MA SE NON E’ FASCISMO, CHE DIAVOLO E’ ?

MA SE NON E’ FASCISMO, CHE DIAVOLO E’ ?

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Romanzi straordinari “Il mondo nuovo” e “1984”, che profetizzavano una società futura distopica e oppressiva, nei quali Aldous Huxley e George Orwell concordavano sul fatto che gli uomini a venire sarebbero stati esseri viventi sempre più controllati, pianificati, programmati, disciplinati entro spazi ristretti, drasticamente mutilati nelle loro libertà individuali. L’incubo teorizzato sul mondo futuro produceva visioni apocalittiche di Stati che soffocavano i propri abitanti in un “Leviathan” inflessibilmente totalitario.

Invece lo scenario che ci troviamo di fronte sembra attestare un drastico rovesciamento delle più agghiaccianti previsioni distopiche del ventesimo secolo: è infatti il privato ad essersi trasformato in una belva famelica pronta a divorare la società e non il contrario ed è l’interesse privato che si è smisuratamente dilatato ai danni di quello pubblico (Zygmunt Bauman, Sesto potere. La sorveglianza nella modernità liquida).

Il “fascismo postmoderno” dunque è impalpabile, indefinito, inavvertibile, si cela dietro l’epica melodica di “Via col vento”, del famoso programma dell’imenottero brufoloso, si confonde tra le pile dei giornali venduti ogni giorno in edicola, si mimetizza tra le bufale quotidiane raccontate dalla “nuova forma di vita neliberista”, da una casta politica, reversibile, double face, convertibile, cabriolet, buona per tutte le stagioni. Semplicemente perché la democrazia repubblicana, l’unica che conosciamo, è garantita dall’alternanza tra maggioranza e opposizione, diversamente la democrazia è morta e viene sostituita da un’altra cosa.

Il “Panopticon”, il carcere ideale progettato nel 1791 dal filosofo Jeremy Bentham, rappresenta bene l’emblema del totalitarismo statale del XX secolo, perché è un luogo chiuso, contenente una moltitudine di carcerati/schiavi, scrutati attimo dopo attimo, anche in ogni loro manifestazione privata, da pochi sorveglianti. Pochi occhi sono in grado di controllare molte vite, pochi sguardi sorvegliano senza essere visti, come è avvenuto per tutto il periodo dell’era industrializzata dell’occidente, all’interno delle fabbriche, delle carceri, delle amministrazioni pubbliche della società di massa novecentesca.

Contro un simile “modello sociale totalitario”, che ha avuto nel “lager” la sua estrema espressività distruttiva, si oppone un nuovo modello di “fascismo postmoderno”: il “Synopticon” ha preso il posto del “Panopticon”, si è affermata una nuova dimensione sociale apparentemente libera, che tende ad espandersi, ad assorbire voracemente gli umori del reale, e sembra non cristallizzarsi più in forme rigorosamente predefinite.

Il controllo diretto di un potere centrale che “sorveglia” una moltitudine di dominati del ‘900 è stato sostituito da un meccanismo governato dalla “seduzione liquida”, nel quale i molti guardano i pochi, e mentre osservano vengono ripetutamente sedotti, stregati, ipnotizzati, e di conseguenza, come in tutte le condizioni di coup de foudre che si rispettino, perdono la capacità stessa di ragionare fuori dai frame mentali imposti dal sistema. Dunque chi osa uscire criticamente dal selciato dei frame dominanti, viene etichettato come antisociale, populista, estremista, e naturalmente viene immediatamente emarginato ed escluso dalla legittimazione sociale del politically correct.

Il “fascismo postmoderno” dunque non è lo stesso fenomeno ideologico totalitario del ‘900, ma è comunque un “fenomeno totalitario” che ha molte affinità con quello, inserito però in un contesto storico sociale completamente mutato. Dove lo Stato ha smarrito la propria violenta potenzialità di coercizione e andrebbe dunque tutelato più di quanto non andrebbe attaccato: «Oggi il principale contributo dello Stato all’infelicità umana è il gesto di lavarsi le mani compiuto da Pilato anziché sporcarsele tentando di introdurre un po’ di logica nel caos dell’umanità. Lo Stato è una catastrofe, ma al tempo stesso, in un certo senso, lo è troppo poco». Si consideri anche che la volontà di potenza a disposizione degli attuali Stati nazionali va sempre più scemando, sta ora divenendo sempre meno arrogante e aggressiva, trasferitasi altrove e migrata verso insoliti centri di potere sovranazionali: «Quello che si è chiuso è destinato a passare alla storia come un secolo di violenze perpetrate dagli stati-nazione a danno dei loro sudditi. Quello che è appena iniziato sarà probabilmente un altro secolo violento, questa volta un secolo di violenze stimolate dalla progressiva esautorazione degli stati-nazione a opera dei poteri globali scatenati» (Zygmunt Bauman, Sesto potere. La sorveglianza nella modernità liquida).

Assistiamo increduli dunque all’eclissi progressiva dello Stato, che lascia lo spazio dell’agorà al mercato, un mercato che si serve del linguaggio dei droni, macchine volanti sempre più miniaturizzate, capaci di giungere in ogni luogo del globo e di impadronirsi dei dati personali di ognuno di noi in una condizione di invisibilità, cifra stessa dell’impercettibilità del “fascismo liquido”, del potere invasivo delle corporations e della propaganda dei mass media che diffondono ad arte i nuovi mantra del monoteismo del mercato.

Mantra neoliberisti, produttori di frame mentali praticamente infrangibili. Che consentono alla classe finanziaria parassitaria di protrarre nel tempo il suo infame progetto di lotta di classe. Che le consentono di praticare indisturbata la sua criminale spoliazione dei diritti e dei redditi delle altre classi, mascherandola con dietrologie falsate delle vere cause di questa crisi economica drammatica.

Quali affinità e differenze dunque esistono tra il “Fascismo storico” di ieri e il “Fascismo finanziario” di oggi? Diretta espressione dello stato hegeliano il primo, e invece diretta espressione del neoliberismo finanziario il secondo. Entrambi si dotano di categorie caratteriali molto simili:

• Nazionalismo fascista di ieri: oggi si è tramutato nel sogno della Federazione di Stati Uniti Europei, della Nazione Italia che confluisce in un Grande Nazione Europea;

• Totalitarismo: controllo ossessivo sulla vita degli individui ieri, attraverso un monitoraggio che andava dalla culla alla tomba, Minculpop, educazione scolastica pilotata; oggi la vita dei cittadini globali è controllata dal sistema mass mediatico e informatico, attraverso tv, giornali, siti web, canali di ricerca, blog, social network (vedi sistemi di spionaggio globale, Nsa);

• Corporativismo: "L'individuo non esiste se non in quanto è nello Stato e subordinato alla necessità dello Stato", oppure “Lo Stato fascista o è corporativo o non è fascista", B.Mussolini; le attribuzioni del nuovo Ministero delle corporazioni risultavano piuttosto invadenti: esso infatti non solo aveva competenze sul controllo e sulla regolamentazione dei salari e delle condizioni del lavoro, ma anche sull'alta direzione dell'intera economia nazionale.; diversamente sosteneva Margaret Thatcher, l’angelo/diavolo del neoliberismo selvaggio: “La vera società non esiste: Ci sono uomini e donne, e le famiglie. E nessun governo può fare nulla se non attraverso le persone. La gente deve guardare prima a se stessa. È nostro dovere badare a noi stessi e poi, prendersi cura del prossimo. La gente ha tenuto i diritti troppo in mente, senza obblighi, ma non può esistere un diritto senza che qualcuno non abbia prima incontrato un obbligo” (dall'intervista del 23 settembre 1987, Margaret Thatcher).

• Egemonia del Partito Unico: esclusione di tutti gli altri partiti dalla dialettica elettorale e parlamentare, criminalizzazione delle opposizioni (delitto Matteotti, 1924); oggi la criminalizzazione è rivolta verso le opposizioni, in modo particolare i 5*; anche il Presidente della Repubblica Napolitano, che dovrebbe essere “super partes”, dopo l’ottimo esito elettorale dei 5* alle elezioni amministrative del 2012, se ne uscì con un’affermazione indegna del ruolo da lui rivestito: “Non ho sentito nessun boom”; poi in altra occasione, durante l’appello alle Camere sul problema “affollamento carceri”, definito da Grillo “un’amnistia per Berlusconi”, il presidente se ne uscì con un’altra perla da manuale: “Quelle sono persone che hanno un pensiero fisso e se ne fregano dei problemi della gente e del Paese. E non sanno quale tragedia sia quelle carceri. Non ho altro da aggiungere”.

• Sindacalismo controllato dal regime: nascita della Confederazione nazionale delle Corporazioni sindacali ieri, una nuova formazione antisocialista ed anticattolica, costituita nella forma di sindacati autonomi formati da cinque Corporazioni suddivise per categorie. Un'importante legge dell'aprile 1926 proibì scioperi e serrate; oggi la “concertazione” ha coinvolto la complicità del sindacato nei progetti di riforma governativi, che hanno progressivamente smantellato diritti e certezza del lavoro;

• Leggi elettorali truffa (Acerbo ieri, Porcellum, Italicum oggi) che producono deputati nominati e non più eletti direttamente dal popolo;

• Educazione scolastica pilotata nel Minculpop del ventennio, mentre oggi gli insegnanti sono al 99% dei piddini e gli ultimi progetti di riforma scolastica (Moratti, Gelmini, Giannini) mirano a demolire la scuola pubblica con interventi destabilizzanti;

• Controllo totale dei mezzi d’informazione, televisiva e cartacea (ieri e oggi);

• Autoritarismo reale attraverso strumenti coercitivi (olio di ricino, confino); autoritarismo di fatto attraverso la delegittimazione politica (il M5* viene escluso dalla dialettica politica interpartitica, proprio perché rappresenta la vera opposizione alternativa che non scende a compromessi d’interesse, invece viene accreditata come opposizione FI, che invece sostiene il governo);

• Riforma reazionaria attuale delle istituzioni: Senato delle regioni, composto di senatori nominati e non più eletti, e violazione sistematica della Costituzione democratica, con la sovversione della separazione dei poteri, attraverso un vero e proprio “golpe bianco” (La funzione legislativa è passata al Governo attraverso l’uso dei Decreti legge, che vengono imposti al Parlamento).

In conclusione, il “Fascismo finanziario postmoderno” sta realizzando da tempo una vera e propria demolizione delle istituzioni democratiche attraverso un “golpe privatistico” che si occupa della spartizione del reddito tra le varie classi sociali, privilegiando l’alta borghesia finanziaria contro tutto il resto del tessuto sociale, che sta sempre più assumendo le forme di un “nuovo proletariato”, colpito a morte nella certezza dei diritti e del reddito, attraverso la coercizione dell’indebitamento pubblico e delle tasse, riducendo l’Italia a un paese di mano d’opera a basso costo, di manovalanza a prezzi stracciati, dunque ad una “terra di mezzo”di schiavi moderni, uomini privi di diritti e condannati ad un precariato a vita.

E ci è riuscito grazie alla complicità colpevole e collaborazionista della casta corrotta e double face, dei sindacati offuscati dalla concertazione, dei mass media asserviti completamente al potere, tutti “traditori della patria e del proprio popolo”, che purtroppo è stato ipnotizzato da un falso indottrinamento e da un sistematico occultamento di quelle che sono le vere cause della crisi dell’euro/killer e dell’Europa/lager.

Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchisciotte.org

15.10.2014


Commenti (129)

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    1. Cataldo 18 ottobre 2014

      scusa il lapsus sul sito "petrolifero"...
      il link è questo
      www.theoildrum.com/

    1. Cataldo 18 ottobre 2014

      "Il controllo dei media che c'è oggi, ad esempio,
      non è paragonabile, per intensità e capacità di plasmare l'opinione, con
      il passato”

      Pensavo qui fosse esplicito, anche alla luce delle conversazioni precedenti che questa frase si riferisce al salto di qualità indotto dalla rivoluzione digitale,
      il povero Mussolini doveva mandare gente pagata a scrivere sugli edifici pubblici*, i suoi slogan, per ottenere un "canale" di comunicazione politica, oppure doveva intrecciare più temi, sanità e scuola con le colonie, ad esempio, ma sono sempre cose da poco rispetto il presente, il connubio tra concentrazione dei media e finanza di oggi crea una serie continua di canali, e si appropria di altri, e per di più sono generati e mantenuti con economie di super-scala**, rispetto le tecnodittature del secolo passato.

      Non è un passaggio analogico, qui c'è un salto, che ne apre altri in seriazione frattale; l'utilità di ogni paragone, ma non è il caso dell'articolo che stiamo commentando, lo dico in termini generici, finisce per essere una fumisteria di misticismi .... per unirmi alle suggestioni con chi paragona il presente al periodo prima della prima delle guerre mondiali, li vedrei D'annunziani, belli, ma durano come uno sbuffo di ... cipria :)

      Per il resto, se si conversa è anche perchè certe considerazioni sono condivise, sull'energia posso dirti che ho inziato a scrivere qualche commento in rete proprio su questi temi, ormai lustri addietro, ti consiglio "the old drum" un forum ben documentato.

      Sul clima ed i colleghi e tutto il resto, devo dire che dopo vent'anni vedo segnali positivi, ma ormai ho sviluppato una certa distanza, forse sono facilitato dal mio lavoro, mentre tu stai al ... fronte, mi pare di capire;
      per me un momento triste è stato, ormai molti anni addietro, la certezza che aver interpretato correttamente gli eventi non da alcun vantaggio, alle tue argomentazioni di oggi, ma questo ha radici profonde nell'evoluzione umana, mi sembra di capire man mano che si sbatte il cranio, tienilo presente sempre, io avrei evitato tanti mal di testa , se lo dicevi prima ..
      Quando prima,
      e .. bhe .. prima :)
      Ho Jannacci in cuffia.
      Ciao



      *spesso questi edifici non c'erano, el il tapino li ha dovuti prima costruire ;)

      **sempre con l'avvertenza che le informazioni non sono patate, e ogni raggruppamento e incremento dei dati elaborati genera salti di stato applicativi


    1. Rosanna 18 ottobre 2014

      @Cataldo,

      ti ringrazio per i tuoi commenti sempre colti e brillanti, cercherò di spiegarmi meglio, perché mi sembra di cogliere una sorta di critica (giustificata e legittima) sia a livello storico che filosofico.
      Premesso che, come ho detto altrove, ho avuto difficoltà a definire il regime che sta danneggiando le nostre vite, e come ha detto giustamente Tonguessy , avrei potuto nominarlo “fondamentalismo a/ideologico postmoderno”, per cui la definizione sarebbe stata sicuramente più azzeccata, ma meno efficace in termini comunicativi.

      Non mi sembra così scandaloso operare analisi comparate e contrastive tra fenomeni storici lontani nel tempo, attraverso la ricerca di affinità e divergenze, dato che io non ho cercato solo somiglianze cristallizzate da secoli, imbrigliandole in una rete indissolubilmente rigida di relazioni, in ambiti così diversi, ma bensì ho cercato anche differenze.

      Il termine “totalitarismo” poi assume un significato ben preciso: dalla Enciclopedia Treccani “Totalitarismo Sistema politico autoritario, in cui tutti i poteri sono concentrati in un partito unico, nel suo capo o in un ristretto gruppo dirigente, che tende a dominare l’intera società grazie al controllo centralizzato dell’economia, della politica, della cultura, e alla repressione poliziesca.”

      Dunque oggi non c’è un partito unico (chiamato da Bagnai il PUDE, partito unico dell’euro), che gestisce il potere secondo il suo “pensiero unico”, imponendo un'unica strategia economica, politica, culturale, poliziesca? Tieni presente che io tra i miei colleghi (docenti di storia e filosofia) sono guardata con sospetto come una pericolosa eversiva dell’ ordine sociale esistente ed emarginata come si faceva durante il ventennio con gli antifascisti, definiti “banditi, ribelli, nemici”. Questo regime si manifesta anche attraverso incomprensione e disprezzo non solo tra classi sociali diverse, ma anche all’interno della stessa classe sociale: guerra civile strisciante.

      Tu dici: “quale stato ha smarrito la sua capacità di coercizione?” La frase andrebbe letta per intero, ed è innegabile che oggi la “volontà di potenza” non è più attribuibile allo stato, decisamente diverso da quello del ‘900, quanto a quei “centri di potere sovranazionali” rappresentati dalle corporations, significativa al proposito la frase pronunciata da Arthur Jensen nel film “Quinto potere”: “Capisce quello che le dico signor Beale? Lei si mette sul suo piccolo teleschermo da 21 pollici e sbraita parlando d'"America" e di "democrazia"... Non esiste l'America, non esiste la democrazia! Esistono solo IBM, ITT, AT&T, Dupont, DOW, Carbide ed Exxon. Sono queste le nazioni del mondo, oggi.”

      Oggi le guerre sono gestite dagli interessi delle compagnie petrolifere e del gas, in gran parte di proprietà privata, in minima parte di proprietà pubblica (anche Eni sta per essere svenduta completamente, ed è già per il 70% privata), sono dichiarate in nome degli interessi dei comparti militari industriali (per gran parte privati), non più per la conquista di territori come accadeva nel passato (nazismo, fascismo, imperi di varia identità).

      Lo stato nazione oggi si sta svuotando delle garanzie istituzionali che hanno salvaguardato negli ultimi 70 anni la democrazia in Europa, la Costituzione viene continuamente violata ed ora è stata sostituita da trattati sovranazionali, imposti ai popoli, e ripudiati le poche volte che sono stati sottoposti al loro consenso (Francia, Olanda), i servizi sociali gestiti dal pubblico stanno per essere sostituiti da servizi privati, lo stato sociale lascerà spazio a interessi privatistici, scuola e sanità pubbliche saranno privatizzate secondo il modello anglosassone. Per questo dico che è in atto una guerra tra pubblico e privato, dove si accusa il pubblico di fare la solita spesa pubblica eccessiva e colpevole, quando invece l’Italia è stata sempre dentro i parametri della media europea, e l’origine della crisi è dovuta ad un debito “privato”, non “pubblico” (come dice la vulgata mediatica) provocato dal vincolo esterno (ciclo di Frenkel).

      Poi tu dici ancora “Il controllo dei media che c'è oggi, ad esempio, non è paragonabile, per intensità e capacità di plasmare l'opinione, con il passato”, invece a me sembra esattamente il contrario, perché mentre al tempo di Mussolini non tutti avevano la radio, ora tutti hanno la tv, anzi più di una nei nostri paesi occidentali, tanto che addirittura ce ne sono 2 miliardi accese continuamente, 24 ore su 24, su tutto il globo terrestre: è il vero “Grande Fratello” realizzatosi sotto i nostri occhi. Infatti molta gente anche colta non ha capito un accidente di quello che sta succedendo e continua a ripetere a pappagallo i mantra del mainstream. Oggi la propaganda è molto più invasiva ed empaticamente devastante, gli schiavi odierni amano essere seviziati.

      Quanto a Bauman, sono d’accordo con te che gli ultimi testi sembrano rispondere più ad un’esigenza editoriale che non ad una divulgazione di idee nuove e originali, però il vero Bauman non è quello degli ultimi anni, ma l’autore di “Modernità e Olocausto”, testo straordinario, in cui lui mostra come l’Olocausto abbia potuto essere prodotto dalla civiltà del XX secolo, proprio perché dotata di capacità organizzative e tecniche, tipiche della fabbrica, in cui l’atteggiamento manageriale del problem solving e la distanza tra l’agire e la responsabilità etica hanno elaborato la strategia veloce, tecnologicamente efficace della “Soluzione Finale”.

      Grazie comunque dell’attenzione e alla prossima.

    1. Merlin 18 ottobre 2014

      ho apprezzato il tuo intervento e alcune tue osservazioni mi hanno stimolato e mi è venuta la tentazione di aprire dopo molti anni il volume rosso dell' I Ching. Ma ho desistito, perchè è un libro che (per motivi personali) temo e rispetto. Meglio, forse, il Daodejing che, come sosteneva Elemire Zolla, nella sua apparente follia ci apre la mente a pensieri nuovi. Spero che la tua abbastanza ottimistica visione del mondo si realizzi almeno in parte. Io sono troppo vecchio e pessimista, e spero di sbagliare. Ciao e grazie :)


    1. Merlin 18 ottobre 2014

      ho apprezzato il tuo intervento e alcune tue osservazioni mi hanno stimolato e mi è venuta la tentazione di aprire dopo molti anni il volume rosso dell' I Ching. Ma ho desistito, perchè è un libro che (per motivi personali) temo e rispetto. Meglio, forse, il Daodejing che, come sosteneva Elemire Zolla, nella sua apparente follia ci apre la mente a pensieri nuovi. Spero che la tua abbastanza ottimistica visione del mondo si realizzi almeno in parte. Io sono troppo vecchio e pessimista, e spero di sbagliare. Ciao e grazie :)


    1. Merlin 17 ottobre 2014

      mi sembra che nessuno abbia citato, fra i film, Brazil di Terry Gilliam che oltre al cast fantastico, fu sceneggiato dal grande (IMHO) Tom Stoppard che rese in maniera eccellente l'atmosfera cupa e disumana di una società ipercontrollata.


      Aggiungerei per parte mia, e sempre citando un film (Being There), che secondo me, "il fascismo è uno Stato della Mente". Sia che si guardi da destra che da sinistra. Saluti :)

    1. anonimoak77 17 ottobre 2014

      La mia esagerazione viene dalle continue attribuzioni di merito a chi violenta il pensiero altrui :)

    1. Rosanna 17 ottobre 2014

      Hai perfettamente ragione su molti punti, infatti non basta individuare l'origine della crisi euro, cioè debito privato e non pubbico, provocato dal vincolo esterno, se non si cerca di eliminare la BCE e i Trattati, che sono stati fasi progressive di un "golpe bianco" gestito dalle classi dirigenti e dalla finanza internazionale per colonizzare il sud Europa a vantaggio della Germania (ancora per poco), ma soprattutto delle lobbies finanziarie.

      Tutto questo sembra essere però sul punto di saltare, non so se hai visto gli ultimi post nel forum:


      http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=76206


      http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=76200

    1. Cataldo 17 ottobre 2014

      Mettiamola cosi: se uno a poco tempo per leggere farebbe bene ad iniziare da Debord :)
      Il commento di anomimo è esagerato nei toni ma concordo nella sostanza, Bauman ha reso digeribile e depotenziato alcune importanti intuizioni di Debord, e poi io diffido sempre da autori come Bauman che sono relativisti solo con le chiappe degli altri per dirla alla pecoreccia :)

    1. Cataldo 17 ottobre 2014

      Ho seguito i due articoli e le discussioni, in questo secondo ci sono elementi per tentare un commento.

      Georgios inquadra uno dei punti di critica, andando almeno ad inserire due "forme stato" nel tentativo di maneggiare i concetti successivi, cosi come a ben vedere uno stato "monarchico" è quanto di più privato esista. Questi termini quindi, stato e privato utilizzati cosi nudi e crudi non dicono molto, diventano fuorvianti poi se presi fuori da un preciso inquadramento storico.

      A questo livello di sintesi il "totalitarismo" moderno, a ben vedere. può essere paragonato con le stesse modalità all'espressione storica del socialismo reale*, è privo di grande utilità cercare sempre nel passato gli elementi caratterizzanti il presente, siamo ad un livello paragonabile ai parenti ed amici che si chiedono se il pargolo assomigli più alla madre o al padre, già i nostri antichi che scrivevano in latino ne ridevano sardonicamente.

      Quale stato ha smarrito la sua capacità di coercizione ? Se parliamo degli stati appartenenti al blocco NATO questi hanno aumentato a dismisura il loro apparato di coercizione** sotto ogni profilo, sul piano delle libertà personali, e hanno creato una rete di strutture sovranazionali, ma ancorate sempre al blocco militare NATO, che garantisce le elite finanziarie dalle ingerenze delle strutture di controllo interne ai singoli stati, il tutto proiettando sempre più all'estero la volonta di potenza del "motore immobile" USA e dei suoi "alleati" europei.
      La coercizione quindi si tenta semmai di estendarla, all'interno ed all'esterno: dove non si riescono a cooptare le elite, come accade nella Russia di Putin o nella Cina del partito unico, il confronto ritorna al livello di proiezione di potenza del super-stato NATO, ed in questo ambito è ovvio che i vassalli devono seguire, fino a quando saranno tali, anche a costo di autodistruggersi.

      Lo "stato nazione" nel nuovo secolo esiste ancora, solo che non esistono più le nazioni, o meglio, non esiste più una visibile rappresentazione in seno allo stato degli interessi dei cittadini :) è una contraddizione che trova origine più che altro nell'interpretazione errata della storia passata che vedrebbe una limitazione imposta alle elite sovranazionali dai poteri dello stato-nazione, ma questa è una considerazione parzialissima, le elite sovranazionali esistevano anche prima ed hanno operato più o meno in barba agli stati nazionali anche prima, quello che è cambiato è che ora il loro potere è aumentato a dismisura con la concentrazione finanziaria della rivoluzione digitale, la cinghia di trasmissione statale in questo senso è sempre più in mano ai pochi, e sempre meno condizionata dalla redistribuzione del reddito e dal potere di controllo dei rappresentati.

      In effetti se questo fascismo moderno è impalpabile, forse per meglio maneggiarlo conviene allora che non lo si cerchi solo con l'etichetta, per lo più male appiccicata di "fascismo", tanto per iniziare.
      Detto questo l'articolo coglie comunque aspetti importanti e, cosi a pelle, condivisibili del totalitarismo odierno, ma non sono esplicitati, cosi come d'altra parte non avviene in tomi interi sfornati dall'analisi politica corrente, non è quindi per mancanze ed eccesso di sintesi dell'autrice che rimane il senso di fantasmatico.

      Al solito c'è l'enorme problema, individuato correttamente dall'epistemologia più aggiornata ed avveduta, ovvero la rincorsa continua a dare senso alle possibilità dischiuse dall'incremento tecnologico. Un paradigma di questa rincorsa impossibile è dato dalla storia dell'informatica, dove gli sviluppi hardware hanno sempre precorso quelli software, che solo parzialmente riescono a mettere a disposizione effettiva le potenzialità dei chip di nuova generazione; allo stesso modo le evoluzioni tecnologiche solo con il tempo danno luogo ad una loro comprensione, o meglio hanno dato luogo fino ad oggi, per restare empirici.
      In questo ambito si colloca la mancata comprensione della rivoluzione digitale*** nell'ambito politico, oltre che economico ed organizzativo, anzi, sembra quasi che i commentatori, ad ogni livello, facciano sempre più fatica a distaccarsi abbastanza dall'azione in corso per valutarne l'andamento, come se ci fosse un incremento della forza di gravita ancorata al main stream mediatico, che ostacola ab ovo ogni critica sostanziale dell'esistente quadro politico istituzionale.

      Lo svuotamento delle forme di democrazia rappresentativa è avvenuto e continua per una serie di strade diverse, ma che hanno dei punti in comune, ed è su questi che si dovrebbe concentrare l'attenzione. Per utilizzare la storia in questo lavoro è meglio procedere dal basso e su ambiti circoscritti. Il controllo dei media che c'è oggi, ad esempio, non è paragonabile, per intensità e capacità di plasmare l'opinione, con il passato, questa considerazione appare sempre sullo sfondo, ma solo raramente viene considerata effettivamente e le sue implicazioni portate a livello esplicito, eppure è un elemento fondante della realtà politica attuale, se vogliamo vedere il dipanarsi storico di questa realtà è meglio inquadrare il fascismo, sempre per esempio, più che come stato "egheliano" che magari rimane di più difficile utilizzo pratico come elemento caratterizzante, come primo esempio di tecnodittaura, reso possibile dall'avvento del treno e della radio, non c'è Lenin senza treno o Mussolini senza radio :) forse con questa ricerca si arriva a comprendere meglio i twitt di Renzi ed i droni di Obama di oggi.

      * Su questo esiste una corrente di pensiero anglosassone che vede in effetti il complesso Militare-Industriale-Universitario collegato alla metastasi del bilancio pubblico in una dimensione di "socialismo reale", proprio per il ruolo dominante della domanda pubblica, il primo a vedere questo pericolo è stato il grande Ike, che alla fine del suo mandato lancio un profetico avvertimento "da destra" alle generazioni future.

      **pensiamo alla sospensione dei diritti costituzionali dopo il 2001, chi comanda veramente oggi in america dopo l'attivazione dei protocolli dello "stato profondo" ?

      ***Per inciso le considerazioni di Bauman appaiono ormai superate in toto da quello che accade con la virtualizzazione e ritualizzazione dei consumi. altro che liquido, qui siamo allo svaporamento, per restare sulle metafore del citato.

    1. sickboy 17 ottobre 2014

      Scusa una premessa doverosa: non mi sentirai mai dire cose come “il debito pubblico è la causa della crisi”. La frase più olistica cui posso arrivare è, al massimo: “il sistema del debito è causa delle crisi cicliche del capitalismo”. E in particolare il debito delle banche, sì. Ma si parla del sistema del debito non a caso. Comunque:

      Primo Link (voci dalla strada): non è che dica cose sbagliate ma il debito privato col cazzo che poteva arrivare a quei livelli se:

      • il contesto normativo non fosse stato costruito ad hoc (dalla riserva frazionaria in poi);
      • le banche non avessero saputo benissimo che i loro amici nella macchina statale li avrebbero salvati;
      • lo stato (incredibile dictu) non facesse leggi per proteggere i risparmiatori.

      Se ci fosse stata solo la prima condizione la crisi sarebbe scoppiata lo stesso, gli stati non avrebbero assorbito nulla e ci sarebbero stati fallimenti a catena. Un disastro economico sociale. Però un disastro che avrebbe fatto giustizia, azzerando la inetta corrotta e traditrice classe dirigente. Invece, per riempirsi la pancia e sopravvivere, abbiamo accettato l’ingiustizia. E il disastro di cui sopra è solo rimandato.

      La terza condizione è interessante perché le leggi di regolamentazione della finanza hanno il meraviglioso effetto di fare sentire i risparmiatori protetti sicché la loro percezione di rischio non si riflette nel tasso di interesse. Non sanno invece che il sistema a riserva frazionaria non li proteggerà mai, qualcuno che resta col cerino in mano c’è sempre. Se vuoi sulla questione della regolamentazione possiamo approfondire perché interessante (my point: caviamo le leggi e vediamo cosa succede ai tassi, quanta gente da fiducia alle banche).

      Secondo link (no euro): corretto, lo squilibrio della bilancia commerciale o, come in questo articolo, della posizione finanziaria, è un problema. Ma l’analisi dell’articolo è grossolana, senza profondità storica, si è arrivati al 2008 in un certo modo. Individuare un problema non vuol dire individuare una causa prima.

      Sulla parte del ciclo di Frenkel io riporto l’intro e ognuno poi giudichi come vuole (enfasi aggiunta da me):

      La crisi dell'Eurozona è un problema di debito pubblico o di debito privato? Secondo il vice-presidente della Bce Vítor Constâncio sarebbe, al contrario di quanto sino ad ora creduto, un problema legato allo scoppio del debito privato gonfiatosi nei Paesi del Sud Europa fino al 2007, come conseguenza dell'aumento dei finanziamenti concessi dalle banche del Nord Europa. Una visione che pare confermare indirettamente la teoria del ciclo di Frenkel che spiega quello che accade nelle aree valutarie non ottimali. In sette passi. La teoria divide europesti ed euroscettici in un dibattito che resta aperto.

      Queste cose, cara Rossana, sono finti dibattiti a mio avviso (non contesto buona fede) di gente che al posto di lavoro ci tiene e non può mirare al cuore della bestia: le leggi che creano il sistema finanziario attuale. Finché le banche saranno le prime prenditrici del denaro creato dalle banche centrali avrai sempre un travaso di ricchezza dalle classi produttrici alla finanza. Chi lavora in finanzia riceve moneta nuova per primo e la spende prima che essa finisca nelle tasse dei salariati. Quando arriva ai salariati moneta nuova aumenta la pressione sui beni di consumo e avviene il rialzo dei prezzi, ovvero ricevono moneta inflazionata. Il primo prenditore, invece, la spende prima. (non so se sono stato chiaro qui).

    1. sickboy 17 ottobre 2014

      Nessuna autolimitazione assoluta, al contrario, circostanziata e limitata al post del buon Tonguessy

    1. sickboy 17 ottobre 2014

      Scusa Rossana, voglio risponderti con calma come detto però iniziamo a smetterla con gli slogan e spieghiamoci bene. L'Italia è un paese in cui i privati hanno sempre risparmiato e si sono indebitati poco (non serve nemmeno che ti recuperi le statistiche direi), eppure va in merda più vigorosamente degli altri paesi occidentali.

      Potrei anche dire "la causa prima è la cultura" (penso saresti d'accordo tra l'altro) ma non è un'analisi.

      Il debito privato ha sempre impatto solo nel rapporto debitore e creditore, domandati casomai come può il debito privato avere impatti sul resto della società (e li ha, ma non sta nella capacità dei privati di contrarre debiti la causa). Per quali condizioni è stato possibile il crearsi di una condizione per la quale se oggiun 2% degli investitori esce dalle posizioni in derivati la finanza mondiale è azzerata?

      Dire privato e dire banche, poi, non è esattamente la stessa cosa.
    1. Rosanna 17 ottobre 2014

      Ti voglio "insegnare" quello che ho capito e che ritengo una giusta informazione, motivata e documentata, che tutti dovrebbero sapere e capire, perché individuare la causa di un male presuppone la risoluzione del problema, così come quando un medico fa una diagnosi precisa del malanno, solo allora può prescrivere la cura,

      infatti la cura che ci prescrivono questi "medici criminali dell'economia" è stata finora la "Spending review", che non serve assolutamente un fico secco, perché la causa prima non è il debito pubblico,
      ma il privato !!!

    1. MarioG 17 ottobre 2014

      Perche' autolimitarsi espungendo in via di principio la categoria UOMO? Si puo' anche usare a proposito. Magari non esiste nemmeno l'uomo singolo, intendo un Pinco Pallino qualsiasi. Come diceva qualcuno, forse e' solo un fascio di sensazioni, un'unita' apparente.

    1. sickboy 17 ottobre 2014

      Ahah ma davvero non hai capito?


      Si che esistono gli uomini, l'ho anche scritto, ma persone con nome e cognome che fanno cose molto diverse tra loro.
      Dire che "L'Uomo ha fatto questo" è reale quanto "Il Diavolo ha fatto questo". Sono entità inesistenti. E quindi non capivo la tua obiezione, il commento di Truman stava perfettamente in piedi.

    1. sickboy 17 ottobre 2014

      Rossana, Makkia,


      stay tuned che vi rispondo per bene appena posso. Mi hai oberato di link e siccome bisogna cominciare a risolvere la questione una volta per tutte (grossa responsabilità della controinformazione quella di non riuscire a capire le truffe dell'economia mainstream perpetrando le medesime divisioni, che si riflettono in divisioni politiche) me li guardo uno a uno.

      Mi fa un po' sorridere che mi vuoi "insegnare" ma non ci conosciamo, giusto così anche :-)

      Anticipo già quello che è l'errore di fondo (ma ripeto, poi risponderò per bene): non importa tanto se il debito è privato o pubblico ma le condizioni per cui si è creata la possibilità che le esposizioni in derivati (per dirne una) siano n volte il PIL del pianeta. E questa cosa senza la moneta di carta e la stampante magica, la riserva frazionaria ed il corso legale, non le potevi fare neanche per scherzo. E no, impossessarti della stampante non cambia nulla se non il gruppo di persone che favorisci e quelli che ci rimettono: non è che il modo di produrre (nel nostro mondo: stampante, algoritmi) e introdurre moneta (nel nostro mondo: prestito da banca centrale e banche commerciali e da queste a imprese e privati) in un sistema sia una sciocchezza. Va proprio eliminata la stampante.

      A dopo.
    1. Teopratico 16 ottobre 2014

      Grazie a Rosanna e ai molti che si sono prodigati nei commenti interessanti, non posso aggiungere altro ai vostri e saluto tutti gli altri, i "nostalgici".

    1. GioCo 16 ottobre 2014

      Grazie :)

    1. Rosanna 16 ottobre 2014

      Questa vita è un ospedale in cui ogni malato è posseduto dal
      desiderio di cambiare letto. Questo vorrebbe soffrire di fronte alla stufa,
      quello crede che guarirebbe accanto alla finestra.

      A me sembra che starei sempre bene là dove non sono, e di
      questa questione di trasloco discuto di continuo con l’anima mia.

      «Dimmi, anima mia, povera anima infreddolita, cosa ne
      diresti di andare ad abitare a Lisbona? Là deve fare caldo e tu
      ringagliardiresti come una lucertola. Quella città è in riva all'acqua; si dice
      sia costruita in marmo, e che la popolazione odia talmente i vegetali, che ha
      sradicato tutti gli alberi. Ecco un paesaggio di tuo gusto; un paesaggio fatto
      di luce e minerali, e acqua per rispecchiarli!». L'anima non risponde.

      «Visto che ami tanto la quiete, con lo spettacolo del moto, vuoi venire ad abitare in Olanda, terra beatificante? Forse ti divertiresti in quelle contrade che hai spesso ammirato in immagine nei musei. Che ne diresti di Rotterdam, tu che ami le foreste di alberi di nave, e i piroscafi ormeggiati ai piedi delle case?».

      L’anima resta muta.

      «Forse ti sorriderebbe di più Batavia? Vi troveremmo, fra l’altro, lo spirito d’Europa sposato con la bellezza tropicale».
      Nemmeno una parola. Che la mia anima sia morta?

      «Sei dunque giunta a tal punto di intorpidimento da compiacerti solo del tuo male? Se è così, fuggiamo verso i paesi analogie della Morte. - Ho quel che ci serve, povera anima mia! Faremo le valigie per Torneo. Andiamo ancora più lontano, all’estremo capo del Baltico; o ancora più lontano dalla vita, se possibile; installiamoci al polo.

      Là il sole sfiora solo obliquamente la terra, e le lente alternative della luce e della notte sopprimono la varietà e accrescono la monotonia, questa metà del nulla. Là potremo fare lunghi bagni di tenebre, mentre, per divertirci, le aurore boreali ci invieranno ogni tanto i loro rosei fasci, come riflessi di fuochi d’artificio dell'Inferno!».

      Finalmente l'anima mia esplode, e saggiamente mi grida: «Non importa dove! non importa dove! purché sia fuori di questo mondo!».

      Charles Baudelaire

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