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La papeetizzazione della crisi e il governo Ursula

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A cura di Rosanna
Il 10 Agosto 2019
687 Views

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Il giocattolo si è rotto ed era molto probabile che dovesse accadere a breve termine. Infatti  la crisi non è arrivata per caso, ma volutamente pianificata da Salvini, iniziata già da alcuni mesi per la conflittualità interna al governo, quando i 5S hanno iniziato a inciuciare in Europa col PD, a criticare Salvini sui migranti lasciati ad arrostire in mezzo al mare, sulla sua linea considerata inaspettatamente troppo dura verso le Ong, dopo mesi e mesi in cui si erano completamente zerbinati nei confronti del Capitano.

Ora molte cose sono cambiate, qualcosa si è rotto, e soprattutto in autunno ci sarà da affrontare una manovra finanziaria lacrime e sangue, perché sotto i diktat della rigidità economica imposta dal pareggio di bilancio, non ci sono molti margini di sopravvivenza, e Salvini, trionfante nei sondaggi, vuole passare all’incasso, così da rafforzare la sua posizione dominante senza accollarsi tutta la responsabilità della manovra. L’escalation della crisi ha seguito una pianificazione ben precisa, soprattutto dopo che gli attacchi contro Salvini da parte di Conte e di Di Maio, erano diventati sempre più pressanti, in coincidenza delle oscure intese in Europa coi Dem (lo scambio Sassoli/Castaldo e l’elezione della falchessa Von der Leyen).

La politica oggi, nella società dello spettacolo, è soprattutto comunicazione spettacolare, uno show continuo alla ricerca del consenso, e sulla scena vince sempre l’istrione, lo showman, colui che domina la scena e indulge ad una recitazione esibizionistica. Così come plateale è stata l’esibizione di Salvini al Papeete beach, quando ballando sulle note dell’Inno di Mameli ha inaugurato la sua campagna elettorale in previsione della crisi di governo in progress.

Lo spettacolo della società dello spettacolo (Guy Debord) è la ricostruzione scenica dell’illusione religiosa, nel mondo falsamente rovesciato, il vero è un momento del falso, e lo spettacolo ha sempre la meglio sulla realtà, con tutti i suoi riti allucinatori e blasfemi (il ballo sulle note dell’Inno di Mameli), la nuova religione politica, per cui chi non riesce ad allestirlo al meglio, è destinato a perdere.

Salvini al contrario si è mostrato capacissimo d’interpretare il maschio alfa della politica italiana, l’uomo forte che risolverà i problemi degli italiani, chiude i porti, riduce gli ingressi dei clandestini, fa scelte coraggiose contro un Di Maio troppo debole, femminizzato e succube.

Il Capitano vince e incanta sempre di più l’elettorato, praticando una forza e un’efficacia comunicativa senza precedenti, anche grazie alla fenomenologia del corpo nudo… nuotare nella piscina della villa confiscata alla mafia nel Senese, farsi fotografare a torso nudo mentre decanta il pesce di una pescheria pugliese, oppure ballare con una cubista nell’orgia mediatico erotica del Papeete Beach.

Il virale torsonudismo di Salvini, amplifica una rinnovata goliardica ideologia, dal sapore fortemente edonistico, proprio della società dei consumi. Continua a convincere quando mangia le pizze e si sbrodola di salsa di pomodoro, mostra muscoli misti a trippa sulle spiagge italiane, monta una moto d’acqua della Polizia in costume, come se fosse un comune bagnante sulla banana gonfiabile, interpretando al meglio quello che Umberto Eco diceva ne “La fenomenologia di Mike Bongiorno”… un ministro dell’Interno che piace perché si confonde tra la folla dei bagnanti.

Quindi tutto ciò che ai suoi detrattori appare come “narcisistico” o “cialtronistico” è in realtà una mirata strategia mediatica studiata fin nei minimi particolari da Luca Morisi, il regista che ha creato l’effetto Salvini.

Ora la Lega presenta una mozione di sfiducia verso il governo, il cui premier è un re travicello, che non ha un proprio sostegno elettorale, e che ora ha difficoltà a legittimarsi con un profilo da statista provvidenziale, quando rilancia le critiche a Salvini. Ma la sua scelta non è stata un fulmine a ciel sereno, piuttosto ben pianificata nell’arco degli ultimi mesi, dopo l’inciucio tra M5S e PD in Europa, dopo l’elezione della falchessa dell’austerity Ursula Von der Leyen, e i continui attacchi da parte di molti esponenti del MoV verso le politiche del Ministro dell’Interno.

Il M5S rappresentava ormai l’anello debole di un contratto di governo che si era  progressivamente  sbriciolato sotto il numero delle numerose smentite, l’esaurirsi di prospettiva del MoV era divenuta sempre più percepibile, un partito azienda alla ricerca perduta di un’identità compatibile con le concrete esigenze dei cittadini italiani, ormai in pieno tumulto di contraddizioni.

Il MoV è stato una formidabile forza di opposizione, negli ultimi 10 anni ha raccattato consensi a destra e a manca, promettendo di risolvere ogni problema e di realizzare tutto e il suo contrario,  ma arrivato al governo ha mostrato l’inganno, tutta la propria inconsistenza e mancanza di identità, resta solo l’identità aziendale, verticistica e digitale.

Visto poi che il confronto con l’efficienza e l’abilità comunicativa di Salvini lo ha costretto ad una continua e dolorosa emorragia di consensi,  i radicali del terzo millennio si sono messi ad inciuciare con i Dem per risalire nei sondaggi, perché l’appoggio al sistema fa parte del loro DNA, una falsa forza antisistema e una falsa rivoluzione prodotta da menestrelli e cantastorie.

Molto grave la scelta del M5S di andare in soccorso di Ursula von der Leyen per la Presidenza della Commissione Europea, tamponando così le falle nella sua maggioranza e permettendole l’elezione con uno scarto di soli 9 voti (circa 75 franchi tiratori soprattutto fra i socialisti).

Logico sottolineare che tale atto rappresenta una svolta politica radicale nella strategia pentastellata, che va in controtendenza rispetto al messaggio complessivo che il MoV aveva sempre dato, determinandone la perdita di ogni connotazione antisistema. Non è stato certo mai credibile che il M5S fosse anticapitalista o rivoluzionario,  tuttavia sembrava un elemento di rottura destabilizzante, anche con la proposta di numerose istanze anti liberiste.

La crisi di governo era nell’aria da tempo, la resa dei conti si è consumata poi dopo il voto al Senato sulla sceneggiata relativa alla Tav, definita da Alberto Perino, leader dei No Tav, un vero tradimento delle tante battaglie combattute insieme a Grillo.

Ma il punto di non ritorno è stata senza dubbio l’elezione di Ursula von der Leyen, perché mentre  Salvini aveva martellato a lungo sull’Europa da cambiare e da stravolgere, attorno ai sovranisti della Lega si stava formando una sorta di “cordone sanitario” per disinnescarne la potenza eversiva, come dice Antonio Maria Rinaldi.

Rinaldi, infatti, da tempo sostiene che al Parlamento europeo sia in atto una ghettizzazione del fronte sovranista, un processo di esclusione cui il M5s ha partecipato attivamente. 

Ora si stanno muovendo strane manovre di Palazzo per evitare il voto, che consegnerebbe il governo alle destre. Si moltiplicano scabrosi retroscena sulla stampa che danno conto del tentativo, partito dai renziani, di trovare un accordo coi grillini per evitare il ritorno alle urne. Infatti nelle ultime ore Renzi, sembra muoversi in questo senso  e in contrasto con la linea ufficiale del segretario Nicola Zingaretti, che invece invoca il voto subito, per scongiurare lo zampino renziano sul varo del suo nuovo progetto politico.

Forse un “governo elettorale”, nuova formula magica per organizzare una trappola salva poltrone, cui stavolta partecipa volentieri anche il M5S… diversamente come potrebbe fare la propria “rivoluzione colorata”??

 

Rosanna Spadini

Fonte: https://comedonchisciotte.org/

10.08.2019

 

 

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