Le scuole coloniali prendono piede in Italia

Le scuole coloniali prendono piede in Italia

Di Antonio Zoppetti, siti.italofonia.info

La notizia che mi ha segnalato ieri l’attivista dell’italiano Marco Zomer riguarda la “svolta” di una scuola secondaria di Torino, l’Istituto Avogadro, che ha deciso di introdurre nella sua offerta formativa i corsi in lingua inglese invece che in italiano. I percorsi di studio sono due: il liceo scientifico dove la biologia, la chimica, la fisica e l’informatica verranno insegnate in inglese; e l’indirizzo tecnico dove l’inglese sarà la lingua di apprendimento “solo” di informatica e fisica. Come se non bastasse, l’insegnamento dell’inglese già previsto e obbligatorio verrà aumentato di due ore.

Il modo in cui l’articolo della Stampa riporta la notizia è il solito, si esaltano queste decisioni in modo acritico per propagandarle, invece di analizzarle, con la volontà di giustificare e diffondere la visione anglomane che la nostra intellighenzia ha fatto sua. E così leggiamo che la scuola “guarda al futuro” (cioè il futuro coloniale dell’Italia), perché dal prossimo anno includerà “i programmi Cambridge”. A dire il vero questi programmi servono per imparare l’inglese, non per insegnare le materie scientifiche, e andrebbe almeno specificato. Ma il pezzo, il cui incipit è un solenne “Torino chiama Cambridge” punta a mostrare che in questo modo la scuola torinese si eleva al prestigio di quella inglese, e sottolinea la grande innovazione per l’indirizzo tecnico, perché avrebbe solo quattro precedenti in tutta Italia, mentre al liceo scientifico è forse una prassi meno rara.

Le argomentazioni didattiche o pedagogiche sottostanti hanno lo spessore di una televendita di cinture dimagranti eccezionali perché vengono dall’America, a partire dai virgolettati della professoressa Elena Vietti che spiega come la “metodologia Cambridge” favorisca lo sviluppo delle tecniche di problem solving “oltre ovviamente un potenziamento della lingua stessa”. E qui infila la prima evidente castroneria, perché se vogliamo imitare il modello di formazione anglosassone dobbiamo appunto capire una cosa molto semplice: lì potenziano la propria lingua, non quella degli altri. Se Torino chiama Cambridge, va detto che Cambridge non chiama né Torino, né Parigi, né Madrid, né Berlino né alcun altro. A Cambridge non si studiano le materie in francese, tedesco o italiano – forse alla prof sfugge questo piccolo trascurabile particolare – e nei sistemi scolastici angloamericani le lingue straniere non sono contemplate, o comunque non sono obbligatorie, e quando sono previste hanno un ruolo marginale. Ma nel processo di alienazione linguistica in atto – l’abbandono dell’italiano per passare all’inglese – non si racconta che mentre tutta l’Europa spende una fortuna per insegnare l’inglese (lingua di fatto extracomunitaria) e formare le nuove generazioni bilingui a base inglese sin dalle elementari, gli inglesi e gli americani non hanno questi costi, visto che preferiscono che tutto il mondo impari e usi la loro lingua naturale.

Ora, per chiamare le cose con il loro nome, tutto ciò avviene all’insegna del colonialismo linguistico. Non stupisce che gli anglofoni, maestri del colonialismo e anche di quello che un tempo si chiamava imperialismo, spingano in questa direzione che comporta interessi economici e strategici per loro spropositati. Quello che stupisce è che in Italia non lo si capisca o si faccia finta di non capirlo. Colpisce il servilismo con cui ci zerbiniamo davanti alla “lingua dei padroni” e alla dittatura dell’inglese in un’alienazione culturale che distrugge la nostra lingua e cultura.

Dal punto di vista didattico, la citata professoressa spiega l’intento di voler conciliare l’approccio all’istruzione anglosassone di taglio molto pragmatico con la tradizione italiana più “teorica”, ma bisogna specificare che dietro la nostra “teoria” c’è – o forse c’era – un ben diverso criterio che tende a considerare le cose da un punto di vista storico e anche critico, che è molto distante da quello per esempio tipicamente americano che in nome di questo scellerato “problem solving”, già introdotto a forza nelle scuole come criterio di valutazione degli studenti, si limita il più delle volte a fornire nozioni non sottoposte ad analisi critiche né storicizzate. E in questo passaggio a un sistema “misto” (dove però c’è solo la lingua inglese) l’inglese farà da “link” alle materie: collegamento è parola della veterolingua che si vuole cancellare, ma si potrebbe dire forse anche hub, invece di snodo o raccordo (l’itanglese nella sua ricchezza ci sta fornendo sempre più sinonimi). Come se senza questo link, le materie fossero percepire come disgiunte, e come se questo collegamento non si possa fare nella nostra lingua nativa!

Il livello di queste dichiarazioni è sconcertante, e ancora più sconcertante è come i giornali lo ripetano facendolo passare come normale. Questo conciliare i due metodi in modo appunto astratto e teorico ricorda certe caricature con cui si dice di voler essere ecologici ma senza rinunciare al suv, o di volere incentivare prodotti locali a chilometro zero ma anche la Coca Cola. Nella realtà, dietro le proposte di anglificazione della scuola l’obiettivo è solo uno: l’imposizione dell’inglese che diventa LA materia più importante e il cardine attorno al quale si vuol far ruotare l’istruzione. Lo si vede dal bocconcino più goloso dell’operazione che include appunto l’ottenere la certificazione Igcse, la ciliegina che è il vero obiettivo dell’offerta.

Ma l’italiano dov’è? Che ruolo e che peso ha in questo percorso? Come mai le nuove scuole-aziende americanizzate o cambridgizzate e il nuovo sistema scolastico che viene smantellato sfornano studenti con sempre più problemi di analfabetismo di ritorno o funzionale?

Sembra che sul piatto della formazione la pietanza forte sia solo l’inglese, come se tutto il resto forse un contorno di cui si può fare anche a meno. E colpisce l’affermazione di un’altra professoressa che con orgoglio spiega che la nuova offerta anglomane non ha richiesto nuovi docenti, perché quelli in carica sono già patentati del livello C1 e C2 di inglese. Dietro questo fiorellino da mettere all’occhiello non si mette in luce la preparazione, la competenza o la bravura dell’organico, ma solo la sua conoscenza della lingua superiore. Come se fosse questo il requisito da propagandare negli immancabili “Open day” che servono a reclutare gli studenti.

Il numero di Avogadro

La dirigente scolastica dell’Istituto, nello spiegare che si tratta di una sperimentazione solo avviata, anticipa che per il momento ci si aspetta un numero di studenti e classi contenuto, e dalle adesioni dipenderà il futuro allargamento della proposta ad altri indirizzi e classi. La mia speranza è che iniziative di questo tipo falliscano miseramente, e che non si raggiunga il “numero di Avogadro” necessario per continuarli. Più realisticamente so bene che non andrà a questo modo, perché l’anglificazione della scuola nel nuovo millennio si sta allargando in maniera preoccupante.

Uno dei primi segnali è partito proprio da Torino, quando il Politecnico ha deciso di incentivare i corsi in inglese nell’anno accademico 2007-2008 attraverso l’iscrizione gratuita per il primo anno, discriminando di fatto i corsi in italiano che invece si pagavano. Pochi anni dopo, nel 2012, il Politecnico di Milano si è spinto ben oltre decidendo di estromettere la nostra lingua dalla formazione universitaria per erogare corsi solo in inglese. Anche in questo caso ci sono state vicende giudiziarie infinite, ma benché sulla carta sia stata riconosciuta una teorica “primazia dell’italiano”, di fatto l’ateneo continua a erogare corsi quasi solo in inglese. E così mentre questo modello si allarga, e recentemente anche la Bocconi di Milano ha preso la medesima direzione, oggi si abbassa l’asticella includendo anche le scuole secondarie, che sono il prossimo terreno di conquista. Nei Paesi scandinavi, dove l’anglificazione è stata da tempo introdotta e sperimentata, si assiste a una marcia indietro perché si è visto che insegnare in inglese si trasforma in un processo sottrattivo, non aggiuntivo. Insegnare in un’altra lingua comporta la perdita e la riduzione della terminologia nella lingua nativa, induce alla semplificazione dei concetti e dei ragionamenti perché si esprimono con più difficoltà, spinge a pensare in inglese, che invece di aggiungersi alla lingua di partenza finisce per fagocitarla. Noi, al contrario stiamo andando in questa direzione suicida in modo becero, acritico e coloniale. Le nefaste conseguenze di questi approcci sono state denunciate da autori africani come Ngugi wa Thiong’o che le hanno subite: lì, le scuole coloniali in lingua inglese hanno non solo contribuito all’abbandono delle lingue indigene, ma hanno soprattutto creato barriere culturali: chi non sapeva l’inglese non poteva accedere alle scuole che imponevano quella lingua e in quella lingua insegnavano. L’inglese ha creato una diglossia tra lingua della cultura e lingua del popolo che da noi apparteneva al Medioevo, quando il latino era la lingua appunto della scuola e della scrittura e il volgare delle massi analfabete. E noi, oggi, in nome di un supposto “internazionalismo” che viene fatto coincidere in modo surrettizio con il parlare in inglese, stiamo costruendoci da soli analoghe scuole coloniali per formare le future generazioni. Così, mentre l’itanglese diviene la lingua modello del linguaggio della scuola e del Ministero dell’Istruzione, l’inglese puro diviene la lingua della nuova cultura, in una svolta linguicista che discrimina la nostra storia e cultura.

Ma a raccontare queste cose, o per lo meno a mostrare l’altra faccia della medaglia dell’anglificazione, affinché ognuno possa fare le sue scelte in modo consapevole, non sono i giornali, né i politici, né gli intellettuali (a parte sparute eccezioni di qualche “dissidente”), sono più spesso i lettori. E Marco Zomer, agguerrito attivista dell’italiano, è riuscito a fare arrivare la sua voce al giornale, seppur in un trafiletto in cui le sue riflessioni sono state riassunte e semplificate.

L’anglificazione della scuola è il nuovo terreno di conquista che nei prossimi anni emergerà e si allargherà, ma invece di produrre riflessioni serie e dibattiti, viene dato per scontato come “il futuro” ineluttabile, un futuro dove l’italiano finirà per diventare un dialetto.

Di Antonio Zoppetti, siti.italofonia.info

22.01.2024

Antonio Zoppetti è un saggista italiano, studioso di linguistica e dell'interferenza dell'inglese sulla lingua italiana.

Fonte originale: https://siti.italofonia.info/diciamoloinitaliano/2024/01/22/le-scuole-coloniali-prendono-piede-in-italia-18/

Segnalato da mystes nel Forum del lettori di CDC - https://forum.comedonchisciotte.org/notizie/la-dittatura-dellinglese/

https://siti.italofonia.info/diciamoloinitaliano/2024/01/22/le-scuole-coloniali-prendono-piede-in-italia-18/

Commenti (103)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 92 caricati
    1. magliette.fun 30 gennaio 2024

      L'inglese serve a STUPIDIZZARE LE MASSE e renderle facilmente colonizzabili.
      L inglese, si sa, è una lingua per #stupidi. Una lingua dove alle lettere non corrisponde un suono e, non essendo fonetica, obbliga a ricordare la pronuncia di ogni parola e come si scrive. Non credo esista un altra lingua dove lettere diverse possono pronunciarsi allo stesso modo: kweeklee o quickly.
      Ascoltando una parola non si ha mai la certezza di come si scrive! , così come una nuova parola. Allo stesso modo leggendo una parola sconosciuta non si sa con certezza come si pronuncia. Il tipico esempio che ne deriva sono i nomi delle vie o piazze che, per questo motivo , solitamente adottano numeri....5th, 7th.... o sempre gli stessi nomi: King st, Queen...

      La logica della lingua inglese è veramente primordiale, nonostante ciò fa capire l'estrema presunzione e mancanza di rispetto di un popolo che usa la lettera maiuscola per definire se stessi (I) e la lettera minuscola per definire tu o gli altri (you). E non è casuale che quasi sempre chi sa l'inglese si sente superiore agli altri

      Essendo una lingua stupida si presta ad essere imparata facilmente da tutti, basta avere memoria e fare esercizio. Proprio per questo motivo si presta benissimo all imperialismo culturale di popoli e di paesi.

      Questa facilità risulta essere un gran vantaggio per gli eserciti militari come le arti e l #informazione ma soprattutto la #scuola che prima accoglie nei paesi anglo gli studenti da formattare poi, con gli anni, arriva direttamente a formattare i cervelli nei paesi colonizzati culturalmente o indirettamente formattando quelli che saranno i formatori in quei paesi.

      E così accade quello che sta accadendo in Piemonte ed anche in Italia si utilizzano fondi di stato per avviare #scuole dove le materie sono insegnate in lingua inglese.

      La prima cosa che dovrebbe venire in mente è: da dove vengono i professori? Saranno #riciclati italiani o originali inglesi? Ma originali, certo! E cosa faremo con gli insegnanti italiani?
      Viene poi da chiedersi? Chi valuterà e sceglierà i #docenti inglesi che verranno ad #insegnare alla scuola italiana? Chi sarà in grado di capire quello che dicono e la loro non preparazione e capacità? Non certo i genitori degli alunni e tanto meno i dirigenti ministeriali. Sarà la casa madre a farlo.Molto probabilmente saranno quegli insegnanti di scarto che non hanno trovato posto nel loro paese, oppure saranno quelli avidi di quei soldi in più (forse) elargiti dai colonizzatori per compensare i disagi del trasferimento all'estero.

      Un bel futuro per la scuola coloniale italiana.

    1. silvan 27 gennaio 2024

      Che volete farci, facciamo parte – dal ‘43 – della sfera di influenza americana (per le note vicende storiche, che tutti sapete), ed è pertanto fisiologica la forte influenza della lingua americana, ops!, inglese nel mondo accademico italiano, che rappresenta l’élite della nostra nazione; tuttavia, alla faccia di certi frustrati, i quali vivono in un mondo tutto loro, quello che veramente conta è il fatto che la mitologica casalinga di Voghera sia ‘’costretta’’, ormai anche nelle situazioni quotidiane, a esprimersi in una lingua che è la stessa di una signora di Reggio Calabria o Molfetta. La dura realtà è questa (condoglianze, è sempre difficile accettarla, la realtà, me ne rendo conto).

    1. Sonia Milone 27 gennaio 2024

      Barbari, cioè coloro che non sanno parlare ma balbettano (nome dato dai greci agli stranieri.)
      Barbari antichi: Filippo manda Alessandro a studiare da Aristotele
      Barbari odierni: cancellare Aristotele, Alessandro e Filippo. Cancellare soprattutto la cultura italiana.

    1. Martin 27 gennaio 2024

      Spiacente ma apprendere l'inglese e' molto importante, specie per i giovani, e cmq -contrariamente a quanto argomentato dall'autore - e' provato da decenni che l'apprendimento di una lingua straniera, o il bilinguismo, aumenta e non diminuisce neanche un po' le capacita' intellettuali e linguistiche. Tralaltro valanghe di opere scientifiche, storiche e letterarie non sono disponibili in traduzioni italiane.

    2. Sonia Milone 28 gennaio 2024

      Condivido ma l'inglese non può avvenire a scapito dell'italiano. In Italia l'emergenza n.1 è l'analfabetismo, metà connazionali non comprendono un testo semplice...

    1. pippo123 27 gennaio 2024

      Una lingua franca ci vuole per forza, nella babele asburgica era il tedesco.Per noi italiani oggi l'inglese va bene, non abbiamo confini di stato con gli anglofoni...diverso sarebbe stato col francese o il tedesco...l'anticamera di mutilazioni territoriali future...

    1. Jimbo 27 gennaio 2024

      Azzardo.
      L'inglese non ha futuro.
      Ci hanno indottrinato ma sulla lingua hanno subito una sconfitta disastrosa: nessuno ne fa uso.
      In Italia si parla italiano.
      La comunicazione è solo in lingua italica.
      Nelle singole nazioni si rafforzeranno le lingue nazionali e siccome il futuro é del sud del pianeta occorrerá imparare arabo, cinese e nigeriano.
      Un pochino, mica tanto.

    2. Sonia Milone 27 gennaio 2024

      Nella città più moderna d'Italia, in effetti, sta emergendo l'attenzione di iniziare a far studiare il cinese (alcune scuole iniziano a proporlo). Non si vede invece nessun rafforzamento dell'italiano, un futuro di orfani della propria lingua madre.
      Il dato attuale è che gli italiani non conoscono nè l'italiano nè l'inglese, il cui successo come lingua "internazionale" è dato ANCHE dalla sua semplicità. Non ha nemmeno gli articoli...

    3. Jimbo 27 gennaio 2024

      L'assoluta mancanza di volontá di rafforzamento dell'italiano è visibile.
      Lo sforzo prodotto per introdurre la lingua neoliberista inglese è stato impressionante.
      Ma 60 milioni di italiani si rapportano in italiano.
      E questo non è poco.
      Non sfonderanno ora (su questo argomento) che si percepisce la loro debolezza.
      Alle nuove generazioni italiane servirebbe un'infarinatura di arabo, cinese, russo e la lingua africana più popolare.
      Non l'inglese. È roba vecchia, datata.

    4. Sonia Milone 27 gennaio 2024

      inglese lingua bar-bar-a

    5. Martin 27 gennaio 2024

      L'inglese e' una lingua germanica solo nella struttura, perche' per oltre il 60% del vocabolario e' composto da termini latini - a differenza di tutte le altre lingue germaniche o nordiche. Questo semplice fatto non e' conosciuto e/o da' enorme fastidio agli anglo sassoni, ed e' ovviamente riconducibile a 400 anni di dominazione romana

    6. Sonia Milone 27 gennaio 2024

      Non sarà del tutto barbara ma non c'è confronto con la raffinatezza. la ricchezza, la complessità della lingua italiana....

    7. Martin 27 gennaio 2024

      Non so quanto lei conosca l'inglese, io sono praticamente bilingue, e le posso garantire che ha una enorme varieta' di verbi e aggettivi, e molti difficilmente traducibili esattamente in italiano, o solo con formulazioni approssimative o farraginose. Francamente, tra le lingue che conosco bene, il suo discorso si applica a francese e spagnolo, che sono lingue molto meno espressive dell'italiano, ma non all'inglese o al tedesco, lingue espressive almeno quanto l'italiano.

    8. Sonia Milone 28 gennaio 2024

      Preferisco la sonorità del francese e dello spagnolo. Il tedesco mi sembra duro, l'inglese troppo fluido

    9. Martin 28 gennaio 2024

      Comprendo, ma non parlavo della musicalita', ma della espressivita', ossia della ricchezza di vocabolario, verbi ed espressioni, etc. Il vocabolario italiano e' sicuramente piu' ricco di francese e spagnolo, ma non di inglese e tedesco.

    1. Ciaparat 27 gennaio 2024

      ...e intanto alla radio proprio adesso ho sentito di una "persona compliante" (dall'inglese to comply) per "accomodante".
      Alla faccia di Zoppetti, la Crusca e tutti gli italomani e nazionalisti del sito!
      Evviva!

    2. Bertozzi 27 gennaio 2024

      Agghiacciante, aggiungerei.

    3. Luca VFR 27 gennaio 2024

      Be' oddio noi scriviamo su un calcolatore, che però è più lungo, e meno fiko, di computer. E, per un popolo che fa dell'apparenza la sua, unica, ragion d'essere, scimmiottare l'inglese è il massimo. Potevo scrivere top ma ho sprecato più energie e sono stato sull'italiano.

    4. BrunoWald 27 gennaio 2024

      Se è per quello, corre voce che gli inglesi a suo tempo avessero coniato il verbo "to badogliate", per descrivere un certo tipo di comportamento, assai congeniale agli italiani "complianti" con il nemico o l'occupante di turno.

      Il mio modesto consiglio è sempre lo stesso: chi vuol essere solidale con gli stranieri faccia volontariato nel Gabon, e chi vuol essere compliante con gli anglosassoni prenda dimora tra le brume di Albione.

      Contenti tutti!

    1. Bertozzi 27 gennaio 2024

      Studiare l'inglese è come leggere repubblica, lo si fa per capire da che parte e come arriva l'inchiappettata prossima ventura; mica per altro anche i nostri governanti che dovrebbero tutelare la nostra lingua quando ti devono inchiappettare usano l'inglese, lingua dell' inchiappettamento prediletto, vedi appunto: green pass, lockdown, hub, son così difficile da tradurre in italiano? No: lasciapassare, confinamento (in cella) e centro... Ma insomma, non è che abbiano tutto sto fascino e sto appeal (tiè!) nella lingua madre, per cui noi servi italici ci sentiamo un po' vip anche noi se usiamo l'inglese, e loro lo sanno e ci inchiappettano nella loro lingua. Quando c'è l' inglese proteggere dunque le terga, e ce ne sarà sempre di più? Chi lo sa, fosse per la scuola non ci sarebbe altra lingua, ma quelli sono zombie, non li recuperiamo più.

    1. Sonia Milone 27 gennaio 2024

      Alcune scuole hanno iniziato a proporre il cinese al posto dell'inglese prefigurando il mutamento egemonico

    2. Jimbo 27 gennaio 2024

      Questa dovrebbe essere la via corretta.
      Anche arabo, russo e africano.
      Altro che l'inglese.
      Noi dobbiamo rapportarci con il Mondo mica solo con gli uccidentali.

    1. emilyever 27 gennaio 2024

      Già dal 2014, l'anno in cui andai in pensione, nella mia scuola era stato approvato il famigerato (almeno per me, che votai contro in collegio docenti) progetto Clil, dapprima al liceo linguistico e successivamente anche nelle mie sezioni del liceo delle scienze umane. Si trattava di insegnare, e dal docente di materia, in inglese nel quinto anno di una materia non linguistica, per esempio matematica. " E' uno scherzo, vero?" dissero subito le colleghe" Già capiscono poco quando spiego in italiano...". Non per gli studenti , con cui sono sempre stata bene e credo anche con arricchimento reciproco, ma per le imposizioni burocratiche a tutti noi, contavo i giorni che mi separavano dalla pensione. L'idea di dover spiegare l'Infinito di Leopardi o una terzina di Dante nel mio stentato inglese mi faceva rabbirividire, e ovviamente stavo cercando i modi per evitarlo. Lessi poi che gli insegnanti incaricati di tenere il clil avrebbero dovuto avere una conoscenza certificata C2 e ottenere anche crediti in esami universitari... Quindi, gente già laureata da quasi 40 anni sarebbe dovuta tornare all'università, spendere soldi in corsi ed esami per poter insegnare? Tra parentesi mi chiedo: ma questa gente, ammesso che si sia sottoposta a tutto ciò, ha porto anche il braccio quando gliel'hanno chiesto?
      Giorni fa vengo a sapere che studenti brillantemente laureati nella triennale, non possono iscriversi al corso magistrale di filosofia (ma è così per tutte le materie, purtroppo) perchè non superano la certificazione di inglese per perfezionarsi nella loro disciplina interamente insegnata in italiano.
      "E' uno scherzo, vero?"

    2. Sonia Milone 27 gennaio 2024

      Infatti con il CLIL gli studenti non imparano nè l'inglese nè l'italiano e il contenuto della materia. Lo scempio che hanno fatto delle scuole è aldilà dell'immaginabile.
      Che schifo!

    3. absitiniuriaverbis 27 gennaio 2024

      Una quisquilia: lo scempio non lo hanno fatto, gli italiani glielo hanno lasciato fare.
      Ed in qualche percentuale affatto irrilevante, anche con grande soddisfazione.

    4. Luca VFR 27 gennaio 2024

      Allora quando ho iniziato le scuole io, si iniziava, in tutta Italia il 1° di Ottobre e si facevano meno dei 200 giorni annui di scuola, che sembrerebbero il minimo sotto il quale non sei una civiltà ma un'accrocchio, eppure la stragrande maggioranza usciva dalle scuole dell'obbligo che sapeva leggere, scrivere e perfino far di conto. Poi magari non leggeva un libro di U. Eco che sono illeggibili, in pratica, ed magari faticava sullo Zibaldone di Leopardi. Adesso dopo scuola dell'obbligo, superiori ed università vedere sbagliare la grafia del verbo avere....

    5. Luca VFR 27 gennaio 2024

      Con l'approvazione della grande maggioranza. Sapere è potere, diceva qualcuno, ma si vede che all'italiano del "potere", sopratutto quello di poter decidere della propria vita, con tutti i pro ed i contro del caso, si vede che non gli importa un fico secco. E si vede.

    6. emilyever 27 gennaio 2024

      Mi piacerebbe sapere però quanti giorni effettivi facciano in Liguria, in particolare in quella del Ponente, in cui i giorni di precipitazioni sono scarsi, o la pioggia è così educata da venire di notte e ti svegli con il sole, però, a causa della maledetta alluvione di Genova del 2011, e nel levante nel 2014, la Regione decreta allarme arancione ovunque, e quindi scuole chiuse molto spesso. Chissà i genitori di Sanremo come sono felici di gestire i figli a casa in una mattinata di sole perchè il giorno prima c'era stato l'allarme fino alle 14 di quello successivo. Per non parlare poi delle scuole chiuse durante la settimana del festival della canzone. Scusate il fuori tema

    1. Sonia Milone 27 gennaio 2024

      Gli studi antropologici sul colonialismo classico hanno dimostrato che la dinamica di potere che si instaura porta i colonizzati a disprezzare la propria cultura, percepita come inferiore,a favore della cultura dei colonizzatori.
      In Italia questo avviene da anni e l'episodio descritto nell'articolo lo conferma per l'ennesima volta. Esterofilia acritica come passaporto per la modernizzazione. Complesso di inferiorità.
      Le scuole sono prese, i ragazzi consegnati al nemico. Prigionieri di guerra. Il nemico è bar-bar-o.

    2. logos 27 gennaio 2024

      "In pubblico", se si fa riferimento alla parte maggioritaria, certamente è vero. Vedasi neo religione in fiala di qualche anno fa. Tuttavia, vi è ancora (metaforicamente e non) chi esegue la danza della pioggia in salotto. Oggi vanno di moda gli influencer. Bisogna non "creare", ma "essere" modelli noi stessi. Percepiti vincenti agli occhi dei nostri ragazzi. Altrimenti si ispireranno ai navy seals sui tacchi. E come fare? Imponendoci sui giullari che abbiamo di fronte (sia mentalmente che fisicamente). Lei parlava di antropologia. È noto che il maschio alfa si accoppia e diffonde il suo pensiero rendendolo legge. Barbaricamente e brutalmente questa è la verità. Ciò può anche essere fatto civilmente. Dobbiamo, NOI tutti, rendere il libero pensiero, la dialettica non semplificata, la virtù in generale "attraente" agli occhi delle nuove generazioni. Essendo consapevoli che il processo (non imposto) è lento. Lavorare su noi stessi. Migliorarci. Essere di esempio. Solo allora il seme piantato germoglierà rigoglioso. l.

    3. emilyever 27 gennaio 2024

      Concordo e confermo per quello che avevo già osservato mentre insegnavo italiano .
      La prendo un po' alla lontana: 15 anni fa in un'università olandese in cui una mia ex studente faceva l'Erasmus si sentì lodare pubblicamente da un docente perchè finalmente aveva trovato una persona che sapesse argomentare, e secondo lui dipendeva dal fatto che nella scuola italiana si scrivessero ancora temi e relazioni e non tutto fosse ridotto alla comprensione del testo con crocette (vedi prove invalsi, l'unica cosa che sembra stare a cuore a molti docenti oggi nella scuola italiana di ogni ordine e grado).
      Già da molti anni i docenti di inglese nelle scuole italiane disprezzavano invece i nostri "temi", vantando invece l'articolo breve anglosassone per esempio in un massimo di 20 righe, ed inoltre, anche nei licei linguistici che ho frequentato o sono stata commissaria esterna di maturità, non insegnavano quasi neppure a svolgere una delle prove che pure erano presentate all'esame di maturità, cioè l'eleborazione di un tema, generalmente letterario, per privilegiare invece le risposte alla comprensione del testo. Quando chiesi loro la ragione mi risposero che non si erano mai messe d'accordo per stilare una griglia di valutazione. Rimasi senza parole. E ancor di più lo fu una studentessa che all'esame di maturità di un liceo linguistico , letto il tema sul viaggio nella letteratura inglese, si mise a svolgerlo perchè conosceva bene l'argomento, almeno così disse alla sua docente di materia che inevece le ordinò subito di cambiare prova e di fare il questionario, ed era talmente agitata che come commissaria esterna di italiano mi permisi di intervenire in difesa della scelta della ragazza, ma mi ritrassi subito difronte alle ire dell'insegnante, per non danneggiare la candidata.
      Sono ancora senza parole

    4. Sonia Milone 27 gennaio 2024

      La sua esperienza diretta ci porta il reale ritratto del degrado.
      A scuola io facevo un giorno un tema, il giorno dopo un dettato (la mia maestra dettava le poesie così assimilavamo anche la bellezza della lingua). In prima superiore 4 diretto se facevi un errore di ortografia perchè a 14 anni si dava per scontato che avessi il dominio della lingua.
      Ci si scervella tanto a capire come risollevare l'istruzione, la risposta è lì, non li fanno più scrivere, In un anno oggi scrivono quanto ai miei tempi si scriveva in un mese.
      Perchè non c'è palestra migliore per l'intelligenza del linguaggio. Ne ho parlato in un articolo
      IL ROGO DELLE PAROLE - Come Don Chisciotte

    5. Sonia Milone 27 gennaio 2024

      Concordo.

    6. logos 27 gennaio 2024

      Ringrazio. La leggo sempre con interesse. l. Ps: un cantautore Italiano cantava: "gli eroi son tutti giovani e belli". Il problema di oggi è la difficoltà media alla comprensione del testo (e soprattutto sottotesto). È ora urgente (data la mancata competenza generalizzata di comprensione del sottotesto), in mia opinione, anche sacrificando "temporaneamente" la romantica forma, che incentiva la ricerca profonda dei significati, esprimersi spicciolamente (il mio cuore è spezzato). Gli Eroi son "ANCHE" giovani e belli. L'intelligenza è bellezza. La vecchiaia è bellezza. La maturità è bellezza, le rughe son bellezza. La vita è bellezza. Nella speranza di poter presto ri-tornare, a cercare i significati nel sottotesto. l. Ps: per chiarezza di interpretazione è estremamente importante chiarire che sono un uomo di poco più di 30 anni ad oggi considerabile ampiamente un "vincente" agli occhi dei ragazzi e non solo (per caratteristiche fisiche, mentali e posizione, seppur modesta, duramente conquistata). Altrimenti si potrebbe parlare di volpi, uva, ecc. l. Ps: Sognando il Latino (che bramo di approfondire presto) come lingua "di servizio" della porzione di mondo cosiddetta "occidentale".

    7. Sonia Milone 27 gennaio 2024

      La ringrazio per le sue parole, mi fa molto piacere vedere un giovane innamorato di questo paese straordinario, nel bene e nel male. Un paese che per tutta la sua storia è sempre stato "moderno", ha sempre superato ciò che era stato fatto prima ma sempre in dialogo con la tradizione. Intendo, dopo l'arco romano che ha insegnato al mondo come coprire ampie superfici inaugurando la costruzione di acquedotti e ponti, alla cupola del Brunelleschi, alle curvature barocche (il germe delle superfici rigate e della geometria avanzata di oggi) fino al design moderno: una civiltà che, con una continuità unica, ha sempre unito intelligenza e bellezza, come Lei ha scritto.
      Quando vado in giro vedo molta più intelligenza di quello che vogliono far credere, ma è un'intelligenza spoliticizzata, fine a sè stessa, disimpegnata non per presentarsi alle lezioni ma anche solo per modificare il proprio microcosmo più vicino. Il presente è in bilico ma il futuro è perso se non riconquistiamo le scuole e i giovani dando loro dei modelli positivi in una società senza più tensione verso qcosa di valore. Ma qualcuno ha mai ascoltato i testi della trap music? Non è musica, è un'arma di degrado vera e propria...Bisogna ripartire dall'ABC, secondo me, dalla lingua perchè un uomo senza parole è un uomo senza difese...Come nel II dopoguerra quando eravamo un popolo di analfabeti, con la differenza però che, allora, c'era il buon senso popolare, la saggezza popolare, che derivava dal dialogare, dalla parola scambiata (palestra di intelligenza) mentre oggi il dialogo si è perso a causa dei social, monologhi che uccidono il dialogo, un continuo balbettio. Bar-bar- o era infatti il nome che i greci davano a chi non sa parlare, ma solo balbettare...

    8. Bertozzi 27 gennaio 2024

      La trap è la musica 'sacra' di oggi, perchè ha come riferimento il dio denaro. L'inglese è la sua lingua, la lingua degli affari. Lo scempio che si fa delle arti e delle conoscenze non è altro che una conseguenza del dio che si è scelto.
      Allego video di un mio idolo personale (musicista) che spiega appunto perchè la trap è musica sacra, con molte altre divagazioni interessanti su arti e costumi.

    9. Dico no 27 gennaio 2024

      Avevo letto questo articolo, colgo l'ocasione per fare i miei complimenti ad autrice e redazione

    10. Sonia Milone 27 gennaio 2024

      Grazie!

    11. Sonia Milone 27 gennaio 2024

      Tutto il sistema (radio, tv, youtube) esalta la trap, una "musica" (chiamiamola così) che incentiva esplicitamente alla violenza, alla droga, alle orge, alla brutalità come status symbol alla moda, insieme al denaro e al successo.
      Tutto per ragazzini di 12-14 anni.
      Poichè siamo in periodo di facili censure su ogni virgola politicamente scorretta, direi che la trap è un'arma legalmente attuata nella guerra contro i bambini e adolescenti

    12. Sonia Milone 27 gennaio 2024

      Video condivisibile, aggiungo che
      1 Michelangelo era finanziato da papi e principi, solo che fra gli status symbol di allora c'era la cultura, l'elevazione, ecc.
      2 l'uomo nasce tecnologico, la tecnica è tratto specie-specifico umano, Tecnica sono le case che ha costruito, la coltivazione della terra, ecc. Non è la tecnica la causa della degenerazione attuale ma la sua mitizzazione causata dalla desimbolizzazione del mondo. Ne ho parlato qui
      L’alba dell’era transumana - Come Don Chisciotte

    13. logos 27 gennaio 2024

      Bella trapPOLA oserei dire. anche se chiamarla musica, seppur in qualche insieme vada inserita, mi fa male al fegato. Niente comunque che non si possa risolvere con un buon rosso in gradita compagnia. l.

    14. logos 27 gennaio 2024

      E nemmeno la peggiore tra le armi. Gli attacchi ai giovanissimi sono molteplici. Dalla loro biologia alle loro convinzioni. Non ultimo il rischio sempre più prossimo di sessualizzazione infantile. Vedasi "educazione" relazionale, sessuale e simili. Dobbiamo tutelarli. È (o almeno dovrebbe essere) la nostra missione primaria. Noi siamo la memoria, loro sono il futuro. l.

    15. emilyever 27 gennaio 2024

      Letto solo ora e mi congratulo, aggiungo una piccola chiosa notata con amici il giorno di Natale, quando ho rivisto per l'ennesima volta il film " la vita è meravigliosa": segnalo, la Rai non si è accorta che alla fine James Stewart dice:- Toh, c'è anche la negra!- accettando il piccolo contributo di una Mamie del luogo.
      Da ricontrollare a Natale 2024

    16. Luca VFR 27 gennaio 2024

      Son sempre più convinto che se Johann Sebastian Bach avesse previsto dove sarebbe finita la musica moderna probabilmente si sarebbe dato all'ippica invece che all' "Arte della Fuga".

    1. Jimbo 27 gennaio 2024

      Gli italiani al 99,99% non hanno bisogno dell'inglese per lavorare.
      Il 100% dei pensionati.
      In soldoni: nessuno lo utilizza.
      Nessuno.
      Di che parliamo?

    2. Dico no 27 gennaio 2024

      Viste le condizioni attuali, l'inglese per lavorare è fondamentale, e con 1o2 lingue extra è ancora meglio, visto che per trovare lavoro devi espatriare.

    3. absitiniuriaverbis 27 gennaio 2024

      Bisognerebbe considerare che molte attività /ditte con sedi in Italia o di matrice italiana, hanno i consigli di amministrazione all'estero e che, inoltre, i clienti possono essere anche esteri.
      Quindi, la tua ipotesi sembra lontano dalla realtà.

    4. Jimbo 27 gennaio 2024

      Per me qui siete voi ad essere fuori dalla realtá.
      Informatevi, fate pure un'indagine.
      Prendete 200.000 italiani e chiedete chi lo utilizza.
      Ma per piacere....

    5. Jimbo 27 gennaio 2024

      Non lo usa quasi nessuno.
      Non pochi.
      Quasi nessuno.
      Lo zero virgola.

    6. Dico no 27 gennaio 2024

      Scusate,, non si è colta l'ironia. Non è un bene essere costretti ad espatriare. Non so la percentuale di chi si trova in Italia, ma gli italiani all'estero parlano inglese sicuramente, o tedesco, o francese...e sono tanti

    7. absitiniuriaverbis 27 gennaio 2024

      Due cosette:
      io non ho scritto che tu sei fuori dalla realtà. Ho fatto riferimento alla tua ipotesi.
      Non mi permetto giudizi sulle persone.
      La seconda e' che ho parlato di industrie e clienti, non in generale.

      Ovvero ci sono degli ambiti nei quali una o più lingue straniere sono non solo comuni ma anche necessarie.
      Quindi la percentuale cambia e di molto.

      Ti allego in link che fornisce qualche indicazione in generale:
      https://opsonline.it/psychoinforma/lingue-straniere-litalia-si-scopre-analfabeta/

      Il succo è :
      Censis presenta stamane a Roma, realizzata per il progetto Let it Fly, finanziata dal Fondo Sociale Europeo. Le rilevazioni del Censis sembrerebbero infatti a prima vista positivi: il 66,2% degli italiani sostiene infatti di conoscere le lingue, una percentuale certo più alta di quella che ci si potrebbe aspettare. Ma poi, alla domanda sulla effettiva capacità di usare la lingua straniera conosciuta, la sicurezza scompare: infatti ben il 50,1% degli intervistati ritiene scolastico il proprio grado di preparazione, solo il 23,9% giudica il proprio livello buono e solo il 7,1% lo valuta come molto buono.

    8. Jimbo 27 gennaio 2024

      Non mi riferisco al fatto che una buona percentuale lo sappia (non lo dubito, ci rientro anche io che lo so da 3 in pagella) ma al suo reale utilizzo nel lavoro.
      Se si esclude certe nicchie non viene usato.
      Questo volevo dire.
      Per esempio in un grosso mobilificio ad esempio con 300 dipendenti sono sufficienti un paio di traduttori e poco più. Mettiamoci una mezza dozzina di commerciali che lavorano anche all'estero. A tutti gli altri non serve.

    9. Luca VFR 27 gennaio 2024

      Be' se vogliono parlare la lingua locale meglio. Se non vogliono si adattano perché paese che vai usanze, ed ovviamente, lingua che trovi. E se ci vuoi vivere devi per forza imparare la loro lingua. Poi che non entrerai nella letteratura del paese che ti ospita è abbastanza ovvio, ma almeno riesci a viverci.

    1. Ciaparat 27 gennaio 2024

      Sono abbastanza esterrefatto da come CDC possa ospitare roba di questo tipo. Forse è stato abbagliato da paroloni come "colonialismo/imperialismo linguistico" (inventati e propagandati più di vent'anni fa da Robert Phillipson come.... linguistic imperialism - alla faccia degli italomani).
      Più o meno a cento metri dall'Istituto Avogadro c'è una delle sedi dell'Università di Torino: molti corsi (soprattutto di master) si svolgono in inglese, e molti, moltissimi libri di testo sono in inglese anche per corsi svolti (ancora, speriamo sempre meno) in italiano. Semplicemente perché libri di testo specialistici in italiano non ne esistono e non avrebbero mercato. In molti campi scientifici le persone che leggerebbero in italiano sono quattro o cinque, farebbero prima a sentirsi al telefono.
      Non solo: scrivere in italiano in queste discipline è ormai impossibile, non c'è la terminologia.
      Certo, possiamo sempre piangere e rifugiarci nel dialetto italiano, come vorrebbero a "italofonia"....
      A proposito: a essere precisi, la lingua di Torino è il piemontese, non l'italiano...

    2. Tipheus 27 gennaio 2024

      Quindi lei è contento di una nazione che va sparendo? Punti di vista. La terminologia si crea, le comunità scientifiche nazionali si creano. Comunque, il vero fatto è che apparteniamo all'impero anglo, e, passati i primi decenni di dominazione, è fatale l'assimilazione linguistica del dominato al dominatore. I romani imponevano il latino, in Russia i russi imponevano il russo, e qui l'inglese. Poi, dal 1992-2009 l'Italia ha cessato di essere un protettorato americano, come era dal Dopoguerra, ed è diventata un vero e proprio possedimento. A questo punto l'italiano è il dialetto locale, come il Lakota lo è dei Sioux. La lingua è l'inglese. Io per i miei figli avrei sperato altro.

    1. casalvento 26 gennaio 2024

      Una lingua franca è necessaria ed è sempre esistita, penso al latino ultimamente. Gli anglo la diffondono perché sanno che è anche strumento di dominio. Ricordo tanti anni fa ero nella campagna finlandese e c'era un veicolo che diffondeva la lingua inglese. Ricordo di recente un funzionario EU che proponeva seriamente di abbandonare tutte le lingue europee ed adottare l'inglese, come se la lingua servisse solo a comunicare e non a costruire la cultura e l'identità di un popolo. Per fortuna la famigerata IA o AI con i progressi nella traduzione automatica anche vocale renderà, penso, meno necessaria la conoscenza di una lingua franca.

    1. Pfefferminz 26 gennaio 2024

      Non dimentichiamo però che molti studiano l'italiano perché amano l'opera lirica.

    1. Tipheus 26 gennaio 2024

      Il tarlo sta corrodendo da anni le nostre università. Se non si difende la lingua nazionale nella ricerca scientifica e nell'insegnamento superiore, fatalmente questa regredisce a dialetto.
      Siamo ancora in tempo.
      E se proprio l'Europa ha bisogno di una lingua franca, questa c'è, si chiama LATINO, e va insegnata dappertutto e potenziata. Non è di nessuno ed è di tutti.
      L'inglese per ora un male necessario, ma da debellare.

    2. Dico no 26 gennaio 2024

      Il dialetto è una regressione dell'italiano? Me la spiega? In italiano, perbacco :)

    3. logos 27 gennaio 2024

      Ad oggi occorrerebbe almeno una generazione completa, forse due per depennare dai nostri dizionari e dalla quotidianità la lingua di albione. In pochi hanno voglia, tempo, possibilità per cimentarsi in una simile (nonché gratificante) sfida. Riflettevo qualche giorno fa sulla stessa cosa. Il Latino è ancora ampiamente utilizzato per le radici, ad esempio scientifiche e molto altro. Data l'attuale situazione della chiesa Cattolica non mi aspetto grandi inviti a "rispolverarlo" da quella sede. Vorrei tanto questo potesse realizzarsi. Ma è utopico, perché se oggi si pensa all'inglese come lingua coloniale immagini quanto possa essere difficile difendere da tali attacchi sinistri (non in senso politico) il Latino Romano. Nel privato il discorso cambia e di molto. l.

    4. Luca VFR 27 gennaio 2024

      Guarda ti dirò: in ambito scientifico tecnologico l'inglese è comunque la lingua madre. Un po' perché la maggior parte degli studi avviene in USA/GB ed è considerata la lingua universale nel campo. A tal proposito ti citerò il mio prof di fisica I relativamente al famoso "effetto Lussemburgo". Nell'immediato dopoguerra per verificarne l'esistenza e quantificare i risultati nel miglior modo possibile una università italiana con la collaborazione della neonata RAI, della Marina Militare e della Radio Vaticana fece una serie di esperimenti e redasse una relazione in lingua italiana che fu presentata ad un simposio di fisici o a Napoli o a Roma. Ebbene, siccome quasi nessuno dei fisici presenti sapeva l'italiano che, piaccia o meno, è una lingua minoritaria, è passato inosservato. Eppure era molto approfondito in merito. Fosse stato redatto in inglese, ma allora l'Italia era culturalmente nell'orbita francese, probabilmente sarebbe citato ancor oggi.

    5. Linoleum 27 gennaio 2024

      Questo è un gran peccato.
      La mia amica geofisica ha discusso tutte le sue tesi in lingua inglese, nonostante abbia conseguito i suoi titoli in Italia. All'ultima discussione, i genitori, presenti, non hanno compreso una sola parola, e confesso che anche io non riuscivo a capire tutto (per fortuna c'era proiettata la presentazione), ma forse anche in italiano avrei faticato a seguire tutto. I genitori erano comunque felici che i professoroni la stessero capendo (discussione di dottorato valutata eccellente).
      Finite le cerimonie siamo andati a parlare per ore di quanto il mondo della ricerca sia in fin dei conti squallido, comprese alcune domande che le sono state rivolte. Abbiamo parlato in italiano.

    6. Tipheus 27 gennaio 2024

      E' già chiarissimo così. Dalla sua risposta vedo che forse ha qualche problema di comprensione del testo.
      Una lingua estromessa dagli usi ufficiali regredisce a status inferiori, da codice linguistico informale, amicale, facoltativo, per poi progressivamente essere assimilata o sparire. Così è più chiaro?
      Oggi l'italiano è una lingua, se l'inglese lo sostituisce in tutto, in questo senso diventa un dialetto.
      Lei ha capito invece che l'italiano diventa il "veneto", il "siciliano", etc? O che queste antiche lingue regionali, declassate a dialetto dalla lingua unitaria, ne sono una "regressione"? Ma roba da matti....

    7. Tipheus 27 gennaio 2024

      Che le cose stiano così oggi non c'è dubbio. Lascia stare la Chiesa cattolica, che è un relitto. Il latino è la lingua europea. Non è italiana, è europea. E' che siamo tutti ignorantoni, e pensiamo che sia la lingua degli antichi romani, perché così la studiamo al liceo. Dimentichiamo che è la lingua di Linneo, di Leibniz, di Cartesio, di Lutero, fino alla dissertazione dottorale di Kant le università parlavano tutte in latino, fino al trattato di Utrecht (1713) tutto il diritto internazionale era in latino. Se l'Europa non fosse una manica di banchieri massoni sarebbe l'unica possibilità di avere una lingua comune, non unica, ma comune. Peraltro alla base di tutti i lessici scientifici e tecnici del mondo. In Cina non si capacitano del perché noi abbandoniamo le nostre tradizioni (che studiano un po' persino loro) mentre loro sono attaccatissimi alle loro.

    8. Tipheus 27 gennaio 2024

      Il guaio, anche se un male necessario, non è che parliamo inglese in ambito internazionale. Per ora lo so che non è sostituibile. Il guaio, anzi lo schifo, è che parliamo inglese tra di noi, sostituendo l'italiano. Ci dovrebbero essere ambiti in cui l'inglese è vietato. Altrimenti l'italiano sparisce. Io ho già un collega, cretino, che manda le mail in inglese pur sapendo che siamo tutti italiani. Ci avvediamo per tempo della gravità della cosa?

    9. Tipheus 27 gennaio 2024

      Ecco, questo è grave. Che in Italia per usi scientifici l'italiano sia cacciato via dalle sedi istituzionali. Perché è "figo" parlare in inglese. L'inglese te lo vai a parlare ai convegni internazionali. Le discussioni di laurea si devono fare in lingua italiana, anche per rispetto del pubblico.

    10. Dico no 28 gennaio 2024

      Se lei me lo chiama dialetto!!!
      Forse si riferiva ad una regressione verso un nuovo gergo(slang, appunto). Mi scuso, ma la comprensione del testo non è agevole quando non si sa scrivere dall'altra parte. Senza rancore ;)

    11. Linoleum 28 gennaio 2024

      La mia amica tiene ora convegni in tutto il mondo e l'inglese le risulta fondamentale.
      Le discussioni si devono fare in italiano per rispetto del pubblico, che merita il massimo rispetto, perché senza divulgazione la ricerca perde il suo senso etico e diventa elitaria masturbazione dell'ego: la sorgente di ogni male.

    12. Luca VFR 28 gennaio 2024

      Ma figurati! Qua si sta a discutere se Scipione l'Africano abbia fatto bene o meno a cospargere le rovine di Cartagine col sale ma non si vede il muro contro il quale ci si sta schiantando. Salvo dire, una volta schiantati: Oh! Poffarbacco! E da dove salta fuori questo muro? Salta fuori dal fatto che al posto di guardare sempre all'indietro, crogiolandosi dei "successi" dei nostri pro-pro-pro-antenati, in modo da non preoccuparsi della attuale situazione, poi il redde rationem arriva perchè è inevitabile. Ecco l'Italia, e di conseguenza l'italiano, è un popolo di "vecchie Marchese" che stanno tutto il giorno alla finestra a rimpangere i "bei tempi andati" che, peraltro, non torneranno mai più.

    13. Luca VFR 28 gennaio 2024

      Semplicemente perchè loro hanno un'identità noi no. Lo dico sempre come battuta ma non è proprio una battuta: Quando Romolo e Remo ciucciavano il latte dalle tette della Lupa la Cina era già un impero pù che millenario.

    14. REmaggiore 28 gennaio 2024

      Stratagemma 29.

      Arthur Schopenhauer

    1. FrancoMaloberti 26 gennaio 2024

      Articolo molto utile. Sto discutendo con colleghi cinesi del vantaggio che hanno i madrelingua inglese rispetto ad altri ricercatori che devono studiare e scrivere articoli scientifici in inglese. Il vantaggio è anche nella partecipazione a comitati e nella definizione di standard. Una egemonia determinata dalla lingua.

    2. Sonia Milone 27 gennaio 2024

      Professore Le risulta che in Cina gli studenti studiano cinese antico per tutto il ciclo scolastico primario, cioè 12 anni? A me risulta che i paesi all'avanguardia nella ricerca scientifica in Oriente prevedano lo studio scolastico della loro lingua-madre...

    3. FrancoMaloberti 29 gennaio 2024

      Non conosco questa regola. Debbo dire che in Cina la conoscenza del cinese antico è abbastanza diffusa. Un mio studente cinese mi ha regalato, come usuale presente quando vengono dal loro paese, un rotolo tipo pergamena con tutti i caratteri (logogrammi) della loro lingua. Saranno almeno 500. Mi disse che l'aveva fatto suo padre.

      Lo studio scolastico nella lingua-madre è indubbiamente un vantaggio.

    1. Astronauta 26 gennaio 2024

      L istituto Avogadro ha fatto una offerta formativa.Bisogna vedere chi abbocca.
      In Italia le lingue le studiano in pochi.Il tedesco pochissimi lo conoscono.

    1. carla 26 gennaio 2024

      L'inglese serve, serve sempre non solo per il lavoro, ma anche per girare il mondo.
      Magari conoscere anche lo spagnolo o l'arabo o il cinese, non ci sarebbero più problemi per capirci. Prenotare e prendere anche solo un aereo da Instanbul che è a 2 ore da casa come fai se non capisci almeno un po' di inglese, parlo solo per svago figuriamoci per altro.

    2. Linoleum 26 gennaio 2024

      Sì, ma pretendere che un operaio, che si spara dalle 8 alle 12 ore al giorno di fabbrica, o cantiere, di imparare inglese spagnolo arabo e cinese, lezioni serali, per essere libero in agosto di scegliere qualsiasi meta nel mondo, e godersi finalmente 2 delle 4 settimane di vacanza, potendo chiedere che ore sono ai passanti, a me pare un discorso marziano.

      Ciò non toglie che il problema non è imparare più lingue, per chi può è una buonissima cosa, ma senza rinunciare alla nostra. Sapivetelo.

    3. REmaggiore 26 gennaio 2024

      Io sto imparando i dialetti italiani.

    4. Pfefferminz 26 gennaio 2024

      Ci sono anche libri in inglese che non vengono tradotti, ad esempio libri di storia. E se non vengono tradotti, un motivo c'è. Anche in quel caso non è male sapere l'inglese.

    5. Cleon XIII 27 gennaio 2024

      No, basta lo smartphone. Grazie all'Intelligenza Artificiale Conversazionale e ai modelli linguistici evoluti, è finalmente possibile il traduttore simultaneo automatico caro ai vecchi film di fantascienza. Non c'è più neanche il problema dell'accento. Possiamo continuare a non studiare inglese, cinese, arabo.
      L'altro giorno ho chiesto a ChatGPT: Come si compila una fattura in Turchia? Nel giro di due secondi mi ha prodotto il fac-simile di una fattura turca in turco con accanto traduzione in italiano e, di seguito, chiare indicazioni su come procedere.

      Vedo nella sfera di cristallo eserciti di futuri disoccupati: i commercialisti.

      Ah, dimenticavo: il biglietto di aereo...
      Si fa così.
      Si dice, in italiano:
      Prenotami un volo per [nome destinazione]. Voglio partire attorno al [data] preferibilmente alle [ora]. Per l'albergo gradirei [breve descrizione].
      Prima, però, stampami il diario del viaggio che scriverò nella lingua del posto con traduzione testo a fronte in greco antico.

      Nella sfera di cristallo l'esercito dei disoccupati s'ingrossa. Marciano decisi verso... verso... non si vede bene... Oh, sì, è il Futuro... Si vedono tre grandi lettere luminose, bellisime. C'è una A, poi c'è una G e infine una I. AGI. Artificial General Intelligence.

    6. IlContadino 27 gennaio 2024

      Ricordo il primo viaggio, parlavo due parole di inglese, una di spagnolo, al ritorno sentivo il rammarico di non aver potuto conversare con un sacco di gente, il viaggio era monco di una parte, forse la più importante.
      Mi misi a studiare.
      Mi vengono in mente i ragazzi israeliani, anni fa in India se ne incontravano tanti, dopo il diploma e i tre anni (due per le donne) di servizio di leva molti si prendevano l'anno sabbatico; quelli parlavano tutti un buon inglese, anni luce avanti rispetto gli italiani, per via del fatto che l'esame di maturità lo davano in inglese, quindi lo studiavano per bene.
      Lingua del demonio? Bo.
      Sta di fatto che se sai l'inglese bene o male conversi con chiunque: il tizio slovacco, quello francese, lo sloveno, il tedesco, il belga...ti possono dare due dritte, risolvere quel passaggio che proprio non riesci a capire, ed è un po' come arrampicare tutti assieme, altrimenti te ne stai lì da solo, nella tua bolla, dove il passaggio non si risolve

    7. emilyever 27 gennaio 2024

      Non è un discorso marziano, ma la realtà, prova a chiedere in che lingua ricevano istruzioni e debbano parlare i cuochi e i camerieri assunti da agenzie che provvedono a fornire catering e personale nelle ville che ricchi americani affittano in Italia. Le agenzie sono italiane, il personale che ci lavora pure, ma ricevono ordini e istruzioni solo in inglese.
      E tutto questo anche nel caso che siano italiani coloro che in quella sera e in quella settimana dovranno servire

    8. carla 27 gennaio 2024

      L'operaio, che sicuramente avrà uno smartphone, le basi dell'inglese già le sa, altrimenti non saprebbe nemmeno compilare un cv per trovare un nuovo lavoro.
      Ovvio che, se lo desidera, per arabo e cinese dovrà attendere la pensione, ma lo spagnolo con qualche settimana di vacanza estiva lo potrebbe masticare subito, quel che basta per il soggiorno.

    9. Linoleum 27 gennaio 2024

      Questo vale per tutti i lavori nel settore turismo.
      E l'acqua calda è di solito nel rubinetto a sinistra.

    10. Linoleum 27 gennaio 2024

      Carla, forse potresti pensare alla lingua che mastichi tu.

    11. Luca VFR 27 gennaio 2024

      Il motivo non è complottistico: tradurre un libro è un costo e se poi non ne vendi abbastanza non lo recuperi più.

    12. Pfefferminz 27 gennaio 2024

      Sì, lo so. Quello è il motivo principale, ma non vale per tutte le opere. Comunque, se sai l'inglese, leggi quello che ti pare, anche se devo dire che con gli e-books si ha accesso immediato alla traduzione, quindi qualche scappatoia c'è.

    13. carla 28 gennaio 2024

      Non sono una scrittrice e non mi interessa esserlo, la vendita di prodotti siderurgici per una vita mi ha permesso di vivere bene, dove la grammatica valeva mooolto meno dei numeri in ton. q.li mm. e decimi di mm. + pesi specifici.
      Alle volte basta poco per farsi capire e in quello riesco ancora bene.

    14. Linoleum 28 gennaio 2024

      Per farsi capire basta essere chiari nel parlare una lingua conosciuta all'interlocutore.
      Comprendere l'altro richiede uno sforzo in più, insieme alla conoscenza della lingua: l'ascolto.

    1. mystes 26 gennaio 2024

      Occorre assolutamente reagire. Propongo che CdC si faccia promotore di una campagna informativa (con articoli, video, interviste e altri strumenti informatici) per denunciare il progetto di distruzione programmata della nostra lingua nazionale ad opera di agenti nemici della nostra cultura e delle nostre tradizioni.

    2. Sonia Milone 27 gennaio 2024

      In un certo senso lo stiamo facendo già, siamo l'unico sito che privilegia il testo scritto rispetto ai video o ai testi brevi. Si può fare di più. Il pericolo della distruzione dell'italiano temo che arrivi però dalla neolingua dei social, fatta di balbettii...

    3. Luca VFR 27 gennaio 2024

      Più che balbettii sono i suoni gutturali di certe scimmie. Insomma Darwin propose la teoria dell'evoluzione, io quella dell'involuzione che, tra l'altro, è di una comodità spaventosa.

Visualizzati 92 di 103 commenti approvati.