LA POLITICA DELLA CARENZA

LA POLITICA DELLA CARENZA

DI PAOLO BARNARD

paolobarnard.info

Io qui parlo di ciò che colpisce al cuore i diritti umani e
la dignità umana riscattati dopo 5.000 anni di abietta schiavitù in Europa. E
quanto segue è terribilmente importante, per chi sa capire. Non sono molti
questi ultimi. Il fatto è che la stragrande maggioranza degli intellettuali
sceglie di ignorare gli aspetti più micidiali della recente evoluzione
storico-economica europea per un motivo, che non è sempre convenienza o
asservimento a un Potere, ma è qualcosa di molto più umano: terrore.Quando posti di fronte a ricerche molto ben documentate come la mia, o, molto più
autorevoli sono quelle degli studiosi che mi accompagnano, essi, gli
intellettuali, si fanno prendere dal panico, un terrore incontenibile e intimo causato
dal fatto che in effetti le cose stanno veramente come noi diciamo. Essi non
sono equipaggiati per affrontarle, e la violenza della loro reazione – siamo
complottisti, pagliacci, prezzolati, dementi ecc. – è proporzionale a quel
terrore. Per voi pochi capaci di reggere la realtà, eccola.

Il saggio politico di fama mondiale più scentrato dell’epoca moderna è di certo La Fine Della Storia di Francis Fukuyama. Se c’è una cosa che si è evoluta in aspetti inediti, e agghiacciati se si vuole, negli ultimi 20 anni è proprio la Storia. Fukuyama, un Neoconservatore americano, pensò che col crollo dell’Unione Sovietica la partita della Storia fosse stata vinta del capitalismo del libero mercato, quello dei consumi in veste democratica, e che in effetti non vi sarebbe stata altra significativa evoluzione. A parte l’aver clamorosamente mancato il cosiddetto Scontro della Civiltà (Samuel P. Huntington) insorto dopo la nascita dell’islamismo radicale negli tardi anni ‘80, Fukuyama non ha saputo vedere quale abisso di oscurantismo si stava aprendo in Europa, che avrebbe portato all’attuale Eurozona e alla crisi di cui tutti siamo preda. Questo, credo con quasi certezza, è accaduto perché l’intellettuale americano vive in quella parte del mondo, e come quasi tutti gli americani non capisce niente di Europa, proprio non ce la fanno a capirci.

Lascio Francis, di cui ci interessa poco, e vengo al punto. Ciò che tutti voi state osservando come crisi dell’euro, crescente disoccupazione, pressione per aumentare la produttività diminuendo i redditi, tagli alle spese sociali e aumenti delle tasse, fallimenti aziendali a catena, montante insicurezza economica, crescente e inaudita povertà, perdita di sovranità di Stati e parlamenti – le Austerità in altre parole – non è altro che la veste attuale di un’evoluzione micidiale del Vecchio Continente che io chiamo la Politica della Carenza. Essa trova le sue radici nel lavoro di uomini legati a doppia mandata al Vaticano negli anni ’30, e oggi è fermamente nelle mani dell’Opus Dei e dei maggiori ‘rentiers’ europei, coi favori vaticani non troppo distanti, anche se traballanti (vedi la corrente gesuita). La Politica della Carenza è un mostro, di gran lunga peggiore del fascismo, perché essa ha compiuto il prodigio dell’essere supinamente accettata da 27 Stati sovrani e da milioni di persone senza necessitare l’uso di armi o di squadre della morte, e i danni che sta portando sono immensamente superiori al fascismo (si pensi solo che le perdite finanziarie della disoccupazione negli ultimi 20 anni superano quelle di tutte le guerre della Storia). Infine, mentre le dittature erano facilmente identificabili e quindi colpibili, la Politica della Carenza no, anzi, è vista e propagandata come virtù economica. E la gente ci casca.

Ma cos’è esattamente? Come ho scritto nel mio saggio Il Più Grande Crimine 2011, dopo l’avvento della democrazia e dopo il conseguente riscatto di enormi masse verso un’esistenza più agiata ma soprattutto tutelata da diritti, l’obiettivo primario delle elites finanziarie e grandi industriali (Neomercantili), e in particolare dei ‘rentiers’ europei – cioè gli apparati di potere che per ‘diritto divino’ estraevano immense ricchezze dal lavoro altrui – fu uno solo: tornare a sottomettere quelle masse immense di esseri umani che, da poco più che mandrie di semi-animali totalmente asservite ai lussi dei ‘rentiers’, avevano acquisito istruzione, diritti, e soprattutto avevano assaggiato l’agio dei consumi. Questo, i ‘rentiers’, non l’accettarono mai, perché è ovvio che se la persona acquisisce i mezzi per rivendicare una fetta della ricchezza comune, e se queste persone divengono centinaia di milioni, la fetta di ricchezza che non andrà più ai ‘rentiers’ è enorme, e a loro questo non andò mai giù. Non solo: questi cittadini erano divenuti ‘arroganti’, ardivano reclamare sempre più diritti con sempre maggiori risorse, e i ‘rentiers’ si chiesero allarmati “ma di questo passo che ne sarà di noi?”. Non solo: il Vaticano vide sciami di fedeli staccarsi dai suoi ignobili ricatti superstiziosi, quindi dal suo controllo, proprio perché quelle persone stavano acquisendo una sicurezza economica e un’istruzione superiori al passato. Era finita l’epoca in cui la parola del parroco, e non di rado il suo diritto assoluto a stuprare le figlie del contadino/bracciante, erano la condicio sine qua non per l’assunzione di quell’uomo presso il latifondista, cioè la sottomissione in schiavitù di milioni di famiglie alla Chiesa. Era finita l’epoca in cui l’ignoranza sorella della povertà spingeva centinaia di milioni di esseri umani a subire senza fiatare le ignobili angherie della vampiresche elites benedette dal diritto divino sancito dai Papi.

Questi cambiamenti epocali a svantaggio di ‘rentiers’ e della Chiesa più retriva avevano ricevuto un impulso formidabile non solo da Illuminismo, Socialismo, Relativismo e altre correnti di pensiero europee, ma in epoca più recente anche da un’altra formidabile fucina sociale: gli Stati Uniti d’America. Negli USA il capitalismo dei consumi era divenuto un volano di una potenza incontenibile. Tutti, anche se solo vagamente, sappiamo come si sia edificato: il Sogno Americano era quello della famiglia che ha lavoro, casa, ferie, tv, shopping, svaghi, sport e che promette alle generazioni successive la medesima cosa, di più. Sappiamo che questo schermo nascondeva un’avidità mostruosa di profitti delle Corporations, una democrazia di plastica e parrucchini, e imprese coloniali intrise di sangue nel Terzo Mondo. Ma si faccia molta attenzione. Il capitalista americano doveva per necessità concedere alle masse almeno una cosa: sufficiente agio e democrazia affinché questi spendessero, oliando così una portentosa macchina di produzione, consumi e profitti. Le parole chiave sono SUFFICIENTE AGIO E DEMOCRAZIA. Esattamente ciò in cui i ‘rentiers’ e il Vaticano videro l’origine del loro incontenibile declino fra l’inizio del ‘900 e il boom del dopoguerra. Presero così ad odiare il modello americano, e a pensare a come distruggerlo qui in Europa, dove si era affermato in modo totale.

Non sto ora a riscrivere ciò che ho già pubblicato ne Il Più Grande Crimine (2011), cioè come si evolse il piano dei ‘rentiers’ e del Vaticano. Ricordo solo i passaggi principali. L’idea era dunque di riportare le masse europee a uno stato di povertà e carenza di diritti tale da ridurle alla sottomissione, quell’ordine sociale perduto ormai da decenni. Bisognava trovare il modo di costringere intere nazioni alla “singola ideologia del sacrificio” (Parguez, 2010), a una deflazione dell’economia su scala gigantesca, là dove si sarebbero ricreati gli “eserciti di riserva dei disoccupati” (Marx), con la creazione di sacche di nuova povertà su scala inaudita, e dove il mondo ideale degli economisti Neoagrari avrebbe trionfato, quel mondo dove i governi sono cartoline di rappresentanza privi di ogni potere reale, e dove non esiste la moneta nelle mani dello Stato, perché tutto si regola magicamente negli equilibri dei mercati (Ricardo, Walras, Jevons, Menger). Ecco nascere la Politica della Carenza.

Come si schiacciano milioni di persone sotto un volere e sotto interessi che esse non hanno mai votato e che le penalizzano a favore di pochi privilegiati? Con una psicosi di massa, semplice. Gli anni dal 1950 al 1989 sfornarono le psicosi del pericolo rosso sovietico, la Guerra Fredda, la strategia della tensione in Italia, poi quelle delle guerre balcaniche, poi quelle delle epidemie di massa Aids, Sars, Aviaria, Mucca Pazza ecc., poi quelle della Jihad planetaria di Al Qaida. Era nata la Politica della Paura, dove i consensi e quindi la sottomissione di intere popolazioni contro i loro reali interessi venivano ottenuti perché gli elettori, preda di ansie mediatiche, si arrendevano alla promessa di ‘protezione’ dei partiti forti. Ciò permise a diversi temi d’interesse strettamente elitario – dal complesso militare industriale, al mostro della farmaceutica, a quello della colonizzazione neoliberista dell’Est Europa, fino all’esecuzione capitale di una sfilza di diritti civili in diversi Paesi avanzati – di propagarsi con velocità fulminea sotto i nostri nasi. I ‘rentiers’ e il Vaticano capirono già dagli anni ’30 che la via più efficace per riconquistare il mondo feudale perduto – milioni di esseri umani intimoriti e indifesi per mancanza di reddito e quindi di diritti, da guidare alla sottomissione più abietta – era di creare un’altra psicosi di massa. La psicosi della crisi, di una crisi enorme, talmente travolgente da costringere alla resa anche gli Stati stessi, che quindi proclamassero l’INEVITABILITA’ della “singola ideologia del sacrificio, della deflazione dell’economia su scala gigantesca, là dove si sarebbero ricreati gli “eserciti di riserva dei disoccupati”, con la creazione di sacche di nuova povertà su scala inaudita, e dove il mondo ideale degli economisti Neoagrari avrebbe trionfato, quel mondo dove i governi sono cartoline di rappresentanza privi di ogni potere reale, e dove non esiste la moneta nelle mani dello Stato”.

Il loro lavoro di pianificazione, sempre spiegato ne Il Più Grande Crimine 2011, richiese 70 anni. Gli strumenti per creare la crisi, quella crisi immensa e travolgente, furono identificati nell’economia monetaria. Cioè: se si toglie allo Stato il potere di emettere la sua moneta; se questo Stato viene messo nelle condizioni di dover prendere in prestito la moneta dai grandi capitali privati; se si toglie alle Banche Centrali degli Stati il potere di garantire la spesa dei governi per cittadini e aziende; se si impone la regola dei pareggi di bilancio agli Stati che avevano alti debiti, lasciando così a secco tutto il settore produttivo e dei redditi; se si deregolamentano le banche e le si lascia fare truffe colossali; questo non può che innescare la disintegrazione dell’economia di quei Paesi senza possibilità di riscatto. Proprio una carneficina economica epocale, una crisi epocale. Dalla crisi, che oggi viviamo sulla nostra pelle, nasce la psicosi. Ed eccola la psicosi e la sua applicazione: la Politica della Carenza.

C’è la crisi degli spread. La crisi dell’euro. La crisi delle banche fallite, la crisi dei mercati, la crisi del debito, la crisi del deficit, la crisi non dà lavoro, la crisi distrugge aziende, la crisi abbassa gli stipendi, la crisi alza le tasse, la crisi richiede sacrifici, la crisi manda a spasso gli operai, la crisi non dà lavoro ai giovani, la crisi chiude i rubinetti dei crediti, la crisi è ovunque, la crisi non si ferma, la crisi ti fa rassegnare, la crisi non sai come prenderla, non la capisci, è più grande di te. La crisi crea CARENZA, non c’è lavoro, non c’è liquidità, non ci sono spese pubbliche, si deve risparmiare, non ci sono investimenti, non ci sono case a prezzi umani, non ci sono mutui, non ci sono crediti, non ci sono quindi consumi, non ci sono profitti per le piccole imprese, non ci sono redditi sufficienti, non ci sono alternative, non ci sono alternative! C’è carenza, e tu non ti puoi licenziare da un posto di lavoro infame a tempo determinato a 890 euro, o da un posto di lavoro infame dove ti spremono la vita umiliandoti, c’è carenza di lavoro. Non possiamo salvare dalla disoccupazione le famiglie dei lavoratori Fiat o Alcoa, e spedire al macero le rispettive aziende, con un New Deal rooseveltiano, c'è carenza nelle casse dello Stato, che non ha neppure più la sua moneta. Non puoi evitare di indebitarti per fare quella risonanza magnetica urgente, perché c’è carenza di servizi. Non puoi pagare i tuoi operai, c’è carenza di crediti. Non puoi sposarti, c’è carenza di mutui per un reddito come il tuo. Non puoi protestare, c’è carenza in casa tua e se perdi quel poco che hai sei finito. E hai paura.

Hai paura che anche quel poco che c’è può sparire. Ti dicono che devi accettare il ‘risanamento’, sai che ti fa morire, ma lo accetti per paura, perché c’è carenza, e non sai come girarti. La crisi ti assilla, e se peggiora? Ti propongono la Chemioeconomia, la accetti per paura della carenza. Ti propongono tutto e accetti tutto, lungo la una strada che tu non vedi ma che si chiama Spirale della Deflazione Economica Imposta, una spirale che porta dritti al feudalesimo dei diritti e dei redditi, la Grecia di oggi, 450 mila bambini denutriti e gente che si scalda d’inverno nell’auto dei vicini col diesel rubato dai camion. In Grecia, non a Calcutta. Ti propongono la morte delle prerogative del tuo Stato di proteggerti, e tu l’accetti, perché c’è carenza. Lo Stato stesso l’accetta, per la carenza, come accaduto alla Repubblica Italiana l’11 novembre 2011, dove la carenza di compratori dei nostri titoli di Stato, causata UNICAMENTE dall’euro, ha imposto un rovesciamento di un governo eletto e l’esautorazione di Camera e Senato.

La carenza economica ti ricatta, e se diventa come oggi un’epidemia continentale ti annienta la testa. Lo ripeto: ti obbligano ad accettare l’inimmaginabile reso plausibile. Il TUO parlamento sta seduto ad aspettare che la TUA finanziaria sia letta e approvata da gente che sta all’estero, poi e solo poi può balbettare qualcosa (Fiscal Compact). Il tuo Stato deve indebitarsi con le banche per dare miliardi a un fondo da cui gli verranno prestiti che dovrà ripagare spremendo a sangue i cittadini e le aziende… cioè dobbiamo fare un debito per comprare la mazza con cui ci spaccheranno le ginocchia (Meccanismo Europeo di Stabilità MES). Una lobby di un centinaio di ‘rentiers’ (ERT) scrive la regola secondo cui l’Italia sarà approvata dai mercati solo se i risparmi saranno trovati nella Sanità e nelle pensioni, e questa regole diventa legge italiana (Europact). Abbiamo accettato l’inimmaginabile reso plausibile perché c’è carenza. Stiamo impoverendo il Paese verso un’economia kosovara, verso il sogno dei ‘rentiers’ e del Vaticano, perché c’è carenza, e l’accettiamo perché la carenza non ci dà alternative.

Va compreso, vi prego con tutto me stesso, che quanto descritto è reale, e va ben oltre i più arditi sogni dei capitalisti Neoliberali o Neoclassici. Ciò che le elite dei ‘rentiers’ e dei servi dell’Opus Dei hanno creato in Europa è precisamente un percorso di ritorno a condizioni di tale tracollo economico da riportare milioni di persone all’abbruttimento e alla paura delle epoche feudali. La Politica della Carenza non è più Neoliberismo, è Neofeudalesimo.

Ma come sono identificabili i ‘rentiers’ esattamente? La risposta è piuttosto semplice se si volge lo sguardo al passato: i nobili, i latifondisti, gli oligarchi, e già dai primi anni del XX secolo gli speculatori finanziari. Oggi la cosa è più complessa. Scomparsi duchi e baroni, e i latifondisti delle corti borboniche, i ‘rentiers’ hanno dovuto modernizzarsi, cioè apprendere un mestiere almeno di facciata, pur sempre ricavando le loro fortune dal sudore e dalle abilità di altri. La famiglia Agnelli in Italia è un esempio. Forse i più inetti produttori di auto del mondo occidentale per quasi un secolo, sono sopravvissuti e hanno goduto di immensi privilegi grazie allo sfruttamento di generazioni di immigrati meridionali e a sussidi di denaro pubblico in quantità grottesca. Ben altri autori hanno documentato tutto ciò.

‘Rentiers’ della più tradizionale specie sono ancora i rampolli di famiglie europee di altissimo lignaggio. Probabilmente la famiglia ancora oggi più ricca di Germania è quella che discende dalla casata Thurn Und Taxis, proprietari immobiliari e terrieri da epoca feudale, con un ramo italiano di tutto rispetto. Un altro nome è quello del Visconte Etienne Davignon, di origine belga, ma notorio soprattutto perché è stato il gran cerimoniere del più segreto e controverso club di Globocrati (definizione dell’Economist) al mondo: il Bilderberg. Si legga a pagina 45 del mio Il PGC 2011 la impressionante lista di potentissimi internazionali che appartengono alla corte di Davignon. Altro nome di rilievo è quello dell’attuale presidente del Consiglio Europeo Herman Von Rompuy. Ma ve ne sono migliaia, includendo le diverse case reali ancora parassitarie in Europa. Per costoro è persino intuitivo capirlo, la crescita di blocchi di milioni di cittadini benestanti e tutelati da crescenti diritti fu, e rimane, una bestemmia al loro diritto ‘divino’ di essere le elites in controllo della ricchezza planetaria. La Politica della Carenza è vista da costoro come la penicillina dell’ordina naturale delle cose: il loro potere.

Oggi l’Italia, e l’Europa, vedono crescere coorti di banchieri ‘rentiers’, cioè affaristi i cui istituti di credito sono stra-falliti ma che godono delle rianimazioni dei gentili Mario Draghi e Mario Monti, David Cameron o Mariano Rajoy, a suon di favori miliardari per favorirne la ricapitalizzazione (cioè acquisti di quote societarie), che altrimenti sarebbe impossibile. In Italia i nomi di Monte dei Paschi e Unicredit sono in primo piano in ciò. Va compreso che queste grandi banche oggi non necessitano più dell’economia reale, quella dei redditi-consumi-produzione, poiché ricavano appunto margini enormi dalla protezione dei governi e delle Banche Centrali, possono giocare con assets finanziari assai più che con i crediti, per cui poco gli importa se il Neofeudalesimo dimezza lo standard di vita di noi cittadini e aziende.

Ma ben oltre le banche, spesso incolpate di cose inesatte, vi sono i ‘rentiers’ degli Hedge Funds, i grandi speculatori, coloro cioè che grazie a una deregolamentazione scellerata degli scambi finanziari possono oggi sedere in un ufficio e, senza neppure possedere il capitale, giocare d’azzardo sul debito pubblico di un intero Paese come l’Italia. Il meccanismo è complesso, prende il nome di Over the Counter contracts (OTC), shorting e via discorrendo, dove il ‘rentier’ prende in prestito un pezzo di debito italiano, scommette che calerà di valore, collude con tutta una serie di attori finanziari per far sì che ciò accada, e poi incassa fortune incredibili al momento buono. Non ha rischiato quasi nulla, meno che meno un proprio capitale, succhia ricchezza da noi e noi viviamo poi sulla nostra pelle il disastro degli spread e delle Austerità conseguenti (si legga pag. 64 del mio Il PGC 2011). Hedge Funds sono JP Morgan, Bridgewater, John Paulson, Soros Fund, Man Group, BlackRock, Goldman Sachs Asset Management, Blue Crest, Magnetar, Tricadia. In Italia i principali sono: Generali I.A., Azimut Capital Management, Euroimmobiliare A.I., Capitalia I.A., Intesa, Lyxor, Pioneer A.I.M., Pirelli Re Opportunities, Zenit A.I., Duemme Hedge.

Ma ‘rentiers’ sono in Italia anche i magnate dell’imprenditoria che avendo fallito miseramente in qualsiasi ambito innovativo e produttivo, schiacciati come mosche dalla bravura dei concorrenti stranieri, si sono riciclati in due settori: 1) le privatizzazioni, dove acquisiscono a prezzi stracciati grazie appunto alla Politica della Carenza blocchi interi di assets pubblici edificati col lavoro di generazioni, favoriti da criminali pubblici come Romano Prodi o Visco o Bassanini, Padoa Schioppa ecc. 2) l’acquisizione, sempre per mezzo del punto precedente, dei servizi essenziali, quelli di cui nessun essere umano può fare a meno, con strade, treni, telefonia, sanità, gas, luce, e presto anche l’acqua. Sanno che anche se la Politica della Carenza riportasse povertà semi-ottocentesche fra di noi, noi saremo comunque costretti a pagare quei servizi, a costo di mangiare una sola volta al giorno. Sono profitti garantiti per questi ‘rentiers’, che si chiamano Carlo De Benedetti, Luca C. di Montezemolo, la famiglia Benetton, Cesare Geronzi, Marco Tronchetti Provera, la famiglia Moratti, Roberto Colaninno, Corrado Passera, Leonardo Del Vecchio, Francesco Caltagirone, Antonio Angelucci, il simpatico Della Valle ecc., tutti coloro che si sono gettati qui nell’abbuffata delle privatizzazioni.

Infine, e con una portata demolitrice immensamente superiore, ‘rentier’ si può considerare la Germania stessa, che di fatto ha costruito la sua presente fortuna su altri due punti: 1) sulla gabbia dell’euro e sfruttando l’indebitamento dei noi mediterranei che gli abbiamo comprato l’ira di Dio di prodotti per 30 anni, per poi essere oggi additati come ‘mailai PIIGS’ spendaccioni. 2) sfruttando il lavoro ossessivo e sempre meno pagato di milioni di lavoratori tedeschi che con le riforme Hartz hanno ceduto alle Corporations Neomercantili della Germania una mole immane di forza lavoro tutta goduta da chiunque tranne loro, perché il frutto di essa, i prodotti, sono esportati in tutto il mondo a beneficio di altri, mentre i profitti sono solo delle Corporations. La Germania dei Neomercantili – unitamente a tutte le industrie similmente ‘rentiers’ della UE fra cui le poche italiane – ha un interesse diretto che milioni di europei vengano impoveriti drammaticamente dalla Politica della Carenza. Berlino sogna di trovare a pochi chilometri a sud di Monaco di Baviera masse di disoccupati alla disperazione pronti a lavorare per le succursali tedesche, o per le imprese italiane acquisite dalla Germania, a stipendi quasi cinesi. Sarebbe una delocalizzazione a due passi da casa e in più in un Paese, come l’Italia, o come la Spagna, dove le infrastrutture sono modernissime. Naturalmente, ai ‘rentiers’ Neomercantili non importa un accidenti se i nuovi poveri neofeudali europei smetteranno di comprargli i prodotti. I managers di queste Corporations guardano con 40 anni di lungimiranza, e sanno che i nuovi immani mercati di domani non sono qui, ma in Brasile, Cina e India. Là devono competere. Qui gli schiavi al lavoro.

Sull’Opus Dei è stato scritto e pubblicato di tutto. Trovare le prove però del loro coinvolgimento nella creazione della micidiale macchina di impoverimento sociale automatico che si chiama Eurozona è semplice: l’economista francese ed ex insider del governo Mitterrand, Prof. Alain Parguez, ha personalmente testimoniato l’appartenenza all’Opus Dei del padre creatore di tutto il disegno dell’Europa moderna, l’onnipotente Jaques Delors, che fu anche a capo della Commissione Europea dall’85 al ‘95. A questo, l’accademico parigino aggiunge: “E tutti i membri dei consigli economici del Papa sono uomini dell’Opus Dei, la maggioranza dei quali proviene dall’università Bocconi di Milano”.

La Politica della Carenza, sostengo con disperata serietà, è oggi la forza dominante di tutto ciò che voi persone conoscete come Unione Europea, come governi tecnici, come ‘risanamento’. La devastazione che essa mira a portare fra centinaia di milioni di famiglie degne e ignare ha appena ora iniziato a far sentire i propri fetidi morsi con le Austerità. Non si fermeranno davanti a nulla, a meno che quelle milioni di famiglie rompano la maledizione dell’ignoranza su cui i ‘rentiers’ contano per distruggerle e si ribellino. L’Illuminismo ci riuscì 250 anni fa. Oggi si inizia da qui:

http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=429

Paolo Barnard
Fonte: www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=460
25.09.2012

Commenti (80)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. Iacopo67 28 settembre 2012

      Cataldo, alcune cose che dici vanno bene, ridistribuzione, tagliare le zanne.. va bene.
      Però mi sembra che non hai le idee chiare sulla moneta;
      svalutazione e inflazione non sono strettamente correlate, sono due cose un pò diverse. Quando svalutammo la lira nel '92, l'inflazione non aumentò. Oppure vedi l'Argentina quando si svincolò dal dollaro. Di regola l'inflazione dovrebbe essere abbastanza più contenuta della svalutazione.
      Sicchè svalutare non deve fare paura.
      Anche perchè tieni conto che qui non è che si desidera avere una moneta debole, ma semplicemente una moneta "giusta", che non sia nè debole ma neanche troppo forte, perchè questo è quello che consente nel modo più indolore di mantenere un equilibrio delle partite correnti con l'estero.

    1. mincuo 27 settembre 2012

      Mancano proprio le basi. Secondo lei un Cinese con 1000 USD (che è stipendio di un extra-top dirigente, il doppio di un dirigente) se la passa male? No proprio. Eppure farebba la fame qui, pensione minima a 700 EUR.

      Mancano proprio le basi.

    1. mincuo 27 settembre 2012

      Fai notare male. Il PPP non c'entra nulla.

    1. Georgejefferson 27 settembre 2012

      appena ho tempo confuto tutto dalla prima all'ultima righa,ti ringrazio anticipatamente se manteniamo un approccio civile e rispettoso

    1. Cataldo 27 settembre 2012

      Intanto farei notare che se si svaluta la moneta i redditi da lavoro perdono comunque potere di acquisto, in misura non certo inferiore alla svalutazione che citi, visto che per avere un vantaggio competitivo si apprezzebbero tutte le componenti di costo esterne al sistema, che vantaggio avrebbero, quanto salario andrebbe in costo benzina, ad esempio, visto che il petrolio lo dovremmo comprare sempre fuori, tra l'altro a condizioni peggiori di prima, grazie alla nostra minorità politica di ascari imperiali ??
      Io c'ero negli anni dell'inflazione a doppia cifra, figlia delle politiche di svalutazione della moneta di cui tanto parlate, non mi sembravano tempi buoni per i lavoratori, tanto che si innescarono potenti lotte sindacali per difendere il potere di acquisto, con conseguente spirale inflazionistica.
      La verità è che si continua a menar il can per l'aia senza affrontare i nodi veri.
      La redistribuzione è indispensabile per un sistema economico in grado di superare la crisi, cosi come bisogna tagliare le zanne ai parassiti della finanza. Su questo punto la svalutazione della moneta è una politica nella migliore delle ipotesi neutra, stante che ormai il potere dei lavoratori è stato eroso alle fondamenta e non è in grado di accendere rapidamente l'inflazione, sicuramente non è proattiva.

    1. Cataldo 27 settembre 2012

      Scusate la scrittura refusionaria.

    1. Cataldo 27 settembre 2012

      Trovo l'acrimonia dei commenti pari alla presunzione, inferire che per me sia tutto marcio etc etc, affeto dalla misteriosa malattia del qualunquismo, e questo dalle poche righe che ho scritto mi sembra avventato.
      Il problema, cari amici che ringrazio per lo sprone a scrivere, è che vi basate su una realtà economica che date per scontata, vi agitate nell'acquario ideologico corrente, ma non è pescando li che si trovino soluzioni praticabili.
      Addirittura si evoca il fantasma del "libero mercato della moneta" che è qualcosa di metafisico, al livello delle apparizioni della Madonna. Eppure basterebbe una rapida scora a cosa è stato il mercato dei cambi nel dopoguerra, per concludere che non vi sia stato niente di simile ad una fluttuazione libera, ma solo la risposta a parametri delineati da precise impostazioni politiche, come la fine della convertibilità, o le bande di oscillazione od altre determinazioni apodittiche del cambio.

      La svalutazione della moneta come via facile alle esportazioni non è una politica finita secondo una opinione, è semplicemnte una evenienza della domanda aggregata internazionale, e del ritorno della manifattura orientale al dominio dei mercati, dopo secoli, visto che la rivoluzione digitale ha annientato le barriere all'entrata tecnologiche e contemporaneamente i capitali globalizzati hanno preso a convergere verso attrattori sovranazionali svincolati dal controllo statuale.

      La Germania ha avuto per decenni il super marco, secondo voi avrebbe dovuto incorrere in una crisi epocale. Inoltre continuate ad affermare contemporaneamente che l'euro forte ha distrutto la nostra economia, per dire alla riga dopo che l'euro debole ha favorito la Germania, ma l'euro è uno per tutti quelli che lo vedono dall'esterno.


      Ma vedo che mi citi anche il segretario del Tesoro USA, sull'Euro, una fonte di certa neutralità e competenza.


      Il nodo centrale di ogni politica economica che sia di reale interesse per i cittadini deve mirare a riportare l'estrazione di valore finanziaria ad una prospettiva sostenibile. Questa è l'emergenza.

      Poi possiamo parlare di cosa significhi una democrazia rappresentativa nel mondo digitale, nell'era del "controllo", ma siamo su una prospettiva non operativa, Barnard invece esplicitamente si vuole porre alla base di scelte nella politica del possibile, vuole essere attuale, anzi urgente, ma si carica dietro arnesi ormai sputtanati dall'evoluzione sul terreno della contingenza.

      Inoltre il fallimento di queste politiche è sotto gli occhi di tutti, a volerlo vedere.
      Nel 2008, spinto dalla partecipazione alle discussioni su petrolio.blogosfere, ho fatto un piccolo studio originale, tanto per dire che non mi nutro delle pappe pronte alla greppia del mainstream, per valutare il peso e la qualità dello scambio commerciale USA, negli ultimi anni precedenti quella data, l'indebolimento del dollaro, mi doveva dare, secondo voi, un riallenamento delle esportazioni del glorioso MADE IN USA, ma è stata una delusione, avanzano solo i semilavorati, a basso valore aggiunto e assorbenti economie esterne, la forbice sulle tecologie spinte iampiamente in terreno negativo, etc etc.
      Spero di trovare il tempo per riprendere le carte oggi, e fare una analisi delle loro esportazioni, cosi magari riprendiamo a discutere su qualcosa di concreto, visto che da allora il potere di acquisto del dollaro non è certo aumentato, ad esempio un'oncia di oro oggi costa il doppio, in dollari ....
      Intanto vi saluto.

    1. bysantium 27 settembre 2012

      Infatti illuminati era fra virgolette e con questo, se leggi il resto del mio post, intendevo ovviamente gli intellettuali dell'epoca che popolavono i salotti e le società segrete.

      E' altrettanto evidente che l'incubatoio del liberalismo è molto più lungo - anche il comunismo, per es. , non nasce nell'ottobre del 1917, così come il fascismo con la marcia su Roma - ampio e variegato.
      Ma è altrettanto indubbio che la grande rivoluzione, e di questo si parlava , ha sdoganato/legittimato definitivamente la supremazia dell'economico.

      Con la Rivoluzione francese , il prestito ad interesse diventa interamente libero ed appaiono un gran numero di banche, dotate di fondi considerevoli provenienti soparattutto dalla speculazione sui beni nazionali.

      A quel punto, il capitalismo spicca definitivamente il volo.

    1. EasyGoing 26 settembre 2012

      Grande articolo da tappezzare le citta',
      ecco la risposta di uno dei tuoi 300 nelle Marche

      Al minuto 9.35 MMT su TG3 Marche

      http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ea33e136-70df-4bf9-875c-c64550c57b84-tgr.html#p=0

    1. Tao 26 settembre 2012

      Theo Weigel, ministro delle finanze tedesco, ha dichiarato PUBBLICAMENTE di aver voluto l’Euro in questo modo e senza salvaguardie per nessuno


      Mario Monti intervista a piazza pulita.La Germania è un grande beneficiario dell’integrazione europea, hanno un grande mercato europeo a disposizione nel quale i singoli paesi non possono più svalutare. Io non voglio neanche citare questi scenari, ma se per esempio l’Italia dovesse uscire dall’euro e riacquistare libertà sul proprio tasso di cambio e la lira si svalutasse, sarebbe un grosso problema per le esportazioni tedesche



      commento di Vincenzo Visco sui conti truccati affinché l'Italia entrasse nell'Euro..... "Un’Italia fuori dall’euro, visto il nostro apparato industriale, poteva fare paura a molti, incluse Francia e Germania che temevano le nostre esportazioni prezzate in lire. Ma Berlino ha consapevolmente gestito la globalizzazione: le serviva un euro deprezzato, così oggi è in surplus nei confronti di tutti i paesi.Era un disegno razionale, serviva l’Italia dentro la moneta unica proprio perché era debole. In cambio di questo vantaggio sull’export la Germania avrebbe dovuto pensare al bene della zona euro nel suo complesso...non mi pare lo abbia fatto"



      «Ma cosa crede, la plebaglia europea: che l’euro l’abbiamo creato per la loro felicità?». Parole, testuali, dell’economista francese Jacques Attali, gran maestro – insieme a Jacques Délors – di leader storici del centrosinistra italiano, come Massimo D’Alema. A raccontare lo sconcertante aneddoto è Alain Parguez, già consigliere di François Mitterrand.



      Da Bagnai(economista)....Attali, ha anche lui partecipato, in quota Mitterand, alla costruzione di questa catastrofe annunciata,Non sense economico dotato però di un ben preciso senso politico: la rivincita del capitale sul lavoro, con la compressione dei salari e l’espansione della disuguaglianza, come ci indicano i dati e tanti studi scientifici Lui che ha scritto il Trattato di Maastricht, ci dice che in effetti il metodo seguito non è stato democratico, ma che questo era essenziale per costringere gli elettori ad andare verso il famoso “più Europa”.



      Non abbiamo idea, dice Parguez,gia consigliere economico di Mitterrand, di quanto gli “inventori” dell’euro odiassero l’Italia e la vitalità creativa della sua economia, capace di rivaleggiare con la Germania dopo aver surclassato, in molti settori, grandi potenze come Francia e Gran Bretagna.



      DER SPIEGEL (13/06/2012): Con un’uscita dall’Euro e un taglio netto dei debiti la crisi interna italiana finirebbe di colpo. La nostra invece inizierebbe proprio allora. Una gran parte del settore bancario europeo si troverebbe a collassare immediatamente. Il debito pubblico tedesco aumenterebbe massicciamente perché si dovrebbe ricapitalizzare il settore bancario e investire ancora centinaia di miliardi per le perdite dovute al sistema dei pagamenti target 2 intraeuropei. E chi crede che non vi saranno allora dei rifiuti tra i paesi europei, non s’immagina neanche cosa possa accadere durante una crisi economica così profonda. Un’uscita dall’euro da parte dell’Italia danneggerebbe probabilmente molto più noi che non l’Italia stessa e questo indebolisce indubbiamente la posizione della Germania nelle trattative. Non riesco ad immaginarmi che in Germania a parte alcuni professori di economia statali e in pensione qualcuno possa avere un Interesse a un crollo dell’euro. http://www.spiegel.de/wirtschaft/soziales/euro-krise-der-euro-zone-droht-der-kollaps-a-838581.html



      La costruzione europea é una rivoluzione, anche se i rivoluzionari non sono dei cospiratori pallidi e magri, ma degli impiegati, dei funzionari, dei banchieri e dei professori. L'Europa non nasce da un movimento democratico. Essa si crea seguendo un metodo che potremmo definire con il termine di dispotismo illuminato. tommaso padoa-schioppa.estratto da un articolo intitolato “gli insegnamenti dell’avventura europea”, apparso sulla rivista francese “commentaire” n. 87, autunno 1999.Economista e politico,ha fatto parte delle più alte istituzioni finanziarie italiane (banca d’italia) ed europee (commissione e bce).Convinto europeista, ha fatto parte del comitato delors che ha disegnato la strada per la creazione della moneta unica.Poi ministro dell’economia e delle finanze nel governo prodi ii e dirigente del fondo monetario internazionale.



      http://www.pmcouteaux.org/cabris/cabris2.html



      la percezione generale è che lo stato tedesco è quello che sta aiutando i paesi periferici dell'euro non riflette la realtà. Sta succedendo il contrario. Oggi c'è un gran flusso di capitali di questi ultimi paesi alla Germania. E il presunto "aiuto" alle banche spagnole, come indicato da Peter Bofinger in un'intervista a Die Spiegel (Chatterjee, Pratap, Bailing Out Germany: The Story Behind The European Financial Crisis), "questo non è un aiuto a questi paesi, ma alle nostre stesse banche, che hanno un sacco di debito privato in questi paesi". Questo signore è consigliere economico della signora Merkel. Nel frattempo, la Deutsche Bank e la Commerzbank, due delle principali banche tedesche e che hanno ottenuto grandi profitti prestando denaro alle banche spagnole, hanno avuto i migliori benefici negli ultimi cinque anni.

      Fonte: http://www.vnavarro.org/wp-content/uploads/2012/07/es-la-economia-alemana-un-ejemplo-para-el-resto-de-paises-de-la-eurozona-vdef-170712blog.pdf


      "Sono sicuro che l'euro obblighera ad introdurre una nuova serie di strumenti di politica economica.E 'politicamente impossibile proporli ora. Ma un giorno ci sarà una crisi e nuovi strumenti saranno creati



      Romano Prodi, EU Comm. Pres. Financial Times, 4 Dec 2001




      "In Europa i tecnocrati al potere non devono lasciare il continente sull’orlo dell’abisso per avere lo strumento con cui strappare ai governi le riforme che vogliono" T. GEITHNER segretario al tesoro US parlando della situazione EU, preoccupato dai contraccolpi che questo assurdo POLITICO potrebbe avere sulla campagna elettorale.



      le parole dell’ex cancelliere tedesco Helmut Kohl , colui che si adoperò con tutte le sue forze affinché l’Italia entrasse nella prima tranche dell’euro. Egli, che aveva certamente una faccia più sveglia di quella di Prodi e Ciampi, nel 1996 affermò: “un’Italia fuori dall’euro farebbe una concorrenza rovinosa all’industria tedesca. L’Italia deve quindi essere subito parte dell’euro, alle stesse condizioni degli altri partner”.



      http://icebergfinanza.finanza.com/2012/02/29/germania-grazie-di-tutto-quello-che-fai-per-noi/


      Il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble in un'intervista afferma a chiare lettere che “la Germania trae vantaggio dalla moneta comune più di ogni altro paese”. http://pubblicogiornale.it/la-germania-comincia-a-fare-i-conti-con-la-fine-delleuro/2012-07-29



      L’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga ammetteva in un’intervista, poco prima della sua morte, che “l’organizzazione politica più antidemocratica che esiste oggi al mondo è l’Unione Europea. (…) se uno stato sovrano si fosse dato un’organizzazione istituzionale come quella dell’UE saremmo scesi tutti quanti in piazza. Armati.”




      A "Prima pagina" su Radio3, 21/07/2012, Andrea Cangini racconta che alla vigilia del trattato di Maastricht Cossiga chiese all'allora governatore Bankitalia Carli e al ministro degli esteri De Michelis se l'Italia era pronta per firmarlo e onorarlo. La risposta unanime dei due fu che sarebbe stato un mezzo disastro, ma che non avevamo alternative perché, in buona sostanza, l'Italia aveva bisogno di un vincolo esterno per mettere a posto i suoi conti. Il giornalista non cita però le fonti.

      (minuto 30'):

      http://www.radio.rai.it/podcast/A42485010.mp3

      Jacques Attali(CONSIGLIERE DI MITTERRAND E UNO DEI PADRI FONDATORI DELL'EURO: "Era evidente, e tutti coloro che hanno partecipato a questa storia lo sanno, quando abbiamo fatto l'euro, sapevamo che sarebbe scomparso entro 10 anni senza un federalismo buggettario. Vale a dire con eurobond, ma anche con una tassa europea, e il controllo del deficit. Noi lo sapevamo. Perché la storia lo dimostra. Perché non c'è nessuna zona monetaria che sopravviva senza un governo federale ... Tutti sapevamo che questa crisi sarebbe arrivata."

      http://www.youtube.com/watch?v=OK169nietfk&feature=player_embedded

      «Abbiamo minuziosamente "dimenticato" di includere l'articolo per uscire da Maastricht.. In primo luogo, tutti coloro, e io ho il privilegio di averne fatto parte, che hanno partecipato alla stesura delle prime bozze del Trattato di Maastricht, hanno, ci siamo incoraggiati a fare in modo che uscirne ... sia impossibile. Abbiamo attentamente "dimenticato" di scrivere l'articolo che permetta di uscirne. Non è stato molto democratico, naturalmente, ma è stata un'ottima garanzia per rendere le cose più difficili, per costringerci ad andare avanti.



      http://www.youtube.com/watch?v=jXBLvGuNVuU&feature=player_embedded



      Delors: francesi fate attenzione, se bocciate l' Europa mi dimetto c' e' una volonta' di drammatizzazione da parte dei dirigenti CEE al fine di scuotere l' elettorato francese e indurlo a respingere l' offensiva degli oppositori del trattato di Maastrichtv

      http://archiviostorico.corriere.it/1992/settembre/02/Delors_francesi_fate_attenzione_bocciate_co_0_9209029643.shtml



      ROMA – Un anno dalla svalutazione: parla il rettore della Bocconi, Mario Monti. Professore, provi a fare un bilancio e a individuare cosa può accadere Il 13 settembre 1992, quando Amato annunciò la svalutazione in Tv, sembrava un fatto essenzialmente italiano mentre in effetti è stato di portata più generale. Questo può arrecare consolazione.Potremmo dire: “non siamo stati gli unici a saltare, ma anzi siamo stati i primi a vedere la strada da seguire”. Però può anche portare a considerazioni più preoccupate su come altri paesi stanno cercando di reagire alla crisi dello Sme e come noi stiamo cercando di reagire”. In che senso?“Nel senso che vi è una tendenza in Italia a considerare la svalutazione come uno degli elementi positivi del nuovo panorama, anche da parte di coloro che fino al 13 settembre scorso si erano pronunciati a favore del mantenimento del cambio. Io sono tra questi e perciò mi sono chiesto ogni tanto in che cosa fosse giusta e in che sbagliata la posizione che poi è stata smentita dai fatti”.E che risposte si è dato?“Un punto dove certamente ho visto male riguarda le conseguenze inflazionistiche. Perché l’ inflazione è bassa….



      (Federico Rampini)"Perché la Commissione europea ha accettato di diventare il capro espiatorio su cui scaricare l'impopolarità dei sacrifici?" Risposta di Monti: "Perché, tutto sommato, alle istituzioni europee interessava che i Paesi facessero politiche di risanamento. E hanno accettato l'onere dell'impopolarità ESSENDO PIU' LONTANE, PIU' AL RIPARO, DAL PROCESSO ELETTORALE. Solo che questo un po' per volta ha reso grigia e poi nera l'immagine dell'Europa presso i cittadini.La minaccia esterna di oggi si chiama concorrenza. Questo è un fattore potente di spinta per l'integrazione, anche se l'Europa reagisce troppo lentamente a questa minaccia.Un altro fenomeno che viene percepito come minaccia esterna, e che sta spingendo l'Europa verso una maggiore integrazione, è la minaccia immigrazione.QUINDI LE PAURE SONO STATE ALL'ORIGINE DELL'INTEGRAZIONE, LE PAURE HANNO CAMBIATO NATURA, PERO' RIMANGONO TRA I MOTORI DELL'INTEGRAZIONE". Sull'indipendenza della banca centrale (fu Monti il relatore del rapporto sull'indipendenza della Banca d'Italia sulla cui base Andreatta decise il divorzio!!): "Il rapporto fra democrazia e Banca Centrale è come un deposito che la politica fa in un luogo di lunga durata a cui affida in custodia valori che ritiene importanti. La stessa politica sa che questi valori saranno meglio tutelati, se affidati a qualcuno che può permetterselo trovandosi AL RIPARO DAL PROCESSO ELETTORALE". Giornalista: "Quali sono gli interventi prioritari perché il Mezzogiorno non resti ai margini dell'Europa?". Risposta di Monti: "[...] La flessibilità, nel senso di mercati meno sclerotizzati. In particolare, un mercato del lavoro che consenta alle retribuzioni di essere più basse rispetto alle aree maggiori sono i livelli di produttività e il costo della vita".

      Georgejefferson

    1. tania 26 settembre 2012

      "illuminismo" deriva da "lumi della ragione" , non da "illuminati" . E il liberalismo mercantile ha più che altro a che fare con l'empirismo inglese : perchè tra i pensatori dell'era dei lumi c'era anche chi come Rousseau , come è noto , era spinto da forti ideali egualitari . In ogni caso l'istituzionalizzazione della proprietà privata , della mercificazione capitalista eccetera è un processo che inizia a prendere piede prima dell'epoca dei lumi ( pensiamo alle recinzioni iniziate sotto i Tudor ) e che in ogni caso non si può imputare certo alla separazione della fede dalla ragione eccetera ma nemmeno ai fisiocratici .

    1. mincuo 26 settembre 2012

      Non conosco Cataldo e nemmeno RicBo e non soo di che mondi si parli. Io ho le idee chiarissime. Su CHI, COSA, COME e PERCHE'. Ma non da oggi, dal 1990. "Imperocchè" mi sono attrezzato per tempo. Le favole vanno bene per la truppa. E sooprattutto i gullible gojim naturalmente.

    1. RicBo 26 settembre 2012

      Il problema fra quelli come Cataldo e quelli come Mincuo, è che il dialogo si svolge su due piani completamente differenti. Nei loro mondi di riferimento le argomentazioni che usano sono validissime. Purtroppo questi mondi non si incontrano. E intanto una parte dell'europa precipita in una povertà atroce come non si vedeva dagli anni 30 del 900.

    1. bysantium 26 settembre 2012

      Giancarlo, scusa il ritardo, ( ero impegnato a tenere a freno alcune diecine di milioni di rivoluzionari ) ma voglio ringraziarti per aver risposto esattamente come avrei fatto io.

    1. Lewis 26 settembre 2012

      Nel periodo della guerra l'Opus Dei avrà avuto sì e no una ventina di membri, tutti in Spagna. Per fantasia hai stravinto su Barnard.

    1. gattocottero 26 settembre 2012

      La situazione è questa: nel quadro di un accordo tra le parti, vi è una costante e continua competizione tra le parti stesse.



      In altre parole, l'accordo c'è ma è solo finalizzato a perseguire l'obiettivo comune ossia di schiavizzare i popoli europei attraverso l'EURO Si tratta quindi di una "coalizione forzata", tutti insieme contro il cittadino, ma in realtà ciascuna delle parti contraenti tale accordo non vuole dividere il potere esercitato sugli schiavi con altri.


      Sono cioè FORZATI ALL'ACCORDO, ma se potessero si farebbero fuori l'un l'altro più che volentieri.


      Ecco così spiegati gli scontri tra queste parti nonostante esse contemporaneamente perseguano un comune obiettivo ergo quello di schiavizzarci tutti.

    1. mincuo 26 settembre 2012

      Caro Cataldo. Non c'è nessuno che "gioca" con le svalutazioni "monetarie". Tutte le economie si portano a un livello di equilibrio, quando hanno una moneta. Che rispecchia il loro PPP, la loro struttura industriale ecc. e si chiama term of trade. Se non hai quello cioè non hai una moenta tua (e quella se la tengono tutti quelli non fessi, come USA, UK, Norvegia, Giappone, Cina ecc...) allora non è che non succede nulla. SUCCEDE. E siccome DEVI PORTARTI al term of trade E NON POTENDO tu svalutare PERCHE' NON HAI UNA MONETA, allora SVALUTI INTERNAMENTE ed è quello CHE STAI FACENDO. In Gercia, Spagna , Italia, Portogallo ecc..

      E cioè SVALUTI salari, stipendi, tutele, e in più aggiungi tasse su tasse, ma siccome queste avvitano economia allora tagli di più salari stipendi, tutele, ma siccome questo avvita economia allora aumenti tasse ecc....

      C'è chi gioca: su due fronti: uno è sulla pelle della gente (e il suo scopo è tagliare costi) e l'altro sulla sua testa di caxxo della medesima che non capisce queste cose elementari.

    1. RicBo 26 settembre 2012

      io il cappio al collo ce l'ho eccome, semplicemente non credo che una teoria monetaria DA SOLA possa cambiare le cose, tantomeno se per capirla devo partecipare ad una baracconata e pagare pure 40 euro.

    1. Georgejefferson 26 settembre 2012

      Aristide,economista di sinistra disse:caro Alberto(bagnai), i costi dell’euro,sono noti, tutti i manuali li illustrano. Li vedevano anche i politici, ma non potevano spiegarli agli elettori: se avessero confrontato costi e benefici non avrebbero mai accettato l’euro. Tenendo gli elettori all’oscuro abbiamo potuto agire, mettendoli in una impasse dalla quale non potranno uscire che decidendo di fare la cosa giusta, cioè di andare avanti verso la totale unione, fiscale e politica, dell’Europa.”Insomma: “il popolo non sa quale sia il suo interesse: per fortuna a sinistra lo sappiamo e lo faremo contro la sua volontà”. Ovvero: so che non sai nuotare e che se ti getto in piscina affogherai, a meno che tu non “decida liberamente” di fare la cosa giusta: imparare a nuotare.Decisione che prenderai dopo un leale dibattito,
      basato sul fatto che ti arrivo alle spalle e ti spingo in acqua. Bella democrazia in un intellettuale di sinistra!


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      Theo Weigel, ministro delle finanze tedesco, ha dichiarato PUBBLICAMENTE di aver voluto l’Euro in questo modo e senza salvaguardie per nessuno

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      Mario Monti intervista a piazza pulita.La Germania è un grande beneficiario dell’integrazione europea, hanno un grande mercato europeo a disposizione nel quale i

      singoli paesi non possono più svalutare. Io non voglio neanche citare questi scenari, ma se per esempio l’Italia dovesse uscire dall’euro e riacquistare libertà sul

      proprio tasso di cambio e la lira si svalutasse, sarebbe un grosso problema per le esportazioni tedesche

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      commento di Vincenzo Visco sui conti truccati affinché l'Italia entrasse nell'Euro..... "Un’Italia fuori dall’euro, visto il nostro apparato industriale, poteva fare

      paura a molti, incluse Francia e Germania che temevano le nostre esportazioni prezzate in lire. Ma Berlino ha consapevolmente gestito la globalizzazione: le serviva un

      euro deprezzato, così oggi è in surplus nei confronti di tutti i paesi.Era un disegno razionale, serviva l’Italia dentro la moneta unica proprio perché era debole. In

      cambio di questo vantaggio sull’export la Germania avrebbe dovuto pensare al bene della zona euro nel suo complesso...non mi pare lo abbia fatto"

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      «Ma cosa crede, la plebaglia europea: che l’euro l’abbiamo creato per la loro felicità?». Parole, testuali, dell’economista francese Jacques Attali, gran maestro –

      insieme a Jacques Délors – di leader storici del centrosinistra italiano, come Massimo D’Alema. A raccontare lo sconcertante aneddoto è Alain Parguez, già consigliere

      di François Mitterrand.

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      Da Bagnai(economista)....Attali, ha anche lui partecipato, in quota Mitterand, alla costruzione di questa catastrofe annunciata,Non sense economico dotato però di un

      ben preciso senso politico: la rivincita del capitale sul lavoro, con la compressione dei salari e l’espansione della disuguaglianza, come ci indicano i dati e tanti

      studi scientifici
      Lui che ha scritto il Trattato di Maastricht, ci dice che in effetti il metodo seguito non è stato democratico, ma che questo era essenziale per costringere gli

      elettori ad andare verso il famoso “più Europa”.

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      Non abbiamo idea, dice Parguez,gia consigliere economico di Mitterrand, di quanto gli “inventori” dell’euro odiassero l’Italia e la vitalità creativa della sua

      economia, capace di rivaleggiare con la Germania dopo aver surclassato, in molti settori, grandi potenze come Francia e Gran Bretagna.

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      DER SPIEGEL (13/06/2012):
      Con un’uscita dall’Euro e un taglio netto dei debiti la crisi interna italiana finirebbe di colpo. La nostra invece inizierebbe proprio allora. Una gran parte del

      settore bancario europeo si troverebbe a collassare immediatamente. Il debito pubblico tedesco aumenterebbe massicciamente perché si dovrebbe ricapitalizzare il

      settore bancario e investire ancora centinaia di miliardi per le perdite dovute al sistema dei pagamenti target 2 intraeuropei. E chi crede che non vi saranno allora

      dei rifiuti tra i paesi europei, non s’immagina neanche cosa possa accadere durante una crisi economica così profonda. Un’uscita dall’euro da parte dell’Italia

      danneggerebbe probabilmente molto più noi che non l’Italia stessa e questo indebolisce indubbiamente la posizione della Germania nelle trattative. Non riesco ad

      immaginarmi che in Germania a parte alcuni professori di economia statali e in pensione qualcuno possa avere un Interesse a un crollo dell’euro.

      http://www.spiegel.de/wirtschaft/soziales/euro-krise-der-euro-zone-droht-der-kollaps-a-838581.html

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      La costruzione europea é una rivoluzione, anche se i rivoluzionari non sono dei cospiratori pallidi e magri, ma degli impiegati, dei funzionari, dei banchieri e dei

      professori. L'Europa non nasce da un movimento democratico. Essa si crea seguendo un metodo che potremmo definire con il termine di dispotismo illuminato.
      tommaso padoa-schioppa.estratto da un articolo intitolato “gli insegnamenti dell’avventura europea”, apparso sulla rivista francese “commentaire” n. 87, autunno

      1999.Economista e politico,ha fatto parte delle più alte istituzioni finanziarie italiane (banca d’italia) ed europee (commissione e bce).Convinto europeista, ha fatto

      parte del comitato delors che ha disegnato la strada per la creazione della moneta unica.Poi ministro dell’economia e delle finanze nel governo prodi ii e dirigente

      del fondo monetario internazionale.

      http://www.pmcouteaux.org/cabris/cabris2.html

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      la percezione generale è che lo stato tedesco è quello che sta aiutando i paesi periferici dell'euro non riflette la realtà. Sta succedendo il contrario. Oggi c'è un

      gran flusso di capitali di questi ultimi paesi alla Germania. E il presunto "aiuto" alle banche spagnole, come indicato da Peter Bofinger in un'intervista a Die

      Spiegel (Chatterjee, Pratap, Bailing Out Germany: The Story Behind The European Financial Crisis), "questo non è un aiuto a questi paesi, ma alle nostre stesse banche,

      che hanno un sacco di debito privato in questi paesi". Questo signore è consigliere economico della signora Merkel. Nel frattempo, la Deutsche Bank e la Commerzbank,

      due delle principali banche tedesche e che hanno ottenuto grandi profitti prestando denaro alle banche spagnole, hanno avuto i migliori benefici negli ultimi cinque

      anni.

      Fonte: http://www.vnavarro.org/wp-content/uploads/2012/07/es-la-economia-alemana-un-ejemplo-para-el-resto-de-paises-de-la-eurozona-vdef-170712blog.pdf

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      "Sono sicuro che l'euro obblighera ad introdurre una nuova serie di strumenti di politica economica.E 'politicamente impossibile proporli ora. Ma un giorno ci sarà una

      crisi e nuovi strumenti saranno creati

      Romano Prodi, EU Comm. Pres. Financial Times, 4 Dec 2001

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      "In Europa i tecnocrati al potere non devono lasciare il continente sull’orlo dell’abisso per avere lo strumento con cui strappare ai governi le riforme che vogliono"

      T. GEITHNER segretario al tesoro US parlando della situazione EU, preoccupato dai contraccolpi che questo assurdo POLITICO potrebbe avere sulla campagna elettorale.

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      le parole dell’ex cancelliere tedesco Helmut Kohl , colui che si adoperò con tutte le sue forze affinché l’Italia entrasse nella prima tranche dell’euro. Egli, che

      aveva certamente una faccia più sveglia di quella di Prodi e Ciampi, nel 1996 affermò: “un’Italia fuori dall’euro farebbe una concorrenza rovinosa all’industria

      tedesca. L’Italia deve quindi essere subito parte dell’euro, alle stesse condizioni degli altri partner”.

      http://icebergfinanza.finanza.com/2012/02/29/germania-grazie-di-tutto-quello-che-fai-per-noi/

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      Il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble in un'intervista afferma a chiare lettere che “la Germania trae vantaggio dalla moneta comune più di ogni altro paese”.

      http://pubblicogiornale.it/la-germania-comincia-a-fare-i-conti-con-la-fine-delleuro/2012-07-29

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      L’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga ammetteva in un’intervista, poco prima della sua morte, che “l’organizzazione politica più antidemocratica che

      esiste oggi al mondo è l’Unione Europea. (…) se uno stato sovrano si fosse dato un’organizzazione istituzionale come quella dell’UE saremmo scesi tutti quanti in

      piazza. Armati.”

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      A "Prima pagina" su Radio3, 21/07/2012, Andrea Cangini racconta che alla vigilia del trattato di Maastricht Cossiga chiese all'allora governatore Bankitalia Carli e al

      ministro degli esteri De Michelis se l'Italia era pronta per firmarlo e onorarlo. La risposta unanime dei due fu che sarebbe stato un mezzo disastro, ma che non

      avevamo alternative perché, in buona sostanza, l'Italia aveva bisogno di un vincolo esterno per mettere a posto i suoi conti. Il giornalista non cita però le fonti.

      (minuto 30'):


      http://www.radio.rai.it/podcast/A42485010.mp3

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      Jacques Attali(CONSIGLIERE DI MITTERRAND E UNO DEI PADRI FONDATORI DELL'EURO:

      "Era evidente, e tutti coloro che hanno partecipato a questa storia lo sanno, quando abbiamo fatto l'euro, sapevamo che sarebbe scomparso entro 10 anni senza un

      federalismo buggettario. Vale a dire con eurobond, ma anche con una tassa europea, e il controllo del deficit. Noi lo sapevamo. Perché la storia lo dimostra. Perché

      non c'è nessuna zona monetaria che sopravviva senza un governo federale ... Tutti sapevamo che questa crisi sarebbe arrivata."


      http://www.youtube.com/watch?v=OK169nietfk&feature=player_embedded

      «Abbiamo minuziosamente "dimenticato" di includere l'articolo per uscire da Maastricht.. In primo luogo, tutti coloro, e io ho il privilegio di averne fatto parte, che

      hanno partecipato alla stesura delle prime bozze del Trattato di Maastricht, hanno, ci siamo incoraggiati a fare in modo che uscirne ... sia impossibile. Abbiamo

      attentamente "dimenticato" di scrivere l'articolo che permetta di uscirne.
      Non è stato molto democratico, naturalmente, ma è stata un'ottima garanzia per rendere le cose più difficili, per costringerci ad andare avanti.

      http://www.youtube.com/watch?v=jXBLvGuNVuU&feature=player_embedded



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      Delors: francesi fate attenzione, se bocciate l' Europa mi dimetto
      c' e' una volonta' di drammatizzazione da parte dei dirigenti CEE al fine di scuotere l' elettorato francese e indurlo a respingere l' offensiva degli oppositori del

      trattato di Maastricht

      http://archiviostorico.corriere.it/1992/settembre/02/Delors_francesi_fate_attenzione_bocciate_co_0_9209029643.shtml


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      ROMA – Un anno dalla svalutazione: parla il rettore della Bocconi, Mario Monti. Professore, provi a fare un bilancio e a individuare cosa può accadere
      Il 13 settembre 1992, quando Amato annunciò la svalutazione in Tv, sembrava un fatto essenzialmente italiano mentre in effetti è stato di portata più generale. Questo

      può arrecare consolazione.Potremmo dire: “non siamo stati gli unici a saltare, ma anzi siamo stati i primi a vedere la strada da seguire”.
      Però può anche portare a considerazioni più preoccupate su come altri paesi stanno cercando di reagire alla crisi dello Sme e come noi stiamo cercando di reagire”.
      In che senso?“Nel senso che vi è una tendenza in Italia a considerare la svalutazione come uno degli elementi positivi del nuovo panorama, anche da parte di coloro che

      fino al 13 settembre scorso si erano pronunciati a favore del mantenimento del cambio. Io sono tra questi e perciò mi sono chiesto ogni tanto in che cosa fosse giusta

      e in che sbagliata la posizione che poi è stata smentita dai fatti”.E che risposte si è dato?“Un punto dove certamente ho visto male riguarda le conseguenze

      inflazionistiche. Perché l’ inflazione è bassa….

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      (Federico Rampini)"Perché la Commissione europea ha accettato di diventare il capro espiatorio su cui scaricare l'impopolarità dei sacrifici?"
      Risposta di Monti: "Perché, tutto sommato, alle istituzioni europee interessava che i Paesi facessero politiche di risanamento. E hanno accettato l'onere

      dell'impopolarità ESSENDO PIU' LONTANE, PIU' AL RIPARO, DAL PROCESSO ELETTORALE. Solo che questo un po' per volta ha reso grigia e poi nera l'immagine dell'Europa

      presso i cittadini.La minaccia esterna di oggi si chiama concorrenza. Questo è un fattore potente di spinta per l'integrazione, anche se l'Europa reagisce troppo

      lentamente a questa minaccia.Un altro fenomeno che viene percepito come minaccia esterna, e che sta spingendo l'Europa verso una maggiore integrazione, è la minaccia

      immigrazione.QUINDI LE PAURE SONO STATE ALL'ORIGINE DELL'INTEGRAZIONE, LE PAURE HANNO CAMBIATO NATURA, PERO' RIMANGONO TRA I MOTORI DELL'INTEGRAZIONE".
      Sull'indipendenza della banca centrale (fu Monti il relatore del rapporto sull'indipendenza della Banca d'Italia sulla cui base Andreatta decise il divorzio!!):
      "Il rapporto fra democrazia e Banca Centrale è come un deposito che la politica fa in un luogo di lunga durata a cui affida in custodia valori che ritiene importanti.

      La stessa politica sa che questi valori saranno meglio tutelati, se affidati a qualcuno che può permetterselo trovandosi AL RIPARO DAL PROCESSO ELETTORALE".
      Giornalista: "Quali sono gli interventi prioritari perché il Mezzogiorno non resti ai margini dell'Europa?". Risposta di Monti: "[...] La flessibilità, nel senso di

      mercati meno sclerotizzati. In particolare, un mercato del lavoro che consenta alle retribuzioni di essere più basse rispetto alle aree maggiori sono i livelli di

      produttività e il costo della vita".


    1. Georgejefferson 26 settembre 2012

      Falso.tutte opinioni tue,ed anche alquanto qualunquiste,siccome c'e' del marcio,tutto marcio,svalutare moneta=brutto...svalutare i salarie diritti=meglio...giusto?

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