PERCHE’ QUESTO MORTORIO SOCIALE ?

DI MORENO PASQUINELLI
sollevazione.blogspot.it

Su quali fattori deve basarsi la linea di condotta dei rivoluzionari ?

Prendo lo spunto da discussioni avute con compagni e amici accomunati da un rifiuto radicale dell’esistente, come dal disprezzo per il sistema e le élite che detengono il monopolio assoluto dei poteri. Si tratta di persone molto diverse fra di loro, per livelli di cultura per convinzioni politiche, ed infine per estrazione sociale.Etica e Spirito del tempo

Comunanza di sentimenti, d’indignazione, non quindi un’autentica fratellanza, né di classe, né ideale. Un’empatia basata su comuni valori etico-morali, qualcuno potrebbe dire. Non lo penso. Basta scavare un poco per scoprire, alle spalle della medesima indignazione per lo stato di cose presente, profonde differenze politiche e ideali. Il sentimento d’indignazione è solo negativo, mentre un’etica implica una positiva e razionale (non meramente intellettualistica) visione del mondo, una gerarchia dei valori, un’idea della prassi.
Negatio est determinatio, affermava Spinoza, ed è vero, ma sul piano politico questo è soltanto il primo stadio della coscienza. Una negazione, tanto più se essa si avvita attorno alla propria irriducibilità, non conduce in altro luogo che in quello del nichilismo.

Ed in effetti nella sinfonia dell’indignazione crescente, al di la dell’anarchia dei suoni, è proprio il rumore di fondo del nichilismo che prevale, l’abisso in cui si spegne ogni eticità. Non c’è infatti eticità al di fuori del perimetro del bene comune, della vita della comunità, della sua destinazione.

E che prevalga il nichilismo, nel lamento generale, non è sorprendente. Esso è figlio dei tempi, messo al mondo dal connubio tra potenti fattori materiali e non meno potenti fattori culturali e spirituali. Non conta impiccarsi ai nessi causali, nei fatti l’atomizzazione sociale combacia a perfezione con l’ipertrofia dell’Io, con la vittoria, dopo una lunga guerra di logoramento, della supremazia delle singolarità  su quella comunitaria e di classe. Atomizzazione sociale, frantumazione e imborghesimento della classe proletaria, sono alla base della polverizzazione politica dell’area rivoluzionaria, e dell’ipertrofia dell’Io.

E’ sempre parlando con questi compagni e con questi amici che si avverte lo Spirito del tempo, l’idea che tutto sia oramai perduto, che il sogno di un futuro migliore ce lo siamo lasciati alle spalle, che la storia sia pregiudicata, che il Sistema sia invincibile. Li accomuna poi l’idea, sbagliata, che il monopolio sistemico sui mezzi d’informazione, quindi la presa ideologica della classe dominante, contino ben più, nello spiegare la pace sociale, più delle condizioni materiali d’esistenza e di vita.

Questo è il senso comune, la coscienza che tutto permea e che è quindi egemone. E’ l’idea dunque che l’attuale crisi, per quanto grave, non sarà davvero fatale per il sistema. Che quindi non esistono contraddizioni intrinseche su cui poter fare affidamento, che ogni sollevazione di massa, semmai ci sia, può essere non solo assorbita, ma metabolizzata dal Sistema stesso.
Questo è lo sconfortante Spirito del tempo, che tutto afferra nella sua pulsione di morte. Uno Spirito che quindi si dilegua in due anime opposte: l’una quella della rassegnazione o dell’ozio della coscienza, l’altra quella della centralità di minoranze eroiche che con la loro azione possono colpire il nemico e, semmai, risvegliare i sudditi dal loro torpore.

Questi amici affermano: «La vostra fede nelle masse è ingiustificata. Voi che credete fermamente che solo l’irruzione di grandi masse può davvero cambiare il corso della storia, siete tenuti a spiegarci perché, giunti al quarto anno di una crisi economica senza precedenti, la situazione non si sblocca; il perché di questo mortorio delle masse».

Esistenza materiale e coscienza sociale

Marx affermava «Non è la coscienza che determina la vita, ma la vita che determina la coscienza», volendo sottolineare la priorità assoluta dell’esistenza materiale, di cui la sfera ideale non sarebbe che un mero rispecchiamento. Questa proposizione va corretta: è vero che l’esistenza determina la coscienza, ma solo in quanto sta concatenata al suo opposto: che la coscienza determina l’esistenza, o il principio dialettico della codeterminazione. L’azione degli uomini certo si espleta nell’ambito di circostanze storico-naturali fattuali date, da cui essi non possono prescindere, ma quest’agire, determinato ma non predeterminato, è finalistico, orientato a raggiungere uno scopo, e questo porre uno scopo è ciò che chiamiamo coscienza. Un’azione che quindi prende necessariamente forma nella sfera del pensiero, pensiero che non è un mero riflesso delle condizioni materiali d’esistenza, ma che è il precipitato di secoli e millenni di sviluppo della ragione. Questo modellare l’esistente in base ad un non-ancora-esistente (se pre-esistente solo nella sfera ideale), questo trasgredire o trascendere l’ordine delle cose, è proprio ciò che distingue ontologicamente l’uomo dalla natura, la quale procede sì, ma ubbidendo in modo incosciente ad un impulso vitale —essa non ha dunque idee, non pensa, e propriamente non si pone alcuno scopo.

Il congedo ogni meccanicismo, non revoca tutta via in dubbio che le condizioni materiali d’esistenza sono il fondamento su cui si erge la battaglia ideale, su cui crescono e mutano lo Spirito del tempo e quel suo surrogato che chiamiamo senso comune. L’analisi delle condizioni materiali d’esistenza di una classe o di un popolo resta il primo compito di una minoranza rivoluzionaria, se vuole comprendere in che direzione cambi il senso comune e quindi calibrare la sua propria azione.

Affinché grandi masse, e non singolarità o minuscole minoranze irrompano sulla scena debbono concorrere due fattori: uno sconvolgimento delle abituali condizioni materiali di vita e che si affacci un nuovo Spirito del tempo. L’azione di queste minoranze, siccome poco o nulla può sul primo piano, deve invece concentrarsi sul secondo. Una minoranza è rivoluzionaria se è il deposito e il conduttore di uno Spirito nuovo, se quindi espleta un’opera di trasmissione e divulgazione. L’azione, se non vuole essere fine a sé stessa, implica possedere una visione ideale, e dunque adeguate modalità di trasmissione e divulgazione. Un’opera complessa, che non si risolve nella pura propaganda, che implica l’azione e l’esempio, ovvero un agire esemplare che, per essere efficace, richiede un habitat adeguato, un quantum di forze accumulate, che questo agire sia commisurato alla situazione concreta, ai rapporti di forza tra le forze in campo.

Grandi masse passano all’azione solo a certe condizioni obiettive. Due essenzialmente: «Che chi sta in basso non possa più vivere come prima, e chi sta in alto non possa più governare come prima». [Lenin]
Abbiamo forse, oggi, qui da noi, queste due condizioni? No, non le abbiamo. Definendo questa crisi del capitalismo come storico-sistemica, stiamo dicendo che essa non è un singolo evento catastrofico, ma un processo fatto di fasi, anche alterne, le quali in ultima istanza conducono ad una resa dei conti finale, allo scontro frontale tra forze antagoniste che deciderà le sorti della società per un lungo periodo.

Analisi concreta della situazione concreta

Parafrasando Lenin, oggi, qui da noi, chi sta in basso, ovvero, la sua grande maggioranza può ancora vivacchiare come prima mentre, chi sta in alto, pur a fatica, può ancora governare come prima. La crisi economico-sociale non è un colpo di maglio, né colpisce chi sta in basso in modo indiscriminato —del resto chi sta in alto ha imparato la lezione che gli è venuta dai secoli precedenti, evita se può di procedere per strappi violenti.

Pensiamo siano istruttive le tabelle più sopra. Fotografano la situazione generale del nostro paese.
In Italia la ricchezza privata complessiva (la somma di tutti i beni, mobili e immobili, a valori di mercato correnti al netto delle passività finanziarie) è pari a 5,4 volte il Pil. Il dato immobiliare è noto: più dell’80% della popolazione italiana abita in alloggi di proprietà. Se si divide questa ricchezza complessiva per abitante abbiamo 140mila euro procapite. Se la si divide per famiglie abbiamo che ognuna dispone mediamente di una porzione di ricchezza di 350mila euro. Così, tanto per dire, 1.900 miliardi di debito pubblico sono appena il 22% dello stock di ricchezza privata accumulata —confortando la tesi di chi sostiene che il debito pubblico italiano sia più sostenibile di quello di altri paesi, considerati “virtuosi” perché non vengono considerati i loro debiti privati. Non basta: il saggio di risparmio lordo degli italiani, pur in calo (oggi è dell’11% rispetto al 22% del 1995), è secondo solo a quello dei tedeschi (16,7%). E per comprendere quale fosse la situazione prima della grande crisi del 2008-2009 va segnalato che nei 14 anni che l’hanno preceduta la ricchezza delle famiglie è cresciuta costantemente passando da 4.212 miliardi del 1995 agli 8.414 miliardi del 2007. Il ciclo accumulativo si interruppe appunto nel 2008, col sopraggiungere della recessione economica.

Questi dati grezzi ci aiutano a capire le ragioni per cui la situazione è bloccata. La grande maggioranza dei cittadini, compresi i lavoratori salariati, viene da un lungo ciclo di benessere diffuso. La consapevolezza che la sopraggiunta crisi sia una cosa terribilmente seria, ha prodotto un sentimento di timore, prevale la paura di perdere certi benefici, che il modo di vita consumistico sia pregiudicato. E il sentimento di paura determina a sua volta un comportamento conservatore, per altro ancor più accentuato tra gli operai che non tra la piccola borghesia. Questo spiega come mai, i soggetti e i settori colpiti frontalmente dalla crisi sono stati lasciati soli e i focolai di ribellione non solo si sono generalizzati, ma sono stati risucchiati nel clima generale di paura.

Non dobbiamo nemmeno temere di dire cose antipatiche, o sconvenienti a tanti militanti antagonisti: il panico della catastrofe, lungi dal risvegliare le masse dalla loro apatia, non solo rafforza la loro inerzia, a malapena nasconde la loro intima speranza che il sistema guarisca, che tutto ritorni come prima. Di qui alla fiducia che il salvatore della patria Mario Monti ce la faccia, il passo è breve.

Anche coloro i quali contestano la cura da cavallo imposta dall’Unione europea e portata avanti dai “tecnici”, numero destinato a crescere con l’avvitamento della crisi, non stanno approdando alla sponda dei rivoluzionari. Essi hanno solo iniziato a spostarsi, a muoversi, ma a passo di lumaca, riponendo le loro speranze a forze che sì contestano la terapia liberista ma che non vanno oltre ad un keynesismo variamente declinato —dal Pd ai neofascisti, passando per l’M5S fino ai seguaci della Mmt. Altra farina deve macinare il mulino della crisi prima che da un fuoco qua e la si passi all’incendio generale, alla sollevazione. Devono saltare le paratie difensive del sistema, fallire i dispositivi di salvataggio dell’Unione europea. Noi non abbiamo dubbi che questo avverrà, che chi sta in alto non riuscirà a far ripartire il motore grippato del capitalismo occidentale, europeo in particolare. Non riuscirà ad evitare lo sbocco “naturale” di questa crisi: una pauperizzazione generale delle masse con una contestuale concentrazione della ricchezza nelle mani di una ristretta minoranza di possidenti, decisi questi ultimi a difendere ad ogni costo la loro supremazia, se serve anche sbarazzandosi del poco che resta della democrazia.

Per questo le statistiche di cui sopra vanno prese con le pinze. Ogni grande aggregato statistico nasconde infatti le disparità sociali. E’ l’Istat a dirci (rilevazioni 2011) che gli italiani che vivono di stenti o hanno grandi difficoltà ad arrivare a fine mese sono praticamente raddoppiati dal 2008 ad oggi. L’anno scorso l’11,1% delle famiglie era relativamente povero (per un totale di 8.173 mila persone) e il 5,2% lo è in termini assoluti (3.415 mila). Queste percentuali praticamente raddoppiano nel Mezzogiorno, che la crisi contribuisce a staccare dal resto del paese. Ed è sempre la Banca d’Italia a dirci che il 10% più ricco della popolazione possiede più del 50% della ricchezza finanziaria.

Per questo decisiva è l’analisi concreta della situazione concreta, dalla quale dipendono linea politica e linea di condotta, che non devono basarsi sull’umore delle masse, per sua natura volatile, ma anzitutto sui fattori oggettivi. Ciò che conta è cogliere nella situazione la linea di tendenza principale, e della catena quali sono gli anelli deboli destinati a spezzarsi per primi.

Non si tratta quindi di avere una cieca fiducia nelle masse. Si tratta di comprendere ciò che queste masse saranno costrette a fare una volta spinte in condizioni di abiezione sociale e morali inaccettabili. E certo che la rivoluzione non sarà solo un atto mondano e materiale, che sarà anche un rivolgimento spirituale. Grandi masse non abbracciano un ideale come i singoli individui, le modalità sono differenti, come pure i tempi lo sono. Una coscienza rivoluzionaria si fa largo nel disfacimento della società, e l’ampiezza del suo raggio dipende dalla profondità di questa dissoluzione.

Siamo all’inizio di questo cammino. Compito delle minoranze rivoluzionarie non è quello di lanciarsi in avanti per raggiungere velleitariamente per prime la meta, ma di agire, con ogni mezzo che conduca agli scopi: far crescere, assieme ad una nuova coscienza sociale, un’attiva e massiccia partecipazione diretta da parte dei cittadini.

Moreno Pasquinelli
Fonte: http://sollevazione.blogspot.it
Link: http://sollevazione.blogspot.it/2012/10/perche-questo-mortorio-sociale.html
22.10.2012

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Mondart
Mondart
23 Ottobre 2012 , 7:31 7:31

Mah … il fatto vero è che “la massa” è un formidabile inerte, che può essere convogliato a piacere in qualsivoglia direzione. Ha mai sentito parlare Pasquinelli di “sindrome di Stoccolma”, o di “esperimento carcerario di Stanford” ? Sono entrambi ottimi esempi del fatto che, per quanto vessata e posta in condizioni incompatibili con la vita, la natura umana abbia ben poca predisposizione alla “ribellione spontanea” e preferisca invece, quale estrema ratio adattiva, stravolgere se stessa in una involuzione masochista. La dinamica che a determinati livelli lega la vittima al suo carnefice non è nè paradossale, nè tantomeno diabolica o perversa, ma semplicissima: poichè non posso mangiare la cacca, mi convinco che sia cioccolata. ( Ossia poichè non posso sopravvivere di solo odio, ecco che lentamente trasformerò questo sentimento in amore: è lo stesso fenomeno per cui la moglie bistrattata e picchiata non riesce a lasciare il marito, affermando -nel vero- che in fondo “lo ama” ). La Grecia è un altro formidabile esempio di quanto si possa tirare la corda senza che si spezzi: e questo ben lo sanno i dominanti che SONO PERFETTAMENTE CONSAPEVOLI di poter arrivare a spingersi fin quasi al punto di rottura senza che si… Leggi tutto »

Ercole
Ercole
23 Ottobre 2012 , 7:45 7:45

OTTIMA RIFLESSIONE,credo che bisogna diffondere questa consapevolezza tra i lavoratori, affinche sappiano che solo organizzandosi in partito di classe e volgendo la terga al riformismo,e tutti i sindacati asserviti al capezzale del capitale,potranno affrontare,la nuova piu grave situazione, prima con scopi difensivi,poi se le condizioni oggettive e soggettive saranno favorevoli,con l,offensiva rivoluzionaria

zara
zara
23 Ottobre 2012 , 7:57 7:57

Fondamentalmente le cose stanno così ( pare personale ): i movimenti di ribellione all’ordine costituito sono stati storicamente appannaggio di personalità di origine ebraica. La politica di Mario Monti mirante a distruggere il tessuto sociale italiano ,non tocca l’interesse della lobby ebraica, che anzi ne è avvantaggiata. Ecco perché lo spirito dei tempi si è affievolito e non ci sono rivolte e fomentazioni contro il potere politico.

Marcusdardi
23 Ottobre 2012 , 8:26 8:26

Le masse è vero che sono inermi e che le rivoluzioni sono pilotate ma questo non toglie la volontà ed il desiderio dei singoli a dare un contributo a voler cambiare le cose.
Sono tante le rivoluzioni di pensiero da compiere, le uniche inermi ed efficaci, a mio modesto parere esprimo i miei pensieri con canzoncine semplici e invoco un nuovo modello di sviluppo

http://www.youtube.com/watch?v=j_e28nKK84s

stefanodandrea
stefanodandrea
23 Ottobre 2012 , 8:55 8:55

Mi fa piacere che Moreno Pasquinelli sostenga ora ciò che gli dicevo un anno fa, quando ci “separammo”. Daltra parte anche sull’unione europea l’ho anticipato. Al convegno che volle intitolare fuori dall’euro fuori dal debito io tenni una relazione intitolata “O la Costituzione dele Repubblica Italiana o l’Unione Europea”. Non sono soltanto le masse a muoversi, anche le avanguardie. Ed ora corro a scriverglielo su Sollevazione.

Primadellesabbie
Primadellesabbie
23 Ottobre 2012 , 10:11 10:11

“Non é la coscienza che determina la vita, ma la vita che determina la coscienza”. = Dobbiamo accordarci su cosa intendere, in questo caso, per vita (probabilmente il testo originale é più chiaro). Sopravvivenza o svolgimento della vita? Assumo arbitrariamente la seconda ipotesi. = Dato che la coscienza é il risultato della “scoperta del mondo” (in divenire) da parte di ciascuno. Stante che le capacità di percezione di ognuno sono tutte rigorosamente diverse, come anche le qualità delle componenti dell’essere (ciascuno di noi), che presiedono all’analisi dei dati ottenuti dal procedere della continua (tutta la vita) “esplorazione”, l’esito conduce a diversi gradi di coscienza. La coscienza é parte determinante nel comportamento di ognuno. Volete l’ordine e la pace sociale? Costruite una gerarchia in cui sia rispettato il grado di coscienza raggiunto da ciascuno. Punto!

P.S. Mi si perdoni la libertà che mi sono presa di usare un linguaggio troppo “disinvolto” per l’argomento in questione.

Mondart
Mondart
23 Ottobre 2012 , 10:47 10:47

Beh, che però non si stiano sollevando polveroni, e quindi indirizzando il malcontento in direzioni ben precise, non direi …

Insomma, io vedo un sistema che ( ancora una volta ) assieme ad una svolta “ciclica” certamente favorita da una ben precisa “struttura” ( più che etnia ), va verso un auto-modellamento forse non tutto, o non solo, negativo. E dove ogni dinamica ( da quelle economiche a quelle di controllo più prettamente “psicologico” e di reindirizzamento del dissenso ) è scientemente tesa a ciò.

Resta da capire bene l’ idea e il modello sociale guida, fin dove il fine giustifichi i mezzi, e se debba per forza essere conseguito attraverso questa infinita e dannatissima serie di cicli occultamente pilotati.

radisol
radisol
23 Ottobre 2012 , 11:06 11:06

L’ho detto già altre volte e lo ripeto …. il “mortorio sociale” ( che poi non è nemmeno del tutto vero, ad esempio sono due settimane che gli studenti, soprattutto quelli medi, fanno casino in tutta Italia ma la stampa mainstreem ne parla solo se ci sono “incidenti”, peraltro risibili, da pompare con intento criminalizzante) è dovuto ad un semplicissimo dato … e cioè che in Italia nessuna organizzazione politica e/o sociale indici seri scioperi ed iniziative di piazza … cosa che invece succede in Spagna, Grecia, Portogallo, Belgio, Francia, persino Inghilterra che non è nell’eurozona … tutto qua … e storicamente non è assolutamente vero che “l’italiano” tende ad “adattarsi” … l’Italia è con la Francia l’unico paese dell’attuale Europa dove la resistenza al nazi-fascismo è stata di massa, minoritaria certo come tutte le rivolte e le rivoluzioni, ma comunque di massa …. e l’Italia è l’unico paese al mondo dove il primo “moto globale”, quello del 1968, è durato dieci anni … ma allora, nell’uno e nell’altro caso, c’erano organismi politici e/o sociali, rivoluzionari o anche solo coerentemente riformatori, che dirigevano ed organizzavano queste rivolte …. ora di tutto questo è rimasto ben poco ….. la storia è… Leggi tutto »

nuvolenelcielo
nuvolenelcielo
23 Ottobre 2012 , 11:31 11:31

Non è nichilismo…, o meglio questa apatia deriva dal fatto che la natura animale dell’uomo è ridotta alle briciole, e quindi non ha più la forza di ribellarsi. Ci è stato insegnato che il rispetto delle regole è santo, indipendentemente da quali siano le regole. E grazie alla società mediatica globale questi concetti-meccanismi sono oggi dominanti in tutte le persone dei paesi occidentali. La cultura ha distrutto il valore dell’animalità e quindi dell’affermazione fisica nel mondo, riducendola all’ambito dello sport. Questo è l’uomo oggi, un bullone e una vite del regolamento che gli viene imboccato. La gente si scandalizza per la forma, la sostanza non conta più niente. Quindi ci dobbiamo accontentare del M5S, ovvero movimento 5 Monti dove la forma cambia (giovani, onesti e che si riducono lo stipendio), ma la politica economica è la stessa (tagli tagli tagli), perché toccare la sostanza delle regole (UE, euro ecc) è sostanza e quindi intoccabile.
In una società della forma priva di sostanza come la nostra, è normale che i fatti gravi siano la telefonata di Berlusconi alla questura per fare uscire Ruby, non la telefonata della Merkel a Napolitano per far cadere il governo italiano.

Tanita
Tanita
23 Ottobre 2012 , 11:37 11:37

“In una società della forma priva di sostanza come la nostra, è normale che i fatti gravi siano la telefonata di Berlusconi alla questura per fare uscire Ruby, non la telefonata della Merkel a Napolitano per far cadere il governo italiano.”

Clap clap!!!

Mondart
Mondart
23 Ottobre 2012 , 11:43 11:43

Col tuo intervento confermi due cose:
1) Serve sempre un catalizzatore: la massa da sola non reagirebbe in modo adeguato nè tantomeno organizzato.
2) Vengono premiate solo le “ribellioni” che, per momento e direzione, vanno nella direzione desiderata.

Ma siamo così sicuri che si debba ancora necessariamente passare da queste forche caudine ? L’ ultimo post sul perlomeno “strano” studio del FMI ( certo, la scoperta “a orologeria” dell’ acqua calda ), e l’ altra stramberia del nobel per la pace all’ Europa, sembrerebbero dimostrare una diversa volontà “colà dove si puote ciò che si vuole” …

radisol
radisol
23 Ottobre 2012 , 11:44 11:44

E come al solito si cambia discorso …. come se poi il fatto grave fosse la caduta di un Berlusconi ormai allo sbando più totale, che campava su 3 deputati comprati … e non il fatto, assai più grave, che dopo la caduta del Berlusca non si siano tenute le sacrosante e dovute elezioni e si siano invece nominati, anche coi voti dei berluscones, questi cosiddetti “tecnici” … e comunque tutto ciò cosa c’entra con la “rivolta” che ancora non esplode ? E con le cause di ciò ?

nuvolenelcielo
nuvolenelcielo
23 Ottobre 2012 , 11:52 11:52

è solo un esempio della società della forma e non della sostanza, che (secondo me) è il motivo secondo per cui la rivolta non esplode, non è cambiare discorso. Ci sono ovviamente altri molti esempi, tu ne hai fatto un altro.

Mondart
Mondart
23 Ottobre 2012 , 11:54 11:54

Eh, qui sta il punto … autodeterminazione vs. evoluzione pilotata. A torto o a ragione, questo lo diranno i posteri, “colà dove si puote” è stata scelta la seconda opzione. Con la decisione di dare, storicamente e pragmaticamente, una piccola “spintarella” al conseguimento di un presunto ordine globale. Vedrùm !

radisol
radisol
23 Ottobre 2012 , 12:13 12:13

Che c’entra lo studio del FMI o ancora peggio l’assurdo Nobel alla Ue con le rivolte che ancora non esplodono e sul perchè di questo ? Ma possibile che sapete solo cambiare discorso ? E comunque non esiste soluzione diversa alla rivolta ….. da sempre la violenza è “levatrice” della storia … e comunque banchieri ed affaristi non lascerebbero mai il potere spontaneamente …. piuttosto fanno scoppiare loro la terza guerra mondiale …

Jor-el
Jor-el
23 Ottobre 2012 , 12:47 12:47

Pasquinelli non ha capito assolutamente nulla né di Keynes, né di Marx. La rivoluzione intesa marxianamente, è il rivolgimento sociale che abbatte il sistema economico-politico quando esso è già obsoleto, quando si sono già determinate le condizioni perchè le classi dominate possano far funzionare la società e l’economia in modo migliore. Quando nella Rivoluzione Francese la borghesia abbattè il potere della nobiltà e del clero, si erano già determinate le condizioni per l’emergere della nuova società, il capitalismo. La rivoluzione non è una cosa che “si fa”, ma un processo in cui bisogna “essere”. Nel secondo dopoguerra, nei paesi della massima espansione del capitalismo, si era innescato un processo rivoluzionario reale, in cui, per la prima voluta, si prefigurava il superamento del capitalismo stesso. Dalla piena occupazione keynesiana al socialismo il passo è molto breve e le elite finanziarie se ne accorsero! Oggi stiamo vivendo il terribile momento della controffensiva delle classi che stavano per essere scalzate dal potere. Il problema, quindi, non è di predicare l’ortodossia marxista leninista perché nelle “masse” maturi una mitica “coscienza rivoluzionaria”, ma respingere l’attacco brutale di un piccolo ma potentissimo gruppo di criminali restituendo al popolo il potere che gli è stato tolto, i… Leggi tutto »

nuovaera89
nuovaera89
23 Ottobre 2012 , 13:56 13:56

Abbiamo bisogno di una evoluzione, non di una rivoluzione, quando capiremo che il denaro non è tutto ma solo un mezzo, forse riusciremo a cambiar rotta.
La cosa molto preoccupante, e vedere l’adattamento di molte persone a questo tipo di situazione, lavorano 10 ore al giorno con lo stipendio sempre uguale, e ti dicono che bisogna portare pazienza, è il periodo.
Io sono pessimista, non ho fiducia in questo popolo, e quando cominceremo a ribellarci, bé ci ammazzeremo uno con l’altro, io cercherò rifugio tra le montagne.

Primadellesabbie
Primadellesabbie
23 Ottobre 2012 , 14:01 14:01

Lei sicuramente intende qualcosa un poco più in basso di “colà…”, e quel luogo cui lei allude pare occupato da qualche tempo, da abusivi che, calatisi nella parte, interpretano a modo loro il ruolo che ne deriva. Qualcosa, forse, si vede già. Salut !

Hamelin
Hamelin
23 Ottobre 2012 , 14:48 14:48

Concordo con te soprattutto nell’ultimo punto.
L’Italia conoscerà una delle piu’ cruente e sanguinose guerre civili che abbiano mai avuto luogo sulla terra (cosi’ anche la Francia ).
Purtroppo l’Italia é un paese senza identità e quelle briciole storiche che rimanevano sono state spazzate via dalla globalizzazione,dalla internazionalizzazione e dalla riprogrammazione neolinguistica avvenuta tramite i Media.
La mancanza di socialità presente é sempre in ascesa e la disumanizzazione altrettanto.
Parlare di rivoluzione delle masse/popolo o di chicchessia quando una massa/popolo non esiste ( ormai esistono a malapena le persone )… é anche alquanto ridicolo.

Affus
Affus
23 Ottobre 2012 , 14:59 14:59

non è tanto questione di rivoluzione, ma questione di giustizia , cosa bene diversa .

gm
gm
23 Ottobre 2012 , 15:43 15:43

I dati forniti dall’Istat sono sempre parziali e mistificatori (al ribasso). In realtà la disoccupazione media in italia si aggira (faccio riferimento ai dati probabilmente esatti forniti da qualche altro commentatore) attorno al 20% , 25%. Se poi si fa riferimento al sud sicuramente questo dato medio va anche raddoppiato. Se a questa percentuale aggiungiamo un 20%, 25% di pensionati con 500€ al mese e di precari o sottopagati, raggiungiamo un 50% di popolazione indigente. Se aggiungiamo anche un altro 25% di persone che, pur lavorando, debbono campare con 1000 o 1200€ al mese in una situazione di continuo e generalizzato aumento dei prezzi, arriviamo almeno ad un 70% e più di persone che avrebbero interesse a prendere i mitra o i forconi (però mancano sia i mitra che i forconi! … non sarà anche per questo che nessuno si muove?). Nonostante queste cifre da spavento, si muove ben poco e forse in parte ha ragione Pasquinelli a dire che non succede perché gli italiani sono ancora abbastanza ricchi oppure ha ragione chi (non ricordo né il nome né dove lo ha scritto), molto più sinteticamente, ha detto che l’ italiano ancora regge perché spesso c’è il padre o il… Leggi tutto »

Ercole
Ercole
23 Ottobre 2012 , 16:27 16:27

se ho capito bene mmt vuole rimettere in piedi questo sistema malato ,il capitalismo non si riforma si abbatte.

cdcuser
cdcuser
23 Ottobre 2012 , 19:14 19:14

quoto

misunderestimated
misunderestimated
24 Ottobre 2012 , 0:36 0:36

Prendere 1200 euro al mese, vivendo magari con i genitori, rinunciando a matrimonio, convivenza, figli e così via, in un paese dove la maggior parte della gente tira a campare in affitto e con prole da allevare, con stipendi ancora più bassi, porta a credere di essere dei gran signori.

Quanti poi dei cosiddetti indigenti campano sulle spalle dello stato? Il bidello a 900 euro o il pensionato a 500 euro al mese col cavolo che imbracciano il mitra contro l’amata iTaglia, che seppur taccagna dà loro da mangiare. Se salta tutto con la rivoluzione non rimane loro nemmeno quello.

E non sono pochi, sono milioni di persone, e relative famiglie.

Ci aggiungiamo anche i pensionati benestanti o di lusso, e niente niente abbiamo già metà popolazione italiana che il mitra lo punterebbe ai rivoltosi.

Ci vorrebbe nulla per la plebe italica a spazzar via l’IT Army e le altre FF.AA. senza troppi mitra e forconi. Solo che a quel punto interverrebbe la NATO.

Più facile che scoppi una guerra civile tra l’esigua corporazione dei poveracci contro quella dei parassiti sociali, burocrati e bottegai.

Barbarie e razzie all’ordine del giorno, niente di più.

haward
haward
24 Ottobre 2012 , 2:11 2:11

Credo che sia necessario fare chiarezza, una volta per tutte, su cosa significhino le parole “Rivoluzione”, “Rivoluzionario”, “Coscienza” e su quello che la Storia ci ha mostrato. Ho letto nell’articolo citazioni di Lenin e nei commenti altre citazioni di Marx o della Rivoluzione Francese. In Russia tutto si può dire della Rivoluzione tranne che sia partita dai lavoratori e/o dalla classe operaia e/o dal basso. Della Rivoluzione Francese credo che non vi sia neanche bisogno di ricordare come si sia trattato di un’operazione gestita da un’elite. Ed il Marxismo, questa idea così potente da cambiare il mondo, questa dottrina così precisa in Economia e Sociologia, così trascinante e così veritiera, dov’è ? Qualcuno mi sa dire perchè un’ideologia che si era impadronita di mezzo mondo si è dissolta come nebbia al sole? A nessuno viene in mente che, forse, si è trattato di un sogno, per taluni bellissimo e per altri orrendo ma, comunque, una grande illusione creata ed attuata al solo scopo finale di controllare con l’inganno milioni di individui? Il cosiddetto capitalismo è stato l’ideatore ed il sostenitore del Comunismo, che piaccia o meno, e, quando è arrivato il momento giusto, il momento in cui non c’era più… Leggi tutto »

Primadellesabbie
Primadellesabbie
24 Ottobre 2012 , 4:43 4:43

A ciascuna delle sue affermazioni sentirei il bisogno di spostare qualche virgola, ma sarebbe una debolezza, perché nel complesso laquestione é ben posta. Mi pare che lei voglia cercare di risolvere i problemi che sorgono quando centinaia di milioni di persone, sedotte da false vie di fuga come quella rappresentata dal fenomeno industriale e conseguente rimescolamento/devastazione sociale, si trovano, nel giro di qualche generazione, arricchite materialmente ma totalmente disorientate per tutto il resto. Private di punti di riferimento indispensabili a qualsiasi tipo di equilibrio, in balia dei media (dei media capisce!) per organizzare il modo di pensare e di vivere. Private dei rapporti umani che nemmeno i “tempi bui ” erano riusciti a dissolvere del tutto; con i problemi materiali, che credevano di aver brillantemente risolto grazie alla scienza, spostati su altri piani o trasformati in disgrazie incombenti. In balia di molto vaghe ma obbligatorie speranze nel futuro. Governate da persone che si trovano nella stessa identica situazione ma pretendono di guidare e/o insegnare a vivere agli altri. O sbaglio? Le sue ultime considerazioni meriterebbero il centro del discorso ma mi sono troppo dilungato.

radisol
radisol
24 Ottobre 2012 , 5:25 5:25

Sostanzialmente quoto, a parte il fatto che sono un maschietto … però non sono d’accordo sulla ciliegina finale … Internet può anche essere “distrazione e sfogo di massa” … ma senza Internet non staremmo nemmeno qui a confrontarci … naturalmente Internet non può sostituire il rapporto “de visu”, con la gente in carne ed ossa …. ma se non ci fosse nemmeno girerebbero certe informazioni “contro” ….

geopardy
geopardy
24 Ottobre 2012 , 5:29 5:29

Una forma di nichilismo c’è sicuramente, ma c’è anche confusione e le “cure” sono sempre ed esclusivamente volte al rimaneggiamento interno del sistema, quindi, non si tratta di rivoluzioni, bensì di riforme. Il luogo dei diritti è sempre più delegato alla magistratura (Giustizia), che, per definizione, va a giudicare i comportamenti umani e societari, sia pubblici che privati e non può interferire con i sistemi precostituiti. In più, ad ogni sua azione, i governanti rispondono con una più o meno discutibile legiferazione, volta ad eliminare o a limitare l’effetto legale nei confronti dei “poteri forti” e questo strumento rischia di risultare più sterile e di invalidare l’azione di ottenere “giustizia” attraverso la Giustizia. La Giustizia, in ultima analisi, si rifà alla Costituzione e sappiamo bene quanto essa sia tenuta in conto sia dalle regioni che dallo stato centrale, poi c’è la Commissione Europea (stendiamo un velo pietoso sulla sua funzione e creazione), che può solo multare i comportamenti iniqui delle politiche locali o nazionali. Questo ultimo strumento sistemico di “giustizia”, quindi, che può essere totalmente o parzialmente invalidato dal legislatore, rischia di diventare illusorio nella soluzione dei diritti della gente, ma ancora non ha esaurito completamente la sua funzione, quindi,… Leggi tutto »

radisol
radisol
24 Ottobre 2012 , 6:02 6:02

Io invece sostengo che il marxismo, quello vero, non è mai stato applicato da nessuna parte …. anche perchè, contrariamente a quello che prevedeva Marx, le rivoluzioni fatte in suo nome sono avvenute tutte in paesi contadini e non in paesi a sviluppo capitalistico avanzato … Marx la rivoluzione la prevedeva in GB, in Germania, persino negli Usa, mica in Russia, Cina, Vietnam o Jugoslavia …. senza poi contare il dato che, ad eccezione parziale dell’Urss, le altre rivoluzioni “marxiste” sono state tutte il compendio finale a lotte di liberazione nazionale da qualche invasore esterno e, come tali, sempre fortemente influenzate da questo esasperato nazionalismo di origine …indicativo il caso di Cuba dove la rivoluzione non nasce marxista ma para-peronista e diventa “comunista” solo dopo aver vinto, allo scopo vitale di assicurarsi gli aiuti dell’Urss rispetto all’embargo economico statunitense … credo che, paradossalmente, oggi con la globalizzazione il pensiero marxista vero, liberato da incrostazioni nazionalistiche, sia più attuale che mai …. il problema vero è che, nel frattempo, non ci sono più i marxisti … in Italia poi, salvo rarissime eccezioni minoritarie, non ci sono stati mai … la sinistra italiana nasce romantico/risorgimentale e tale è sostanzialmente rimasta sempre …… Leggi tutto »

Primadellesabbie
Primadellesabbie
24 Ottobre 2012 , 8:06 8:06

Quanto lei dice nella seconda parte (trascuro la terza) é vero e potrebbe continuare con altri esempi tenuti in ombra (negli ambienti inarrivabili dell’ortodossia induista si sa benissimo che in Cambogia si é consumata una secolare sanguinosa vendetta tribale cui la rivoluzione é servita da copertura). Ciò detto non credo sia utile continuare a rilanciare il marxismo o la democrazia con il pretesto che non sono mai stati applicati nella forma “giusta”, i tentativi fatti bastano e avanzano, il tempo passa e la situazione generale si deteriora, chi puó deve impegnarsi ed usare il cervello ed il cuore in modo più efficace. Il marxismo, a fronte di un’analisi puntuale, centrata sull’aspetto economico si é lasciato travolgere da una componente sentimentale: il disegno di far prevalere una classe sociale, che ne ha tarpato le ali. Si possono analizzare le dittature con lo stesso strumento. Le destre, molto in breve, vedendo la giustizia arrivare da un’altra direzione, hanno un peccato dello stesso segno ma più essenziale per la loro esistenza e meno operabile, a mio avviso. Probabilmente sarebbe utile un movimento deciso ma privo di intenti vendicativi o di prevaricazione, che tra l’altro, irretiscono ed indeboliscono, deviandola, l’efficacia di qualsiasi azione. =… Leggi tutto »

haward
haward
24 Ottobre 2012 , 8:31 8:31

La sua descrizione dell’esistente è corretta. Dovremmo tutti osservare con maggiore lucidità e distacco gli eventi che, a partire proprio dalla Rivoluzione Francese e di quella industriale, hanno portato alla nostra attuale condizione di vita. Lei, giustamente, sottolinea il ruolo dei media nella formazione di quel nulla totale che, ormai, è l’essere umano occidentale (inclusi gli occidentalizzati). Io le suggerisco di guardare a quella che viene celebrata come la più alta conquista del genere umano, l’istruzione pubblica o, comunque, di massa, in un modo diverso. Intendiamoci, l’alfabetizzazione prima e lo spaventoso innalzamento culturale poi sono realmente fondamentali per l’ampliamento degli orizzonti del singolo individuo, solo che lo scopo per cui tutto ciò ci è stato “elargito” è stato proprio lo stesso che lei, saggiamente, ritrova negli attuali mezzi di informazione. Il prodotto finale dovrebbe essere quello che Orwell descrive così bene in 1984. Orwell che, da marxista “pentito”, aveva capito non solo la vera natura ma il ruolo, lo scopo ultimo dell’ideologia marxista. Dico marxista perchè, secondo me, rivoluzionario e marxista vanno di pari passo, per lo meno da noi. Diverso discorso per Cuba e le rivoluzioni bolivariane dove, di marxista, per loro fortuna c’è sempre stato pochissimo. Iniziamo, intanto,… Leggi tutto »

haward
haward
24 Ottobre 2012 , 8:50 8:50

Guardi, io ho il massimo rispetto e la massima stima per chi, in buona fede, si considera e si sente un vero marxista. Arrivo a dire che se in vita mia ho conosciuto uomini onesti e con un etica che si potesse così chiamare la maggior parte di loro era comunista. Non nascondo che anch’io per lungo tempo ho creduto che un conto fosse il messaggio ed un altra fosse l’applicazione pratica, nel marxismo come, mutatis mutandis, per il cristianesimo e che, quindi, fosse “colpa” degli uomini se il progetto non si è venuto realizzando come avrebbe dovuto. Adesso, da vecchio e paranoico, ritengo invece che così non è e che proprio il fatto che, spesso, si sia visto di tutto, ma proprio di tutto, tranne che la realizzazione delle idee marxiste (vedo che è d’accordo con me che Cuba e l’America Latina è un’altra cosa) fosse l’evoluzione naturale di qualcosa di utopistico e, comunque, strumentale all’annientamento di un determinato ordine sociale, religioso ed economico, perseguito con feroce determinazione e propedeutico all’attuale situazione globale. Basta vedere chi erano fin dall’inizio, gli ideologi,gli esecutori ed i finanziatori di tutte le rivoluzioni comuniste nel mondo (Cuba a parte) a partire dalla madre… Leggi tutto »

radisol
radisol
24 Ottobre 2012 , 9:42 9:42

Cioè, dobbiamo sperare nell’avvento di qualche moderno “sovrano illuminato” ? Stiamo freschi …..

radisol
radisol
24 Ottobre 2012 , 9:57 9:57

Cioè, il marxismo è una creatura delle banche ? Ne ho sentite molte, compreso il “complotto sionista” ma questa veramente mai …. vero invece che il marxismo è un prodotto del capitalismo … così come l’anticolonialismo è un prodotto del colonialismo … l’antifascismo un prodotto del fascismo … ma questa è nemesi storica, mica “complotto” …
Comunque il marxismo è una teoria economica, un analisi ed una lettura dei meccanismi capitalistici …. il “comunismo” come entità partitica, credo abbia invece immediatamente sderazzato da Marx … anche perchè si è cercato di praticarlo nei posti sbagliati, addirittura dove il capitalismo moderno e la rivoluzione industriale ancora non c’erano mai stati o, al massimo, come in Urss erano agli albori …. in Cina, che comunque ricordo rappresenta un terzo abbondante dell’umanità ed è forse oggi la prima potenza economica mondiale e viene invece spesso largamente trascurata nelle analisi geopolitiche, si è preteso addirittura di passare direttamente dal mandarinato feudale al comunismo … credo che Marx sarebbe inorridito ad una solo mera ipotesi del genere ….

radisol
radisol
24 Ottobre 2012 , 10:25 10:25

Comunque mi sembra che siamo andati , anche io, decisamente “off topic” …. Pasquinelli non si chiedeva perchè non c’è la “rivoluzione”, per la quale certamente oggi non c’è nessuna condizione e soprattutto non c’è l’organizzazione rivoluzionaria che dovrebbe appunto organizzarla … si chiedeva invece perchè non c’è la “rivolta sociale”, anche parziale, settoriale, corporativa che c’è invece in altri paesi europei rispetto alle misure imposte da Ue, Bce e Fmi … e su questo rimando al mio primo intervento … qui non solo manca l’organizzazione rivoluzionaria, mancano anche organismi sociali, sindacati ed associazioni di base, degni di questo nome ….. ed è questo che fa la differenza con gli altri paesi …. la “rivoluzione” poi è tuttaltra cosa, ben più complicata …. ma, ripeto, ho l’impressione che molti qua sopra non solo non vogliano la “rivoluzione” ma nemmeno la “rivolta sociale” …..

Primadellesabbie
Primadellesabbie
24 Ottobre 2012 , 10:55 10:55

Non so se dipende interamente da noi quello che succederà. Ma é nostro compito fare la nostra parte in modo umanamente impeccabile, per quanto possiamo.

Le propongo un parallelo sul quale indugio qualche volta, se lo vuol cogliere. Lo sviluppo tecnologico contemporaneo, con la sua diffusione frenetica, inarrestabile e debordante che ha, come in una apoteosi, occupato perfino lo spazio che circonda la Terra con miriadi di razzi e congegni elettronici, mi fa pensare all’esplosione, in altri tempi, dello spirito guerresco dei Mongoli che li fece scorrazzare inarrestabili per l’Eurasia, imponendo la loro legge. Conquistarono tutto e tutti e, ad un certo punto, osando l’inosabile invasero l’India. La loro ferocia e determinazione (nel frattempo erano divenuti mussulmani) contro una Tradizione che li sovrastava di gran lunga. Ci misero del tempo a capire ma alla fine si arresero e ne discese l’epoca Moghul, uno dei più raffinati periodi che il mondo abbia conosciuto. E se trovassimo anche noi una qualche India sul nostro cammino?

haward
haward
24 Ottobre 2012 , 11:05 11:05

Il marxismo nasce a metà dell’ottocento e si sviluppa, successivamente, in un contesto elitario finanziato dall’alta borghesia ebraica anglo tedesca. Le ricordo le stesse origini di Marx, il cui vero nome era Mordekkai Levi. Il fatto che il marxismo non si sia realizzato nelle nazioni dove, a rigor di logica, avrebbe dovuto esplodere, Inghilterra e Germania (a parte i moti spartakisti di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht anche loro rigorosamente ebrei) le assicuro che non è un caso nè uno strano scherzo del destino. Vada a vedere quello che successe in Russia e capirà che non era affatto il posto sbagliato. Guardi, mi creda, anche io 20 anni fa mi bevevo tranquillamente tutto, ma proprio tutto. Non voglio polemizzare ancora con lei che mi sembra una persona educata e ragionevole. Provi, se le va (tanto cosa ha da perdere se non del tempo) a lasciare da parte le nozioni “ufficiali”, proprio quelle apprese a scuola o all’università, quelle che gli studiosi di fama internazionale diffondono ininterrottamente ed inizi, ad esempio a cercare le fonti finanziarie della rivoluzione di ottobre. In fondo, non se ne parla mai. Vada, magari, anche a scoprire i reali rapporti economici tra gli USA e l’URSS,… Leggi tutto »