NONNA, TI SPIEGO LA CRISI ECONOMICA 2

NONNA, TI SPIEGO LA CRISI ECONOMICA 2

DI PAOLO BARNARD

paolobarnard.info

(Il Più Grande Crimine spiegato agli anziani, agli adolescenti e a persone
del tutto digiune di economia)


Nonna: Paolo, tu spieghi tante cose, ma insomma, mi dici perché c’è la crisi?

P. Nonna, io te la spiego, ma prima devi aver pazienza e capire delle cose. Poi ci arriviamo.

Nonna: Ci ho pensato a quello che mi hai detto l’altra volta, sai? Quando ti portavamo a Cesenatico da bambino stavamo in albergo in quattro dal primo al 20 agosto, e poi una settimana nella pensione in montagna col nonno. Oggi chi se lo può permettere fra la gente come noi? Il governo che ci dava i soldi, hai detto. Ma dove li prendeva?

P. Vero nonna, verissimo. Una cosa alla volta. Ti ricordi che ti ho detto che voi nel 1950, voi nel contenitore dei cittadini privati, avevate, fa conto, 100 soldi e che poi sono diventati molti di più? Ti ho detto anche che solo il governo e le nazioni straniere possono mettere soldi nuovi al netto nel contenitore dei cittadini, che se no si passano sempre gli stessi soldi fra di loro. Ok, infatti in quegli anni fu proprio un governo, il nostro, e una nazione straniera, l’America, che ci resero più ricchi. Il baby boom… i governi italiani degli anni ’50 e ’60 spesero la lira a frotte, poi c’erano gli americani che ci compravano le cose a frotte, e investivano da noi.

Nonna: Anche se c’erano i comunisti… lo diceva sempre il nonno “totta colpa dal sindaché”…

P. Bè, no. Guarda che i comunisti anche allora, sotto sotto, avevano rassicurato sia gli Agnelli che gli americani che il capitalismo era ok per loro, poi in piazza facevano i sovietici... vabbè, questa è un’altra storia. Come ho detto, furono proprio due contenitori esterni al contenitore di noi cittadini privati che ci diedero i soldi del baby boom, il governo e l’America. Intendo soprattutto loro, per essere semplice.

Nonna: Ma con che soldi? E dove sono oggi quei soldi, che siamo con sto debito pubblico che dicono tutti che è un disastro?

P. Giusto, con che soldi. L'America aveva i suoi e l'Italia pure. Ma dove li pescavano? Ecco come può usare i soldi uno Stato. Pensa a una cosa: pensa all’Italia di allora. Fatti questa domanda: chi dava le lire all’Italia? Qualcuno per caso arrivava da noi con delle navi cariche di lire? No. Le portavano dall’estero sui camion? No. Erano i tedeschi a fabbricare le lire? No. Eravamo noi italiani a farle in cantina? No. E allora chi le creava le lire?

Nonna: Lo Stato.

P. Sì, esatto. E da dove le prendeva? Sai da dove? Da nessuna parte, le stampava dal nulla o scriveva su dei pezzi di carta “questo titolo vale 1000 lire, firmato: lo Stato”. Così faceva l’Italia, ma guarda che ancora oggi l’America fa la stessa cosa, anche il Giappone, la Svezia, insomma tutti gli Stati che hanno una loro moneta se la inventano dal nulla, e in teoria senza limiti. Infatti può uno Stato esaurire l’inchiostro per la stampa? Può esaurire le proprie firme? No. Quindi in teoria uno Stato con propria moneta può inventarsene quanta ne vuole. Lo Stato in Italia aveva il suo amministratore, il Ministero del Tesoro, e la sua banca, la Banca Centrale che materialmente spostava i suoi soldi. E come spendeva lo Stato italiano? Cioè come metteva soldi nuovi al netto nel contenitore dei cittadini privati? Semplice. Fa conto che lo Stato decideva di fare una scuola. Chiamava un’impresa e gli diceva di farla. Pagava il dovuto sul conto corrente di quella impresa, che poi pagava gli stipendi agli operai. Cosa era successo? Lo Stato si era inventato, fa conto, 1 milione e lo aveva versato a un membro del contenitore dei cittadini privati, cioè quella impresa. Il contenitore andava a + 1 milione di soldi nuovi senza che nessuno al suo interno li avessi contemporaneamente persi (spesi). Soldi che poi si spargevano in giro (perché gli operai spendevano gli stipendi, o quell’azienda assumeva ecc.). Lo Stato scriveva – 1 milione sui libri contabili al Tesoro. Fine.

Nonna: Sì, ma poi alla fine a forza di spendere di qui e di là, con tutti sti meno, alla fine lo Stato non fa bancarotta?

P. No. E con chi la fa, scusa? Con se stesso? Uno fa bancarotta se deve dei soldi a qualcun altro che glieli ha dati. Ma lo Stato italiano li inventava dal nulla, li doveva a se stesso. Tu devi capire che per me e per te i soldi sono una cosa che ci dobbiamo procurare col lavoro, coi prestiti, insomma, i cittadini e le famiglie non possono spendere senza limiti, perché poi devono lavorare come negri o fare debiti che se non li ripaghi ti fanno un mazzo così. Ma lo Stato italiano quando spendeva non faceva altro che aggiungere numerini ad altri numeroni, e cosa gliene fregava se aumentavano sempre? A chi li doveva quei numerini/numeroni? A se stesso. Guarda che è così per tutti gli Stati che hanno una loro moneta. Infatti i conti di tutti gli Stati moderni sono numeroni con davanti un meno, e che aumentano sempre, da sempre. Gli Stati Uniti hanno un conto in rosso da 200 anni, e che è sempre più alto ogni anno, cioè ogni volta che spendono dollari. I soldi per lo Stato sono solo numeri, non soldi veri, e gli servono solo per darci da vivere, e ce ne potrebbe dare a sufficienza per farci stare bene tutti. Ecco da dove prendono i soldi gli Stati che hanno una loro moneta.

Nonna: Ma cosa mi dici? Ma allora sto debito pubblico? Dicono tutti che è la gente che lo deve poi ripagare, se no perché si chiama pubblico?! Io mi ricordo quando c’erano i Bot…

P. Ci sono ancora nonna…

Nonna: Sì, va bé, il governo non faceva altro che chiederci dei soldi in prestito con sti Bot, e noi glieli davamo, ma poi lo Stato ci doveva ridare dei soldi veri, altro che inventati, e con gli interessi! E se era come dici tu, perché venivano a chiederci i soldi a noi? Uno non va a elemosinare soldi dalla gente se ne ha quanti ne vuole. In televisione dicono che poi quel debito ce l’abbiamo come una palla al piede anche oggi. Tutta colpa di allora.

P. Ti spiego tutto. Il fatto che il debito dello Stato, che poi ripeto è solo un numerone con un meno davanti, si chiami “pubblico” è una truffa. Una colossale truffa inventata da gente potente che ha tutto l’interesse a tenerci in soggezione, e intendo dire tener sotto sia noi che lo Stato, poi ti spiego. Ma stiamo sul debitone italiano che tu dici che noi tutti abbiamo per colpa dei governi di allora. Il debito ‘pubblico’ interno, cioè quello che poi tu credi che noi cittadini dobbiamo ripagare allo Stato, si forma in due modi: 1) quando lo Stato spende per noi, cioè ci fa le scuole, le strade, quando paga gli stipendi e le pensioni ecc.; 2) e quando vende i titoli di Stato. Nel primo caso le cose stanno come abbiamo già detto: le aziende che ricevono il pagamento dello Stato per fare la scuola o per fare un ponte diventano più ricche; il cittadino che viene curato all’Usl riceve un servizio ma il medico prende uno stipendio, e ci guadagna; chi lavora riceve uno stipendio o una pensione, e ci vive ecc.. Insomma, il loro conto corrente va + ogni volta che lo Stato spende. Fine. Come fa questo a essere un debito dei cittadini o delle aziende? Nel secondo caso quando lo Stato vende un suo titolo cosa succede? Succede che chi lo compra vede i suoi soldi che si spostano da un conto corrente della banca sotto casa, che gli dava un interesse ridicolo, a un conto corrente speciale dove i suoi soldi prendono un interesse superiore. Cioè, quel compratore è più ricco. Punto. Dov’è il suo debito? Non c’è. La spesa dello Stato (spese + titoli) che usa la sua moneta, ricordati, non è mai il debito dei cittadini. E’ la ricchezza dei cittadini. Per forza, ricevono soldi nuovi al netto nel loro contenitore. Nonna, sei stanca?

Nonna: No, dimmi pure.

P. Allora ti dico una cosa un po’ difficile: in realtà sai cosa veramente succede quando uno compra un titolo di Stato? Fa conto che lo compra per 10.000, tutto quello che accade è che degli impiegati alla Banca Centrale premono dei tasti su dei computer che spostano i suoi 10.000 dal conto della sua banca, che sta registrato su quei computer, al conto speciale dei titoli di Stato, che sta sempre su quei computer. Tutto qui. Nonna, sono solo numeri che si spostano, non soldi veri che passano di mano.

Nonna: Sìì! Ma quando tuo nonno comprava i Bot, lo Stato glieli doveva o no quei soldi? C’aveva o no un debito con tuo nonno?

P. Sì, glieli doveva, ma non aveva nessun debito. Perché quando glieli doveva ridare, sai cosa faceva lo Stato? Diceva allo stesso impiegato di pigiare i tasti di quel computer alla rovescia, cioè le lire del nonno tornavano indietro dal conto speciale dei titoli di Stato al conto del nonno alla sua banca. Fine. Gli interessi da dare al nonno? Facile, fa conto che fossero 150 lire: lo Stato si inventava un altro gruzzoletto da 150 lire e lo accreditava sul conto del nonno. Oppure, semplifico, scriveva su un altro pezzo di carta “questo titolo di Stato vale 150 lire”, trovava un altro italiano che se lo comprava e le 150 lire di questo italiano venivano spostate dal solito impiegato alla Banca Centrale dal suo conto in banca a quello del nonno. Ecco pagati gli interessi. E così via in una catena che si rinnova sempre. Lo Stato onora il tuo titolo con i soldi di un altro, e il titolo di questo con i soldi di un altro ancora, all’infinito.

Nonna: Ma no, scusa, è vero o non è vero che lo Stato nel frattempo se li spendeva i soldi che gli avevamo dato? E allora col cavolo che bastava pigiare dei tasti da qui a là, i soldi erano stati spesi!

P. No! Assolutamente no. Impossibile. Non aveva senso. Scusa: io Stato, che posso inventarmi i soldi quando mi pare, devo fare tutto un casino della malora con sti titoli per venire a chiedere a te dei soldi che mi posso inventare quando voglio? Ascolta quanto sarebbe stato assurdo: io Stato spendo inventandomi le lire, poi vengo da te e te le chiedo indietro col titolo di Stato, e poi ancora te le ridò spendendo di nuovo… Ma che senso ha? Infatti non succedeva mai. Guarda nonna, non te l’hanno mai detto, ma quando lo Stato italiano emetteva i titoli, lo faceva apposta e solo per scelta volontaria (più altri motivi molto tecnici). Mai per trovare denaro da spendere.

Nonna: Ah! E le tasse allora? Non è con le tasse che poi ci toccava di ripagare il debito pubblico? Sai quante tasse abbiamo pagato io e tuo nonno?

P. No! Le tasse non sono mai servite a ripagare alcunché. Nonna! Ti ho detto che il debito dello Stato NON è pubblico, non insistere, non lo ripagavate con le tasse, non lo ripagavamo noi, e neppure lo Stato. Le tasse te le spiego fra un bel po’. Una cosa alla volta.

Nonna: Sarà. Mah, è come se mi dicessi che lo zucchero è sempre stato salato, ma ti credo, tu hai studiato.

P. Sì, ho studiato molto. Nonna, ci hanno sempre raccontato queste cose al contrario, e il perché è una cosa molto seria, lo capirai fra qualche giorno. Ora stiamo su come spendeva l’Italia, sul fatto che il debito pubblico è stata un’invenzione, e che in realtà è un debito finto per lo Stato ma è ricchezza vera per i cittadini privati.

Nonna: Ma perché dici sempre tutto al passato? La lira, era, facevano, i Bot del nonno…

P. Anche questo te lo spiego più avanti, ed è una storia criminale, credimi, proprio quella che poi ti farà capire cos’è veramente questa crisi economica. Ci arriviamo. Ora cerca di ricordarti come funzionava la spesa dello Stato italiano che aveva una sua moneta, la lira.

Nonna: Oggi ha l’euro.. e cosa cambia?

P. Nonna, stai buona! Porta pazienza. Capirai tutto. Vado ora. Baci.

Paolo Barnard
Fonte: www.paolobarnard.info/
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=235
21.10.2011

Commenti (59)

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    1. istwine 22 ottobre 2011

      la FED per Statuto c'ha pure la piena occupazione, ma questo non significa che siano in grado o che la sola politica monetaria sia in grado. leggiti gli scritti di Ulrich Bindseil, oppure leggiti questo:

      http://www.federalreserve.gov/pubs/feds/2010/201041/201041pap.pdf o leggi questo


      http://www.bankofengland.co.uk/publications/events/ccbs_cornell2007/paper_6goodhart.pdf


      http://www.bis.org/publ/work292.pdf



      http://www.bis.org/publ/work297.pdf



      bada bene, tutta gente che lavora in BC, ok? scuole economiche differenti eppure tutti le stesse conclusioni. ripeto, stai dicendo cose che non esistono.

    1. AlbertoConti 22 ottobre 2011

      Istwine non è P.Barnard, e vuole portar fuori strada il discorso.
      Rispondo con l'ultimo mio commento all'articolo di Guido viale sul 15 ottobre: «Il debito non si paga». Vorrà pur dire qualcosa questo obiettivo, se è così condiviso da milioni di manifestanti, nonostante sia così osteggiato dall'establishment accademico, politico, finanziario e mediatico, che non riesce nemmeno a prenderlo in considerazione come ipotesi. O no?

      Certo che sì, vuol dire l'essenza del problema, che le masse colgono con grande intelligenza contrapposta alla stupidità del sistema.

      Paradossalmente il sistema occidentale si avvale delle più brillanti intelligenze e dei più potenti mezzi di persuasione di massa per sostenere l'assurdo, l'insostenibile, l'ingiusto, la follia autodistruttrice del sistema stesso, dei suoi pilastri fondativi sui quali tenta in ogni modo di cooptare le masse "controllate", facendole complici del delitto, mafiosizzando cioè la società intera in un delirio di potenza prevaricatrice.

      E altrettanto paradossalmente le masse trovano in se stesse la forza di ribellarsi, di contestare il paradigma che le ha invase per poi tradirle, come è inevitabile in ogni paradigma del privilegio.

      Il debito rifiutato è l'essenza di una moneta sbagliata, che ha creato falsi miti e reali tragedie. Una moneta che per quasi un secolo ha accompagnato la rivoluzione tecnologica travisandone il significato, perchè è una moneta vecchia, coniata su schemi antichi incompatibili col significato moderno di civiltà. La moneta-debito ha prodotto i suoi risultati inevitabili: debiti irredimibili per le masse, crediti irrealistici per l'elite al potere di una struttura piramidale. Non siamo più all'epoca dei faraoni, ne dei cesari e tantomeno dei ladri più volgari. E questo la gente lo capisce, prima ancora di elaborarne le conseguenze. La pancia e la mente si stanno armonizzando, faticosamente, siamo solo all'inizio di questo processo che rivoluzionerà l'esistente.

      I danni già prodotti sono giganteschi, nessun colpo di bacchetta magica potrà sanarli d'un colpo. Però il processo di risanamento si è avviato. Speriamo che nulla riesca a fermarlo.

    1. AlbertoConti 22 ottobre 2011

      No carino, mi spiace ma ti sbagli su entrambi i fronti. La BC ha per statuto di regolare la massa monetaria circolante, e per farlo ha molte leve, tra le quali quella di autoproclamrsi "prestatore di ultima istanza". Che poi fallisca in certi contesti, perchè il meccanismo le sfugge di mano, può essere, ne possiamo discutere. Io i libri di testo non amo frequentarli. In rete preferisco scaricare i documenti originali degli organi istituzionali. Se ti ho dato quell'impressione me ne dispiace, mi sfugge il perchè.

    1. istwine 22 ottobre 2011

      semplicemente gli elementi costitutivi non son quelli che dici tu. nessuno la controlla, la BC non ha il controllo sull'offerta di moneta, né interesse sugli aggregati monetari. l'offerta monetaria è di natura endogena, ovvero non decisa da nessuno in maniera pianificata, né influenzata (se non alla lontana dai tassi d'interesse) dalla BC. il linguaggio è condiviso da chi? se ti leggi i documenti ufficiali, o i papers editi dalle BC, ti rendi conto che il modello da libro di testo non è condiviso manco per niente, e tu stai basando la tua critica su quel modello.

    1. AlbertoConti 22 ottobre 2011

      Scusa, ma di cosa stiamo parlando? Come si fa a criticare un modello ignorandone gli elementi costitutivi, il linguaggio ormai condiviso, l'unico sul quale è possibile intendersi ad un livello "popolare"? L'analisi critica è il passaggio obbligato per arrivare ad una proposta alternativa. L'oggetto per mè è la moneta e i suoi derivati in rapporto all'economia ed al vivere civile. Certamente è un argomento importante, oltre che attualissimo, ma non mi sembra tanto difficile da dover richiedere l'inaudito, la costruzione di un linguaggio del tutto nuovo ed originale, almeno in questa fase e soprattutto in questo contesto, dove nessuno lo capirebbe anche se fosse il verbo rivelato. Stiamo ai fatti, alla loro corretta rappresentazione ed interpretazione. Ad es. se ritieni che non sia la BC ad influenzare l'offerta di moneta (non solo controllando la base monetaria), spiegami chi altro è, foss'anche il "fato", tutte le ipotesi sono degne di attenzione se motivate.

    1. pegaso62 22 ottobre 2011

      Come sempre sono articoli affascinanti da leggere.
      Di certo sollevano più di qualche dubbio mettendo in relazione quanto affermato rispetto a quanto mi e ci è stato sempre insegnato a scuola relativamente all'economia.
      Una cosa però è certa, non vedo l'ora di leggere il prossimo episodio, con la speranza che alla fine esca una realtà completamente diversa da quella inculcataci, realtà che ci sollevi da questo enorme fardello che è il "Debito pubblico".

    1. istwine 22 ottobre 2011

      Alberto, buona parte dei tuoi commenti, e li leggo da molto, perché leggo CDC da molto, son basati su una critica al modello descrittivo mainstream. il modello descrittivo mainstream è falso, quindi anche la tua critica è falsa.

      tipo quando parli di riserva frazionaria, o di BC che influenza l'offerta di moneta tramite base monetaria, o quando parli di schema ponzi mischiando qua e là scuola austriaca/signoraggio.

      insomma nessuno ti nega la buona fede, ma rivedi certe cose.

      come AMensa che va in giro dicendo che la soluzione è il pareggio di bilancio, senza comprendere i rapporti fra i settori, governativo, non governativo ed estero. quello che dice non ha senso, anche se lui si vanta ogni due frasi, ma è totalmente fuori dalla realtà. decisamente non capisce il basilare.

    1. istwine 22 ottobre 2011

      ok mikaela hai ragione, ho usato dei toni eccessivi rispetto a ciò che volevo esprimere. e capisco tutti i vari codazzi che son definitivamente persi.

    1. Arazzi 22 ottobre 2011

      Ok, ma non potevano comprare quei prodotti da altri paesi?

      Cosa impedirebbe ad uno stato povero (che ha bisogno di importare beni ma che ne esporta pochi) di comprare a man bassa da altri stati? Immagino solo la volontà dello stato (o del privato) che vende di limitare i prodotti esportati, rendendo però il prezzo quasi irrilevante. Io produttore potrei decidere di esportare grana padano a 10000 euri al chilo.

      Ma qui forse entrano in gioco WTO e compagnia.

    1. AlbertoConti 22 ottobre 2011

      "Ma almeno io non sono un signor Conti che proclama che il lavoro di Wynne Godley, di Hyman Minsky, o di Maynard Keynes sono cazzate." == Innanzitutto grazie di avermi cagato, è la prima volta. Tengo a precisare che i miei "proclami ex-cathedra" sono semplicemente riflessioni mie, del tutto autonome da Tizio, Caio e Sempronio, fossero anche dei padreterni come Keynes, il cui lavoro non mi permetterei mai di definire cazzata (oltre a non pensarlo proprio). Se m'indigno a volte è contro singole idee che ritengo sbagliate e fuorvianti per il faticoso lavoro di avvicinamento alla verità, che diventa chiara e autentica solo attraverso un percorso autonomo e personale, in tutta umiltà, certamente, ma verso il reale, non verso l'autorità del guru di turno, per quanto rispettabile possa essere. Vedi, caro Paolo, la differenza di metodo tra me e te dipende dall'atteggiamento mentale: il mio è quello "galileiano", indipendente e quindi ribelle all'autorità culturalmente costituita. Poi ognuno può dirne di cazzate singole, senza che questo si traduca infantilmente in mancanza di rispetto verso la persona, che si giudica sempre nel suo insieme. E' con la singola cazzata che me la prendo, non col suo autore. Mi piacerebbe che anche gli altri facessero altrettanto.

    1. BarnardP 21 ottobre 2011

      Per chiarire la storia dell'iperinflazione, riproduco qui un commento interno che ho scritto. "In Weimar la spesa dello Stato, cioè l'emissione di moneta, non c'entra quasi nulla. L'inflazione deriva specialmente da un eccesso di denaro circolante a fronte di troppi pochi prodotti disponibili. Ok. In Weimar i tedeschi erano costretti dai vincitori della Prima Guera Mondiale a esportare quasi tutto quello che producevano per ripagare i danni di guerra. In più la capacità produttiva era stata distrutta in gran parte dalla guerra. Quindi sul mercato interno rimanevano pochissimi prodotti. Si trovarono con il contenitore dello Stato, coi suoi soldi, e con il contenitore dei cittadini privati, anche loro coi loro soldi, a competere con tutti quei soldi messi assieme per acquistare troppi pochi beni disponibili. Fu così che l'inflazione precipitò. Lo Stato avrebbe dovuto tassare la gente per sottrarre denaro dai mercati, ma non poteva tassare gente ridotta in quel modo. Quindi l'inflazione galoppò. La storia del governo di Weimar che aveva stampato a man bassa è una falsificazione di una realtà ben più complessa. Ma oggi ancora degli ignoranti, o falsari, strombazzano Weimar per spaventarci sulla spesa dello Stato. Nello Zimbabwe, altro caso di iperinflazione strombazzato, la cosa fu simile. Una riforma agraria fatta da cani portò alcollasso della produzione alimentare, e di nuovo il gov. e la gente si trovarono a competere con i relativi soldi per comprare troppi pochi prodotti. Ergo iperinflazione. B.

    1. BarnardP 21 ottobre 2011

      In Weimar la spesa dello Stato, cioè l'emissione di moneta, non c'entra quasi nulla. L'inflazione deriva specialmente da un eccesso di denaro circolante a fronte di troppi pochi prodotti disponibili. Ok. In Weimar i tedeschi erano costretti dai vincitori della Prima Guera Mondiale a esportare quasi tutto quello che producevano per ripagare i danni di guerra. In più la capacità produttiva era stata distrutta in gran parte dalla guerra. Quindi sul mercato interno rimanevano pochissimi prodotti. Si trovarono con il contenitore dello Stato, coi suoi soldi, e con il contenitore dei cittadini privati, anche loro coi loro soldi, a competere con tutti quei soldi messi assieme per acquistare troppi pochi beni disponibili. Fu così che l'inflazione precipitò. Lo Stato avrebbe dovuto tassare la gente per sottrarre denaro dai mercati, ma non poteva tassare gente ridotta in quel modo. Quindi l'inflazione galoppò. La storia del governo di Weimar che aveva stampato a man bassa è una falsificazione di una realtà ben più complessa. Ma oggi ancora degli ignoranti, o falsari, strombazzano Weimar per spaventarci sulla spesa dello Stato. B.

    1. mikaela 21 ottobre 2011

      Cara Tania, veramente sono due considerazioni e per chi non le ricorda metto i link sotto, ma non ho capito questo tuo attacco sull'umilta' di Barnard visto che e' l'unico che ci sta' spiegando cose che nessuno in Italia ha avuto il coraggio di affrontere -

      (gli altri dicono tante belle chiacchiere da TV ma il vero potere non lo hanno mai toccato )

      - e prima di farlo si e' impegnato a studiare seriamente come ha spiegato in questo suo intervento.

      Rage against the machine ? Prima partee-schiaccia qui [www.paolobarnard.info]

      Rage agains the machine? Seconda parte-schiaccia qui [www.paolobarnard.info]

    1. tania 21 ottobre 2011

      Senti un po’ da quale pulpito arrivano lezioni di umiltà . Arrivano da Mister : “Freddato alla seconda parola quello del boicottaggio commerciale. Inseguito e giustiziato quello della Tobin Tax. Lasciato parlare quello delle micro cellule di resistenza solidali che incepperebbero il meccanismo dei potenti... solo per aprirgli in faccia un lanciafiamme di parole.. Non volava una mosca nella sala" --"Al ritorno ... pensando a cosa avevo fatto. Cioè: tu prendi in mano un pubblico..lo conduci a comprendere, fatto dopo fatto, nome dopo nome, data dopo data..gli causi dapprima un motivato shock "-- "mille volte mi sono trovato fra i 'giusti' e solo per avergli detto ciò che non volevano sentirsi dire.." ( fonte : te stesso che parli di te .. sul tuo blog )

    1. rasna-zal 21 ottobre 2011

      ... E anche molto maleducato. Il che è un fattore discriminante che non dovresti sottovalutare...

      La sua preparazione è costruita su affermazioni assolutamente autoreferenziali, giustificate da esperienze di cui nessuno può testimoniare, inoltre non cita mai fonti se non il suo fantomatico lavoro di riscrittura dell'economia, mai edito...
      I suoi ragionamenti filano fino ad un certo punto, ma crollano nel non poter essere confrontati su basi comuni, essenzialmente il suo discorso è solo "politico", mere elucubrazioni.

    1. rasna-zal 21 ottobre 2011

      Non voglio dare voti, ma devo dire che non ho mai notato che Alberto Conti fosse maleducato oltre il "normalmente" accettabile in un contraddittorio.


      La cosa che mi risulta incredibile è che, e la maleducazione, e la superficialità con cui si lasciano passare certe affermazioni personali in materia economica, non hanno trovato una mediazione più attenta in questo - come tu lo chiami - "spazio così valido"...

      Non che io non lo pensi, solo non comprendo l'anno passato in mezzo a una guerra aperta contro il pensiero portato da Barnard.

    1. mikaela 21 ottobre 2011

      Caro istwine, (apparte sono dovuta andare sul dizionario per vedere che significa "labile") il messaggio di Barnard e' per le persone che non sanno , per esempio tutti i ragazzi che sono all'oscuro di tutto cominceranno a porsi delle domande,( non tutti posso andare a Chianciano o comprare il libro della signora Magli) passeranno dal racconto per la nonna a quello per la mamma fino a passare ai Prime per capire l'effettivo meccanismo.
      Se tu da esperto e studioso quale sei,( in priprincipio neanche tu eri d'accordo), hai dovuto studiare per capire MMT, e ora se non sbaglio sei uno dei pochi che sta' dicendo d'uscire dall'Euro.
      Se in questo aggiornamento ti attacchi ad una frase che potrebbe essere fraintesa ,sappi che c'e' tutto il codazzo delle scie chimiche, del signoraggio, del 11/9,di tutti i paladini che sono in tuttaltre faccende affaccendati che si "attaccheranno" a questa tua frase solo per screditare Barnard (anche se non hanno capito niente)solo per proteggere la loro parrocchia - E dall'Euro non usciremo mai.
      Ricordo il Prime credo il #2 dove Wray dice che certe cose si possono confutare perche' dipende da quello che per gli Stati e' conveniente o meno inserire nei Bilanci, p.e.Wray dice che ci sono delle voci che non vanno inserite' e altre addirittura non si sa su quali basi sono li, perche' non hanno riferimenti storici (archiviazione)per poterli analizzare ma hanno un peso importante nei calcoli che alla fine sono approssimativi e sbagliati.
      Ora che hai spiegato che cosa non ti convince sono sicura che Barnard non restera' insensibile a questi tuoi dubbi pero' credo sia un discorso che non rientra nei parametri di questi aggiornamenti.Ciao

    1. Iacopo67 21 ottobre 2011

      Wray è un bravo economista, e apprezzo lo sforzo di Barnard di sviscerare l'argomento per renderlo comprensibile.

      E' solo che la materia è intricata, con diversi parametri che andrebbero considerati contemporaneamente, il che rende molto facile avere fraintendimenti e incomprensioni.

      Anche Amensa è molto esperto e ben preparato.

    1. MauroV 21 ottobre 2011

      Riprendendo quello che dice 'rasna-zal', aggiungo ciò che è evidente e sotto gli occhi di tutti a chi legge normalmente anche i commenti: 'Amensa' e 'AlbertoConti' usano una maleducazione e arroganza veramente riprovevole. E' una vergogna usare tale linguaggio, e lo è soprattutto in uno spazio così valido come CDC. Basterebbe questo a renderli inattendibili e non credibili agli occhi di noi lettori. Oltretutto mancano di umiltà, sparano pensieri e additano ad un professionista dell'informazione, documentato e preparato, di fare disinformazione. INCREDIBILE. Fate pace con voi stessi, l'umilità non costa nulla è una moneta sovrana.

    1. istwine 21 ottobre 2011

      spiego meglio, ciò che volevo dire non è che barnard sia in malafede o che, ma l'eccessiva semplificazione si presta a fraintendimenti. siccome sia qui, che nel più grande crimine dice le stesse cose, alla fine il confine tra semplificazione e bugia diventa labile.

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