Qualunque cosa pur di mantenere l’Europa in uno stato di ‘Intervention Lockstep’ (parafrasando Jaroslav Zajicek, rappresentante permanente al COREPER I)

La leadership dell'UE è decisa ad ignorare tutti i messaggi di protesta, per quanto forti possano essere

Alastair Crooke

strategic-culture.org

C’è un sentore di disperazione che aleggia nel teatro bellico di Bruxelles. Dimenticate la guerra in Ucraina – quella è una causa persa ed è solo una questione di tempo, fino al suo definitivo disfacimento; eppure l’Ucraina – icona di come l’euro-élite ha scelto di immaginarsi – non potrebbe essere meno esistenziale. A Bruxelles la considerano (cinicamente) la chiave per mantenere i 27 Stati membri in “sintonia” e un’opportunità per una presa di potere: “Noi Europei siamo ‘vittime,’ come l’Ucraina, delle azioni di Putin,” “Tutti devono sacrificarsi alla nuova economia di guerra.

Si pensi ai timori (percepiti da Bruxelles) di abbandonare l’Ucraina per chiedere a Mosca gas e petrolio. Un discorso del Presidente Macron della scorsa settimana ha dato un indizio di quello che potrebbe essere il seguito: Macron ha detto ad una conferenza di ambasciatori all’Eliseo la scorsa settimana che l’UE non dovrebbe permettere ai guerrafondai dell’Europa dell’Est di determinare la politica estera dell’UE, né permettere agli Europei dell’Est di agire unilateralmente a sostegno di Kiev. “Un commentatore ha scherzato sul fatto che Macron ha almeno evitato l’infame osservazione di Jacques Chirac, secondo cui gli Europei dell’Est avrebbero perso un’occasione per stare zitti.”

L’establishment dell’UE sta quindi agendo alacremente per garantire “una coesione di pari passo di tutti i 27” contro il rischio che il consenso si dissolva davanti allo scenario da incubo di un aumento di 2.000 miliardi di euro della spesa per il gas e l’elettricità; di un aumento delle bollette energetiche del 200% in tutta Europa (pari al 20% del reddito disponibile delle famiglie) (dati di Goldman Sachs Research). Le grandi manifestazioni in Europa dell’ultimo fine settimana sono state chiare nel loro messaggio: “Rivogliamo il gas. Affanculo la NATO.”

La leadership dell’UE è decisa ad ignorare questo messaggio di protesta, per quanto forte possa diventare.

La Russia afferma che, se non saranno revocate le sanzioni, il gas non passerà attraverso il Nordstream 1. È una pistola puntata alla tempia dell’UE (in risposta alle sanzioni imposte alla Russia). Tuttavia, se la leadership dell’UE rispondesse alla richiesta dei manifestanti di dimenticare l’Ucraina e di revocare le sanzioni alla Russia, gli Europei dell’Est punterebbero un’altra pistola alla testa dell’UE (il veto sulle questioni di politica estera dell’UE). Macron ha ragione.

Questa è la prospettiva della dissoluzione vista dall’interno. All’esterno, la situazione non è più rosea. Il rispetto per i valori dell’UE sta diminuendo in tutto il mondo non occidentale. La sua posizione si sta erodendo. L’Africa e il Sud globale sono distaccati dall’Ucraina; l’OPEC+ ha chiarito la sua posizione tagliando di fatto la produzione di greggio (100.000 barili al giorno) e l’Iran ha appena mandato a quel paese l’UE dicendo “nessun accordo” finché non saranno chiuse le “questioni irrisolte sul problema dell’uranio.”

Come spiega un editoriale del Global Times di questa settimana: “Da quando è scoppiato il conflitto Russia-Ucraina, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno cercato di far sì che gli altri sostenessero le loro sanzioni, ma non si sono preoccupati di pensare al perchè il loro bastone non funziona più. Semplicemente, il declino dell’influenza dell’Occidente è dovuto all’abuso di potere, all’aver egoisticamente ignorato e sfruttato gli interessi di altri Paesi. Come può la comunità internazionale fidarsi dell’Occidente dopo tutto quello che ha fatto?”

Niente OPEC o petrolio iraniano come balsamo al “sacrificio” dell’UE per l’Ucraina. Molti Paesi non occidentali stanno invece migrando verso i BRICS e l’alleanza SCO.

Tuttavia, l’UE si attiene ai suoi principi per il “salvataggio dell’Ucraina.” Così, dopo aver “faticato senza sosta per tutto il fine settimana,” l’UE propone “interventi storici” nel mercato dell’energia, tra cui un prelievo sui profitti in eccesso delle società elettriche ed energetiche, e misure che vanno dal tetto al prezzo del gas alla sospensione del commercio dei derivati sull’energia.

In una parola, ogni singolo mercato delle materie prime sta per essere “regolato” o limitato drasticamente. E l’UE sta portando la sua “guerra economica con la Russia” ad un’interpretazione assolutamente molto letterale.

Il cosiddetto “strumento di emergenza” per il mercato interno, “che sarà presentato il 13 settembre, prevede diverse fasi che aprono alla Commissione poteri diversi a seconda della situazione.” Attraverso questo nuovo strumento, la Commissione cercherà di ottenere poteri di emergenza che le diano il diritto di riorganizzare le catene di approvvigionamento, sequestrare gli asset aziendali, riscrivere i contratti commerciali con fornitori e clienti, ordinare alle aziende di accumulare riserve strategiche e costringerle a dare priorità agli ordini dell’UE rispetto alle esportazioni.

Hmmm. Se adottato, questo trasformerebbe l’UE letteralmente in un’economia pianificata da tempo di guerra.

Inoltre, gli Stati membri verrebbero “gulliverizzati” e costretti a conformarsi al sistema attraverso il controllo centralizzato dell’intera matrice delle infrastrutture economiche, [una centralizzazione] da cui non si potrà prescindere (perché… perché “dobbiamo tutti sacrificarci”).

Quindi, l’Europa non razionerà la poca energia che ottiene in base al prezzo; piuttosto, sovvenzionerà la produzione industriale e le famiglie, anche se tutta questa massa monetaria di nuova creazione spingerà l’Europa in una depressione inflazionistica e in un crollo valutario. I numeri e la liquidità necessari per una cosa del genere saranno probabilmente enormi. Il solo salvataggio dei consumatori tedeschi ammonta a 65 miliardi di dollari.

Ma questi sussidi non risolvono il problema. Possono offrire ai consumatori europei un po’ di sollievo a breve termine, ma i costi non sono il problema principale. Il problema rimane quello di sapere se il petrolio e il gas naturale saranno disponibili ad un prezzo significativo – il prezzo è irrilevante quando l’offerta si avvicina allo zero.

L’offerta è una cosa. Le contraddizioni strutturali di questo economia pianificata, tuttavia, sono ben altre. Come si concilia questo “salvataggio” esplicitamente inflazionistico con la determinazione della BCE di aumentare i tassi per combattere l’inflazione? Chiaramente non la cosa non va. Prendere in prestito o stampare denaro per pagare l’energia importata (in dollari) – mentre si gestiscono deficit gemelli crescenti – è un ottimo modo per distruggere la propria valuta. E significa che l’inflazione non è transitoria. Quindi, per forza di logica, l’UE deve razionare per diktat (proprio come in guerra). Ma come?

Nella guerra cinetica, le risposte sono molto più prevedibili: dare priorità alla produzione industriale di proiettili d’artiglieria e carri armati. Nella guerra economica, che mira ad ottenere qualcosa di piuttosto diverso – il funzionamento di base di un’economia di consumo diversificata – le scelte non sono così ovvie: ad esempio, il riscaldamento domestico contro le esigenze operative dei produttori; l’industria a basso consumo energetico contro i settori ad alto consumo; le industrie che servono le esigenze basilari dei consumatori contro le esigenze del lusso o della sicurezza; l’equilibrio tra equità e connessioni politiche di alto livello.

Queste sono i problemi a cui gli economisti dei sistemi completamente pianificati si trovano di fronte quotidianamente – e che non riescono a risolvere perché non hanno meccanismi di prezzo o di feedback su cui orientare le loro decisioni.

Ok, sappiamo tutti che la risposta pavloviana dell’UE sarà semplicemente quella di versare denaro nelle energie rinnovabili, ma sarà la risposta giusta? Il modello di business dell’Europa è fondamentalmente quello di una produzione di alto livello (cioè costosa), che fa leva sull’apporto di energia a basso costo dalla Russia. Come ha spiegato il guru del Credit Suisse, Zoltan Poszar: almeno 2.000 miliardi di dollari di valore aggiunto dell’industria manifatturiera tedesca dipendono da soli 20 miliardi di dollari di gas proveniente dalla Russia – un effetto leva pari a 100 volte. È una enorme piramide rovesciata che poggia su un vertice relativamente piccolo di combustibile fossile. Qualcuno crede davvero che i mulini a vento a bassa intensità energetica manterranno in vita i 2.000 miliardi di dollari di produzione tedesca?

Separatamente, ma come parte della guerra finanziaria collettiva dell’Occidente contro la Russia, i ministri delle finanze del G7 hanno concordato di procedere con un piano per limitare il prezzo delle esportazioni di petrolio russo. Questa iniziativa non sostituirebbe gli embarghi separati dei Paesi del G7 o dell’UE sul petrolio russo, ma sarebbe complementare.

Dal momento che oltre il 90% del naviglio mondiale è assicurato da compagnie londinesi, come i Lloyds di Londra, i funzionari statunitensi e dell’UE si aspettano che l’iniziativa abbia un impatto massiccio sulle entrate energetiche russe. Il limite sarebbe attuato attraverso il “divieto globale dei servizi (assicurativi)” che sarebbero consentiti solo quando i carichi vengano acquistati ad un prezzo uguale o inferiore a quello stabilito da un'”ampia coalizione di Paesi.”

Questo schema è essenzialmente frutto dell’idea del Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Janet Yellen: “Questo tetto ai prezzi è uno degli strumenti più potenti che abbiamo per combattere l’inflazione e proteggere i lavoratori e le imprese negli Stati Uniti e nel mondo da future impennate dei prezzi causate da interruzioni globali.”

Nella visione della Yellen, il prezzo dovrebbe essere fissato al di sopra del livello richiesto dalla Russia per il pareggio bilancio nazionale (e quindi incentivare la Russia a continuare a pompare petrolio), ma al di sotto del prezzo richiesto (per far prosperare le economie occidentali) e comunque abbastanza basso da tagliare le entrate petrolifere della Russia, indebolendo così la sua economia e il suo sforzo bellico.

Ma non funzionerà. La Russia può facilmente sostituire l’assicurazione occidentale. Le due strade principali sono l’auto-assicurazione (si riserva una parte delle entrate in un fondo per pagare i sinistri in caso di necessità) e l’assicurazione vincolata (si creano le proprie compagnie assicurative con la partecipazione delle parti interessate). Shakespeare l’aveva già descritta ne Il mercante di Venezia, nel 1598.

In poche parole, la Russia può facilmente assicurarsi su altri mercati che non partecipano al boicottaggio, tra cui Dubai, India e Cina, oltre alla Russia stessa. Quindi, l’assicurazione non sarà un’arma efficace contro la Russia e il tetto ai prezzi fallirà.

In sostanza, la Russia ha vinto sia la guerra militare in Ucraina, sia la guerra delle sanzioni finanziarie globali (anche se entrambe sono tutt’altro che finite). Più a lungo continuerà la negazione, più l’Europa sarà danneggiata economicamente. Questo è ovvio; e altrettanto ovvio è che quest’inverno in Europa sarà brutto.

Eppure, finora la leadership dell’UE sta raddoppiando i propri errori, e questo poiché vede la situazione favorevole alle proprie ambizioni più ampie. Il periodo iniziale della pandemia in Europa era stato caratterizzato dal fatto che gli Stati membri avevano messo al primo posto le proprie esigenze nazionali in modo piuttosto caotico (anche se sullo sfondo della totale inettitudine dell’UE). La distanza sociale era di 1 metro in un Paese, di 2 metri in un altro; mentre i requisiti e le regole per le mascherine e per il distanziamento sociale variavano ovunque, e in Germania cambiavano persino da una regione all’altra.

L’establishment dell’UE, tuttavia, era intervenuto tardivamente. Aveva sentito in questa crisi l’aroma pungente dell’opportunità: si era imbarcato in una presa di potere. Si era impadronito del controllo a livello europeo sulle procedure per i vaccini, sulle restrizioni ai viaggi e, con i lockdown, sui poteri di emergenza sulla vita dei cittadini.

Con l’interruzione dell’energia, l’UE sta nuovamente invocando “poteri di emergenza,” tra i titoli dei media che inducono alla paura. A Bruxelles viene percepita come un’ulteriore opportunità per l’élite di imporre un intervento “di pari passo” ai 27 Stati membri, e di prendere il controllo centrale su questioni che in precedenza erano di competenza nazionale (spesso soggette a responsabilità parlamentare).

I regolamenti sono in fase di elaborazione e, il 13 settembre, l’UE prenderà in considerazione la possibilità di attribuirsi i poteri necessari per “riorganizzare” le linee di approvvigionamento, sequestrare beni, riscrivere i contratti commerciali, ordinare l’accumulo di scorte e affermare la supremazia degli ordini dell’UE sulle delibere nazionali.

La crisi energetica sarà “usata” in questo modo. L’obiettivo è sempre il controllo centralizzato. Per gli ideologi ora è anche l’occasione per “accelerare la de-fossilizzazione” e per denunciare “l’arretramento sulle energie rinnovabili,” a prescindere dalle sofferenze imposte ai cittadini. Questo messaggio sta inondando i siti web europei.

Il ministro degli Esteri tedesco (del Partito Verde) lo ha detto chiaramente: metterò l’Ucraina al primo posto “a prescindere da ciò che pensano i miei elettori tedeschi” o da quanto sia difficile per loro la vita.

Se ci si chiedesse: è questa l’agenda del WEF (“Davos”) che si sta svolgendo? Sarebbe difficile rispondere con un “no” categorico.

In ogni caso, l’UE è costruita come un rullo compressore che spiana costantemente la strada verso un maggiore controllo centrale, una maggiore gestione delle notizie, una maggiore sorveglianza dei cittadini. L’acquis comunitario, la Corte di Giustizia Europea e la burocrazia avanzano con uno slancio inarrestabile: la retromarcia non è mai stata prevista. In effetti, l’architettura non prevede quasi nessuna possibilità di inversione, se non invocando l’articolo 50 – l’uscita dall’Unione – e questo passo è stato reso insopportabilmente doloroso.

Quindi, aspettatevi che i leader dell’UE continuino dogmaticamente a trasformare l’Unione in un’economia pianificata di tipo sovietico. E che cerchino addirittura di ottenere maggiori poteri, quanto più l’economia si indebolirà. L’UE è convinta che le proteste pubbliche possano essere e saranno represse con la forza (possibilmente con l’esercito nelle strade). Le proteste sono iniziate. Tuttavia, siamo solo a settembre e la foschia dell’estate indugia ancora… l’inverno si avvicina, ma sembra ancora lontano.

Quel che è certo è che con l’UE che sostiene massicciamente la domanda attraverso ampi salvataggi – in un momento di offerta già ridotta e aggravata dalle interruzioni e dalle carenze tipiche dell’economia pianificata – l’inflazione più alta sta arrivando e l’euro sarà “fritto.”

C’è una via d’uscita? Forse si presenterà una figura che coglierà tutti di sorpresa. Forse il crollo dell’euro e negli Stati Uniti i risultati delle elezioni di mediotermine di novembre saranno il catalizzatore che permetterà a questa figura di emergere e di articolare una visione che sembri offrire una soluzione. La soluzione, dopo tutto, è piuttosto ovvia. Ma prima viene il dolore.

Alastair Crooke

Fonte: strategic-culture.org
Link: https://strategic-culture.org/news/2022/09/12/doing-whatever-it-takes-keep-europe-in-intervention-lockstep/
12.09.2022
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org


Alastair Crooke
Ex diplomatico britannico, fondatore e direttore del Conflicts Forum di Beirut.

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