Reset

(Tonguessy)

 

Quasi 25 anni passati assieme. Una bella storia, fatta di vacanze ma anche di lavoro. I bambini che crescono mentre gli anni passano. 24 per l’esattezza. “Non può durare ancora per molto”, mi avevano detto. Ma io non ci avevo creduto, mi puzzava troppo da “usa e getta”, una prassi che non ho mai preso in considerazione.

L’uomo non è niente senza le relazioni. Sono le relazioni che ne determinano il valore. Nella Societé du Spectacle il valore è apparire, e si appare solo se si accede a certi ambienti. Ovvero se si coltivano certe relazioni con i potenti, con la jet society. Sennò ci sono sempre i social che offrono l’apparizione gratis. Finta, fatta di relazioni finte, zeppa di like finti e corredate di foto di gatti, cani e torte. Tutto finto per fare finta di avere relazioni. Se il re è nudo, neanche l’uomo è molto vestito.

Ma le relazioni possono essere anche vere, possono durare un tempo infinito se paragonato ad un post su Facebook. Provate a far durare un post, un messaggio, una qualsiasi attività virtuale per 24 anni. Continuativamente, senza cedimenti, senza ripensamenti. Il tempo delle relazioni vere abolisce la transitorietà delle instant stories, di quella pletora di assunti su cui si basa la grande truffa del digitale, in continua ricerca di un Sé che non è mai esistito.

24 anni con crisi, certo. Come quando scoppia una gomma mentre sei lanciato in autostrada e quella può davvero essere la fine. Le relazioni sono indistintamente affascinanti e pericolose perché raccolgono, sommandoli, questi due attributi e si crea così una solida narrazione personale, una specie di repertorio di convinzioni che cementano il nostro essere nel mondo. Egoismo, insomma. Siamo noi perché siamo così. Tautologia semplice ma efficace, così ragiona il nostro ego che secondo molti guru è fonte di sofferenza. Non la vedo così per niente. Per me l’ego è un sistema operativo, un assieme di subroutines aventi lo scopo di mantenere in vita il sistema, non importa quanto compromesso possa essere. Ci dice che se continuiamo così ce la possiamo fare così come ce l’abbiamo fatta finora. Poco importa che ci trasciniamo traumi e dolori: fanno parte del pacchetto che ancora riesce a controllare. 24 anni non sono pochi e in quei 24 anni sono successe cose di tutti i tipi, belle e brutte.

L’ego detesta tagliare le relazioni, dato che il suo compito è mantenere tutto sotto controllo. Tagliare una relazione, per quanto pessima possa essere, significa resettare qualcosa. Il Grande Reset di cui si parla così spesso in questo periodo è proprio questo: si tratta di tagliare delle relazioni consolidate e riposizionare la percezione su di un altro piano. A dire il vero il Grande Reset fa il contrario: per riposizionare la percezione su di un altro piano deve tagliare alcune relazioni, specie quelle di origine democratica o peggio, socialista. Ecco, il nostro egoismo ci dice che vorremmo che tutto fosse come prima, che i nostri figli continuassero a frequentare scuola e amici, che il lavoro ci permettesse di pagare le bollette come sempre ha fatto, che quando ci gira potessimo farci un giretto lungo il fiume, in montagna o al mare a seconda delle preferenze, che anche se c’è calca si potesse entrare nel supermercato a fare la spesa il sabato pomeriggio che è l’unico momento libero che abbiamo. Puro egoismo che il Grande Reset vuole abolire. Stirner ci aveva ammoniti: essere egoisti è un atto di consapevole coraggio. Va da sé che l’ego non può essere un valore negativo come comunemente si pensa. Anzi…

Ma per quanto ci si affanni ad essere egoisti, a tenere sotto controllo tutto, traumi compresi, l’universo indeterministico se la gode nell’offrirci occasioni di rivedere le nostre strutture relazionali e non. Eufemismo.

La massima espressione della Legge di Murphy è “Shit Happens”, la sfiga esiste. Cioè tu pensi di poter controllare tutto, accudisci gelosamente ed indifferentemente i tuoi traumi ed i tuoi poteri nella piena consapevolezza di essere te stesso e poi tutto d’un tratto BANG! il futurismo ti assale e non ci capisci più niente. Si aprono relazioni nuove e vengono scardinate quelle vecchie. Tutto sottosopra, accidenti a Marinetti e al suo “bisogna distruggere la sintassi disponendo i sostantivi a caso, come nascono.”

Non serve cercarsi l’indeterminismo marinettiano: ce n’è a sufficienza per chiunque, basta saper aspettare.

“Non può durare ancora per molto” mi risuonava in testa, ma caparbiamente ed egoisticamente mi rifiutavo di considerare la morte di quella relazione. Fanculo anche Marinetti, io rispetto la sintassi, specie quella relazionale. Eppure la visione era stata chiara: la morte mi accarezzava per poi allontanarsi. Sapevo che mi avrebbe toccato da vicino, ma non sapevo come.

Da molti punti di vista mi considero un animista: credo che anche un sasso ed in generale ciò che questa cultura considera un oggetto inanimato abbia un’anima con cui ci si può relazionare. Il modo in cui un sasso ti “parla” non è discorsivo come comunemente intendiamo. Me ne sono andato per anni con due Boji in tasca, perché mi ci trovavo bene. Vibrazioni. C’era qualcosa, c’era una sintassi da coccolare. Occulta, ma c’era. Anche quel legnetto datomi dallo sciamano che avevo portato per anni al collo. Poi qualcosa cambia, perché cambia il Sacro che è dentro e attorno a noi. Se acquisiamo un potere, magari trasformando un trauma con l’aiuto di una relazione, dobbiamo esserne fieri ed egoisticamente liberarci di quella relazione per evitare che ci blocchi impedendoci di proseguire, di andare oltre. I maestri vanno rispettati ma prima o dopo devono essere abbandonati. Altre volte invece sono loro che ci abbandonano per lasciarci liberi.

Giuro che in quei 24 anni avevo fatto di tutto per mantenere sana la nostra relazione, giungendo al punto di spendere cifre considerevoli (per le mie finanze) per sistemare al meglio quell’auto a cui ero molto affezionato: rifatta frizione, freni, testa, iniettori, pompa benzina e acqua ed ero anche disposto a rifare il motore nonostante il parere contrario del meccanico. Poi di nuovo la guarnizione della testa, fumate bianche come certe nebbie che ormai non si vedono più e che nella retromarcia mi avevano impedito di vedere la porta del garage. BANG! Marinetti strikes again. Rifanculo. In realtà stava cadendo a pezzi. Erano anni che me lo stava dicendo, usurata com’era dalla vita intensa che aveva vissuto. Prima o dopo cadremo a pezzi anche noi e nonostante i nostri tentativi di rappezzare i danni questi sapranno fare breccia all’interno della nostra consapevolezza ed egoisticamente ce ne vorremo andare.

L’ho vista allontanarsi sopra a quel camion che la portava in demolizione. Ho provato a tenermela stretta ma, come dicevo, i maestri quando è arrivato il momento si allontanano. Perché è giusto così, dopo 24 anni e tanta strada fatta assieme.

La tua strada è finita, quello che resta della mia ricomincia da qui. Dovrò essere egoista più di prima e continuare a seguire la mia volontà di viaggiare percorrendo le strade della vita.

Hasta Siempre.

“Per lo Stato è indispensabile che nessuno abbia una sua volontà; se uno l’avesse, lo Stato dovrebbe escluderlo, chiuderlo in carcere o metterlo al bando; se tutti avessero una volontà propria, farebbero piazza pulita dello Stato.“

Max Stirner L’unico e la sua proprietà,

 

Tonguessy

 

 

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Sonja Sovento
Sonja Sovento
22 Gennaio 2021 , 10:03 10:03

Si racconta che in Oriente due viaggiatori occidentali s’incontrarono in una cittadina dell’interno. Scoprirono di avere la stessa città di destinazione e si avviarono alla Stazione. Trovarono moltissima gente, che voleva prendere il loro stesso treno. Il primo viaggiatore, che aveva molta fretta, facendosi largo a spintoni, riuscì ad acquistare l’unico biglietto rimasto. Il secondo rinunciò e salutò il suo nuovo amico, augurandogli buon viaggio. Mesi dopo, casualmente, i due si ritrovarono in un’altro paesino, che stava circa a metà del tragitto della prima volta. Il primo salutò l’amico e chiese se fosse poi arrivato a destinazione, raccontandogli il suo viaggio allucinante. – No! Sono ancora in viaggio – disse l’altro, – ma sai, quando non ci fù posto, chiesi ad un contadino, su un carro pieno di galline e trainato da due buoi, un passaggio al villaggio più vicino.- Poi mi fermai lì, alcuni giorni, perché suo fratello mi insegnó a pescare i pesci del fiume, che poi mangiammo quella sera – continuò a raccontare. – Chiesi poi come potevo raggiungere il prossimo paese – disse il secondo viaggiatore – e mi diedero un bicicletta, dicendomi di lasciarla pure laggiù. – Lì incontrai una donna che m’insegnò il “Tai… Leggi tutto »

gix
gix
22 Gennaio 2021 , 12:31 12:31

Non è mica detto che le pietre non abbiano un’anima, ce ne sono alcune che addirittura camminano e percorrono centinaia di metri…e poi muoiono anche loro e si trasformano nelle ere geologiche…quanti reset attraversiamo nella vita, dei quali nemmeno ci accorgiamo? Uno un bel giorno si alza e vede le cose da un punto di vista diverso, non c’è un motivo reale perchè questo accada, e non è nemmeno detto che uno se ne renda conto in modo da poterlo metabolizzare e sfruttarne gli eventuali vantaggi. Mi chiedo se per resettare uno deve rimanere collegato alla materialità, oppure elevarsi spiritualmente. Ho sempre il dubbio che se uno diventa troppo spirituale, non ha più la capacità di resettare nulla, quindi non è in grado nemmeno di cambiare l’automobile…