LETTERA DAL FONDO DELLO SFACELO

LETTERA DAL FONDO DELLO SFACELO

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

DI MARINO BADIALE E MASSIMO BONTEMPELLI

L’Italia, dopo tre decenni di decadimento civile e morale, è giunta ormai al suo sfacelo come nazione e come società. Il lavoro non vi ha più diritti, dignità, ascolto. Ogni legalità è travolta dal potere delle mafie, dalla regolazione dei rapporti economici e professionali attraverso la corruzione, grande o piccola, e da costi e tempi, per molti insostenibili, del ricorso al sistema giudiziario. L’avvelenamento dei suoli, dei corsi d’acqua e delle catene alimentari è oltre il livello di guardia. Istituzioni come la scuola e l’università, fondamentali per il paese, sono ormai distrutte, nella sostanziale indifferenza dell’opinione pubblica. Le città sono soffocate da una circolazione automobilistica insensata, che sequestra le strade e avvelena l’aria. Mancano servizi che rispondano a esigenze reali, talvolta drammatiche. I rapporti tra le persone sono imbarbariti. E su tutto questo si è abbattuta la crisi economica mondiale che sta mettendo in questione, per larghi settori dei ceti subalterni, anche livelli minimi di benessere.Di questo sfacelo, effetto di un meccanismo economico esclusivamente volto al massimo profitto di breve periodo, è responsabile in prima battuta l’attuale casta politica, che è la facilitatrice di quel meccanismo, e che dimostra, nella sua interezza, di disinteressarsi sia dello stato drammatico del paese sia della crisi economica, e di essere unicamente interessata ai propri interni e interminabili giochi e controgiochi di potere. Ma corresponsabile dello sfacelo è anche chi vota per uno qualsiasi dei raggruppamenti interni a tale casta, e quindi anche chi alle prossime elezioni regionali darà il suo voto ad una delle sue liste. Basta infatti un po’ di onestà intellettuale per prendere atto dell’evidenza, e cioè che, se la casta berlusconiana è l’espressione di quanto di peggio c’è in Italia, il restante arco politico, dal centro alla cosiddetta sinistra radicale, contribuisce a generare quel peggio. Il ceto politico di centro, centro-sinistra e sinistra non si preoccupa infatti minimamente di fare qualcosa contro lo sfacelo del paese, non dà mai ascolto al mondo esterno alla casta politica, fa prendere le decisioni riguardanti la vita collettiva a burocrati di partito emersi da squallidi giochi di potere, agisce soltanto sulla base di opportunistiche motivazioni di breve periodo. I politicanti di centro, centro-sinistra e sinistra, insomma, non risolvono nessun problema, per cui la loro opposizione a Berlusconi si riduce ad una pantomima nella quale conta l’apparenza e non la realtà, mentre i meriti vengono mortificati e le speranze spente. Tutto ciò contribuisce a creare individui intellettualmente e moralmente degradati, interessati al mondo fittizio delle immagini anziché ai problemi reali del paese, e dunque predisposti ad apprezzare e seguire qualsiasi irresponsabile cialtrone abile nel vendere illusioni.


Abbiamo dimostrato nei nostri scritti la necessità storica della comparsa di questa casta politica priva di progetti e del tutto autoreferenziale. Tale necessità è insita nella configurazione dei rapporti tra poteri economici, funzioni statali e attività politiche derivate da ben individuabili trasformazioni del capitalismo e scelte della sinistra tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Novanta del secolo scorso. I ceti politici attuali e i loro difetti sono quindi espressione di fondamentali dinamiche storiche, e la loro incapacità di risolvere i problemi reali e di esprimere dirigenti che non siano assolute mediocrità non rappresenta quindi un errore politico o di selezione dei gruppi dirigenti, ma esprime la loro essenza, il loro codice genetico. Pensare di liberarsi del settore peggiore della casta votando quello meno peggiore (o che in un certo momento appare tale, magari solo perché è all’opposizione), è quindi, nella migliore delle ipotesi, un’autoillusione politicamente poco intelligente, e deplorevole per i danni che contribuisce ad arrecare all’Italia. La scelta del male minore, infatti, risulta, in questa fase storica e rispetto a questa casta politica, la via che alimenta e rende vincente il male maggiore, perché non corregge minimamente la tendenza storica al continuo peggioramento della realtà sociale, tendenza a cui l’intera casta politica è omogenea. La storia recentissima lo rivela nella maniera più evidente a chi abbia l’onestà di ricordarla per quello che è stata. Berlusconi, vinte le elezioni nel 2001, ha governato nella maniera più rovinosa per il paese fino al 2006, ma cominciando a perdere vistosamente consensi a partire dal 2004. E’ sembrato quindi relativamente facile e molto ragionevole, all’opinione pubblica antiberlusconiana, cacciarlo definitivamente votando per la coalizione di centro-sinistra guidata da Prodi. E infatti quest’ultimo vince le elezioni del 2006, sia pure di strettissima misura (vi è infatti una sorprendente rimonta del centro-destra per l’effetto congiunto della potenza illusionistica ed alienante delle televisioni berlusconiane e dell’insipiente povertà del messaggio prodiano), ma guadagnando comunque il premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale.


Facciamo ora un esperimento mentale. L’immagine che il medio elettore di sinistra ha di Prodi è probabilmente quella di un ex-democristiano sostanzialmente onesto. Proviamo però a pensare che tale elettore abbia avuto il coraggio morale di informarsi un po’ meglio su chi sia Prodi, e sia venuto quindi a conoscenza della tante tracce che fanno sospettare un Prodi meno onesto di quel che si vuol far sembrare, e del fatto accertato che si tratta di un uomo della Godman Sachs, la potentissima banca speculatrice , dalla quale è stato per anni lautamente stipendiato, con conseguenti conflitti di interessi messi in luce, per esempio, dalla stampa britannica. Immaginiamo inoltre che il medio elettore di sinistra si sia reso conto che un uomo così organicamente legato alla grande finanza speculatrice internazionale non potrà mai, per la contraddizion che nol consente, governare a vantaggio del lavoro, della legalità, dell’indipendenza nazionale, dell’ambiente. Immaginiamo infine che, avendo in tal modo capito che un governo Prodi sarebbe stato un “male minore” troppo malefico, non lo abbia votato alle elezioni del 2006. Avrebbe allora vinto il “male maggiore”, Berlusconi, ma un Berlusconi con un consenso popolare decrescente, che avrebbe incontrato nella società opposizioni sempre più consistenti, da cui avrebbe potuto prendere avvio una ricostituzione del tessuto civile e morale del paese, unico presupposto per superare con il tempo il berlusconismo (la sconfitta del berlusconismo nel breve periodo è comunque illusoria, perché si tratta del precipitato di un decadimento della fibra morale del paese che sopravviverà alla stessa ingombrante presenza dell’uomo).


Torniamo ora dall’immaginazione alla storia reale. Nelle elezioni del 2006 Prodi ha sconfitto Berlusconi. Il suo governo non ha fatto nulla per restituire dignità e diritti al lavoro: l’immensa ricchezza concentrata nei grandi patrimoni non è stata minimamente toccata, di conseguenza nulla è stato restituito ai lavoratori, né sotto forma di servizi sociali, né sotto forma di un diminuito prelievo fiscale, mentre il promesso cuneo fiscale è stato fatto a profitto delle imprese, senza nessun beneficio per i lavoratori, vittime nello stesso tempo dei tagli di bilancio in funzione del risanamento finanziario. Il governo Prodi non ha fatto nulla per ristabilire in Italia un minimo principio di legalità, e basti menzionare a questo proposito, per evitare un discorso di dettaglio che sarebbe lunghissimo, Mastella nominato ministro della Giustizia, De Gennaro commissario straordinario per la Campania, Pollari consulente governativo, Pomicino nella commissione antimafia, e l’indulto esteso ai reati di corruzione. Il governo Prodi non ha fatto nulla per invertire la tendenza al progressivo degrado ambientale. Quanto poi all’indipendenza nazionale, il servilismo verso gli Stati Uniti è stato totale, con il rifinanziamento della missione di guerra in Afghanistan, l’acquisto di sistemi d’arma offensivi, l’autorizzazione all’ampliamento della base di Vicenza, ed il moralmente vergognoso segreto di Stato opposto da Prodi, a conferma di quanto già fatto da Berlusconi, all’indagine sul rapimento in Italia di Abu Omar, spedito dagli americani verso le torture egiziane, in spregio alle leggi italiane. Nulla, insomma, è venuto dal governo Prodi che potesse far percepire ai lavoratori un’attenzione ai loro interessi e, più in generale, una sollecitazione alla rinascita etica e culturale del popolo italiano. Il risultato è che, ad un popolo sempre più degradato, la grigia realtà di Prodi ha fatto dimenticare una disaffezione a suo tempo iniziata verso Berlusconi, ed ha reso preferibili le illusioni vendute dal grande illusionista mediatico. Berlusconi è così tornato a governare, nel 2008, con un consenso e una forza che non avrebbe avuto se avesse direttamente vinto le elezioni del 2006.
Chi voglia abbandonare viltà e rassegnazione, e cercare di trarre insegnamenti dalla storia, non può avere dubbi sul fatto che affidarsi ai settori di centro, centro-sinistra e sinistra della casta politica per sconfiggere il berlusconismo è come cercare di distruggere una mala pianta coprendola del concime che la fa crescere. Il berlusconismo è una mentalità degradata profondamente attecchita nella società italiana dopo un lungo periodo di decadenza iniziato negli anni del craxismo. Non ci sono scorciatoie politicistiche di breve periodo per sconfiggerlo, tanto meno scorciatoie che pretendano di utilizzare pezzi di casta superficialmente in opposizione ad esso, ma nel profondo imbevuti della sua stessa incultura, della sua stessa separazione fra parole e fatti, tra propaganda e realtà, e solo dotati di stile retorico e comportamentale generalmente meno rozzo.


L’impegno ad ampio spettro e di lunga lena per sconfiggere il berlusconismo non può dunque esprimersi altro che in un contrasto duro ed intransigente contro l’intera casta politica cialtrona, corrotta, incolta, parassitaria, parolaia e prepotente che occupa le istituzioni statali e locali, senza far caso alle sue distinzioni e contrapposizioni interne di potere e di affari.


E’ facile a questo punto aspettarsi la tipica domanda polemica, figlia della viltà e della rassegnazione: chi dovrebbe andare a sostituire i politici attuali? Qual è l’alternativa? Che è come dire, dal chiuso di un edificio saturo di gas che ci sta soffocando fino alla morte: ma se usciamo, chi c’è fuori ad accoglierci? Dove troveremo le prime cure? Evidentemente coloro che così obiettano non si sentono abbastanza soffocati dallo sfacelo attuale, perché vi si sono per certi versi adattati, sono anch’essi un po’ imbevuti, senza saperlo, di berlusconismo. La risposta è che un’alternativa non nascerà mai se prima non si inizia la lotta contro l’intera casta politica, in funzione di ciò di cui c’è oggettivamente bisogno.


Per uscire dal baratro sociale e spirituale nel cui fondo attualmente ci troviamo non basta assolutamente cacciare Berlusconi con tutta la sua cerchia di disgustosi manutengoli e profittatori, e non basta neppure cambiare qualcuno degli obiettivi che si propongono i ceti politici di destra, centro e sinistra. Ciò di cui c’è urgente, disperato bisogno per non affondare sempre più è l’inversione stessa della logica che oggi guida tutte le scelte politiche. C’è bisogno di smettere di colmare i deficit di bilancio tassando in maniera esorbitante e macchinosamente oppressiva il lavoro, le professioni e la piccola impresa, e di cominciare a prelevare risorse da tre fonti: tassando duramente i grandi patrimoni nati dalla speculazione finanziaria ed immobiliare e dall’evasione fiscale, eliminando tutte le missioni militari all’estero e l’acquisto dei connessi sistemi d’arma, riassorbendo le rendite della corruzione attraverso l’eliminazione della medesima. Un mezzo indiretto ma importante per sconfiggere la corruzione e nello stesso tempo per allargare le entrate statali senza incidere su salari e servizi, sarebbe quello di una tassazione di tutte le inserzioni pubblicitarie alla televisione e negli spazi pubblici. Con tutti questi mezzi si otterrebbero risorse immense, di cui c’è bisogno per creare, o ricreare, una serie di servizi sociali gratuiti sostitutivi di quelli di mercato, aumentando per questa via le disponibilità dei lavoratori senza neanche bisogno di aumentarne le retribuzioni monetarie, e riassorbendo la disoccupazione con tutto il personale necessario a farli funzionare, contro la logica attuale di produrre disservizi riducendo dovunque il personale. C’è bisogno di scegliere non più secondo la logica affaristica e mercantile, ma secondo la logica di ristabilire e tutelare i diritti del lavoro e della salute. C’è bisogno di scegliere quali opere costruire secondo la logica di evitare il consumo ulteriore del territorio e di proteggerne l’integrità, concentrandosi sulla manutenzione costante e sui piccoli aggiustamenti delle infrastrutture esistenti, e bloccando quindi tutte le cosiddette grandi opere, che servono soltanto a mettere in moto appalti, tangenti e corruzione, spesso a vantaggio delle mafie. C’è bisogno di una logica di contrasto intransigente della corruzione, accentuando i controlli di legalità della magistratura mediante procedure semplificate e rapida esecutività della sentenze. E il discorso potrebbe e dovrebbe continuare.


Per poter impostare un simile rivolgimento rispetto alle logiche attuali, bisogna in sostanza abbattere il regime della casta politica, con i suoi addentellati nei media, nell’economia, negli apparati statali. Non sembri eccessivo definire l’attuale realtà politica italiana come “regime”. Si può parlare di regime quando il sistema politico è guidato da un’unica logica, e i portatori di logiche alternative sono emarginati dalle istituzioni e nella società civile e non hanno accesso se non occasionale a nessun tipo di tribuna. La nozione di “regime” è logicamente indipendente dal fatto che il sistema politico ammetta oppure no pluralità di partiti. L’Ungheria di Horthy presentava pluralità di partiti, ma si trattava di un regime, perché i vari partiti esprimevano la stessa logica. Mentre la Germania guglielmina non era un regime: benché il potere reale fosse saldamente i mano ai ceti dominanti, i socialisti, portatori, almeno per una fase, di una logica alternativa rispetto ai ceti dominanti, erano presenti in parlamento e avevano mille ramificazioni nella società civile.


In Italia siamo in presenza di un regime, e questo lo si vede da come siano emarginate o assenti, nel dibattito pubblico, posizioni che esprimano logiche davvero alternative, come quelle sopra ricordate. Lo si vede anche da come ormai tutti i percorsi professionali non dipendano mai da meriti e da regole trasparenti, ma dipendano invece dal patrocinio di qualche partito che conta. Proprio come all’epoca del regime mussoliniano la tessera del partito fascista era la condizione per far carriera, così è oggi, con la sola differenza che il partito benefattore e corruttore non è unico, ma plurale. Ma se si accetta questo punto, il fatto cioè che l’Italia è oppressa dal regime di una casta politica che sta portando il paese allo sfacelo, è chiaro che ciò di cui c’è bisogno è un nuovo CLN, una nuova lotta di liberazione nazionale.


Le forze per dar vita a questa lotta ci sono, e fanno riferimento a tre aree, che si distinguono dall’istanza principale sulla quale si focalizzano: da un parte l’area che si ispira a principi di giustizia sociale (più o meno l’area di chi, fuori dalla casta, si definisce ancora “comunista”), poi l’area di chi mette al centro il problema della legalità (“popolo viola”, “grillini”, “Il fatto quotidiano”), infine l’area degli ecologisti (ovviamente quelli veri, estranei alla piccola burocrazia del partito verde). Queste forze sono per il momento bloccate da alcuni ostacoli. Il primo, più evidente ma meno importante, sta nel loro essere minoritarie: è un dato di fatto, ma non è così importante perché tutti i grandi rivolgimenti partono sempre da minoranze. Il secondo e più serio ostacolo sta nel fatto che queste tre aree tendono ad essere divise ed anche in opposizione tra loro. Questa divisione è un errore grave, perché nella situazione italiana attuale ciascuna delle istanze sopra indicate si completa nel riferimento alle altre due, e separarle significa indebolirle e votarle alla sconfitta.


Ad esempio, chi lotta contro la casta in nome della giustizia sociale e dei diritti dei lavoratori spesso è diffidente nei confronti delle istanze di legalità. Ma in questo modo non si rende conto che la corruzione della casta non è un dato marginale e poco interessante, ma è l’espressione dell’asservimento della casta stessa ai poteri economici interni e internazionali che richiedono la distruzione dei diritti dei lavoratori. La corruzione, cioè, è la forma specifica che assume in Italia l’asservimento del paese ai poteri economici interni e internazionali. Infatti un ceto politico che difendesse i diritti dei lavoratori dovrebbe lottare contro potentissime forze interne e internazionali. E’ pensabile che una qualsiasi delle bande di corrotti che costituiscono l’attuale ceto politico possa farlo? Ovviamente no, appunto perché sono corrotti e i corrotti non hanno né il desiderio né la forza di lottare contro chi li foraggia. Ma se questo è chiaro, lottare contro la corruzione della casta significa appunto lottare contro lo strumento politico di quel potere economico che distrugge i diritti del lavoro, e il controllo di legalità è l’arma migliore per questa lotta.


Dall’altra parte, chi difende il principio di legalità ignorando la giustizia sociale e i diritti dei lavoratori commette un doppio errore. In primo luogo un errore di analisi, perché non vede come l’attacco alla legalità sia strettamente legato alle dinamiche del capitalismo contemporaneo. In secondo luogo, di conseguenza, un errore politico, perché non capisce che l’appello alla legalità può vincere solo se si collega alla forza sociale dei ceti subalterni che lottano contro il degrado cui li condanna l’attuale sistema economico, mentre se li ignora o li considera con diffidenza l’appello alla legalità resta un tema minoritario. Analoghi discorsi valgono per le tematiche dell’ecologismo e della decrescita.


Per iniziare una lotta di liberazione nazionale dalla casta che ci soffoca, occorre dunque che queste tre aree superino gli ostacoli che le dividono e trovino un linguaggio comune. Condizione preliminare e irrinunciabile è però la rottura totale con l’intero arco della casta politica. Occorre rompere ogni contiguità rispetto alla casta, occorre rinunciare completamente all’idea di influenzare questo ceto politico. I militanti onesti dell’IdV devono abbandonare il partito, dato che l’ultimo congresso ha segnato con chiarezza il suo ingresso nella casta. Gli ecologisti onesti devono abbandonare al suo destino il ceto politico “verde”. Chi difende i diritti del lavoro deve rompere ogni contiguità col ceto politico “comunista” che non sa fare altro che contrattare con la casta principale un proprio piccolo ruolo come casta di scorta.


Per ritornare alle prossime elezioni regionali, in mancanza di una forza politica che esprima una logica alternativa a quella della casta, occorre cercare di capire quale sia il modo migliore per danneggiare il più possibile la casta stessa.
L’astensionismo sarà una scelta obbligata dovunque non siano in campo che le liste della casta: PDL e alleati, UDC, PD e alleati, sinistra. Meglio sarà, laddove siano presenti, il voto per liste che diano sicure garanzie di contrapposizione alla totalità della casta. In quest’ultimo caso non bisogna dare troppo peso al fatto che i programmi di tali liste presentino contenuti non condivisibili, perché se davvero esse rifiutano ogni contiguità con la totalità della casta non avranno la possibilità di attuare i loro programmi. Il voto per tali liste danneggerebbe però la casta per due motivi: in primo luogo farebbe diminuire le percentuali di voti guadagnati dai suoi partiti, che sono gli unici dati elettorali che ricevono attenzione, in secondo luogo gli eletti di tali liste potrebbero rappresentare un piccolo ostacolo alla casta proprio per la loro estraneità ad essa. La scelta migliore, possibile purtroppo soltanto in pochi casi, sarebbe comunque quella del voto a liste di cittadini impegnati su temi di difesa della legalità, dell’ambiente, della solidarietà sociale, e conseguentemente in contrapposizione totale ed intransigente all’intera casta politica istituzionale.
In ogni caso bisogna avere chiaro che le elezioni resteranno un fatto interno al regime finché non nascerà una forza politica che contesti la logica di fondo delle attuali scelte politiche e si faccia portatrice di una logica alternativa. Far nascere una simile forza politica deve essere l’obiettivo principale di chi voglia lottare contro lo sfacelo del nostro paese.

Marino Badiale, Massimo Bontempelli

10.03.2010

Commenti (64)

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    1. IVANOE 10 marzo 2010

      Scusata Badiale e bontempelli, ma quanti anni avete ?
      Quello che avete scritto è tutto scontato.
      Il disfacimento dell'italia è avvenuto molto prima quando i vari amendola (dicono massone ) pertini ( partiggiano imboscato in francia sempre sentito dire ) hanno fatto deporre le armi alla fine della guerra ai partiggiani di sinistra quella vera !!! perchè gli hanno raccontato la storiella che gli alleati avrebbero portato nuovi valori oltre al benessere e che loro attraverso la costituzione avrebbero garantito libertà, giustizia ed eguaglianza per tutti... si lallerolà... infinocchiati i partiggiani rossi che avrebbero potuto costituire una valida resistenza e un efficacie controllo su quali uomini gli alleati avrebbero messo al comando della neonata repubblica italiana nel 1946 e infatti hanno riciclato fascisti e mafiosi...poi arriva togliatti che ha fatto il resto e cioè ha cominciato quell'abile diluizione chiaramente su comando di tutte le aspettative che gli italiani avevano (quelli delle classi popolari e che tra l'altro avevano dato il loro sangue per liberare il paese) e qui naque il famiggerato PCI partito compromessi ignobili... fino ad arrivare ai giorni nostri con gli ormai voltagabana e donabbondeschi bertinotti, diliberto ecc. ecc.
      In sostanza il popolo italiano da quel 1946 è rimasto volutamente ignorante e governato da quei prsonaggi ambigui che gli alleati i famosi liberatori ci hanno imposto nel 1946.
      In italia non ci sono e non ci sarannosviluppi, perchè il colpo di stato l'abbiamo fatto noi stessi... ipocriti, opportunusti, delatori egoisti... ma ancora no avete capito che ci odiamo l'uno con l'atro senza motivo ? che ci misuriamo solo con i nostri averi, in sostanza ci crediamo tutti stò c.....o, siamo spocchiosi... e allora ma chi ci salva ?
      Bisogna pensare chealmeno 55 milioni di italiani sono persi...inutili da formare...di disciplinarili...di smuovere le loro coscienze... sono quelli che qualunque colore politico comandi non glie ne frega u bel niente. E questo gli attuali governanti lo sanno molto bene...L'unica speranza è da riversare su quella minoranza due o tre milioni di italiani veramente progressisti che hanno cervello che si scuotino e cambino le cose veramente.Po iuna volta cambiate le cose se mai succederà gli altri sudditi (perchè questa è la definizione che si meritano ) senza magari che se ne accorgono capiranno che le cose fatte saranno fatte per il loro bene.
      Adesso il problema è capire : come raggruppare i cervelli funzionanti in italia.

    1. redme 10 marzo 2010

      .....giornataccia eh?......:-)

    1. redme 10 marzo 2010

      ...ma figuriamoci...in america ci sono state elezioni con partecipazione al 20% e non è cambiato nulla...anzi...

    1. Truman 10 marzo 2010

      Mi torna in mente una frase del film di Moretti Il Caimano:

      Quando gli italiani toccano il fondo si mettono a scavare come forsennati.

    1. rocks 10 marzo 2010

      olè! secondo me hai una visione un po' troppo paranoide della realtà.

    1. ottavino 10 marzo 2010

      L'ennesima ottima critica al mondo. Bene, benissimo tutto vero, però....manca il grosso. Non si può pretendere di cambiare una rotellina e sperare che gli ingranaggi continuino a funzionare. Occorre vedere che siamo tutti coinvolti in questo macello. Il problema non sono solo i politici, ma bensì il modo in cui tutta la nostra civiltà è disegnata. L'errore è nell'assioma di partenza. Questa civiltà si fregia delle grandi opportunità e dei grandi vantaggi che offre ai suoi singoli: ti puoi arricchire, ti puoi fare un nome, puoi diventare "professore", puoi essere curato, puoi soddisfare i tuoi bisogni, puoi avere la fama, puoi avere la pensione, puoi avere un suv, un camion, puoi consumare quanto ti pare, puoi, puoi, puoi....è tutto lecito!! Ed è facile mascherare questa follia dietro il nome dei "diritti". Tanto chi ci viene a controllare? Fino a che si può possiamo darti tutti i "diritti" che abbiamo a disposizione. Il punto è che nessuno ha diritti e nessuno ha diritto a distribuiirli. Si tratta di una stupida invenzione umana. E' un modo per attuare una pacifica convivenza tra polli. Di conseguenza l'unico atto rivoluzionario è chiedere per se e per tutti l'abolizione della maggior parte delle strutture sociali. Il che significa niente scuole, niente ospedali, nessuna assistenza, nessuna promessa, nessuna tensione verso lo sviluppo, nessuna voglia di "progredire". La nostra società conosce solo caste. Le caste di ogni tipo se la solo mangiata e l'unico modo è abolire ogni casta. E' un pò un situazione simile ai giorni precedenti la rivoluzione francese, solo che i nobili di oggi sono le caste: i medici, i professori, i politici, i famosi, i preti, i ricchi, .....è molto difficile uscire da questo incubo....

    1. mozart2006 10 marzo 2010

      Tre riflessioni e una domanda tra le tante:

      1) a giudicare dalla maggioranza parlamentare, dai post dei lettori di alcuni giornali e da altri commenti a proposito delle vicende politiche di questi giorni, si evince che in MOLTISSIMI italiani è radicata una cultura destrorsa, fascista e gregaria, indifferente alla storia, all’illegalità, alla corruzione e al ridicolo. Questo anche in chi non fa parte della casta/cricca dei poteri forti.

      2) che si permetta o non si permetta di votare al PartitoDelFareSchifo, ci si dovrà sempre scontrare con un muro di fascisti manifesti o latenti

      3) vedremo se le piazze della destra ricalcheranno le oceaniche folle fasciste: questo sarebbe il definitivo riconoscimento del regime attuale

      4) allora, di fronte al restringersi degli spazi democratici, che avviene anche col sostegno di questi molti italiani,oltre alle manifestazioni di piazza, alla satira, alla lamentazione, che dobbiamo fare noi persone comuni?

    1. Xeno 10 marzo 2010

      Quoto

      Boicottare è il solo metodo per ora che ci resta.

    1. rocks 10 marzo 2010

      In parte condivido. Non starei a fare discorsi sulla portata dello sfacelo sociale. Non ne ho la prospettiva. Però è indubbio che la Politica in Italia più che in altri paesi è gestione di un sistema affaristico. Ma non ci illudiamo che in altri paesi gli uomini Goldman Scachs o simili non abbiano posizioni influenti. Idem per tutte le altre lobby bancarie, multinazionali e militari. A livello nazionale ritengo che il centro-destra abbia avuto più responsabilità nel peggiorare la situazione, avendo governato per un maggior numero di anni e con una maggioranza stabile. Il centro-sinistra, per colpa propria, non ha avuto questa possibilità. E' un fatto che l'Italia vota a destra, anche solo per tradizione.
      Ma a prescindere da ciò, il nostro problema è che la cosa pubblica funziona meglio in altri paesi che qua. Soprattutto il sistema di regole è altrove più funzionale. Ed è inevitabile che il popolo debba venir preso in causa (con-causa) nella responsabilità dell'andazzo. Per intendersi, l'italiano si sente legittimato a trasgredire le regole perché anche il politico lo fa. Certo, ma non è obbligato. Da qui appare la difficoltà titanica di rovesciare l'andazzo. A documentarsi un po' l'intreccio di interessi che legano il mondo imrenditoriale quello politico è vasta. Non solo in termini di mazzette e mafie, ma anche per la presenza di innumerevoli partecipazioni pubbliche in SPA. Grande ruolo in questo hanno le regioni.
      Cambiare il sistema parendo da una minoranza ha certo il suo fascino. Ma non possiamo pensare ci cambiarle in poco tempo. Un passo avanti sarebbe in effetti votare liste locali nelle elezioni regionali, comunali e provincialo. Questo è già avvenuto, ma spesso in queste liste vi si ritrovano personaggi usciti dai partiti che approfittano della moda del momento per riciclarsi. E quindi distinguere diventa difficile.
      Nel lungo termine vi buttò lì una proposta paradossale. Non saremo noi infatti a vedere un'Italia migliore. Saranno i nostri figli o nipoti. E in questo abbiamo una grossa responsabilità, che non ci deve schiacciare, ma darci la fiducia e la speranza che una generazione migliore possa sempre arrivare. Fate figli! Fateli onesti, cresceteli nel rispetto delle regole. Chissà...

    1. Marko99 10 marzo 2010

      Immaginati se il giorno delle elezioni il 50% degli Italiani non andasse a votare. Immaginati la scena nella tua mente. Pensi che sarebbe un premio all'antipolitica? Pensi che tutto scorrerebbe come al solito? Il sistema si combatte NON con i mezzi del sistema, ma ignorando il sistema.
      Se la gente non andasse a votare in massa....oh quello si che cambierebbe le cose! La sola presenza al seggio rivela la debolezza delle proprie idee, che devono in qualche modo trovare "collocazione" nel sistema con l'annullamento della schedo per questo o quell'altro motivo.
      I seggi sarebbero comunque frequentati e probabilmente l'unica conseguenza della tua azione sarebbe quella di essere considerato un tipo "strano" dagli scrutatori.
      LA COMPLETA DISERZIONE dei seggi è l'unico strumento in grado di far sbiancare la casta.

    1. AlbertoConti 10 marzo 2010

      Chiunque faccia un'analisi che non sia di regime non può che avere il plauso di tutti gli esseri pensanti, l'eterna minoranza rispetto agli ipocriti benpensanti.
      Quanto alle soluzioni, be, il minimo che si possa riconoscere è che non sono facili. Si tratta di ricostruire un mondo vero che non c'è, che come tutti i mondi veri è fatto da una pluralità di coscienze, facilmente contrapponibili in una divisione paralizzante, nonostante il male maggiore che sovrasta.
      Come certe regioni non hanno ancora speranza nell'antimafia che verrà, così altre non hanno ancora percepito la centralità del solidarismo sociale. E qui mi chiedo, sarà questo il motivo (la reazione) per cui si parla ancora di comunismo, ridando ossigeno alle berluscapalle? E questo mentre Francia e Germania sono, adesso, mille volte più "socialiste" di noi, per non parlare di Svezia o tanti altri. D'accordo, tra le nostre disgrazie c'è stato il craxismo, e non sarò certo io a difendere i socialisti "italian style", però un minimo di coerenza tra il dire e il fare ci vuole proprio, proprio per non prenderci in giro come tanto sembra piacerci.
      Quanto a radicalità sono il primo a invocarla, contro la Bonino, ovviamente, e chi non è d'accordo sul casta-complotto. Ci vuole a questo punto la radicalità rivoluzionaria a 360 gradi, a cominciare da moneta e banche, sanità, scuola e servizi, difesa ecc. ecc. Occorre perciò chiarirci come coniugare questa radicalità in un paradigma sociale e politico all'altezza dei tempi, che stanno per travolgerci e gridano reazione, in tutto il mondo.
      Quanto alle urne nell'oggi, non capisco l'astensionismo, un premio all'antipolitica, il nemico principale. Meglio annullare la scheda in modo inequivoco come segno di protesta, o votare PBC se un giorno avrà la forza almeno di esserci, come merita.

    1. Marko99 10 marzo 2010

      Articolo condivisibilissimo fino a quando non si inizia a parlare di "popolo viola" e "grillini" di cui lo stesso si rivela, in fondo, uno spot.
      Grillo è stato smascherato per quello che è, un venduto voltafaccia, ed il suo popolo, magari anche in buonafede, non mi sembra affatto maturo e in grado di muoversi nella complessità degli inganni che il sistema mette in piedi per recintare le "pecore nere".
      Senza contare il fatto che persone così ingenue da credere che Grillo sia il paladino della rinascita del nostro paese, dovessero mai arrivare ad ottenere una posizione politica rilevante, verrebbero corrotti oltre ogni limite e spazzati via dagli squali che dominano le acque da ben prima di loro.
      Per non parlare del popolo viola che, come tutti i popoli colorati delle varie rivoluzioni odierne, fanno parte del progetto US-Raeliano per destabilizzare in modo "Democratico" il paese di turno e far cadere i governi a loro scomodi.

    1. redme 10 marzo 2010

      infatti...e nell' articolo neanche una parola...per dei buoni osservatori come sono gli articolisti non aver detto neanche una parola sull'argomento è un pò curioso..saluti

    1. amensa 10 marzo 2010

      mi sembra più o meno ciò che ho sostenuto negli update precedenti.
      sottoscrivo.

    1. amensa 10 marzo 2010

      bisogna prima che gli italiani imparino che non basta mettere una croce ogni 5 anni e poi disinteressarsi della cosa pubblica.
      è ora di smetterla con le deleghe in bianco.
      i mezzi tecnici oggi ci sono, usiamoli.

    1. Cornelia 10 marzo 2010

      Bellissimo post, condivido in pieno. Forse può diventare addirittura un manifesto.


      (Quanto a chi cita Barnard, non commento neppure: ma ricordo che Barnard come via d'uscita proponeva il suicidio sociale... figuriamoci che maitre a penser...)

    1. amensa 10 marzo 2010

      buona la lega.... parole infuocate ,minacce eversive, di tutto ha detto e fatto per portare avanti il suo "federalismo" ch epoi non sanno nemmeno loro cosa sia.
      poi sta a fianco di un berlusca che tutte le volte che può sconfessa i minimi sintomi di federalismo, dalle regole per le elezioni regionali (vedi buffonata del decreto), all'abolizione dell'ici, ecc...

    1. amensa 10 marzo 2010

      per me non sistono tosatori senza pecore, non esistono sadici senza masochisti, non ci sono alti senza bassi, ecc....
      non esiste nessuno che può "chiamarsi fuori". questa merda non ci è stata imposta da marziani o dallo spirito santo, questa merda è solo la crema di questa nostra società.
      dimostrami il contrario , se ci riesci.

    1. maristaurru 10 marzo 2010

      Uno Stato in mano a piccoli e grandi burocrati famelici, che pur di arraffare di più ha demandato ad spa private servizi che vengono gestiti male e per i quali si pretendono prezzi da rapina e non contenti di questa ruberia, ad ogni scadenza ti mandano a casa, forse per ottenere premi di produttività o incentivazioni, richieste di danaro che spesso non trovano riscontri nella realtà, consumi e cartelle inventate di sana pianta impedendoti nei fatti il controllo, e il fenomeno nel Lazio aumenta , ci hanno preso gusto a quuanto pare, ci si difende si, da uno Stato che lascia correre le truffe CHE MALAVITOSI LEGALIZZATI FANNO CONTRO I DEBOLI.
      Se lo stato c'è solo per assorbire risorse ai piccoli e darle ai grossi, quello è uno Stato dal quale ci si deve difendere.
      Così anche è cominciata le decadenza del Sud di fronte alla rapina da parte del Nord dopo quella finzione della Unità d'I talia.
      Anche questa è una parte della verità che si vuol fare finta di non ricordare e non sapere.
      L'articolo mi sembra chiaro anche quando denuncia che il potere è lasciato in mano alle burocrazie collegate al sottobosco dei partititi: gente che si dedica alla tosa delle pecore, solo i tosatori ed i ciechi possono provare rispetto per uno Stato del genere

    1. mikaela 10 marzo 2010

      "Far nascere una simile forza politica deve essere l’obiettivo principale di chi voglia lottare contro lo sfacelo del nostro paese"

      Ma quanti Di Pietro volete ancora sul territorio?altri partiti ?Ma a cosa servono?

      PER UN MONDO MIGLIORE - Paolo Barnard

      ...........................Dobbiamo questo stato di cose all’aver lasciato la gestione del pianeta troppo a lungo esclusivamente nelle mani dei signori della politica e della finanza e dei loro vassalli nelle posizioni chiave, mentre noi, le persone, abbiamo abdicato alla nostra soggettività con il pieno diritto di cambiare il corso della Storia.

      Noi, le persone, non siamo cittadini da gestire. Siamo noi che dobbiamo gestire, poiché siamo un soggetto politico che deve oggi assumersi quella responsabilità, pena il degrado di ogni aspetto della nostra esistenza e la fine del diritto a sognare dei nostri figli...............................................

      ..........................Che là dove regnano i corporativismi, le trame politiche, le cordate d’interesse e la ricerca del potere individuale, nei partiti come nei gruppi della cosiddetta società civile organizzata, non esiste speranza di cambiamento......................................

      http://www.paolobarnard.info/mondo_spreco_tocca_doc.php

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