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#METOOGAZA, e TIBET*

DI PAOLO BARNARD

paolobarnard.info

Conversando con Noam Chomsky il 2 ottobre su temi del tutto personali ho appreso dell’esistenza dell’appello #MeTooGaza, un appello che seguì l’ennesima e risaputa strage in stile Gestapo ad opera della Israeli Defence Force su civili Palestinesi disarmati il 30 maggio scorso. Noam Chomsky, come Ilan Pappe, come Norman Finkelstein, come Abby Martin, come altri anonimi cittadini del mondo come me, si sono uniti a questo appello che deve durare finché l’assedio israeliano di Gaza sarà terminato, quindi è sempre attualissimo.

Purtroppo trattandosi di crimini contro l’umanità da parte d’Israele, i numeri degli aderenti sono una minuscola frazione rispetto alle Magliette Rosse o ai Padani o ai Piddini o ai Fattoquotidiani. Non ci trovate certo Fusaro o Becchi o Cruciani o i superSionisti Lerner e Travaglio, perché mettere la propria faccia per i Palestinesi non fa figo, né fa like su Facebook, è devastante per la carriera (ehm, ne so qualcosa eh?). Ma fatelo sto video di 30 secondi. Per uploadarlo è facile, le istruzioni sono qui

https://www.metoogaza.com/

Grazie. Paolo Barnard

*Nel titolo, dopo Gaza, ho scritto Tibet, solo perché l’imperativo morale mi obbliga a citare l’unica altra Apartheid in tutto il Pianeta che ancora sopravvive assieme a quella Palestinese. Pechino ha compiuto genocidio sui tibetani nell’indifferenza totale di tutti noi. Purtroppo mentre per la Palestina ancora esiste una frattaglia di speranza che i nostri governi agiscano per porre fine a quell’abominio, per il Tibet e la sua cultura non esiste più nessuna speranza, e va detto: una grossa mano in questo senso l’hanno data la coppia di buffoni Richard Gere e il Dalai Lama.

 

Paolo Barnard

Fonte: www.paolobarnard.info

Link: https://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=2111

15.10.018

 

Pubblicato da Davide

5 Commenti

  1. Stavolta c’è poco da dire, Barnard ha ragione da vendere. Sono lontani i tempi in cui Andreotti poteva ricevere con tutti gli onori a Palazzo Chigi un certo Arafat…

    (P.S.: mai stato democristiano ma bisogna dire pane al pane e vino al vino)

  2. Neo Thomas A. Anderson

    dare del buffone al dalai lama significa non aver capito i principi che lo muovono.

  3. Forse che un #metoo non fosse sufficiente per rincoglionire le masse?

  4. Se la cifra di riferimento dei governi continuerà a essere l’economia
    e i cittadini rimarranno comodamente accodati a questo principio, il
    destino non potrà che rivelarsi tragicamente scontato.
    A parte tutte le legittime sensazioni di disprezzo per quel che accade
    in Tibet, ed in altre parti del mondo, un consiglio a chi pensa “” finché
    lo fanno là vabbè””. Attenzione: un domani potremmo entrare noi nel
    mirino, e allora gridare allo scempio potrebbe essere troppo tardi.
    La vigliaccheria morale prima o poi si paga.

  5. Non ho mai conosciuto Noam Chomsky, caro Barnard, ma ho conosciuto Sua Santità il XIV Dalai Lama, Tenzin Ghiatzo. Che i cinesi abbiano fatto di tutto in Tibet, non è una notizia però, che l’attuale Dalai Lama sia una sorta di “venduto” ai cinesi, mi giunge nuova. Con la tua grande sagacia di giornalista eccelso, avresti qualcosa da consigliare ad un capo di governo che si trova di fronte la Cina? Tu non sai niente di Tibet, confessalo: non sai nemmeno cos’è la questione tibetana. Perché, quando non sai più cosa scrivere, non taci? Il silenzio porta consiglio, credimi.
    P.S: ho conosciuto anche Richard Gere.