fatto che “fascista” non viene usato come un’offesa, però viene “considerato” un’offesa (chissà perché?) … mentre dell’appellativo “comunista” al contrario non ci si offende (chissà perché?) … vorrei sottolineare questo aspetto della storia raccontata dai vincitori … forse perché mentre il fascismo ha governato l’Italia per 20 anni e ha fatto i danni che si conoscono bene, oltre alla scelta tragica di aver trascinato la nazione in una guerra devastante, il comunismo non ha mai governato l’Italia, dunque c’è stata questa lieve differenza … per di più ci sono stati numerosissimi fascisti che nonostante abbiano combattuto in guerra hanno anche deciso di non uccidere nessuno, soprattutto giovani ventenni italiani loro connazionali, e nemmeno di aiutare i nazisti a deportarli nei numerosi campi di concentramento allora esistenti, dai quali molti non sono più ritornati … e questa non è una questione di scelta ideologica, ma di coscienza sì …

gilberto6666
Reply to  Rosanna
14 Ottobre 2016 , 10:29 10:29

Concordo su diversi punti, ma non sui comunisti che non hanno governato. Formalmente è vero, ma nella sostanza l’hanno fatto eccome, ma con la grande arguzia di camuffarsi e riciclarsi. Come si evince da tanti esempi, uno su tutti quello di Napolitano presedente emerito. Hanno ingannato milioni di fedeli all’idea comunista ed anticapitalista, per poi svenderli alla parte che dicevano di avversare. Con tutte le conseguenze che ancora oggi condizionano il nostro Paese. Purtroppo anche Fo e consorte hanno fatto parte di questo substrato culturale. Basti pensare al “Soccorso Rosso”, o alla frase del drammaturgo su Ramelli, “in fondo è morto solo un fascista”. Altri tempi certo, sarebbe infatti ora di superare certi steccati e guardare avanti senza pregiudizi. Tralasciando beatificazioni e condanne. Uccidere un fascista è un reato, così come un comunista. A pari titolo.

Rosanna
Reply to  gilberto6666
14 Ottobre 2016 , 10:56 10:56

I comunisti hanno governato attraverso la pratica del “consociativismo”, cioè in accordo con la DC al potere, si scambiavano oneri e vantaggi, ma non c’è mai stato un Regime Comunista al potere, come invece c’è stato un Regime Fascista, che poi si è riciclato nel regime democristiano del dopoguerra … Napolitano poi non è mai stato un comunista, ma un “migliorista”, legato alla corrente socialista di Craxi e comunque un dichiarato atlantista fin da subito … le identità politiche nella storia sono state molto spesso degli avatar per celare le ambiguità più ipocrite e interessate … così come tanti altri “comunisti” hanno rivelato il loro vero volto al momento opportuno, Giuliano Ferrara, Michele Serra, Paolo Liguori, Roberto Benigni … (la lista è piuttosto lunga) … le condanne e le beatificazioni le hai fatte tu, quando hai detto che “contrariamente ad altre figure davvero libere come Giorgio Albertazzi, che infatti mai ha nascosto la sua militanza nella Repubblica Sociale” … io ho semplicemente risposto alla tua beatificazione di un fascista che ha ammazzato dei giovani italiani, oppure li ha spediti nei campi di concentramento, e si è anche vantato di tutto ciò, quando avrebbe potuto evitare di farlo … quindi non… Leggi tutto »

gilberto6666
Reply to  Rosanna
14 Ottobre 2016 , 11:34 11:34

Bisogna però contestualizzare e tenere a mente che in Italia imperversava la guerra civile, con morti ammazzati da entrambi le parti. Albertazzi almeno non si è mai camuffato e da uomo libero ha continuato a credere nella sua idea, giusta o sbagliata che fosse, sia pure da sconfitto, almeno sul piano bellico. Altri hanno ammazzato o si sono resi responsabili anche di stragi, diventando presidenti della repubblica. Poi devo dire che condivido quasi tutto delle tue esposizioni, il consociativismo cattocomunista, i fascisti riciclati, “gli avatar politici” e via dicendo. Solo che traiamo analisi e tesi diverse. Come è pure normale che sia, ci mancherebbe.

ambra
ambra
Reply to  gilberto6666
10 Dicembre 2016 , 23:01 23:01

amo le donne che blaterano

Primadellesabbie
13 Ottobre 2016 , 22:59 22:59

Certo che qui non si perde un colpo per fare emergere un’italietta da fuori porta, in gita col pane e salame in tasca e la radiolina all’orecchio.

Non resta che prenderne atto, ed evitare accuratamente colpevoli illusioni.

Primadellesabbie
19 Ottobre 2016 , 21:25 21:25

“L’idea di ritrovarmi, dopo, con Franca in un giardino, lei e io mutati in due begli alberi, il suo magari con le foglie dorate come erano i suoi capelli… sarebbe bellissimo.

Se un qualcosa dovesse esserci dopo, vorrei che fosse così.”

Domani sarà una settimana che ti sei trasferito altrove. É passato tanto tempo da quegli anni ’60 pieni di speranze, e queste parole indicano che ne hai fatto tanta, di strada.

Grazie Dario, buon viaggio.