LETTERA DAL FONDO DELLO SFACELO

LETTERA DAL FONDO DELLO SFACELO

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

DI MARINO BADIALE E MASSIMO BONTEMPELLI

L’Italia, dopo tre decenni di decadimento civile e morale, è giunta ormai al suo sfacelo come nazione e come società. Il lavoro non vi ha più diritti, dignità, ascolto. Ogni legalità è travolta dal potere delle mafie, dalla regolazione dei rapporti economici e professionali attraverso la corruzione, grande o piccola, e da costi e tempi, per molti insostenibili, del ricorso al sistema giudiziario. L’avvelenamento dei suoli, dei corsi d’acqua e delle catene alimentari è oltre il livello di guardia. Istituzioni come la scuola e l’università, fondamentali per il paese, sono ormai distrutte, nella sostanziale indifferenza dell’opinione pubblica. Le città sono soffocate da una circolazione automobilistica insensata, che sequestra le strade e avvelena l’aria. Mancano servizi che rispondano a esigenze reali, talvolta drammatiche. I rapporti tra le persone sono imbarbariti. E su tutto questo si è abbattuta la crisi economica mondiale che sta mettendo in questione, per larghi settori dei ceti subalterni, anche livelli minimi di benessere.Di questo sfacelo, effetto di un meccanismo economico esclusivamente volto al massimo profitto di breve periodo, è responsabile in prima battuta l’attuale casta politica, che è la facilitatrice di quel meccanismo, e che dimostra, nella sua interezza, di disinteressarsi sia dello stato drammatico del paese sia della crisi economica, e di essere unicamente interessata ai propri interni e interminabili giochi e controgiochi di potere. Ma corresponsabile dello sfacelo è anche chi vota per uno qualsiasi dei raggruppamenti interni a tale casta, e quindi anche chi alle prossime elezioni regionali darà il suo voto ad una delle sue liste. Basta infatti un po’ di onestà intellettuale per prendere atto dell’evidenza, e cioè che, se la casta berlusconiana è l’espressione di quanto di peggio c’è in Italia, il restante arco politico, dal centro alla cosiddetta sinistra radicale, contribuisce a generare quel peggio. Il ceto politico di centro, centro-sinistra e sinistra non si preoccupa infatti minimamente di fare qualcosa contro lo sfacelo del paese, non dà mai ascolto al mondo esterno alla casta politica, fa prendere le decisioni riguardanti la vita collettiva a burocrati di partito emersi da squallidi giochi di potere, agisce soltanto sulla base di opportunistiche motivazioni di breve periodo. I politicanti di centro, centro-sinistra e sinistra, insomma, non risolvono nessun problema, per cui la loro opposizione a Berlusconi si riduce ad una pantomima nella quale conta l’apparenza e non la realtà, mentre i meriti vengono mortificati e le speranze spente. Tutto ciò contribuisce a creare individui intellettualmente e moralmente degradati, interessati al mondo fittizio delle immagini anziché ai problemi reali del paese, e dunque predisposti ad apprezzare e seguire qualsiasi irresponsabile cialtrone abile nel vendere illusioni.


Abbiamo dimostrato nei nostri scritti la necessità storica della comparsa di questa casta politica priva di progetti e del tutto autoreferenziale. Tale necessità è insita nella configurazione dei rapporti tra poteri economici, funzioni statali e attività politiche derivate da ben individuabili trasformazioni del capitalismo e scelte della sinistra tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Novanta del secolo scorso. I ceti politici attuali e i loro difetti sono quindi espressione di fondamentali dinamiche storiche, e la loro incapacità di risolvere i problemi reali e di esprimere dirigenti che non siano assolute mediocrità non rappresenta quindi un errore politico o di selezione dei gruppi dirigenti, ma esprime la loro essenza, il loro codice genetico. Pensare di liberarsi del settore peggiore della casta votando quello meno peggiore (o che in un certo momento appare tale, magari solo perché è all’opposizione), è quindi, nella migliore delle ipotesi, un’autoillusione politicamente poco intelligente, e deplorevole per i danni che contribuisce ad arrecare all’Italia. La scelta del male minore, infatti, risulta, in questa fase storica e rispetto a questa casta politica, la via che alimenta e rende vincente il male maggiore, perché non corregge minimamente la tendenza storica al continuo peggioramento della realtà sociale, tendenza a cui l’intera casta politica è omogenea. La storia recentissima lo rivela nella maniera più evidente a chi abbia l’onestà di ricordarla per quello che è stata. Berlusconi, vinte le elezioni nel 2001, ha governato nella maniera più rovinosa per il paese fino al 2006, ma cominciando a perdere vistosamente consensi a partire dal 2004. E’ sembrato quindi relativamente facile e molto ragionevole, all’opinione pubblica antiberlusconiana, cacciarlo definitivamente votando per la coalizione di centro-sinistra guidata da Prodi. E infatti quest’ultimo vince le elezioni del 2006, sia pure di strettissima misura (vi è infatti una sorprendente rimonta del centro-destra per l’effetto congiunto della potenza illusionistica ed alienante delle televisioni berlusconiane e dell’insipiente povertà del messaggio prodiano), ma guadagnando comunque il premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale.


Facciamo ora un esperimento mentale. L’immagine che il medio elettore di sinistra ha di Prodi è probabilmente quella di un ex-democristiano sostanzialmente onesto. Proviamo però a pensare che tale elettore abbia avuto il coraggio morale di informarsi un po’ meglio su chi sia Prodi, e sia venuto quindi a conoscenza della tante tracce che fanno sospettare un Prodi meno onesto di quel che si vuol far sembrare, e del fatto accertato che si tratta di un uomo della Godman Sachs, la potentissima banca speculatrice , dalla quale è stato per anni lautamente stipendiato, con conseguenti conflitti di interessi messi in luce, per esempio, dalla stampa britannica. Immaginiamo inoltre che il medio elettore di sinistra si sia reso conto che un uomo così organicamente legato alla grande finanza speculatrice internazionale non potrà mai, per la contraddizion che nol consente, governare a vantaggio del lavoro, della legalità, dell’indipendenza nazionale, dell’ambiente. Immaginiamo infine che, avendo in tal modo capito che un governo Prodi sarebbe stato un “male minore” troppo malefico, non lo abbia votato alle elezioni del 2006. Avrebbe allora vinto il “male maggiore”, Berlusconi, ma un Berlusconi con un consenso popolare decrescente, che avrebbe incontrato nella società opposizioni sempre più consistenti, da cui avrebbe potuto prendere avvio una ricostituzione del tessuto civile e morale del paese, unico presupposto per superare con il tempo il berlusconismo (la sconfitta del berlusconismo nel breve periodo è comunque illusoria, perché si tratta del precipitato di un decadimento della fibra morale del paese che sopravviverà alla stessa ingombrante presenza dell’uomo).


Torniamo ora dall’immaginazione alla storia reale. Nelle elezioni del 2006 Prodi ha sconfitto Berlusconi. Il suo governo non ha fatto nulla per restituire dignità e diritti al lavoro: l’immensa ricchezza concentrata nei grandi patrimoni non è stata minimamente toccata, di conseguenza nulla è stato restituito ai lavoratori, né sotto forma di servizi sociali, né sotto forma di un diminuito prelievo fiscale, mentre il promesso cuneo fiscale è stato fatto a profitto delle imprese, senza nessun beneficio per i lavoratori, vittime nello stesso tempo dei tagli di bilancio in funzione del risanamento finanziario. Il governo Prodi non ha fatto nulla per ristabilire in Italia un minimo principio di legalità, e basti menzionare a questo proposito, per evitare un discorso di dettaglio che sarebbe lunghissimo, Mastella nominato ministro della Giustizia, De Gennaro commissario straordinario per la Campania, Pollari consulente governativo, Pomicino nella commissione antimafia, e l’indulto esteso ai reati di corruzione. Il governo Prodi non ha fatto nulla per invertire la tendenza al progressivo degrado ambientale. Quanto poi all’indipendenza nazionale, il servilismo verso gli Stati Uniti è stato totale, con il rifinanziamento della missione di guerra in Afghanistan, l’acquisto di sistemi d’arma offensivi, l’autorizzazione all’ampliamento della base di Vicenza, ed il moralmente vergognoso segreto di Stato opposto da Prodi, a conferma di quanto già fatto da Berlusconi, all’indagine sul rapimento in Italia di Abu Omar, spedito dagli americani verso le torture egiziane, in spregio alle leggi italiane. Nulla, insomma, è venuto dal governo Prodi che potesse far percepire ai lavoratori un’attenzione ai loro interessi e, più in generale, una sollecitazione alla rinascita etica e culturale del popolo italiano. Il risultato è che, ad un popolo sempre più degradato, la grigia realtà di Prodi ha fatto dimenticare una disaffezione a suo tempo iniziata verso Berlusconi, ed ha reso preferibili le illusioni vendute dal grande illusionista mediatico. Berlusconi è così tornato a governare, nel 2008, con un consenso e una forza che non avrebbe avuto se avesse direttamente vinto le elezioni del 2006.
Chi voglia abbandonare viltà e rassegnazione, e cercare di trarre insegnamenti dalla storia, non può avere dubbi sul fatto che affidarsi ai settori di centro, centro-sinistra e sinistra della casta politica per sconfiggere il berlusconismo è come cercare di distruggere una mala pianta coprendola del concime che la fa crescere. Il berlusconismo è una mentalità degradata profondamente attecchita nella società italiana dopo un lungo periodo di decadenza iniziato negli anni del craxismo. Non ci sono scorciatoie politicistiche di breve periodo per sconfiggerlo, tanto meno scorciatoie che pretendano di utilizzare pezzi di casta superficialmente in opposizione ad esso, ma nel profondo imbevuti della sua stessa incultura, della sua stessa separazione fra parole e fatti, tra propaganda e realtà, e solo dotati di stile retorico e comportamentale generalmente meno rozzo.


L’impegno ad ampio spettro e di lunga lena per sconfiggere il berlusconismo non può dunque esprimersi altro che in un contrasto duro ed intransigente contro l’intera casta politica cialtrona, corrotta, incolta, parassitaria, parolaia e prepotente che occupa le istituzioni statali e locali, senza far caso alle sue distinzioni e contrapposizioni interne di potere e di affari.


E’ facile a questo punto aspettarsi la tipica domanda polemica, figlia della viltà e della rassegnazione: chi dovrebbe andare a sostituire i politici attuali? Qual è l’alternativa? Che è come dire, dal chiuso di un edificio saturo di gas che ci sta soffocando fino alla morte: ma se usciamo, chi c’è fuori ad accoglierci? Dove troveremo le prime cure? Evidentemente coloro che così obiettano non si sentono abbastanza soffocati dallo sfacelo attuale, perché vi si sono per certi versi adattati, sono anch’essi un po’ imbevuti, senza saperlo, di berlusconismo. La risposta è che un’alternativa non nascerà mai se prima non si inizia la lotta contro l’intera casta politica, in funzione di ciò di cui c’è oggettivamente bisogno.


Per uscire dal baratro sociale e spirituale nel cui fondo attualmente ci troviamo non basta assolutamente cacciare Berlusconi con tutta la sua cerchia di disgustosi manutengoli e profittatori, e non basta neppure cambiare qualcuno degli obiettivi che si propongono i ceti politici di destra, centro e sinistra. Ciò di cui c’è urgente, disperato bisogno per non affondare sempre più è l’inversione stessa della logica che oggi guida tutte le scelte politiche. C’è bisogno di smettere di colmare i deficit di bilancio tassando in maniera esorbitante e macchinosamente oppressiva il lavoro, le professioni e la piccola impresa, e di cominciare a prelevare risorse da tre fonti: tassando duramente i grandi patrimoni nati dalla speculazione finanziaria ed immobiliare e dall’evasione fiscale, eliminando tutte le missioni militari all’estero e l’acquisto dei connessi sistemi d’arma, riassorbendo le rendite della corruzione attraverso l’eliminazione della medesima. Un mezzo indiretto ma importante per sconfiggere la corruzione e nello stesso tempo per allargare le entrate statali senza incidere su salari e servizi, sarebbe quello di una tassazione di tutte le inserzioni pubblicitarie alla televisione e negli spazi pubblici. Con tutti questi mezzi si otterrebbero risorse immense, di cui c’è bisogno per creare, o ricreare, una serie di servizi sociali gratuiti sostitutivi di quelli di mercato, aumentando per questa via le disponibilità dei lavoratori senza neanche bisogno di aumentarne le retribuzioni monetarie, e riassorbendo la disoccupazione con tutto il personale necessario a farli funzionare, contro la logica attuale di produrre disservizi riducendo dovunque il personale. C’è bisogno di scegliere non più secondo la logica affaristica e mercantile, ma secondo la logica di ristabilire e tutelare i diritti del lavoro e della salute. C’è bisogno di scegliere quali opere costruire secondo la logica di evitare il consumo ulteriore del territorio e di proteggerne l’integrità, concentrandosi sulla manutenzione costante e sui piccoli aggiustamenti delle infrastrutture esistenti, e bloccando quindi tutte le cosiddette grandi opere, che servono soltanto a mettere in moto appalti, tangenti e corruzione, spesso a vantaggio delle mafie. C’è bisogno di una logica di contrasto intransigente della corruzione, accentuando i controlli di legalità della magistratura mediante procedure semplificate e rapida esecutività della sentenze. E il discorso potrebbe e dovrebbe continuare.


Per poter impostare un simile rivolgimento rispetto alle logiche attuali, bisogna in sostanza abbattere il regime della casta politica, con i suoi addentellati nei media, nell’economia, negli apparati statali. Non sembri eccessivo definire l’attuale realtà politica italiana come “regime”. Si può parlare di regime quando il sistema politico è guidato da un’unica logica, e i portatori di logiche alternative sono emarginati dalle istituzioni e nella società civile e non hanno accesso se non occasionale a nessun tipo di tribuna. La nozione di “regime” è logicamente indipendente dal fatto che il sistema politico ammetta oppure no pluralità di partiti. L’Ungheria di Horthy presentava pluralità di partiti, ma si trattava di un regime, perché i vari partiti esprimevano la stessa logica. Mentre la Germania guglielmina non era un regime: benché il potere reale fosse saldamente i mano ai ceti dominanti, i socialisti, portatori, almeno per una fase, di una logica alternativa rispetto ai ceti dominanti, erano presenti in parlamento e avevano mille ramificazioni nella società civile.


In Italia siamo in presenza di un regime, e questo lo si vede da come siano emarginate o assenti, nel dibattito pubblico, posizioni che esprimano logiche davvero alternative, come quelle sopra ricordate. Lo si vede anche da come ormai tutti i percorsi professionali non dipendano mai da meriti e da regole trasparenti, ma dipendano invece dal patrocinio di qualche partito che conta. Proprio come all’epoca del regime mussoliniano la tessera del partito fascista era la condizione per far carriera, così è oggi, con la sola differenza che il partito benefattore e corruttore non è unico, ma plurale. Ma se si accetta questo punto, il fatto cioè che l’Italia è oppressa dal regime di una casta politica che sta portando il paese allo sfacelo, è chiaro che ciò di cui c’è bisogno è un nuovo CLN, una nuova lotta di liberazione nazionale.


Le forze per dar vita a questa lotta ci sono, e fanno riferimento a tre aree, che si distinguono dall’istanza principale sulla quale si focalizzano: da un parte l’area che si ispira a principi di giustizia sociale (più o meno l’area di chi, fuori dalla casta, si definisce ancora “comunista”), poi l’area di chi mette al centro il problema della legalità (“popolo viola”, “grillini”, “Il fatto quotidiano”), infine l’area degli ecologisti (ovviamente quelli veri, estranei alla piccola burocrazia del partito verde). Queste forze sono per il momento bloccate da alcuni ostacoli. Il primo, più evidente ma meno importante, sta nel loro essere minoritarie: è un dato di fatto, ma non è così importante perché tutti i grandi rivolgimenti partono sempre da minoranze. Il secondo e più serio ostacolo sta nel fatto che queste tre aree tendono ad essere divise ed anche in opposizione tra loro. Questa divisione è un errore grave, perché nella situazione italiana attuale ciascuna delle istanze sopra indicate si completa nel riferimento alle altre due, e separarle significa indebolirle e votarle alla sconfitta.


Ad esempio, chi lotta contro la casta in nome della giustizia sociale e dei diritti dei lavoratori spesso è diffidente nei confronti delle istanze di legalità. Ma in questo modo non si rende conto che la corruzione della casta non è un dato marginale e poco interessante, ma è l’espressione dell’asservimento della casta stessa ai poteri economici interni e internazionali che richiedono la distruzione dei diritti dei lavoratori. La corruzione, cioè, è la forma specifica che assume in Italia l’asservimento del paese ai poteri economici interni e internazionali. Infatti un ceto politico che difendesse i diritti dei lavoratori dovrebbe lottare contro potentissime forze interne e internazionali. E’ pensabile che una qualsiasi delle bande di corrotti che costituiscono l’attuale ceto politico possa farlo? Ovviamente no, appunto perché sono corrotti e i corrotti non hanno né il desiderio né la forza di lottare contro chi li foraggia. Ma se questo è chiaro, lottare contro la corruzione della casta significa appunto lottare contro lo strumento politico di quel potere economico che distrugge i diritti del lavoro, e il controllo di legalità è l’arma migliore per questa lotta.


Dall’altra parte, chi difende il principio di legalità ignorando la giustizia sociale e i diritti dei lavoratori commette un doppio errore. In primo luogo un errore di analisi, perché non vede come l’attacco alla legalità sia strettamente legato alle dinamiche del capitalismo contemporaneo. In secondo luogo, di conseguenza, un errore politico, perché non capisce che l’appello alla legalità può vincere solo se si collega alla forza sociale dei ceti subalterni che lottano contro il degrado cui li condanna l’attuale sistema economico, mentre se li ignora o li considera con diffidenza l’appello alla legalità resta un tema minoritario. Analoghi discorsi valgono per le tematiche dell’ecologismo e della decrescita.


Per iniziare una lotta di liberazione nazionale dalla casta che ci soffoca, occorre dunque che queste tre aree superino gli ostacoli che le dividono e trovino un linguaggio comune. Condizione preliminare e irrinunciabile è però la rottura totale con l’intero arco della casta politica. Occorre rompere ogni contiguità rispetto alla casta, occorre rinunciare completamente all’idea di influenzare questo ceto politico. I militanti onesti dell’IdV devono abbandonare il partito, dato che l’ultimo congresso ha segnato con chiarezza il suo ingresso nella casta. Gli ecologisti onesti devono abbandonare al suo destino il ceto politico “verde”. Chi difende i diritti del lavoro deve rompere ogni contiguità col ceto politico “comunista” che non sa fare altro che contrattare con la casta principale un proprio piccolo ruolo come casta di scorta.


Per ritornare alle prossime elezioni regionali, in mancanza di una forza politica che esprima una logica alternativa a quella della casta, occorre cercare di capire quale sia il modo migliore per danneggiare il più possibile la casta stessa.
L’astensionismo sarà una scelta obbligata dovunque non siano in campo che le liste della casta: PDL e alleati, UDC, PD e alleati, sinistra. Meglio sarà, laddove siano presenti, il voto per liste che diano sicure garanzie di contrapposizione alla totalità della casta. In quest’ultimo caso non bisogna dare troppo peso al fatto che i programmi di tali liste presentino contenuti non condivisibili, perché se davvero esse rifiutano ogni contiguità con la totalità della casta non avranno la possibilità di attuare i loro programmi. Il voto per tali liste danneggerebbe però la casta per due motivi: in primo luogo farebbe diminuire le percentuali di voti guadagnati dai suoi partiti, che sono gli unici dati elettorali che ricevono attenzione, in secondo luogo gli eletti di tali liste potrebbero rappresentare un piccolo ostacolo alla casta proprio per la loro estraneità ad essa. La scelta migliore, possibile purtroppo soltanto in pochi casi, sarebbe comunque quella del voto a liste di cittadini impegnati su temi di difesa della legalità, dell’ambiente, della solidarietà sociale, e conseguentemente in contrapposizione totale ed intransigente all’intera casta politica istituzionale.
In ogni caso bisogna avere chiaro che le elezioni resteranno un fatto interno al regime finché non nascerà una forza politica che contesti la logica di fondo delle attuali scelte politiche e si faccia portatrice di una logica alternativa. Far nascere una simile forza politica deve essere l’obiettivo principale di chi voglia lottare contro lo sfacelo del nostro paese.

Marino Badiale, Massimo Bontempelli

10.03.2010

Commenti (64)

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    1. cesare52 10 marzo 2010

      @Ottavino. Se non tutto condivisibile quasi niente sbagliato. Complimenti per il suo intervento brillante e soprattutto non ipocrita. L'unico appunto è per qualche sua dimenticanza. Quello da lei descritto è il Mondo di un quarto scarso dell'umanità. E' ilo mondo capitalista ed imperialista. Il resto dell'umanità sta sempre più peggio e le sue riorse pagano tutto il nostro cosidetto attuale "benessere" a cerchi cncentrici. Primo girone quelli più ricchi (o ladri) e poi a cascata tutti gli altri, certe volte più per ragioni di vicinanza geopolitica che per altro. Tante volte nella dimentidcanza c'è anche la soluzione. Comunque complimenti. Un brano il suo degno della penna di Swift.

    1. cesare52 10 marzo 2010

      @Ivanoe. PS: forse sarebbe il caso di ricordarsi e rifletterci su che in Italia non hanno governato Amendola Pertini, neanche Togliatti ma, ti svelo un segreto, il Capitalismo che forse è una cosa un tantino differente. Insomma la vita di intere generazioni fino ad adesso è stata creata e riprodotta non dalla coscienza autoprodotta ma da un modo da produzione che ha prodotto dsia il modo di vivere che la coscienza di noi tutti. Ricerche da fare a casa: ricercare il significato di "idealismo" leggere se possibile "Einleitung" di CMarx. Fprse così si evita di scurreggiare e magari si finisce col capire anche qualcosa. Ricordarsi inoltre di non farsi mancare il Malox sia in pasticche che sciroppo.

    1. cesare52 10 marzo 2010

      @Ivanoe. Ma che dici? Pertini un imboscato ed Amendola un massone? Ma che ti sei fumato? Leggiti di Amendola (che bisognerebbe scrivere come Pertini con le iniziali maiuscole) "Lettere da Milano" o "Un isola". Su Pertini neanche meriti risposta. Dici delle cose ...di cui non capisci niente e di cui nulla sai. E lo fai anche gridando. Te lo dico perchè mi stai simpatico. Come tutti gli estremisti. Ma documentati che il ridicolo è peggio della catastrofe. Non è obbligatorio scrivere quando non si è riflettutto abbastanza. Seguire la propria indignazione a volte fa straparlare ed impedisce di pensare. E fa ridere chi ti ascolta. Leggi e documentati prima di dire queste castronerie.

    1. ventosa 10 marzo 2010

      "Armarsi di tanta pazienza. Ognuno deve sfruttare le proprie abilità e professionalità (insegnanti, carrozzieri, rappresentanti, ecc...) per spingere in questa direzione. Non scendere a patti scellerati, non arrendersi, non perdere speranza. Abbiamo bisogno tutti l'uno dell'altro adesso..." Quoto e ti dico che, nel mio piccolo, lo faccio da anni, perchè sono convinto che, se veramente si vuole cambiare qualcosa, è perfettamente inutile convincere qualcuno se, quel qualcuno, non ne prende coscienza.

    1. Altrove 10 marzo 2010

      Non parlare per chi non conosci... Un ottimo consiglio per la vita. Nè il voto, nè l'astensionismo, nè i movimenti a 5 stelle intaccano la voglia di partecipazione politica della popolazione, i grandi interessi corporativi, il cuore nazifascista di chi ti considera inferiore. L'esperienza diretta mi ha forse troppo segnato, se non deluso... Penso che non si debba mai fare cosa il tuo nemico si aspetti, ho visto troppe volte trasformare buone intenzioni in azioni più che funzionali al suddetto avversario. Sicuramente, come dici anche tu, bisogna sporcarsi le mani per strada. Di certo sono stanco di passare da un fascismo all'altro, che più che altro è tifoseria da stadio... Io parlo da ciò che ho visto e vissuto. Il mio punto di vista lo trovi poco sopra di te. Qualunque sia il tuo, ti auguro di non fare tutte quelle incredibili cazzate che sono state fatte in passato. Con rispetto...

    1. fusillo 10 marzo 2010

      Benvenuti.
      E' solo da 20 anni che sostengono le stesse cose prendendomi del polemico e del visionario.
      Oggi data la crisi economica e l' amplificarsi di problemi latenti, ha fatto si che, un numero sempre più elevato di individui, venisse coinvolto suo malgrado.
      Beh dico che, meglio tardi che mai, anche se non è un buon segnale.
      Ovvero i cambiamenti sono tali quando sono sentiti non quando sono indotti.
      E' giunto il tempo delle scelte.
      Però come si può improvvisamente scegliere se da sempre si è abituati a seguire la corrente ?
      Cechov lo spiegava meglio: " una volta nel gregge è inutile che abbai, scondinzola".
      Per quanto concerne il voto in politica, alimentare l' astensione è da ingenui.
      I diritti vanno esercitati prima che vengano soppressi.
      Posso solo trovarmi d' accordo sull' annullamento della scheda elettorale.
      Sui referendum il discorso è diverso: tutto quello che riguarda l' etica è da votare il resto..... neppure presentarsi.
      Che senso avrebbe dopo le deleghe , le commissioni parlamentari e i ministeri che questi signorotti ci rigirano la frittata?
      Per cosa intascano 20,000 euro al mese? per farci votare i referendum amministrativi?
      Auguri a chi ancora crede alla nostra classe dirigente.
      Siamo così arretrati che neppure ce ne rendiamo conto.

    1. Simulacres 10 marzo 2010

      “il suffragio universale è illegittimo, poiché la stupidità non ha il diritto di governare il mondo” (E. Renan).

    1. sentinella 10 marzo 2010

      se tutto questo bella premessa sullo sfacelo che è difficile non condividere deve portare a sostenere l'ipotesi dell'astensionismo elettorale come unica soluzione per liberarci dalla casta dei politici è una gran bella ingenuità. Anche se temo che l'ingenuità non sia di chi scrive ma di chi legge e commenta.
      Ma usare invece l'intelligenza per informarsi e per scegliere no? Lasciare agli altri la decisione su chi mandare nei posti di potere a distribuire ed amministrare quella parte di ricchezza che serve ad avere uno stato, un welfare, un istruzione? Quella grande percentuale di persone che disgustate dai partiti hanno deciso di astenersi hanno mai cambiato qualcosa? Sono mai state alla base di un qualsiasi cambiamento di rotta o ripensamento da parte dei politici???
      Chi ha avuto una schiacciante maggioranza da parte degli elettori è stato il partito di Berlusconi il quale ha dichiarato anche perchè ne è convinto che siccome la maggioranza del paese lo ha votato lo ha legittimato a fare il suo comodo in materia di leggi e comportamenti.
      Ingenui siete voi che criticate e per non essere criticati non fate un bel niente di niente. Chi fa parte del movimento a 5 stelle non è un povero allocco che segue un comico assetato di potere ma sono giovani che usano il loro tempo e la loro intelligenza per dare un contributo al cambiamento di questo paese.
      Così anche il movimento del popolo viola. Sono dei fenomenti importanti e dei segnali che vengono da una società che si rifiuta di accettare supinamente la decadenza del loro paese.
      Non basta scrivere due cazzate in un blog per cambiare le cose, bisogna anche darsi forma e visibilità e lavorare per uscire dal silenzio e dalla rassegnazione.

    1. Altrove 10 marzo 2010

      Correzione: Non votare o votare scheda nulla...
      mmmm.... quasi quasi vado a fare lo scrutinatore...

    1. Altrove 10 marzo 2010

      Bello vedere che per una volta siamo tutti più o meno d'accordo. Ribadisco qui quali sono le mie riflessioni sulle soluzioni elencate: Non votare è per me necessario ed il clima è adatto per far vedere l'insofferenza verso la "casta" alla popolazione. Concentrarsi sul piccolo, sulla quotidianità con coerenza e perseveranza (ritornare a parlare la lingua del nostro vicino). A livello di comunicazione di massa bisogna destrutturare e destabilizzare gli schemi mentali, distruggere l'ipocrisia moralista tramite lo scandalo. Comunicazione diretta/indiretta con i mezzi di comunicazione (rispondere alle testate giornalistiche costantemente ed ai singoli giornalisti sfruttando il ricatto economico). Spingere i comuni ad seguire un percorso di indipendenza energetica, economica, alimentare (proposta di progetti e consulenze). Comunicazione verso le forze dell'ordine. Niente azioni dimostrative (manifestazioni ecc..) di massa, ma piccoli gruppi onnipresenti in tutti luoghi contemporaneamente (dislocazione di azioni indirette). Uscita dai partiti (non esiste nessun male minore). Armarsi di tanta pazienza. Ognuno deve sfruttare le proprie abilità e professionalità (insegnanti, carrozzieri, rappresentanti, ecc...) per spingere in questa direzione. Non scendere a patti scellerati, non arrendersi, non perdere speranza. Abbiamo bisogno tutti l'uno dell'altro adesso... Perdonate il tono da manifesto. Per ampliamenti e offese basta scrivermi. Saluti sinceri...

    1. AlbertoConti 10 marzo 2010

      Vedo un alto gradimento dell'astensione dal voto. Ma proviamo a ragionare di testa nostra. Dire che se tutti facessero così è come dire se mia nonna avesse le ruote ..... Sappiamo benissimo che non succederà mai. E allora stiamo a ragionare sulla percentuale minima di votanti affinchè la casta non si senta più legittimata? La "grande democrazia da esportazione" insegna che quelli non se ne vanno neanche se li schiodi uno per uno, son peggio delle "patelle" (graziosi frutti di mare). Alla fine sui giornali ci sarà a caratteri cubitali la percentuale di voti del vincitore ... calcolata sui votanti effettivi, non sugli aventi diritto. O vi era sfuggito? E poi chi siamo noi, ipersensibili alla questione sociale, di fronte agli eserciti di menefreghisti, ignoranti, qualunquisti, impuniti, .... che preferiscono andare al mare o alla partita? Chi ci distingue nella comune astensione? Il porco dell'antipolitica si fregherebbe le mani!
      C'è chi dice: andate al seggio e dichiarate che non intendete votare, con tanto di motivo da mettere a verbale. Bella trovata, peccato che la maggior parte si caga sotto e non lo farà mai, mafiosità insegna. E allora votare scheda bianca? Sì, per farsi mettere la crocetta dallo scrutatore più lesto? L'unica è annullare la scheda, con due bei rigoni trasversali, con o senza commenti aggiunti. Le schede nulle sì che pesano, "fanno partito" a scapito dei partiti-casta, che ridotti a minoranza assoluta dovranno prendere atto di fronte al paese del loro fallimento. Non c'è un'alternativa al fare politica attiva e democratica, se non lo schifo attuale al quale c'è sempre un peggio.

    1. stefanodandrea 10 marzo 2010

      Complimenti per il commento

    1. airperri 10 marzo 2010

      Hahahah!! Stupendo!! E' cosi' . Tutto va a puttane, fuori e' la guerra. Basta un niente che ti massacri per un parcheggio, un sorpasso, una lista della spesa, una multa, uno spintone in un bar.
      E per cosa poi? Vedo solo gente che si massacra per briciole, per cazzate da comprare.
      Hanno creato un sistema incredibile, perfetto..
      I politici che vivono come Luigi XIII a Versailles, e il popolo di fuori che si massacra per qualche briciola di pane.
      La colpa e' solo degli italiani. Medioevali di natura e amanti del grandeur.
      Ci offrono tv con 500 canali in alta definizione, macchinoni di plastica alti 3 metri per comprare una mela al supermercato e per andare a mignotte. E noi 'Siii', che bello! ce l'ho piu' grosso del tuo!!'
      Finche' la gente vuole questo, loro resteranno sempre dove sono, a mangiare e fottere.
      Io queste cose dell'articolo le scrivevo ai miei amici gia' da diversi anni, ora la situazione e' talmente evidente che la gente comincia a capire in che mondezzaio viviamo.
      A chi resta qui consiglio di iscriversi in politica e cominciare a portare a spasso il cane del politico e a fargli da schiavo pulendo la merda dei suoi uccelli tropicali.
      In pochi anni farete carriera e guadagnerete piu' di quantop fareste con un posto da impiegato.
      Loro , finche' gli italiani resteranno cosi' ( e lo saranno sempre) , vinceranno sempre.
      Suerte

    1. esca 10 marzo 2010

      L’astensione, senza disturbarsi in valutazioni sulle varie liste, è un sistema efficace per delegittimare una casta. Esprimo forte scetticismo su qualunque altra alternativa nelle condizioni di oppressione quotidiana in cui ormai si versa poichè non dimentico mai che le cosiddette “alternative” sono capaci di straordinarie metamorfosi cosicchè, non appena il potere offre loro l’opportunità di avere il controllo sugli altri, si trasformano in iene: le vie della corruzione sono infinite. Non si può continuare a porgere l’altra guancia offrendo sempre nuove possibilità ad una classe dissennata e corrotta nell’insieme; senza distinzioni, una volta che hanno la poltrona giusta sotto il deretano i problemi del popolo svaniscono miracolosamente dalla vista, lasciando spazio a qualche sporadica buona azione di scarso rilievo per il mantenimento di facciata (farsa nella quale i politici collaudati ormai non si cimentano nemmeno più). Il problema è proprio “LA POLTRONA”: sono veramente rare le persone che non ne vengono contagiate. Il sistema politico italiano poi è costituito da poltroni gonfiati, la maggior parte dei quali pure incompetenti ma perfettamente in grado di far danni per cui, come minimo, dovrebbero starsene a casa.

    1. rocks 10 marzo 2010

      che c'entra, se non vai a votare quelli il posto ce l'hanno lo stesso. Cosa dovrebbe delegittimarli? Se ne parlerà un po' all'inizio ma poi businness i businness...

    1. Marko99 10 marzo 2010

      E quali sarebbero state?

    1. Marko99 10 marzo 2010

      Straquoto.

    1. Marko99 10 marzo 2010

      Uno dei più grossi ricatti a cui siamo sottoposti è quello per cui l'uomo sarebe "violento per natura", che la società evolverebbe naturalmente verso la competizione e l'egoismo e che non sarebbe possibile nessuna struttura sociale ordinata senza la corruzione e la struttura a caste.

      NIENTE DI PIU' FALSO!

      Sono secoli che la menano con la selezione naturale ma questo è un condizionamento mentale intenzionale volto a spostare le nostre responsabilità al di fuori di noi stessi.

      Le persone sono PACIFICHE per natura! E' la paura, quella che i media e i politici instillano continuamente nelle nostre teste, ad alterare le nostre percezioni e le nostre emozioni ed a confonderci e a portarci ad alienarci dalla nostra vera natura.

      Immaginate una società sana e con pensieri propositivi e libera da paura, dove la vera natura umana è lasciata libera di agire senza collari e guinzagli.

      La vedi davvero senza ospedali, scuole, assistenza e proiettata verso l'oblio?

    1. MATITA 10 marzo 2010

      OPS,se le alternative sono quelle siam messi bene.....non parlo dei comunisti e dei verdi.......dei quali ormai non si sa piu nulla mai i grillini e il popolo viola....grillo tiene affettuosi scambi con di pietro e travaglio(predicano bene e razzolano assai male) i viola hanno dietro personaggi come i della valle e .....
      Provate a parlare con travaglio e i viola di controllo emissione valuta,mattanza dei palestinesi da parte del povero popolo ebraico (unico a essere stato vittima di genocidio e quindi immune da giudizio,salvo poi essere lui stesso popolo eletto e quindi degno persecutore a sua volta);
      provate ad affrontare questi arfgomenti con i grilli di turno o con lo stesso grillo,lo stesso di pietro o travaglio e vi accorgerete di quanto sono liberi e belli.
      io voto solo chi mi dice queste cose.
      Rcupero della sovranita monetaria da parte del popolo.
      recupero da parte dello stato del controllo energetico,delle telecomunicazioni,
      dell'istruziione(basta sovvnzioni a istruzione privata a go go,soprattutto cattolica ,altra istituzione che predica bene e razzola assai male,,,doppiamente colpevole essendo a suo dire vicaria di Cristo)
      e dei trasporti.
      recupero degno e assoluto della sanita,lasciata in mano a regioni corrotte e governate da biechi ppersonaggi che per poco si venderebbero anche la madre....dekl resto temo che la gente sia tutta cosi.
      Revisione della imposte con abbassamento si delle stesse ma poi chi sgarra finisce in galera e si buttano le chiavi....

      mi fermo qui,sarebbe gia molto questo...
      il problemea e che le persone sono ignoranti e insensibili,non hanno il culto del bello e delle cose vere...basta un po di denaro per vestiti,macchine,tecnologia varia,seso perverso,serate da sballo e si venderebbero anche l'anima...anzi gia l'hnno fatto

    1. ottavino 10 marzo 2010

      Capisco il vostro punto di vista, ma sai .....il mio mito è unabomber!! (attenzione non unabomber il terrorista, ma quello che ha lasciato scritto, l'analisi spietata della nostra civiltà)

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