Mario Draghi non è più il Superman di Davos?

Draghi non ha nemmeno iniziato a combattere il Bitcoin, ma ci sta pensando

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Tom Luongo
tomluongo.me

La politica italiana è proprio divertente. Sfortunatamente, date le circostanze attuali, l’intrattenimento somiglia più ad uno spettacolo horror al rallentatore piuttosto che ad un circo.

La scorsa settimana è stata dominata dalle macchinazioni per l’elezione del nuovo presidente, che si è conclusa dopo otto turni con l’immancabile Sergio Mattarella, eletto per un altro mandato di sette anni alla tenera età di 81 anni.

Mattarella doveva andare in pensione.

Doveva essere l’ascesa all’olimpo del primo ministro Mario Draghi, che avrebbe sostituito Mattarella per controllare le sorti della politica italiana per il resto del decennio.

Ciò non si è concretizzato, perché Draghi, nonostante le infinite banalità messe in giro dalla stampa occidentale, è odiato in Italia, e non solo dalle persone che ha trasformato in cittadini di serie B, ma dai suoi stessi compagni politici.

Le voci su un Draghi che fa il Justin Trudeau e scappa dal Parlamento a causa di una malattia sono il colmo delle stronzate davosiane. (cliccate qui per i risultati finali).

Draghi non ha avuto un reale sostegno all’interno del parlamento, una cosa del genere avrebbe significato confrontarsi con lui per i prossimi sette anni.

Per la prima volta nell’ultimo decennio, Davos ha finalmente subito una sconfitta nella politica italiana, dall’interno del governo. Si sono sempre dimostrati abili nella manipolazione esterna e nel tradire il popolo italiano, indipendentemente da come aveva votato, ma sembra che il loro tipico approccio da cacciatori di teste della politica si sia finalmente ritorto contro di loro.

Negli ultimi sette anni abbiamo assistito ad una magistrale esibizione di Mattarella, che ha eseguito gli ordini di Davos inserendosi nel processo politico come nessun presidente italiano aveva mai fatto in passato.

Aveva fatto di tutto per non permettere a Lega e Cinque Stelle di tentare di formare un governo dopo la loro vittoria elettorale del 2017. Poi aveva posto il veto (con un esercizio molto dubbio dei suoi poteri informali) alla loro prima offerta di ministro delle Finanze, Paolo Savona, che era deciso a far uscire l’Italia dall’euro.

Dall’emergere di una sincera ondata populista in tutta Europa, iniziata un decennio fa in luoghi come la Grecia e la Catalogna, la politica italiana era stata ancora più oltraggiosa del solito, e Mattarella è stato quello che ha lavorato per Davos negli ultimi anni.

Quando, nell’agosto del 2019, Matteo Salvini della Lega aveva fatto la sua grande mossa per forzare le elezioni anticipate e aveva fallito, aveva portato l’Italia verso l’epilogo che abbiamo visto questa settimana – sotto la “ferma mano” di Super “Whatever it Takes ” Mario.

Salvini aveva fatto crollare la fragile coalizione con il Movimento Cinque Stelle, sperando di arrivare a nuove elezioni perché in quel momento la Lega volava al 35% nei sondaggi, e avrebbe potuto portare in Italia un governo populista quasi unificato, cacciando fuori la vecchia guardia rappresentata da persone come l’ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi del PD.

Mattarella aveva rifiutato di consentire nuove elezioni e, alla fine, il leader dei Cinque Stelle Luigi Di Maio aveva tradito i propri elettori facendo un patto con Renzi per formare un’altra coalizione instabile. Questa instabilità, alla fine, si era conclusa con la formazione di un governo ad interim tecnocratico, con Salvini che era stato costretto a sostenere Super Mario Draghi come Primo Ministro, per guidare il Paese durante l’imminente Coronapocalisse, o rischiare la prigione.

Era stata una brillante manovra politica che, nelle menti degli elettori italiani, aveva tagliato la gola sia ai Cinque Stelle che alla Lega. Sia Salvini che Di Maio sono ora visti come falsi populisti, disposti a rinunciare ad una posizione di principio in cambio dell’accesso al potere.

Che Salvini fosse complice, inesperto o semplicemente incompetente è irrilevante. Lui e la Lega hanno votato per Mattarella, ma questa settimana hanno rifiutato di concedere a Draghi la sua incoronazione. Ha lasciato l’opposizione di principio a Giorgia Meloni e a Fratelli d’Italia (FdL).

Questo ci ha portato dove siamo oggi. A poco meno di diciotto mesi dalle elezioni parlamentari in Italia, i sondaggi non mostrano un chiaro favorito, poiché la Lega di Salvini ha perso il vantaggio a favore di FdL, spaccando il centrodestra.

Questa frattura ostacola ulteriori guadagni da parte del centro-destra – che da più di un anno staziona complessivamente intorno al 45% – inclusa Forza Italia (FI), senza una chiara coalizione di maggioranza possibile se si dovesse votare oggi.

Ma, con l’opposizione all’attuazione da parte di Draghi del Green Pass, cioè documenti di viaggio in piena regola, e il rivolgere l’apparato governativo contro i non vaccinati nel modo più brutale, non c’era la volontà politica di promuoverlo a Presidente, dove avrebbe esercitato ancora più potere che come Primo Ministro.

Perché in Italia il Presidente ha un po’ più di potere di altri ‘capi di Stato’ europei. Il presidente controlla l’apparato militare. Quindi, era chiaro che Davos stava cercando di progettare un altro “colpo di stato dall’alto” come hanno fatto in così tanti altri posti in Europa e negli Stati Uniti.

L’Italia è un membro chiave dell’Unione Europea, e qualsiasi minaccia alla sua adesione è sempre affrontata con oscuri accordi dietro le quinte e pugnalate alle spalle per gli oppositori di Davos. Semplicemente non si può permettere all’Italia di affermare la propria indipendenza dal progetto europeo.

Almeno non finchè l’attuale repertorio di personaggi rimarrà alla guida dei maggiori partiti e gli Italiani non inizieranno a prendere sul serio la politica, cacciando questi idioti o prendendo misure più drastiche.

Quindi, solo Bloomberg e il resto della normale stampa finanziaria plaudono a un’estensione dello spettacolo Draghi/Mattarella in Italia, nessun altro lo fa.

Draghi è stato visto fin dall’inizio come uno dei principali candidati per il lavoro da fare, e ha chiarito che sarebbe stato lieto di diventare capo di stato. L’ex presidente della Bce è stato contrastato dai legislatori del suo stesso governo di unità, che temevano un ritorno alle turbolenze politiche senza Draghi al timone. Il risultato potrebbe rassicurare gli investitori, in quanto riduce il rischio di elezioni anticipate, e consentirebbe a Draghi di portare avanti il suo programma di riforme fino alle prossime elezioni, previste per il 2023.

Mattarella aveva scelto Draghi per guidare il governo nel caos politico all’inizio della pandemia di Covid. I partiti di tutto lo spettro ideologico hanno deciso di sospendere le loro manipolazioni politiche e di sostenere Draghi.

Si, certo. Se era così entusiasta di accettare l’incarico, perché non era presente per fare pressioni per proprio conto e perché ci sono state 721 schede bianche su 1009 al primo turno di votazioni?

A questo punto, com’è messa oggi l’Italia?

In primo luogo, significa nessun vero cambiamento per il resto di quest’anno. Mattarella è vecchio e malfermo. E si dice che abbia accettato l’incarico per portare il Paese alle elezioni parlamentari del prossimo anno. A quel punto cercheranno di forzare nuovamente Draghi.

Buona fortuna.

In secondo luogo, significa che la presa di Draghi in Italia è piuttosto debole. Anche se la stampa finanziaria ha ritenuto che questo fosse un bene per i mercati, perché Super Mario significa “stabilità” o per qualche altra sciocchezza putrefatta, di fronte ad una Fed determinata a porre fine al QE e ad aumentare i tassi, questa è solo una mossa alla Jim Cramer (giornalista della CNBC, n.d.t.) mentre in tutta Europa si formulano strategie di uscita.

Terzo, significa davvero che Davos sta perdendo terreno proprio dove dovrebbe avere il controllo completo. Le restrizioni COVID vengono revocate in tutti gli stati dell’Europa settentrionale, e la narrativa ora si sposterà dal virus al cambiamento climatico.

Ma quei Paesi fortemente indebitati con la BCE, e che potrebbero sfidare l’ordine dell’UE guidato dalla Germania, devono essere schiacciati. Quindi, non aspettatevi che Draghi si fermi qui, non importa quanto debole sia la sua posizione. I politici italiani, alla fine, hanno votato per lo status quo per garantirsi i fondi dell’UE per la COVID ed evitare che il Paese imploda nei prossimi mesi.

Questo, tuttavia, è letteralmente solo tempo preso in prestito, e la fragilità appena dimostrata da Roma non fa che aumentare la pressione sull’UE e sulla BCE affinché facciano presto qualcosa di drastico.

Qualcuno ha notato per caso il crollo dell’euro dopo il FOMC? (Il FOMC – Federal Open Market Committee – è un organismo della Federal Reserve incaricato di sorvegliare le operazioni di mercato aperto negli Stati Uniti e ne è il principale strumento di politica monetaria, n.d.t.) Io l’ho certamente notato. Quello è il canarino nella miniera del Colosseo.

A tutti quelli che pensano ancora che le finanze statunitensi siano peggiori di quelle europee, non vedo altro che kryptonite per Super Mario, quando uscirà dal bunker.

Tom Luongo

Fonte: tomluongo.me
Link: https://tomluongo.me/2022/01/30/is-mario-draghi-no-longer-davos-superman/
30.01.2022
Scelto e tradotto da Papaconscio per comedonchisciotte.org

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