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NOI, MARTIN LUTHER KING, E PERCHE’ PER QUALCHE TEMPO ME NE STARO’ ZITTO

DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

“Sono convinto che se vogliamo metterci dalla parte giusta della rivoluzione mondiale, noi dobbiamo sottoporci a una radicale rivoluzione di valori. Dobbiamo rapidamente allontanarci da questa società centrata sui beni, e andare verso una società centrata sulle persone. Quando le macchine, i computer, i profitti, e i diritti di proprietà sono considerati più importanti delle persone, i tre mostri del razzismo, materialismo estremo e militarismo non possono più essere sconfitti ”.
Martin Luther King disse queste parole a New York, nella Riverside Church, il 4 Aprile del 1967. La cosa che mi colpisce, tanto, di quel passaggio è il suo appello pronunciato quarantatre anni fa affinché ci si allontani dal modello di società basata sull’Esistenza Commerciale, precisamente il modello trionfante oggi. Questo, più di ogni altra cosa, ci dà la misura del nostro fallimento, del fallimento della sinistra, degli intellettuali, e degli attivisti. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
King, la notte prima di morire, e cioè il 3 Aprile 1968, parlò a una folla a Memphis. Fra le tante cose, egli raccontò di quando anni prima fu accoltellato da una donna di colore durante la presentazione di un libro. La lama del coltello sfiorò la sua aorta lesionandola gravemente. Dopo l’intervento chirurgico i medici gli dissero che se solo avesse in quei tragici minuti sternutito, sarebbe morto. La circostanza fu ripresa dai giornali. Tempo dopo, Luther King ricevette una letterina, dove vi era scritto: “Caro Dr. King, sono una studentessa della prima liceo White Plains. So che non deve contare, ma le dico che sono una ragazza bianca. Ho letto sui giornali della sua disavventura e della sua sofferenza. E ho letto che se lei avesse sternutito, sarebbe morto. Le sto semplicemente scrivendo per dirle che sono così felice che lei non abbia sternutito”.

Il leader nero era stato quasi ucciso da una sua sorella di razza, non da un bianco razzista, e ritrovò in quelle poche righe il coraggio di continuare, il suo immenso coraggio. Lo stesso coraggio che ebbero gli studenti di colore nel 1960, quando in massa decisero in tutti gli stati del sud degli Stati Uniti di sedersi nelle mense per soli bianchi. Lo stesso coraggio che ebbero gli studenti di sinistra cileni nel 1973, quando continuarono a riunirsi nonostante il terrore. Lo stesso coraggio che ebbero gli operai polacchi a Danzica o i giovani cecoslovacchi a Praga nonostante le bocche di cannone sovietiche. Si potrebbe continuare.

Ricordiamoci: una lettera di carta, un francobollo. Nulla di più insignificante fra i mezzi per aiutare una rivoluzione. La differenza la fece il coraggio. Noi non affrontiamo i cappi d’impiccagione dei razzisti di allora; non affrontiamo le torture della DINA di Pinochet; non affrontiamo i carri armati. E non dobbiamo sconfiggere trecento anni di segregazione, un regime neonazista o un impero stalinista. Ma siamo al palo come forse mai nella Storia contemporanea, di fronte a nemici ben minori, scoraggiati da ostacoli per cui nessuno di noi morirà di tortura o nelle fosse comuni, come ahimè fu per milioni prima di noi.

Non abbiamo più scuse noi, con le nostre portaerei d’informazione e il nostro fondoschiena parato. Ho già detto che dobbiamo smettere di drogarci d’informazione ossessiva in questo web-trappola, e si deve scendere in strada a farsi sentire nei luoghi della vita vera, negli uffici, ospedali, palazzi del potere, fabbriche, scuole e università, o aiutando chi ha bisogno, con la stessa tenacia e perseveranza di chi ha sofferto per darci le libertà che abbiamo. Come i neri americani di Luther King si sedettero in quelle mense e si rifiutarono di muoversi, così dobbiamo fare noi in altri luoghi, e rifiutarci di muoverci se non vediamo soddisfatti i nostri diritti. Essere in massa fa la differenza, come la fece per loro, è ovvio, dovremmo arrivare a esserlo in ogni data istanza e ad essere perseveranti, cioè senza squagliarci al sole come è usanza tipica italiana dopo pochi mesi di entusiasmo. Ma anche lottare in pochi o da soli conta, e l’esserlo non ci esime dal dovere di farlo, così come lo fecero milioni prima di noi. Se no, noi cosiddetti impegnati siamo ridicoli, i primi ridicoli ‘rivoluzionari’ della Storia, quelli ‘di tastiera’.

Per questo motivo mi tolgo dalla mia tastiera, scriverò molto di rado, mi rifiuto di buttare io stesso altro carbone nella locomotiva dell’obnubilamento civico che è la Rete. Per me è un sacrificio enorme, perché scrivere è la mia vita. Ma qui ripeto: “Ritiriamoci nelle nostre case e chiediamoci fino a piangere: perché non so più cambiare il mio tempo?”. Ci risentiremo qui fra… non so. Nel frattempo e prima di allora ci incontriamo nei luoghi della vita vera, ciascuno a fare la sua battaglia. Spegnete il pc, vi basta un pezzo di carta e un francobollo, vi basta la voce. E il coraggio.

Paolo Barnard
Fonte: www.paolobarnard.info/
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=175
21.01.2010

 

Pubblicato da Davide

  • giosby

    Pensare non è attraente, questo è il dramma.

    Se riuscissimo a proporre notizie CERTE al pubblico del Grande Fratello, del campionato i calcio e dei Black Eye Pies suscitando almeno lo stesso interesse e la stessa voglia di replicare le gesta di questi “eroi” avremmo già fatto un grande passo avanti.

    Ma non abbiamo alcun mezzo, né capacità creativa, né soldi a sufficienza e neanche francobolli, pertanto ci resta la tastiera su cui addormentarci …

  • edo

    Caro Paolo, siamo una minoranza. Tu sei una minoranza nella minoranza… con la segreta speranza di diventare maggioranza… perciò sei maggioranza anche tu (che ti piaccia o no).
    Scrivi ogni volta che hai qualcosa d’interessante da dire, anche perchè, ciò che t’interessa sai esprimerlo piuttosto bene.
    Il fatto che “io” possa non essere sempre d’accordo con ciò che sostieni, è anche l’espressione di una maggioranza… e per fortuna!

  • riefelis

    Come al solito Barnard ha ragione.

  • Lord_Archon

    Se vogliamo essere efficaci, ci serve prima un piano coordinato.

  • tixgo

    Concordo ancora una volta con Barnard.

    In più aggiungo che se le “rivolte web” finora fatte sono fallite (quasi tutte) è perché, in buona sostanza, la maggioranza della gente che vi ha partecipato lo ha fatto solamente perché era bello parteciparvi e la facceva sentire un po’ rivoluzionara.

    La dura realtà, come si deduce vedendo il documentario Capitalism: A love story, è che oggi è possibile vedere una vera rivolta o rivoluzione solamente quando ci si trova veramente con la merda fino alla gola.

    Finché avremo i soldi per pagare le bollette dell’adsl e della corrente vorrà dire che saremo ancora, tutto sommato, bene. Sarà la vera crisi, che deve ancora arrivare e che ridurrà drasticamente il nostro standard di vita, a portarci lontano da questa illusione e magari a riportarci coi piedi per terra.

    Per oltre 50 anni il ceto medio ha accettato buona parte delle ingustizie prodotte dal sistema, purché fosse garantito all’uomo medio un buon livello di benessere.

    Preparatevi all’atteraggio.

    Grazie Barnard.

  • marco08

    Caro Paolo questa volta hai toccato il mio cuore. Martin Luther King per me ha rappresentato la vera rivoluzione razziale, egli andò oltre il colore della propria pelle lui cercò l’ uguaglianza vera quella a 360 gradi. Concordo che bisognerebbe attivarsi, incontrarsi e imporsi sui propri luoghi di vita ma come? Tu stesso scrivi ma non organizzi mai meeting o iniziative pubbliche, per andare oltre e scendere sulle strade bisogna sempre trovare qualcuno o qualcosa che abbia il carisma e la forza di raccogliere le masse e questo a me sembra sempre più difficile da trovare visto il panorama attuale.Comunque qualche compromesso bisognerà firmarlo altrimenti questa aggregazione e questa forza propulsiva non la troveremo mai , dall’ altra parte c’è sempre qualcuno “più forte di noi”.

  • astabada

    Su una cosa non sono d’accordo con Barnard: quando dice che le nostre sfide sono piu’ semplici di quelle del passato.

    “E non dobbiamo sconfiggere trecento anni di segregazione, un regime neonazista o un impero stalinista. Ma siamo al palo come forse mai nella Storia contemporanea, di fronte a nemici ben minori, scoraggiati da ostacoli per cui nessuno di noi morirà di tortura o nelle fosse comuni, come ahimè fu per milioni prima di noi.”

    Noi dobbiamo affrontare problemi più che mai globali, ciò che costituisce una complicazione enorme. Ad esempio il potere può usare i popoli gli uni contro gli altri, vanificando le lotte dei lavoratori in Italia (per esempio) grazie alla manodopera a basso costo in Thailandia (per dirne una). Vi lascio immaginare la difficoltà dei rappresentanti dei lavoratori italiani a recarsi in Thailandia e convincerne gli operai ad appoggiare le loro rivendicazioni…

    Il fatto che invece di sottometterci col pugno di ferro ci tengano buoni con il lettore mp3 (e tutto il resto), non vuol dire che il potere non abbia alternative. Si tratta solo del metodo giudicato più adatto al contesto, tanto è vero che non disdegna affatto l’uso della forza laddove soggetti (penso subito ai Giornalisti uccisi in tutto il mondo) o interi popoli (Honduras, Afghanistan, …) non si lascino irretire (o non sono previste risorse da allocare a tal proposito).

    La nostra sfida è di sicuro più grande, perché anche se un giorno riuscissimo a far cadere il velo che confonde la realtà ed a liberare la gente, saremmo solo al punto da cui gli studenti cechi cominciarono la loro lotta. Ci troveremmo allora anche noi ad affrontare il re nudo – ma tutti sanno che quando è nudo il potere non va tanto per il sottile…

    Just my 2c
    astabada

  • jake

    Ciao Paolo…

    Ti stavo aspettando….

    Leggendo tutti i tuoi interventi mi chiedevo quando avresti dato una risposta sul cosa fare, sul cosa farai/faremo per passare da “tippettatori virtuali “del web a “guerriglieri “ del mondo reale!

    Continui a ripetere di usare la propria testa…giusto, ma le singole teste non possono fare nulla!

    A parte che il problema è uno solo, e cioè gli ITALIOTI di cui , anch’io, come te faccio parte , io credo che in una democrazia, dove il 60 % della popolazione vota il Berlusconi di turno, la partitocrazia di turno ( non è che l’opposizione faccia delle grandi cose eh??) , dove gli va bene il vivere di questa società, non ci sia più nulla da fare.

    Noi ci lamentiamo… ma siamo una minoranza.

    E poco importa se la colpa sia dei media, dei nostre teste acefale, della Tv o di chi sa cosa…. Quello che conta è come hai detto tu è che abbiamo “fallito”.
    Ricordati però che siamo e restiamo una minoranza….. e anche se la minoranza diventa super attiva
    scende in strada a farsi sentire nei luoghi della vita vera, negli uffici, ospedali, palazzi del potere, fabbriche, scuole e università, sempre minoranza resta!

    Possiamo consolarci aiutando chi ha bisogno ma questo non serve dirlo, lo si fa e basta! E’ insomma una magra consolazione che ci permette di giustificare il nostro fallimento!

    Oramai non vi è più nessuno disposto a combattere veramente per il proprio credo….

    E anche se tu smetti di scrivere ( cosa di cui dubito veramente e in effetti hai già risposto a CARLO MATTOGNO) cosa risolvi?

    Singolarmente, senza TV, senza internet, senza quel mezzo che ti permette di condividere con molti la tua idea rimani un eremita errante per il mondo reale, sputtanato e deriso dalla maggioranza.
    Mi sembra che King abbia lottato sino in fondo e non sia fuggito.
    La tua cos’è se non una fuga con la pretesa della scusante o giustificazione?

    ciao

  • sentinella

    il problema di fondo è che siamo tutti più meno d’accordo sull’OPPORCI A ma quando si tratta di UNIRSI su proposte concrete saremmo sicuramente divisi e lacerati perchè non siamo lupi ma siamo cani.
    I lupi in branco sono animali sociali che collaborano per la riuscita della caccia: hanno un capobranco riconosciuto ed ognuno gioca il suo ruolo per il raggiungimento del risultato finale.
    Noi siamo cani ognuno fedele alla mano del padrone che ci porge il cibo, pronti a voltar gabbana non appena udiamo il suo fischio di richiamo. E’ una questione culturale: non siamo liberi dentro, ci hanno educati così e così è fatta tutta la nostra comunità sociale. Ognuno ha la sua parrocchia e all’interno delle sue mura invisibili ci passa tutta la vita.
    Siamo bravissimi a trovare il pelo nell’uovo agli altri, abilissimi nella dietrologia e quando si muove qualcosa ancora più bravi a smontare tutto quello che fanno gli altri in nome della purezza del nostro pensiero.

  • indyp

    Per una volta almeno sei coerente con te stesso.
    Ricordo però una cosa.
    Se si scende in piazza prima di avere individuato il vero potere si rischia di essere strumentalizzati come in tutte le “cosiddette” rivoluzioni e ne abbiamo avuto un esempio coi i grillini che sono scesi in piazza per delle cagate assurde poste dal loro leader.
    Poi c’è stato il popolo viola sceso in piazza contro il Berlusconi. Poi ancora prima ci sono state migliaia di manifestazioni “sempre contro il politico di turno”; cioè il potere, quello vero, caro barnard, non è mica fesso. Sa che la gente scende in piazza, prima o poi. E allora gli ha costruito i parafulmini contro cui sbraitare. Il vero potere ha sempre sfruttato le persone che scendono in piazza, in tutti i regimi del mondo.
    Caro Barnard, se la gente scende in Piazza contro il parafulmine di turno e non ha prima capito quale è il vero potere, non cambierà mai niente. Scendere in piazza in un “movimentismo” senza testa non porta da nessuna parte.
    Caro Barnard ma tu sai cosà è il vero potere? Non parlo del Cfr, della Trilaterale, del Bilderberg, di Soros che tu citi, ma parlo delle Banche.
    Quante manifestazionti hai mai visto in america latina che protestano contro le Banche, il VERO potere? Queste sono le manifestazioni che hanno il potere di cambiare qualcosa. Quanti articoli hai fatto sulle BANCHE, caro Barnard? Adesso che tu vai in piazza cosa spiegherai a quelli che vuoi coinvolgere? Gli dirai forse, come hai fatto in molte tue conferenze, che il Nuovo Ordine Mondiale non esiste perchè lo dici tu che hai letto tutti i documenti ufficiali del mondo? Caro Barnard ti sei mai letto il documento del Council on Foreign Relations http://www.cfr.org/project/1369/international_institutions_and_global_governance.html espressione del Banchiere Rockefeller prima di dire che il Nuovo Ordine Mondiale è una minchiata dei “complottisti”?
    Se le persone non scendono in piazza come persone consapevoli e informate saranno sempre strumentalizzate e nella storia non cambierà mai un cazzo! Tu sei proprio poi così sicuro che solo su internet siamo tutti schedati? Hai mai sentito parlare di RFID? Sai cosa sono gli RFID Barnard? Un’altra minchiata dei complottisti? Informati!
    Tu sei stato un dipendente dei di un’azienda che gestisce uno dei mezzi di informazione più Diabolici e passivizzanti della storia dell’uomo. Il mezzo di informazione che più di tutti ha reso l’uomo un puppazzo senza nervi: LA TELEVISIONE. Hai fatto Mea Culpa de questa tua macchia nella tua carriera? O ti credevi di cambiare il mondo da uno schermo TV?
    Chi studia, legge, approfondisce le dinamiche del vero potere, su internet, come sui libri è solo un povero allocco? Caro Barnard se la smetterai di scrivere io non sentiro certo la tua mancanza, anche perchè delle tue analisi non c’è mai stato un pensiero originale. Continuero invece a informarmi e a scendere in strada, ENTRAMBE LE COSE, CHE NON VEDO IN CONTRADDIZIONE.

  • brunotto588

    CI SAREBBE UNA TERZA VIA, l’ unica che avrebbe qualche possibilità di riuscita.
    Questa volta sono in netto disaccordo con Barnard, a cui continuo a criticare questo suo incitare ad un attivismo che vedo del tutto insensato, e che non avrebbe nessuna reale possibilità di riuscita … senza dire che le ribellioni aperte fanno male. Eppure per ribaltare le cose basterebbe volerlo: il fatto è che troppi “piccoli” interessi impediscono di volerlo veramente.
    IL COLOSSO DAI PIEDI DI MERDA, come ho chiamato in un mio post l’ attuale sistema di potere, poggia appunto su due piedistalli che hanno la stessa consistenza della merda: il controllo monetario ed il controllo dell’ informazione. Poggia sul fumo, su due cose fittizie, su una realtà immaginaria che NON ESISTE, ma che ci viene fatta credere. Poggia insomma su pilastri che hanno la stessa consistenza di Babbo Natale, della Befana e dellas Cicogna che porta i bambini. BALLE.
    Ergo, se tutti i lettori di questo sito ( che ormai somiglia sempre più a un fumettone che fa solo il verso a se stesso, ed ha perso qualsiasi potenziale smalto “dinamico” ) ritirassero oggi i soldi dalla banca e buttassero stasera la Tv giù dal balcone, lunedì il sistema sarebbe sul punto di crollare. Basterebbe questo, ma nessuno lo vuole.
    Perchè ? Per la stessa ipocrisia di chi finge di piangere i terremotati, ma impedisce agli aiuti di arrivare, semplicemente perchè NON E’ QUELLO che vuole.
    Per la stessa ipocrisia di chi contesta a parole ma poi paga il canone Rai e compera il giornale in edicola, di chi blatera tanto ma poi investe in prodotti finanziari. ( Vi siete accorti di quanti articoli di “previsioni finanziarie” ospita questo sito, articoli che fanno sempre oltre 4000 lettori ? Vi siete chiesti come mai ??? )
    Cominciate dunque ad andare un po’ tutti a fanculo, a cominciare da chi segue con tanto interesse speculativo le vicende finanziarie. CAMBIARE SI PUO’, il fatto è che nessuno lo vuole realmente. Tutto qui. Ciao !

  • CarloLux
  • giosby

    Non è la prima volta che Paolo si ritira a vita privata.
    E scommettiamo che non sarà l’ultima!

    In gergo si chiama depressione.

    Comprensibile, certo, ma è un problema sociale o personale?

    http://www.giosby.it/2009/05/10/pavidi-schiavi-o-complici-benestanti-commentando-paolo-barnard/

    http://www.giosby.it/2009/05/11/scambio-di-email-con-paolo-barnard/

  • brunotto588

    Ah, il concetto, a chi fosse sfuggito, è quello della “Resistenza Passiva”.
    Ha già vinto una volta, e alla grande, contro il maggior impero coloniale dell’ epoca. Metterlo in pratica costa meno fatica che scendere in piazza. Inoltre ha maggior efficacia, offre il grande pregio dell’ anonimato, e preserva dalle pallottole vaganti. Ma voi continuate, continuate pure a parlare di aria fritta ed ostinatevi a non volervi togliere quel cazzo di fette di salame che avete sugli occhi. Ciao !

  • idea3online

    E’ giusto non essere
    dipendenti da queste macchine infernali che sono i computer o la rete, però
    siamo qui, è poichè siamo esseri umani a somiglianza di Dio, useremo la
    tecnologia finchè ci è utile, se dovessimo capire che dipendiamo dalla rete a
    volte potrebbe accadere, dobbiamo fuggire verso la vita creata da Dio, la rete è lo strumento dell’Elite del NWO, la stessa Elite è sottomessa al Demonio.(La struttura internet è la nuova Torre di Babele e l’Elite è il moderno NIMROD). Infatti se facciamo una passeggiata
    nella vita reale anche senza fare niente siamo rigenerati, se facciamo una passeggiata
    nel mondo virtuale non siamo rigenerati, ma il caos regna sovrano nella
    nostra mente, facciamo tanto e non facciamo niente(Il troppo è come al niente..gli opposti si annullano) caos nel senso che i ritmi dei tempi sono veloci e poichè noi
    siamo a somiglianza divina i nostri sensi si scontrano con la velocità del
    mondo virtuale.

    Chiudo con questa scrittura della Bibbia piena di equilibrio:

    Ecclesiaste 7:16-20

     

    Non esser troppo scrupoloso

    né saggio oltre misura.

    Perché vuoi rovinarti?

    Non esser troppo malvagio

    e non essere stolto.

    È bene che tu ti attenga a questo e che non stacchi la mano
    da quello, perché chi teme Dio riesce in tutte queste cose.

    La sapienza rende il saggio più forte di dieci potenti che
    governano la città. Non c’è infatti sulla terra un uomo così giusto che faccia
    solo il bene e non pecchi.

  • mazzi

    Barnard, tu mi piaci, non puoi non piacermi per quello che scrivi. O sei un genio dell’infingardaggine, cosa che non credo, o sei il piu’ sincero dei sinceri.—————– Tuttavia…. ogni volta che leggo i tuoi post mi cascano le braccia. ———————-Possibile che tu non abbia capito che le rivoluzioni (ha ancora senso tale parola?) le fanno le grandi idee? Possibile che tu non abbia ancora capito che la grande vittima dei nostri tempi e’ l’idea e che senza di essa tutto e’ affondato nella melma di un individualismo viscerale, di un opportunismo pragmatico? Possibile che non vedi che tutto e’ ormai confusione e che proprio gli intellettuali di sinistra, anche onesti per carita’, sono stati i primi a prestarsi a questo gioco di confondere, ribaltare, relativizzare e distruggere? ————————Eppoi … Rivoluzione, d’accordo, e verso che cosa? Additi forse una meta? Rivoluzione in senso forse Marxista? No, non credo, e allora cosa facciamo, cacciamo il diavolo dalla porta per vederlo rientrare dalla finestra? Continuiamo a tenere in piedi il mostro capitalista? Dicci, Barnard, che rivoluzione pensi si possa fare parlando in senso quanto mai vago di cambiare il nostro modo di ragionare e di muoverci fra la gente? Perfino negli ospedali…. Queste sono cose che fanno le madri Teresa e i missionari, e le madri Teresa e i missionari non hanno mai fatto la rivoluzione.———————————— Infine, hai ben presente a chi stai predicando su questo sito? Mi sa di no, ed e’ anche per questo che con tutto il bene che ti voglio, riesci solo a farmi cascare le braccia.

  • renatino

    Hai ragione tu come ha ragione brunotto588 quando sostiene che nessuno vuole realmente cambiare.
    Internet non c’entra nulla, è solo un’altra opportunità.
    Ma se davvero internet nn serve a nulla contro il potere, perchè lo vogliono bloccare, limitare?!
    Non è un controsenso?!

    Tu pensa che volevo scrivere qualcosa io sul pensiero di Martin Luther King,

    giorni fa che è stato il suo giorno di nascita.
    Altro che i prof della pennsilvenya che ci spiegano l’empatia!! Ma andasse a fan..!
    Quella donna bianca che hai descritto tu è un modello di empatia!!

    Paolo, forse anche tu sei troppo empatico, sensibile che non accetti i compromessi.
    Mi sa che nella vita tocca farli se vuoi costruire qualcosa.

  • renatino

    A me la Resistenza passiva ricorda anche i radicali che odio.
    Per il resto d’accordissimo con te.

  • kermitilrospo

    ci vuole la “pancia vuota” e la fame vera (di tanti)

  • mikaela

    ” Caro Barnard ti sei mai letto il documento del Council on Foreign Relations “

    Credo che tu ti sia perso parte di questa considerazione. {posso capirti, e’ un po’ lunghetta)Barnard non solo ne ha parlato ampiamente ma cita anche un libro come fonte.

    The Council on Foreign Relations and the Center for Preventive Action, Michael Baker, 6 marzo 2008, Znet

    http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=154

  • anonimomatremendo

    Ancora dietro a questi miti moderni .Ma ancora non l ´avete capito che la rivoluzione mondiale prossima ventura non avrá messia,non sará incentrata sulla Persona o su presunti valori e diritti universali astratti e non calerá dall alto da menti illuminate .Questi sono gli utili fetticci dell ultima rivoluzione vittoriosa:quella borghese.Sarebbe l´ ora di disfarsene no?.La prossima rivoluzione sará la comunista pura,e sará anonima, tremendamente anonima.

  • stimiato

    Ho letto i commenti per scrupolo, non si sa mai vada a dire qualcosa detta già da qualcun altro. Ossia: mi hai tolto le parole di bocca (o forse sarebbe necessario specificare “dalle dita”, che è molto diverso).
    Il punto è che siamo dove siamo (e in parte rilevante come siamo) perché un disegno sottile ci ha portati qui. Altro che fessi, i fessi siamo noi. Hanno abilmente creato le condizioni di questa situazione, non usano la violenza (non platealmente) perché non ce n’è bisogno. Quello che dobbiamo sconfiggere è l’evoluzione occidentale (nel nostro caso) di modelli come regimi (neo)nazisti o imperi stalinisti. Spesso non sappiamo neanche esattamente contro chi lottare, se contro i banchieri, contro la chiesa, contro gli speculatori, contro i politici, contro la polizia, contro gli immigrati o gli omosessuali.
    Credo (e non mi sembra di aver scoperto la ruota) che il successo maggiore questo sistema lo abbia raggiunto con la manipolazione. Non sappiamo chi è il nemico, non sappiamo di che mezzi dispone (nè di che mezzi disponiamo noi, facciamo una gran confusione tra i nostri e i suoi mezzi), di che consenso gode, quanto di lui conosciamo e quanto è solo ciò che esso vuole che noi crediamo su di lui.
    Ci cimentiamo in attività che crediamo forme valide di lotta e ci rendiamo conto che stiamo semplicemente rafforzando l’esistente.
    Non sappiamo da dove cominciare.
    E Barnard (che tra tutto ció che leggo, che tra bi-parentesi in questo periodo non è neanche tanto, mi sembra l’autore di alcune tra le analisi più lucide) ci viene a raccontare che ci troviamo di fronte ben poca cosa? Come ben poca cosa si manifesta, ma in tempi “difficili” (altri tempi) abbiamo visto che ben poca cosa non è.
    Resta la domanda: che possiamo fare? e io che ne so?
    Davvero, se avessi risposte sarei soprannaturale, al massimo ho qualche consiglio per gente dissociata. Magari cercare le contraddizioni, ce ne sono tante invisibili al movimento e ai più “illuminati”. Solo un esempio, tra tanti possibili: perchè tutti parlano di boicottare alcune grandi imprese, ossia di dirottare il tuo flusso uscente di “ricchezza” verso altri obiettivi, ma nessuno parla di boicottare alcune forme di lavoro, ossia di dirottare il tuo flusso entrante. Per cosa vado a boicottare nestlè se vendo 8 ore quotidiane dal lunedì al venerdì del mio prezioso sederino per 1600 euro al mese a una banca? Se i soldi sono una illusione, il lavoro è la realtà su cui si basa il sistema, ma, probabilmente perchè non mi informo abbastanza, non ho mai sentito nessuno porla in questo senso.
    Basta, che i commenti lunghi fanno male, allontanano la gente dalla vita (quando li leggono) e da cdc (quando non li leggono) e inoltre qui si potrebbe parlare per giga e giga.
    Baci e abbracci (per chi li vuole) e dimenticavo: salutiamo il militare che ci sta leggendo… ciao ciao militareeeeee

  • MrDRAgo88

    I PASSI PER IL CAMBIAMENTO, DA FARE TUTTI INSIEME.

    -INQUADRARE L’OBBIETTIVO L’obbiettivo è sbloccare la paralisi partecipativa della cittadinanza. Dobbiamo far riaquistare a tutti il senso critico, fare in modo di ottenere consensi che si contrappongano all’attuale idea del potere dominante. Identificare il libero consenso della gente come unica via, esso è un principio fondamentale dello sviluppo umano, nel corso della storia ci ha portato dalle barbarie alla civiltà e funzionerà sempre.

    – CAPIRE IL POTERE Non è Berlusconi, non sono le mafie, non è la chiesa… Studiarlo a fondo, capire com’è arrivato dov’è ora e che strumenti ha utilizzato. Inquadrare il vero nemico da combattere: l’elite economico finanziaria mondiale,i grandi banchieri internazionali, approfondire le funzioni delle organizzazioni(wto, commissione trilaterale, gruppo Bilderberg, ecc…) e come agiscono. identificare il Signoraggio bancario come la linfa dei poteri forti.

    – USARE LA PROPRIA TESTA Prendere coscenza che ognuno di noi può cambiare la storia. Non dobbiamo rappresentare il ruolo passivo ma rimetterci al centro, ripudiare il culto dei vip, dei paladini dell’antisistema e riprendere in mano le redini dell’informazione. Annullare il principio secondo cui “chi più sa più conta”, facendo ogni giorno la propria accurata analisi dei fatti per riaquistare il senso critico di cui abbiamo bisogno.

    – CREARE UN NETWORK DI ATTIVISTI Espanderci su tutto il territorio nazionale. Mettere da parte le differenze che separano i nostri gruppi per un fronte comune, unico, compatto, disciplinato, implacabile al lavoro ovunque, sempre, con linee guida universali, sempre le stesse e con metodi in perenne evoluzione. Formare un gruppo di cittadini che agiscano con indipendenza, ognuno con i piedi fermamente piantati sull’idea che il principio morale deve essere seguito a 360 gradi, a qualsiasi costo, in ogni azione e verso chiunque.

    – UTILIZZARE UNA COMUNICAZIONE EFFICACE Studiare ed applicare una comunicazione gradevole e penetrante e che funzioni nel mondo della gente comune. I nostri metodi dovranno essere in perenne evoluzione.

    – ESPANDERCI OVUNQUE Diffonderci nei luoghi della gente, implacabili, pazienti, tutto l’anno, per tentare di creare un consenso opposto a quello oggi dominante. Essere presenti in modo massiccio nelle scuole e università.

    – SAPERE CHE IL CAMMINO E’ LUNGO Dovremmo convincere milioni di persone a scelte impopolari, rinunce e mutazioni di stili di vita, ma sapendo mostrargli però la convenienza finale di un mondo più in equilibrio. Occorreranno anni prima di vedere risultati concreti, dunque non possiamo essere motivati da gratificazioni a breve termine.

    -DOBBIAMO TENTARE Non avremo nessuna certezza che questo funzionerà ma se non ci proviamo le cose andranno male comunque, quindi è assurdo non tentare. Se non riusciremo a sbloccare la paralisi partecipativa del popolo, essa è stata e sarà l’arma finale del potere.

  • anonimomatremendo

    Sei davvero sicuro che l´ indipendenza indiana habbia avuto esito vittorioso(per chi poi?)grazie a Gandhi e non invece nonostante egli?Pensi davvero che Gandhi possedesse una visione autenticamente rivoluzionaria?


    “Io non prenderò mai parte alla privazione delle classi proprietarie della loro proprietà privata senza che ci sia una giusta (!) causa. Voi potete star certi che io impiegherò tutta la forza del mio influsso per evitare una guerra di classe. Nel caso in cui sarà fatto il tentativo di privarvi ingiustamente della vostra proprietà io lotterò dalla vostra parte”.
    Un concetto di non-violenza abbastanza selettivo e a senso unico non trovi?

    Infatti,appena la lotta superava certi limiti ponendosi cioé non solo contro l imperialismo inglese ma anche e soprattutto contro gli interessi della borghesia dirigente nazionale ,come nei fatti accaduti a Peshavar quando i soldati indù inviati per reprimere il movimento di massa antigovernativo si rifiutarono di sparare sulla folla dei musulmani iniziando così una minacciosa fraternizzazione mai vista prima,cosa disse il nostro pacifista….nazionalista?

    “Il soldato che non si sottomette all’ordine di aprire il fuoco viola il giuramento da lui stesso prestato, rendendosi colpevole di una criminale insubordinazione…”..D´altronde lo stesso Gandhi affermava:”io prima di tutto sono indú,poi patriotta”.

    Un grande!

    PS:sotto il guanto di velluto si nasconde sempre un pugno di ferro,ossia la repressione di Stato organizzata in corpi armati…assai solidi e materiali.Altro che realtá immaginaria che non esiste.

  • augustina

    Cito qualche stralcio di Umberto Galimberti tratto dal libro “i miti del nostro tempo”, al di la della polemica sul mondo del web

    “Perché oggi la Rivoluzione non scoppia?”.
    Nel rivoltoso ’68, c’era ancora una “dimensione umanistica”, ovvero c’era la possibilità di scontro tra due “volontà” ben distinte. E questo, forse, era un bene. Infatti, in quegl’anni, gli interessi dell’operaio erano diversi, opposti forse, da quelli del grande imprenditore; il signor Rossi o il signor Tal dei Tali si scontrava ogni giorno con il signor avvocato Agnelli. Questo contrasto era già stato definito da Hegel come rapporto Servo/Padrone. In fin dei conti, c’era terreno di scontro che, volendo o non volendo, portava ad un progresso comune. Oggi, sia il Servo (operaio) che il Padrone (imprenditore) sono dalla stessa parte. Paradossalmente non sono più contrapposti, vanno a braccetto. Tutto questo perché sopra di loro aleggia, come un uccello nero e aggressivo, quella che il filosofo Galimberti chiama “dimensione anonima”, ovvero il Mercato. Una dimensiona anonima che si completa con la tecnica finanziaria e gli investimenti, con le rincorse affannose al prestito, con l’ipotecarsi tutto per acquistare il superfluo, ipotecare figli e futuro, ipotecarsi anche le mutande. Il Mercato diventa, quindi, la “volontà” antagonista e intangibile sia del Servo che del Padrone. Ci si chiede, quindi, cos’è questo Mercato? Cos’è questo Nessuno? Data l’indecifrabilità di questo Nessuno, i giovani d’oggi non sanno con chi prendersela, rinunciano alla battaglia, abbandonano l’idea di Rivoluzione. Bivaccano e vegetano in una società che sembra ottima, ma che ottima non è affatto.

    Sempre dal libro
    Fine del potere degli stati
    “la specializzazione imposta dal mercato porta alla frammentazione dei processi lavorativi e inoltre la mondializzazione del mercato dei capitali ha apportato il colpo decisivo al già tramontante potere degli stati, alla possibilità di influenzare con le politiche statali il corso degli avvenimenti. Altra caratteristica del capitalismo globale è la fine dell’indipendenza degli stati dato che la loro politica economica diventa pura esecuzione di ricatti finanziari al fine di ottenere crediti.” Romano Madera

    Se questa analisi è credibile allora non abbiamo nemmeno più un nemico Stato contro cui lottare ma un gigante, un colosso di chi ha il potere finanziario,fondo monetario ,banca mondiale ecc,…..la vedo dura!!

  • anonimomatremendo

    E invece no,finalmente ora il nemico comune diventa sempre piú chiaro e visibile e a scala mondiale ,l unica dimensione reale in cui una rivoluzione anticapitalista possa vincere.l opraio e´messo di fronte non piu´al “suo”padrone ma visto l anonimato imperante a tutta la classe dei “padroni” i quali non da oggi ,ma da sempre si devono misurare non solo con il proletariato ma anche con la concorrenza avversaria e quindi con le leggi inesorabili del capitalismo.Oggi la cosa é semplicemente piu´evidente.Sará anche vero che “siamo tutti sulla stessa barca” solo che alcuni sono al timone e sui pontili in alto e altri nelle stive a sbucciar patate e tirare i remi.Comunque il bello della modernitá é che oggi per sbugiardare un filosofo non é necessario mettergli contro un altro filosofo,basta un semplice e rude operaio che gli sbatte in faccia la realtá.

  • fernando20

    Sono d’accordo in buona parte per quello che scrivi ma….ogni volta che i popoli si sonoi ribellati “i grandi furbacchioni” (Banchieri, sette insomma chi detiene veramente il potere) studiavano il sistema di darti la carotina, preparandosi (senza fretta) a darti una bastonata…..io penso che gli unici che hanno fatto veramente qualcosa per riprendersi la loro dignità di popolo sono stati i Francesi (con la rivoluzione)….
    Abbiamo lasciato le mele marce sul cumulo, ed ora il marcio è dappertutto, lo sò che questo non è razionale….ma una pulizia ai grandi livelli ci aiuterebbe a vivere meglio…

  • brunotto588

    Non è mica vero che dall’ altra parte c’è sempre qualcuno “più forte” … c’è semplicemente un “parassita minoritario” che ha una paura folle della massa, ben sapendo di essere in minoranza, e per questo ci tiene tanto al controllo dell’ Opinione Pubblica … Insomma, la prigione, il sistema, chiamalo come vuoi, è innanzitutto nella nostra testa, ed è lì che va innanzitutto debellato. Poi non è vero che bisogna fare chissà cosa … una volta capiti i meccanismi del parassita, basta non dargli più il culo. Singolarmente, che è anche meglio e non sfruttabile da strumentalizzazioni varie. Sto parlando di mettere in opera un po’ di sana “resistenza passiva”. Ciao !

  • brunotto588

    OOOHHHH, FINALMENTE ! Qualcuno che ha colto il quid della questione …! E qualcuno che come me pensa che un po’ di sana resistenza passiva basterebbe a mettere a posto un sacco di cose, soprattutto se ben indirizzata … ritirate i soldi dalle banche, buttate via Tv e giornali … e vedrete se le cose non cominciano a cambiare … In fondo il matrix si fonda proprio sulla forza e la fiducia che noi stessi gli attribuiamo … ecco, pensa alla sfiducia che si genererebbe nel sistema se la “gente di sytrada” vedesse altra gente recarsi agli sportelli a rititare i soldi … se vedesse altra gente farsi sequestrare platealmente la tv … comincerebbe a dubitare, e a questo punto per un sistema che si basa solo sulla cieca fiducia dei sudditi, basterebbe una piccola iniezione di sfiducia per sfibrarlo. Ciao !

  • brunotto588

    Non è mica vero, basta essere meno pecore.

  • brunotto588

    Internet è come Cristo ai tempi dei Romani … una campana dove si possono sentire cose diverse. Ma strumentalmente una voce assai risibile a confronto dei grandi media: per questo non lo bloccheranno mai. Perchè, finchè i numeri sono questi, a “loro” serve moltissimo, come finestra di controllo del dissenso, e non rappresenta nessuna vera minaccia. Poi potranno sempre crociffiggerlo, se cominciasse a farsi troppi seguaci. Insomma: nessuna via “collettiva” di ribellione sarà permessa. Per questo dico e ripeto fino allo sfinimento che l’ unica soluzione sarebbe la resistenza passiva, condotta singolarmente, capillarmente, nella vita quotidiana, senza platealità, e senza il rischio di essere strumentalizzati. Ciao !

  • brunotto588

    Qui in fondo ti sbagli: Su cosa poggia questo “colosso” se non sulla cieca fiducia che noi stessi gli attribuiamo ? Cosa è Matrix se non il parassita che si nutre delle nostre stesse energie ?? Perchè pensi che si diano tanto da fare a disinformare e a lavorare sull’ opinione pubblica ? Perchè un parassita sa che potrà esistere solo fino a che l’ organismo ospite glielo consentirà.

  • brunotto588

    Sì, bravo, secondo me centri il problema quando parli di consenso .. difatti è verso la creazione di consenso che sono rivolti i massimi sforzi del potere, consenso senza il quale QUESTO SISTEMA CROLLEREBBE DALL’ OGGI AL DOMANI. Ecco: concentriamoci su questo punto: siamo “noi” a fornire l’ energia vitale al mostro, che si nutre del nostro consenso. Capito questo, capito tutto: non diamoglielo più: a cominciare dalle cose semplicissime, come andare a ritirare i soldi dalle banche, come opporsi al pagamento del canone rai, come astenersi dall’ acquistare qualsiasi giornale. Cose piccole, ma che creerebbero un rebound enorme sul sistema del consenso, generando una sostanziale sfiducia. Sfiducia che si tramuterebbe in “concretezza negativa” per il sistema: investitori che non investirebbero più in pubblicità, crollo del sistema mediatico, nascita di fonti alternative di informazione, crisi del sistema bancario, sviluppo di monete alternative … Insomma, basterebbe poco … Il sistema è marcio ormai, basta una piccola spinta di “sano dissenso”, di sana “rivolta passiva”, basta togliergli consenso ( e benzina) per farlo potenzialmente crollare. Non credo invece in azioni organizzate e manifestamente aperte, che sarebbero subito controllate con la forza o mediaticamente. Ciao, risentiamoci !

  • indyp

    Si l’ho vista ma non è un documento originale, è un’articolo di Znet; quello che ho segnalato a barnard è un documento originale. Barnard non conosce gli articoli e i report del CFR alla pagina http://www.cfr.org. Se li conoscesse non parlerebbe a sproposito sul Nuovo Ordine Mondiale

  • brunotto588

    I radicali hanno venduto il culo come tutti … a parte questo, alcuni risultati raggiunti in passato testimoniano che questo tipo di tecnica sarebbe la sola praticabile. Ma ormai solo come “atteggiamento individuale”: qualsiasi azione di massa ormai è preclusa, e sarebbe perdente in partenza. Ciao !

  • brunotto588

    Qualsiasi forma di “opposizione di massa” ormai è preclusa e completamente utopica. Dovete capire le dinamiche più semplici del sistema e combatterle in privato, con una sana resistenza passiva individuale. E’ l’ unica forma di lotta lotta non attaccabile frontalmente, e non strumentalizzabile mediaticamente dal sistema. Ciao !

  • brunotto588

    Eh, domani … Negroniiiii … vuol dire qualità !

  • anonimomatremendo

    La dinamica é corretta,ma bisogna precisare un punto.Man mano che gli strati superficiali del sistema rinsecchiscono e cadono viene alla luce il nocciolo duro del sistema fatto di repressione organizzata in armi e quello é proprio il punto in cui se non esiste un affondo delle masse organizzato e a viso aperto il sistema riconquista con la forza bruta il terreno perduto.Sono momenti assai delicati in cui in una settimana si concentrano secoli di storia:É in quel momento singolare che un battito d´ali di farfalla puó creare grandi cambiamenti.Perso l´attimo fuggente tutto ritorna come prima fino al prossimo appuntamento con la storia e chissá quando.Insomma,la dinamica reale non é cosí lineare e gradualista come volete far credere.É una pura astrazione dalla reatá credere che piu´gli togliamo fiducia ,piu´riconquistiamo fiducia in noi stessi e piu´cresce la fiducia in noi piu´cresce la sfiduacia nel sistema fino a che non viene sfiduaciato del tutto e la fiducia la riponiamo nient´altro che in noi .Di mezzo ci sono le guerre e le lotte di classe e tutti gli anticorpi repressivi che il capitalismo é in grado di scatenare contro le forze del cambiamento. Tutte cose poco inclini al buon senso civico e allo sviluppo lineare.Quando nella storia reale a forza di accumulo continuo di contraddizioni si raggiunge il punto critico si assiste a un repentino precipitare degli eventi e se in quel momento non esiste una forza organizzata tutto finisce nel “si salvi chi puó”.

    P.S:Le stelle sono tante… e quella di negroni…….NON TE LA PIJA’
    MA NUN ME ROMPE LI C….

  • marco08

    Certamente la resistenza passiva è una grande arma, ma quante persone credi siano in grado di rimanere impassibili agli eventi senza soffrire di quella paura che controlla il mondo? Comunque credo che un goal ogni tanto bisogna segnarlo e per farlo bisogna arrivare alla porta,un pò di sano attivismo accompagnato da un sano distacco dagli s….i non guasta.
    Lasciamoli crepare per poi fotterli proprio come stanno facendo a noi Ciao|

  • lupoleo

    Salute e buona vita a tutti,
    In questo istante come in altri della vita, rifletto.
    Leggo informazioni e ascolto notiziari, comunico e discuto con individui di vita e d’amore, guardo documentari e foto di denuncia.
    Ambiente, conflitti, politica, consumo critico, etico, economia, inquinamento, rifiuti, agricoltura, autoproduzione, sostenibilità… Progresso.
    Benessere.
    Desideri?
    Cosa Desideriamo in realtà per gli esseri viventi, per il pianeta?
    Quale Desiderio vuole realizzare ognuno di noi?
    Realizzare, perchè aspettare che venga realizzato da altri diventerebbe speranza e sperare lascia poco posto all’azione e più all’ozio e alla rassegnazione!
    Saluto e abbraccio tutti voi, Alberto

  • MACISTE

    Paolo visto che non sei scemo, lo sai benissimo perché e percome non si scende in strada a fare la rivoluzione, questo tuo strillare mi richiama in mente il profeta in cerca di proseliti oppure uno che si avvia verso la demenza, scrivi che mi piace quello che scrivi e lasciami decidere da solo come comportarmi.

  • augustina

    Non credo ci sia bisogno di sbugiardare nessuno , Galimberti ha secondo me una sua dignità di pensiero che può essere più o meno condivisa. In generale comunque è da un po’ di tempo che ,nauseata dai battibecchi della politica che non riesco più ad ascoltare o a leggere per il loro vociare rumoroso e fastidioso, farciti di attacchi a questo o a quello, trovo più interessanti i dibattiti filosofici più pacati e con respiri culturali più ampi che arricchiscono se non altro l’animo umano così povero di sapere che contraddistingue il nostro secolo.
    Credo anche che mai come nel nostro secolo ci sia un divario così grande tra ricchezza e povertà:

    “Il programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Pnud 1997) riferisce che il 18 per cento della popolazione mondiale, più o meno 805 milioni di persone, dispone dell’83 per cento del reddito mondiale, mentre l’82 per cento della popolazione mondiale, più o meno 5 miliardi di persone, si spartisce il restante 17 per cento. Quanto all’uso, all’abuso e alla distruzione delle risorse della terra, i Paesi più ricchi consumano il 70 per cento di energia, il 75 per cento del metallo e l’85 per cento del legno. “L’estrema povertà”, riferisce il rapporto Pnud, “potrebbe essere sradicata con una spesa di 80 miliardi di dollari l’anno, cioè meno del patrimonio netto accumulato dalle sette persone più ricche del mondo.” E, in effetti, le 10 persone più facoltose del mondo possiedono patrimoni per 133 miliardi di dollari, che equivalgono a una volta e mezzo il reddito nazionale dei 48 Paesi meno fortunati. “

    Che sussulto provoca questo spettacolo al nostro senso morale ? Nessuno. Forse perchè sappiamo,anche se poi rimuoviamo il pensiero,che il nostro benessere dipende dalla loro disperazione.

  • Lord_Archon

    Hai ragione.

  • anonimomatremendo

    Galimberti é un ottimo divulgatore di filosofia e in molte occasioni coglie nel segno ad esempio quando argomenta che l essenza dell essere umano é la tecnica.Sarebbe meglio dire industria ma da un filosofo non si puó pretendere tanto.Ma quando poi mi viene a teorizzare la fine della lotta di classe con l argomento che siamo tutti dalla stessa parte in quanto subordinati tutti allo stesso sistema allora li mi cascano le braccia,e penso che chiunque abbia a cuore le sorti del mondo dovrebbe reagire allo stesso modo,altrimenti tutta la bella sfilza di numeretti che mi hai mostrato (che noi comunisti conosciamo giá da sempre)non valgono un fico secco.

    Non capisco come mai nonostante la sua “teoria” sulla fine della lotta di classe si possa sbugiardare in due secondi(ti ho fatto l esempio della nave con i “padroni”al comando,che non vuol dire che sappiano dove stanno andando,e le altre classi via via sempre piu´sotto ,fino a quelle che “tirano avanti la baracca” e campano di scarti),si ostini a mantenere certe “posizioni” indicibili.La ragone é semplice:al Galimberti della “conoscenza” glie importa na pippa,a lui gli interessa fare colpo sulle ragazzine.E per questo lo ammiro,almeno fa felice alcune persone.Ciao.

    PS:il G. comunque lo preferisco alla totalitá(nessuno escluso) dei politici e politicanti perché come dici tu offre argomentazioni di ampio respiro,vedi il discorso sui miti e la techne´,portando alla luce i vecchi classici, anche se a volte li fa parlare come il ventriloquo col pupazzo,ma tant´é.Ciao.

  • augustina

    Certo che bisognerebbe reagire,ma sta di fatto che non si reagisce,tant’è che quei numeretti sono lì dal 97 …….e purtropo rimangono ai nostri occhi dei numeretti e tovo questo aspetto veramente tragico e deprimente. Non so se Galimberti faccia colpo sulle ragazzine ,io ho 50 anni e trovo interessanti alcune sue riflessioni anche se non codivido tutto ciò che scrive. Ciao

  • Altrove

    Bene. Ancora un po’ commosso dalle parole di Luther King, e da alcuni commenti ecco la mia proposta: Iniziamo! si sta a noi. Per ora comunichiamo nella nostra quotidianità e “stiamo ad osservare il collasso”.
    Prima la rivoluzione dell’ IO, poi tutto il resto. Non dobbiamo scordarci la vita “reale”. Ogni piccola azione o non azione sarà importante, specie se costante nel tempo. Nessun piano sequenziale. Macchie d’olio. Sporcarsi le mani con il contatto faccia a faccia… Ce la possiamo fare? ciao a tutti…

  • EasyGoing

    bel sito

    “usa la tua testa”il primo passo per confrontare le azioni per il raggiungimento dell’unico scopo comune,io ci credo ancora in un mondo migliore

    We must learn to live together as brothers
    or perish together as fool
    —Martin Luter King—

    http://usalatuatesta.ning.com/

  • brunotto588

    Uffah … anche gli eserciti vanno pagati, anche le armi vanno pagate … guarda l’ America: se non venivano salvate le banche dalla solita amministrazione compiacente dove andava a finire con tutta la sua forza bellica …??? INSISTO: con una riserva frazionaria “reale” del 2%, tu comincia ad andare a ritirare i soldi “reali” ( risparmi, ecc ) dalle banche … e poi ne riparliamo.

  • anonimomatremendo

    Non metto in dubbio la possibilitá del collasso del sistema,anzi! É come affrontare il dopo di cui sto discutendo.Puó cascare il mondo ma se manca forza organizzata capace di prendere in mano il potere tutto ritorna come prima.Non dimenticare che gli eserciti hanno una loro certa autonomia se non altro perché esistono milioni di volontari che combatterebbero anche gratis.Insomma,non tutti hanno interesse affinché le cose cambino e ci sará sempre un nocciolo duro reazzionario che rimane fino all ultimo abbarbicato sugli ultimi pezzetti del vecchio Potere, e ci saranno sempre schegge impazzite fuori controllo da cui occorrá difendersi”armata manu”.Non ridurre tutto a un processo lineare e gradualista,cosí offendi la tua intelligenza.Ciao.

    PS: magari potessi andare a ritirare i soldi in banca,se solo c´avessi qualcosa da pigliá.

  • mikaela

    Scusa, mi dici che cosa ce’ da scoprire in una Pagina Web Ufficiale del CFR (non e’ un segreto, mica ci vuole la pass per entrare) dove i Presidente ti da il benvenuto ed e’ sotto gli occhi di tutto il Mondo.Mettere in prima pagina a grandi titoli le ricerche che fanno le fondazioni no profit (tanto per far intendere alle allodole che sono neutrali) che poi sappiamo chi sono e chi li paga e dove vogliono arrivare.Ho letto parecchio ed e’ come dire; andiamo ad invadere l’Iraq per ristabilire la democrazia, oppure andiamo in Afganistan per prender i terroristi, aiutiamo Israele perche’ si deve difendere dagli attacchi palestinesi ecc. ecc. ecc.
    Come la giri e come la rivolti loro hanno il progetto di salvare il mondo in nome della( loro )democrazia cosa che Barnard ha detto e ridetto nelle sue considerazioni.
    questo e’ il link che hai mandato e chi capisce bene l’inglese portra’ capirne il significato.Non sai piu’ cosa inventarti, pur di accusare Barnard.Ma scrivilo tu un articolo che fai prima, o No?

    http://www.cfr.org/project/1369/international_institutions_and_global_governance.html

  • ottavino

    Il motivo per cui nessuno si muove risiede nel fatto che la maggior parte della gente pensa che MEGLIO DI COSI’ NON PUO’ ANDARE.
    E questa senzazione è esatta. Infatti, pur con tutti i suoi problemi, le sue storture, i suoi Bilderberg, signoraggi e quant’altro, questo sistema da all’occidentale la maggiore quantità di benessere che possa aspettarsi.
    Ogni “lotta al sistema” si risolverebbe in un generale maggiore impoverimento, e questo nessuno lo vuole. Figuriamoci se uno lottasse per diventare più povero. Come “persone non omologate” abbiamo il dovere di mettere bene in chiaro questo punto. E una volta messo in chiaro, dichiarare apertamente che si fanno lotte “per impoverire tutti”. “Un sistema più giusto, ma tutti più poveri”, potrebbe essere lo slogan del movimento. A me starebbe bene, ma nessuno seguirebbe. In alternativa, non resta che aspettare che “il cadavere del nemico passi trasportato dal fiume”. Ma poche illusioni, quel cadavere sarà anche il nostro.

  • maumau1

    si
    ma all’inizio si diceva che tramite la tv ed i giornali non si poteva cambiare le cose perchè era impedito..poi però ci sono stati e ci sono importanti programmi come Report a cui lo stesso Banard ha partecipato….
    ora non può dire perchè è stato cacciato lui(a toro o a ragione non spetta a me dirlo ognuno dirà cose diverse)allora non servono quei tipi di programmi e biosgna andare nelle piazze..
    avrebbe dovuto dirlo prima ed andarsene da solo senza che nessuno lo cacciasse..allora si sarebbe stato credibile..
    come fece Kacisnky l’Una Bomber americano catalogato come serial killer
    http://www.serial-killer.it/serialkiller.aspx?aree_id=1&sottoaree_id=9&contenuti_id=47&lang=ita
    ma di un tipo ben diverso..

    che appunto affermava che la tecnologia corrompe e rende dipendenti dando una apparente libertà in realtà rende schiavi,e schiavi dello sfruttamento del sistema capitalistico che quindi ovvio non si possa combattere dall’interno coi i mezzi stessi di cui si fa strumento esso stesso

    cos’ mi pare tipo moglie offesa e che quindi butta tutto all’aria..
    se no pare fare di necessità virtù….

    internet è come la tv di prima…anche ora si dice che internet rende schiavi
    e sarà anche vero ma che sia solo utile a chi internet l’ha creato è diffuso
    non è vero ,tant’è che prima o poi lo bloccheranno davvero ci sono numerose proposte di legge proprio per questo ossia ad esempio comunicare il proprio indirizzo ip ad ogni collegamento..

    che poi anche chi controlla è sbarcato in internet per i suoi piani è financo ovvio come facebook o twitter e che vengano assoldati debunker e mistificatori e spediti nei forum antagonisti è altrettanto ovvio…
    d’altronde questo vale anche nella tv ,nelle piazze(dove da sempre ci sono infiltrati che causano scontri con la polizia il più famoso al g8 di genova)
    negli ospedali o scuole dove anzi quelli che occupano cariche e posti sono al 90% all’interno di un sistema clientelare che fa paura..
    quindi che ci sia un confronto anche duro è vero in ogni realtà virtuale o meno e non è questo certo un motivo per abbandonarlo..

    una cosa c’è in comune in tutto questo,chi combatte veramente il sistema in qualsiasi modo e quindi non accetta compromessi,regalie,non chiede nè fornisce raccomandazioni,almeno in Italia dove vige il sistema mafioso dappertutto,rimane solo..e rischia di essere abbandonato da amici moglie e figli…che invece da sempre tendono ad uniformarsi e piegarsi al vento
    non a ribellarsi..altrimenti come ci saremmo finiti in queste condizioni?

    la colpa non è di chi ci comanda(il presunto nemico)ma di chi ci sta vicino (il presunto amico) da qui il detto dai nemici mi difendo io dagli amici mi difenda Iddio

    ciao

  • indyp

    Non ho detto che barnard non parla di guerre in iraq e altro; Ho detto che barnard nelle sue conferenze va a dire che il Nuovo Ordine Mondiale è una cazzata inventata dai complottisti; quello che c’è scritto in quel documento è il fatto che si sfruttano le guerre per imporre un Nuovo Ordine Mondiale Multilaterale. Ma questo barnard non lo dice. Leggete prima di andare in giro a dire baggianate.
    ———–
    In questo articolo presento e commento il documento ufficiale del Council on Foreign Relations (CFR) dal titolo “Istituzioni Internazionali e Programma di Global Governance, Ordine Mondiale nel 21esimo Secolo” pubblicato il primo maggio del 2008.
    Questo documento è stato da me tradotto in italiano, vi prego di segnalarmi eventuali errori.
    Il documento è a tutti gli effetti un Manifesto degli obiettivi del circolo elitario in questione.
    Questo manifesto si contrappone al documento del settembre del 2000 dal titolo “Rebuilding America’s Defenses”, un altro manifesto elitario elaborato dal PNAC (Project For New American Century), un think tank neoconservatore con sede a Washington. Il piano che il PNAC delineava era quello di un dominio globale incontrastato degli Usa sul mondo intero per il secolo avvenire. Gli Usa avrebbero agito con la forza e unilateralmente per conseguire questo obiettivo e avrebbero scalzato qualsiasi potenza rivale. Tra i fondatori del PNAC ci sono Dick Cheney e Donald Rumsfeld. Questi personaggi poco dopo avrebbero preso il potere e avrebbero messo in pratica il progetto del PNAC.
    Ma il PNAC era solo una strategia momentanea all’interno di un processo ben più lungo. Gli obbiettivi “collaterali” del PNAC erano quelli di dimostrare nella pratica i disastri provocati da un’unica Super Potenza Globale che si erge, sopra le altre, a paladina dell’Ordine Mondiale. Ed è proprio a questo punto che entra in scena il CFR con il suo Programma di Governance Globale del 2008. Nel programma del CFR leggiamo: “Questo scetticismo istintivo (degli Usa, ndr) verso la cooperazione multilaterale , che è stato particolarmente pronunciato al termine del primo mandato dell’amministrazione di George W. Bush, è improbabile che scompaia. Tuttavia, i primi anni del nuovo millennio hanno dimostrato i limiti dell’ azione unilaterale degli Stati Uniti, militare o no, per mitigare le minacce e sfruttare le opportunità poste dalla globalizzazione. Indipendentemente dal fatto che l’amministrazione che entrerà in carica nel gennaio 2009 sia democratica o repubblicana, la direzione della politica estera statunitense è probabile che sia multilaterale in misura significativa.” Questo non vuol dire che improvvisamente gli USA abbandoneranno le azioni unilaterali, anche perchè, secondo il documento, questi “probabilmente resteranno l’attore più importante del mondo almeno fino al 2050”, ma che nel complesso ci sarà uno spostamento verso azioni multilaterali. Il Programma ha come fondamento la costruzione di un Nuovo Ordine Mondiale basato sul Multilateralismo con il contemporaneo ridimensionamento del potere degli Stati nazionali. L’esecutore materiale attuale di questo progetto di lungo corso è l’intera amministrazione di Barak Obama, di fatto un feudo del CFR, che sostituisce l’amministrazione PNAC-Bush alla presidenza degli Stati Uniti.
    Prima di procedere nell’analisi facciamo una piccola introduzione al CFR.
    Il CFR, è bene ricordarlo, non è parte del governo degli Stati Uniti, ma è un organismo privato non eletto, una specie di lobby superpotente che condiziona dall’alto tutte le politiche statunitensi e non solo. Il C.F.R. ( http://www.cfr.org/) fu fondato a Parigi nel 1921 da Edward Mandell House, consigliere del presidente Wilson alla Conferenza per la Pace, grazie al finanziamento della famiglia Rockefeller. All’atto di fondazione parteciparono 650 membri, il Gotha del mondo degli affari americano, e, negli anni, hanno finanziato il C.F.R. giganti economici del peso di American Express, American Security Bank, Archer Daniel Midland Foundation, Cargill Inc., Chase Manhattan Bank, Coca Cola C., Coopers & Librand, Elf Aquitane, Exxon Corp., Finmeccanica S.p.a., General Electric Foundation, General Motors Corp., Hill & Knowlton, ITT Corp., Johnson & Johnson, Levi Strauss Fdt., Manufacturers Honover Trust, McKinsey, Mobil, PepsiCo, RJR Nabisco, Salomon Inc., Shearson Lehman Brothers, Smithkline Beecham Corp., Volvo Usa, Young & Rubicam.
    “…il CFR ha vigorosamente appoggiato al debutto con tutta la sua potenza economica e finanziaria la costituzione dell’ONU, considerata come una tappa maggiore verso la realizzazione del Governo mondiale…” ( Carroll Quigley, “Tragedy and Hope”)
    Paul Scott, cronista del Washington Post, parlando dell’uomo politico più potente che il CFR abbia mai annoverato tra le sue fila disse: “Kissinger crede che controllando gli alimenti si può controllare il popolo e controllando l’energia, il petrolio, si possono controllare le nazioni e i loro sistemi finanziari. E’ convinto che mettendo il cibo e il petrolio sotto un controllo internazionale e istituendo un nuovo ordine monetario internazionale è possibile che un governo mondiale, almeno agli inizi sotto l’egida delle Nazioni Unite, diventi una realtà…”
    Il Programma di Governance Globale dice:
    ” L’ agenda globale di oggi è dominata da una serie di questioni, dal terrorismo ai cambiamenti climatici alla proliferazione delle armi di distruzione di massa che nessun singolo paese, non importa quanto potente, può affrontare da solo”.
    Il senso del documento del CFR è che a fronte nuovi problemi e minacce globali, cioè di carattere sovranazionale, come il terrorismo, la proliferazione delle armi di distruzione di massa, le malattie infettive, le crisi economiche e la distruzione dell’ambiente, dovranno esserci risposte globali, attraverso la riforma di istituzioni storiche mondiali e la riduzione del potere degli stati nazione. Il documento dice esplicitamente: ” il programma potrebbe raccomandare riforme a una serie di “istituzioni ” fondamentali” dell’ Ordine Mondiale, tra cui le Nazioni Unite (in particolare la composizione del Consiglio di Sicurezza), il G-8, la NATO, e le istituzioni di Bretton Woods, così come alle principali organizzazioni regionali, come l’Unione europea (UE), l’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (ASEAN), l’Unione africana (UA), e l’Organizzazione degli Stati Americani (OAS). Dove appropriato, il Consiglio esaminerà anche la possibilità di meccanismi di governance globale, che siano meno stato-centrici”. Cioè il CFR spinge per una riduzione di potere dello Stato nazione e un aumento di potere degli organismi transnazionali nella governance globale. Di fatto un Governo Mondiale.
    E’ interessante analizzare i problemi e le minacce sovranazionali che il CFR propone; tra queste troviamo:
    – Il terrorismo di matrice salafita-islamico, al-Qaeda e le organizzazioni affiliate.
    – La proliferazione delle armi di distruzione di massa.
    – La diffusione delle tecnologie catastrofiche.
    – L’aumento di reti terroristiche transnazionali
    – L’emergere di più di trenta agenti patogeni sconosciuti, compreso l’HIV / AIDS, Ebola, SARS e l’influenza aviaria, per i quali non sono ancora disponibili cure, come pure il riemergere e la diffusione di più di venti malattie conosciute, tra cui la tubercolosi, la malaria e il colera, spesso in modo più virulento e resistenti ai farmaci.
    – I cambiamenti climatici, l’esaurimento delle risorse marine come le scorte di pesce e le barriere coralline, la deforestazione e la desertificazione, la perdita di biodiversità e la minaccia di estinzione delle specie , l’inquinamento atmosferico, l’esaurimento dello strato di ozono.
    – L’Insicurezza Energetica; l’aumento drammatico dei prezzi del petrolio a livello mondiale, l’esaurimento di molte riserve petrolifere accertate, l’insaziabile appetito cinese per i combustibili fossili, l’instabilità politica in regioni produttrici di petrolio come Nigeria e Iraq, e l’ascesa delle ” petro-autocrazie” come Russia e Venezuela.
    – Il sistema finanziario internazionale.
    Molti seri ricercatori indipendenti, studiosi di questi problemi e minacce, sono arrivati, dopo un attento studio, alla conclusione che si tratta di minacce controverse se non letteralmente costruite. Il terrorismo di Al-Qaeda, secondo Chossudovsky, è stato letteralmente creato e finanziato dalla Cia per interessi Statunitensi fin dall’epoca della guerra in Afghanistan contro l’URSS nel 1979. Ci sono prove schiaccianti che l’attentato dell’11 settembre, addebitato al terrorismo internazionale di matrice islamica, sia stato in realtà un lavoro interno dell’elite Occidentale. Interessante poi la citazione di agenti patogeni sconosciuti un anno prima della dichiarazione di Pandemia da parte dell’OMS a causa del virus H1N1, pandemia letteralmente inventata dalle case farmaceutiche al fine di imporre a tutto il pianeta i loro costosi, inutili e dannosi vaccini. Questo allarme pandemico è anche un perfetto esempio di gestione centralizzata delle emergenze, avente come centro operativo l’OMS (che ha dichiarato la Pandemia cambiando la definizione della stessa) e non più gli USA. Per quanto riguarda infine il cambiamento climatico, la sua natura antropica sembra ormai confutata, soprattutto dopo lo scandalo suscitato dalla pubblicazione delle email private dell’IPCC rubate da hacker che si sono infiltrati nel sistema di questa organizzazione. Nei blog
    AliceOltreloSpecchio, Luogocomune, e Nuovo Ordine Mondiale, potrete approfondire tutte queste presunte minacce.
    Adottando la più classica delle strategie per manipolare l’opinione pubblica, cioè quella del Problema-Reazione-Soluzione, si può senz’altro proporre che la creazione di questi “presunti” problemi Globali abbia il fine di suscitare un allarme internazionale con una conseguente richiesta da parte dell’opinione pubblica mondiale di interventi globali. Ed è a questo punto che il CFR arriva con la sua soluzione, che è quella di “Riformare le Istituzioni Fondamentali dell’Ordine Mondiale”. In ogni settore il CFR non dice di avere delle soluzioni già definite ma dice che sono stati creati gruppi di studio appositi; tutti i gruppi di studio però sono indirizzati verso un Ordine Mondiale Multilaterale. Per quanto riguarda Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad esempio: “il programma (del CFR, ndr) esaminerà le prospettive e le condizioni per un rinnovato sforzo di riforma che possa rispondere alle aspirazioni di giocatori critici (tra cui Giappone, India, Germania e Brasile), mentre estenderebbe la rappresentanza del Consiglio di Sicurezza all’Africa e al Medio Oriente.” Per G8 il CFR dice: “L’obsolescenza degli attuali meccanismi di governance globale è sempre più evidente nella gestione dell’economia mondiale, visibile durante l’ultimo summit annuale del G-8. E’ semplicemente un non senso escludere da questo Direttorato globale le più grandi economie emergenti del mondo, tra cui Cina, India e Brasile, nonché molteplici altre medie potenze. Il programma dovrà esaminare la fondatezza delle recenti proposte per ampliare la composizione del G-8 (come la proposta di un ” L 20″ sostenuta dall’ex primo ministro canadese Paul Martin), nonché la creazione di gruppi discrezionali su questioni politiche, economiche o funzionali (ad esempio, l’energia o la migrazione ).”
    E’ anche molto interessante valutare la strategia che il CFR ha adottato riguardo alla guerra.
    Dove il PNAC proponeva una decisa azione unilaterale degli USA, il CFR sottolinea i limiti e le critiche alle azioni unilaterali: “..i primi anni del nuovo millennio hanno dimostrato i limiti dell’ azione unilaterale degli Stati Uniti, militare o no, per mitigare le minacce e sfruttare le opportunità poste dalla globalizzazione” e “La situazione di stallo diplomatico null’Iraq nel 2002-2003 – come la crisi del Kosovo precedente del 1999 – hanno sollevato questioni fondamentali per il ricorso all’uso della forza da parte degli Stati Uniti, dopo il disaccordo tra i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. A seguito di entrambi gli episodi, alcuni osservatori hanno suggerito la necessità di alternative (o surrogati) alle fonti per la legittimazione della forza armata, mentre altri hanno messo in guardia contro un precedente pericoloso.” E’ anche interessante notare la similitudine tra il PNAC e CFR riguardo all’identificazione delle minacce derivanti da stati “violenti” e all’elaborazione di una dottrina per contrastarle: ” Allo stesso tempo, c’è stato un crescente sostegno internazionale, in particolare tra i governi occidentali, a una dottrina della sovranità contingente, in base alla quale i paesi colpevoli di genocidio, terrorismo, e di ricerca di armi di distruzione di massa, perderebbero la loro presunzione contro l’intervento esterno.”
    Ricordiamo tutti le storielle inventate a proposito delle armi di distruzione di massa irachene per giustificare la guerra preventiva. Il documento poi afferma: “Oggi, più di 100.000 caschi blu vengono distribuiti in una ventina di operazioni in tutto il mondo – più che in qualsiasi altro momento della storia delle Nazioni Unite.Tuttavia, la complessità e il ritmo di tali sforzi multidimensionali hanno esaurito le capacità modeste del Dipartimento dell’Onu per le Operazioni di Mantenimento della Pace”. E poi: “”Fino ad oggi, tuttavia, la ” guerra globale al terrorismo” ha spesso avuto un francobollo ” made in USA”, piuttosto che rappresentare un’impresa davvero multilaterale””. A questo punto possiamo delineare i contorni del Nuovo Ordine Mondile della Guerra, secondo il CFR. Esso dovrà comprendere, ad esempio, azioni di un’ONU riformata, più potente e decisa, e una diminuzione di influenza delle decisioni dei singoli stati nazionali. E’ possibile quindi che a qualsiasi stato o regione “disobbediente” all’ Ordine Mondiale per qualsiasi ragione, verrà affibiata l’etichetta di “stato violento” attraverso l’invenzione o la manipolazione di storie sulla condotta di questo stato o regione; queste storie giustificheranno l’uso della forza multiaterale da parte del Nuovo Ordine Mondiale, che, attraverso una polizia internazionale o un unico esercito mondiale, ristabilirà l’Ordine nella regione “violenta”.
    Dopo questa ultima considerazione vi propongo la lettura del documento.

    TI BASTA?????

  • indyp

    Guarda a me non me ne frega proprio niente di accusare barnard, difendo solo la verità, l’onesta ricerca, dall’ignoranza e dalle partigiane mistificazioni isteriche e dalle lodi verso gli antidivi che vogliono essere più divi degli altri.
    Vuoi qualche altro articolo, sempre sotto anonimato, su tutti gli argomenti che Barnard ha trattato a modo suo con mille mistificazioni e dietro la propaganda Znettista Chomskyana????

  • indyp

    Se Barnard non fosse stato cacciato via dalla Tv (per motivi a me ignoti) sarebbe ancora alla Rai a sbraitare di fare la rivoluzione e magari a dire, sempre da dietro lo schermo tv, che internet è una cosa che rimbambisce la gente. Ma che credibilità può avere un tipo così? Solo quella che ha ottenuto essendo stato un giornalista Rai. E siccome viviamo nella civiltà dell’immagine della Tv allora essere stato un giornalista Rai da, solo per questo, credibilità a qualsiasi personaggio che spara baggianate dalla mattina alla sera recitando la parte dell’antidivo.
    Barnard dovevi andartene tu via dalla TV non aspettare che ti cacciassero; Questo sarebbe stato un atto di Coraggio.

  • indyp

    Anche Barnard ha iniziato a muoversi quando lo hanno cacciato via dalla Rai dove poteva fare i suoi servizietti inneggiando alla rivoluzione tramite TV e sbraitando contro i blogghers e ricevere lauti stipendi. “MEGLIO DI COSI’ NON PUO’ ANDARE”. Appena lo hanno licenziato ha reagito proprio male. Voleva proprio tornarci in TV per continuare la sua rivoluzione da telenovela a puntate e continuare a non perdere i suoi lauti stipendi.

  • indyp

    TRADUZIONE

    Istituzioni Internazionali e Programma di Governance Globale
    Ordine Mondiale nel 21esimo Secolo
    Una nuova iniziativa del Council on Foreign Relations
    1 maggio 2008
    Il Council on Foreign Relations (CFR) ha avviato un ampio programma di cinque anni sulle istituzioni internazionali e la governance globale. Lo scopo di questa iniziativa trasversale è quella di esplorare le esigenze istituzionali per l’ordine mondiale nel XXI secolo. L’impresa riconosce che l’architettura della governance globale, riflettendo in larga misura il mondo come era nel 1945, non ha tenuto il passo con i cambiamenti fondamentali nel sistema internazionale, incluso ma non limitato alla globalizzazione. Gli accordi multilaterali esistenti in tal modo forniscono una base inadeguata per affrontare le più pressanti minacce e opportunità di oggi e per promuovere l’interesse nazionale degli Stati Uniti e più ampi interessi globali. Il programma mira ad individuare i punti deboli critici nei quadri attuali per la cooperazione multilaterale; propone riforme specifiche, adeguate alla nuova situazione mondiale, e promuove una leadership Statunitense costruttiva nella costruzione delle capacità delle organizzazioni esistenti e nella sponsorizzazione di nuove e più efficaci istituzioni regionali e globali e di partnerships . Questo programma è reso possibile da una generosa donazione della Fondazione Robina.
    Il programma si basa su risorse del CFR David Rockefeller Studies Program per valutare gli attuali meccanismi di governance globale e regionale e offre raccomandazioni concrete ai responsabili politici degli Stati Uniti sia sulle riforme specifiche necessarie per migliorare le loro prestazioni, sia per promuovere gli interessi nazionali americani, che per garantire la fornitura di beni pubblici critici a livello mondiale. Il programma avrà un approccio settoriale, concentrandosi sugli accordi che regolano il comportamento dello Stato e la cooperazione internazionale e riunisce quattro set di sfide: (1) Lotta contro le minacce transnazionali, compreso il terrorismo, la proliferazione delle armi di distruzione di massa, e le malattie infettive; (2) tutela dell’ambiente e promozione della sicurezza energetica; (3) gestione dell’economia globale, e (4) prevenzione e risposta a conflitti violenti. In ognuno di questi ambiti, il programma prenderà in considerazione se il quadro più promettente per la governance è un’ organizzazione formale con l’adesione universale (per esempio, le Nazioni Unite), una regionale o sub-regionale, una più ristretta coalizione informale di paesi , o una combinazione di tutti e tre. Sulla base di queste indagini, il programma prenderà in esame anche la possibilità di adeguare le istituzioni fondamentali (ad esempio, l’ONU, il G8, NATO, FMI) per affrontare le sfide di oggi, così come la possibilità di creare nuovi quadri. Si affronterà anche la partecipazione di attori non statali.
    Il programma rientra esattamente nella missione storica CFR come un’organizzazione indipendente nopartisan, think tank, editore impegnato ad essere una risorsa per i suoi membri, funzionari di governo, dirigenti d’azienda, giornalisti, educatori e studenti, leader civili e religiosi, e altri soggetti e cittadini interessati al fine di aiutarli a comprendere meglio il mondo e le scelte di politica estera negli Stati Uniti e in altri paesi. Nello svolgimento del suo mandato, il programma si basa su attributi unici del CFR come un think tank di primo piano su questioni di politica estera, come un forum importante per la convocazione di statisti americani e internazionali e di opinion leader, e come piattaforma per forgiare un consenso bipartisan sulle priorità, i termini e le condizioni di un impegno globale della nazione. Nel corso della sua attività, CFR impegnerà le parti interessate e collegi elettorali negli Stati Uniti e all’estero, compresi i governi, le organizzazioni non governative (ONG), i rappresentanti della società civile, e il settore privato, il cui ingresso e la specializzazione sono fondamentali per garantire l’appropriatezza e la fattibilità di eventuali riforme istituzionali. Il programma è condotto da Senior Fellow Patrick Stewart. La presente nota riassume le motivazioni del programma, descrive le potenziali aree di ricerca e di impegno politico, e delinea prodotti e attività. Noi crediamo che la ricerca e l’agenda politica descritta qui costituisca un contributo potenzialmente significativo per gli Stati Uniti e per le deliberazioni internazionali circa i requisiti per l’ordine mondiale nel XXI secolo.
    Motivazione e contesto
    la rilevanza della questione
    La creazione di nuovi quadri per la governance globale sarà una sfida determinante per il mondo del XXI secolo, e l’atteggiamento degli Stati Uniti sara tra i fattori più importanti nel determinare la forma e la stabilità dell’ordine del mondo che risulta da questi sforzi. La necessità di una riforma, con un robusto sistema di cooperazione multilaterale non è mai stata più evidente. L’ agenda globale di oggi è dominata da una serie di questioni, dal terrorismo ai cambiamenti climatici alla proliferazione delle armi di distruzione di massa che nessun singolo paese, non importa quanto potente, può affrontare da solo. Le sfide di domani e i programmi politici saranno sempre più di portata transnazionale. Allo stesso tempo, le istituzioni multilaterali esistenti sono sempre più separate dalla realtà globale, e ostacolano la loro capacità di fornire beni pubblici globali e ridurre i “mali” a livello mondiale. Dalla fine della Guerra Fredda, la politica mondiale è stata trasformata in modi fondamentali. Come indicato nel box sotto, questi cambiamenti includono uno spostamento di potere a livello mondiale verso i paesi non occidentali, l’aumento delle minacce transnazionali al top delle agende sulla sicurezza globale e sullo sviluppo, una crescente preoccupazione per la debolezza dello Stato, in contrasto con la forza dello Stato, l’emergere di agili e sempre più potenti attori non statali (sia maligni e benigni), l’evoluzione di nuove norme della sovranità statale e nuovi criteri per l’intervento armato, la proliferazione delle organizzazioni regionali e sub-regionali, la crescente importanza di reti transfrontaliere e il ruolo crescente di opportune “coalizioni di volenterosi” in aggiunta e talvolta in sostituzione di più formali organismi internazionali.
    ——————————————————————————————
    Un Nuovo Mondo Il punto di partenza per il programma è un riconoscimento che il mondo dal 1945 si è evoluto notevolmente, a fondo, e irrevocabilmente. Saranno necessarie nuove regole e istituzioni di governance globale per tener conto dei diversi cambiamenti fondamentali nella politica mondiale. Questi includono:

    – uno spostamento del potere mondiale al “Sud” . Mentre gli Stati Uniti rimangono al vertice del sistema internazionale, la distribuzione globale del potere – politico, economico, demografico, tecnologico, e in qualche misura militare – si sta spostando verso il mondo in via di sviluppo, guidato dalla crescita di Cina, India, Brasile e altre nazioni (e il relativo declino d’Europa). I nuclei delle istituzioni internazionali, dal Consiglio di sicurezza dell’ONU al Gruppo degli Otto paesi industrializzati (G-8), non si sono ancora adattati per ospitare questi spostamenti sismici, riducendo sia la loro legittimità percepita e la loro efficacia pratica.
    – L’aumento delle minacce transnazionali. Mentre le guerre di grande potenza saranno sempre possibili in un sistema di stati sovrani, le principali sfide di politica estera del ventunesimo secolo sono probabilmente le minacce di carattere transnazionale, dal terrorismo alle pandemie ai cambiamenti climatici. Tali sfide richiedono nuove forme di cooperazione istituzionalizzata e rappresentano una sfida particolare per gli Stati Uniti, storicamente ambivalente nei confronti delle istituzioni multilaterali. – Lo spettro dei deboli e degli Stati deboli. Per la prima volta nella storia moderna, le principali minacce alla sicurezza mondiale provengono meno da Stati con grande potere (ad esempio, la Germania nazista) e più da Stati che ne hanno troppo poco (per esempio, in Afghanistan). L’obiettivo della sicurezza collettiva è quindi spostato dal contro-bilanciamento del potere aggressivo verso l’assistenza di paesi fragili e post-bellici nella realizzazione effettiva uno stato sovrano, compreso il controllo degli “spazi senza governo”.
    – La crescente influenza di attori non statali. Un corollario della debolezza dello stato è l’aumento di gruppi non statali e di persone che sono in grado di operare su più giurisdizioni sovrane. Questi includono organizzazioni illecite motivate dalla rivendicazione politica (ad esempio, al-Qaeda) o semplice avidità (ad esempio, i sindacati russi del crimine). Ma gli attori non statali includono anche le forze più benigne, come le ONG umanitarie e gli attori della società civile, istituzioni filantropiche, come la Fondazione Gates, e individui “super-potenti” come Bono, tutti chiedono a gran voce di entrare nei processi decisionali che sono stati tradizionalmente la competenza dei soli stati. Come integrare questi nuovi soggetti nelle decisioni multilaterali rimane una grande sfida per la governance globale.
    – Norme in evoluzione per sovranità e interventismo. Vi è un crescente riconoscimento che ogni Stato deve alcuni obblighi fondamentali ai propri cittadini e alla società internazionale in generale. Queste responsabilità includono l’obbligo di non commettere atrocità contro la propria stessa popolazione, il divieto di sponsorizzare o fornire un rifugio sicuro per gruppi terroristici transnazionali e il dovere di prevenire la proliferazione delle armi di distruzione di massa. Eppure, lo sforzo di rendere queste nuove norme operative ed esecutive rimane una sfida erculea.
    – La diffusione di organizzazioni regionali e sub-regionali. Anche se la Carta delle Nazioni Unite del 1945 ha espressamente approvato le organizzazioni regionali, questi organismi cominciato veramente a fiorire solo con la fine della guerra fredda, sia come complementi di organizzazioni associative universali e sia come sostitute di esse. Il compito dei politici americani è quello di valutare i vantaggi comparati delle varie istituzioni e incoraggiare una divisione razionale del lavoro (tra, diciamo, l’ONU e l’Unione africana), che assicura una ripartizione degli oneri efficace, piuttosto che una ingiustificata “onere shifting”. – La crescente importanza delle reti di governo transnazionale. Negli ultimi decenni, il processo di cooperazione multilaterale e la regolamentazione in materia tendevano ad essere gerarchiche e centralizzate, come riflesso di negoziati formali tra le delegazioni nazionali di alto livello. Nel ventunesimo secolo, la cooperazione multilaterale si svolge spesso in maniera distribuita e in rete, attraverso la collaborazione di reti transnazionali di funzionari governativi di agenzie di regolamentazione, esecutive, legislative, e dei tribunali.
    – Il ruolo crescente delle coalizioni dei volenterosi. Una tendenza recente nella governance globale è stata quella di fare meno affidamento su grandi organizzazioni formali (come le Nazioni Unite), che sono vulnerabili alla paralisi e l’inazione, e più ad azioni collettive tra paesi che la pensano allo stesso modo su un tema , come la Proliferation Security Initiative (PSI) . Un dilemma per i politici americani sarà quello se sfruttare la flessibilità di tali coalizioni, senza sottovalutarle, perchè queste sono grandi organizzazioni associative la cui competenza tecnica, la legittimità, e le risorse saranno necessarie agli Stati Uniti a lungo raggio.
    —————————————————————————————
    Nonostante questi enormi cambiamenti nei contesti, contenuti, e nelle condotte delle relazioni internazionali, non vi è stato alcun “atto di creazione” analogo a quella raffica di rafforzamento delle istituzioni che si è verificata negli anni 1940 e nei primi anni 1950. Infatti, molte delle istituzioni centrali di governance globale, come l’ONU, l’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (NATO), la Banca Mondiale e il Fondo monetario internazionale (FMI), rimangono sostanzialmente invariate dai tempi di Roosevelt, Truman, Churchill , e Stalin. Le recenti iniziative per riformare l’architettura della governance globale, come il Vertice delle Nazioni Unite del settembre 2005, hanno prodotto nel migliore dei casi cambiamenti incrementali, perchè gli Stati non sono d’accordo su come ridistribuire il potere e l’autorità in queste organizzazioni esistenti e portare le vecchie regole in linea con le nuove realtà. La comunità mondiale tende così a fare i conti con un meccanismo istituzionale cigolante , che è sempre più obsoleto, inefficace, e non rappresentativo, e che dà poche garanzie al ruolo potenziale del settore privato e della società civile globale per definizione e affrontare l’ordine del giorno a livello mondiale. Molto difficile è anche la creazione di regole di governance globale, e ancora più difficile è riscrivere quelle delle istituzioni già esistenti.
    Gli Stati Uniti e i suoi partner hanno una finestra critica di opportunità per aggiornare l’architettura della cooperazione internazionale per riflettere il mondo turbolento di oggi. La creazione di un quadro più efficace per la governance globale dipenderà da una comprensione chiara e comune tra le nazioni più importanti del mondo delle nuove dinamiche e le forze in gioco nella politica mondiale, e il loro riconoscimento che non vi può essere una soluzione one-size-fits-all per la gestione dei problemi transnazionali. Essa dipenderà anche dalla volontà degli Stati Uniti di esercitare la stessa creativa leadership illuminata che ha esercitato nella metà del ventesimo secolo, quando ha scelto di sostenere e difendere le nuove forme di cooperazione internazionale.

    Una nuova era di American Leadership?
    Tra i fattori più importanti per determinare il futuro della governance globale sarà l’atteggiamento degli Stati Uniti, che probabilmente resternno l’attore più importante del mondo almeno fino al 2050. Storicamente, gli americani hanno adottato un atteggiamento ambivalente e selettivo verso la cooperazione multilaterale. Da un lato, nessun paese ha fatto così tanto per creare l’infrastruttura istituzionale di ordine mondiale, comprese le istituzioni fondamentali risalenti al 1940, come le Nazioni Unite, le istituzioni di Bretton Woods, e la NATO. Negli ultimi sei decenni, gli Stati Uniti hanno tratto enormi benefici da questa architettura, che ha contribuito alla legittima leadership globale degli Stati Uniti, ha migliorato la prevedibilità negli affari mondiali, e permesso la messa in comune di obiettivi condivisi attraverso una vasta gamma di paesi. D’altra parte, pochi paesi sono stati così sensibili come gli Stati Uniti alle restrizioni alla loro libertà d’azione o gelosi e guardinghi verso le loro prerogative sovrane. Questo orientamento ambivalente può essere attribuito ad almeno tre fattori: la potenza schiacciante Americana, la sua unica cultura politica e le sue tradizioni costituzionali. In primo luogo, dato il suo peso enorme, gli Stati Uniti godono di impareggiabili opzioni unilaterali e bilaterali, nonché una richiesta di speciale esenzione da alcune norme vincolanti per gli altri, in quanto fungono da ultimo custode e garante dell’ ordine mondiale. In secondo luogo, la lunga tradizione del paese di liberale “eccezionalità” ispira la vigilanza degli Stati Uniti nel proteggere la sovranità nazionale e le istituzioni dalle incursioni degli organismi internazionali. Infine, la separazione dei poteri sanciti dalla Costituzione americana, che dà al Congresso una voce critica nella ratifica di trattati e approvazioni delle istituzioni globali, complica l’assunzione da parte degli Stati Uniti di nuovi obblighi internazionali.
    Questo scetticismo istintivo verso la cooperazione multilaterale, che è stato particolarmente pronunciato al termine del primo mandato dell’amministrazione di George W. Bush, è improbabile che scompaia. Tuttavia, i primi anni del nuovo millennio hanno dimostrato i limiti di azione unilaterale degli Stati Uniti, militare o no, per mitigare le minacce e sfruttare le opportunità poste dalla globalizzazione. Indipendentemente dal fatto che l’amministrazione che entrerà in carica nel gennaio 2009 sia democratica o repubblicana, la direzione della politica estera statunitense è probabile che sia multilaterale in misura significativa. Il multilateralismo può avvenire in molte forme, tuttavia. Dal punto di vista degli Stati Uniti, il veicolo ideale per la cooperazione internazionale in una determinata istanza dipenderà da una serie di fattori, tra cui anche se gli altri paesi condividono una comune concezione della natura della sfida politica (per non parlare del suo rimedio appropriato). Anche se le Nazioni Unite hanno vantaggi distinti, data la loro legittimità internazionale e l’adesione universale, esse non saranno sempre lo strumento di scelta; organizzazioni regionali o gruppi di affinità più stretta nella condivisione di obiettivi comuni possono avere un vantaggio comparato. Gli Stati Uniti e altri paesi è probabile che richiedano una gamma diversificata di strutture formali e informali, universali e regionali, e funzionali per affrontare compiti particolari. In alcuni casi, una governance efficace può richiedere partenariati pubblico-privato che coinvolgono una vasta gamma di soggetti interessati, comprese le società private e le organizzazioni non governative. Di conseguenza, la governance globale nel XXI secolo può venire ad assomigliare a quello che Francis Fukuyama chiama “multi-multilateralismo.”
    Nuovo Pensiero per una nuova era
    Il programma sulle istituzioni internazionali e la governance globale mira ad aiutare gli architetti della politica estera degli Stati Uniti e i loro omologhi in altri paesi e nelle organizzazioni regionali e globali, nella redazione di progetti dettagliati di nuove strutture di cooperazione internazionale che siano più idonee alle realtà globali, coerenti con gli interessi nazionali americani a lungo termine, e sensibili alle preoccupazioni americane storiche sulla sovranità nazionale e sulla loro libertà d’azione internazionale. L’approccio del programma per la governance globale rimarrà pragmatico e flessibile, sottolineando soluzioni personalizzate, piuttosto che risposte “one-size-fits-all”. Il processo di formulazione di raccomandazioni politiche sarà aperto e consultivo. I ricercatori del CFR si incontreranno e solleciteranno gli input dai principali organi costituenti – americani e stranieri, pubblici e privati – con una loro partecipazione alle relative deliberazioni. Per esempio, le discussioni sul rafforzamento dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPAC) coinvolgerebbero, tra gli altri, sia le organizzazioni per il controllo delle armi, sia le grandi aziende chimiche. In modo analogo, deliberazioni su un quadro post-Kyoto per fronteggiare il cambiamento climatico potrebbero sollecitare opinioni dei gruppi ambientalisti, dei rappresentanti dell’industria, dei funzionari dei paesi in via di sviluppo e della società civile, e dei funzionari degli Stati Uniti a livello federale, statale, provinciale e comunale. Tali consultazioni sono indispensabili per garantire una comprensione globale degli ostacoli al cambiamento, il trade-off di opzioni alternative istituzionali, e la fattibilità di nuove disposizioni. Il CFR riconosce che l’identificazione di dove le istituzioni internazionali sono carenti e dove quelle nuove sono adeguate è l’approccio per riformare la governance globale. Il compito più difficile è convincere le parti interessate ad adottare un nuovo modo di fare business, tra cui (in alcuni casi) la perdita dei privilegi attuali. Per questo motivo, CFR includerà in tutte le raccomandazioni la propostoa di una strategia pratica per ottenere il sostegno multilaterale per i cambiamenti necessari, così come forgiare il consenso interno tra le principali parti in causa negli Stati Uniti.
    DESCRIZIONE DEL PROGRAMMA L’ordine del giorno del programma sulle istituzioni internazionali e la governance globale è potenzialmente molto vasto. Per renderlo più trattabile, abbiamo adottato un approccio settoriale, in cui si intendono valutare gli accordi istituzionali che disciplinano specifiche sfide globali. In ogni caso selezionato, il programma di lavoro con i borsisti del CFR è esaminare (a) come la natura di questa particolare sfida sia cambiata negli ultimi decenni; (b) quali dei regolamenti internazionali – formali e informali, permanenti e temporanei, a livello mondiale e regionale – esistono per regolare il comportamento o avvantaggiare la cooperazione in questo settore; (c) se questi meccanismi sono sufficienti e a portata di mano per il compito o devono essere modificati, e (d) quali riforme istituzionali e nuove divisioni del lavoro sarebbero opportune, in linea con gli interessi a lungo termine degli Stati Uniti, e sostenibili nel contesto nazionale statunitense. Nel condurre questa analisi, il programma si baserà sulle competenze di molti dei cinquantacinque borsisti a tempo pieno pieno e part-time del gruppo di studio del CFR. Il CFR cercherà anche all’esterno competenze nei settori in cui non esistono attualmente al suo interno. Il programma si avvarrà di diversi standard per valutare l’adeguatezza e l’appropriatezza dei regimi esistenti, le organizzazioni e le altre disposizioni di governance globale. Tali criteri comprendono:
    – Efficacia, in termini di prestazioni reali nel conseguire l’obiettivo(i) dichiarato(i), idealmente misurata attraverso il monitoraggio e la valutazione indipendente.
    – Legittimità, valutata in termini di quanto gli accordi esistenti rispecchiano fedelmente l’attuale distribuzione del potere politico globale e degli interessi, se sono coerenti con regimi giuridici internazionali, e riflettono le procedure ampiamente accettate per decisioni multilaterali.
    – Responsabilità, valutati in base al fatto se gli agenti istituzionali possano essere chiamati a rispondere delle loro prestazioni e se le istituzioni forniscono opportunità di espressione di volontà democratica sia negli Stati Uniti e all’estero.
    – Coerenza con gli interessi e i valori degli Stati Uniti, valutazione se il quadro proposto promette di promuovere la sicurezza nazionale e il benessere degli Stati Uniti, legittima gli Stati Uniti all’estero, ed è in sintonia con la volontà democratica espressa del popolo americano.
    Costruendo sulla base di questi settori controlli e analisi, il programma potrebbe raccomandare riforme a una serie di “fondamentali” istituzioni dell’ Ordine Mondiale, tra cui le Nazioni Unite (in particolare la composizione del Consiglio di Sicurezza), il G-8, la NATO, e le istituzioni di Bretton Woods, così come alle principali organizzazioni regionali, come l’Unione europea (UE), l’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (ASEAN), l’Unione africana (UA), e l’Organizzazione degli Stati Americani (OAS). Dove appropriato, il Consiglio esaminerà anche la possibilità di meccanismi di governance globale, che siano meno stato-centrici. Le raccomandazioni per le grandi riforme istituzionali procederanno a partire da (piuttosto che precederanno) questa analisi del problema. Inoltre, laddove tali riforme sono raccomandate, il CFR dovrà includere una strategia plausibile per vincere il sostegno internazionale per questo nuovo quadro di governance.
    Temi e settori di analisi
    Il programma ha individuato quattro aree critiche della governance globale, dove quadri attuali per la cooperazione multilaterale sono sempre più obsoleti. Questi includono (1) lotta contro le minacce transnazionali; (2) Protezione dell’ambiente e promozione della sicurezza energetica; (3) gestione dell’economia globale, e (4) prevenzione la risposta a conflitti violenti. In questa sezione, evidenziamo quelli che riteniamo essere i temi più interessanti all’interno di questi quattro grandi gruppi, e dove il programma potrebbe aggiungere valore attraverso la ricerca e l’impegno della politica rispetto alla sua cornice di tempo di cinque anni. Questi raggruppamenti includono:
    (I) Elenco delle Minacce Transnazionali – Terrorismo. La lotta contro il terrorismo di matrice salafita-islamico è probabile che sia generazionale per gli Stati Uniti e la comunità mondiale, e una risposta efficace richiede una serie di partnership internazionali. Fino ad oggi, tuttavia, la “guerra globale al terrorismo” ha spesso avuto un francobollo “made in USA”, piuttosto che rappresentare un ‘impresa davvero multilaterale. Le Nazioni Unite hanno fatto qualche progresso a coinvolgere gli Stati membri nella lotta contro al-Qaeda e le organizzazioni affiliate, anche attraverso il Consiglio di Sicurezza dell’Onu la risoluzione 1373, che ha istituito il Comitato Contro il Terrorismo delle Nazioni Unite, e con gli sforzi multilaterali per combattere il finanziamento del terrorismo. Gli Stati Uniti hanno inoltre ampliato la loro collaborazione in materia di intelligence antiterrorismo, con decine di Stati. Tuttavia, la campagna globale anti-terrorismo è stata meno multilaterale di quanto potevamo aspettarci, sia in termini di consolidamento delle nuove norme (ad esempio, una definizione comune di terrorismo) sia per garantire una robusta risposta operativa per la minaccia (ivi compreso il rafforzamento della capacità antiterrorismo di Stati deboli ma volenterosi). Il programma lavorerà con Borsisti del CFR nella promozione di iniziative multilaterali e riforme necessarie, sia all’interno delle Nazioni Unite che nelle organizzazioni regionali che sono essenziali se la lotta contro il terrorismo è quella di diventare uno sforzo più efficace.
    – La proliferazione delle armi di distruzione di massa. La diffusione delle tecnologie catastrofiche ha posto la capacità di uccidere un gran numero di persone nelle mani di un numero crescente di governi e attori non statali. Allo stesso tempo, i regimi e le istituzioni internazionali incaricate di controllare la diffusione delle armi nucleari, biologiche, e chimiche – dal trattato di non proliferazione (TNP) alla International Atomic Energy Agency (IAEA) alla Convenzione sulle armi biologiche e tossiche – sono sempre più sotto pressione. Nonostante le grandi speranze, il documento finale del Gruppo ad alto livello delle Nazioni Unite nel vertice del settembre 2005, ha omesso di includere una riforma di significativo globale sulla non proliferazione. Frustrati dalle carenze delle strutture consolidate per fermare la proliferazione, gli Stati Uniti negli ultimi anni hanno sperimentato coalizioni con diversi raggruppamenti flessibili, come la Proliferation Security Initiative (PSI). Questa ha adottato una risposta differenziata ai proliferatori – più rilevante nel caso del programma nucleare indiano – che concede un trattamento speciale per i regimi che Washington ritiene ci si possa fidare. Il programma di lavoro con gli esperti CFR nel controllo degli armamenti e della sicurezza internazionale valuterà le riforme necessarie per gli esistenti trattati di non proliferazione, compresa la potenziale creazione di una struttura internazionale per la facilitazione nella forntura di combustibile nucleare ai partecipanti al regime TNP. Il programma valuterà anche il giusto equilibrio tra tali organizzazioni formali, trattati come l’AIEA e TNP e accordi informali di organismi come PSI, il Nuclear Suppliers Group, e il regime di non proliferazione nel settore missilistico.
    – Sicurezza del territorio. L’aumento di reti terroristiche transnazionali e la diffusione delle tecnologie catastrofiche hanno fatto della sicurezza del territorio una priorità per tutte le nazioni, in particolare per le democrazie occidentali. Gli Stati Uniti e altri paesi sono messi di fronte a una serie di sfide comuni, incluse quelle di polizia marittima di frontiera terrestre e dello spazio aereo nazionale; protezione dell’aviazione civile; miglioramento del controllo delle frontiere; regolamentazione dell’immigrazione; indurimento delle infrastrutture critiche; ispezione di carichi; marcatura e monitoraggio di persone sospette e spedizioni. Una efficace sicurezza del territorio nazionale si basa sempre di più su creativi partenariati multilaterali, quali la Container Security Initiative, che tra l’altro, implica la collocazione di funzionari doganali degli Stati Uniti nei porti stranieri (e viceversa). Richiede anche una più profonda intelligenza e condivisione delle informazioni e una cooperazione più intensiva nel rafforzamento della legge. Tali collaborazioni innovative dovranno costringere gli Stati Uniti e i suoi alleati a tollerare qualche sacrificio della sovranità nazionale, dovranno conciliare diverse tradizioni costituzionali e giuridiche, e (a volte) dovranno superare le percezioni divergenti di minaccia. Il programma lavorerà con studiosi CFR per valutare le aree più promettenti per l’espansione e formalizzare la cooperazione multilaterale in questo campo.
    – Malattie Infettive, biologiche, e Salute Pubblica Globale. Tra le preoccupazioni che più fanno riflettere sul programma di sicurezza globale c’è lo spettro della morte di massa per origine naturale o per agenti patogeni antropici. Negli ultimi tre decenni, il mondo ha conosciuto l’emergere di più di trenta agenti patogeni sconosciuti, compreso l’HIV / AIDS, Ebola, SARS e l’influenza aviaria, per i quali non sono ancora disponibili cure, come pure il riemergere e la diffusione di più di venti malattie conosciute , tra cui la tubercolosi, la malaria e il colera, spesso in modo più virulento e resistenti ai farmaci. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti e altri governi sono sempre più allarmati dalla progettazione e dal rilascio mirato di tossine biologiche da parte di terroristi internazionali. Purtroppo, come la risposta tardiva alla SARS ha rivelato, ci sono gravi carenze nei sistemi nazionali e globali per la sorveglianza epidemiologica, la preparazione e la risposta. Il programma lavora con i borsisti CFR per individuare quali riforme in ambito di governance della salute globale, compresa l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono tenute a rispondere a questa fiorente minaccia.
    (2) tutela dell’ambiente e garanzia della sicurezza energetica
    – I cambiamenti climatici. Nuove istituzioni internazionali, per mitigare il degrado del patrimonio mondiale saranno probabilmente una caratteristica distintiva della governance globale nel XXI secolo. L’agenda globale dell’ambiente include una vasta gamma di sfide oceaniche, terrestri e atmosferiche, dall’esaurimento delle risorse marine come le scorte di pesce e le barriere coralline fino alla deforestazione e alla desertificazione, dalla perdita di biodiversità e delle specie minacciate di estinzione, all’inquinamento atmosferico, e all’esaurimento dello strato di ozono. Mai come ora la necessità di un nuovo patto globale è più imperativa, come nel caso dei cambiamenti climatici, che se non corretti modificheranno irrevocabilmente la biosfera dalla quale dipende tutta l’umanità. Inoltre, gli effetti del riscaldamento globale, si prevede che incidano più drammaticamente su alcuni dei più fragili, poveri e instabili paesi in via di sviluppo che sono meno attrezzati per adattarsi. Il programma lavora con i borsisti CFR per esaminare i presupposti istituzionali per un accordo quadro post-Kyoto su cui gli Stati Uniti ed i principali paesi in via di sviluppo, compresa la Cina, l’India, e Brasile, possano essere d’accordo, così come una potenziale espansione della Global Environmental Facility nel creare incentivi per lo sviluppo senza carbonio.
    – Insicurezza Energetica. Il recente aumento drammatico dei prezzi del petrolio a livello mondiale, combinato con l’esaurimento di molte riserve petrolifere accertate, l’insaziabile appetito cinese per i combustibili fossili, l’instabilità politica in regioni produttrici di petrolio come Nigeria e Iraq, e l’ascesa delle “petro-autocrazie” come Russia e Venezuela, ha focalizzato l’attenzione dei politici degli Stati Uniti sulla sicurezza degli approvvigionamenti energetici del mondo. Gli Stati Uniti ei suoi partner internazionali hanno bisogno di nuove norme sui combustibili fossili per garantire un’adeguata produzione globale, raffinazione, capacità di trasporto, e nuove strategie per evitare l’interruzione delle forniture. Vi è anche una crescente consapevolezza che spostare l’economia degli Stati Uniti lontano dalla sua attuale forte dipendenza dai combustibili fossili, in particolare dal Medio Oriente, sia buon senso strategico. Nuovi quadri di cooperazione multilaterale saranno componenti essenziali di ogni strategia degli Stati Uniti per migliorare la sicurezza energetica globale e creare gli incentivi per il movimento internazionale verso forme più pulite e più affidabili di energia. Il programma lavora con i borsisti del CFR per esaminare le misure promettenti, anche attraverso l’Agenzia internazionale dell’energia, che servono a migliorare a lungo termine la sicurezza energetica sia livello mondiale sia degli Stati Uniti.
    (3) Gestione dell’economia globale
    – Il sistema finanziario internazionale. Il programma sosterrà il lavoro del Centro di Studi Geoeconomici (CGS), per uno sguardo sobrio sul quadro attuale delle relazioni finanziarie e monetarie a livello mondiale, comprese le norme che disciplinano i tassi di cambio, le proposte di creare unioni monetarie regionali, e le iniziative da parte dei singoli paesi per dollarizzare o euro-izzare. Esso promuoverà il lavoro da parte dei borsisti del CFR per valutare le tendenze in corso nel sistema finanziario mondiale, compresi i ceppi causati dal deficit gemelli degli Stati Uniti, il ruolo emergente della Cina nel sistema monetario globale, e l’ascesa di valute alternative (compreso l’euro) — e studiare i mezzi che promettono di migliorare il coordinamento tra i governi più importanti al mondo e le banche centrali nel trattare le carenze strutturali. Il programma sosterrà anche il lavoro del CFR nel rivalutare il mandato del FMI, che ha perso molta della sua importanza con la crescita dei mercati dei capitali privati.
    – Commercio internazionale: La stagnazione della corrente del Doha Round dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) e l’espansione in atto degli accordi commerciali bilaterali e regionali hanno messo in discussione l’impegno degli Stati Uniti e altri importanti paesi per la visione di un aperto, reciproco, e non discriminatorio sistema di commercio internazionale e di pagamento. Gli scontri nei round del WTO comprendono la resistenza dei paesi ricchi dell’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OCSE) nel liberalizzare il commercio dei prodotti agricoli protetti e la riluttanza dei paesi in via di sviluppo ad accelerare il proprio abbraccio di standard occidentali in materia di investimenti esteri, proprietà intellettuale, e commercio di manufatti. In assenza di un costante movimento in avanti sulla liberalizzazione degli scambi a livello mondiale, è probabile vedere una crescente frammentazione del commercio mondiale in blocchi regionali potenzialmente discriminatori e protezionistici. Il programma sosterrà i lavori in corso del CGS per esaminare i presupposti per un compromesso Nord-Sud, e per valutare il trade-off agli Stati Uniti negli approcci bilaterali, regionali e globali alla liberalizzazione degli scambi. Il programma cercherà anche di far avanzare i lavori CFR sui nuovi quadri regionali e internazionali per disciplinare la mobilità del lavoro globale. – Investimenti internazionali. I vantaggi economici da investimenti transfrontalieri sono grandi come quelli degli scambi transfrontalieri e gli investimenti aziendali in supply chain multi paese sono un grande driver di crescita dei flussi commerciali. Inoltre, la rapida crescita della ricchezza dei fondi di molti paesi dell’Asia orientale e quella di Stati esportatori di energia complicano il quadro. Le enormi eccedenze di capitali ora nelle mani di governi stranieri possono innescare una violenta reazione politica nei paesi in cui tali fondi sono investiti. Eppure, gli investimenti internazionali, non sono ancora soggetti ad alcun regime multilaterale paragonabile alla World Trade Organization. Invece di folli trattati bilaterali sugli investimenti, ci si dovrebbe riunire insieme ad un impegno OCSE condotto dall’OCSE, nel tentativo di stabilire norme globali per le gli investimenti. Nel 1990 uno sforzo per aggiornare questo quadro con un accordo multilaterale sugli investimenti è stato sconfitto dalla critica della società civile. Il programma sosterrà le attività dei borsisti CFR per esaminare la necessità di un accordo globale sugli investimenti, nonché analizzare la necessità di regole per governare i fondi sovrani e i destinatari dei loro capitali.
    – Politiche di sviluppo globale. Il discorso politico moderno in materia di sviluppo a livello mondiale è stato dominato da due campi estremi: i sostenitori delle spese enormi in aiuti stranieri per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, da un lato, e gli scettici verso gli aiuti allo sviluppo, dall’altro, i quali sostengono che è uno spreco, ridondante (Considerate le fonti private di investimento) e spesso controproducente (dal momento che crea dipendenza delle razze). Spesso in questo dialogo tra sordi manca un’attenta valutazione dell’uso mirato che gli aiuti stranieri possono (e non possono) realizzare, nonché un riconoscimento che l’aiuto è solo una componente e raramente la più importante nei risultati di sviluppo. Il programma sosterrà gli sforzi dei borsisti CFR nella valutazione della rilevanza e della missione della Banca mondiale, delle banche multilaterali regionali dello sviluppo, del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite, e di altre agenzie di sviluppo delle Nazioni Unite, con un occhio nel valutare come le loro capacità di aiuto e le loro competenze tecniche si completano insieme alle capacità dei governi donatori. L’analisi prenderà in considerazione anche gli argomenti per le riforme istituzionali, come trasformare la struttura di governo della Banca mondiale e correggere l’approccio frammentato delle Nazioni Unite per lo sviluppo globale. Si studierà i modi per sfruttare il crescente interesse del settore privato nei programmi di responsabilità sociale delle imprese nei paesi in via di sviluppo. Mentre la spesa da parte delle imprese multinazionali in materia di sviluppo è in crescita, la raffinatezza con cui questi fondi sono erogati è forse due decenni indietro a quella del settore pubblico. Questo lavoro sarà svolto in collaborazione con il CGS.
    (4) prevenzione e risposta a conflitti violenti
    – prevenire il fallimento dello Stato e il conflitto interno. In un’epoca di minacce transnazionali, gli stati che non possono controllare i propri confini e territori e che collassano nella violenza interna, costituiscono un pericolo non solo per le proprie popolazioni, ma in realtà per il mondo intero. Purtroppo, la comunità internazionale continua a lottare nei suoi sforzi per impedire agli Stati di scivolare in fallimenti e violenze interne. Fino ad oggi, nessun attore internazionale di grande rilievo, dagli Stati Uniti, agli altri principali governi o istituzioni internazionali come le Nazioni Unite, la Banca Mondiale e l’Unione africana, ha fatto della prevenzione una priorità strategica. Nonostante l’impegno della retorica da parte delle Nazioni Unite per la prevenzione dei conflitti, la sua politica attuale rimane modesta, ad hoc e reattiva, in genere limitata ai sporadici “buoni uffici” degli sforzi del Segretario generale. Il G8, allo stesso modo, ha dedicato poca attenzione alla riduzione delle fonti critiche di insicurezza e instabilità nel mondo in via di sviluppo, che includono il taglio dei flussi di introiti illeciti alimentando dal carburante della corruzione e della violenza negli Stati deboli e in zone di conflitto, l’argine al commercio illegale di armi, la chiusura di paradisi finanziari offshore che servono a guadagni illeciti, e l’insistere su una gestione trasparente dei proventi che derivano dalle risorse naturali. Il programma collaborerà con il Centro CFR per l’azione preventiva (CPA) per valutare le riforme istituzionali che possono essere fatte per migliorare la capacità delle Nazioni Unite, del G8, della Banca Mondiale, dell’Unione africana e di altri ambiti internazionali e partnership nell’ affrontare le cause sottostanti dell’ instabilità e per attenuare e gestire i conflitti nei paesi più vulnerabili al mondo, attraverso una miscela di mezzi diplomatici, economici, politici e militari. Esso indirizzerà il settore privato e pubblico-privato verso iniziative di riduzione dei conflitti, come l’ Iniziativa per la Trasparenza delle Industrie Estrattive (EITI) e il Processo di Kimberley per i conflitti per i diamanti.
    – L’uso della forza. Oggi più che in qualsiasi altro momento negli ultimi sessant’ anni, sono in palio le norme che disciplinano l’uso della forza armata. La situazione di stallo diplomatico null’Iraq nel 2002-2003 – come la crisi del Kosovo precedente del 1999 – hanno sollevato questioni fondamentali per il ricorso all’uso della forza disposto dagli Stati Uniti, dopo il disaccordo tra i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. A seguito di entrambi gli episodi, alcuni osservatori hanno suggerito la necessità di alternative (o surrogati) alle fonti per la legittimazione della forza armata, mentre altri hanno messo in guardia contro un precedente pericoloso. Allo stesso tempo, c’è stato un crescente sostegno internazionale, in particolare tra i governi occidentali, a una dottrina della sovranità contingente, in base alla quale i paesi colpevoli di genocidio, terrorismo, e di ricerca di armi di distruzione di massa, perderebbero la loro presunzione contro l’intervento esterno. Nonostante questi cambiamenti normativi, tuttavia, gli Stati Uniti e i suoi partner internazionali hanno fatto pochi progressi nel determinare le circostanze in cui il Consiglio di sicurezza potrebbe essere legittimamente bypassato e quali siano i criteri probatori necessari a giustificare l’intervento armato in uno stato sovrano. Il programma funziona con i borsisti CPA e CFR per chiarire questi criteri, basandosi sui lavori precedenti del CFR su tali questioni, anche per quanto riguarda la dottrina “responsabilità di proteggere”.
    – Operazioni di Pace e Costruzione della Pace Post-Conflitto. Nonostante le contrarietà e le carenze nelle operazioni di pace delle Nazioni Unite dopo la fine della Guerra Fredda, le Nazioni Unite sono chiamati come mai prima d’ora a mantenere – e in alcuni casi, ad applicare – la pace tra le parti in conflitto, nonché a raccogliere i cocci quandola ripresa si ferma. Oggi, più di 100.000 caschi blu vengono distribuiti in una ventina di operazioni in tutto il mondo – più che in qualsiasi altro momento della storia delle Nazioni Unite.Tuttavia, la complessità e il ritmo di tali sforzi multidimensionali hanno esaurito le capacità modeste del Dipartimento dell’Onu per le Operazioni di Mantenimento della Pace, che lotta con il suo modesto bilancio, e le sue capacità di sviluppare una dottrina solida, di procurare il supporto logistico degli Stati membri, al fine di garantire la qualità e la disciplina delle truppe che vi contribuiscono; di negoziare un efficace divisione del lavoro con le organizzazioni regionali (come ad esempio l’Unione africana), e di realizzare la visione di “missioni integrate” che uniscono la componente umanitaria, di ricostruzione, di governance, e di protezione degli interventi internazionali. Nel frattempo, la Commissione ONU Per la Costruzione della Pace – uno dei pochi risultati significativi del vertice di Alto Livello delle Nazioni Unite del 2005- ha finora fallito nel far vivere la sua promessa di garantire una efficace ricostruzione dello Stato e il recupero sostenibile di società devastate dalla guerra. Il programma collaborerà con il Centro per l’azione preventiva e borsisti CFR sulle proposte per approfondire le recenti riforme dell’ONU, nonché per esplorare il potenziale dei partenariati tra l’ONU e l’Unione africana, nonché con altri organismi regionali e sub-regionali. Nel portare avanti questa ambiziosa agenda, il programma si baserà sul personale di entrambi i settori di base e anche sui cinquantacinque altri membri permanenti e aggiunti del CFR’s Studies Program. Ciò consentirà al programma di generare un flusso costante di ricerca, di pubblicazioni e di impegno politico in tutti e quattro i raggruppamenti nel periodo di cinque anni del programma.
    Riformare le Istituzioni Fondamentali dell’Ordine Mondiale
    Sulla base di questa area di indagini e sulla base delle carenze individuate nelle organizzazioni e delle strutture esistenti, il programma, nell’arco di cinque anni, cerca di proporre riforme in alcune delle istituzioni fondamento dell’ordine mondiale, tra cui le Nazioni Unite , le organizzazioni regionali, e le principali associazioni ad hoc.
    – Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Tra le delusioni più grandi del vertice di alto livello delle Nazioni Unite del settembre 2005 c’è stato il fallimento degli Stati membri delle Nazioni Unite nel tagliare il nodo gordiano rispetto ai Soci del Consiglio di sicurezza dell’ONU, in particolare l’estensione dei membri permanenti (o semi-permanenti) per accogliere lo spostamento dell’equilibrio del potere mondiale dal 1945. Anche se il Segretario generale ONU del Pannello di Alto Livello ha delineato due alternative realistiche ed equilibrate per l’allargamento, dopo il progresso è stato bloccato da una combinazione di rivalità regionali, dalle differenze intra-europee, e dal disimpegno degli Stati Uniti. Il programma esaminerà le prospettive e le condizioni per un rinnovato sforzo di riforma che possa rispondere alle aspirazioni di giocatori critici (tra cui Giappone, India, Germania e Brasile), mentre estenderebbe la rappresentanza del Consiglio di Sicurezza all’Africa e al Medio Oriente. – Il Gruppo degli Otto. L’obsolescenza degli attuali meccanismi di governance globale è sempre più evidente nella gestione dell’economia mondiale, si è resa più visibile durante l’ultimo summit annuale del G-8. E’ semplicemente un non senso escludere da questo Direttorato globale le più grandi economie emergenti del mondo, tra cui Cina, India e Brasile, nonché molteplici altre medie potenze. Il programma dovrà esaminare la fondatezza delle recenti proposte per ampliare la composizione del G-8 (come la proposta di un “L 20” sostenuta dall’ex primo ministro canadese Paul Martin), nonché la creazione di gruppi discrezionali su questioni politiche, economiche o funzionali (ad esempio, l’energia o la migrazione ).
    – Organizzazioni Regionali e sub-Regionali. Uno dei tratti distintivi degli ultimi due decenni è stata la formazione, l’approfondimento e allargamento di organizzazioni formali regionali in molti angoli del globo. I mandati, le competenze, le capacità e l’efficacia di questi corpi eterogenei variano enormemente. Gli Stati Uniti hanno un interesse critico e un ruolo centrale da svolgere, per fare in modo che questi enti svolgano pienamente il loro ruolo nella gestione dell’insicurezza globale e nella fornitura di beni pubblici per le loro rispettive regioni. Il programma si propone di esaminare lo stato attuale e il potenziale ruolo degli organismi multilaterali in almeno alcuni delle seguenti regioni, da parte di rilevanti studiosi del CFR:
    – Europa, tra cui il North Atlantic Treaty Organization, l’Unione europea e l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE).
    – Asia-Pacifico, tra cui l’Asia-Pacific Economic Cooperation (APEC) forum, l’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (ASEAN), il Forum regionale dell’ASEAN, e la sub potenziale architettura di sicurezza regionale per l’Asia nordorientale.
    – Africa, in particolare l’Unione africana (compreso il suo nuovo Consiglio di pace e sicurezza), il Nuovo partenariato per lo sviluppo dell’Africa (NEPAD), la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS), la Southern African Development Community (SADC), e gli altri organi.
    – Asia del Sud e Asia centrale, tra cui l’Associazione dell’Asia meridionale per la cooperazione regionale (SAARC), la Shanghai Cooperation Organization (SCO), e altri potenziali accordi multilaterali per queste due sub-regioni.
    – America Latina, tra cui l’Organizzazione degli Stati americani, il Vertice delle Americhe, sub-raggruppamenti commerciali regionali (ad esempio, il NAFTA, CAFTA, Mercosur), e gruppi di potenziali like-minded paesi per la gestire delle sfide transnazionali come la sicurezza energetica, la migrazione e gli stupefacenti.
    – Medio Oriente, incluso il Forum per il Futuro sponsorizzato dal G-8, la Lega Araba e l’Organizzazione della Conferenza islamica (OIC).
    La Grande Immagine dei Problemi
    Qui esploriamo i più appropriati contesti internazionali per affrontare l’agenda globale di oggi, il programma cercherà di aggiungere un nuovo tassello su tre questioni di grande importanza: la natura mutevole della sovranità in un’epoca di globalizzazione, la sfida di ospitare attori non statali nei processi decisionali globali, e la premesa per la responsabilità democratica delle istituzioni multilaterali.
    – Re-concettualizzazione della “sovranità” in un’epoca di globalizzazione. Il post-Guerra Fredda ci ha posto di fronte alle sfide ai concetti tradizionali della sovranità dello stato in almeno quattro aspetti. In primo luogo, alcuni stati fallimentari e post-conflitti sono diventati parti della comunità internazionale, inserendosi nelle Nazioni Unite in una forma di “neo-amministrazione fiduciaria”. In secondo luogo, alcuni paesi con il loro comportamento hanno perso la loro immunità da interventi esterni, come parte di una dottrina emergente di “sovranità contingente.” In terzo luogo, quasi tutti gli Stati – tra cui gli Stati Uniti – hanno volontariamente abbandonato qualche storica libertà d’azione per gestire le minacce transnazionali e sfruttare le opportunità internazionali. Infine, alcuni paesi, in particolare l’Unione europea, hanno scelto di “fondere” la loro sovranità in cambio di benefici economici, sociali e politici. Il programma potrebbe fornire un valido contributo intellettuale, tracciando la portata e le implicazioni di queste trasformazioni.
    – Accogliere gli attori non statali nella governance globale. Anche se gli Stati rimangono il fondamento dell’ordine internazionale, si trovano ad affrontare la concorrenza sempre maggiore di attori non statali come detentori di influenza e (spesso) legittimità. Nella progettazione di nuove strutture di governance globale, gli Stati Uniti e altri governi devono fornire l’opportunità di collaborare e contribuire a soggetti interessati, compresi gli attori della società civile, gruppi di pressione, e corporazioni, senza permettere che l’agenda globale sia dirottata da interessi non rappresentativi. Il programma può individuare gli insegnamenti derivanti dalle esperienze recenti a proposito di come trovare questo equilibrio delicato.
    – Superare il “deficit democratico” in regime di governance globale. Gli sforzi verso una cooperazione internazionale, in particolare di carattere sovranazionale (come nel resto dell’Unione europea), divergono spesso dalle volontà democratiche dei pubblici nazionali degli Stati membri. Con l’esame di istituzioni multilaterali, in una varietà di settori, il programma può generare indicazioni utili su come migliorare il controllo democratico degli organismi multilaterali. Si potrebbe inoltre valutare la frequente affermazione che un’Alleanza delle Democrazie rappresenta un quadro plausibile per l’ordine mondiale e una realistica alternativa alle Nazioni Unite (che comprende, ovviamente, regimi sia autoritari che democratici).
    IL VALORE AGGIUNTO DEL PROGRAMMA
    Il programma del CFR sulle istituzioni internazionali e la governance globale mira a fornire un contributo significativo per far comprendere, sia a livello internazionale, che negli Stati Uniti, la necessità di infrastrutture istituzionali per un’efficace cooperazione multilaterale nel ventunesimo secolo. Il programma è concepito come un multi-sforzo di anni, piuttosto che uno o due anni di progetto orientato verso un evento specifico o ciclo elettorale. Questa relativa permanenza si spera che permetta al CFR di diventare un centro di eccellenza nel pensare la governance globale, e un deposito di conoscenze utili e di lezioni apprese e messe a disposizione di altri studiosi e istituzioni. Sarà agevolato anche il difficile processo di costruzione del consenso politico interno nei poteri esecutivo e legislativo, nella comunità politica e nell’informazione del pubblico, circa i parametri appropriati di impegno degli Stati Uniti nella cooperazione multilaterale. La posizione del programma all’interno del Council on Foreign Relations si rivelerà preziosa nel favorire i suoi obiettivi ambiziosi. Il programma sfrutterà la potenza dei convegni del CFR, che offrono forum a New York, Washington, e in tutto il paese in cui gli opinion leader nazionali e internazionali possono discutere proposte di riforma istituzionale con l’adesione del Consiglio. Attraverso la co-ospitazione di eventi con le istituzioni partner negli Stati Uniti e all’estero, il programma solleciterà i suggerimenti e i buy-in da parte di governi stranieri e altri settori pubblici, nonché da rappresentanti della società civile e del settore privato, nelle raccomandazioni di proposte in materia di governance globale. Infine, il programma avrà un ruolo nella costruzione di un più ampio consenso bipartisan e di educazione pubblica ingaggiando funzionari dell’amministrazione e membri del Congresso sulle nuove direzioni nella governance globale, e rendendo i suoi prodotti ampiamente disponibili attraverso una varietà di supporti.

  • ottavino

    Non vorrei giudicare Barnard. Voglio solo dire che occorre essere onesti, dichiarando anzitutto la nostra dipendenza da questo sistema. Solo dopo aver compreso profondamente la nostra dipendenza da questo stato di cose, si potrebbe stabilire un percorso di liberazione. Ma soprattutto bisogna mettere in chiaro che il nostro livello di benessere ne risentirà. Siamo davvero pronti a soffrire?

  • brunotto588

    Ho capito, e ti dò ragione nel caso di avversioni “repentine” al sistema, quali appunto rivolte aperte, e via dicendo. Ma come ipotizzo io il cambiamento sarebbe “graduale e dall’ interno” del sistema stesso … non un’ attacco frontale, ma una lenta metamorfosi, dove le cose non avvengono di colpo, ma si “metabolizzano” nel corpo stesso del sistema … I cui cardini principali sono sempre la leva monetaria e la leva mediatica … cominciamo a togliere benzia e fiducia a queste due arterie … il sistema si adatterà automaticamente, proprio in base alle leggi stesse del capitalismo, per cui se una cosa “non tira” viene pian piano abbandonata … Dunque: se poniamo il caso si vendono meno giornali, gli investitori pubblicitari investiranno di meno, tutto il sistema mediatico comincerà a risentirne ( proprio per le stesse leggi su cui si basa ! ), cominceranno a fiorire antagonisti che vendono inserzioni a minor prezzo, e su cui magari si legge qualcosa di meno trito e ritrito … se la gente ( ossia l’ onnipotente opinione pubblica) comincerà a premiarli, ecco che gli investitori saranno indotti ad investirvi maggiormente … Lo stesso dicasi per il sistema monetario … Un lento cambiamento, una trasformazione non violenta … Poi ovvio, bisognerà star molto attenti a che anche la nuova direzione che si potrebbe delineare non sia “fagocitata” sempre dal solito sistema di mercato … Ma a questo punto la coscienza generale sarebbe maggiore, e più difficile la manipolazione.
    Questa, e solo questa, sarebbe l’ unica via con una possibilità di roiuscita “duratura” … le rivolte sono sempre più o meno “colorate” da chi ha interesse a guidarle e a manipolarle, anche quelle che partono dagli intenti più “puri”. Ciao !

  • indyp

    Al contrario di Barnard, io vivo nella merda da parecchi anni, se non da sempre. Altri che conosco, basta che hanno macchina e tv sono a posto, tanto la rivoluzione la faceva, in prima serata, la telenovela a puntate Barnard-Gabanelli di report tutte le domeniche su RaiTre, or divisi e ce ne dispiacciamo assai.

  • mazzi

    Parole, parole, parole—————————- Proprio tu che dici di lasciar perdere il net e darsi da fare.——————–Guarda bene, ogni volta che posti qualcosa li inchiodi li per ore a discutere e a scrivere commenti, e dove dovrebbero trovarlo il tempo di agire? ————————— E tutte queste belle parole e propositi che fine fanno tutte le volte, si e’ mai visto venire fuori qualcosa di costruttivo? NIENTE——————– Se proprio sei sincero, la miglior cosa che potresti fare per essere coerente e’ smettere di postare.————– O NO?

  • syrus_79

    HAI FATTO CENTRO!! Altro che tutti in piazza… si sceglie una città, ci si mette in fila in cinquanta/cento per ogni banca e si dice a quelli che passano che si sta chiudendo il conto prima che sia troppo tardi…. se ne vedrebbero veramente di belle!!!!

  • MATITA

    Non vedo Martin Luther King in circolazione,tantomeno all’orizzonte.
    Ci vuole una guida ,ci vuole una personalità forte e giusta in grado di catalizzare l’interesse dei giusti e de più onesti,senza non vedo come si possa fare….