LA SPECTRE HA DECISO: PER BERLUSCONI PRONTO IL TRATTAMENTO BLOFELD

LA SPECTRE HA DECISO: PER BERLUSCONI PRONTO IL TRATTAMENTO BLOFELD

DI ANDREA CARANCINI

andreacarancini.blogspot.com


Da tempo si dice che Berlusconi rischia di fare la fine di Craxi, o di subire il “trattamento Andreotti”, ma forse si tratta di previsioni errate per difetto. Forse Berlusconi rischia di fare addirittura la fine di un Milosevic o di un Saddam. Colpirne uno (di capo di governo) per educarne cento: questa l’aria che tira in Italia, la sempiterna “Bulgaria della Nato”

Questo progetto criminoso è oggettivamente favorito da un errore di percezione tanto diffuso quanto fuorviante: quello di considerare il premier l’uomo forte del conflitto in corso. Il satrapo, il capomafia, il tiranno da abbattere a ogni costo. La “gente” continua a non capire che Berlusconi, in realtà, è più debole dei suoi nemici, e che sta per soccombere. E questo nonostante la modestia dei suoi avversari dichiarati: di personaggi come Fini, Bersani, o Casini, che da soli non sarebbero certo in grado di impensierirlo. Nani, che però sembrano giganti perché a indebolire il presidente del Consiglio c’è la Spectre. Quella evocata dall’ex portavoce della Marcegaglia nei suoi colloqui con Porro. Quella vera, quella degli Stati Uniti d'America, che non è certo meno cattiva di quella dei film di 007.

Ve lo ricordate Blofeld? Ernst Stavro Blofeld, il capo che con pugno di ferro impartiva ai propri sottoposti le direttive dell’Organizzazione: terrorismo, ricatto, estorsione! Nella realtà, quelle direttive corrispondono tuttora alle linee-guida della politica estera americana. Certo, oggi metterle in pratica è un po’ più complicato rispetto a qualche anno fa: le crescenti difficoltà dell’Impero sono sotto gli occhi di tutti. Ma in un paese come l’Italia, segnato dal particolare servilismo della propria classe dirigente, chi fa il riottoso, chi sgarra, come Berlusconi, ancora oggi rischia di fare un brutta fine. Bruttissima.

Quelli che odiano Berlusconi per il “trattamento Boffo” – che in realtà poi è il “trattamento Feltri” – provino a considerare che sul capo di Berlusconi pende qualcosa di molto peggio. Qualcosa, appunto, come il trattamento Blofeld: pulsante, botola, piscina con i piranha. E Blofeld, a quanto pare, ha deciso. Perché? Perché Berlusconi, tra le altre cose, ha portato l’Eni – grazie ai buoni uffici di Putin – a ottenere commesse in Turkmenistan[1], in quello che gli americani – restii ad abbandonare la loro logica imperiale - considerano il loro giardino eurasiatico.

Eccola la colpa di Berlusconi: ha fatto la pipì nel giardino del capo della Spectre.

Quindi, deve morire. Ed è, sia chiaro, l’interesse nazionale – quel minimo di interesse nazionale perseguito in questi anni - ciò che non gli si perdona, non certo i suoi affari, leciti o illeciti che siano. La storia degli ultimi tre lustri, con il famoso conflitto di interessi, perennemente evocato ma mai seriamente sanzionato, ce lo insegna.

Fai quello che ti pare ma non dispiacere agli americani. E non fare loro concorrenza. E invece Berlusconi ha esagerato. Si è messo in testa, pensate un po’, di procurare all’Italia qualche vantaggioso contratto energetico con governanti che l’ipocrisia atlantista definisce “impresentabili” – Putin, Gheddafi, Chavez. Questa davvero non poteva passare.

E ecco allora la levata di scudi dell’estate scorsa, il tentativo di tagliare le unghie al riottoso. Ricordate cosa disse in agosto il finiano Carmine Briguglio?

“Ci sono rapporti troppo stretti con Putin e Gheddafi che necessitano di un chiarimento tutto politico”[2]. Traduzione: dei tuoi affari personali con Russia e Libia non ce ne frega niente, ma devi mandare a monte gli accordi energetici sgraditi agli USA.

L’ultimo avvertimento – trasversale – è stato quello del Corriere della Sera[3]:

“Nessuna decisione definitiva è stata invece ancora assunta sulla partecipazione a South Stream, tanto meno se ne è fissata la quota”.

Ma Berlusconi, a quanto pare, non se l'è sentita di rimangiarsi tutto, ed ecco pronta la soluzione finale: qualcuno prospetta per Berlusconi un’”uscita morbida”? Ormai non basta più. Sentite cosa ha dichiarato sabato scorso a il Fatto Quotidiano (p. 5), il deputato UDC Roberto Rao:

“Se Berlusconi accettasse di ragionare e di fare un passo indietro si potrebbe di certo pensare a un salvacondotto per lui”. “Però”, chiosa l’articolista, [Rao] “va oltre: “A questo punto il problema non sono solo i suoi problemi giudiziari e il conflitto di interessi ma anche le relazioni che ha intrattenuto in questi anni. Come con Putin o Gheddafi”.

Traduzione: ti avevamo avvertito ma non ci hai dato retta; ormai rimane solo la piscina coi piranha.

Come non pensare, leggendo dichiarazioni come queste, al prof. La Grassa, quando definisce la politica italiana attuale “una guerra per bande”? Detto questo, non si può non rilevare come Berlusconi sia, almeno in parte, corresponsabile del proprio destino: è anche la sua perdurante assenza di iniziativa politica che lo condanna. L’ultimo sprazzo di lucidità risale all’anno scorso, quando pensò, saggiamente, di mandare a casa Cefis-Tremonti[4] - l’uomo degli americani, quello che non solo lo ha commissariato, con la politica del “rigore”, ma anche squalificato di fronte al paese, con la politica dei tagli – salvo poi fare marcia indietro di fronte alla levata di scudi di Bossi.

A chi ancora dubita del vero ruolo di Tremonti, consiglio di leggere le considerazioni di Miguel Martinez sull’Aspen Institute - di cui il ministro dell’Economia è tuttora presidente - e su altri consimili laboratori del dominio:

“…Organismi come l'Aspen, o l'Acton Institute, sono veramente importanti, ma sono un ingranaggio fondamentale di un enorme sistema sociale. Sono un'emanazione dei miliardari che li finanziano, e a loro volta permettono ai miliardari riuniti insieme di dettare la linea alle istituzioni dello stato, ai media, al mondo militare, alla culturale, alla cosiddetta "opinione pubblica”. E di farlo con qualunque governo ci sia al potere. Che scegliamo Gianni Letta o Enrico Letta, ci troveremo sempre qualcuno del giro dell'Aspen. Un altro punto interessante è che tutti i laboratori del dominio, in Italia, fanno riferimento agli Stati Uniti, che si tratti di laboratori transnazionali come la Aspen o di laboratori indigeni, ma filoamericani, come la Fondazione Liberal. Gianni Letta ed Enrico Letta hanno uno spazio enorme in Italia, ma rendono sempre conto agli Stati Uniti. Come Fassino e l'Annunziata”[5].

Il testo di Martinez è di qualche anno fa ma la sua analisi è ancora attuale: a parte Gianni Letta che, mi sembra, in questi anni si è un po’ sganciato (se non altro perché, come sottosegretario con delega ai servizi segreti, non ha perm
esso finora particolari “deviazioni” di questi ultimi) il mestiere dei politici italiani è sempre quello di fare gli interessi dello Zio Sam.

A cominciare, appunto, dal protetto di Bossi che, quando taglia l’istruzione, la ricerca e la cultura non lo fa per miopia ma a ragion veduta, con il duplice scopo di sabotare il premier e di favorire, anche da un punto di vista precipuamente commerciale, gli Stati Uniti (i ricercatori che non trovano spazio nel nostro paese sono costretti ad andare in America). Ecco perché si parla così tanto di lui come “traghettatore” del dopo Berlusconi (persino, si vocifera, dal Vaticano!).

Non c’è che dire: qui da noi, non è solo l’opposizione ad essere “la più stracciacula della storia dell’umanità” (definizione di Marco Travaglio), ma la classe dirigente tutta, a cominciare dagli “intellettuali”. Cos’è infatti, per dirne una, quel “Manifesto di Ottobre”[6] firmato giorni fa da alcuni note firme dell’intellighenzia a sostegno di Gianfranco Fini se non l’ennesima manifestazione, tristissima e decrepita, dello sport preferito dagli italiani, e cioè quello di correre in soccorso del vincitore?

Insomma, se Berlusconi verrà fatto fuori, ciò sarà non per aver fatto il male dell’Italia ma per non averlo fatto abbastanza. Che paese di merda!


Andrea Carancini

Fonte: http://andreacarancini.blogspot.com

Link: http://andreacarancini.blogspot.com/2010/11/la-spectre-ha-deciso-per-berlusconi.html

15.11.2010

[1] http://estjournal.wordpress.com/2010/09/23/turkmenistan-loro-azzurro-che-piace-alleni-alla-faccia-della-democrazia/
[2] http://www.atuttadestra.net/index.php?tag=briguglio&paged=2
[3] http://archiviostorico.corriere.it/2010/ottobre/11/Misteri_Southstream_Cda_Eni_Scadenza_co_9_101011028.shtml
[4] http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/slitta-consiglio-dei-ministri/berlusconi-diktat/berlusconi-diktat.html
[5] http://www.kelebekler.com/occ/vaticano3.htm
[6] http://www.ilgiornale.it/interni/ecco_manifesto_futurista_firmato_ideologi_marxisti/26-10-2010/articolo-id=482734-page=0-comments=1

Commenti (45)

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    1. titus 16 novembre 2010

      Finalmente potranno realizzare il "Paese normale", cioè potranno dire "facciamo come in Spagna, Francia, Grecia, Romania, Granbrtegna ecc. Dove tutti i rispettivi governi -sia di destra che 2socialisti"- hanno applicato i diktat del Fondo monetario e dei suoi burattinai.
      Pensione a 70, licenziamento libero, meno salario, meno assistenza medica, sovvenzioni statali a banche e monopoli, NOn alla domanda e al consumo.
      Sì, lacrime e sangue! La politica è cadavere, i governi d'Europa indistintamente fanno le stesse cose.
      In Italia, noi saremo all'avanguardia ed avremo sia i psot-fascisti che i post-comunisti uniti in una santa Alleanza atlantica.
      L'opposizione? Quella dovrà essere fatta nelle strade: c'è bisogno di Masanielli, nuovi Garibaldi ecc.

    1. Fabriizio 16 novembre 2010

      orribilmente condivido

    1. Fabriizio 16 novembre 2010

      condivido

    1. costantino 16 novembre 2010

      mi aspetto lacrime e sangue e tasse e fine del welfare (quel poco rimasto)

    1. Kerkyreo 16 novembre 2010

      Ma Berlusconi e' solo un tentacolo della piovra, un tentacolo vecchio, stanco, da sostituire con uno nuovo! That s it!! Poi il resto non conta! Berlusconi non e' il male in Italia, bensi' il braccio. Tolto Berlusconi se ne fara' un altro! Anche se ce lo togliamo dalle palle, non iniziera' sicuramente un era migliore piena di benessere e felicita', statene certi!
      I banchieri, le famiglie reali o aristocratiche, i finanzieri, e tanti altri hanno fatto una vera e proprio joint venture con la mafia nostrana. La mafia e' ovunque, in tutto cio' che toccate, bevete, mangiate, respirate, ovunque c'e' la mafia, gli speculatori, i poveri bastardi che mantengono il livello culturale del paese prossimo allo zero. Cultura significa domande e loro non vogliono che tu ti faccia delle domande e quindi che ricerchi le risposte! Berlusconi... chi e'? Per caso i sui predecessori hanno fatto meglio? bha non direi!!! e poi c'e' il solito film visto e rivisto! In ogni sistema che sta per collassare o perlomeno che sta per creare un malcontento comune, si punta sempre il dito su di un uomo credendo che lui solo sia l'origine del tumore del sistema... ma non e' cosi! Questo serve solo a coprire la merda di un paese sprofondato inesorabilmente nella merda! Sono sicuro che il dopo Berlusconi sara' pieno di luce e di speranza!!! Popolo di coglioni! La gente dovrebbe riversarsi tutta nelle strade! Ma cosi' non e' . Perche' ? Perche' non si fa domande e quindi se ne fotte delle risposte! Per quanto mi riguarda continuero' a farlo!

    1. robby 16 novembre 2010

      ti diro', lungi da me l'idea di difendere Berlusconi, ma in tempi non sospetti avevo gia' letto una "teoria" del genere. credo quindi che forse forse del tutto sbagliata la tesi dell'articolo non lo sia ! ciao !!

    1. titus 16 novembre 2010

      E' una tappa conclusa, devono solo conquistare alcune residue trincere ed avranno ampio campo libero. Colui che era "disceso in campo" batte in ritirata: meglio visualizzare lo schieramento -sociale, non solo politico- del governo che verrà. E' ora di visualizzare il fronte di forze che metteranno fine alla "sovranità limitata" e riporteranno l'Italia alla realtà di "espressione geografica".
      Visualizzarli, e vedere come contrastarli.... Il resto è acqua passata.

    1. pcocozza 16 novembre 2010

      Trovo l'articolo mediocre, semplicemente silvio e' stato mollato perche' un buffone che non puo'mantenere le promesse fatte (non al popolo sovrano) ma alla Mafia al Sud tramite opere pubbliche faraoniche, ed ai banchieri al Nord tramite agevolazioni non piu' possibili causa la sopraggiunta crisi che non c'e'.Spesso le motivazioni sono stupidamente semplici senza bisogno di inventarsi complotti internazionali.Oltretutto l'eta' e l'arteriosclerosi lo rendono impresentabile anche come fantoccio di turno.

    1. baubau36 16 novembre 2010

      Infatti è un errore pensare a una Spectre.
      Sono tante Spectre che divergono nella forma ma che convergono nella sostanza che è quello di aziendalizzare gli Stati, e cioè, trasformarli in Stati con la "s" minuscola e come filiali di una grande SpA anonima, incorporea e pertanto non percettibile.

      Non ho mai votato Berlusconi.
      Nel 2006 sono tornato in Italia apposta per votare contro di lui.
      Ho votato Di Pietro credendo, ingenuamente, alla storiella di Franca Rame candidata nella lista Di Pietro:
      "Arriverò a controllare anche le spese della carta igienica in parlamento!"...
      Era la fine simbolica della coprocrazia, pensavo.
      Mi ero lasciato convincere dalla grillettizzazione antiberlusconiana.
      Mamma mia che ingenuità!

      Diciamo la verità, Berlusconi ha avuto il vento favorevole come nessun politico della Prima e Seconda Repubblica.
      Berlusconi ha fatto saltare il grigio banco della politica composto da una banda di mediocri parassiti che, essendo tali, sempre si convertono in prima o poi in traditori.
      Però ha dilapidato tutto questo credito per cercare di tenere pane e fame.
      E lo ha fatto e/o per timore e/o per interesse e/o per poca lungimiranza dovuta alla non conoscenza della Spectre come network.
      Essendo una scheggia pazza ma non impazzita totalmente, Berlusconi rema contro gli interessi della Pirateria Anonima Internazionale rappresentata qui in Italia dal Grande Pusher soroS (è un caso che abbia il cognome palindromo?) che vuole Goldaman Bankster come Premier Tecnico (e pratico) per riattivare quel benedetto Piano Nazionale di Riforme che il Sacerdote Monti dice ormai bloccato al 1994.

      http://www.corriere.it/editoriali/10_ottobre_31/monti-quanto-tempo-perso_b76888f2-e4c6-11df-8ccb-00144f02aabc.shtml

      I Gran Sacerdoti Schioppa-Monti scrivono raramente sul Corriere, ma quando lo fanno, ahimè, sappiamo per conto di chi parlano, e gli effetti delle loro parole.

      Siccome siamo in ritardo, dovremo saltare di corsa sul treno delle Riforme.

      Chi frequenta questo blog usa il Dizionario Orwell e sa dunque cosa sifnifica la parola "Riforma".

      Personalmente, in questo momento, preferisco un Berlusconi come bastone tra le ruote ai Piani di Riforme lisboniani piuttosto che una squadra di ecoutopisti mescolata a zombie politici - che appoggeranno certamente le riforme - in attesa che si consolidino gruppi politici nuovi e davvero revulsivi.
      La mia opinione è che, per ora, il male minore è bruciarsi il culo nella vecchia padella piuttosto che nelle braci sconosciute e apparentemente non roventi.

    1. ilnatta 16 novembre 2010

      ce la farà il nostro Giulio Cesare?

    1. AlbertoConti 16 novembre 2010

      Povero silvio e povera spectre, ormai zombi nelle rispettive patrie. Tra le numerose perle di quest'articolo mi piace sottolineare il comune destino dei cugini Letta.

    1. Cornelia 16 novembre 2010

      Mah. Il sospetto c'è, ma se 'sta Spectre fosse così onnipotente, come mai se ne sta da tre anni ad affannarsi tra feste, minorenni, cubiste e escort senza cavare un ragno dal buco? Un bell'infartino, un bell'incidente e se lo toglieva di torno in un attimo...

    1. Tao 16 novembre 2010

      Alcuni "fantasisti della costituzione" immaginano e auspicano che, dalla situazione d´impasse politica che potrebbe nascere da un voto contraddittorio sulla fiducia al Governo espresso dalla Camera e dal Senato, si possa uscire semplicemente e immediatamente con lo scioglimento di quel ramo del Parlamento (nel nostro caso, la Camera dei Deputati) che ha votato la sfiducia. Ma la Costituzione dice tutt´altro. Purtroppo per il lettore, occorrono riferimenti tecnici. I seguenti.

      Secondo l´articolo 94, «il Governo deve avere la fiducia delle due Camere». Se la fiducia viene meno, anche solo in una delle due, deve dimettersi. L´obbligo è tassativo. Solo nell´immaginazione di qualche fantasista della costituzione, si può pensare che nel Governo vi sia chi ragiona così: questa Camera, in questa composizione, mi è ostile, ma forse, in un´altra composizione, non lo sarebbe: dunque non mi dimetto (o mi dimetto solo pro forma, restando per l´intanto in carica), ne chiedo lo scioglimento e mi dimetterò effettivamente, se mai, solo dopo le nuove elezioni, nel caso in cui l´esito non mi sia favorevole. Avremmo così un Governo (non dimissionario) che resta in carica con la fiducia di una sola Camera.



      Dopo un esplicito voto di sfiducia di una Camera (irrilevante è che l´altra abbia, prima o dopo, votato la fiducia), il Governo deve dunque «rassegnare» le dimissioni nella mani del Presidente della Repubblica: dimissioni che quest´ultimo non può respingere. Un Governo che restasse in carica contro la volontà del Parlamento (anche solo di una sola Camera), sostenuto dalla volontà del Presidente (quello che nella storia costituzionale si chiama «governo di lotta» antiparlamentare) sarebbe un sovvertimento della Costituzione e della democrazia. Nel solo caso di crisi di governo "extraparlamentare", cioè in assenza di un voto, il Presidente può (o forse deve) rinviare il Governo alle Camere perché si pronuncino sulla fiducia con un voto. Ma se vi è un voto è negativo, le dimissioni non possono essere respinte.

      Una volta date le dimissioni, entra in gioco il Presidente della Repubblica, il cui compito non è quello di favorire o di ostacolare i disegni di questo o di quel raggruppamento politico, ma di garantire l´integrità e la funzionalità del sistema. Qui si aprono diverse possibilità. Non c´è una strada obbligata. La scelta non è dettata dall´arbitrio o dal capriccio, ma dipende dal fine costituzionale che è - si ripete - l´integrità e la funzionalità del sistema.


      La prima possibilità è la formazione di un nuovo governo che disponga del sostegno della maggioranza in entrambe le Camere. «Prima possibilità» sia in senso temporale, sia in senso logico. Se esiste questa possibilità, da verificare per prima, non deve potersi passare alla seconda, lo scioglimento delle Camere. Sarebbe una prevaricazione politica anticostituzionale sciogliere Camere che siano in condizione d´esprimere maggioranze a sostegno di un governo. La legislatura ha una durata prefissata costituzionalmente, che non può essere accorciata se non quando siano le Camere stesse a darne motivo.

      Solo dopo avere constatato l´impossibilità per le Camere di portare a termine la legislatura tramite la formazione d´un nuovo governo, dopo quello dimissionario – constatazione che spetta al Presidente della Repubblica sulla base delle indicazioni dei gruppi politici presenti in Parlamento - si apre lo scenario dello scioglimento anticipato e delle nuove elezioni. Solo a questo punto, ove vi si arrivi e non prima, si può porre la questione dello scioglimento di entrambe le Camere o di una sola. Potrà piacere o non piacere, ma è la logica del governo parlamentare che è previsto dalla Costituzione.

      Lo scioglimento «anche di una sola Camera», invece che di entrambe, è espressamente previsto dall´art. 88 della Costituzione. Anche qui, dunque, si aprono possibilità, ma anche qui la scelta tra l´una e l´altra non dipende dall´arbitrio o dal desiderio di favorire o danneggiare questa o quella forza politica: deve dipendere, ancora una volta, dall´obbiettivo di garantire imparzialmente l´integrità del sistema. Ora, lo scioglimento della sola Camera che abbia espresso la sfiducia al Governo sarebbe un atto palesemente partigiano, che discrimina tra le due Camere, cioè tra le eventuali diverse maggioranze che esistano nell´una o nell´altra. Sarebbe una sorta di abnorme sanzione costituzionale contro la Camera indocile al Governo e, all´opposto, di avallo politico della Camera docile. Ma la docilità parlamentare non è un valore costituzionale. In effetti, quando tra le due Camere si manifesti un così radicale conflitto politico, non si saprebbe quale delle due sciogliere. Il fatto che vi sia un Governo sostenuto dalla fiducia di una non è un motivo per sciogliere l´altra, se questa è in condizione di sostenerne uno diverso. Una scelta del Presidente tra questa o quella sarebbe palesemente una discriminazione, in un sistema in cui il "bicameralismo" è "paritario".

      Inoltre, lo scioglimento di una sola Camera, nelle condizioni date, rischia di contraddire la finalità dello scioglimento, finalità che - si ripete ancora una volta - è l´integrità e la funzionalità del sistema. Che succederebbe se la Camera nella nuova composizione fosse disomogenea rispetto all´altra? Bisognerebbe ricorrere ancora alla scioglimento, ma di quale delle due? O forse di tutte due? Ci si potrebbe permettere di entrare in questo percorso da incubo? Ma, anche l´ipotesi fortunata che le elezioni ristabilissero l´omogeneità non sarebbe senza insolubili problemi. La nuova Camera dovrebbe durare cinque anni, ricreandosi quella sfasatura nel tempo rispetto all´altra, che la riforma costituzionale del 1963 ha inteso eliminare per prevenire i rischi d´instabilità politica – cioè di disintegrazione e d´inefficienza - insiti nell´elezione distanziata nel tempo. Oppure, si dovrebbe pensare che la Camera sciolta una prima volta anticipatamente nasca col destino segnato d´essere sciolta una seconda volta prima della scadenza naturale, in concomitanza con la scadenza dell´altra. Un´evidente aberrazione, contraria alla pari posizione costituzionale delle due Camere.

      Eppure, si dirà, la possibilità dello scioglimento d´una Camera e non dell´altra è ben prevista dalla Costituzione. Si, ma è stata pensata quando era stabilita una durata diversa delle due Camere e se ne è sempre e solo fatto uso (nel 1953, nel 1958 e nel 1963; mai dopo l´equiparazione delle durate) per rendere contemporaneo il rinnovo dei due rami del Parlamento, non per il contrario. Cioè, se ne è fatto sempre uso per equipararne, non per differenziarne le durate. Nel contesto originario, lo scioglimento "anche di una sola Camera" serviva dunque alla coerenza del sistema; oggi, servirebbe all´incoerenza.

      Si diceva all´inizio dei fantasisti della costituzione. Sono coloro che fondano le loro richieste su una costituzione che, per ora, non c´è: una costituzione nella quale un capo eletto direttamente dal popolo sia autorizzato a passare sopra le prerogative degli altri organi costituzionali per assicurarsi a ogni costo la perduranza del potere. La costituzione che hanno in mente è anch´essa ad personam. La bizzarria della richiesta di scioglimento d´una sola Camera, oltretutto senza passare attraverso vere dimissioni e senza l´esplorazione delle possibilità di formare un diverso governo, si spiega con la speciale e triste condizione costituzionale materiale del nostro Paese.



      Siamo un Paese dove al governo c´è gente che altrove sarebbe politicamente nulla; dove il Governo è tenuto insieme da un uomo solo e dove questa persona è uno che, per ragioni di natura giudiziaria, per non perdere la protezione di cui gode non può permettersi di allontanarsene nemmeno per un pò, facendosi da parte quando le condizioni politiche generali lo richiederebbero. Come l´ostrica allo scoglio. Gran parte delle perturbazioni istituzionali di questi tempi dipende da questa semplice, abnorme e disonorevole per tutti, condizione in cui viviamo.



      Gustavo Zagrebelsky

      Fonte: www.repubblica.it

      16.1.2010

    1. eumeo 16 novembre 2010

      Quoto anche le virgole.

    1. Skaff 16 novembre 2010

      Ottimo articolo, bravo Carancini.

    1. rocks 16 novembre 2010

      NOn saprei, al limite un allineamento con altri paesi europei? Credo che il massimo che si possa pretendere sarebbe questo. Altrimenti ancora fuffa e nulla come è già stato in questi anni, ma almeno senza vedere quel malato che è berluscon e i suoi amichetti.

    1. IVANOE 16 novembre 2010

      Non è così che stanno le cose.
      Non è vero che gli usa vogliono disarcionare il cavaliere perché ha fatto loro delle scorrettezze internazionali. Semmai è stato il perfetto esecutore dei loro ordini quale quelli di tessere rapporti con i libici e i russi.Ma quando mai nella storia dell’italia dalla fine della guerra ad oggi cìè stato un politico capace di essere autonomo ai voleri degli usa.
      Se oggi viene disarcionato il cavaliere è perché è scaduto il suo tempo politico e fisiologico e lui lo sapeva,magari qualche spintarella gle l’hanno data in questi ultimi tempi anche loro per fargli capire di lasciare strada ai “ giovani…” .Quello che sta tentando di fare oggi il cavaliere è quello di fare un po’ di moina per chiedere una buonauscita politica ( sistemare qualche suo fedelissimo in posti cardini del nuovo governo, oppure chiedere una sorta di immunità processuale ).Ma lui sapeva tutto è uno degli uomini che per più di 60 anni conoscono bene e sanno chi sono i loro veri padroni.Firmano un contratto all’inizio ,il suo è durato circa 20 anni, e sanno qundo lo firmano quanto deve durare.
      L’importante è che lui faccia per benino quello che va bene agli altri e non al suo popolo… e questo è sotto gli occhi di tutti… il gossip in questi 20 anni l’ha fatta da padrone sui problemi reali della gente.
      Chi verrà dopo di lui firmerà un nuovo contratto ( il nuovo cavaliere deve avere crica 60 anni ed i pretendenti sono tutti su quell’età ) deve essere ubbidiente e continuare nella politica iniziata 60 anni fa.
      Primo obbiettivo continuare a fermare le giuste aspettative del popolo che lavora, tenendolo basso, continuare con falsi problemi, continuare con il gossip ( ance se sarà un po’ più velato ) continuare a fare diventare più ricco chi è ricco e distruggere completamente l o stato sociale per il volere della BCE e per far fronte ai buchi di bilancio prodotti per sostentare il sistema perverso italiano ch premia i più furbi ha scapito degli onesti.
      No parlerei quindi di un cavaliere vittima o carnefice ma piuttosto di un grigio e triste dipendente al servizio dei più forti con lo scopo solo di accontentarli in tuttp e per tutto.
      Tanti auguri a tutti….

    1. TN 16 novembre 2010

      Odio Berlusconi e ciò che rappresenta, da sempre. E non vedo l'ora che Dio lo abbia in gloria.

      Chiarito questo, e scremato l'articolo di Carancini da qualche (legittimo) eccesso naif, anche io temo il dopo Berlusca, soprattutto guardando CHI ha deciso che debba esserci un dopo Berlusca.

      E' infatti innegabile che le bordate che si è preso nell'ultimo anno siano eterodirette. A quali fini, possiamo bene immaginarlo, e Carancini scopre solo la punta dell'iceberg, in merito.

      Temo purtroppo che ne vedremo delle brutte, nei prossimi anni, forse tempi peggiori di quelli a cui ci hanno abituati i c.d. "berluscones" (che saranno abilissimi a mutare pelle alla maniera dorotea, una volta decaduto il loro "duce").

      Per cui, negli ultimi tempi, sto arrivando addirittura a sperare che il nano resti in sella, e sparigli le carte ai golpisti con un colpo di coda che però non è lecito attendersi. Siamo ridotti a questo: sperare che il veliero del pirata resti a galla sennò finiamo TUTTI in bocca agli squali, equipaggio e ostaggi.

    1. sandrez 16 novembre 2010

      temo invece (come si diceva qualche articolo addietro) che chi verrà dopo sarà peggio del peggio....altro che costruire qualcosa di decente e autonomo da chicchessia.

    1. rocks 16 novembre 2010

      Quoto tutti. Sarà triste, ma preferisco vedere Bersani e Fini in tv, piuttosto che uno dei cento Berluscones. Senza Berlusco è un inizio, poi vediamo di costruire anche una classe politica decente e, per quanto possibile indipendente da Zio Sam.

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