MUSK-TWITTER, UNA QUESTIONE POLITICA

MUSK-TWITTER, UNA QUESTIONE POLITICA

Di Carlo Scognamillo, ComeDonChisciotte.org

Se esiste un personaggio dalle connotazioni controverse, sul quale l’opinione pubblica ha cambiato improvvisamente narrazione, è Elon Musk. Il magnate di Tesla ha fatto molto parlare di lui nelle ultime settimane, soprattutto in relazione al suo tentativo di acquisizione dell’intero pacchetto azionario di Twitter, famosa piattaforma social.

Fino a poco tempo fa, Musk era associato ai più alti salotti della finanza internazionale. Il suo giro di affari ha da sempre orbitato intorno a determinate correnti di stampo globalista. Inoltre la sua figura aleggia intorno a progetti di discutibile eticità, come ad esempio Neuralink, una compagnia che crea interfacce neurali, in grado di creare una linea diretta tra un cervello umano e un dispositivo tecnologico.

Il 25 Aprile il Wall Street Journal segnalava l’intenzione di Elon Musk di rilevare Twitter ed assumerne il pieno controllo. Il valore dell’OPI si stimava intorno 44 miliardi di dollari (21 miliardi provenienti direttamente dal suo patrimonio personale). A fronte di un’offerta così rilevante, gli altri azionisti, tra i quali alcuni grandi fondi di investimento, hanno da subito manifestato un certo grado di disappunto. Dopo alcuni timidi tentativi di boicottaggio, la fumata bianca sembrava però essere molto vicina.

Il mese e mezzo successivo, articolato da trattative e dichiarazioni, ha invece visto l’operazione non più scontata. La dinamica alla quale stiamo assistendo ricorda il gioco popolare delle tre carte. Durante i primi due tentativi il banco lascia subdolamente credere allo scommettitore che l’andamento segue una determinata linearità e limpidezza, mentre invece al terzo turno, ribalta con un gioco di prestigio ogni sicurezza acquisita. Elon Musk sembra impersonare il banco, trasmettendo la volontà di perseguire determinati obiettivi per poi fermarsi all’ultimo, mentre i restanti stakeholders figurano come quelli che, dall’altra parte del tavolo, si sono resi conto di essere caduti in trappola.

Già nel periodo antecedente alla maxi offerta, Elon Musk ha dichiarato che se questa fosse andata in porto, avrebbe sanificato la piattaforma da tutti i profili falsi, o sarebbe morto nel tentativo di farlo. Nelle settimane seguenti, Musk ha accusando Twitter di non avere fornito dati veritieri sulla quantità di profili falsi presenti nella piattaforma.

Secondo Musk, il dato ufficiale di circa il 5 per cento di account falsi è sottostimato. Per questo da settimane il miliardario ha sospeso la trattativa fino a quando Twitter non fornisce i dati esatti. L’informazione richiesta non è un semplice dettaglio. Conoscere l’esatto numero di account gestiti da bot è essenziale per portare avanti l’accordo dal punto di vista economico.

Si immagini di dover comprare una casa. Se si venisse a sapere che le mura sono fatte di cartapesta e non di calcestruzzo il prezzo scenderebbe vertiginosamente. Se a questo si aggiungesse che potrebbe esserci poca trasparenza anche su altri aspetti dell’immobile, la trattativa andrebbe in fumo. Musk, insieme ai suoi avvocati, sta andando a fondo alla questione che sembra essere sempre più spinosa ogni giorno che passa. Un’eventuale prova della sottostima nella dichiarazione dei profili falsi avrebbe un effetto a cascata che vedrebbe nelle autorità di controllo il principale problema degli attuali vertici della società.

La trattativa di acquisizione di Twitter si è quindi arenata in un cul de sac complicato da sbrogliare. Le ipotesi sono le seguenti: o Twitter dimostra che il numero di utenti falsi è “solo” al 5%, oppure non lo fa e salta la trattativa. Ma alcuni fattori fanno pensare che Musk non voglia veramente portare a termine l’affare. Il fatto che abbia da subito avanzato accuse sui profili falsi nascosti porta a pensare che dietro ci siano motivazioni di interesse più politico che di business.

In questo ultimo periodo, Musk ha preso le distanze dagli ambienti del partito democratico americano con i quali è sempre stato a stretto contatto. In un tweet ha difatti annunciato che voterà per i repubblicani, nonostante in passato abbia sempre sostenuto i democratici. Tale dichiarazione non può essere totalmente scissa dall’affare Twitter, visto che il social aveva censurato il profilo del “repubblicano per eccellenza” durante la campagna elettorale per l’elezione del Presidente USA dello scorso anno. Dietro l’affare Twitter potrebbe esserci proprio lo zampino di Donald J. Trump. Questo intreccio politico è di importanza cruciale per gli equilibri mondiali.

Il voltafaccia di Musk al partito democratico non può essere interpretato come un puro cambiamento ideologico, considerando che è uno degli uomini più influenti al mondo.

Nel sottobosco di questa dichiarazione appare lapalissiano che Musk stia strizzando l’occhio all’ex Presidente degli Stati Uniti, forse anche semplicemente per mero opportunismo. Difatti la mossa del miliardario sarebbe la logica conseguenza della presa di coscienza del fatto che i suoi vecchi amici abbiano perso potere negli ultimi anni, oppure che abbiano commesso errori fatali tali da doverne pagare un prezzo molto salato nel breve-medio termine.

L’accusa che viene avanzata da alcuni sostenitori repubblicani è che il partito di Biden abbia promosso una propaganda sempre più stringente e unilaterale, tanto da boicottare e oscurare molte fonti del dissenso. La censura democratica ha infatti colpito anche personaggi rilevanti non in linea con il pensiero dominante diffuso dalle piattaforme liberali, causando un chiaro deterioramento proprio di quei principi democratici tanto millantati. Musk potrebbe quindi aver subodorato danni in credibilità del partito democratico e l’eventualità di un suo pesante indebolimento rappresenta un rischio da evitare.

Ci si dovrebbe a questo punto chiedere quale ruolo giochi Donald Trump nella vicenda Musk-Twitter. Le sue esternazioni risuonano come una vera e propria condanna al social di San Francisco.

Trump spiega come ormai questo social sia pieno di bot e spam vari tali da falsificare completamente la platea degli iscritti. Aggiunge inoltre che non tornerà mai su Twitter per nessuna ragione e che utilizzerà solamente la sua piattaforma, Truth. In tale dichiarazione si palesa il suo interesse. Affondare Twitter, il social di riferimento della cerchia democratica statunitense, significherebbe lasciare posto al suo a quattro mesi dal suo lancio. Truth è stato rilasciato nello stesso periodo in cui Musk ha manifestato l'intenzione di avviare la scalata al social con l’uccellino blu. Da allora le azioni di Twitter hanno fatto un volo verso il basso. Difficile pensare ad una semplice coincidenza. Trump e Musk hanno agito insieme in maniera coordinata.

La trasparenza dell’informazione è un requisito necessario di uno stato democratico. I social media giocano un ruolo fondamentale in quanto sono i maggiori fruitori di informazione, sostituendo progressivamente la televisione. Gli interessi economici al centro di queste dinamiche sono estremamente elevati. Ovviamente l’informazione non dovrebbe essere veicolata da alcun interesse di natura finanziaria o politica, ma evidentemente siamo molto lontani da tale traguardo. Il report World Press Freedom Index 2022 annuale sulla libertà di stampa non ci dà buone notizie a riguardo: l’Italia si trova al 58° posto di questa speciale graduatoria, perdendo ben diciassette posizioni rispetto al rapporto dello scorso anno.

Gli Stati Uniti la anticipano di circa una dozzina di posizioni nella classifica. La credibilità dei Paesi Occidentali sta scivolando sempre più al ribasso. La vicenda Twitter sembra un primo passo verso un tentativo di cambiamento. Solamente un evento di rottura potrebbe rovesciare il trend negativo appena descritto e la vicenda Twitter sembra averne tutti i connotati. Non sappiamo se l’asse Musk-Trump possa partorire una situazione più favorevole per il mondo social. È ancora da dimostrare, infatti, che i due personaggi siano i paladini di un’informazione più libera e trasparente. Se il social Truth avrà successo, Trump dovrà dimostrare assoluto rigore nella gestione dei bot. Sarebbe un primo passo determinante ma non sufficiente. Al momento non esiste una terza strada. Una cosa è certa: il timone dell’informazione che fino ad oggi è rimasto saldo nelle stesse mani, sta andando a sbattere contro un mare in burrasca . L’unica salvezza è un salvagente a bordo.

Di Carlo Scognamillo, ComeDonChisciotte.org

NOTE

Diventare immortali con la tecnologia. Il transumanesimo ci crede (i404.it)

Elon Musk vuole ancora comprare Twitter? - Il Post

Transumanesimo, eugenetica e Elon Musk: migliorare l'uomo agendo sul dna (blastingnews.com)

Twitter, Elon Musk Deal Could Be Announced Monday - WSJ

Altro che censura democratica, contro le fake usiamo il metodo Musk - Antonio De Filippi (nicolaporro.it)

Elon Musk Is Not a Renegade Outsider – He's a Massive Pentagon Contractor (mintpressnews.com)

Musk si compra Twitter: dietro l'operazione di acquisizione si gioca il futuro degli Usa? - Come Don Chisciotte

Classifica libertà di stampa, l’Italia crolla al 58° posto: peggio di Gambia e Moldavia (money.it)


Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

Commenti (11)

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    1. DrCaligari 11 giugno 2022

      Ognuno fa il suo gioco, Musk denuncia la presenza di bot mica perché è un paladino della libertà di informazione, ma semplicemente perché non sono al suo servizio. La vicenda però dovrebbe aprire gli occhi agli utenti di queste piattaforme: oggi più che mai è importante l'autorevolezza delle fonti. Dubito ad ogni modo che qualcuno capisca..

    2. Cleon XIII 12 giugno 2022

      Non è che Musk denunci la semplice esistenza di bot, il punto è che ha intimato a Twitter di pubblicare quanti sono. Potrebbe essere la caduta della prima tessera di un domino. Prima Twitter, poi.. Se saltasse fuori che il numero degli utenti dei social (da cui dipendono likes, conto delle visualizzazioni e relativa monetizzazione) sono farlocchi, sarebbe una bella botta per i nostri amici mega-multi-miliardari che nella loro ascesa si sono presi soldi a palate dalla FED. Dimostrare che ora li fregano direttamente a destra e a manca...
      La vulgata corrente dipinge Zuckerberg e similari come dei maghi capaci di creare miliardi di dollari grazie a all' "Intelligenza Artificiale". In realtà altro non sono che dei volgari ladri.
      Per quel che riguarda Elon Musk, basti ricordare la provenienza del primo miliardo di $ con cui fu finanziata Space X:
      100 milioni di $ = Elon e amici
      900 milioni di $ = NASA (la cara vecchia agenzia spaziale Federale)

    1. Rnamessaggero 11 giugno 2022

      Ottimo, un 5% è fasullo, con che criterio lo puoi stabilire ? Li conosci ? Se li conosci sai esattamente quali sono, li elimini no ?

    1. Cachafaz 11 giugno 2022

      Comunque non penso proprio che Musk sborsi tutti quei miliardi per quel cesso di social, che andrebbe chiuso d'imperio se gli stati fossero stati normali; quindi si limitera' a fargli piu ' danni possibili.

    1. indipendente 11 giugno 2022

      È ormai emerso da tempo che i "genietti in garage", sono solo leggenda metropolitana. Fiumi di prove attestano la selezione e successiva sponsorizzazione da parte del sottobosco militare di questi personaggi. Per non parlare di Bill Gates, rampollo di una dinastia di veri e propri demoni!

    1. Nestor Halak 11 giugno 2022

      "Il voltafaccia di Musk al partito democratico non può essere interpretato come un puro cambiamento ideologico, considerando che è uno degli uomini più influenti al mondo"

      Be, in effetti, per interpretarlo come un cambiamento ideologico, bisognerebbe supporre che i partiti democratico e repubblicano, come tali, presentino delle differenze ideologiche, cosa che mi pare piuttosto lontana dal vero.
      Non credo neppure che abbia importanza la percentuale dei bot presenti: falso più, falso meno, cosa conta in un contesto di inganni totali?
      Magari semplicemente l'oligarca Musk (perché magnate?), non ci vede più l'affare, o forse si voleva solo fare della pubblicità. Certo che aspettarsi che sia un oligarca a ridare libertà di parola all'America, mi pare un pochino azzardato.

    2. Arian Van Heisen 11 giugno 2022

      l’oligarca Musk..

      Musk è un cameriere dei Controllori e neppure troppo intelligente, un Parvenue.
      La pseudo Lotta tra due Oligarchi fa ridere..!

    3. LuxIgnis 11 giugno 2022

      Beh delle differenze seppur minime e anche apparenti ci sono tra i democratici e i repubblicani. Poi la storia americana è complessa e molto diversa dalla nostra. Esempio, sapevate che ai tempi della liberazione degli schiavi era il partito repubblicano che la proponeva mentre i democratici si opponevano? Eppure per la fine della segregazione furono i democratici che si batterono per essa mentre i repubblicani si opposero.
      Poi che Musk faccia parte del potere è innegabile, così come lo è Trump, ma non esiste un solo potere in gioco. Ve ne sono diversi che si scontrano fra loro. In questo momento Musk e Trump si trovano contro un certo potere globalista che è stato a capo della pandemia e quindi come spesso si dice il nemico del mio nemico è mio amico. Questo non vuol dire che ci si deve schierare con questo o quest'altro. Vuol dire sfruttare tutte le falle che si aprono.

    1. Arian Van Heisen 11 giugno 2022

      L' unico salvagente sarebbe la trasparenza dei finanziamenti di questi social e di questi personaggi come Musk creati dal nulla che in una situazione trasparente sarebbero già falliti, senza il patrocinio delle solite famiglie neppure considerati, tutto il sistema Neo liberista è un gioco delle tre Carte dove il fesso di turno è sempre il popolo Boccalone..!

    2. Cleon XIII 14 giugno 2022

      Che, per inciso, si beve da anni la stessa identica favola: il garage della mamma in cui gli spiantati geni del computer bla bla bla. Incredibile!

    1. Cachafaz 11 giugno 2022

      Fossero stati italiani Trump e Musk si sarebbero subito divisi per poi non colpire affatto, neanche disuniti!

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