LA GERMANIA PROBLEMA D'EUROPA

LA GERMANIA PROBLEMA D'EUROPA

DI STEFANO SYLOS LABINI

sbilanciamoci.info

I tedeschi hanno il terrore che l’eccesso di debito pubblico spinga la Banca centrale europea a stampare grandi quantità di moneta che farebbe scoppiare l’inflazione. Per questo la Cancelliera Merkel, con la sua intransigenza sul risanamento dei bilanci dei paesi europei più in difficoltà e con la sua posizione contraria verso l’emissione degli Eurobond e verso gli acquisti di titoli del debito pubblico da parte della Bce, sta spingendo l’Europa in una pericolosa recessione e in una crisi di fiducia che potrebbero avere conseguenze devastanti. Ma i tedeschi, che hanno l’economia con la produttività più elevata d’Europa, dovrebbero ricordarsi di ciò che accadde dopo la prima guerra mondiale e di conseguenza dovrebbero essere più lungimiranti per evitare di ripetere gli stessi errori che loro furono costretti a subire.Lezioni di storia

Il Trattato di Versailles fu imposto alla Germania con la minaccia dell’occupazione militare e del blocco economico. Il Trattato istituì una commissione che doveva determinare le esatte dimensioni delle riparazioni che dovevano essere pagate dalla Germania. Nel 1921, questa cifra fu ufficialmente stabilita in 33 miliardi di dollari. John Maynard Keynes criticò duramente il trattato: non prevedeva alcun piano di ripresa economica e l’atteggiamento punitivo e le sanzioni contro la Germania avrebbero provocato nuovi conflitti e instabilità, invece di garantire una pace duratura. Keynes espresse questa visione nel suo saggio The Economic Consequences of the Peace. I problemi economici che questi pagamenti comportarono sono spesso citati come la principale causa della fine della Repubblica di Weimar e dell’ascesa di Adolf Hitler, che inevitabilmente portò allo scoppio della seconda guerra mondiale.

Quando Hitler andò al potere nel 1933 oltre 6 milioni di persone (il 20% della forza lavoro) erano disoccupate ed al limite della soglia della malnutrizione mentre la Germania era gravata da debiti esteri schiaccianti con delle riserve monetarie ridotte quasi a zero. Ma, tra il 1933 e il 1936, si realizzò uno dei più grandi miracoli economici della storia moderna, anche più significativo del tanto celebrato “New Deal” di F.D. Roosevelt. E non furono le industrie d'armamento ad assorbire la manodopera; i settori trainanti furono quello dell'edilizia, dell’automobile e della metallurgia. L’edilizia, grazie ai grandi progetti sui lavori pubblici e alla costruzione della rete autostradale, creò la maggiore occupazione (+209%), seguita dall'industria dell'automobile (+117%) e dalla metallurgia (+83%).

Nel miracolo economico degli anni ’30 i nazionalsocialisti si erano creati una teoria monetaria che suonava pressappoco così: “le banconote si possono moltiplicare e spendere a volontà, purché si mantengano costanti i prezzi. Il solo motore necessario per questo meccanismo è la fiducia. Basta creare e mantenere questa fiducia, sia con la suggestione sia con la forza o con entrambe”.

Sorprendentemente, l’artefice del miracolo economico della Germania nazista fu un uomo di origini ebraiche, Hjalmar Schacht, Ministro dell’Economia e Presidente della Banca centrale del Reich. “Il dottor Schacht è inciampato per disperazione in qualcosa di nuovo che aveva in sé i germi di un buon accorgimento tecnico. L’accorgimento consisteva nel risolvere il problema eliminando l’uso di una moneta con valore internazionale e sostituendola con qualcosa che risultava un baratto, non però fra individui, bensì fra diverse unità economiche.

In tal modo riuscì a tornare al carattere essenziale e allo scopo originario del commercio, sopprimendo l’apparato che avrebbe dovuto facilitarlo, ma che di fatto lo stava strangolando. Tale innovazione funzionò bene, straordinariamente bene, per coloro che l’avevano introdotta, e permise a una Germania impoverita di accumulare le riserve senza le quali non avrebbe potuto imbarcarsi nella guerra. Tuttavia, come osserva Henderson, il fatto che tale metodo sia stato usato a servizio del male non deve impedirci di vedere il vantaggio tecnico che offrirebbe al servizio di una buona causa”. (1)

Per il commercio estero, Schacht ideò un ingegnoso sistema per trasformare gli acquisti di materie prime da altri paesi in commesse per l'industria tedesca: i fornitori erano pagati in moneta che poteva essere spesa soltanto per comprare merci fatte in Germania. Il meccanismo, di stimolo al settore manifatturiero, funzionava come un baratto: le materie prime importate erano pagate con prodotti finiti dell'industria nazionale, evitando così il peso dell'intermediazione finanziaria e fuoriuscite di capitali. Certamente, il protezionismo prima e l'autarchia in seguito crearono un mercato chiuso in cui tutta la realtà produttiva era indirizzata e finalizzata alla produzione di beni per lo stato e/o per il consumatore tedesco. Il controllo nazista dei cambi e dei commerci esteri dà alla politica economica tedesca una nuova libertà. Anzitutto, perché il valore interno del marco (il suo potere d'acquisto per i lavoratori) viene svincolato dal suo prezzo esterno, quello sui mercati valutari anglo-americani.

Cambiali garantite dallo Stato per le imprese

Lo Stato tedesco può dunque creare la moneta di cui ha bisogno nel momento in cui manodopera e materie prime sono disponibili per sviluppare nuove attività economiche, anziché indebitarsi prendendo i soldi in prestito. E ciò senza essere immediatamente punito dai mercati mondiali dei cambi con una perdita del valore del marco rispetto al dollaro ed evitando che il pubblico tedesco fosse colpito da quel segnale di sfiducia mondiale consistente nella svalutazione della sua moneta nazionale.

In realtà, non venne praticata la stampa diretta di moneta, poiché il principale provvedimento di Schacht fu l’emissione dei MEFO, obbligazioni emesse sul mercato interno per finanziare lo sviluppo. In questo sistema è direttamente la Banca centrale di Stato (Reichsbank) a fornire agli industriali i capitali di cui hanno bisogno.

Non lo fa aprendo a loro favore dei fidi; lo fa autorizzando gli imprenditori ad emettere delle cambiali garantite dallo Stato. Con queste promesse di pagamento gli imprenditori pagano i fornitori. In teoria, questi ultimi possono scontarle presso la Reichsbank in ogni momento, e qui sta il rischio: se gli effetti MEFO venissero presentati all'incasso massicciamente e rapidamente, l'effetto finale sarebbe di nuovo un aumento esplosivo del circolante e dunque dell'inflazione. Di fatto, però questo non avviene nel Terzo Reich. Anzi: gli industriali tedeschi si servono degli effetti MEFO come mezzo di pagamento fra loro, senza mai portarli all'incasso; risparmiando così fra l'altro (non piccolo vantaggio) l'aggio dello sconto. Insomma, gli effetti MEFO diventano una vera moneta, esclusivamente per uso delle imprese, a circolazione fiduciaria.



Gli economisti si sono chiesti come questo miracolo sia potuto avvenire e alla fine la risposta è stata che il sistema funzionava grazie alla fiducia che il regime riscuoteva presso i suoi cittadini e le sue classi dirigenti, una fiducia ottenuta non solo con la propaganda e la coercizione, ma anche attraverso il progressivo miglioramento delle condizioni economiche della popolazione. Hjalmar Schacht fu l'inventore del sistema rendendo invisibile l'inflazione: gli effetti MEFO erano un circolante parallelo che il grande pubblico non vedeva e di cui forse nemmeno aveva conoscenza, e dunque privo di effetti psicologici.

In seguito Schacht (che fu processato a Norimberga e ritenuto non colpevole) spiegò d'aver pensato che, se la recessione manteneva inutilizzato lavoro, officine, materie prime, doveva esserci anche del capitale parimenti inutilizzato nelle casse delle imprese; i suoi effetti MEFO non avrebbero fatto che mobilitare quei fondi dormienti. In realtà erano proprio i fondi a mancare nelle casse, non la manodopera. E Schacht sapeva che la prosperità della finanza internazionale dipende dall'emissione di prestiti con elevato interesse a nazioni in difficoltà economica.

La disoccupazione riassorbita

Un economista britannico, C.W. Guillebaud, ha espresso con altre parole lo stesso concetto: "nel Terzo Reich, all'origine, gli ordinativi dello Stato forniscono la domanda di lavoro, nel momento in cui la domanda effettiva è quasi paralizzata e il risparmio è inesistente; la Reichsbank fornisce i fondi necessari agli investimenti (con gli effetti MEFO, che sono pseudo-capitale); l'investimento rimette al lavoro i disoccupati; il lavoro crea dei redditi, e poi dei risparmi, grazie ai quali il debito a breve termine precedentemente creato può essere finanziato [ci si possono pagare gli interessi] e in qualche misura rimborsato". Così Hitler raggiunse il suo scopo primario: il riassorbimento della disoccupazione e la crescita dei salari del popolo tedesco senza alimentare l’inflazione. I risultati sono spettacolari per ampiezza e rapidità: nel gennaio 1933, quando Hitler sale al potere, i disoccupati sono oltre 6 milioni; a gennaio 1934, si sono quasi dimezzati e a giugno sono ormai 2,5 milioni; nel 1936 calano ancora, a 1,6 milioni e nel 1938 non sono più di 400 mila. Fu questa ripresa economica ad accrescere il consenso di Adolf Hitler e a permettere alla Germania di lanciare negli anni successivi una massiccia politica di riarmo che portò allo scoppio della seconda guerra mondiale.

Scarsa lungimiranza dei vincitori

Per evitare malintesi, tengo a precisare che considero il nazismo una ideologia criminale. L’intento del mio articolo è quello di mettere in evidenza la politica economica e monetaria seguita dalla Germania di Hitler per risollevare un Paese allo stremo. Una politica che, con i dovuti accorgimenti, potrebbe essere riproposta nell’Europa di oggi dove la disoccupazione ha raggiunto livelli inaccettabili. La Germania dovrebbe tener presente che fu la scarsa lungimiranza delle nazioni che vinsero la prima guerra mondiale a determinare l’esplosione del debito, la sua monetizzazione e l’iperinflazione. Questo generò un sentimento profondo di rivalsa nel popolo tedesco che si manifestò pienamente con il sostegno al nazionalsocialismo dopo la grande depressione. Ma il consolidamento del potere di Adolf Hitler fu reso possibile anche da una spettacolare ripresa economica che in tempi brevi permise di ricostruire le infrastrutture, di rilanciare l’industria civile e quindi di riassorbire l’enorme disoccupazione.

Il miracolo economico fu promosso da Hjalmar Schacht che escogitò un meccanismo monetario non inflazionistico in grado di fornire i capitali all’industria tedesca. Esattamente ciò che, con le dovute differenze, bisognerebbe fare oggi in Europa ma che viene impedito dalla politica egoistica e suicida del governo di destra guidato da Angela Merkel che ha come dogma l’indipendenza della Banca centrale europea dal potere politico e si oppone alla possibilità di lanciare le obbligazioni europee che potrebbero avere la stessa funzione delle obbligazioni MEFO ideate da Schacht. Al riguardo, c’è chi ha obiettato che non si trattò di un diretto finanziamento monetario del Tesoro, né di un immediato aumento del debito pubblico, però, lo Stato e la Banca centrale del Reich ebbero un ruolo determinante perché autorizzarono le emissioni e diedero la garanzia.



Italia, quali le strade percorribili?



Ma se in Europa in questo momento ci sono grandi difficoltà per finanziare un progetto di crescita, qui in Italia quali sono le strade percorribili per uscire dalla recessione che ci attanaglia? Se consideriamo il sistema delle obbligazioni MEFO, forse la debolezza che deriva dall’enorme debito pubblico potrebbe diventare un punto di forza. Più precisamente, i titoli del debito pubblico potrebbero costituire una massa monetaria gigantesca in grado di finanziare lo sviluppo dell’economia italiana. La possibilità che i titoli pubblici possano essere utilizzati negli scambi e negli investimenti sostituendo la moneta non sembra che sia stato compreso appieno sul piano teorico; sul piano pratico invece sicuramente si era capito visto che con i titoli pubblici si pagavano anche le tangenti! E proprio in questi giorni è apparsa la notizia che il corposo debito della Pubblica amministrazione con le imprese – circa 70 miliardi di euro – sia corrisposto in titoli di Stato per dare fiato alle imprese strozzate dalla stretta creditizia. Un'ipotesi ventilata già da alcune settimane, caldeggiata dal ministro Passera e che non dispiace a Confindustria, artigiani e commercianti. Il dossier riscuote per ora le perplessità di Ragioneria e Tesoro.

Per attuare una strategia di questo tipo sarebbe essenziale la trasformazione del debito estero in debito interno (2). In questo modo si potrebbe stabilizzare il valore dei titoli del debito pubblico (3) e sarebbe possibile sfuggire alla “dittatura dei mercati finanziari” (4). Così i titoli pubblici potrebbero circolare e potrebbero essere usati nel mercato interno come strumenti di pagamento. Se, invece, i titoli pubblici sono detenuti da soggetti esteri, grosse vendite fanno svalutare questi titoli intaccando la possibilità di utilizzarli come strumenti di pagamento sul mercato interno. Inoltre, poiché i titoli sono accumulati all’estero, essi vengono sottratti alla circolazione e di conseguenza perdono la loro funzione monetaria. Allora, si potrebbe pensare di far rientrare una parte consistente dei Bot in Italia (5). "Consistente" significa di entità tale da evitare operazioni speculative da parte delle banche d'affari detentrici dei Bot italiani, che guadagnano non solo sulle pressioni al rialzo sui tassi di interesse sui Bot di nuova emissione, ma, soprattutto, sul valore dei titoli derivati che assicurano i titoli di Stato (Credit Default Swaps) (6). Quindi bisognerebbe costruire di fatto un sistema di compensazione fra imprese facendo funzionare i Bot rientrati come una moneta complementare (7). In sostanza, il problema è quello di costruire una nuova regolazione dei Bot italiani in circolazione tale da farli funzionare come monete complementari (capaci di finanziare l'attività produttiva) e non come riserva di valore. È probabile che un progetto del genere potrebbe essere più efficace se non fosse limitato solo all'Italia ma venisse esteso almeno ai Paesi del bacino mediterraneo, i quali sarebbero in grado di agire come un nuovo sistema innovativo e commerciale.

In conclusione, i titoli pubblici sono un tipo di moneta che può essere usata per fare pagamenti di una certa entità dove non serve il contante. Il loro controvalore monetario si regge sulla fiducia nella capacità di rispettare gli impegni di pagamento e uno Stato ricco come l’Italia, che ha un bilancio pubblico sotto controllo, è in grado di assicurare questa fiducia. Un progetto che si ponga l’obiettivo di utilizzare i Bot come strumento di pagamento richiede delle misure per stabilizzare il valore dei titoli di Stato. La stabilizzazione del valore dei titoli comporterebbe diversi benefici in quanto permetterebbe di: allentare la morsa dei mercati finanziari internazionali sulla finanza pubblica del nostro Paese; garantire dei rendimenti sicuri al risparmio delle famiglie; utilizzare i titoli di Stato come moneta complementare. Per questi motivi dobbiamo studiare le esperienze del passato, quanto oggi viene fatto in altri paesi come il Giappone e le esperienze sulle monete complementari che esistono nel mondo.

Stefano Sylos Labini

Fonte: www.sbilanciamoci.info

6.02.2012


NOTE


(1) Keynes, J.M., "Il problema degli squilibri finanziari globali. La politica valutaria del dopoguerra (8 Settembre 1941)", in Keynes, J.M., "Eutopia", a cura di Luca Fantacci, et. al. 2011, p. 43-55.

(2) Giuseppe Guarino: “La trappola di Maastricht. Avviso ai governanti”. il manifesto domenica 4 dicembre 2011.

(3) In Giappone, un paese che ha un debito pubblico doppio rispetto all’Italia ma non ha il problema dello spread, è prevista l’emissione di particolari certificati del Tesoro da riservare al risparmio delle famiglie con rendimenti sicuri e ancorati all’inflazione, che sfuggono alle micidiali aste. Per l’Italia è da segnalare la proposta di Claudio Gnesutta sull’emissione di “Buoni eccezionali del Tesoro”, Sbilanciamoci,

(4) Si veda “La crisi degli Stati Uniti e l’esplosione della moneta privata”, saggio di Giorgio Ruffolo e Stefano Sylos Labini per Argomenti Umani


(5) Queste considerazioni sono basate sui preziosi commenti di Stefano Lucarelli, Professore presso l’Università degli Studi di Bergamo.


(6) Su questo punto si veda Andrea Fumagalli: “Prove (conclamate) di dittatura finanziaria”, Uninomade,

(7) Sulle monete complementari si veda “Introduzione alle monete complementari” di Massimo Amato e Luca Fantacci, . Di Luca Fantacci si veda anche: "Rilancio: una nuova Bretton Woods a partire dalla proposta di Keynes " in Keynes J.M., “Eutopia”, a cura di L. Fantacci, et. al., 2011.

Articolo in corso di pubblicazione sul numero 754 de "Il Calendario del Popolo", www.calendariodelpopolo.it, che sarà disponibile nelle librerie dal prossimo 12 febbraio

Commenti (53)

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    1. mincuo 8 febbraio 2012

      Amicus Plato sed magica amica veritas

    1. mincuo 8 febbraio 2012

      Approfitto così rispondo anche a Chinarsky, che chiede astutamente: dove vado a parare?
      Da nessuna parte Chinarsky a parte etica, dignità, e verità. Cose senza importanza, non si allarmi. Rispondo ora più compiutamente anche a RicBo.
      Lei RicBo dice che “non ha elementi” ma comunque sia "rimane improbabile" (sempre senza avere elementi, I presume) "che senza trucchi e rapine” (non dice quali rapine però, ah già non ha elementi, dimenticavo...) fosse possibile un miracolo economico....E sempre immagino che non avesse molti più elementi ancor prima di rispondermi, ma ciò non toglie che, sempre senza elementi, non abbia avuto precedentemente alcuna remora o scrupolo a sentenziare:
      ---------”Il tuo preciso (sic!) commento è la dimostrazione che articoli come questo di Labini vengono diffusi con precise intenzioni di orientamento ideologico. Il messaggio che sottendono è molto pericoloso. Grazie per smascherarlo Tonguessy"----------
      E nemmeno aveva molti più elementi prima, presumo, dichiarando:
      “Il figlio d'arte Labini (elegante questo, un ottimo argomento ad personam, etico) dimentica di come la Germania si sia arricchita anche impossessandosi del denaro ebreo (esattamente come la Spagna 5 secoli prima)”.
      Naturalmente non ha la più pallida idea (ah già, non ha elementi) di come il popolo Tedesco e non solo quello fosse stato prima spogliato e impoverito, al pari di quello Spagnolo 5 secoli prima. Non ha “elementi” ma chissenefrega, va bene lo stesso calunniare un articolo, sul fondamento di una presunta “ideologia pericolosa sottostante” che per fortuna c'è Lei a scovarla. A posto. Quindi, senza elementi, accusa un autore e gli affibbia intenzioni, ma non è mica ideologico questo, macchè. E' laico. Molto.
      E magari cominciare una buona volta con qualche “elemento” decente prima di parlare di Franza e Spagna che sia così sbagliato? Ad esempio prendersi uno storico ebreo del 1900 come Bernard Lazare e studiarsi realmente l'antisemitismo, no? Sbagliato? (L'antisemitisme, son histoire et ses causes). Sta anche su WEB e basta leggere anche solo l'indice dei capitoli, per avere almeno un pallido “elemento”.
      E magari si capisce come, anche solo partendo dall'anno mille, Inglesi, Spagnoli, Portoghesi, Arabi, Turchi, Francesi, Italiani, Polacchi, Austriaci, Russi ecc. cioè popoli, tradizioni, religioni, costumi, usanze e poteri tutti differenti, abbiano fatto regolarmente decreti di espulsione (oltre 150), senza contare discriminazioni, vessazioni, proibizioni, inibizioni, restrizioni, confische, ecc... sempre contro la stessa comunità.
      E domandarsi perchè mai vennero creati i Monti di Pietà e i Monti dei Paschi (ovvero dei pascoli) per soccorrere i contadini, costretti perfino a impegnare le sementi? A lei come glielo hanno spiegato? Sbagliato leggere? Pericoloso?
      E prendersi un economista, Ministro del Tesoro USA, come Alexander del Mar, non a caso oscurato (c'è voluto un Nobel come Robert Mundell per ricordarlo), nonostante sia uno dei giganti del 900, e nonostante sia anche lui ebreo, (ma di quelli che non vanno bene, perchè non raccontano bubbole) http://en.wikipedia.org/wiki/Alexander_del_Mar e studiarsi la storia delle monete e dei sistemi finanziari così si capisce come si fa nei secoli a impossessarsi finanziariamente dei beni delle collettività e ridurle in miseria? Sbagliato RicBo? Pericoloso?
      E studiare un James Kenneth Galbraith http://it.wikipedia.org/wiki/John_Kenneth_Galbraith sai mai che dia qualche “elemento”, e pure dei numeri su economia degli anni 30? O anche qualcun altro, e ce ne sono, da Milward in su. Sbagliato? Pericoloso?
      E come è stato “smascherato” l'orribile complotto di questo pericoloso sovversivo, Sylos Labini, che avrebbe osato dire dopo 70 anni “alla gente comune”, orrore!!, quel che sta scritto sui libri scientifici, e cioè che quell'economia fu un successo, e nonostante un embargo mondiale (questo magari è un altro “elemento” che le manca). Embargo decretato proprio dagli Ebrei nel 1933 e quando ancora Hitler non era ancora un dittatore, ma eletto al Governo a capo di una coalizione di partiti?
      “Smascherato” poi con cose del tipo: fu tolto 1 milione di posti di lavori agli Ebrei. Che però erano 500.000. Tutti spogliati, rapinati, ma le cui banche stavano tutte lì ancora nel 1937. Oppure coi lavori "forzati" e "schiavistici". Pensa un po' che mente raffinata e che cultura l'autore del ”preciso commento” sposato immediatamente, pur senza “elementi” ma chissenefrega degli elementi.
      Una Nazione di 66 milioni di persone, produzione, consumi, profitti, salari, occupazione, niente....Un momento: le armi!!!! Ecco!!! Per conquistare il mondo!!! Immagino che anche questa faccia parte dei suoi “elementi” mentre guardare una cartina dell'epoca con la Germania confrontata col solo Impero Inglese, un quarto del mondo e 500 milioni di persone soggiogate e asservite, tutto democraticamente,
      http://en.wikipedia.org/wiki/File:The_British_Empire.png o quello Francese, mezza Africa, quello è troppo difficile. Come andarsi a guardare due numeri sugli eserciti e i mezzi, Francese, Polacco, Inglese....
      Nel 1939 quando attaccò la Polonia l'esercito Tedesco aveva poche settimane di autonomia, (archivi, Istituto di Storia Contemporanea di Monaco). E anche successivamente l'esercito Tedesco, che viene illustrato sempre come tecnicamente mirabolante, corazzatissimo e meccanizzatissimo, fu in realtà al 90% ippotrainato (cioè trainato da cavalli). Qualunque storico “decente”, da Werner Maser, a Jan Kershaw, o a chi le pare, gliele scrive queste cose. Ma anche col ditino sul PC uno se le trova da solo. Così ha un “elemento” invece che storielle. (Non che poi qualcuno si chiederà come mai tutte queste si rivelano puntualmente storielle, non appena approfondisce un pò, se no dovrebbe fare qualche riflessione sull'informazione, e pure sulla storia. Pericoloso).
      I Nazisti andarono al potere non sulle questioni razziali ma proprio sulla disoccupazione. Ancora nel 1928 i Nazisti non erano nessuno elettoralmente, facevano il 2,6% e non contavano nulla. Lo NSDAP crebbe correlato perfettamente al crescere vertiginoso della disoccupazione. Legga qualcosa, non è pericoloso. Ad esempio su questo argomento, crescita del partito Nazista e disoccupazione c'è un breve studio di Societè Generale, e lo trova pure on line. Almeno avrà un elemento, non sarà molto, ma uno almeno ce l'avrà. Sbagliato?
      E poi magari legga qualcosa su collaborazione tra Sionismo (Sionismo, non ebraismo) e Nazismo, e sugli interessi comuni (Judenfrei gli uni, e il popolare la Palestina in massa gli altri, mettendo gli Inglesi di fronte allo stato di fatto) che durò 12 anni, e trova quanti “elementi” vuole, libri interi. C'è Yehuda Bauer, c'è Lenni Brenner (Zionism in the age of Dictators) o Edwin Black (The transfeer agreement) tutti storici ebrei.
      Infine potrà anche fare un salto sulla sua sedia molto politically-correct tanto generosa di giudizi morali quanto un po' scarsina di elementi, leggendo che la politica Nazista ebbe alcuni aspetti abbastanza contraddittori perfino sull'antisemitismo. C'è un altro autore ebraico, Bryan Mark Rigg, che Le dice che furono 150.000 (centocinquantamila) gli Ebrei arruolati nella Wermacht e nelle SS, e alcuni in posizioni molto elevate. http://www.asiablog.it/2007/06/20/i-150mila-soldati-ebrei-di-hitler/
      E c'è tanto altro, quando uno vuole conoscere. Ma è giusto per quelli senza una dottrina impiantata nel cranio, e con un minimo di etica, non certo per quelli che l'ideologia ce l'hanno inculcata a suon di propaganda, e non se ne rendono nemmeno conto, e poi in base a quella giustificano qualunque menzogna, e qualunque doppia morale, per farla convergere sulle proprie tesi. Non è perchè il Nazismo fu una dittatura totalitaria e giustamente da condannare che ciò significhi affibbiargli ogni mostruosità a proprio piacimento o magari censurare o calunniare o anche spedire sotto processo chi osa contraddirle sulla base di fatti o anche chi faccia solo delle domande. Quello lo facevano nel Medioevo, Ric Bo, e non dovrebbero farlo le democrazie, non dovrebbero, se no qualcosa non funziona. E' un “elemento” alla portata di chiunque questo.
      Amicus Plato sed magica magica veritas. Temo però che non faccia molto al vostro caso, che mi ricorda più quello dei moralmente e antropologicamente superiori.

    1. cardisem 8 febbraio 2012

      Ed io posso chiederti dove tu vuoi andare a parare? Che se anche Hilter avesse fatti i miracoli di Gesù Cristo, resta Hitler? Ma allora: è un personaggio “storico” quello di cui ci dovrebbe occupare o un Simbolo su cui non vi è nulla di discutere?

    1. cardisem 8 febbraio 2012

      Che i 55 milioni di morti siano imputabili al riarmo tedesco e non ad una situazione generale di interdipendenze che partono almeno dal 1914, ecco questo mi sembra “ideologia”. Io non voglio entrare in questione eccessivamente tecniche sulle quali non mi riconosco sufficiente competenza (ma non sono per nulla certo che altri siano più competenti di me e ne sappiano più di me), ma in un problema generale di interpretazione del passato che ancora oggi non mi sembra “libera”. Aiutami tu, che sembri più bravo, quando si dice che in Nazismo sia il Male Assoluto, in cosa poi si concretizza questo male. Io vedo due capitoli: 1) la faccenda ebraica; 2) la presunta responsabilità tedesca per la guerra, o meglio la guerra preventiva. Sul primo punto (e non ho testi precostituite!) non mi pare che la discussione a 70 anni dalla fine della guerra sia libera. Se tu sostieni una cosa, ed il contrario: io vado in galera e tu resti libero. Si può ragionare su questa base? Non possum scribere contra eum qui potest me proscribere (se mi ricordo ancora un poco di latino). 2) Quanto al 2° punto voglio ricordare il caso della ministra tedesca della giustizia che fu subito dimissionata quando Bush decise la guerra “preventiva” contro l’Iraq. Disse la ministra: ed Hitler non ha fatto lo stesso? - Quindi, per concludere, la mia lettura dell’articolo di Labini non si sofferma su singoli particolari ma su un problema generale di interpretazione storica che ancora oggi non mi pare libera. Credo che le classi politiche europee, insediate e tuttora al potere grazie alla decisioni dei vincitori, abbiano ancora oggi per sentirsi legittimate di una “demonizzazione” di tutto il periodo della storia europee dal 1914 al 1945. Dopo di allora, è un fatto che tutti gli stati europei non dispongono più di una propria sovranità. Questo è un bene o un male? I fatti economici di questi giorni, la grande miseria che ci attende, la fame che è alle porte, cosa ci insegna? Che la sovranità politica è l’unica cosa che può trarci fuori dalla miseria e da tutte le angustie della vita. Nel 1933-36 uno stato sconfitto, la Germania, sottoposta ad un regime costante di umiliazioni, riuscì a riacquistare la sua sovranità (che però era subito minacciata, da cui la necessità del riarmo) e a ridare fiducia e serenità al suo popolo. Che l’Uomo si chiamasse in un modo o nell’altro poco importa, poteva fare un poco diversamente da come ha fatto, meglio o peggio, ma come ho già scritto (riferendo cose non mie) nei primi tre anni del nazismo è da spiegare la ragione del “dissenso” con il regime, non il “consenso” che il nuovo ordine ebbe dalle persone che tolse dalla miseria... La storia è tragedia... Ma non è nostro potere evitare la tragedia...

    1. Tonguessy 8 febbraio 2012

      Ebbene anch'io devo confessare di non essere altrettanto bravo a dimenticare quei 55 milioni di morti che il riarmo nazista causò. Ma si sa, sono facile preda di ideologie. A proposito: quali? Così almeno mi rendo conto di cosa stai parlando....

    1. cardisem 8 febbraio 2012

      Confesso di non essere così bravo come te che vedi chiaro e pensi subito al riarmo tedesco... Questo ci fu, ma fu una conseguenza del pericolo che incombeva sulla Germania... Mi ricordo di un generale che già durante le trattative della cosiddetta pace di Versailles disse che si era già preparata la seconda guerra mondiale, come in effetti poi avvenne. Io che non sono così bravo come te, vedo che al fallimento (e su questo mi pare tutti gli storici concordano, che Weimar fallì) seguì una ripresa della vita della gente che moriva di fame... Che poi il Cattivo debba essere per forza il Cattivo, beh si questa è ideologia...

    1. cardisem 8 febbraio 2012

      Per quel che mi riesce di capire, pur avendo studiato economia, non si tratta di caricare sulla Germania o su altri, ma si tratta di tornare al principio che è la politica che deve governare l’economia e non l’economia, cioè la finanza, la politica e la nostra vita. Mi permetto una citazione, anche se di seconda mano. Il “controrivoluzionario” de Bonald esprimeva nella sua epoca, subito dopo la rivoluzione francese, questo concetto: finché la ricchezza è rappresentata da beni fondiari (feudi, terre, case, ...) un potere politico, un governo, può controllare una simile ricchezza. Ma quando la ricchezza si volalitilizza come finanza diventa invisibile ed inafferabile. È quanto succede oggi. La nostra vita è governata dallo spread, che è capriccioso più della roulette, dai “mercati”, dalle AAA che diventano BBB, dalla dichiarazione di qualcuno, dai tassi di interesse... E mentre la gente ha delle belle buone braccia ed anche delle belle buone teste con le quali potrebbe e vorrebbe lavorare... E non lo può fare... Occorre dunque una volontà politica (che non è e non può essere quelle di Monti e dei suoi complici e manutengoli), un governo, un Uomo, che abbia il carisma sufficiente per trarci fuori dalla merda...

    1. cardisem 8 febbraio 2012

      Ma certo! Non voglio mettere in imbarazzo i gestore del sito... che è una risorsa per tutti noi. Ho notato che in un caso precedente dove avevo postato molti commenti, alla fine hanno eliminato tutto l’articolo con tutti i commenti... Se è un modo per dirci di stare prudenti, in questi tempi tristi, accolgo gli inviti alla prudenza... Dobbiamo abituarci all’idea di vivere sotto censura... E quindi esprimiamoci in modo da gabbare la censura...

    1. cardisem 8 febbraio 2012

      Stiamo parlando di cose diverse. L’autore dell’articolo ha detto una cosa importante, che è vera ma deliberatamente ignorata. Ha detto che Weimar è stato un fallimento totale, ma che certamente nei primi tre anni, dal 1933 al 1936, il “nazismo” ha egregiamente risolto tutti i problemi di cui Weimar si è dimostrato incapace. So dell’esistenza di prevenzioni e pregiudizi e non voglio fare un lungo ed inutile discorso. Ma su queste pietra angolare: anni 1933-36 in Germania è possibile costruire un discorso con logica matematica deduttiva. Basta aver studiato la geometria euclidea per ricavare tutti i tasselli del discorso.

    1. chinaski137 8 febbraio 2012

      scusami ma, anche ammettendo che Hitler adottò corrette politiche macroeconomiche volte alla piena occupazione ed alla crescita della domanda aggregata,dove vuoi andare a parare?

    1. mincuo 8 febbraio 2012

      Le rapine e i trucchi contabili si possono anche fare, ma i trucchi non fanno nascere case, strade, industrie, ospedali, scuole, strutture sociali, kinderheim (a proposito mica un nome Inglese questo, no? Stavano in ogni grande fabbrica, e un grande Ebreo e uomo di cultura, non un bigotto, come Adriano Olivetti se le studiò queste strutture sociali). Non tutti gli ebrei sono Sionisti fanatici alla Nethaniau o alla Wolfowitz o dall'altra parte dei religiosi fanatici alla Ovadia o i Chabad Lubavitch, anche se oggi comandano, e nemmeno sono i pluri miliardari che controllano informazione e condizionano l'opinione, purtroppo anche quella ebraica, per quanto se uno legge El Hareetz vede già che è meno bigotta che qui. Ci sono fiore di ebrei, RicBo, e ci sono sempre stati per fortuna, testardi e indipendenti, che mica son neanche tanto contenti di coloro a cui è in mano l'ebraismo. E' vero che forse non li conosce Lei, è vero che non vanno in TV, ma esistono. Anche ex Presidenti della Camera di Israele, come Avraham Burg, o gente come Avnery, o Atzmon, o Sand o Pappè ecc...tanti... ma che Lei non vedrà mai. Certo li hanno pure messi in una lista odiosa di migliaia di persone chiamata SHIT LIST (traduca Lei "shit") http://www.masada2000.org/list-A.html
      facendo però un pò un boomerang dato che uno facilmente vede che ci stanno dentro quasi tutte le migliori teste ebraiche.
      L'idea che un Paese come la Germania di 66 milioni di abitanti fosse fatto di stivaloni, niente medici, operai, impiegati, avvocati, studenti, niente madri, padri, nonni, figli, niente pensioni, niente cure, niente lavoro, cinema, ristoranti, vacanze, alberghi, niente vita sociale, niente educazione, e tutti mostri e tutto Heil Hitler, è un'idea, mi creda, peregrina. E l'idea che fossero così costretti e infelici si scontra con ogni reportage dell'epoca, basta leggere, e anche un pò col fatto che fino all'ultima ora combatterono.
      L'idea invece che anche un criminale ha diritto alla verità è un'idea non proprio peregrina, mentre invece quella per cui per affermare dei valori e delle verità si possa appiccicare di tutto e di più, e qualunque menzogna sia consentita, non è un granchè, e anzi poi a qualcuno qualche dubbio di quanto fossero solide queste verità e valori viene. E andando a vedere e studiando, senza pregiudizio, si vede poi infatti. Eccome. Per questo si fa censura a manetta e leggi speciali e si creano reati d'opinioni, da Inquisizione, o tipicamente da dittature, mica per altro sa, per zittire. Anche coi tribunali.
      Non si tratta di riabilitare o sposare qualcuno o qualcosa, si tratta della verità, e della democrazia, che poi avrebbe combattuto le dittature proprio per quello, a parole. Non per fare peggio. Stia bene.

    1. RicBo 8 febbraio 2012

      Non ho elementi per confutare quello che dici ma rimane improbabile se non impossibile che un miracolo economico di quella portata possa avvenire in soli 3 anni senza una qualche sorta di rapina o trucco contabile.

      E comunque volevamo porre l'accento sul messaggio che articoli come questo sottindendono.

    1. mincuo 8 febbraio 2012

      523.000 naturalmente. Si capisce,per uno in buona fede, anche dal puntino di separazione delle migliaia, oltre che dal fatto che si dice che ce ne erano un pò meno dell'1%. Ma meglio specificare, mica tutti sono in buona fede.

    1. mincuo 8 febbraio 2012

      Al signor Tonguessy & C che a occhio e croce si rifaranno a un opuscoletto pieno di menzogne e tabelle manipolate del tipo di questo: http://ckprojects.org/nazi_economy.pdf dove spicca tra l'altro questa autentica perla (che Tonguessy puntualmente riprende nel senso) per dire il livello di menzogne: “The unemployment statistics got ’sexed up’ in 1933 which made some 1 million jobless disappearing, jobs previously done by Jews got taken over by ’Aryan’ Germans” . Un milione di posti tolti agli Ebrei, ma gli Ebrei erano 523.00 in Germania perfino secondo l'USHMM, cioè il museo dell'Olocausto Americano, e di questi poi una parte emigrarono (Haavara agreement). Tutte le fonti danno questi numeri, cioè meno dell'1% della popolazione, basta che Tonguessy si informi.
      Io cito invece Sarah Gordon, storica Ebrea, su qualcosa di meno conosciuto: “In Germania, dove gli Ebrei rappresentavano nemmeno l'uno per cento della popolazione, stampa, banche, industria, teatro, cinema, commercio ecc..erano in gran parte in mano loro. Nel 1923 su 161 banche private 150 erano Ebraiche, il 41% dell'industria del ferro, il 57% degli altri metalli, l'80% dei leading members dello Stock Exchange, un quarto dei Professori d'Università, oltre il 50% dei 234 teatri, il 60% della Stampa, l'80% delle catene di negozi. (“Hitler, Germans and the Jewish question”, Princeton University). Se non è sufficiente si può consultare anche un altro storico ebreo, Arthur Koestler (The God that Failed) così si vede anche altrove, in Ungheria ad esempio. (cito sempre storici ebrei in quanto gli altri, se non si acconciano perfettamente a menzogne e propaganda sono trasformati immediatamente in “antisemiti”, è escluso che possano essere persone oneste, ma la gente ha cominciato a capire questa cosa).
      La situazione per gli Ebrei cambiò drasticamente dal 1938, ma mentre nessun dubbio c'è che furono discriminati e che furono rimossi dalla vita culturale che dominavano precedentemente, ciò non è così vero per la vita economica. Ancora nel 1937 in Germania operavano tutte le maggiori banche ebraiche, da Mendelssohn, a Bleichröder, Arnhold, Dreyfuss, Strauss, Warburg, Aufhäuser, e Behrens. Lo stesso vale per le proprietà immobiliari. E c'è pure un caso di salvataggio di Stato di una catena di negozi in difficoltà, la Hertie, di proprietà ebraica, con 14.000 dipendenti, salvata con finanziamenti statali per 14,5 milioni di marchi.
      Per quanto riguarda economia, non furono gli armamenti, che iniziarono dal 36 e non in forma massiccia come si spaccia (e non ci fu poi nessuna economia volta totalmente a economia di guerra fino al 1943).
      I disoccupati Tedeschi nel 1933 erano oltre 6 milioni più altri 600.000 che avevano un sussidio pari a 13 dollari mensili (circa 150 EUR odierni) cioè di fatto dei disoccupati totali. Il signor Tonguessy mescola e fa pensare che 7 milioni di persone sono state occupate in 5 anni per caso o anzi coi “lavori tolti agli ebrei” o coi lavori "gratis".
      Basta prendere un testo di storia economica “decente” per vedere a cosa si deve l'economia Tedesca. E i dati si vedono a partire da produzione, consumi e profitti Ad esempio beni per famiglie raddoppiati, tessile, meccanica, edilizia, chimica altrettanto ecc... I profitti delle imprese quadruplicarono. Tonguessy poi a rinforzo riporta della Volkswagen, che è vero che non divenne auto del popolo, ma perchè scoppiò la guerra e produssero veicoli militari, e racconta la vicenda con la sua consueta onestà. Tuttavia l'industria automobilistica Tedesca dal 33 al 37 triplicò, (non esisteva solo il Maggiolino evidentemente) compresa quella Tedesca di Ford e General Motors (Opel), e l'export crebbe di 8 volte. Riguardo a turismo quello raddoppiò e il traffico passeggeri degli areoporti triplicò.
      I salari dei lavoratori aumentarono costantemente, in 4 anni del 21%. Andrebbe evidenziata poi agricoltura, ma soprattutto strutture sociali, e basta prendersi i giornali Inglesi, Francesi e Americani dell'epoca, che le decantano, e così si leggerebbero anche le proteste dei lavoratori e dei sindacati che protestavano e chiedevano una regolamentazione e tutela del lavoro, dell'ambiente, dell'orario (40 ore), e un livello di assistenza sanitaria ecc....come quello Tedesco. Ce ne sono a migliaia. E infine quel modello, zitti zitti, poi nel dopoguerra fu preso in parte o in blocco da tanti, gli Svedesi in primis.
      Invece di Tonguessy e la sua propaganda meglio John Kenneth Galbraith, o John A. Garraty o perfino Joachim Fest.
      Di Galbraith voglio citare una sola cosa perchè dipinge poi bene la mentalità manichea dei Tonguessy:
      “The German example was instructive but not persuasive. British and American conservatives looked at the Nazi financial heresies -- the borrowing and spending -- and uniformly predicted a breakdown … And American liberals and British socialists looked at the repression, the destruction of the unions, the Brownshirts, the Blackshirts, the concentration camps, and screaming oratory, and ignored the economics. Nothing good [they believed], not even full employment, could come from Hitler.”

    1. Iacopo67 8 febbraio 2012

      Potrei sbagliare, ma la mia opinione è questa:

      la mancanza di moneta in circolazione e la conseguente crisi economica non sono casuali, o frutto di un errore, ma sono atti studiati, voluti e messi in pratica da potenti organizzazioni di capitalisti, con lo scopo di distruggere le democrazie nazionali, (attraverso l'asfissiamento delle economie per mancanza di liquidità, i ricatti sui debiti pubblici) e trasferirne i poteri all'europa, ovvero a se stessi.

      Siccome la proposta di Labini non è altro che un trucco, in senso buono, per rimettere in circolazione un mezzo di pagamento, mi sembra logico che questa proposta verrà decisamente osteggiata dalle elite europee poichè ne scombussolerebbe i piani.

    1. Tonguessy 8 febbraio 2012

      sinceramente mi sembra ingeneroso accusare Sylos Labini si nutrire "precise intenzioni di orientamento ideologico". Sono sicuro della sua buona fede in tal senso, fermo restando che i punti che ho sollevato pongono dei dubbi sull'interpretazione da lui offerta.

    1. RicardoDenner 8 febbraio 2012

      Mi sembra che la guerra sia stata vinta portando libertà .. privatizzazioni e banche ..e presumo che la finanza al servizio della popolazione non sia un concetto gradito a chi comanda..per cui dovremo aspettare che la crisi peggiori e maturi fino alla catastrofe finale..se il 2012 non interviene magicamente a raddrizzare i cervelli di chi li ha storti..
      cosa non assicurata..

      Per il resto mi sembra ovvio quello che dice l'articolo..ma appunto per questo improponibile

    1. RicBo 8 febbraio 2012

      Il tuo preciso commento è la dimostrazione che articoli come questo di Labini vengono diffusi con precise intenzioni di orientamento ideologico. Il messaggio che sottendono è molto pericoloso. Grazie per smascherarlo Tonguessy.

    1. ericvonmaan 8 febbraio 2012

      Scusami!!!! Lapsus freudiano!!! Chiedo venia!!!

    1. Tonguessy 8 febbraio 2012

      Ciao Ericvonmaan, purtroppo non sono Truman, ma Tonguessy (buon per lui)..:)

      L'idea di passare a gestione di "benessere sociale" non può che trovarmi d'accordo. Ho le mie perplessità sul fatto che esista la volontà dei padroni del vapore di ridurre il trend attuale che vede allargarsi la forbice tra il benessere sociale e i detentori dei capitali (benessere tout court). Come dicevo siamo passati dagli investimenti industriali (che per fall out hanno creato la middle class ovunque) alle speculazioni finanziarie che hanno azzerato la middle class. Chi o cosa pensi abbia voglia di rimettersi a pensare ad investimenti e piani decennali quando la cedola trimestrale viene staccata, appunto, ogni tre mesi? Gli investitori che sono interessati a quella cedola oppure i lavoratori che non possiedono capitali?

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