LA POLITICA DELLA CARENZA

LA POLITICA DELLA CARENZA

DI PAOLO BARNARD

paolobarnard.info

Io qui parlo di ciò che colpisce al cuore i diritti umani e
la dignità umana riscattati dopo 5.000 anni di abietta schiavitù in Europa. E
quanto segue è terribilmente importante, per chi sa capire. Non sono molti
questi ultimi. Il fatto è che la stragrande maggioranza degli intellettuali
sceglie di ignorare gli aspetti più micidiali della recente evoluzione
storico-economica europea per un motivo, che non è sempre convenienza o
asservimento a un Potere, ma è qualcosa di molto più umano: terrore.Quando posti di fronte a ricerche molto ben documentate come la mia, o, molto più
autorevoli sono quelle degli studiosi che mi accompagnano, essi, gli
intellettuali, si fanno prendere dal panico, un terrore incontenibile e intimo causato
dal fatto che in effetti le cose stanno veramente come noi diciamo. Essi non
sono equipaggiati per affrontarle, e la violenza della loro reazione – siamo
complottisti, pagliacci, prezzolati, dementi ecc. – è proporzionale a quel
terrore. Per voi pochi capaci di reggere la realtà, eccola.

Il saggio politico di fama mondiale più scentrato dell’epoca moderna è di certo La Fine Della Storia di Francis Fukuyama. Se c’è una cosa che si è evoluta in aspetti inediti, e agghiacciati se si vuole, negli ultimi 20 anni è proprio la Storia. Fukuyama, un Neoconservatore americano, pensò che col crollo dell’Unione Sovietica la partita della Storia fosse stata vinta del capitalismo del libero mercato, quello dei consumi in veste democratica, e che in effetti non vi sarebbe stata altra significativa evoluzione. A parte l’aver clamorosamente mancato il cosiddetto Scontro della Civiltà (Samuel P. Huntington) insorto dopo la nascita dell’islamismo radicale negli tardi anni ‘80, Fukuyama non ha saputo vedere quale abisso di oscurantismo si stava aprendo in Europa, che avrebbe portato all’attuale Eurozona e alla crisi di cui tutti siamo preda. Questo, credo con quasi certezza, è accaduto perché l’intellettuale americano vive in quella parte del mondo, e come quasi tutti gli americani non capisce niente di Europa, proprio non ce la fanno a capirci.

Lascio Francis, di cui ci interessa poco, e vengo al punto. Ciò che tutti voi state osservando come crisi dell’euro, crescente disoccupazione, pressione per aumentare la produttività diminuendo i redditi, tagli alle spese sociali e aumenti delle tasse, fallimenti aziendali a catena, montante insicurezza economica, crescente e inaudita povertà, perdita di sovranità di Stati e parlamenti – le Austerità in altre parole – non è altro che la veste attuale di un’evoluzione micidiale del Vecchio Continente che io chiamo la Politica della Carenza. Essa trova le sue radici nel lavoro di uomini legati a doppia mandata al Vaticano negli anni ’30, e oggi è fermamente nelle mani dell’Opus Dei e dei maggiori ‘rentiers’ europei, coi favori vaticani non troppo distanti, anche se traballanti (vedi la corrente gesuita). La Politica della Carenza è un mostro, di gran lunga peggiore del fascismo, perché essa ha compiuto il prodigio dell’essere supinamente accettata da 27 Stati sovrani e da milioni di persone senza necessitare l’uso di armi o di squadre della morte, e i danni che sta portando sono immensamente superiori al fascismo (si pensi solo che le perdite finanziarie della disoccupazione negli ultimi 20 anni superano quelle di tutte le guerre della Storia). Infine, mentre le dittature erano facilmente identificabili e quindi colpibili, la Politica della Carenza no, anzi, è vista e propagandata come virtù economica. E la gente ci casca.

Ma cos’è esattamente? Come ho scritto nel mio saggio Il Più Grande Crimine 2011, dopo l’avvento della democrazia e dopo il conseguente riscatto di enormi masse verso un’esistenza più agiata ma soprattutto tutelata da diritti, l’obiettivo primario delle elites finanziarie e grandi industriali (Neomercantili), e in particolare dei ‘rentiers’ europei – cioè gli apparati di potere che per ‘diritto divino’ estraevano immense ricchezze dal lavoro altrui – fu uno solo: tornare a sottomettere quelle masse immense di esseri umani che, da poco più che mandrie di semi-animali totalmente asservite ai lussi dei ‘rentiers’, avevano acquisito istruzione, diritti, e soprattutto avevano assaggiato l’agio dei consumi. Questo, i ‘rentiers’, non l’accettarono mai, perché è ovvio che se la persona acquisisce i mezzi per rivendicare una fetta della ricchezza comune, e se queste persone divengono centinaia di milioni, la fetta di ricchezza che non andrà più ai ‘rentiers’ è enorme, e a loro questo non andò mai giù. Non solo: questi cittadini erano divenuti ‘arroganti’, ardivano reclamare sempre più diritti con sempre maggiori risorse, e i ‘rentiers’ si chiesero allarmati “ma di questo passo che ne sarà di noi?”. Non solo: il Vaticano vide sciami di fedeli staccarsi dai suoi ignobili ricatti superstiziosi, quindi dal suo controllo, proprio perché quelle persone stavano acquisendo una sicurezza economica e un’istruzione superiori al passato. Era finita l’epoca in cui la parola del parroco, e non di rado il suo diritto assoluto a stuprare le figlie del contadino/bracciante, erano la condicio sine qua non per l’assunzione di quell’uomo presso il latifondista, cioè la sottomissione in schiavitù di milioni di famiglie alla Chiesa. Era finita l’epoca in cui l’ignoranza sorella della povertà spingeva centinaia di milioni di esseri umani a subire senza fiatare le ignobili angherie della vampiresche elites benedette dal diritto divino sancito dai Papi.

Questi cambiamenti epocali a svantaggio di ‘rentiers’ e della Chiesa più retriva avevano ricevuto un impulso formidabile non solo da Illuminismo, Socialismo, Relativismo e altre correnti di pensiero europee, ma in epoca più recente anche da un’altra formidabile fucina sociale: gli Stati Uniti d’America. Negli USA il capitalismo dei consumi era divenuto un volano di una potenza incontenibile. Tutti, anche se solo vagamente, sappiamo come si sia edificato: il Sogno Americano era quello della famiglia che ha lavoro, casa, ferie, tv, shopping, svaghi, sport e che promette alle generazioni successive la medesima cosa, di più. Sappiamo che questo schermo nascondeva un’avidità mostruosa di profitti delle Corporations, una democrazia di plastica e parrucchini, e imprese coloniali intrise di sangue nel Terzo Mondo. Ma si faccia molta attenzione. Il capitalista americano doveva per necessità concedere alle masse almeno una cosa: sufficiente agio e democrazia affinché questi spendessero, oliando così una portentosa macchina di produzione, consumi e profitti. Le parole chiave sono SUFFICIENTE AGIO E DEMOCRAZIA. Esattamente ciò in cui i ‘rentiers’ e il Vaticano videro l’origine del loro incontenibile declino fra l’inizio del ‘900 e il boom del dopoguerra. Presero così ad odiare il modello americano, e a pensare a come distruggerlo qui in Europa, dove si era affermato in modo totale.

Non sto ora a riscrivere ciò che ho già pubblicato ne Il Più Grande Crimine (2011), cioè come si evolse il piano dei ‘rentiers’ e del Vaticano. Ricordo solo i passaggi principali. L’idea era dunque di riportare le masse europee a uno stato di povertà e carenza di diritti tale da ridurle alla sottomissione, quell’ordine sociale perduto ormai da decenni. Bisognava trovare il modo di costringere intere nazioni alla “singola ideologia del sacrificio” (Parguez, 2010), a una deflazione dell’economia su scala gigantesca, là dove si sarebbero ricreati gli “eserciti di riserva dei disoccupati” (Marx), con la creazione di sacche di nuova povertà su scala inaudita, e dove il mondo ideale degli economisti Neoagrari avrebbe trionfato, quel mondo dove i governi sono cartoline di rappresentanza privi di ogni potere reale, e dove non esiste la moneta nelle mani dello Stato, perché tutto si regola magicamente negli equilibri dei mercati (Ricardo, Walras, Jevons, Menger). Ecco nascere la Politica della Carenza.

Come si schiacciano milioni di persone sotto un volere e sotto interessi che esse non hanno mai votato e che le penalizzano a favore di pochi privilegiati? Con una psicosi di massa, semplice. Gli anni dal 1950 al 1989 sfornarono le psicosi del pericolo rosso sovietico, la Guerra Fredda, la strategia della tensione in Italia, poi quelle delle guerre balcaniche, poi quelle delle epidemie di massa Aids, Sars, Aviaria, Mucca Pazza ecc., poi quelle della Jihad planetaria di Al Qaida. Era nata la Politica della Paura, dove i consensi e quindi la sottomissione di intere popolazioni contro i loro reali interessi venivano ottenuti perché gli elettori, preda di ansie mediatiche, si arrendevano alla promessa di ‘protezione’ dei partiti forti. Ciò permise a diversi temi d’interesse strettamente elitario – dal complesso militare industriale, al mostro della farmaceutica, a quello della colonizzazione neoliberista dell’Est Europa, fino all’esecuzione capitale di una sfilza di diritti civili in diversi Paesi avanzati – di propagarsi con velocità fulminea sotto i nostri nasi. I ‘rentiers’ e il Vaticano capirono già dagli anni ’30 che la via più efficace per riconquistare il mondo feudale perduto – milioni di esseri umani intimoriti e indifesi per mancanza di reddito e quindi di diritti, da guidare alla sottomissione più abietta – era di creare un’altra psicosi di massa. La psicosi della crisi, di una crisi enorme, talmente travolgente da costringere alla resa anche gli Stati stessi, che quindi proclamassero l’INEVITABILITA’ della “singola ideologia del sacrificio, della deflazione dell’economia su scala gigantesca, là dove si sarebbero ricreati gli “eserciti di riserva dei disoccupati”, con la creazione di sacche di nuova povertà su scala inaudita, e dove il mondo ideale degli economisti Neoagrari avrebbe trionfato, quel mondo dove i governi sono cartoline di rappresentanza privi di ogni potere reale, e dove non esiste la moneta nelle mani dello Stato”.

Il loro lavoro di pianificazione, sempre spiegato ne Il Più Grande Crimine 2011, richiese 70 anni. Gli strumenti per creare la crisi, quella crisi immensa e travolgente, furono identificati nell’economia monetaria. Cioè: se si toglie allo Stato il potere di emettere la sua moneta; se questo Stato viene messo nelle condizioni di dover prendere in prestito la moneta dai grandi capitali privati; se si toglie alle Banche Centrali degli Stati il potere di garantire la spesa dei governi per cittadini e aziende; se si impone la regola dei pareggi di bilancio agli Stati che avevano alti debiti, lasciando così a secco tutto il settore produttivo e dei redditi; se si deregolamentano le banche e le si lascia fare truffe colossali; questo non può che innescare la disintegrazione dell’economia di quei Paesi senza possibilità di riscatto. Proprio una carneficina economica epocale, una crisi epocale. Dalla crisi, che oggi viviamo sulla nostra pelle, nasce la psicosi. Ed eccola la psicosi e la sua applicazione: la Politica della Carenza.

C’è la crisi degli spread. La crisi dell’euro. La crisi delle banche fallite, la crisi dei mercati, la crisi del debito, la crisi del deficit, la crisi non dà lavoro, la crisi distrugge aziende, la crisi abbassa gli stipendi, la crisi alza le tasse, la crisi richiede sacrifici, la crisi manda a spasso gli operai, la crisi non dà lavoro ai giovani, la crisi chiude i rubinetti dei crediti, la crisi è ovunque, la crisi non si ferma, la crisi ti fa rassegnare, la crisi non sai come prenderla, non la capisci, è più grande di te. La crisi crea CARENZA, non c’è lavoro, non c’è liquidità, non ci sono spese pubbliche, si deve risparmiare, non ci sono investimenti, non ci sono case a prezzi umani, non ci sono mutui, non ci sono crediti, non ci sono quindi consumi, non ci sono profitti per le piccole imprese, non ci sono redditi sufficienti, non ci sono alternative, non ci sono alternative! C’è carenza, e tu non ti puoi licenziare da un posto di lavoro infame a tempo determinato a 890 euro, o da un posto di lavoro infame dove ti spremono la vita umiliandoti, c’è carenza di lavoro. Non possiamo salvare dalla disoccupazione le famiglie dei lavoratori Fiat o Alcoa, e spedire al macero le rispettive aziende, con un New Deal rooseveltiano, c'è carenza nelle casse dello Stato, che non ha neppure più la sua moneta. Non puoi evitare di indebitarti per fare quella risonanza magnetica urgente, perché c’è carenza di servizi. Non puoi pagare i tuoi operai, c’è carenza di crediti. Non puoi sposarti, c’è carenza di mutui per un reddito come il tuo. Non puoi protestare, c’è carenza in casa tua e se perdi quel poco che hai sei finito. E hai paura.

Hai paura che anche quel poco che c’è può sparire. Ti dicono che devi accettare il ‘risanamento’, sai che ti fa morire, ma lo accetti per paura, perché c’è carenza, e non sai come girarti. La crisi ti assilla, e se peggiora? Ti propongono la Chemioeconomia, la accetti per paura della carenza. Ti propongono tutto e accetti tutto, lungo la una strada che tu non vedi ma che si chiama Spirale della Deflazione Economica Imposta, una spirale che porta dritti al feudalesimo dei diritti e dei redditi, la Grecia di oggi, 450 mila bambini denutriti e gente che si scalda d’inverno nell’auto dei vicini col diesel rubato dai camion. In Grecia, non a Calcutta. Ti propongono la morte delle prerogative del tuo Stato di proteggerti, e tu l’accetti, perché c’è carenza. Lo Stato stesso l’accetta, per la carenza, come accaduto alla Repubblica Italiana l’11 novembre 2011, dove la carenza di compratori dei nostri titoli di Stato, causata UNICAMENTE dall’euro, ha imposto un rovesciamento di un governo eletto e l’esautorazione di Camera e Senato.

La carenza economica ti ricatta, e se diventa come oggi un’epidemia continentale ti annienta la testa. Lo ripeto: ti obbligano ad accettare l’inimmaginabile reso plausibile. Il TUO parlamento sta seduto ad aspettare che la TUA finanziaria sia letta e approvata da gente che sta all’estero, poi e solo poi può balbettare qualcosa (Fiscal Compact). Il tuo Stato deve indebitarsi con le banche per dare miliardi a un fondo da cui gli verranno prestiti che dovrà ripagare spremendo a sangue i cittadini e le aziende… cioè dobbiamo fare un debito per comprare la mazza con cui ci spaccheranno le ginocchia (Meccanismo Europeo di Stabilità MES). Una lobby di un centinaio di ‘rentiers’ (ERT) scrive la regola secondo cui l’Italia sarà approvata dai mercati solo se i risparmi saranno trovati nella Sanità e nelle pensioni, e questa regole diventa legge italiana (Europact). Abbiamo accettato l’inimmaginabile reso plausibile perché c’è carenza. Stiamo impoverendo il Paese verso un’economia kosovara, verso il sogno dei ‘rentiers’ e del Vaticano, perché c’è carenza, e l’accettiamo perché la carenza non ci dà alternative.

Va compreso, vi prego con tutto me stesso, che quanto descritto è reale, e va ben oltre i più arditi sogni dei capitalisti Neoliberali o Neoclassici. Ciò che le elite dei ‘rentiers’ e dei servi dell’Opus Dei hanno creato in Europa è precisamente un percorso di ritorno a condizioni di tale tracollo economico da riportare milioni di persone all’abbruttimento e alla paura delle epoche feudali. La Politica della Carenza non è più Neoliberismo, è Neofeudalesimo.

Ma come sono identificabili i ‘rentiers’ esattamente? La risposta è piuttosto semplice se si volge lo sguardo al passato: i nobili, i latifondisti, gli oligarchi, e già dai primi anni del XX secolo gli speculatori finanziari. Oggi la cosa è più complessa. Scomparsi duchi e baroni, e i latifondisti delle corti borboniche, i ‘rentiers’ hanno dovuto modernizzarsi, cioè apprendere un mestiere almeno di facciata, pur sempre ricavando le loro fortune dal sudore e dalle abilità di altri. La famiglia Agnelli in Italia è un esempio. Forse i più inetti produttori di auto del mondo occidentale per quasi un secolo, sono sopravvissuti e hanno goduto di immensi privilegi grazie allo sfruttamento di generazioni di immigrati meridionali e a sussidi di denaro pubblico in quantità grottesca. Ben altri autori hanno documentato tutto ciò.

‘Rentiers’ della più tradizionale specie sono ancora i rampolli di famiglie europee di altissimo lignaggio. Probabilmente la famiglia ancora oggi più ricca di Germania è quella che discende dalla casata Thurn Und Taxis, proprietari immobiliari e terrieri da epoca feudale, con un ramo italiano di tutto rispetto. Un altro nome è quello del Visconte Etienne Davignon, di origine belga, ma notorio soprattutto perché è stato il gran cerimoniere del più segreto e controverso club di Globocrati (definizione dell’Economist) al mondo: il Bilderberg. Si legga a pagina 45 del mio Il PGC 2011 la impressionante lista di potentissimi internazionali che appartengono alla corte di Davignon. Altro nome di rilievo è quello dell’attuale presidente del Consiglio Europeo Herman Von Rompuy. Ma ve ne sono migliaia, includendo le diverse case reali ancora parassitarie in Europa. Per costoro è persino intuitivo capirlo, la crescita di blocchi di milioni di cittadini benestanti e tutelati da crescenti diritti fu, e rimane, una bestemmia al loro diritto ‘divino’ di essere le elites in controllo della ricchezza planetaria. La Politica della Carenza è vista da costoro come la penicillina dell’ordina naturale delle cose: il loro potere.

Oggi l’Italia, e l’Europa, vedono crescere coorti di banchieri ‘rentiers’, cioè affaristi i cui istituti di credito sono stra-falliti ma che godono delle rianimazioni dei gentili Mario Draghi e Mario Monti, David Cameron o Mariano Rajoy, a suon di favori miliardari per favorirne la ricapitalizzazione (cioè acquisti di quote societarie), che altrimenti sarebbe impossibile. In Italia i nomi di Monte dei Paschi e Unicredit sono in primo piano in ciò. Va compreso che queste grandi banche oggi non necessitano più dell’economia reale, quella dei redditi-consumi-produzione, poiché ricavano appunto margini enormi dalla protezione dei governi e delle Banche Centrali, possono giocare con assets finanziari assai più che con i crediti, per cui poco gli importa se il Neofeudalesimo dimezza lo standard di vita di noi cittadini e aziende.

Ma ben oltre le banche, spesso incolpate di cose inesatte, vi sono i ‘rentiers’ degli Hedge Funds, i grandi speculatori, coloro cioè che grazie a una deregolamentazione scellerata degli scambi finanziari possono oggi sedere in un ufficio e, senza neppure possedere il capitale, giocare d’azzardo sul debito pubblico di un intero Paese come l’Italia. Il meccanismo è complesso, prende il nome di Over the Counter contracts (OTC), shorting e via discorrendo, dove il ‘rentier’ prende in prestito un pezzo di debito italiano, scommette che calerà di valore, collude con tutta una serie di attori finanziari per far sì che ciò accada, e poi incassa fortune incredibili al momento buono. Non ha rischiato quasi nulla, meno che meno un proprio capitale, succhia ricchezza da noi e noi viviamo poi sulla nostra pelle il disastro degli spread e delle Austerità conseguenti (si legga pag. 64 del mio Il PGC 2011). Hedge Funds sono JP Morgan, Bridgewater, John Paulson, Soros Fund, Man Group, BlackRock, Goldman Sachs Asset Management, Blue Crest, Magnetar, Tricadia. In Italia i principali sono: Generali I.A., Azimut Capital Management, Euroimmobiliare A.I., Capitalia I.A., Intesa, Lyxor, Pioneer A.I.M., Pirelli Re Opportunities, Zenit A.I., Duemme Hedge.

Ma ‘rentiers’ sono in Italia anche i magnate dell’imprenditoria che avendo fallito miseramente in qualsiasi ambito innovativo e produttivo, schiacciati come mosche dalla bravura dei concorrenti stranieri, si sono riciclati in due settori: 1) le privatizzazioni, dove acquisiscono a prezzi stracciati grazie appunto alla Politica della Carenza blocchi interi di assets pubblici edificati col lavoro di generazioni, favoriti da criminali pubblici come Romano Prodi o Visco o Bassanini, Padoa Schioppa ecc. 2) l’acquisizione, sempre per mezzo del punto precedente, dei servizi essenziali, quelli di cui nessun essere umano può fare a meno, con strade, treni, telefonia, sanità, gas, luce, e presto anche l’acqua. Sanno che anche se la Politica della Carenza riportasse povertà semi-ottocentesche fra di noi, noi saremo comunque costretti a pagare quei servizi, a costo di mangiare una sola volta al giorno. Sono profitti garantiti per questi ‘rentiers’, che si chiamano Carlo De Benedetti, Luca C. di Montezemolo, la famiglia Benetton, Cesare Geronzi, Marco Tronchetti Provera, la famiglia Moratti, Roberto Colaninno, Corrado Passera, Leonardo Del Vecchio, Francesco Caltagirone, Antonio Angelucci, il simpatico Della Valle ecc., tutti coloro che si sono gettati qui nell’abbuffata delle privatizzazioni.

Infine, e con una portata demolitrice immensamente superiore, ‘rentier’ si può considerare la Germania stessa, che di fatto ha costruito la sua presente fortuna su altri due punti: 1) sulla gabbia dell’euro e sfruttando l’indebitamento dei noi mediterranei che gli abbiamo comprato l’ira di Dio di prodotti per 30 anni, per poi essere oggi additati come ‘mailai PIIGS’ spendaccioni. 2) sfruttando il lavoro ossessivo e sempre meno pagato di milioni di lavoratori tedeschi che con le riforme Hartz hanno ceduto alle Corporations Neomercantili della Germania una mole immane di forza lavoro tutta goduta da chiunque tranne loro, perché il frutto di essa, i prodotti, sono esportati in tutto il mondo a beneficio di altri, mentre i profitti sono solo delle Corporations. La Germania dei Neomercantili – unitamente a tutte le industrie similmente ‘rentiers’ della UE fra cui le poche italiane – ha un interesse diretto che milioni di europei vengano impoveriti drammaticamente dalla Politica della Carenza. Berlino sogna di trovare a pochi chilometri a sud di Monaco di Baviera masse di disoccupati alla disperazione pronti a lavorare per le succursali tedesche, o per le imprese italiane acquisite dalla Germania, a stipendi quasi cinesi. Sarebbe una delocalizzazione a due passi da casa e in più in un Paese, come l’Italia, o come la Spagna, dove le infrastrutture sono modernissime. Naturalmente, ai ‘rentiers’ Neomercantili non importa un accidenti se i nuovi poveri neofeudali europei smetteranno di comprargli i prodotti. I managers di queste Corporations guardano con 40 anni di lungimiranza, e sanno che i nuovi immani mercati di domani non sono qui, ma in Brasile, Cina e India. Là devono competere. Qui gli schiavi al lavoro.

Sull’Opus Dei è stato scritto e pubblicato di tutto. Trovare le prove però del loro coinvolgimento nella creazione della micidiale macchina di impoverimento sociale automatico che si chiama Eurozona è semplice: l’economista francese ed ex insider del governo Mitterrand, Prof. Alain Parguez, ha personalmente testimoniato l’appartenenza all’Opus Dei del padre creatore di tutto il disegno dell’Europa moderna, l’onnipotente Jaques Delors, che fu anche a capo della Commissione Europea dall’85 al ‘95. A questo, l’accademico parigino aggiunge: “E tutti i membri dei consigli economici del Papa sono uomini dell’Opus Dei, la maggioranza dei quali proviene dall’università Bocconi di Milano”.

La Politica della Carenza, sostengo con disperata serietà, è oggi la forza dominante di tutto ciò che voi persone conoscete come Unione Europea, come governi tecnici, come ‘risanamento’. La devastazione che essa mira a portare fra centinaia di milioni di famiglie degne e ignare ha appena ora iniziato a far sentire i propri fetidi morsi con le Austerità. Non si fermeranno davanti a nulla, a meno che quelle milioni di famiglie rompano la maledizione dell’ignoranza su cui i ‘rentiers’ contano per distruggerle e si ribellino. L’Illuminismo ci riuscì 250 anni fa. Oggi si inizia da qui:

http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=429

Paolo Barnard
Fonte: www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=460
25.09.2012

Commenti (80)

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    1. zara 25 settembre 2012

      E perché ,Barnard, non vedi la matrice giudea in tra gli artefici questa Politica della Carenza? Perccé non vedi che: Draghi, Monti, Cameron, Hollande, Merkel, Benedetto XV ecc...ecc Sono giudei? Forse perché anche Barnard è un cognome di origine giudea?

    1. mikaela 25 settembre 2012

      Alla base di questa analisi c'e' la politica della carenza ed in nome di questa Barnard scrive e ci fa capire che ci stanno distruggendo Punto.Rileggi l'articolo.Solo alla fine Barnard accenna all'illuminismo-

      " Non si fermeranno davanti a nulla, a meno che quelle milioni di famiglie rompano la maledizione dell’ignoranza su cui i ‘rentiers’ contano per distruggerle e si ribellino. L’Illuminismo ci riuscì 250 anni fa. Oggi si inizia da qui:

      http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=429

    1. Jor-el 25 settembre 2012

      La questione della democrazia è molto semplice. Il welfare state ha determinato la creazione tra gli Anni '60 e '70, di una "classe media", cioè di un vasto strato sociale, tendenzialmente maggioritario, che, per la prima volta nella storia dell'umanità ha avuto accesso a un sistema previdenziale pubblico e a un'istruzione superiore di massa. La democrazia (socialdemocrazia in europa) è la stata la forma politica che ha rappresentato la middle class, con i suoi partiti di massa ecc dcc. Le politiche deflazionistiche iniziate negli Anni '80 negli Stati Uniti e in Inghilterra hanno progressivamente "smontato" lo stato sociale trasformando la spesa pubblica in meno tasse per i ricchi. Questo ha provocato nel breve periodo un arricchimento di una parte della classe media (da cui i successi elettorali delle destre americane e europee) ma, successivamente, una decompozione della maggioranza della stessa, e, alla fine, una effettiva distruzione dei ceti medi che, senza il salvagente di un vero stato sociale, sono ricaduti in un'economia di sussistenza. La fine della classe media ha posto in crisi la democrazia. Mentre il ceto politico è finito sotto il controllo del lobbismo, i partiti di massa sono scomparsi, lasciando il posto a nuove aggregazioni di interessi, ad es., in Italia, il "berlusconismo" e le ex sinistre socialdemocratiche passate armi e bagagli al neoliberismo. Quello della fine della democrazia come risultato della distruzione della middle class è un processo cominciato negli USA e UK, e POI importato nell'Europa con l'Euro come scorciatoia e arma perfetta per scardinare il patto sociale realizzato dalla socialdemocrazia (il modello tedesco). E' l'unico punto in cui mi trovo in disaccordo con Barnard, in quanto io non vedo una reale contraddizione fra il progetto americano e quello delle elite dell'eurozona, ma una sostanziale organicità, se pur con momenti in cui si sono espresse controtendenze. L'Euro è un prodotto del dollaro, imposto all'Europa nel quadro della globalizzazione. La prova è il vantaggio nei cambi che il dollaro ha immediatamente conquistato sull'Euro, nonostante i proclami di Prodi che aveva promesso addirittura un futura parità.

    1. Georgejefferson 25 settembre 2012

      prosegue...BARNARD

      SULLA DEMOCRAZIA_DA_IL PIU GRANDE CRIMINE_ESTRATTO

      Non per cause di forza maggiore economiche. Sapevano che gli Stati a moneta sovrana avrebbero potuto creare la piena occupazione senza problemi in tutto il mondo, ma

      ciò gli avrebbe sottratto il potere. Dovevamo soffrire.

      Il rapporto attacca lo Stato Sociale anche perché, sostengono gli autori, la spesa sociale può causare un’inflazione disastrosa:

      “L’inflazione (…) potrebbe essere esacerbata dalle politiche democratiche, e risulta molto difficile per i sistemi democratici tenerla sotto controllo. La tendenza

      naturale delle pretese politiche possibili in un sistema democratico aiuta i governi ad affrontare i problemi delle recessioni economiche, prima di tutto la

      disoccupazione, ma gli impedisce di controllare l’inflazione con efficacia. Di fronte alle richieste del business, dei sindacati e dei beneficiari della generosità

      governativa, diventa quasi impossibile per i governi democratici ridurre la spesa, aumentare le tasse, e controllare i prezzi e gli stipendi. In questo senso

      l’inflazione è la malattia economica delle democrazie”.

      Niente meno. Notate l’uso specifico delle parole “generosità governativa” contrapposte alle virtù del “ridurre la spesa, aumentare le tasse, e controllare i prezzi e

      gli stipendi”, associate alla minaccia finale di inflazione. Questi principi sono precisamente il credo fondamentale e gli spauracchi degli economisti Neoclassici,

      Neomercantili e Neoliberisti, che abbiamo in parte già visto.E per rimanere nell’ambito dei pericoli che la democrazia pone al governo delle elite, i tre autori

      individuano nel radicalismo delle idee di sinistra lo strumento principe che anima le lotte dei lavoratori.

      Qui è Samuel P. Huntington a scrivere righe inquietanti sull’ideologia radicale, sostenendo che

      “quando essa perde forza, diminuisce il potere dei sindacati di ottenere risultati”, e infatti la concertazione “… produce disaffezione da parte dei lavoratori, che

      non si riconoscono in quel processo burocratico e tendono a distanziarsene, e questo significa che più i sindacati accettano la concertazione più diventano deboli e

      meno capaci di mobilitare i lavoratori, e di metter pressione sui governi”.

      Parole che preconizzarono con estrema lucidità una delle epoche più infami dei rapporti fra Vero Potere e mondo dei lavoratori/cittadini, quella che nel giro di pochi

      decenni porterà i sindacati dalla loro storica tradizione di lotta per ottenere sempre maggiori diritti, alla miserevole condizione odierna, dove essi ormai possono

      solo contrattate sul grado di abolizione dei diritti.

      Concludo il capitolo su The Crisis of Democracy citando il vano tentativo di Ralf Dahrendorf di criticare il contenuto anti sociale e anti democratico di questo

      rapporto, leggibile proprio nella discussione pubblicata in appendice a esso. Egli lanciò un monito ai governi affinché

      “evitino di credere che il progresso che hanno resto possibile per grandi masse di cittadini deve ora essere disfatto perché è scomodo per alcuni. Va evitato di

      credere che un po’ più di disoccupazione, un po’ meno istruzione, un po’ più di disciplina e un po’ meno libertà di espressione renderanno il mondo un luogo migliore,

      in cui sarà possibile governare con efficacia. Invero, credo che questo tentativo di riportare indietro il progresso della storia per ricreare lo stato di cose che ci

      siamo fortunatamente lasciati alle spalle è in molti aspetti incivile, davvero primitivo.

      Il piano accelera esponenzialmente. Nasce il Piano di Contiguità. E’ vero che le idee permettono il potere, ma, parafrasando Oscar Wilde, “con un piccolo aiuto da

      altri”. E l’aiuto arrivò sotto una forma scontata per idee che servivano gli interessi dei super ricchi: denaro. Ma non vagonate di soldi brutalmente versati nelle

      casse di quei pensatori, bensì qualcosa di estremamente sofisticato che mirava a due goal:

      primo, ovviamente raccogliere fondi, ma soprattutto diventare influenti coi politici e infiltrare il mondo universitario dove la ‘vera’ struttura di comando dei

      governi veniva istruita. Si faccia attenzione che quanto segue spiega come sia accaduto che i dogmi economici delle elite siano divenuti di fatto una religione

      mondiale oggi incontrastata. Esse compresero che gli elementi che realmente gestiscono il potere nei governi non sono i politici noti, ma piuttosto la retroguardia

      composta dai tecnocrati e dai consiglieri.

      I politici, pensarono, dovevano rendere conto agli elettori, e almeno in teoria erano limitati da una serie di preoccupazioni sociali; non potevano rubare

      sfacciatamente al pubblico i suoi diritti e le sue risorse. Ma la retroguardia non aveva nessuno di questi problemi e poteva sfornare una serie di principi economici

      per fare il lavoro sporco, camuffandoli però da necessità economiche ineludibili o addirittura da misure virtuose. I politici avrebbero presentato le scelte impopolari

      come sacrifici purtroppo inevitabili dettati dalla giusta scienza economica che i tecnocrati e i consiglieri certificavano come autorevoli e persino vitali.

      Riassumendo, fu questo Piano di Contiguità che attraverso una rete di istituti per la formazione post universitaria e per il finanziamento delle future classi

      dirigenti permise alle elite di colonizzare con le loro idee i cervelli che contavano. Quelli che poi noi cittadini troviamo in posizione chiave di potere alle spalle

      dei politici di facciata, i quali altro non possono fare se non seguire i loro diktat.

    1. Georgejefferson 25 settembre 2012

      SULLA DEMOCRAZIA_DA_IL PIU GRANDE CRIMINE_ESTRATTO

      Huntington, Crozier e Watanuki stilarono un rapporto con ancora idee, strategie e dettami, ma questa volta la sofisticatezza delle 227 pagine del loro The Crisis of

      Democracy dà i brividi.

      Vi si legge letteralmente tutto ciò che ci hanno fatto accadere per disabilitarci. Il titolo stesso è ingannevole, poiché non si tratta di riparare le democrazie

      partecipative, come sembrerebbe suggerire, ma di distruggerle.

      Infatti il rapporto dichiara senza mezzi termini che

      “alcuni dei problemi di governo negli Stati Uniti di oggi derivano da un ‘eccesso di democrazia’ C’è bisogno invece di un grado superiore di moderazione nella quantità

      di democrazia”.

      E naturalmente il diritto ‘divino’ delle elite di governare noi gente comune trova in queste pagine una giustificazione immediata quando Huntington scrive:

      “La democrazia è solo una delle fonti dell’autorità e non è neppure sempre applicabile. In diverse istanze chi è più esperto, o più anziano nella gerarchia, o più

      bravo, può mettere da parte la legittimazione democratica nel reclamare per sé l’autorità”.

      Parole che si congiungono in modo perfetto al piano di Schuman, Monnet e Perroux, e che hanno prestato le fondamenta all’Europa unita dell’Euro già ora governata da

      una elite di burocrati super specializzati che nessuno di noi elegge. I tre autori scrissero le loro istruzioni su come le elite avrebbero dovuto procedere in termini

      chiarissimi, e con una premonizione straordinaria:

      “Il funzionamento efficace di un sistema democratico necessita di un livello di apatia da parte di individui e gruppi. In passato (prima degli anni ’60, nda) ogni

      società democratica ha avuto una popolazione di dimensioni variabili che stava ai margini, che non partecipava alla politica. Ciò è intrinsecamente anti-­ democratico,

      ma è stato anche uno dei fattori che ha permesso alla democrazia di funzionare bene”.

      Ed è stata proprio questa apatia che fu indotta sulle masse dell’Occidente per mezzo di una operazione massmediatica enorme e dell’esplosione del consumismo,

      deviandole dall’attivismo democratico, drogandole così che non vedessero più i loro reali bisogni e i loro diritti. Come ha scritto David Bollier

      “Potrà una società che si è così gettata su una eccessiva commercializzazione funzionare ancora come una democrazia deliberativa? Potrà il pubblico ancora trovare e

      sviluppare la sua voce sovrana? O, viceversa, il suo carattere è stato così profondamente trasformato dai media commerciali da stroncarne per sempre l’abilità di

      partecipare alla vita pubblica?”

      Qui The Crisis of Democracy mostra la medesima mentalità che portò Lippmann a chiamare i cittadini “gli outsider rompicoglioni”, prova ulteriore del gemellaggio

      ideologico degli attori di questo piano. Essi infatti proclamarono che:

      “la storia del successo della democrazia… sta nell’assimilazione di grosse fette della popolazione all’interno dei valori, atteggiamenti e modelli di consumo della

      classe media”.

      Cosa vuol dire? Significa che se si vuole uccidere la democrazia partecipativa dei cittadini mantenendo in vita l’involucro della democrazia funzionale alle elites,

      bisogna farci diventare tutti consumatori, spettatori, piccoli investitori. L’involucro della democrazia fu salvato, il suo contenuto, cioè noi cittadini

      partecipativi, fu annientato.

      Ora attenzione a quanto segue: ogni idea di Stato Sociale che “avrebbe dato ai lavoratori garanzie e avrebbe alleviato la disoccupazione” veniva tacciata dai tre

      autori di essere

      “una deriva disastrosa… poiché avrebbe dato origine a un periodo di caos sociale”.

      Che il lettore s’imprima nella memoria queste parole, poiché esse detteranno una delle più criminose decisioni politiche della Storia occidentale moderna voluta dalle

      elite, quella di creare artificiosamente grandi sacche di disoccupati, sottoccupati, e precari – con le immense sofferenze che ne conseguivano – solo per poterci

      controllare meglio, e sfruttare meglio.

      continua...

    1. gattocottero 25 settembre 2012

      Non è esatto, c'è un evento storico nel quale il popolo conta:


      la rivoluzione.

    1. gattocottero 25 settembre 2012

      Bello l'Opus Dei, guarda un qui come te lo descrivono per bene:



      http://www.youtube.com/watch?v=RDK3o2DoXy0




      MASSONERIA E OPUS DEI: C'E' DIFFERENZA?



      http://affaritaliani.libero.it/politica/massoneria_pd_berlinguer090610.html

    1. diotima 25 settembre 2012

      Mikaela: lo zelo con cui citi la frase di Barnard certamente ti inserisce automaticamente nella lista di coloro che hanno capito tutto, lasciando fuori me. pazienza. non sono una dei famosi 300 di cui lui ha parlato poco tempo fa. se p allora q: significa che la conclusione è giusta sole se anche la premessa lo è. Ora io non riesco proprio a condividere il giudizio storico di B. sull'illuminismo che sta alla base di questa analisi, a fortiori, dunque ,non posso condividerne le conclusioni di natura storica. ripeto, condivido quanto scritto da giancarlo e, aggiungo, quanto scritto da altri qui sul forum come bysantium, faulken e altri. io nella mia risposta ho considerato soprattutto questo aspetto, il che di per sè, non censura tutta la sua analisi. ma un uomo è padrone delle circostanze , cioè influisce sul cambiamento delle stesse, solo se le conosce. solo così la storia degli uomini può aspirare ad un ideale di giustizia. ma è solo un'umile opinione di chi sa che molte cose non le capisce e non per questo cede di fronte a chi crede di avere verità in tasca.

    1. tania 25 settembre 2012

      Mi fa piacere che P.B. abbia precisato come il cosidetto Sogno Americano della democrazia dei consumi nascondesse comunque “un’avidità mostruosa di profitti delle Corporations, una democrazia di plastica e parrucchini, e imprese coloniali intrise di sangue nel Terzo Mondo” . Quindi bene . Per il resto invece spero che questa suo puntare l’indice contro singoli individui sia frutto della sua impostazione da giornalista , ma non di una sua analisi politica . Perché se fosse sfocerebbe inevitabilmente in mostruosità del tipo “siamo tutti ( imprenditori e lavoratori ) sulla stessa barca , dobbiamo unirci come popolo , come nazione eccetera ” . Io mi sento unita solo ed esclusivamente agli sfruttati di ogni luogo e latitudine che ci hanno permesso , a 2 € al g , ( per citare P.B. ) “una democrazia di plastica e parrucchini, e intrisa di sangue” . Il nemico da nominare è il capitalismo come struttra di classe , generatore all'inifinito , oltre che di mercificazione etc anche degli stessi "rentiers" , all'interno degli stessi "popoli" e "nazioni" . Quindi , in sintesi , spero che la sua sia una fotografia giornalistica e non un'analisi politica .

      PS : nota ( se può servire ) per gli utenti che associano impropriamente l’illiminismo alla borghesia in ascesa : la maggioranza dei philosphes dell’illuminismo ( da Voltaire , a Montesquieu , Condillac , d’Holbach , Beccaria , Verri , Filangeri , Rousseau eccetera ) appartenevano alla nobilità , non alla borghesia ..

    1. mikaela 25 settembre 2012

      soprattutto perche' tu e tutta la tua stirpe siete ben sistemati e non te ne importa se rimaniamo o usciamo dall'euro tanto a te e alla tua famiglia non cambia niente.
      Non sei di quelli che ha il cappio al collo.

    1. mikaela 25 settembre 2012

      Pero' non mi ricordo d'aver letto nei tuoi commenti a Bagnai che quello che aveva scritto, "conteneva" o "convergeva" con quello che dicono i fondatori di MMT che il giornalista P.Barnard ha studiato (l'unico in Italia) e riporta fedelmente, ma se mi e' sfuggito potresti sempre contraddirmi postando il link.

    1. Ercole 25 settembre 2012

      Da quando il socialismo e diventata una scienze, , va studiata.Il tuo qualunquismo non porta da nessuna parte,ARMATI CON L,INFORMAZIONE CE SCRITTO SUL SITO.......

    1. mikaela 25 settembre 2012

      A prescindere da quello che hai scritto

      Tu sicuramente non hai letto neanche quello che ha scritto Barnard perche' quoti uno che non ha neanche capito sin dalle prime 2 righe e sicuramente non ha letto neanche il resto

      Barnard si riferisce a quelli che che sanno capire e che non sono molti.

      " E quanto segue è terribilmente importante, per chi sa capire. Non sono molti questi ultimi. ".

      come si puo' commentare un articolo nei suoi contenuti se non si capisce neanche la sintassi.

    1. mikaela 25 settembre 2012

      Barnard ha scritto :

      "per chi sa capire. Non sono molti questi ultimi."

      hai basato la tua critica a Barnard senza leggere attentamente che cosa significa "ultimi" nel contesto del suo articolo. Vieni al Summit cosi' te lo spiega a voce.

    1. RicBo 25 settembre 2012

      Ok Paolo, l'hai già ripetuto mille volte e finalmente ho capito: siamo fottuti.

      Ma non mi convincerai con questo a partecipare all'evento-che-potrebbe-salvarci-tutti. Scusa, ma non credo al regno dei cieli che propagandi con i tuoi saggi amici amerikani. E' un mio limite.

      Preferisco considerare questa crisi come un'opportunità per cambiare il modello su cui fino ad ora ho costruito la mia esistenza. Che i 'rentiers' e i keynesiani facciano quello che gli pare, io sarò già nel Mondo Nuovo.

    1. RicBo 25 settembre 2012

      Ma Giancarlo, non credi che il concetto di democrazia non è mai stato applicato, tranne forse nella Comune di Parigi e in pochi altri fugacissimi episodi? Se la vedi in questo modo, il tuo discorso non si sostiene più..

    1. segretius 25 settembre 2012

      Ma....prima di fascismo e nazismo non c'era democrazia. C'era, forse, una spinta per superare le oligarchie precedenti, subito repressa attraverso tali forme di dittatura. La novità (forse) stava nell'energia che alimentava i fascismi che veniva dalle stesse masse che reprimevano se stesse. Prima dell'economia questi "rentiers" hanno studiato la psicologia di massa e l'hanno applicata in modo ineccepibile. Anche di questo Barnard capisce poco, ma c'è da pensare che un giorno, fresco di studi, ce lo venga ad insegnare.....

    1. diotima 25 settembre 2012

      Volevo anche aggiungere questo: la democrazia di cui noi crediamo di godere la vedo sempre più come una gentile concessione dei rentiers stessi per spremerci come limoni. Adesso che i risparmi si assottigliano sempre più a causa dell'austerità , soldi che quindi per necessità di cose sono tolti al consumo, finalmente sdoganeranno il modello foxconn nel nostro occidente pieno di troppi diritti e protezioni. solo allora potremo godere delle meraviglie di una nuova crescita economica.
      questo vogliono e questo stanno ottenendo. Secondo me , obviously.

    1. diotima 25 settembre 2012

      Non posso non quotare totalmente Giancarlo.
      avevo letto altrove del sacro furore barnardiano illuministico.

      Non credo sia una svista, credo invece che sia un 'ingenua fede nei confronti di un momento storico dal quale derivano le fondamenta di questa europa.
      La borghesia che con la rivoluzione francese è andata sostituendosi definitivamente alle vecchie classi della nobiltà e del clero, ha sostituito la vecchia idea di spadroneggiamento per diritto divino delle vecchie classi, con quella nuova dello spadroneggiamento attraverso il concetto di proprietà privata dei mezzi di produzione: io ti dò un salario che ti consenta di sopravvivere, tanto poi me lo riprendo a poco a poco dal prezzo che tu paghi per il prodotto che tu produci per me. perchè io ti dico che tu ne hai bisogno.
      Gli ultimi resteranno sempre ultimi nella storia degli uomini. non c'è illuminismo che tenga.
      ripeto, condivido totalmente quanto espresso da Giancarlo e lo ringrazio anche per la chiarezza.

    1. ottavino 25 settembre 2012

      E' implicito che è per me. Sono un tipo molto sintetico.

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