Riceviamo e pubblichiamo.
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Poche ore fa si sono chiusi i seggi per i 5 referendum su cittadinanza e lavoro dell’8-9 giugno. I temi dei quesiti non erano di rilevanza per il nostro comitato, ma usiamo il dato dell’affluenza solo per spiegarvi i motivi che ci hanno spinto a non pubblicizzare la raccolta firme del referendum per l’abrogazione di una parte della legge 119 sulle vaccinazioni obbligatorie.
Come sempre vi forniamo dati e numeri ufficiali, invitando tutti alle riflessioni per costruirvi una vostra idea e decidere se firmare o meno per promuovere il referendum.
- Il dato dell’affluenza dei referendum 8-9 giugno è di circa il 30%
- I 5 quesiti referendari sono stati promossi dalla CGIL, uno dei principali sindacati italiani del lavoro , che conta circa 5 milioni di iscritti
- Solo nell’ultimo mese (4 maggio – 2 giugno) su Facebook e Instagram (i due social di Meta) CGIL ha investito 227.000€ di pubblicità a cui si sommano 32.700€ del PD, 24.500€ di +Europa e qualche altro migliaio di euro da altri politici e partiti minori (fonte)
In più chiunque di voi utilizzi i social avrà visto trasmissioni, podcast e influencer che hanno pubblicato reel, post e video in cui invitavano la cittadinanza ad andare a votare e a votare “SÌ” a tutti i referendum.
Ora provate a immaginare cosa succederebbe se al posto di quesiti proposti dal maggior sindacato dei lavoratori (CGIL), e sostenuto da uno dei maggiori partiti italiani (PD) e numerosi quotidiani, ci fosse il quesito sull’abolizione della legge sulle vaccinazioni obbligatorie proposte da un gruppo di cittadini autonomi.
Siamo onesti, chi lotta per la libertà vaccinale non ha le risorse economiche e mediatiche che sono state messe in campo per questi referendum, come è pensabile di arrivare a un risultato diverso nella completa indifferenza o informazione parziale che ci sarebbe? Non raggiungere il quorum annulla il risultato della consultazione, rendendo di fatto inutile la votazione, e a ribadire la non volontarietà delle persone di cambiare la legge.
Per questo riteniamo che la strada del referendum sia impraticabile e dispiace aver letto che qualcuno traduce la non pubblicità della raccolta firme come un’ammissione di volerla mantenere, perché così ci garantiamo iscrizioni e quote associative.
Premesso che come sapete C.Li.Va.non ha una quota associativa e tutto quello che facciamo è assolutamente volontario, ma anche le realtà più grandi e strutturate di noi con cui collaboriamo operano assolutamente in buona fede e sarebbero ben felici di vedere quella legge ingiusta e discriminatoria cancellata.
L’equazione “non promuovo il referendum = non voglio che la legge venga cancellata” è OFFENSIVA nei confronti di chi da anni spende tempo e risorse per provare a fare informazione e ad aiutare le famiglie che chiedono supporto e aiuto.
Semplicemente l’esperienza e la conoscenza della nostra realtà ci impone di non portare i nostri iscritti, che siamo orgogliosi di rappresentare, in un vicolo cieco, una strada che porta solo a sfiducia e a dare assist alla stampa per fare titoli a favore dell’obbligo vaccinale sostenuto dalla maggioranza degli italiani.
Rimane a tutti noi il compito di fare informazione, di battagliare con ASL e scuole per difendere i nostri diritti, di far capire le nostre motivazioni perché minoranza non vuol dire essere sbagliati.
Ma essere minoranza vuol dire anche capire che certi strumenti non sono efficaci, portano a uno spreco di energie e soldi con il risultato solo di generare sfiducia e aumentare la risonanza di chi ha più risonanza e potere.
D’ora in poi non troverete su questa pagina altri messaggi sul referendum, crediamo che queste poche righe siano sufficienti per esprimere la nostra posizione sul tema.
Nonostante l’apparente silenzio, siamo ancora qui a provare a difendere i diritti nostri e dei nostri bambini, senza però illudere nessuno con la diffusione di strategie sbagliate per attirare click e iscrizioni.
Staff C.Li.Va Toscana
t.me/clivatoscana
09.06.2025
sim 10 giugno 2025
Non condivido affatto questo 'disfattismo preventivo' che giustifica e rafforza l'immobilismo e il senso di impotenza del cittadino di fronte agli abusi istituzionali.
Tipico 'sgambetto all'italiana' quello di chi, pensando sempre e solo al proprio orticello, rema contro un'iniziativa virtuosa di altri che (almeno in teoria...) stanno combattendo sullo stesso fronte. Pare che purtroppo al proprio 'mulino' vada sempre 'tirata l'acqua' a discapito di quello altrui, per far seccare 'l'erba più verde del vicino'...
Già riuscire a raccogliere le 50.000 firme necessarie per il referendum sarebbe di per sé un grande successo, perché porterebbe all'attenzione della pubblica opinione la questione dell'attuale coercizione sulle vaccinazioni pediatriche ad opera dello Stato, con questo paradigma che sarebbe per la prima volta messo apertamente in discussione.
Per altro, essendo la proposta di referendum formulata in maniera molto intelligente, anche molti tra i 'pro vax' potrebbero gradire l'idea di scegliere il proprio velen... pardon, il miglior protocollo vaccinale per i propri figli.
C'è un saggio detto orientale che suona circa così:
"Chi pensa che una nobile impresa sia impossibile non dovrebbe ostacolare chi la sta compiendo".
Invito quindi il Comitato per la Libertà di Scelta Vaccinale (C.Li.Va) a tornare sui propri passi e (se proprio non vogliono rendersi utili promuovendo la raccolta firme dei loro 'alleati') che almeno non diffondano ragioni capziose per screditarla.