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Omaggio a Costanzo Preve

DI MASSIMO BORDIN

micidial.it

Sei anni fa, il 23 novembre del 2013, ci lasciava Costanzo Preve, a mio avviso uno dei più importanti filosofi italiani del XX secolo. Mi mancano le sue penetranti analisi sulla situazione politica italiana, sul capitalismo in fieri, sul marxismo e l’idealismo. Per omaggiarlo in occasione della celebrazione della sua scomparsa, saccheggio dal sito Kelebekler.com (qui la fonte) un importante articolo sulla dicotomia DESTRA e SINISTRA, nella speranza che altri come il sottoscritto si aggiungano alla lista dei suoi lettori ed estimatori.

Sinistra e Destra
Tradizione, identità, appartenenza, esaurimento, superamento

di Costanzo Preve

Si parla molto oggi di superamento della vecchia dicotomia fra sinistra e destra, ma non sempre si portano argomenti convincenti per rendere realmente credibile questo superamento. Chi sostiene che la dicotomia è ancora valida fa in genere riferimento al valore dell’eguaglianza e della solidarietà, dicendo che la destra non pratica questi valori, mentre la sinistra sostiene i salariati in nome dell’eguaglianza e gli immigrati in nome della solidarietà.

Chi invece sostiene che la dicotomia è ormai obsoleta, e viene mantenuta artificialmente per creare una contrapposizione fittizia puramente elettorale, fa riferimento soprattutto al recente allineamento della cosiddetta “sinistra” (o almeno della sua parte largamente maggioritaria sul piano elettorale, sindacale ed intellettuale) all’imperialismo americano ed alle sue guerre di dominio geopolitico del mondo (Irak 1991, Serbia 1999, Afganistan 2001-2002).

In questo breve testo non vorrei semplicemente ripetere queste polemiche, in cui tutto è già stato detto e ridetto. Preferirei esporre le cose in modo più rigoroso e sistematico, seguendo un filo del discorso maggiormente convincente.

Per onestà verso il lettore, dico subito di essere convinto sostenitore del sostanziale esaurimento di questa dicotomia, e del fatto dunque che un sostanziale superamento sarebbe ormai possibile ed utile. Una simile affermazione non è però sufficiente, bisogna argomentarla sul piano prima storico e poi teorico e culturale. E’ quello che cercherò di fare.

Farò prima una brevissima premessa autobiografica per spiegare i due momenti della mia vita in cui ho maturato questa convinzione, un primo momento in modo puramente teorico e culturale ed un secondo momento in modo anche emotivo.

Dopo questa breve premessa autobiografica prenderò la strada della esposizione storica e teorica.

In primo luogo sosterrò perché, a mio avviso, la dicotomia fra sinistra e destra, formalmente iniziata con la rivoluzione francese e la collocazione dei parlamentari nel 1791, ha però il suo vero inizio contemporaneo dopo la Comune di Parigi del 1871 e con la seconda rivoluzione industriale. Da questa data hanno inizio le tappe della vera e propria formazione progressiva delle identità di sinistra e destra, identità che strutturano fisiologicamente anche delle appartenenze.

In secondo luogo affronterò il problema centrale di queste brevi note, e cioè se si possano classificare tranquillamente il fascismo e il nazismo come fenomeni storicamente di destra, ed il socialismo e il comunismo come fenomeni storici di sinistra. Una simile domanda può sembrare ovvia e retorica, ma in realtà non è così. Per quanto riguarda il fascismo ed il nazismo ritengo che nell’essenziale abbia ragione lo storico israeliano Zeev Sternhell, e cioè che si tratta di fenomeni la cui natura non è veramente né di destra né di sinistra.

Personalmente, tenderei però a sfumare la tesi di Sternhell, nel senso che mi sembra piuttosto che si sia trattato di fenomeni storici la cui natura profonda è proprio il superamento della dicotomia, ma la cui ideologia (e la falsa coscienza che la accompagna) è invece stata il tentativo di egemonia e di integrazione di tutte le precedenti tradizioni della destra.

Per quanto riguarda il socialismo e il comunismo ritengo invece che il solo socialismo sia stato a tutti gli effetti un fenomeno di sinistra per così dire storicamente fisiologico, mentre il comunismo ha avuto certamente una matrice storica di sinistra, ma il suo sviluppo ha comportato la creazione di una sinistra talmente anomala da superarne di fatto i vecchi confini. La logica della mia riflessione è quella di applicare anche al comunismo lo stesso ragionamento che Sternhell ha applicato al solo fascismo, ma non però in base alla nota teoria del totalitarismo, che anzi respingerò con alcuni sintetici (ma spero chiari) ragionamenti.

In terzo luogo, sulla scorta di una periodizzazione del Novecento sviluppata recentemente da Massimo Bontempelli, sosterrò che la dicotomia fra sinistra e destra, che era stata precedentemente reale, comincia ad esaurirsi intorno alla metà degli anni Settanta (almeno in Europa), e questo esaurimento ha un salto qualitativo nel triennio 1989-1991, in cui si dissolve rapidamente il comunismo storico novecentesco come sistema economico, ideologico, politico e geopolitico.

Paradossalmente questo fatto viene oscurato dalle corporazione degli intellettuali, dei politici e dei giornalisti, che interpretano la fine del fascismo e del comunismo (Grecia e Portogallo 1974, Spagna 1975, paesi dell’Est europeo 1989, Russia 1991) come la vera restaurazione della dicotomia “pulita” fra sinistra e destra dopo la fine dell’equivoco anomalo del fascismo e del comunismo. Definirò quest’idea, senza alcun malanimo, ma anzi con stima verso Norberto Bobbio una vera e propria “illusione bobbiana“. Questa illusione bobbiana rappresenta a mio avviso, sul piano teorico almeno, l’ultima trincea filosofica per il mantenimento di una dicotomia che a mio avviso ha smesso di rappresentare in modo efficace la realtà presente. Nel contesto culturale italiano, si tratta del proseguimento dell’egemonia dell’azionismo, passato dal vecchio azionismo antifascista, al nuovo azionismo antiberlusconiano.

In quarto luogo, infine, sosterrò che è proprio l’avanzato esaurimento storico della dicotomia a fare da premessa materiale al suo superamento anche filosofico e culturale. Ovviamente, non mi nasconderò riserve ed eccezioni, perché non esiste modo peggiore di difendere una tesi di quello che non riesce neppure a vedere i punti deboli della propria argomentazione.

  • In questo e nei prossimi due paragrafi svolgerò alcune considerazioni personali sulla ragioni che mi hanno progressivamente portato ad abbandonare radicalmente la dicotomia fra sinistra e destra come criterio di orientamento e bussola per gli avvenimenti storici e politici contemporanei.Faccio questo non perché creda all’autobiografismo (sono d’accordo con Hegel, che scrisse che tutto ciò che nei miei scritti c’è di personale è falso), ma perché il lettore ha diritto di conoscere non solo il prodotto ma anche il processo di produzione. In questo paragrafo toccherò soltanto cinque punti telegrafici.

NOTA PER IL LETTORE: L’approfondimento del maestro Preve è lungo e articolato. Vi ho riportato l’introduzione. Il resto è stato diviso in sette sezioni, alle quali rimando i più interessati, tramite i link sottostanti:

 

Massimo Bordin

Fonte: http://micidial.it

Link: http://micidial.it/2019/11/omaggio-a-costanzo-preve/

23.11.2019

Pubblicato da Davide

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10 Commenti

  1. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    Mah! Dubito che al lettore-cittadino comune alle prese con i soliti problemi di sopravvivenza possa interessare il discorso, ammesso che riesca a “decifrarne” il linguaggio accademico… Quindi siamo alle solite: qual’è il suo fine e a chi è rivolto il discorso?
    Ad ogni modo sono un convinto sostenitore del fatto che la “dicotomia”, viene mantenuta per creare una capziosa contrapposizione fittizia, puramente elettorale, con riferimento soprattutto al recente allineamento della cosiddetta “sinistra” (o almeno della sua parte largamente maggioritaria sul piano elettorale, sindacale ed intellettuale) all’imperialismo americano ed alle sue guerre di dominio geopolitico del mondo, per l’appunto.
    Infatti negli USA la dicotomia Repubbli(cani)-“democratici” è puramente un inganno per il popolo, un espediente per dare un alibi (una parvenza di democrazia) alla feroce dittatura del capitale mascherata da democrazia. E così pure nelle altre pseudo-democrazie capitaliste “occidentali”.

  2. Senza voler contestare un sistema filosofico, che si è ispirato spesso a Lyotard, Costanzo Preve, insieme col suo discepolo eletto Diego Fusaro, famosa coppia di profeti disarmati del nostro tempo, hanno inaugurato l’ideologia dal sapore rossobruno, con messaggi polifonici di tendenza post moderna: né destra né sinistra, la sinistra è l’unica responsabile degli attuali misfatti, le colpe sono da attribuirsi tutte al famigerato ’68, etc etc … però il discredito del ’68 (per esempio) torna perfettamente funzionale al potere, che vuole cancellare la storia, secondo il metodo orwelliano, così da ricordarlo solo per gli aspetti deteriori, come droga, emancipazione sessuale, femminismo, pacifismo, figli dei fiori, 6 politico a scuola. Il ’68 al contrario è stato un fenomeno complesso, ricco di vitalità politica, filosofica, artistica, musicale, del resto il numero dei giovani dell’epoca era notevole e derivava dal «Baby Boom» del dopoguerra. Il ’68 ha reso possibile l’emancipazione della donna, lo svecchiamento dei costumi del nostro Paese, la legge sul divorzio e quella sull’aborto, statuto dei lavoratori, con annesso art.18… ha aperto cioè l’ultima feconda stagione di riforme sociali, che l’Italia ricordi. Il diritto di famiglia era fermo al codice fascista del 1942 nel quale era previsto che il marito potesse picchiare la moglie purché non lasciasse segni visibili. Questo è un tipico esempio della volontà precisa della coppia di profeti disarmati di affrontare i problemi con approccio semplicistico divulgativo, magari con dovute e dotte citazioni, ma cavalcando il tragico passaggio dalla fine della guerra fredda verso l’unica guerra possibile dopo la fine delle ‘grandi narrazioni’, quella dell’ordoliberismo contro di noi, contro la democrazia dell’occidente, cresciuto fino a quel momento in benessere, diritti, democrazia, e massacrato al presente dall’imperialismo finanziario. Entrambi i nostri profeti quando parlano della sinistra sprizzano odio da tutti i pori, e ciò non ha fatto che favorire la destra… cmq sono entrambi falsi marxisti, perché non combattono il capitalismo, come ha sempre fatto Cremaschi per esempio, ma hanno cavalcato lo sconcerto della postmodernità, tirando l’acqua al mulino del né né.

    • Non vedo in cosa le sue osservazioni correggano la sintesi piuttosto efficace (ma non ‘semplicistica‘) disegnata da Preve:

      […] il Sessantotto un episodio della storia dell’individualismo radicale contemporaneo […]. Il Sessantotto, almeno in Italia e Francia, si caratterizza per la compresenza di una spinta irresistibile alla modernizzazione post-borghese dei costumi, da un lato, e di una falsa coscienza ideologica che mascherava questa modernizzazione post-borghese con l’assunzione di una utopia comunista e libertaria

      In effetti, penso che Preve qui ci abbia visto bene, e del resto lei lo conferma più o meno involontariamente: infatti, citare l’aborto fra le conquiste sociali dà la misura della giustezza della diagnosi di Preve riguardo all’ideologia sessantottina (“individualismo radicale”).

  3. Sono curioso di vedere se e come, questo prolungato tentativo di cercare di pasticciare attorno alla differenza di collocazione di fronte al nodo costituito dalla contrapposizione tra sfruttati e sfruttatori, abbia degli esiti.

    A che punto il rimescolamento dei copioni sommato ad un approssimativo scambio di costumi confonderà il pubblico?

    E soprattutto riuscirà, questa regia generale, a mascherare il problema per poterlo poi nascondere tra altri, tempestivamente disposti sul tappeto e, ancora una volta, grazie a monotoni figuranti, opportunamente confezionati per contrapporsi in scena, a frustrare ed umiliare ogni intelligenza (presumibile obbiettivo ultimo di tutta la manovra)?

    PS – Immagino che il confronto destra sinistra (più antico di quanto premetta Preve) si riassesterà con il giungere a maturazione di incombenti aggiornamenti culturali, significativamente ignorati dal confronto politico, che costringeranno il conformismo, ora dilagante, a riguadagnare la sua originaria funzione.

  4. Come si fa a contrapporre un qualcosa che non c’è con qualcosa che non c’è più?
    mi spiego meglio in termini meno sibillini.
    oggi chiamiamo “destra” un insieme di formazioni politiche di ispirazione liberista i cui contenuti ideologici sono quelli del vecchio PLI, ve lo ricordate? un partitello laico di centro che veniva votato da una esigua minoranza di professionisti ed imprenditori con la speranza di un alleggerimento del carico fiscale.
    è destra? no, è centro! Berlusconi è di destra? no, è sostanzialmente un centrista. Salvini è di destra? La Meloni è di destra? lo sono un po’ di più del precedente ma neanche troppo, più nelle intenzioni che nei fatti, sono centristi. se vogliamo prendere un riferimento noto a tutti Almirante era di destra. conclusione quella che impropriamente chiamiamo destra è la riedizione un centro laico e liberale quindi una vera e propria destra non c’è.
    per contro, chiamiamo “sinistra” un insieme di formazioni politiche di ispirazione socialdemocratica e vagamente radicale i cui contenuti sono, grossomodo, quelli del vecchio PSDI, altro partitello laico di centro con contaminazioni neo pannelliane radical libertarie.
    è sinistra? no, è ancora centro. Renzi è di sinistra? no, è un democristiano. Prodi è di sinistra? no, è un democristiano. Conte è di sinistra? no, è un gesuita ehm, pardon, un democristiano. se questi sono di sinistra Togliatti cos’era? conclusione una vera e propria sinistra se c’è stata ora non c’è più.
    lasciamo perdere tutte le questioni di contorno quali l’identitarismo, l’essere pro o contro l’immigrazione, i diritti civili, l’antifascismo senza il fascismo, l’anticomunismo senza comunismo etc… oggi la politica è dominata da un monocolore più che bulgaro almeno sui temi fondamentali quali politiche economiche e monetarie, gestione degli asset strategici nazionali, privatizzazioni, politiche europee e appartenenza alla NATO.
    cambierò idea quando sentirò qualcuno sostenere coi fatti, non a chiacchiere, che intende uscire da zona euro ed UE, dalla NATO, nazionalizzare le industrie strategiche e rinazionalizzare quelle privatizzate. nel caso ci fosse qualche formazione politica disposta a portare avanti tali misure si vedrà solo successivamente se collocarla a destra o a sinistra ma penso che sarà un mero esercizio accademico.

  5. Se sono contro il liberalismo(turbocapitalismo,supremazia della finanza,individualismo estremo, etc.)dovrei essere di sinistra.
    Ma sui temi etici(divorzio,aborto,matrimonio gay,etc.),per come la penso,sarei senz’altro di destra.
    Sono quindi un chiaro esempio di superamento della dicotomia oppure c’è sempre stata una posizione altra della sinistra e della destra strumentalmente propagandate?

  6. Io trovo che ad oggi siano due categorie concettuali messe in campo per dividere, ma che non ci sia assolutamente piú nulla di ideologico dietro, e che di fatto, dietro la recita dei cliché, viaggino entrambe mano nella mano perseguendo lo stesso obiettivo da posizioni differenti.

    Se restiamo alla dicotomia classica, io ho sempre pensato che la verita sta nel mezzo. Quindi lo stato deve avere in mano determinati settori nevralgici di un´economia, che sono quelli sui quali é giusto che sia lo stato (inteso come cosa di tutti) a riceverne e a redistribuirne i benefici. Poi ci sono settori in cui il privato puó e deve avere campo libero, perché non é interesse dello stato produrre determinate cose (es. scarpe, vestiario o mobili solo per citarne tre), a patto che non ci siano situazioni di emergenza in cui svolgere il ruolo di supporto e di garante. Il che non vuol dire necessariamente nazionalizzare, ma puó voler significare che lo stato subentra e gestisce la transizione verso la chiusura e il ricollocamento delle persone, o verso il risanamento. Di fatto lo stato é l´unico che avrebbe interesse a salvare i posti di lavoro, mentre il privato, come la storia insegna, se puó andarsene a produrre a costi inferiori, molto spesso lo fa senza guardarsi indietro.

    • più o meno la penso anch’io così. settori come l’energia, la sanità, l’istruzione, i trasporti ed anche molta industria dovrebbero essere perlomeno a partecipazione statale se non proprio statali. dovrebbe valere il principio di sussidiarietà: dove non arriva lo stato subentra il privato.
      l’industria calzaturiera di stato sembrerebbe roba da Unione Sovietica ma trovo uno scempio quello che è successo, ad esempio, a Prato col tessile; prima i cinesi lavoravano per gli italiani poi solo cinesi adesso chiudono anche loro e resta il deserto. lo Stato in questo come in altri casi avrebbe avuto il diritto ed il dovere di intervenire ma non a chiudere i cancelli dopo la fuga delle vacche ma a porre paletti prima che il disastro potesse accadere. se questo è protezionismo ben venga.

  7. Ho sentito questo nome, Costanzo Preve, per la prima volta da Diego Fusaro. Pare che Fusaro ne sia il massimo estimatore. E io, stimando Fusaro, stimo Preve,
    Sono d’accordissimo: destra e sinistra sono superate. Ma per chi? Per chi come Fusaro, ha quel livello intellettivo, almeno per ora, e tuttavia, devo dire, anche nei fatti, se si sanno vedere. Purtroppo la maggior parte delle persone ha bisogno d’essere “intruppata” e irreggimentata, in un gregge tipo calcistico. E dunque anch’io, messa alle strette, mi dichiaro di destra anche se, non sopporto le morti bianche sul lavoro e il calvario dei lavoratori dell’Ilva, che, se il mondo fosse ancora come ci si ostina a dipingerlo, dovrebbero essere cose di appannaggio della sinistra. Ma tant’è….piano piano tutti ci arriveranno.