MA SE NON E’ FASCISMO, CHE DIAVOLO E’ ?

MA SE NON E’ FASCISMO, CHE DIAVOLO E’ ?

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Romanzi straordinari “Il mondo nuovo” e “1984”, che profetizzavano una società futura distopica e oppressiva, nei quali Aldous Huxley e George Orwell concordavano sul fatto che gli uomini a venire sarebbero stati esseri viventi sempre più controllati, pianificati, programmati, disciplinati entro spazi ristretti, drasticamente mutilati nelle loro libertà individuali. L’incubo teorizzato sul mondo futuro produceva visioni apocalittiche di Stati che soffocavano i propri abitanti in un “Leviathan” inflessibilmente totalitario.

Invece lo scenario che ci troviamo di fronte sembra attestare un drastico rovesciamento delle più agghiaccianti previsioni distopiche del ventesimo secolo: è infatti il privato ad essersi trasformato in una belva famelica pronta a divorare la società e non il contrario ed è l’interesse privato che si è smisuratamente dilatato ai danni di quello pubblico (Zygmunt Bauman, Sesto potere. La sorveglianza nella modernità liquida).

Il “fascismo postmoderno” dunque è impalpabile, indefinito, inavvertibile, si cela dietro l’epica melodica di “Via col vento”, del famoso programma dell’imenottero brufoloso, si confonde tra le pile dei giornali venduti ogni giorno in edicola, si mimetizza tra le bufale quotidiane raccontate dalla “nuova forma di vita neliberista”, da una casta politica, reversibile, double face, convertibile, cabriolet, buona per tutte le stagioni. Semplicemente perché la democrazia repubblicana, l’unica che conosciamo, è garantita dall’alternanza tra maggioranza e opposizione, diversamente la democrazia è morta e viene sostituita da un’altra cosa.

Il “Panopticon”, il carcere ideale progettato nel 1791 dal filosofo Jeremy Bentham, rappresenta bene l’emblema del totalitarismo statale del XX secolo, perché è un luogo chiuso, contenente una moltitudine di carcerati/schiavi, scrutati attimo dopo attimo, anche in ogni loro manifestazione privata, da pochi sorveglianti. Pochi occhi sono in grado di controllare molte vite, pochi sguardi sorvegliano senza essere visti, come è avvenuto per tutto il periodo dell’era industrializzata dell’occidente, all’interno delle fabbriche, delle carceri, delle amministrazioni pubbliche della società di massa novecentesca.

Contro un simile “modello sociale totalitario”, che ha avuto nel “lager” la sua estrema espressività distruttiva, si oppone un nuovo modello di “fascismo postmoderno”: il “Synopticon” ha preso il posto del “Panopticon”, si è affermata una nuova dimensione sociale apparentemente libera, che tende ad espandersi, ad assorbire voracemente gli umori del reale, e sembra non cristallizzarsi più in forme rigorosamente predefinite.

Il controllo diretto di un potere centrale che “sorveglia” una moltitudine di dominati del ‘900 è stato sostituito da un meccanismo governato dalla “seduzione liquida”, nel quale i molti guardano i pochi, e mentre osservano vengono ripetutamente sedotti, stregati, ipnotizzati, e di conseguenza, come in tutte le condizioni di coup de foudre che si rispettino, perdono la capacità stessa di ragionare fuori dai frame mentali imposti dal sistema. Dunque chi osa uscire criticamente dal selciato dei frame dominanti, viene etichettato come antisociale, populista, estremista, e naturalmente viene immediatamente emarginato ed escluso dalla legittimazione sociale del politically correct.

Il “fascismo postmoderno” dunque non è lo stesso fenomeno ideologico totalitario del ‘900, ma è comunque un “fenomeno totalitario” che ha molte affinità con quello, inserito però in un contesto storico sociale completamente mutato. Dove lo Stato ha smarrito la propria violenta potenzialità di coercizione e andrebbe dunque tutelato più di quanto non andrebbe attaccato: «Oggi il principale contributo dello Stato all’infelicità umana è il gesto di lavarsi le mani compiuto da Pilato anziché sporcarsele tentando di introdurre un po’ di logica nel caos dell’umanità. Lo Stato è una catastrofe, ma al tempo stesso, in un certo senso, lo è troppo poco». Si consideri anche che la volontà di potenza a disposizione degli attuali Stati nazionali va sempre più scemando, sta ora divenendo sempre meno arrogante e aggressiva, trasferitasi altrove e migrata verso insoliti centri di potere sovranazionali: «Quello che si è chiuso è destinato a passare alla storia come un secolo di violenze perpetrate dagli stati-nazione a danno dei loro sudditi. Quello che è appena iniziato sarà probabilmente un altro secolo violento, questa volta un secolo di violenze stimolate dalla progressiva esautorazione degli stati-nazione a opera dei poteri globali scatenati» (Zygmunt Bauman, Sesto potere. La sorveglianza nella modernità liquida).

Assistiamo increduli dunque all’eclissi progressiva dello Stato, che lascia lo spazio dell’agorà al mercato, un mercato che si serve del linguaggio dei droni, macchine volanti sempre più miniaturizzate, capaci di giungere in ogni luogo del globo e di impadronirsi dei dati personali di ognuno di noi in una condizione di invisibilità, cifra stessa dell’impercettibilità del “fascismo liquido”, del potere invasivo delle corporations e della propaganda dei mass media che diffondono ad arte i nuovi mantra del monoteismo del mercato.

Mantra neoliberisti, produttori di frame mentali praticamente infrangibili. Che consentono alla classe finanziaria parassitaria di protrarre nel tempo il suo infame progetto di lotta di classe. Che le consentono di praticare indisturbata la sua criminale spoliazione dei diritti e dei redditi delle altre classi, mascherandola con dietrologie falsate delle vere cause di questa crisi economica drammatica.

Quali affinità e differenze dunque esistono tra il “Fascismo storico” di ieri e il “Fascismo finanziario” di oggi? Diretta espressione dello stato hegeliano il primo, e invece diretta espressione del neoliberismo finanziario il secondo. Entrambi si dotano di categorie caratteriali molto simili:

• Nazionalismo fascista di ieri: oggi si è tramutato nel sogno della Federazione di Stati Uniti Europei, della Nazione Italia che confluisce in un Grande Nazione Europea;

• Totalitarismo: controllo ossessivo sulla vita degli individui ieri, attraverso un monitoraggio che andava dalla culla alla tomba, Minculpop, educazione scolastica pilotata; oggi la vita dei cittadini globali è controllata dal sistema mass mediatico e informatico, attraverso tv, giornali, siti web, canali di ricerca, blog, social network (vedi sistemi di spionaggio globale, Nsa);

• Corporativismo: "L'individuo non esiste se non in quanto è nello Stato e subordinato alla necessità dello Stato", oppure “Lo Stato fascista o è corporativo o non è fascista", B.Mussolini; le attribuzioni del nuovo Ministero delle corporazioni risultavano piuttosto invadenti: esso infatti non solo aveva competenze sul controllo e sulla regolamentazione dei salari e delle condizioni del lavoro, ma anche sull'alta direzione dell'intera economia nazionale.; diversamente sosteneva Margaret Thatcher, l’angelo/diavolo del neoliberismo selvaggio: “La vera società non esiste: Ci sono uomini e donne, e le famiglie. E nessun governo può fare nulla se non attraverso le persone. La gente deve guardare prima a se stessa. È nostro dovere badare a noi stessi e poi, prendersi cura del prossimo. La gente ha tenuto i diritti troppo in mente, senza obblighi, ma non può esistere un diritto senza che qualcuno non abbia prima incontrato un obbligo” (dall'intervista del 23 settembre 1987, Margaret Thatcher).

• Egemonia del Partito Unico: esclusione di tutti gli altri partiti dalla dialettica elettorale e parlamentare, criminalizzazione delle opposizioni (delitto Matteotti, 1924); oggi la criminalizzazione è rivolta verso le opposizioni, in modo particolare i 5*; anche il Presidente della Repubblica Napolitano, che dovrebbe essere “super partes”, dopo l’ottimo esito elettorale dei 5* alle elezioni amministrative del 2012, se ne uscì con un’affermazione indegna del ruolo da lui rivestito: “Non ho sentito nessun boom”; poi in altra occasione, durante l’appello alle Camere sul problema “affollamento carceri”, definito da Grillo “un’amnistia per Berlusconi”, il presidente se ne uscì con un’altra perla da manuale: “Quelle sono persone che hanno un pensiero fisso e se ne fregano dei problemi della gente e del Paese. E non sanno quale tragedia sia quelle carceri. Non ho altro da aggiungere”.

• Sindacalismo controllato dal regime: nascita della Confederazione nazionale delle Corporazioni sindacali ieri, una nuova formazione antisocialista ed anticattolica, costituita nella forma di sindacati autonomi formati da cinque Corporazioni suddivise per categorie. Un'importante legge dell'aprile 1926 proibì scioperi e serrate; oggi la “concertazione” ha coinvolto la complicità del sindacato nei progetti di riforma governativi, che hanno progressivamente smantellato diritti e certezza del lavoro;

• Leggi elettorali truffa (Acerbo ieri, Porcellum, Italicum oggi) che producono deputati nominati e non più eletti direttamente dal popolo;

• Educazione scolastica pilotata nel Minculpop del ventennio, mentre oggi gli insegnanti sono al 99% dei piddini e gli ultimi progetti di riforma scolastica (Moratti, Gelmini, Giannini) mirano a demolire la scuola pubblica con interventi destabilizzanti;

• Controllo totale dei mezzi d’informazione, televisiva e cartacea (ieri e oggi);

• Autoritarismo reale attraverso strumenti coercitivi (olio di ricino, confino); autoritarismo di fatto attraverso la delegittimazione politica (il M5* viene escluso dalla dialettica politica interpartitica, proprio perché rappresenta la vera opposizione alternativa che non scende a compromessi d’interesse, invece viene accreditata come opposizione FI, che invece sostiene il governo);

• Riforma reazionaria attuale delle istituzioni: Senato delle regioni, composto di senatori nominati e non più eletti, e violazione sistematica della Costituzione democratica, con la sovversione della separazione dei poteri, attraverso un vero e proprio “golpe bianco” (La funzione legislativa è passata al Governo attraverso l’uso dei Decreti legge, che vengono imposti al Parlamento).

In conclusione, il “Fascismo finanziario postmoderno” sta realizzando da tempo una vera e propria demolizione delle istituzioni democratiche attraverso un “golpe privatistico” che si occupa della spartizione del reddito tra le varie classi sociali, privilegiando l’alta borghesia finanziaria contro tutto il resto del tessuto sociale, che sta sempre più assumendo le forme di un “nuovo proletariato”, colpito a morte nella certezza dei diritti e del reddito, attraverso la coercizione dell’indebitamento pubblico e delle tasse, riducendo l’Italia a un paese di mano d’opera a basso costo, di manovalanza a prezzi stracciati, dunque ad una “terra di mezzo”di schiavi moderni, uomini privi di diritti e condannati ad un precariato a vita.

E ci è riuscito grazie alla complicità colpevole e collaborazionista della casta corrotta e double face, dei sindacati offuscati dalla concertazione, dei mass media asserviti completamente al potere, tutti “traditori della patria e del proprio popolo”, che purtroppo è stato ipnotizzato da un falso indottrinamento e da un sistematico occultamento di quelle che sono le vere cause della crisi dell’euro/killer e dell’Europa/lager.

Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchisciotte.org

15.10.2014


Commenti (129)

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    1. Rosanna 16 ottobre 2014

      Il discorso è piuttosto lungo, te lo anticipo, ma poi ti linko alcuni interventi che dovresti leggere, oltre a quello che ti dicevo prima tieni presente che la crisi europea del 2007 è iniziata in Spagna e Irlanda, stati che non avevano assolutamente un debito pubblico alto, poi il debito pubblico è stato gonfiato dagli aiuti alle banche, imprese e famiglie (tieni presente che una famiglia che non paga un mutuo si indebita con la banca che non necessariamenteb è italiana, perché le banche prestano soldi attraverso dei pacchetti finanziari che provengono anche da altre banche europee).

      http://vocidallestero.blogspot.it/2014/09/il-problema-non-e-il-debito-pubblico-e.html


      Il problema non è il debito pubblico — è il debito privato


      http://www.no-euro.org/IL_DEBITO_PUBBLICO_E_LA_CAUSA_DELLA_CRISI.aspx

      Il debito pubblico e' la causa della crisi? No.


      http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-07-01/crisi-eurozona-problema-debito-171409.shtml?uuid=AbgqHGAI


      http://www.ilsole24ore.com/articlegallery/finanza-e-mercati/2013/ciclo-frenkel-/index.shtml




    1. makkia 16 ottobre 2014

      Qui invece sono io a non capire:
      il debito privato è una conseguenza di un arricchimento personale (prendo a prestito dei soldi e li uso come voglio).
      Quando si arriva al redde rationem (la restituzione del debito contratto) io mi scontro col fatto di aver fatto fruttare (= posso restituire) o aver usato male (non posso restituire) quella ricchezza. Nel secondo caso, non mi limiterò a fallire: si tenteranno tutti i modi possibili per rendermi schiavo della doppia necessità di restituire il debito e sostentare me e la mia famiglia. Così imparo!
      Se tuttavia c'è stata una spinta forsennata a (convincermi a) indebitarmi, ben sapendo che avrei finito per non restituire... beh, mi hanno teso una trappola e ci sono caduto.

      Non solo. Nello stesso contesto c'è un altro privato che contrae debiti a livelli imparagonabili con me piccolo risparmiatore-debitore, ma che al dunque non viene chiamato a risponderne: i suoi debiti vengono accollati sempre a me (cd. socializzazione delle perdite). Mazziato due volte. Risorse drenate a vantaggio di chi si indebita senza dover pagare il conto: acquisisce ricchezza ma non restituisce il debito, "passando la botta" a un'intera collettività.

      Se questo gioco scorretto lo fanno in troppi (o relativamente in pochi ma per cifre enormi) le risorse drenate sono in quantità sufficenti a impoverire l'intero contesto sociale.

      Il debito (che per sua natura è solo un meccanismo economico, quindi eticamente asettico e potenzialmente benefico) assurge a vettore di trasferimento generalizzato di ricchezza da una massa di attori economici (sani, in quanto giocano alla pari) a un'élite di player scorretti, con evidenti danni per tutti gli altri giocatori.
      I piccoli attori sani, anche quando giocano bene le loro carte (e quindi in teoria non dovrebbero affontare rovesci economici), si vedono comunque accollato il debito dei "bari", nella forma di [in]debito pubblico, come dice Rosanna.

      Non capisco come fai a dire che il debito privato fuori controllo non impatta sull'economia.

    1. alsalto 16 ottobre 2014

      Interessante.
      Temo ci si possa avventurare in una possibile terza lettura di matrice libertaria. Ovvero: la solita sbobba. Che detto meglio suona:"Ovunque, dalla cultura popolare ai sistemi propagandistici c'è una pressione costante per far sentire le persone impotenti e inculcare loro che l'unico ruolo che possono avere è quello di ratificare le decisioni e consumare" (Chomsky)

      Nel caso loro ci si sposta solo a farlo sui server del brizzolato tra i banner pubblicitari che ti propongono meravigliose opportunita' di brokeraggio speculativo for dummies accanto a tutorial sul come traformare la propria cacca in terriccio per geranei.
      Bella storia.


    1. Tonguessy 16 ottobre 2014

      L'uomo non esiste? Tu cosa saresti allora? Un'entità metafisica partorita da una fervida mente? Ne puoi vedere tutti giorni, di uomini: in cravatta, in jeans, che chiedono l'elemosina oppure impegnati a fottere il prossimo. Ma di diavoli quanti riesci a vederne, al di la di facili quanto improbabili antropoformismi?

    1. Tonguessy 16 ottobre 2014

      Dipende dal sistema di riferimento che adotti: se postmoderno allora finalmente Grillo e soci hanno scavalcato le vecchie dicotomie destra/sinistra e stanno proponendo "allineamenti trasversali", figli (mai nati?) delle "convergenze parallele" dantan, ovvero si guarda la formula (visto e piaciuto) ma non il substrato culturale e sociale su cui tale formula poggia.

      Se invece si guarda a Casaleggio e soci dal punto di vista modernista (Marx e dintorni, fascisti compresi) allora cambia tutto: le loro parole riecheggiano fatue in un mondo dove i loro parametri di riferimento mancano se messi a confronto con parole d'ordine forti come lotta di classe, classi sociali e via dicendo.
      Ma non prendiamocela solo con Grillo e soci: danno manforte tutti quelli che sono attivamente impegnati nei "diritti estetici o morali" (Luxuria, Soros e via elencando) a danno delle vecchie categorie dei diritti sociali.
    1. alsalto 16 ottobre 2014

      Ma Casaleggio e Grillo che sono quindi?

      Il loro e' autoritarismo funzionale all'ammore?


    1. sickboy 16 ottobre 2014

      il debito privato (banche, aziende, famiglie) provocato e gonfiato a dismisura dalla moneta unica ha innescato la crisi, e non il debito pubblico, che era tranquillamente sostenibile, fino a quando ha dovuto sobbarcarsi i debiti privati (soccorso alle banche, non solo italiane, ma anche europee, infatti le nostre tasse vanno a sanare i debiti delle banche europee).


      Secondo me è un discorso che ha poco senso messo giù così, potresti spiegarti meglio? Chiarisco perché non ha senso: se una famiglia si indebita e non può pagare i debiti fallisce e l'impatto sull'economia è scarso. Se lo fa un'azienda...beh si possono fare dei bei danni a tanti risparmiatori ma ancora Parmalat non ha causato nessuna crisi economica. Mi spiegheresti per favore?

      P.s. ma per capire meglio i tuoi argomenti, sei uno di quelli che sostiene che la BCE è una Banca Privata perché partecipata dalle Banche dei singoli stati che sono partecipate dalle Banche Commerciali?
    1. MarioG 16 ottobre 2014

      A me sembra una spiegazione che non spiega nulla. Il debito sono bit in un computer. Perche' le banche si indebitano tutte fino a rischiare di fallire? Si
      indebitano con chi le banche? le une con le altre? coi clienti? Tutti
      parlano del debito e non si capisce mai dove e' finito il credito. Ma indubbiamente qualcosa e' cambiato, oltre ai numeri nei libri mastri delle banche. La spiegazione deve chiarire qual e' il mutamento dei rapporti economici intervenuti, l'evoluzione delle realta' produttive e dei centri che la regolano. Se si parla solo di finanza io non capisco.

    1. GioCo 16 ottobre 2014

      C'è una riflessione che mi coinvolge da quando ho memoria di esistere in questo mondo, e nel condurla non sono sempre stato favorito dalla società e da un destino chiaro, anche se indubbiamente gli spunti successivi mi hanno obbligato ad interrogarmi hanno guidato tutta la mia vita. Avrei forse avuto migliori strumenti se avessi potuto frequentare studi classici, ma la mia dislessia non avrebbe favorito il rendimento, ne (dato l'epoca in cui ho studiato) avrebbe permesso clemenza ai miei insegnanti.
      Sto cercando da anni di chiarire e chiarirmi perché leggo questa realtà come dentro un paradosso, perché le sensazioni che mi guidano permangono in un "senso di disagio" e perchè vedo l'uomo con un oggetto strano che non risponde come dovrebbe (secondo quali canoni? Non lo so), cioè a indagare cosa non va in questo mondo ma da una prospettiva puramente umana. Non ho la premessa che "qualcosa non va", solo la sensazione, il disagio costante, senza un bersaglio (infatti stranamente non ho la tendenza a incolpare l'uomo del danno che provoca a se stesso e al mondo in cui vive). Molto spesso rifletto su come quella sensazione sia facile spiegarla con una vita precedente condotta in ben altri luoghi e in ben altre relazioni, così distanti da tutto quello che definisce questo mondo umano da non permettermi di sentirmi "a casa" in nessun posto su questo pianeta. Ma è solo una spiegazione semplice di un semplice che serve a placare un poco il disagio.


    1. anonimoak77 16 ottobre 2014

      Va bene, non ho interesse a convincerti, so bene cos'è la ricerca e cosa il plagio.
      Ho letto le cose di cui ho parlato, perciò posso affermare che per me sono ignobili plagi, detto questo, abbiamo opinioni diverse, pazienza :)

    1. Rosanna 16 ottobre 2014

      Se intendevi rivolgerti a me, MarioG, io stavo dicendo che Bauman avrebbe individuato la causa vera di questa crisi economica:

      il debito privato (banche, aziende, famiglie) provocato e gonfiato a dismisura dalla moneta unica ha innescato la crisi, e non il debito pubblico, che era tranquillamente sostenibile, fino a quando ha dovuto sobbarcarsi i debiti privati (soccorso alle banche, non solo italiane, ma anche europee, infatti le nostre tasse vanno a sanare i debiti delle banche europee).


      Bauman non è un economista, è un sociologo, cioè un filosofo della società, ebbene lui ha individuato subito il problema, senza bisogno di grafici e tabelle, andando direttamente al cuore del problema.

      Meraviglia della filosofia, quando è impiegata al meglio ..

    1. MarioG 16 ottobre 2014

      Prima, quando?
      Comunque non ci vuole molto a prevedere che le dinamiche debitorie prima o poi scoppiano. Colpa della maledetta legge esponenziale.
      Che intende mettere in risalto mediante la precisazione debito privato/pubblico?

    1. Rosanna 16 ottobre 2014

      E' vero, Bauman è un po' monotono, ma ha avuto delle intuizioni straordinarie, oltre a tutte quelle che conosciamo, turisti e vagabondi, la solitudine del cittadino globale, il futuro liquido, il demone della paura, il buio del postmoderno, homo consumens, ... per esempio ho sentito Bagnai dire, a proposito del debito privato e non pubblico, inteso come causa prima di questa crisi:

      "Anche un certo Bauman, che io non conosco, sostiene che la causa della crisi è un debito privato e non pubblico ..."

      Nella precedente affermazione ci sono dunque due notizione clamorose:

      1) Bauman avrebbe diagnosticato la crisi dei debiti sovrani prima di tutti i più autorevoli economisti del secolo
      2) C'è qualcosa che Bagnai non conosce ...

      Vi sembra poco?





    1. Rosanna 16 ottobre 2014

      Scusa ma la ricerca consiste proprio in questo, nella condivisione del sapere, nel "principio di imitazione", la ricerca inizia imitando gli altri e poi continua trovando una propria dimensione originale, gli autori che hai citato non sono semplicemente degli imitatori, non hanno plagiato gli altri,

      ma hanno preso spunto per poi dare vita ad una loro teoria, scrivendo testi e dimostrando le proprie argomantazioni, se poi ci sono riusciti dipende dalla bravura di ciascuno.

      Allora si potrebbe dire che Ludovico Ariosto (Orlando Furioso) ha copiato M.M.Boiardo (Orlando Innamorato), oppure che Giuseppe Berto, autore de "La gloria" del 1978, ha copiato Jesus Christ Superstar, il film del '73.

      Non è così, sono due opere diverse, anche se la matrice è la stessa, cioè la convinzione che Giuda abbia tradito Cristo per amore e non per odio, o comunque per motivi di delusione politica e non d'interesse.

    1. MarioG 16 ottobre 2014

      Si ma non funziona a staffetta. Si scontrano simultaneamente spinte imperialistiche di segno opposto. Normalmente, si puo' di distingure quelle che tentano di emergere (Germania, Giappone, USA) e quelle che si oppongono a determinate potenze emergenti (GB)

    1. Truman 16 ottobre 2014

      @Tonguessy, guarda che avevo già dichiarato in un precedente post di essere visceralmente d'accordo con l'analogia fatta da Rosanna tra renzismo e fascismo. Stavo cercando di allargare il discorso.

    1. Rosanna 16 ottobre 2014

      Volontà di potenza imperialistica ti basta?

      In quel momento rappresentata dal Nazismo (il Fascismo seguiva a ruota), ora da chi sai tu ...

    1. sickboy 16 ottobre 2014

      Ma l'uomo non esiste al pari del diavolo, e allora come la mettiamo?

      (no, non sto dicendo che non esistono gli esseri umani).
    1. Rosanna 16 ottobre 2014

      Non faccio alcuna differenza tra il totalitarismo di destra e di sinistra, quelli storici sono stati allo stesso modo totalitarismi distruttivi dell'esistenza di milioni di persone,

      ma visto che nell'Europa dell'ovest il totalitarimo è stato soprattutto di destra, mi è sembrato logico crcare le radici del fenomeno attuale in quel contesto che ho indicato nell'articolo.

    1. anonimoak77 16 ottobre 2014

      Sono d'accordo, Debord sarà anche morto, come dice Wu Ming, ma le sue intuizioni rimangono tutt'ora la visione più lucida e completa, se non'altro nei suoi Commentarii alla società dello spettacolo.
      Non si tratta di divinità e/o totalitarismi vecchio stile, che sebbene violenti e brutali, come c'insegna il buon Pasolini imponevano più che altro divieti e mentalità che rimanevano tuttalpiù estetici.
      http://www.youtube.com/watch?v=e6ki-p1eW2o
      Qui si tratta appunto di una cessione di significanza, tragicamente volontaria, dell'uomo che rinuncia alla propria umanità, positiva e negativa, per farsi immagine piatta, afona, atona.

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