Nel 2020 rigeneriamoci insieme alla natura

DI GEORGE MONBIOT

The Guardian.com

Possiamo lasciare a casa le nostre ansie per l’ecologia se diamo una mano rigenerare i mari e aiutare l’ambiente.

Sarà un anno difficile. Non ci sarà solo una escalation del degrado del clima, ma dovremo sopportare anche quei killer-pagliacci che hanno preso il potere in certi governi cruciali, e messi insieme questi due fattori provocheranno una cocktail fatale e una orribile sensazione di non poterci far niente. Proprio quando avremmo bisogno di una azione decisa, sappiamo che i nostri governi e i potenti a cui rispondono faranno tutto il possibile per ostacolare qualsiasi decisione.

Testimone dei disastri in Australia, a metà dicembre, proprio il giorno di quella ondata di caldo letale che avvolse la nazione, il giornale  the Australian, di Rupert Murdoch, aprì con una  prima pagina inneggiante ai buoni risultati sulle esportazioni del carbone e un attacco violento contro i vigili del fuoco, che chiedevano una immediata cessazione della combustione di combustibili fossili. Come risposta a questa catastrofe senza fine, il primo ministro, Scott Morrison, se ne andava in vacanza all’estero , mentre il suo paese continuava a bruciare.

Alcune delle più grandi masse terrestri della terra – Australia, Russia, Stati Uniti, Brasile, Cina, India e Arabia Saudita – sono governate da persone che sembrano preoccuparsi poco dell’umanità o del resto della vita sulla terra. Per mantenere la loro grinfie sul potere, devono placare gli oligarchi e le grandi multinazionali per le quali sembrano tutti pronti a sacrificare qualsiasi cosa, inclusa, forse, la sopravvivenza della stessa umanità.

So che i manifestanti che hanno reso il 2019 l’anno della climate action  continueranno nella loro azione e che faranno tutto il possibile per focalizzare l’attenzione del mondo sulla più grave crisi che gli esseri umani abbiano mai affrontato, ma con tutti questi governi ostili, che non permettono una risposta collettiva internazionale a questa emergenza, la lotta si farà sempre più disperata.

Ammetto che mi sento abbastanza vicino al crollo emotivo. Credo che la resilienza sia la qualità umana più utile e ho cercato di coltivarla, ma nel 2019 ho sentito che qualche volta la mia determinazione ha cominciato a perdere colpi, come mai prima. Sicuramente sarà stato per i miei problemi di salute, per le tante complicazione e per la depressione che è seguita alle cure contro il cancro che feci due anni fa. A volte è difficile riconoscere dove comincia e dove finisce la causa di un esaurimento.

Per qualcuno non c’è nessuna separazione tra fattori interni ed esterni. Ora sappiamo che persone che vivono in luoghi fortemente inquinati hanno livelli più alti di depressione e di suicidi: l’inquinamento atmosferico è qualcosa che produce effetti sulle infiammazioni cerebrali e che danneggia le cellule nervose, e tutto è collegato a malattie mentali. La ricerca ha anche collegato il benessere fisico con la qualità dell’ ambiente in cui si vive: un recente studio danese lascia intendere che le persone cresciute in luoghi con molto verde hanno minori possibilità di sviluppare disturbi psichiatrici, rispetto a chi cresce in mezzo al cemento, pur tenendo conto di tanti altri i fattori.

Ho cercato di tenere a bada la mia eco-ansia e di metterla nello stesso pacchetto del lavoro, ma ogni mese che passa, diventa più difficile. Il mio senso di panico continua ad aumentare ed sento che è del tutto razionale, dovremmo sentirlo tutti. Ma non possiamo conviverci ogni ora e ogni giorno della nostra vita.

Quindi prometto che questo nuovo anno io passerò più tempo in mare con il mio kayak, un oggetto dalle virtù quasi miracolose: una macchina di plastica lunga quattro metri che fa ringiovanire. Dopo una giornata in acqua, pagaiando con la mente fino allo stremo delle forze e qualche volta fin dove non si vede più la costa, mi sento pronto a tutto.

Ma anche in quei momenti c’è un’ombra che mi perseguita: mi accorgo sempre più frequentemente che quello che dovrei vedere in mare è clamorosamente assente. E’ qualcosa di scioccante e angosciante perché le acque intorno al Regno Unito una volta erano tra le più pescose della Terra e ora non lo sono più. C’erano armate di tonni rossi che una volta assediavano le nostre coste, mettendo in fuga banchi di sgombri e di aringhe lunghi molte miglia. Gli Halibut erano più grandi della porta di una stalla e i rombi riempivano tutto il piano di un tavolo e tutti arrivavano fin quasi a terra, cercando le acque meno profonde per nutrirsi. Il merluzzo normalmente arrivava a quasi i due metri di lunghezza; gli haddock crescevano fino a un metro. La passera di mare era grande come una cartina stradale. Dalla riva si potevano vedere le pinne dei capodogli, mentre le balene grige dell’Atlantico, ormai estinte, entravano negli estuari dei fiumi. Lo storione gigante risaliva i fiumi per riprodursi, creando degli ingorghi quando si incrociava con le trote di mare, le lamprede e le cheppie. In certi fondali marini si trovavano quasi due metri di uova dell’aringa.

Quasi tutti i fondali marini erano ricoperti da una crosta di vita: scogliere di ostriche e di cozze, di soffici coralli e di penne marine, di gorgonie e di spugne, di vermi-pavone e di anemoni, un tipo di vita che teneva fermi i sedimenti sul fondo e filtrava le colonne d’acqua, con il risultato di mantenere cristallini i nostri mari. Tanta abbondanza, se potessimo tornare indietro di qualche centinaio di anni, ci lascerebbe a bocca aperta.

“Pellicani Dalmati” nel Nord della Grecia. Foto: Drew Buckley/Alamy

Ora, certi giorni, ci sorprendiamo perché vediamo qualcosa sul mare. Quando sono fortunato,  posso individuare uno stormo di berte di mare che sfiorano le onde con le loro ali vellutate, un paio di sule, una gazza solitaria e solo qualche volta un branco di pesciolini. Quando vado in kayak a Cardigan Bay, in Galles,  spero di trovare soprattutto qualche delfino e quando mi capita, segno quei giorni sul calendario della mia vita. Ma i miei avvistamenti sembrano diminuiti da quando il governo gallese ha autorizzato di nuovo l’uso  delle draghe per pescare le capesante anche nelle zone più “strettamente protette” della baia, razziando tutti i fondali marini e distruggendo la maggior parte della vita che ospita.

Lo stesso vale per quasi tutte le “aree marine protette” intorno alle coste del Regno Unito. Ma queste zone equivalgono a poco più di piccoli punti sulla carta geografica. Mentre il 36% delle acque inglesi è teoricamente riservato alla fauna selvatica, la pesca commerciale – quella che produce il maggiore impatto negativo sulla vita del mare – è vietata in meno dello 0,1% delle zone protette, quindi l’intensità della pesca a strascico nelle zone “protette” è maggiore rispetto ai luoghi non protetti.

È tutto così stupido. La pesca commerciale è di gran lunga la causa principale della distruzione dell’ecologia marina, una pesca che però nel Regno Unito produce meno reddito e meno occupazione di della devastante e inquinante industria. Solo la pesca sportiva, che soffre una perpetua carenza di pesce, genera più posti di lavoro e più denaro che non la pesca commerciale. L’osservazione delle balene e dei delfini, le immersioni e lo snorkeling, se fossero dovutamente promosse, farebbero aumentare notevolmente il livello di vita delle popolazioni costiere. E questo è solo il minimo rispetto agli incommensurabili miglioramenti della vita per tutti coloro che potrebbero godere di un sistema vitale più vigoroso e più abbondante.

Se la smettessimo di buttare reti a strascico e draghe sul fondo dei mari, la vita rigermoglierebbe con una velocità sorprendente, perché la maggior parte degli animali marini si sposta da un mare all’altro durante almeno una fase del loro sviluppo, quindi la rigenerazione dei mari ha poco bisogno dell’aiuto degli esseri umani. Basterebbero pochi utili interventi, come l’idea, forse folle ma meravigliosa, che una volta proposero due ricercatori della University of Central Lancashire di portare delle balene grigie dal Pacifico all’Atlantico; e come l’idea meno folle ma altrettanto meravigliosa di reintrodurre il pellicano dalmata – una specie nativa del Regno Unito fino al Medioevo. Entrambe le specie svolgono un ruolo cruciale nelle reti alimentari marine e possono riempire le nostre vite di meraviglia.

Rigenerare la natura rigenera lo spirito umano e nel 2020, potremmo – anche noi – fare la nostra parte.

 

George Monbiot

Fonte : https://www.theguardian.com/

Link: https://www.theguardian.com/commentisfree/2020/jan/02/nature-rewild-eco-anxiety-seas-climate-emergency-environment#maincontent

2.01.2020

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte  comedonchisciotte.org  e l’autore della traduzione Bosque Primario

Pubblicato da Bosque Primario

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30 Commenti

  1. Se proprio vuoi essere coerente con te stesso e l’ambiente,butta il tuo kayak di plastica e costruisciti una zattera di legno,oppure una barca a remi sempre di legno.Poi l’unica soluzione per l’ambiente è quello che il genere umano si estingua,una volta per tutte.

    • Sei sicuro che distruggere foreste per fare canoe sia ecologico?

      • E’ ecologico se poi pianti un seme che genererà un nuovo albero.

        • Se vivi in una terra dove possono essere coltivati alberi. Altrimenti il legno te lo devi fare arrivare consumando taaanto petrolio, molto più che per costruire e trasportare la canoa sintetica. Altrimenti puoi rinunciare alla canoa che è ancora più ecologico.

    • L’ ambiente sarà vaporizzato comunque, è solo questione di tempo. L’ ambiente va rispettato perchè ci serve per sopravvivere, senza misticismi demenziali, fin quando non avremo trovato il modo di trasferirci su un altro pianeta, prima che il Sole metta sotto la Terra. Il resto è idiozia allo stato puro.

  2. Vigili del fuoco che pontificano sulla climatologia, ora mi manca solo di sentire calzolai che danno consigli di chirurgia oftalmica e siamo al completo.

    La causa dei devastanti incendi in Australia è nota e ha a che fare con il fatto che la siccità sia stata sopra la media solo in maniera indiretta:

    Le autorità quest’anno hanno vietato ai contadini di utilizzare le tecniche tradizionali aborigene di bruciatura controllata delle sterpaglie per creare delle barriere antincendio, ponendo gli anteposti perché le fiamme si spandessero senza ostacoli. Se poi ci aggiungiamo le centinaia di piromani individuati il danno era inevitabile.

    I cambiamenti climatici c’entrano ben poco in tutto questo visto che il problema degli incendi è sempre esistito, come ben sapevano i saggi aborigeni. Gli stolti mangia bistecche bianchi invece si appellano a fantomatiche teorie per scaricare sul resto del mondo colpe che sono solo dei loro ottusi politici e dei loro viziati figli.

    Riguardo alla pesca commerciale l’autore ha perfettamente ragione. Non ha senso ipotizzare che 7 miliardi di persone possano mangiare pesce regolarmente, nonostante sia il cibo più salutare al mondo.

    Il pianeta è sovrappopolato, ma non è politically correct dirlo, bisogna raccontare la novella che sono le abitudini alimentari che l’uomo ha da quando era un cavernicolo ad essere sbagliate, se non addirittura insalubri.

    P.S.: i farmaci anticancro sono altamente inquinanti dato che finiscono nell’ambiente con le deiezioni delle persone in cura e al momento della loro inumazione.

  3. Questo integralismo ecologista è il vero cancro, altro che lo stile di vita. Certo tutti dovremmo vivere in modo più morigerato e rispettoso, ma per amore e rispetto degli altri uomini, non certo per la colpa che mi viene attribuita di vivere. Basta con la competizione, il guadagno, il profitto, l’accumulazione. Vorrei ricordare infatti che gli uomini primitivi vivevano se possibile in ambienti persino più inquinati di quelli di oggi, eppure ciò non ha impedito la produzione di pensieri eccelsi, altro che depressione e suicidi.
    Tutto l’articolo è un falso ideologico e basta.

    • Più alta è la popolazione, più alta è la competizione per le risorse. Non capisco perché concetti banali come questo non possano essere accettati senza pregiudizi ideologici.

  4. Mah, sul rapporto depressione-sanità mentale e ambiente avrei qualche dubbio, mi riferisco alla provincia d’Imperia, nella Liguria di Ponente, la cosiddetta riviera dei fiori, dove vengono a svernare anziani e bambini cagionevoli di salute dovuti all’inquinamento di Torino e Milano… Ormai da decenni tale zona ha il primato italiano delle persone seguite dai centri d’igiene mentale, dei suicidi, l’ha avuto, dopo la Lombardia, per morti per Aids, è agli ultimi posti per qualità della vita, eppure ha un ottimo clima, a dicembre già ci sono gli alberi in fiore…

    • Un torinese, un milanese aduso agli alti livelli di CO2 quando arriva a Diano Marina viene colto da crisi di astinenza, per lui ossigeno ed il salmastro sono elementi sconosciuti e patogeni (spesso mortali) dopo il primo impatto stordente (vanno quasi in coma) agonizzanti si trascinano avanti ed indiestro sul lungomare (pure senza mangiare per non spendere soldi) quando stremati, si siedono, per ore, con la scusa di consumare un caffè nei dehors che costeggiano l’Aurelia,sempre trafficata, per recuperare un pò di fumi di scarico ( la dose)…….la situazione aggravata dal clima mite della zona ( surriscaldamento globale della Liguria, +5 gradi) e dalla ormai scomparsa dei ghiacciai di Capo Berta, ( scomparsi anche gli orsi bianchi) è drammatica….non c’è più tempo, ci/vi hanno rubato il futuro, bisogna agire presto e bene, fare qualche fabbrica (magari inquinante)…perchè senza si muore per suicidio di massa e o per depressione……..qualcuno informi Greta

    • La densità di abitanti in Liguria è altissima perché il territorio è frastagliato e poco utilizzabile per le attività umane.
      Questo che crea porta alla cementificazione del territorio, alle strade strette e buie quindi alla depressione e problemi di sanità mentale.

  5. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    Cito: “Possiamo lasciare a casa le nostre ansie per l’ecologia se diamo una mano rigenerare i mari e aiutare l’ambiente[…]“. Ma certamente!
    Ma per fare questo ci vuole una vera rivoluzione, un rinnovamento delle coscienze che deve partire da ogni individuo: una rinuncia al modo aberrante di vivere da parte di quella popolazione mondiale che vive nel consumismo sfrenato (e la rinuncia da parte della restante parte ad adottalrla); e una rivoluzione che nel contempo combatta il sistema neoliberista ed il capitalismo sfrenato, causa di tutte le catastrofe ambientali.
    E non c’è nemmeno bisogno di rinunciare drasticamente a tutta la tecnologia: basta applicare quella utile e non dannosa con crirterio, ovvero se, dove e quando necessaria per permettere alla natura (all’eco-sistema) di sanare in tempi fisiologici “tutte le ferite” che ad essa procuriamo.
    Deve essere anche e soprattutto una rivoluzione che permetta alle nuove generazioni di “riallacciarsi” alle radici culturali dei loro avi che il capitalismo sfrenato e il relativo tornaconto a tutti i costi ha “estirpato”, rendendo di fatto i giovani schiavi e amanti della loro schiavitù.
    Il nemico della Vita sul Pianeta è il capitalismo-consumismo e la casta al potere che lo sostiene.

  6. Certo che se mangiamo come dei porci, se viene buttata nel cesso una parte del pesce pescato (perché non commerciale), un altra diventa mangime ed un altra va sprecata nei consumi finali… Poi se aggiungi che nei mari ci va l’inquinamento del mondo…e ci stupiamo se i pesci spariscono. Poi se il dibattito è canoa di legno o canoa di plastica anche a livello intellettuale completiamo il quadro. Bel quadretto!

  7. “…un recente studio danese lascia intendere che le persone cresciute in luoghi con molto verde hanno minori possibilità di sviluppare disturbi psichiatrici, rispetto a chi cresce in mezzo al cemento…”

    Qui non ci sono scuse, più persone vivono in un certo territorio e meno verde hanno a disposizione. Ma sono convinto che qualcuno sarebbe anche capace di negare questa evidenza…

    • Dai, stai andando oltre il ridicolo con sta sovrappopolazione, ti sta dicendo che ammassare persone in realtà insalubri rende quelle persone matte, non ti sta dicendo che sono troppe. E che il verde è meglio del grigio.
      Belin oh.
      Questo significa che se prendi le persone delle città e la spargi a pioggia in tutta la relativa regione la densita’ demografica sparisce, e anche una supposta sovrappopolazione che in quanto supposta te la infili nel chiulo (per citare Caparezza).

      Ma tu preferiresti continuare ad ammassare sfoltendone via via quelle in eccesso.

      • Non parla di salubrità, parla di effetto psicologico positivo che ha la visione del verde e della natura non deturpata dalla presenza umana.
        Hai mai provato a passare qualche giorno in zone in cui la natura è ancora padrona, lontano dal caos della folla, dove si riesce ancora a vedere l’orizzonte?

        Prova, potrebbe anche piacerti (forse).

        • Ahahah che ridere. Come al solito canni alla grande, ma ti pare che io possa essere uno che vive in mezzo alla folla? Conosco la vita di montagna e la natura molto bene, ed è per quello che so che può accoglierci tutti ampiamente, è più facile invece che i conoscitori di natura da tastiera cittadini moderni non lo sappiano e sbraitino un post si e l’altro pure di supposte sovrappopolazioni; ma grazie del consiglio, immagino invece tu con le tue gitarelle della domenica fra un seminario yoga e uno sulla sovrappopolazione col coltellino svizzero e gli occhiali da sole ti senta un vero esploratore.
          No, non ci siamo proprio.

  8. Quando sei un giornalista e un giornale ti paga per avere un pezzo, devi produrlo. Anche se hai poco da dire, il pezzo deve uscire e tu devi farlo. Sennò non ti pagano.
    Finché gli stati non rinunciano a generare una “spinta” produttiva/consumista, non si può fare nulla di ecologico.

  9. Questo autore è un comico nato… promuovere lo snorkeling in Gran Bretagna… e perché non lo sci in Egitto??? 😎 😎 😎

  10. Ormai sono oltre la saturazione ecologista e non leggo nemmeno più articoli del genere.
    Ma l’occhio mi è caduto su splendidi commenti , ad esempio quelli di Nightwisperer, Emilyever, Ton ( molto ironico) e Ignorans, e quindi non ho nulla da aggiungere a quel che han detto loro. Solo che questo integralismo ecologico mi ha veramente rotto le scatole e sospetto, fortemente sospetto, che ci siano sotto soldi, affari o peggio. Secondo la migliore tradizione odierna. I LGBT non “tirano” più? E allora sotto con Greta!

  11. povero Monbiot, sei arrivato tardi…

  12. Vogliono farci usare il gas.
    Perché ce ne tantissimo, ovunque, è facile da estrarre e trasportare, e da chiudere eventualmente.
    Centrali a gas, per produrre elettricità, da usare per tutto. Tutto.
    È più facile mettere un filtro a una centrale, che a un milione di auto, o case.
    Il resto sono min…te.
    Iran docet.

    Certo che vedere tutti far finta di niente sull’Iran, l’aereo abbattuto per sbaglio…

    Mah.

  13. C’è poco da fare, occorre una sinergia fra le varie soluzioni. Siamo tanti, troppi, vivendo in maniera attenta il pianeta potrebbe anche sostenere un numero di abitanti maggiore, ma, sia in questo caso che cercando di rallentare la crescita demografica addio crescita economica.
    E chi se ne frega? Magari tutti, se il giorno dopo non hai soldi per pagare le bollette, e comprare il pane, solo perché la multinazionale controllata dai grandi fondi, dalle banche, a loro volta sotto il controllo degli speculatori, non da più lavoro alla tua (o dove lavori) aziendina… ecc ecc.
    E non pensiamo che la terra possa sostenerci illimitatamente. Non sono un sostenitore del “fermiamo tutto” non lo credo possibile. Mi accontenterei che si cominci a pensarci seriamente, senza divisioni e fazioni, perché questo temo interessi solo a chi vuole mantenere inalterata situazione.

  14. Vedo che le guerre ambientali in atto restano fuori da ogni discussione (salva pianeta e sopratutto salva umanità’) . E’ da 70 anni che si usa il pianeta come grande laboratorio. “Dallo spazio controlleremmo ” disse L.B. Johnson….e si è fatto grandi passi in questa direzione. Questo ovviamente è da aggiungere alla devastazione globale dovuto allo stile di produzione, lo sfruttamento di suolo, aria, acqua , fauna, animali, persone….

  15. Trasformiamo l’ambiente a casaccio senza un piano, una linea direttrice, guidati dall’avidità di alcuni sostenuta dalla smodata, insensata smania consumistica degli altri (per non parlare delle malefatte degli eserciti e relativi annessi e connessi).
    Usiamo strumenti ed attrezzature sovradimensionati ad ogni occasione (pensiamo ai suv o alle rumorose macchinette imbracciate da spazzini e giardinieri al posto della ramazza o ai macchinari per lavori stradali e spostamento terra che, dato il costo, ‘non possono’ stare inerti, alle 300 navi da crociera (bruciano catrame) che in Europa inquinano più di tutte le autovetture messe assieme, ecc. ecc. ecc.), sciupiamo una grossa parte del cibo che abbiamo ottenuto da allevamenti e coltivazioni, spesso giunto dall’altra parte del pianeta, uccidiamo una crescente quantità di animali liberi per confezionare cibo per (la mania di esibire) cani e gatti.
    Ci circondiamo ovunque di brutture e rifiuti, prodotti persino nell’intento di ricrearci (provate a camminare d’estate in un comprensorio sciistico e potrete osservare il disastro provocato dagli impianti e dalla chimica usata per la neve artificiale), che ci deprimono e ci imbarazzano.
    Sembra che non siamo in grado di trovare un passatempo che non sia costoso, inquinante e che non disturbi esteticamente.

    Credo sia utile non criticare chi cerca di opporsi a questo scempio, anche se non lo fa secondo i nostri personalissimi criteri!

    PS – É anche vero che il fanatismo, nemico di ogni forma di equilibrio, é sempre in agguato (d’altronde il consumismo é una sorta di fanatismo).

  16. A proposito di “siamo troppi”, ricordo che i 9/10 degli abitanti umani del pianeta usano, per vivere, il 20% delle risorse disponibili, mentre noi occidentali, che siamo suppergiù 1/10, ci spartiamo l’80 %.

    Per curiosità, quali sarebbero i troppi?

  17. si ci vogliono progetti di allevamento e ripopolazione dei mari il nostro mediterraneo è in condizioni pietose e il tempo è ora o mai più