NOI, MARTIN LUTHER KING, E PERCHE’ PER QUALCHE TEMPO ME NE STARO’ ZITTO

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DI PAOLO BARNARD

paolobarnard.info

“Sono convinto che se vogliamo metterci dalla parte giusta della rivoluzione mondiale, noi dobbiamo sottoporci a una radicale rivoluzione di valori. Dobbiamo rapidamente allontanarci da questa società centrata sui beni, e andare verso una società centrata sulle persone. Quando le macchine, i computer, i profitti, e i diritti di proprietà sono considerati più importanti delle persone, i tre mostri del razzismo, materialismo estremo e militarismo non possono più essere sconfitti ”.

Martin Luther King disse queste parole a New York, nella Riverside Church, il 4 Aprile del 1967. La cosa che mi colpisce, tanto, di quel passaggio è il suo appello pronunciato quarantatre anni fa affinché ci si allontani dal modello di società basata sull’Esistenza Commerciale, precisamente il modello trionfante oggi. Questo, più di ogni altra cosa, ci dà la misura del nostro fallimento, del fallimento della sinistra, degli intellettuali, e degli attivisti. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
King, la notte prima di morire, e cioè il 3 Aprile 1968, parlò a una folla a Memphis. Fra le tante cose, egli raccontò di quando anni prima fu accoltellato da una donna di colore durante la presentazione di un libro. La lama del coltello sfiorò la sua aorta lesionandola gravemente. Dopo l’intervento chirurgico i medici gli dissero che se solo avesse in quei tragici minuti sternutito, sarebbe morto. La circostanza fu ripresa dai giornali. Tempo dopo, Luther King ricevette una letterina, dove vi era scritto: “Caro Dr. King, sono una studentessa della prima liceo White Plains. So che non deve contare, ma le dico che sono una ragazza bianca. Ho letto sui giornali della sua disavventura e della sua sofferenza. E ho letto che se lei avesse sternutito, sarebbe morto. Le sto semplicemente scrivendo per dirle che sono così felice che lei non abbia sternutito”.

Il leader nero era stato quasi ucciso da una sua sorella di razza, non da un bianco razzista, e ritrovò in quelle poche righe il coraggio di continuare, il suo immenso coraggio. Lo stesso coraggio che ebbero gli studenti di colore nel 1960, quando in massa decisero in tutti gli stati del sud degli Stati Uniti di sedersi nelle mense per soli bianchi. Lo stesso coraggio che ebbero gli studenti di sinistra cileni nel 1973, quando continuarono a riunirsi nonostante il terrore. Lo stesso coraggio che ebbero gli operai polacchi a Danzica o i giovani cecoslovacchi a Praga nonostante le bocche di cannone sovietiche. Si potrebbe continuare.


Ricordiamoci: una lettera di carta, un francobollo. Nulla di più insignificante fra i mezzi per aiutare una rivoluzione. La differenza la fece il coraggio. Noi non affrontiamo i cappi d’impiccagione dei razzisti di allora; non affrontiamo le torture della DINA di Pinochet; non affrontiamo i carri armati. E non dobbiamo sconfiggere trecento anni di segregazione, un regime neonazista o un impero stalinista. Ma siamo al palo come forse mai nella Storia contemporanea, di fronte a nemici ben minori, scoraggiati da ostacoli per cui nessuno di noi morirà di tortura o nelle fosse comuni, come ahimè fu per milioni prima di noi.


Non abbiamo più scuse noi, con le nostre portaerei d’informazione e il nostro fondoschiena parato. Ho già detto che dobbiamo smettere di drogarci d’informazione ossessiva in questo web-trappola, e si deve scendere in strada a farsi sentire nei luoghi della vita vera, negli uffici, ospedali, palazzi del potere, fabbriche, scuole e università, o aiutando chi ha bisogno, con la stessa tenacia e perseveranza di chi ha sofferto per darci le libertà che abbiamo. Come i neri americani di Luther King si sedettero in quelle mense e si rifiutarono di muoversi, così dobbiamo fare noi in altri luoghi, e rifiutarci di muoverci se non vediamo soddisfatti i nostri diritti. Essere in massa fa la differenza, come la fece per loro, è ovvio, dovremmo arrivare a esserlo in ogni data istanza e ad essere perseveranti, cioè senza squagliarci al sole come è usanza tipica italiana dopo pochi mesi di entusiasmo. Ma anche lottare in pochi o da soli conta, e l'esserlo non ci esime dal dovere di farlo, così come lo fecero milioni prima di noi. Se no, noi cosiddetti impegnati siamo ridicoli, i primi ridicoli ‘rivoluzionari’ della Storia, quelli 'di tastiera'.


Per questo motivo mi tolgo dalla mia tastiera, scriverò molto di rado, mi rifiuto di buttare io stesso altro carbone nella locomotiva dell’obnubilamento civico che è la Rete. Per me è un sacrificio enorme, perché scrivere è la mia vita. Ma qui ripeto: “Ritiriamoci nelle nostre case e chiediamoci fino a piangere: perché non so più cambiare il mio tempo?”. Ci risentiremo qui fra... non so. Nel frattempo e prima di allora ci incontriamo nei luoghi della vita vera, ciascuno a fare la sua battaglia. Spegnete il pc, vi basta un pezzo di carta e un francobollo, vi basta la voce. E il coraggio.

Paolo Barnard

Fonte: www.paolobarnard.info/

Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=175

21.01.2010

Commenti (63)

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    1. Lord_Archon 24 gennaio 2010

      Hai ragione.

    1. augustina 24 gennaio 2010

      Non credo ci sia bisogno di sbugiardare nessuno , Galimberti ha secondo me una sua dignità di pensiero che può essere più o meno condivisa. In generale comunque è da un po' di tempo che ,nauseata dai battibecchi della politica che non riesco più ad ascoltare o a leggere per il loro vociare rumoroso e fastidioso, farciti di attacchi a questo o a quello, trovo più interessanti i dibattiti filosofici più pacati e con respiri culturali più ampi che arricchiscono se non altro l'animo umano così povero di sapere che contraddistingue il nostro secolo.
      Credo anche che mai come nel nostro secolo ci sia un divario così grande tra ricchezza e povertà:

      “Il programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Pnud 1997) riferisce che il 18 per cento della popolazione mondiale, più o meno 805 milioni di persone, dispone dell'83 per cento del reddito mondiale, mentre l'82 per cento della popolazione mondiale, più o meno 5 miliardi di persone, si spartisce il restante 17 per cento. Quanto all'uso, all'abuso e alla distruzione delle risorse della terra, i Paesi più ricchi consumano il 70 per cento di energia, il 75 per cento del metallo e l'85 per cento del legno. "L'estrema povertà", riferisce il rapporto Pnud, "potrebbe essere sradicata con una spesa di 80 miliardi di dollari l'anno, cioè meno del patrimonio netto accumulato dalle sette persone più ricche del mondo." E, in effetti, le 10 persone più facoltose del mondo possiedono patrimoni per 133 miliardi di dollari, che equivalgono a una volta e mezzo il reddito nazionale dei 48 Paesi meno fortunati. “

      Che sussulto provoca questo spettacolo al nostro senso morale ? Nessuno. Forse perchè sappiamo,anche se poi rimuoviamo il pensiero,che il nostro benessere dipende dalla loro disperazione.

    1. MACISTE 23 gennaio 2010

      Paolo visto che non sei scemo, lo sai benissimo perché e percome non si scende in strada a fare la rivoluzione, questo tuo strillare mi richiama in mente il profeta in cerca di proseliti oppure uno che si avvia verso la demenza, scrivi che mi piace quello che scrivi e lasciami decidere da solo come comportarmi.

    1. lupoleo 23 gennaio 2010

      Salute e buona vita a tutti,
      In questo istante come in altri della vita, rifletto.
      Leggo informazioni e ascolto notiziari, comunico e discuto con individui di vita e d'amore, guardo documentari e foto di denuncia.
      Ambiente, conflitti, politica, consumo critico, etico, economia, inquinamento, rifiuti, agricoltura, autoproduzione, sostenibilità... Progresso.
      Benessere.
      Desideri?
      Cosa Desideriamo in realtà per gli esseri viventi, per il pianeta?
      Quale Desiderio vuole realizzare ognuno di noi?
      Realizzare, perchè aspettare che venga realizzato da altri diventerebbe speranza e sperare lascia poco posto all'azione e più all'ozio e alla rassegnazione!
      Saluto e abbraccio tutti voi, Alberto

    1. marco08 23 gennaio 2010

      Certamente la resistenza passiva è una grande arma, ma quante persone credi siano in grado di rimanere impassibili agli eventi senza soffrire di quella paura che controlla il mondo? Comunque credo che un goal ogni tanto bisogna segnarlo e per farlo bisogna arrivare alla porta,un pò di sano attivismo accompagnato da un sano distacco dagli s....i non guasta.
      Lasciamoli crepare per poi fotterli proprio come stanno facendo a noi Ciao|

    1. anonimomatremendo 23 gennaio 2010

      La dinamica é corretta,ma bisogna precisare un punto.Man mano che gli strati superficiali del sistema rinsecchiscono e cadono viene alla luce il nocciolo duro del sistema fatto di repressione organizzata in armi e quello é proprio il punto in cui se non esiste un affondo delle masse organizzato e a viso aperto il sistema riconquista con la forza bruta il terreno perduto.Sono momenti assai delicati in cui in una settimana si concentrano secoli di storia:É in quel momento singolare che un battito d´ali di farfalla puó creare grandi cambiamenti.Perso l´attimo fuggente tutto ritorna come prima fino al prossimo appuntamento con la storia e chissá quando.Insomma,la dinamica reale non é cosí lineare e gradualista come volete far credere.É una pura astrazione dalla reatá credere che piu´gli togliamo fiducia ,piu´riconquistiamo fiducia in noi stessi e piu´cresce la fiducia in noi piu´cresce la sfiduacia nel sistema fino a che non viene sfiduaciato del tutto e la fiducia la riponiamo nient´altro che in noi .Di mezzo ci sono le guerre e le lotte di classe e tutti gli anticorpi repressivi che il capitalismo é in grado di scatenare contro le forze del cambiamento. Tutte cose poco inclini al buon senso civico e allo sviluppo lineare.Quando nella storia reale a forza di accumulo continuo di contraddizioni si raggiunge il punto critico si assiste a un repentino precipitare degli eventi e se in quel momento non esiste una forza organizzata tutto finisce nel "si salvi chi puó".

      P.S:Le stelle sono tante... e quella di negroni.......NON TE LA PIJA'
      MA NUN ME ROMPE LI C....

    1. brunotto588 23 gennaio 2010

      Eh, domani ... Negroniiiii ... vuol dire qualità !

    1. brunotto588 23 gennaio 2010

      Qualsiasi forma di "opposizione di massa" ormai è preclusa e completamente utopica. Dovete capire le dinamiche più semplici del sistema e combatterle in privato, con una sana resistenza passiva individuale. E' l' unica forma di lotta lotta non attaccabile frontalmente, e non strumentalizzabile mediaticamente dal sistema. Ciao !

    1. brunotto588 23 gennaio 2010

      I radicali hanno venduto il culo come tutti ... a parte questo, alcuni risultati raggiunti in passato testimoniano che questo tipo di tecnica sarebbe la sola praticabile. Ma ormai solo come "atteggiamento individuale": qualsiasi azione di massa ormai è preclusa, e sarebbe perdente in partenza. Ciao !

    1. indyp 23 gennaio 2010

      Si l'ho vista ma non è un documento originale, è un'articolo di Znet; quello che ho segnalato a barnard è un documento originale. Barnard non conosce gli articoli e i report del CFR alla pagina www.cfr.org. Se li conoscesse non parlerebbe a sproposito sul Nuovo Ordine Mondiale

    1. brunotto588 23 gennaio 2010

      Sì, bravo, secondo me centri il problema quando parli di consenso .. difatti è verso la creazione di consenso che sono rivolti i massimi sforzi del potere, consenso senza il quale QUESTO SISTEMA CROLLEREBBE DALL' OGGI AL DOMANI. Ecco: concentriamoci su questo punto: siamo "noi" a fornire l' energia vitale al mostro, che si nutre del nostro consenso. Capito questo, capito tutto: non diamoglielo più: a cominciare dalle cose semplicissime, come andare a ritirare i soldi dalle banche, come opporsi al pagamento del canone rai, come astenersi dall' acquistare qualsiasi giornale. Cose piccole, ma che creerebbero un rebound enorme sul sistema del consenso, generando una sostanziale sfiducia. Sfiducia che si tramuterebbe in "concretezza negativa" per il sistema: investitori che non investirebbero più in pubblicità, crollo del sistema mediatico, nascita di fonti alternative di informazione, crisi del sistema bancario, sviluppo di monete alternative ... Insomma, basterebbe poco ... Il sistema è marcio ormai, basta una piccola spinta di "sano dissenso", di sana "rivolta passiva", basta togliergli consenso ( e benzina) per farlo potenzialmente crollare. Non credo invece in azioni organizzate e manifestamente aperte, che sarebbero subito controllate con la forza o mediaticamente. Ciao, risentiamoci !

    1. brunotto588 23 gennaio 2010

      Qui in fondo ti sbagli: Su cosa poggia questo "colosso" se non sulla cieca fiducia che noi stessi gli attribuiamo ? Cosa è Matrix se non il parassita che si nutre delle nostre stesse energie ?? Perchè pensi che si diano tanto da fare a disinformare e a lavorare sull' opinione pubblica ? Perchè un parassita sa che potrà esistere solo fino a che l' organismo ospite glielo consentirà.

    1. brunotto588 23 gennaio 2010

      Internet è come Cristo ai tempi dei Romani ... una campana dove si possono sentire cose diverse. Ma strumentalmente una voce assai risibile a confronto dei grandi media: per questo non lo bloccheranno mai. Perchè, finchè i numeri sono questi, a "loro" serve moltissimo, come finestra di controllo del dissenso, e non rappresenta nessuna vera minaccia. Poi potranno sempre crociffiggerlo, se cominciasse a farsi troppi seguaci. Insomma: nessuna via "collettiva" di ribellione sarà permessa. Per questo dico e ripeto fino allo sfinimento che l' unica soluzione sarebbe la resistenza passiva, condotta singolarmente, capillarmente, nella vita quotidiana, senza platealità, e senza il rischio di essere strumentalizzati. Ciao !

    1. brunotto588 23 gennaio 2010

      Non è mica vero, basta essere meno pecore.

    1. brunotto588 23 gennaio 2010

      OOOHHHH, FINALMENTE ! Qualcuno che ha colto il quid della questione ...! E qualcuno che come me pensa che un po' di sana resistenza passiva basterebbe a mettere a posto un sacco di cose, soprattutto se ben indirizzata ... ritirate i soldi dalle banche, buttate via Tv e giornali ... e vedrete se le cose non cominciano a cambiare ... In fondo il matrix si fonda proprio sulla forza e la fiducia che noi stessi gli attribuiamo ... ecco, pensa alla sfiducia che si genererebbe nel sistema se la "gente di sytrada" vedesse altra gente recarsi agli sportelli a rititare i soldi ... se vedesse altra gente farsi sequestrare platealmente la tv ... comincerebbe a dubitare, e a questo punto per un sistema che si basa solo sulla cieca fiducia dei sudditi, basterebbe una piccola iniezione di sfiducia per sfibrarlo. Ciao !

    1. brunotto588 23 gennaio 2010

      Non è mica vero che dall' altra parte c'è sempre qualcuno "più forte" ... c'è semplicemente un "parassita minoritario" che ha una paura folle della massa, ben sapendo di essere in minoranza, e per questo ci tiene tanto al controllo dell' Opinione Pubblica ... Insomma, la prigione, il sistema, chiamalo come vuoi, è innanzitutto nella nostra testa, ed è lì che va innanzitutto debellato. Poi non è vero che bisogna fare chissà cosa ... una volta capiti i meccanismi del parassita, basta non dargli più il culo. Singolarmente, che è anche meglio e non sfruttabile da strumentalizzazioni varie. Sto parlando di mettere in opera un po' di sana "resistenza passiva". Ciao !

    1. fernando20 23 gennaio 2010

      Sono d'accordo in buona parte per quello che scrivi ma....ogni volta che i popoli si sonoi ribellati "i grandi furbacchioni" (Banchieri, sette insomma chi detiene veramente il potere) studiavano il sistema di darti la carotina, preparandosi (senza fretta) a darti una bastonata.....io penso che gli unici che hanno fatto veramente qualcosa per riprendersi la loro dignità di popolo sono stati i Francesi (con la rivoluzione)....
      Abbiamo lasciato le mele marce sul cumulo, ed ora il marcio è dappertutto, lo sò che questo non è razionale....ma una pulizia ai grandi livelli ci aiuterebbe a vivere meglio...

    1. anonimomatremendo 23 gennaio 2010

      E invece no,finalmente ora il nemico comune diventa sempre piú chiaro e visibile e a scala mondiale ,l unica dimensione reale in cui una rivoluzione anticapitalista possa vincere.l opraio e´messo di fronte non piu´al "suo"padrone ma visto l anonimato imperante a tutta la classe dei "padroni" i quali non da oggi ,ma da sempre si devono misurare non solo con il proletariato ma anche con la concorrenza avversaria e quindi con le leggi inesorabili del capitalismo.Oggi la cosa é semplicemente piu´evidente.Sará anche vero che "siamo tutti sulla stessa barca" solo che alcuni sono al timone e sui pontili in alto e altri nelle stive a sbucciar patate e tirare i remi.Comunque il bello della modernitá é che oggi per sbugiardare un filosofo non é necessario mettergli contro un altro filosofo,basta un semplice e rude operaio che gli sbatte in faccia la realtá.

    1. augustina 23 gennaio 2010

      Cito qualche stralcio di Umberto Galimberti tratto dal libro “i miti del nostro tempo”, al di la della polemica sul mondo del web

      “Perché oggi la Rivoluzione non scoppia?”.
      Nel rivoltoso ’68, c’era ancora una “dimensione umanistica”, ovvero c’era la possibilità di scontro tra due “volontà” ben distinte. E questo, forse, era un bene. Infatti, in quegl’anni, gli interessi dell’operaio erano diversi, opposti forse, da quelli del grande imprenditore; il signor Rossi o il signor Tal dei Tali si scontrava ogni giorno con il signor avvocato Agnelli. Questo contrasto era già stato definito da Hegel come rapporto Servo/Padrone. In fin dei conti, c’era terreno di scontro che, volendo o non volendo, portava ad un progresso comune. Oggi, sia il Servo (operaio) che il Padrone (imprenditore) sono dalla stessa parte. Paradossalmente non sono più contrapposti, vanno a braccetto. Tutto questo perché sopra di loro aleggia, come un uccello nero e aggressivo, quella che il filosofo Galimberti chiama “dimensione anonima”, ovvero il Mercato. Una dimensiona anonima che si completa con la tecnica finanziaria e gli investimenti, con le rincorse affannose al prestito, con l’ipotecarsi tutto per acquistare il superfluo, ipotecare figli e futuro, ipotecarsi anche le mutande. Il Mercato diventa, quindi, la “volontà” antagonista e intangibile sia del Servo che del Padrone. Ci si chiede, quindi, cos’è questo Mercato? Cos’è questo Nessuno? Data l’indecifrabilità di questo Nessuno, i giovani d’oggi non sanno con chi prendersela, rinunciano alla battaglia, abbandonano l’idea di Rivoluzione. Bivaccano e vegetano in una società che sembra ottima, ma che ottima non è affatto.

      Sempre dal libro
      Fine del potere degli stati
      “la specializzazione imposta dal mercato porta alla frammentazione dei processi lavorativi e inoltre la mondializzazione del mercato dei capitali ha apportato il colpo decisivo al già tramontante potere degli stati, alla possibilità di influenzare con le politiche statali il corso degli avvenimenti. Altra caratteristica del capitalismo globale è la fine dell’indipendenza degli stati dato che la loro politica economica diventa pura esecuzione di ricatti finanziari al fine di ottenere crediti.” Romano Madera

      Se questa analisi è credibile allora non abbiamo nemmeno più un nemico Stato contro cui lottare ma un gigante, un colosso di chi ha il potere finanziario,fondo monetario ,banca mondiale ecc,.....la vedo dura!!

    1. anonimomatremendo 23 gennaio 2010

      Sei davvero sicuro che l´ indipendenza indiana habbia avuto esito vittorioso(per chi poi?)grazie a Gandhi e non invece nonostante egli?Pensi davvero che Gandhi possedesse una visione autenticamente rivoluzionaria?

      "Io non prenderò mai parte alla privazione delle classi proprietarie della loro proprietà privata senza che ci sia una giusta (!) causa. Voi potete star certi che io impiegherò tutta la forza del mio influsso per evitare una guerra di classe. Nel caso in cui sarà fatto il tentativo di privarvi ingiustamente della vostra proprietà io lotterò dalla vostra parte".Un concetto di non-violenza abbastanza selettivo e a senso unico non trovi?

      Infatti,appena la lotta superava certi limiti ponendosi cioé non solo contro l imperialismo inglese ma anche e soprattutto contro gli interessi della borghesia dirigente nazionale ,come nei fatti accaduti a Peshavar quando i soldati indù inviati per reprimere il movimento di massa antigovernativo si rifiutarono di sparare sulla folla dei musulmani iniziando così una minacciosa fraternizzazione mai vista prima,cosa disse il nostro pacifista....nazionalista? "Il soldato che non si sottomette all'ordine di aprire il fuoco viola il giuramento da lui stesso prestato, rendendosi colpevole di una criminale insubordinazione..."..D´altronde lo stesso Gandhi affermava:"io prima di tutto sono indú,poi patriotta".

      Un grande!

      PS:sotto il guanto di velluto si nasconde sempre un pugno di ferro,ossia la repressione di Stato organizzata in corpi armati...assai solidi e materiali.Altro che realtá immaginaria che non esiste.

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