ORA DI SEGUIRE GANDHI. MORIRE COL SORRISO (E SPECIFICHE)

ORA DI SEGUIRE GANDHI. MORIRE COL SORRISO (E SPECIFICHE)

DI PAOLO BARNARD

paolobarnard.info

Gandhi disse tre cose fondamentali:

1) La lotta ideale contro un Potere soverchiante è il martirio, col sorriso sul volto, cioè farsi macellare in massa dal nemico felici di dare la propria vita.

2) Se non si ha questa capacità, allora imbracciate un fucile e ammazzate il vostro nemico.

3) Ma la cosa che disprezzo oltre ogni immaginazione sono gli inerti, i vili che non sanno fare nessuna delle due cose sopraccitate. Questi uomini/donne sono il peggio dell’umanità.

I Poteri soverchianti oggi sono ovunque, IMBATTIBILI CON MEZZI DEMOCRATICI O INTELLETTUALI. Ne menziono due: l’Eurozona e USA/Israele.

Credo che sia venuta l’ora di accogliere Gandhi nella sua opzione migliore, la N. 1.

Non sto scherzando. Non trovo più motivo di vivere. Se non dare la mia vita “col sorriso sul volto, cioè farmi macellare dal nemico felice di dare la mia vita”.

Non credo più in nessun metodo di lotta ideologica, democratica, intellettuale. Sono cazzate che il Vero Potere ha già scontato 30 anni fa. Chi non se n’è accorto, fra gli ‘intellettuali’, è solo un idiota e ignorante. Il Vero Potere ha vinto, stra-vinto da 30 anni, e non sto più a discutere con nessuno su questo. Sarebbe come perdere tempo a discutere con fessi se la Terra è piatta o no.

L’idea sarà quella di organizzare appelli internazionali per raggruppare esseri umani disposti a riunirsi davanti all’ambasciata israeliana a Parigi, tutti vestiti di bianco, e tagliarci contemporaneamente le vene di entrambi i polsi. Basta un taglierino. Più saremo, più moriremo, perché sarà impossibile per i sanitari soccorrerci tutti. SARA' ESATTAMENTE, PER VIA SIMBOLICA, COME MARCIARE VERSO LA NEO-NAZISTA ISRAELI DEFENCE FORCE, DISARMATI, E FARCI UCCIDERE.

Non accadrà domani. Sto strutturando l’idea e le modalità dell’appello internazionale, soprattutto ai palestinesi in Europa.

Sono sano di mente, e lavorerò a questa idea, l’unica che oggi mi fa battere il cuore.

SPECIFICHE

Istituirò un indirizzo mail riservato da cui nell'arco di 12 mesi manderò l'invito Gandhiano di cui sopra al maggior numero di Organizzazioni Pro-Palestina italiane ma soprattutto europee ed internazionali. Eventuali adesioni richiederanno dati anagrafici completi, prova d'identità, e saranno da me tenute nel più totale riserbo. Per ovvi motivi. Stabilirò una soglia di numero adesioni sotto la quale il nostro atto non avrà alcun senso (cioè un numero sufficientemente alto da non poter essere salvato dai medici se non in minima parte), spero di superarla, e alla fine della raccolta renderò pubblico tale numero, ma mai le identità degli aderenti.

Paolo Barnard

Fonte: www.paolobarnard.info

Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1194

13.06.2015

Commenti (48)

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    1. Moreno 14 giugno 2015

      Davvero lo scopo di annunciare il proprio suicidio davanti all'ambasciata israeliana a Parigi è quello di aiutare i palestinesi e di risolvere i problemi dell'Eurozona ?


      ( perchè poi davanti l'ambasciata israeliana a Parigi ? )


    1. bonaveri 14 giugno 2015

      Paolo...
      Ti scrivo e mi espongo ai lettori di CDC (che è oramai l’ultimo sito le cui letture trovo talvolta sostenibili a livello intellettuale)
      senza rileggere, correndo il rischio di non spiegarmi bene e dimenticare passaggi utili ad esplicitare meglio la mia personale opinione (oltre a ripetizioni, errori di battitura eccetera).
      Ti conosco personalmente , pur non essendomi mai, probabilmente, presentato a te.
      il mio quinto ed ultimo disco, LA STAFFETTA, racconta proprio la sconfitta, perché sostengo da un decennio che è proprio dall'idea della condizione di sconfitti che si deve ripartire.
      Se tutti, specialmente le nuove generazioni, sapessero DAVVERO inquadrare la propria condizione esistenziale all'interno della sconfitta avremmo alcuni significativi risultati:
      1) cesserebbero di lasciare incanalare le energie residue in movimenti di reazione prestabiliti e pilotati per ammortizzare ed incanalare il dissenso.
      2) inizierebbero, per dirla alla Calvino, a cercare CHI e COSA in mezzo all'inferno non è Inferno, e farlo durare e dargli spazio (e ci ho fatto il disco "Città invisibili" su questo concetto).
      3) La condizione di sconfitti aiuterebbe a stemperare l'aspirazione leaderistica, solipsistica ed onanistica di aspiranti quanto inutili protagonisti: un movimento di massa necessita di un po' più di massa e meno fenomeni.
      4) Porrebbe le basi per eventuali reazioni future realizzabili e plausibili
      5) Creerebbe la selezione naturale che manca, quella vera: in un’idea di sconfitta, solo i martiri od aspiranti tali aderìrebbero a movimenti VERI di resistenza (chi è disposto a giocare per perdere davvero?). Ho partecipato alla nascita di una quantità di formazioni politiche impressionante ( a partire dal suonare a Bologna al primo V-Day fino a liste civiche in formazione a Bologna per “prendere la città” il prossimo anno…robetta) dove finti “rivoluzionari” si allineavano solo perché convinti che un antagonismo fosse possibile, cercando di mettere le mani preventivamente su qualche posticino di futuro “finto” potere.
      SI ricomincia da i pochi, veri, che sanno di non avere davvero più nulla da perdere.

      Come si agisce da sconfitti?
      Si comincia a lavorare partendo dall’inarrestabile bruciare di questa sconfitta in un progetto a lungo termine, fatto di piccoli obiettivi raggiungibili, capaci quindi di disegnare un piccolo orizzonte di senso immediato al nostro resistere. Non si lavora per cambiare il mondo, così come non si aiuta l’umanità, che non ha un volto e non bussa alla tua porta. Si lavora nel microcosmo sapendo che ogni conquista destabilizza il potere. Lo vedo alla fine dei concerti, dove le persone recepiscono e condividono. Peccato che arrivati a casa accendono la TV e si ritrovano Fedez. Ci vuole tempo affinché accada che una sera non accendano la TV, e vadano a coricarsi riflettendo ancora un poco su quello che hanno ascoltato.
      Il linguaggio in primis - e mi rendo conto che questa mia risposta non depone in favore di questo, ma sto scrivendo sconclusionatamente e spero si voglia andare al succo senza idiote polemiche - è da riconquistare.
      Subito.
      (L'educazione emotiva no... c'è poco da fare purtroppo. Purtroppo ognuno ha il bagaglio emotivo che si merita. E' il grande dramma e la causa vera della sc onfitta, secondo me.)
      Sto lavorando su questa base da almeno 5 anni, e nel mio piccolo mondo vedo i risultati tra universitari che mi contattano per discutere, ragionare… lo vedo dagli anziani che mi fermano per testimoniare il loro sostegno e lo sdegno nel sapermi relegato ai bordi del mainstream, lo vedo dalle persone.
      So di avere perso, e che le scelte che ho fatto mi hanno messo al di fuori dei circuiti della fama e del successo mediatico.
      Non ne soffro più, perché pur consapevole di essere una delle realtà cantautorali più importanti in Italia ( e poche seghe mentali, è così) so che la mia sconfitta consiste nell’essere osteggiato dai personalismi dei mediocri che lasciano fuori dai giochi coloro i quali possono creare uno standard (questo al di fuori del gusto personale, perché di contenuti si parla): a partire dai critici musicali per arrivare alle major - ho abbandonato io, IO, Warner rescindendo il contratto dopo il primo disco (SCIVOLA VIA), e sì che nel mio contratto c’erano 4 cd e due live, solo perché non avevo nessuna intenzione di servire oltre QUEL sistema - chi lo farebbe oggi? Chi lo fa oggi?.
      Mi sono giocato la carriera per contrastare l’annichilimento intellettuale e testimoniare la realtà del sistema, ma a chi interessa davvero?
      Chi è stato disposto in questi anni a cercarmi, e magari trovandomi a testimoniare la mia esistenza? Pochissimi, e chissene.
      Paolo, stai attento… il rischio è ambire all’autodistruzione perché sofferenti dell’impossibilità di essere riconosciuti.
      Il martirio dei santi è egoismo, diciamolo chiaramente. E’ barattare qualche ora di dolore CONVINTI di un premio inenarrabile nell’aldilà, o alla meno peggio nello sperare di diventare un eroe da morti. E’ avidità, bieca. Sarai efficace quando accetterai lo scomparire di te e del tuo ego (pur facendo il possibile per farti comunque riconoscere) per essere funzionale alla causa che ti prefiggi di sostenere, agendo.
      Ecco che quest’anno ho fatto un nuovo disco, che ovviamente nessuno si incula e sto finendo di scrivere quello nuovo. Lascio che il mio ego giochi con i suoi sogni permettendomi così di alimentare il mio operato perché mi faccio bastare che talvolta qualcuno sia disposto a riconoscermi e ringraziarmi per la tenacia e l’onestà intellettuale.
      Se mi brucia essere costretto all'oscuramento? Certo che sì! Chi fa il mio lavoro si compiace del riconoscimento del pubblico, ha bisogno di soddisfare il proprio egoncentrismo... ma non ne fa una ragione di vita: riconosce il mostro e ngli trova il cortile nel quale giocare. Soprattutto, cerca di andare oltre.

      Unitamente al fronte del lavoro sul linguaggio, occorre lavorare contestualmente testimoniando il proprio agire e con i sensi tesi per captare quelli su cui contare. Occorre mettere a disposizione le proprie esperienze di vita per formare i giovani (sapessi con quanti giovani aspiranti cantautori cerco di focalizzare il lavoro su questi temi) per tentare di mantenere viva la scintilla, sperando possa a breve termine scaldare un angolo di Inferno (non mi illudo al momento possa incendiare il palazzo del re… mi illuderò quando e se sarà anche solo immaginabile per massa critica).

      E’ che non ci riuniamo, non abbiamo voglia alcuna di conoscerci, di scoprirci… perché il germe dell’autoreferenzialità, il cancro della solitudine massificata da social ci ha sconfitti nel bisogno di lavorare assieme.
      Sto portando in giro uno spettacolo (EUTERPE) che lega la poesia classica alla canzone d’autore, anche nelle scuole. te stai a Bologna, vieni il 18 alla Festa PD due madonne a Bologna e vieni a vedermi. Vieni a vedere come si può instaurare il germe nelle persone andando tra le fila del potere. Linguaggio. Parole come onestà, giustizia, EQUITA’ , e tante altre restituite nel loro senso vero, per lasciarle ad agire nel profondo dell’inconscio delle persone affinché siano capaci da soli di COGLIERE LE DIFFERENZE tra il significato vero e quello che il potere vuole attribuirgli per perpetrare l’inganno. Piccoli passi, ma parla e fai domande alle persone alla fine dello spettacolo, senza voler loro SPIEGARE, e scoprirai che da soli ci arrivano.
      Noi possiamo essere solo strumenti, non leader o profeti. Lascia che ci arrivino da soli, SENZA RICONOSCERTI.
      Vieni giovedì, Paolo. Ti regalerò la mia
      intera discografia, che se ascolterai potrebbe stupirti.

      Scusatemi tutti.

    1. poisonedtooth 14 giugno 2015

      Povero Barnard, quanto tempo, intelletto, energie, volontà e fegato sprecati.
      E pensare che la soluzione certa e molto più semplice da attuare rispetto alla scelta tra martirio e omicidio sarebbe quella di smettere di consumare le Loro merci: il Sistema di potere basato sulla totale dipendenza delle masse dalla struttura Stato-Banca-Ipermercato si sgretolerebbe in pochi mesi riconsegnando all'individuo la propria libertà.
      Purtroppo se c'è una cosa che gli individui "occidentali" odiano con tutte le forze è proprio la libertà, essi non hanno i testicoli sufficientemente sviluppati per assumersi la responsabilità verso se stessi e il loro intorno, che la libertà vera porta con se e quindi scelgono di vivere subordinati a regole e leggi (politiche, economiche, etiche) che altri scelgono per loro, indipendentemente dalla bontà di quelle regole.

      DISCORSO SULLA SERVITÙ VOLONTARIA

      di Etienne De La Boétie (1530-1563)

      [...] Per ora vorrei solo riuscire a comprendere come mai tanti uomini, tanti villaggi e città, tante nazioni a volte sopportano un tiranno che non ha alcuna forza se non quella che gli viene data, non ha potere di nuocere se non in quanto viene tollerato e non potrebbe far male ad alcuno, se non nel caso che si preferisca sopportarlo anziché contraddirlo. E' un fatto davvero sorprendente e nello stesso tempo comune, tanto che c'è più da dolersene che da meravigliarsene, vedere milioni e milioni di uomini asserviti come miserabili, messi a testa bassa sotto ad un giogo vergognoso non per costrizione di forza maggiore ma perché sembra siano affascinati e quasi stregati dal solo nome di uno di fronte al quale non dovrebbero né temerne la forza, dato che si tratta appunto di una persona sola, né amarne le qualità poiché si comporta verso di loro in modo del tutto inumano e selvaggio. [...]

      Ma se cento, se mille persone si lasciano opprimere da uno solo chi oserà ancora parlare di viltà, di timore di scontrarsi con lui, anziché affermare che si tratta di mancanza di volontà e di grande abiezione? E se vediamo non cento o mille persone, ma cento villaggi, mille città, milioni di uomini che non fanno nulla per attaccare e schiacciare uno solo che li tratta nel migliore dei casi come servi e schiavi, come potremo qualificare un simile fatto? Si tratta ancora di viltà? Ma in tutti i vizi ci sono dei limiti oltre i quali non si può andare; due uomini, ammettiamo anche dieci, possono aver paura di uno. Ma se mille persone, che dico, mille città non si difendono da uno solo questa non è viltà, non si può essere vigliacchi fino a questo punto, così come aver coraggio non significa che un uomo si debba metter da solo a scalare una fortezza, attaccare un'armata, conquistare un regno! Che razza di vizio è allora questo se non merita neppure il nome di viltà, se non si riesce a qualificarlo con termini sufficientemente spregevoli, se la natura stessa lo disapprova e il linguaggio rifiuta di nominarlo?

      [...]

      Va aggiunto inoltre che non c'è bisogno di combattere questo tiranno, di toglierlo di mezzo; egli viene meno da solo, basta che il popolo non acconsenta più a servirlo. Non si tratta di sottrargli qualcosa, ma di non attribuirgli niente; non c'è bisogno che il paese si sforzi di fare qualcosa per il proprio bene, è sufficiente che non faccia nulla a proprio danno. Sono dunque i popoli stessi che si lasciano, o meglio, si fanno incatenare, poiché col semplice rifiuto di sottomettersi sarebbero liberati da ogni legame; è il popolo che si assoggetta, si taglia la gola da solo e potendo scegliere fra la servitù e la libertà rifiuta la sua indipendenza, mette il collo sotto il giogo, approva il proprio male, anzi se lo procura. Se gli costasse qualcosa riacquistare la libertà non continuerei a sollecitarlo; anche se riprendersi i propri diritti di natura e per così dire da bestia ridiventare uomo dovrebbe stargli il più possibile a cuore. Tuttavia non voglio esigere da lui un tale coraggio; gli concedo pure di preferire una vita a suo modo sicura anche se miserabile ad una incerta speranza in una condizione migliore.

      Ma se per avere la libertà è sufficiente desiderarla con un semplice atto di volontà si troverà ancora al mondo un popolo che la ritenga troppo cara, potendola ottenere con un desiderio? Può esistere un popolo che non se la senta di riavere un bene che si dovrebbe riscattare a prezzo del proprio sangue, un bene la cui perdita rende insopportabile la vita e desiderabile la morte, almeno per chi ha un minimo di dignità? Come il fuoco che da una piccola scintilla si fa sempre più grande e più trova legna più ne brucia, ma si consuma da solo, anche senza gettarvi sopra dell'acqua, semplicemente non alimentandolo, così i tiranni più saccheggiano e più esigono, più distruggono e più ottengono mano libera, più li si serve e più diventano potenti, forti e disposti a distruggere tutto; ma se non si cede al loro volere, se non si presta loro obbedienza allora, senza alcuna lotta, senza colpo ferire, rimangono nudi e impotenti, ridotti a un niente proprio come un albero che non ricevendo più la linfa vitale dalle radici subito rinsecchisce e muore.

      Gli uomini coraggiosi per conquistare il bene che desiderano non temono di affrontare il pericolo; la gente intraprendente non rifiuta la fatica. Invece gli uomini deboli e pressoché storditi non sanno né sopportare il male, né ricercare il bene, limitandosi a desiderarlo. La debolezza del loro animo toglie loro l'energia per arrivare al bene; mantengono solo quel desiderio che è insito nella natura umana. Questa aspirazione è comune ai saggi e agli ignoranti, ai coraggiosi ed ai pusillanimi e fa sì che essi continuino ad avere il desiderio di tutte quelle cose che li potrebbero rendere felici. In una sola cosa, non so come mai, sembra che la natura venga meno così che gli uomini non hanno la forza di desiderarla: si tratta della libertà, un bene così grande e dolce che una volta perduto vengono dietro tutti i mali, mentre tutti i beni che solitamente l'accompagnano, corrotti dalla servitù, non hanno più né gusto né sapore.

      E' così che gli uomini tutto desiderano eccetto la libertà forse perché l'otterrebbero semplicemente desiderandola; è come se si rifiutassero di fare questa conquista perché troppo facile. Povera gente insensata, popoli ostinati nel male e ciechi nei confronti del vostro bene! Vi lasciate portar via sotto gli occhi tutti i vostri migliori guadagni, permettete che saccheggino i vostri campi, rubino nelle vostre case spogliandole dei vecchi mobili paterni. Vivete in condizione da non poter più vantarvi di tenere una cosa che sia vostra; e vi sembrerebbe addirittura di ricevere un gran favore se vi si lasciasse la metà dei vostri beni, delle vostre famiglie, della vostra stessa vita.

      E tutti questi danni, queste sventure, questa rovina vi vengono non da molti nemici ma da uno solo, da colui che voi stessi avete reso tanto potente; è per suo amore che andate così coraggiosamente in guerra, è per la sua vanità che non esitate ad affrontare la morte. Costui che spadroneggia su di voi non ha che due occhi, due mani, un corpo e niente di più di quanto possiede l'ultimo abitante di tutte le vostre città. Ciò che ha in più è la libertà di mano che gli lasciate nel fare oppressione su di voi fino ad annientarvi. Da dove ha potuto prendere tanti occhi per spiarvi se non glieli avete prestati voi? Come può avere tante mani per prendervi se non è da voi che le ha ricevute? E i piedi coi quali calpesta le vostre città non sono forse i vostri? Come fa ad avere potere su di voi senza che voi stessi vi prestiate al gioco? E come oserebbe balzarvi addosso se non fosse già d'accordo con voi? Che male potrebbe farvi se non foste complici del brigante che vi deruba, dell'assassino che vi uccide, se insomma non foste traditori di voi stessi?

      Voi seminate i campi per farvi distruggere il raccolto; riempite di mobili e di vari oggetti le vostre case per lasciarveli derubare; allevate le vostre figlie per soddisfare le sue voglie e i vostri figli perché il meglio che loro possa capitare è di essere trascinati in guerra, condotti al macello, trasformati in servi dei suoi desideri e in esecutori delle sue vendette; vi ammazzate di fatica perché possa godersi le gioie della vita e darsi ai piaceri più turpi; vi indebolite per renderlo più forte e più duro nel tenervi corta la briglia. Eppure da tutte queste infamie che le bestie stesse non riuscirebbero ad apprendere e che comunque non sopporterebbero, potreste liberarvi se provaste, non dico a scuotervele di dosso, ma semplicemente a desiderare di farlo. Siate dunque decisi a non servire mai più e sarete liberi. Non voglio che scacciate il tiranno e lo buttiate giù dal trono; basta che non lo sosteniate più e lo vedrete crollare a terra per il peso e andare in frantumi come un colosso a cui sia stato tolto il basamento.

      Certo, i medici dicono che è inutile tentare di guarire le piaghe incurabili e in questo senso ho forse torto a voler dare consigli al popolo che da molto tempo ha perso del tutto conoscenza riguardo al male che l'affligge e proprio perché non lo sente più dimostra ormai che la sua malattia è mortale.

      [...]

      Ma forse non vale la pena discutere se la libertà sia naturale, dato che è impossibile tenere qualcuno in schiavitù senza fargli un grande torto e nessuna cosa al mondo è più contraria alla natura, dove tutto è razionale, della ingiustizia. Dunque la libertà è naturale e a mio giudizio siamo nati non solo padroni della nostra libertà ma anche dotati della volontà di difenderla.

      [...]

      Vi sono tre tipi di tiranni: alcuni ottengono il potere in base alla scelta del popolo; altri con la forza delle armi; gli ultimi infine per successione dinastica.

      Coloro che l'hanno avuto per diritto di guerra si comportano nel modo che tutti ben conoscono, trovandosi, come si usa dire, in terra di conquista. Chi invece nasce re non è certo migliore, anzi essendo nato e cresciuto in seno alla tirannia la natura di despota l'ha succhiata con il latte: considera infatti i popoli che gli sono sottomessi alla stregua di servi avuti in eredità e, secondo l'inclinazione che si ritrova, tratta il regno da avaro o da scialacquatore come fosse cosa sua propria. Infine per quanto riguarda colui che ha ricevuto il potere dal popolo, mi sembra che dovrebbe essere più sopportabile e credo lo sarebbe se non fosse per il fatto che una volta vistosi innalzato sopra tutti gli altri, gonfiato da un sentimento che non saprei definire ma che tutti chiamano senso di grandezza, decide di non scenderne più.

      Di solito poi costui fa conto di lasciare ai figli il potere che il popolo gli ha affidato; e dal momento che essi si mettono in testa questa idea è uno spettacolo tremendo osservare come sanno superare in ogni tipo di vizi e perfino in crudeltà gli altri tiranni, non trovando altro metodo per rafforzare la nuova tirannia se non quello di accrescere la schiavitù e di sradicare la libertà dall'animo dei loro sudditi a tal punto che, per quanto l'abbiano ben presente nella memoria, riescono a fargliela perdere. Così, a dir la verità, vedo che tra i vari tipi di tirannide vi è qualche differenza ma non noto che vi sia la possibilità di una scelta, poiché pur essendo diverse le vie per arrivare al potere il modo di regnare è sempre più o meno lo stesso. Coloro che sono eletti dal popolo lo trattano come un toro da domare; chi ha conquistato il regno pensa di avere su di lui il diritto di preda; chi infine lo ha ereditato considera i sudditi come suoi schiavi naturali.

      A questo proposito però vorrei chiedere: ammettiamo per caso che oggi nasca un tipo di gente del tutto nuovo, non abituata alla servitù né allettata dalla libertà, che non sappia assolutamente nulla dell'una e dell'altra cosa se non a malapena i nomi; se a costoro venisse presentata l'alternativa tra l'esser servi o il vivere liberi secondo quelle leggi che stabiliranno fra loro di comune accordo, che cosa sceglierebbero? Non c'è dubbio che avrebbero più caro ubbidire soltanto alla ragione piuttosto che servire ad un uomo, a meno che siano come quei d'Israele che senza alcuna costrizione o necessità si crearono un tiranno (3). E devo confessare che non riesco mai a leggere la storia di questo popolo senza provare una stizza tale da diventare quasi inumano nei suoi confronti, arrivando al punto di rallegrarmi per tutte le disgrazie che gli sono poi capitate.

      Certamente perché tutti gli uomini (fin quando almeno hanno qualcosa di umano) si lascino assoggettare è necessario una delle due: esservi costretti o ingannati. Costretti dalle armi straniere, come Sparta e Atene dall'esercito di Alessandro, o dalle fazioni in gioco, come il governo di Atene prima di cadere nelle mani di Pisistrato. Per inganno gli uomini perdono sovente la loro libertà; in questo un poco sono sedotti da altri, più spesso però accade che siano loro stessi ad ingannarsi.

      [...]

      E' pur vero che all'inizio l'uomo serve a malincuore, costretto da forza maggiore; ma quelli che vengono dopo, non avendo mai visto la libertà e non sapendo neppure cosa sia, servono senza alcun rincrescimento e fanno volentieri ciò che i loro padri hanno fatto per forza. E così gli uomini che nascono con il giogo sul collo, nutriti e allevati nella servitù, senza sollevare lo sguardo un poco in avanti si accontentano di vivere come sono nati, e non riuscendo a immaginare altri beni e altri diritti da quelli che si sono trovati dinnanzi prendono per naturale la condizione in cui sono nati. E tuttavia non c'è erede tanto spensierato e incurante che qualche volta non dia un'occhiata ai registri di famiglia per vedere se gode di tutti i diritti di successione o se invece non sia avvenuta qualche macchinazione contro di lui o contro i suoi predecessori. Ma è anche vero che la consuetudine, la quale ha un grande influsso su tutte le nostre azioni, esercita il suo potere soprattutto nell'insegnarci a servire, e come Mitridate che si abituò a bere il veleno, ci rende alla fine assuefatti a trangugiare normalmente il veleno della servitù senza sentirne l'amaro.
      [...]

      In effetti questa è la tendenza naturale della plebaglia che solitamente si ritrova più numerosa nelle città: è sospettosa nei riguardi di chi le vuol bene mentre è ingenua e pronta a tutto verso chi l'inganna. Non vi è uccello che si lasci prendere così agevolmente nella pania o pesce che abbocchi in fretta all'amo quanto facilmente si facciano allettare dalla schiavitù tutti i popoli appena ne avvertono il più leggero profumo sotto il naso.

      Ed è veramente una cosa fuori dal comune vedere come cedano sull'istante alla minima lusinga: teatri, giochi, commedie, spettacoli, gladiatori, animali esotici, esposizioni di medaglie e di vari dipinti, e altre droghe di questo tipo costituivano per i popoli antichi l'esca per la schiavitù, il prezzo della loro libertà, gli strumenti della tirannia; insomma tutto un sistema congegnato dagli antichi tiranni per addormentare i sudditi sotto il giogo. Così i popoli, inebetiti e incantati da simili passatempi, divertendosi in modo insulso con quei piaceri che venivano fatti passare davanti ai loro occhi, si abituavano a servire in questo modo del tutto sciocco, peggio ancora dei bambini che imparano a leggere per via delle immagini colorate e delle miniature che si trovano sui libri. A tutti questi stratagemmi i tiranni romani aggiunsero l'usanza di festeggiare spesso le decurie pubbliche (10) prendendo per la gola questa gente abbrutita che non aspettava altro; il più accorto e intelligente fra tutti costoro non avrebbe dato il suo piatto di minestra per scoprire la libertà della repubblica di Platone. In queste occasioni i tiranni facevano i generosi distribuendo quarti di grano, qualche sestario (11) di vino e un po' di sesterzi; ed allora era davvero uno spettacolo penoso sentir gridare viva il re! Quegli sciocchi non si accorgevano che stavano semplicemente recuperando una parte dei propri beni e che anche quel poco che stavano ricevendo poteva essere donato dal tiranno solo perché prima li aveva derubati. In tal modo nel giorno di festa la gente raccoglieva sesterzi e gozzovigliava ringraziando Tiberio o Nerone per la loro generosità per poi essere costretti il giorno dopo a consegnare i propri beni, i figli, la vita stessa all'avidità, alla lussuria e alla crudeltà di questi magnifici imperatori, senza osar dire una parola, muti come un sasso, e senza fare il minimo movimento, immobili come piante. La plebaglia si è sempre comportata in questo modo: subito disposta a perdersi nei piaceri che onestamente non potrebbe accettare, insensibile al torto e alle sofferenze che non dovrebbe ulteriormente sopportare.

      [...]

      Chi pensa che le alabarde, le sentinelle, le squadre di ronda proteggano il tiranno secondo me si sbaglia di grosso. Credo che gli siano d'aiuto più come cerimoniale o come spauracchio che non per la fiducia che dovrebbe avere in tutto questo apparato di difesa. Gli arcieri impediscono di entrare a palazzo agli sprovveduti senza mezzi, non a chi è ben armato e agli uomini d'azione. [...] Non sono gli squadroni a cavallo, non sono le schiere di fanti, non sono insomma le armi a difendere il tiranno; capisco che al primo momento è difficile crederlo ma è così. Sono sempre cinque o sei persone che lo mantengono al potere e gli tengono tutto il paese in schiavitù. E' sempre stato così: questi cinque o sei hanno avuto la fiducia del tiranno e, sia perché si son fatti avanti da soli sia perché il tiranno stesso li ha chiamati, sono diventati complici delle sue crudeltà, compagni dei suoi divertimenti, ruffiani dei suoi piaceri, soci nello spartirsi il frutto delle ruberie. Questi sei personaggi inoltre tengono vicino a sé seicento uomini dei quali approfittano facendo di loro quel che han fatto del tiranno.

      I seicento a loro volta ne hanno seimila sotto di sé ai quali conferiscono onori e cariche, fanno assegnare loro il governo delle province oppure l'amministrazione del denaro pubblico così da ottenerne valido sostegno alla propria avarizia e crudeltà, una volta che costoro abbiano imparato a mettere in atto le varie malefatte al momento opportuno; d'altra parte facendone di ogni sorta questi seimila possono mantenersi solo sotto la protezione dei primi e sfuggire così alle leggi e alla forca.

      [...]

      Così appena il re diventa tiranno tutta la feccia del regno, e non intendo con questa un branco di ladruncoli conosciuti da tutti che in una repubblica possono fare ben poco, sia in bene che in male, bensì tutti coloro che sono posseduti da un'ambizione senza limiti e da un'avidità sfrenata, si raggruppano attorno a lui e lo sostengono in tutti i modi per aver parte al bottino e diventare essi stessi tanti piccoli tiranni sotto quello grande. Allo stesso modo si comportano i grandi ladri e i famosi corsari: gli uni fanno scorribande per il territorio, gli altri pedinano i viaggiatori; i primi tendono imboscate, i secondi stanno in agguato; questi trucidano e quelli spogliano; e pur essendoci tra loro vari ranghi in ordine d'importanza, i primi semplici esecutori, gli altri capi della banda, alla fine però non c'è nessuno di loro che non abbia avuto la sua parte, se non proprio al bottino principale, almeno a qualche frutto delle rapine. Così il tiranno opprime i suoi sudditi, gli uni per mezzo degli altri, e viene difeso proprio da chi, se non fosse un buono a nulla, dovrebbe temere di essere attaccato; secondo il detto che per spaccare la legna ci vogliono dei cunei dello stesso legno.


    1. TitusI 14 giugno 2015

      Rileggi il post, forse non hai capito bene...

    1. SanPap 14 giugno 2015

      ottima idea ma :

      1) la distanza da casa mia alla discoteca è di poco meno di 2 km in linea d'aria (pensa a che volume stanno le casse; tra casa mia e la discoteca c'è un grande ospedale, pensa come sono felici i degenti)

      2) i gestori non sono casinari di basso livello; Mafia Capitale ti dice nulla ? un vicino ch'è andato a protestare è stato accolto con la pistola in evidenza su un tavolo.

      3) I Carabinieri ci sono andati diverse volte, abbassano il volume per qualche minuto fino a quando la pattuglia non si è allontanata, poi ricominciano. Polizia municipale, Polizia provinciale, Polizia di stato neanche rispondono alle chiamate.

    1. ProjectCivilization 14 giugno 2015

      anche quello e' un comportamento sterile . L'alternativa sono le oasi , introdurre una Cultura della collaborazione , senza aspettarsi grandi numeri , e darsi quella qualita' della vita che I ciechi , sia quelli al potere che gli sfruttati , non hanno . E da li tentare una operazione educative basata sull'esempio . In ogni caso , la stupidita' media , non e' colpa degli intelligenti . Che non devono , percio' , deprimersi troppo . Concentriamoci sul fattibile , senza sottovalutare che siamo , almeno , dieci volte troppi sulla terra .

    1. illupodeicieli 14 giugno 2015

      Neanche i famosi "scudi umani".


    1. ProjectCivilization 14 giugno 2015

      e che dire delle mezze stagioni ?

    1. Marte 14 giugno 2015

      Non sarebbe un martirio: sarebbe un suicidio. Un atto corale di questo tipo verrebbe strumentalizzato dai media, al punto da divenire la leva per mezzo della quale screditare ogni concetto espresso in passato. L'atto sarebbe assimilato al suicidio di massa di una setta, i cui membri sono succubi del "guru". Il martirio, invece, si concretizza nella lotta quotidiana contro un avversario che ha già vinto. In tale accezione, l'obiettivo non è la vittoria, bensì l'irriducibile difesa della propria integrità di pensiero.

    1. mago 14 giugno 2015

      Stesso problema ma qualche scarpa o secchio di acqua lo tiro dopo aver fatto presente al padrone di casa la situazione...una volta dove abitavo prima un arzillo signore si presento`in pigiama in disco con una motosega accesa ....la security fu la prima a scappare...da allora ci fu meno casino ...ma del signore non so dire...questo non era Gandhiano...
    1. mago 14 giugno 2015

      Bravissimo,anche il cancro malattia talmente intelligente alla fine stupidamente uccide chi lo ospita facendo poi la stessa fine.....se ammazzi la mucca poi non hai piu`latte ma questo sembra non sia il loro problema...

    1. Faulken 14 giugno 2015

      Riporto dalle foofle news del 11 dicembre 2016.
      Stoccolma. Si è svolta tra grande commozione la cerimonia per la premiazione del Premio Nobel per la Letteratura al celebre scrittore ed intellettuale italiano Umberto Eco.
      Da tempo nella rosa dei favoriti quest'anno ha finalmente raggiunto il prestigioso traguardo e il suo discorso, un atto d'amore per l'intelligenza e la passione per la cultura, resterà nella storia dell'umanità. L'intellettuale, che donerà l'intera somma del premio per la creazione di un centro di ricerca per la salvaguardia dei manoscritti antichi, è già al lavoro, grande il riserbo, alla sua nuova fatica letteraria.
      Washington. Alcune persone, appartenenti ad un sedicente movimento di protesta "I Gandhi Bianchi" formatosi nel 2015 ad opera di un ex giornalista italiano, Paolo Barnard, hanno inscenato davanti alla sede del FMI, un tentativo di suicidio collettivo. La situazione è precipitata nel giro di pochi secondi quando, viste le forze dell'ordine avvicinarsi, i manifestanti, muniti di armi da taglio, hanno iniziato ad autoinfliggersi ferite. Un efferato gesto di "protesta" contro "Il Vero Potere", come si legge in uno degli scritti redatti dallo stesso Barnard, che ha perso la vita insieme ad altre 20 persone.
      L'ex giornalista e il suo movimento, da tempo, erano stati screditati unanimemente dalla comunità intellettuale internazionale.
      Parigi. Incredibile successo per la nuova performance di Lady Gaga, "A Lobe Dna Vih". Un lavoro che l'artista preparava da anni, ha visto il suo schiudersi nella splendida cornice del del Museo del Louvre.
      Alla prima, numerose le personalità del mondo dello spettacolo e della politica arrivate ad omaggiare la diva, spiccavano Dolce & Gabbana, Russell Crowe, David Lynch, Shakira e Christine Lagarde in compagnia del premier francese Marine Le Pen e del premier italiano Matteo Salvini. Incentrata sulla mutazione genetica delle specie pericolose, Lady Gaga ha indossato una serie di abiti ispirati alle criptiche forme dei più conosciuti virus letali.


      Grecia. Commissariata ormai da 12 mesi, la situazione, degenerata dopo
      la fuga dell'ex premier Alexis Tsipras in Cile, non vede ancora una soluzione
      risolutiva. L'esercito internazionale europeo controlla

      la maggior parte delle città
    1. albsorio 14 giugno 2015

      La tua Paolo è una idea geniale :-) scriviva al Mossad :-) magari ti danno un lavoro :-)

    1. temuchindallaCina 14 giugno 2015

      Quando Pannella faceva gli pseudo scioperi della fame e della sete, poi, in separata sede si beveva cappuccino e mangiava brioches, visto con i miei occhi, altro che palle!

    1. temuchindallaCina 14 giugno 2015

      Ovviamente più coraggioso!

      E poi i monaci che si immolano per il Dalai Lama, non hanno cambiato proprio nulla.

    1. temuchindallaCina 14 giugno 2015

      Mi dispiace ma perdere la vita per quel potere in modo che ridano di me no, io sempre sceglierò l'opzione numero 2, sempre pronto!

    1. RenatoT 14 giugno 2015

      Io la vedo diversamente.

      Tutto il mondo (probabilmente anche l'universo) è basato su un equilibrio tra predatori, prede e parassiti.

      Parassiti e prede sono la maggioranza.. Chi nasce per fare il parassita, e chi la preda.. i parassiti hanno anche il bonus di potersi attaccare sia alle prede che ai predatori. La natura è piena di questi esempi nelle piante, insetti, animali, microorganismi, batteri... se andiamo a vedere pure le molecole hanno un comportamento simile.

      Combattere questo sistema che si è evoluto da solo è praticamente impossibile...
      ... come se le gazzelle avessero modo di trovare una strategia per non farsi piu' mangiare dai leoni.

      Il risultato è che il sistema è in equilibrio così da sempre.. e non puo' essere diverso. Una volta che i poteri forti avranno ridotto il numero delle prede, cominceranno a morire e con essi i parassiti connessi... dopodichè salirá il numero delle prede... e cosi dei predatori e parassiti.

      In natura nessuno si puo' permettere di dormire con tutti e due gli occhi chiusi... noi ci illudiamo di poterlo fare.... mentre ci stanno fottendo in altri modi... e piu' pensiamo di essere al sicuro e piu' ci fottono. Ormai questo dovrebbe essere chiaro un po a tutte le "prede" un po informate.


      La cosa buona è che si puo' scegliere che tipo di preda essere, di gruppo come le gazzelle o una preda che vive con il partner e i piccoli in cima ad un albero... ben conscia che basta un momento di distrazione... per perdere tutto.
      Essere cosi richiede molta piu' attenzione che brucare in mezzo ad un gruppo di decine di migliaia di gazzelle e correre quando corrono tutti.

      Il brutto è che ci stanno fottendo a 360 gradi.. dalla nascita... e Paolo, che stimo, non si è ancora accorto che quello per cui combatte ... è il meno.... palestina, israele, usa, austeritá, denaro. Ci sono poteri che stanno fottendo anche i poteri forti, e uccidono piu' persone di quelle che muoiono oggi in africa o asia per le guerre o missioni umanitarie.
      La usano droni, menzogne e bombe, in occidente altri metodi.

      Paolo, andare dai leoni a farsi mangiare... non è naturale... servirebbe solo a salvare le altre prede... anche quelle stupide che i leoni avrebbero catturato al posto tuo.

      Il mondo perfetto non puo' esistere... perchè il mondo è finito e ha risorse finite.

      Io mi sento e vivo come un Suricata.
    1. SanPap 14 giugno 2015

      Sono le 3.34 di notte e non riesco a dormire.

      Insonnia ? No discoteca con casse a tutto volume e ubriachi che cantano a seguito.

      Oltre che non mi fanno dormire mi dovrei svenare per loro perché possano continuare a scassare la m.....a.

      Troppo, caro Paolo. Preferisco poltrona e succo d'arance rosse, e godermi lo spettacolo. Quale spettacolo ? A te la scelta tra quella buono e quella cattivo.

      Ma forse non c'è neanche bisogno di scegliere, uno tira l'altro.

    1. marcoferro 14 giugno 2015

      caro paolo barnard ti seguo sempre e la gabbia senza di te non la guardo più. i tuoi interventi erano la cosa migliore di quella trasmissione. ti reputo uno dei migliori giornalisti-divulgatori italiani. ma mi raccomando non fare questa cosa, la vita va custodita gelosamente perche è l'unica che abbiamo e non ritorna. non demoraliazzarti sei intelligente e in gamba motivi per combattere e lottare ci sono e ci saranno sempre. io continuerò a seguirti così come tutti quelli che ti apprezzano. io vivo in costarica se un giorno dovessi passare per la mia zona mi piacerebbe conoscerti. ciao da marco 71

    1. Eshin 14 giugno 2015

      Pare che l'abbia detto Gandhi:


      Prendi un sorriso, regalalo a chi non l'ha mai avuto.
      Prendi un raggio di sole, fallo volare là dove regna la notte.
      Scopri una sorgente, fa bagnare che vive nel fango.
      Prendi una lacrima, posala sul volto di chi non ha pianto.
      Prendi il coraggio, mettila nell'animo di chi non sa lottare.
      Scopri la vita, raccontala a chi non sa capirla.
      Prendi la speranza e vivi nella sua luce.
      Prendi la bontà e donala a chi non sa donare.
      Scopri l'amore e fallo conoscere al mondo.


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