LA GERMANIA PROBLEMA D'EUROPA

LA GERMANIA PROBLEMA D'EUROPA

DI STEFANO SYLOS LABINI

sbilanciamoci.info

I tedeschi hanno il terrore che l’eccesso di debito pubblico spinga la Banca centrale europea a stampare grandi quantità di moneta che farebbe scoppiare l’inflazione. Per questo la Cancelliera Merkel, con la sua intransigenza sul risanamento dei bilanci dei paesi europei più in difficoltà e con la sua posizione contraria verso l’emissione degli Eurobond e verso gli acquisti di titoli del debito pubblico da parte della Bce, sta spingendo l’Europa in una pericolosa recessione e in una crisi di fiducia che potrebbero avere conseguenze devastanti. Ma i tedeschi, che hanno l’economia con la produttività più elevata d’Europa, dovrebbero ricordarsi di ciò che accadde dopo la prima guerra mondiale e di conseguenza dovrebbero essere più lungimiranti per evitare di ripetere gli stessi errori che loro furono costretti a subire.Lezioni di storia

Il Trattato di Versailles fu imposto alla Germania con la minaccia dell’occupazione militare e del blocco economico. Il Trattato istituì una commissione che doveva determinare le esatte dimensioni delle riparazioni che dovevano essere pagate dalla Germania. Nel 1921, questa cifra fu ufficialmente stabilita in 33 miliardi di dollari. John Maynard Keynes criticò duramente il trattato: non prevedeva alcun piano di ripresa economica e l’atteggiamento punitivo e le sanzioni contro la Germania avrebbero provocato nuovi conflitti e instabilità, invece di garantire una pace duratura. Keynes espresse questa visione nel suo saggio The Economic Consequences of the Peace. I problemi economici che questi pagamenti comportarono sono spesso citati come la principale causa della fine della Repubblica di Weimar e dell’ascesa di Adolf Hitler, che inevitabilmente portò allo scoppio della seconda guerra mondiale.

Quando Hitler andò al potere nel 1933 oltre 6 milioni di persone (il 20% della forza lavoro) erano disoccupate ed al limite della soglia della malnutrizione mentre la Germania era gravata da debiti esteri schiaccianti con delle riserve monetarie ridotte quasi a zero. Ma, tra il 1933 e il 1936, si realizzò uno dei più grandi miracoli economici della storia moderna, anche più significativo del tanto celebrato “New Deal” di F.D. Roosevelt. E non furono le industrie d'armamento ad assorbire la manodopera; i settori trainanti furono quello dell'edilizia, dell’automobile e della metallurgia. L’edilizia, grazie ai grandi progetti sui lavori pubblici e alla costruzione della rete autostradale, creò la maggiore occupazione (+209%), seguita dall'industria dell'automobile (+117%) e dalla metallurgia (+83%).

Nel miracolo economico degli anni ’30 i nazionalsocialisti si erano creati una teoria monetaria che suonava pressappoco così: “le banconote si possono moltiplicare e spendere a volontà, purché si mantengano costanti i prezzi. Il solo motore necessario per questo meccanismo è la fiducia. Basta creare e mantenere questa fiducia, sia con la suggestione sia con la forza o con entrambe”.

Sorprendentemente, l’artefice del miracolo economico della Germania nazista fu un uomo di origini ebraiche, Hjalmar Schacht, Ministro dell’Economia e Presidente della Banca centrale del Reich. “Il dottor Schacht è inciampato per disperazione in qualcosa di nuovo che aveva in sé i germi di un buon accorgimento tecnico. L’accorgimento consisteva nel risolvere il problema eliminando l’uso di una moneta con valore internazionale e sostituendola con qualcosa che risultava un baratto, non però fra individui, bensì fra diverse unità economiche.

In tal modo riuscì a tornare al carattere essenziale e allo scopo originario del commercio, sopprimendo l’apparato che avrebbe dovuto facilitarlo, ma che di fatto lo stava strangolando. Tale innovazione funzionò bene, straordinariamente bene, per coloro che l’avevano introdotta, e permise a una Germania impoverita di accumulare le riserve senza le quali non avrebbe potuto imbarcarsi nella guerra. Tuttavia, come osserva Henderson, il fatto che tale metodo sia stato usato a servizio del male non deve impedirci di vedere il vantaggio tecnico che offrirebbe al servizio di una buona causa”. (1)

Per il commercio estero, Schacht ideò un ingegnoso sistema per trasformare gli acquisti di materie prime da altri paesi in commesse per l'industria tedesca: i fornitori erano pagati in moneta che poteva essere spesa soltanto per comprare merci fatte in Germania. Il meccanismo, di stimolo al settore manifatturiero, funzionava come un baratto: le materie prime importate erano pagate con prodotti finiti dell'industria nazionale, evitando così il peso dell'intermediazione finanziaria e fuoriuscite di capitali. Certamente, il protezionismo prima e l'autarchia in seguito crearono un mercato chiuso in cui tutta la realtà produttiva era indirizzata e finalizzata alla produzione di beni per lo stato e/o per il consumatore tedesco. Il controllo nazista dei cambi e dei commerci esteri dà alla politica economica tedesca una nuova libertà. Anzitutto, perché il valore interno del marco (il suo potere d'acquisto per i lavoratori) viene svincolato dal suo prezzo esterno, quello sui mercati valutari anglo-americani.

Cambiali garantite dallo Stato per le imprese

Lo Stato tedesco può dunque creare la moneta di cui ha bisogno nel momento in cui manodopera e materie prime sono disponibili per sviluppare nuove attività economiche, anziché indebitarsi prendendo i soldi in prestito. E ciò senza essere immediatamente punito dai mercati mondiali dei cambi con una perdita del valore del marco rispetto al dollaro ed evitando che il pubblico tedesco fosse colpito da quel segnale di sfiducia mondiale consistente nella svalutazione della sua moneta nazionale.

In realtà, non venne praticata la stampa diretta di moneta, poiché il principale provvedimento di Schacht fu l’emissione dei MEFO, obbligazioni emesse sul mercato interno per finanziare lo sviluppo. In questo sistema è direttamente la Banca centrale di Stato (Reichsbank) a fornire agli industriali i capitali di cui hanno bisogno.

Non lo fa aprendo a loro favore dei fidi; lo fa autorizzando gli imprenditori ad emettere delle cambiali garantite dallo Stato. Con queste promesse di pagamento gli imprenditori pagano i fornitori. In teoria, questi ultimi possono scontarle presso la Reichsbank in ogni momento, e qui sta il rischio: se gli effetti MEFO venissero presentati all'incasso massicciamente e rapidamente, l'effetto finale sarebbe di nuovo un aumento esplosivo del circolante e dunque dell'inflazione. Di fatto, però questo non avviene nel Terzo Reich. Anzi: gli industriali tedeschi si servono degli effetti MEFO come mezzo di pagamento fra loro, senza mai portarli all'incasso; risparmiando così fra l'altro (non piccolo vantaggio) l'aggio dello sconto. Insomma, gli effetti MEFO diventano una vera moneta, esclusivamente per uso delle imprese, a circolazione fiduciaria.



Gli economisti si sono chiesti come questo miracolo sia potuto avvenire e alla fine la risposta è stata che il sistema funzionava grazie alla fiducia che il regime riscuoteva presso i suoi cittadini e le sue classi dirigenti, una fiducia ottenuta non solo con la propaganda e la coercizione, ma anche attraverso il progressivo miglioramento delle condizioni economiche della popolazione. Hjalmar Schacht fu l'inventore del sistema rendendo invisibile l'inflazione: gli effetti MEFO erano un circolante parallelo che il grande pubblico non vedeva e di cui forse nemmeno aveva conoscenza, e dunque privo di effetti psicologici.

In seguito Schacht (che fu processato a Norimberga e ritenuto non colpevole) spiegò d'aver pensato che, se la recessione manteneva inutilizzato lavoro, officine, materie prime, doveva esserci anche del capitale parimenti inutilizzato nelle casse delle imprese; i suoi effetti MEFO non avrebbero fatto che mobilitare quei fondi dormienti. In realtà erano proprio i fondi a mancare nelle casse, non la manodopera. E Schacht sapeva che la prosperità della finanza internazionale dipende dall'emissione di prestiti con elevato interesse a nazioni in difficoltà economica.

La disoccupazione riassorbita

Un economista britannico, C.W. Guillebaud, ha espresso con altre parole lo stesso concetto: "nel Terzo Reich, all'origine, gli ordinativi dello Stato forniscono la domanda di lavoro, nel momento in cui la domanda effettiva è quasi paralizzata e il risparmio è inesistente; la Reichsbank fornisce i fondi necessari agli investimenti (con gli effetti MEFO, che sono pseudo-capitale); l'investimento rimette al lavoro i disoccupati; il lavoro crea dei redditi, e poi dei risparmi, grazie ai quali il debito a breve termine precedentemente creato può essere finanziato [ci si possono pagare gli interessi] e in qualche misura rimborsato". Così Hitler raggiunse il suo scopo primario: il riassorbimento della disoccupazione e la crescita dei salari del popolo tedesco senza alimentare l’inflazione. I risultati sono spettacolari per ampiezza e rapidità: nel gennaio 1933, quando Hitler sale al potere, i disoccupati sono oltre 6 milioni; a gennaio 1934, si sono quasi dimezzati e a giugno sono ormai 2,5 milioni; nel 1936 calano ancora, a 1,6 milioni e nel 1938 non sono più di 400 mila. Fu questa ripresa economica ad accrescere il consenso di Adolf Hitler e a permettere alla Germania di lanciare negli anni successivi una massiccia politica di riarmo che portò allo scoppio della seconda guerra mondiale.

Scarsa lungimiranza dei vincitori

Per evitare malintesi, tengo a precisare che considero il nazismo una ideologia criminale. L’intento del mio articolo è quello di mettere in evidenza la politica economica e monetaria seguita dalla Germania di Hitler per risollevare un Paese allo stremo. Una politica che, con i dovuti accorgimenti, potrebbe essere riproposta nell’Europa di oggi dove la disoccupazione ha raggiunto livelli inaccettabili. La Germania dovrebbe tener presente che fu la scarsa lungimiranza delle nazioni che vinsero la prima guerra mondiale a determinare l’esplosione del debito, la sua monetizzazione e l’iperinflazione. Questo generò un sentimento profondo di rivalsa nel popolo tedesco che si manifestò pienamente con il sostegno al nazionalsocialismo dopo la grande depressione. Ma il consolidamento del potere di Adolf Hitler fu reso possibile anche da una spettacolare ripresa economica che in tempi brevi permise di ricostruire le infrastrutture, di rilanciare l’industria civile e quindi di riassorbire l’enorme disoccupazione.

Il miracolo economico fu promosso da Hjalmar Schacht che escogitò un meccanismo monetario non inflazionistico in grado di fornire i capitali all’industria tedesca. Esattamente ciò che, con le dovute differenze, bisognerebbe fare oggi in Europa ma che viene impedito dalla politica egoistica e suicida del governo di destra guidato da Angela Merkel che ha come dogma l’indipendenza della Banca centrale europea dal potere politico e si oppone alla possibilità di lanciare le obbligazioni europee che potrebbero avere la stessa funzione delle obbligazioni MEFO ideate da Schacht. Al riguardo, c’è chi ha obiettato che non si trattò di un diretto finanziamento monetario del Tesoro, né di un immediato aumento del debito pubblico, però, lo Stato e la Banca centrale del Reich ebbero un ruolo determinante perché autorizzarono le emissioni e diedero la garanzia.



Italia, quali le strade percorribili?



Ma se in Europa in questo momento ci sono grandi difficoltà per finanziare un progetto di crescita, qui in Italia quali sono le strade percorribili per uscire dalla recessione che ci attanaglia? Se consideriamo il sistema delle obbligazioni MEFO, forse la debolezza che deriva dall’enorme debito pubblico potrebbe diventare un punto di forza. Più precisamente, i titoli del debito pubblico potrebbero costituire una massa monetaria gigantesca in grado di finanziare lo sviluppo dell’economia italiana. La possibilità che i titoli pubblici possano essere utilizzati negli scambi e negli investimenti sostituendo la moneta non sembra che sia stato compreso appieno sul piano teorico; sul piano pratico invece sicuramente si era capito visto che con i titoli pubblici si pagavano anche le tangenti! E proprio in questi giorni è apparsa la notizia che il corposo debito della Pubblica amministrazione con le imprese – circa 70 miliardi di euro – sia corrisposto in titoli di Stato per dare fiato alle imprese strozzate dalla stretta creditizia. Un'ipotesi ventilata già da alcune settimane, caldeggiata dal ministro Passera e che non dispiace a Confindustria, artigiani e commercianti. Il dossier riscuote per ora le perplessità di Ragioneria e Tesoro.

Per attuare una strategia di questo tipo sarebbe essenziale la trasformazione del debito estero in debito interno (2). In questo modo si potrebbe stabilizzare il valore dei titoli del debito pubblico (3) e sarebbe possibile sfuggire alla “dittatura dei mercati finanziari” (4). Così i titoli pubblici potrebbero circolare e potrebbero essere usati nel mercato interno come strumenti di pagamento. Se, invece, i titoli pubblici sono detenuti da soggetti esteri, grosse vendite fanno svalutare questi titoli intaccando la possibilità di utilizzarli come strumenti di pagamento sul mercato interno. Inoltre, poiché i titoli sono accumulati all’estero, essi vengono sottratti alla circolazione e di conseguenza perdono la loro funzione monetaria. Allora, si potrebbe pensare di far rientrare una parte consistente dei Bot in Italia (5). "Consistente" significa di entità tale da evitare operazioni speculative da parte delle banche d'affari detentrici dei Bot italiani, che guadagnano non solo sulle pressioni al rialzo sui tassi di interesse sui Bot di nuova emissione, ma, soprattutto, sul valore dei titoli derivati che assicurano i titoli di Stato (Credit Default Swaps) (6). Quindi bisognerebbe costruire di fatto un sistema di compensazione fra imprese facendo funzionare i Bot rientrati come una moneta complementare (7). In sostanza, il problema è quello di costruire una nuova regolazione dei Bot italiani in circolazione tale da farli funzionare come monete complementari (capaci di finanziare l'attività produttiva) e non come riserva di valore. È probabile che un progetto del genere potrebbe essere più efficace se non fosse limitato solo all'Italia ma venisse esteso almeno ai Paesi del bacino mediterraneo, i quali sarebbero in grado di agire come un nuovo sistema innovativo e commerciale.

In conclusione, i titoli pubblici sono un tipo di moneta che può essere usata per fare pagamenti di una certa entità dove non serve il contante. Il loro controvalore monetario si regge sulla fiducia nella capacità di rispettare gli impegni di pagamento e uno Stato ricco come l’Italia, che ha un bilancio pubblico sotto controllo, è in grado di assicurare questa fiducia. Un progetto che si ponga l’obiettivo di utilizzare i Bot come strumento di pagamento richiede delle misure per stabilizzare il valore dei titoli di Stato. La stabilizzazione del valore dei titoli comporterebbe diversi benefici in quanto permetterebbe di: allentare la morsa dei mercati finanziari internazionali sulla finanza pubblica del nostro Paese; garantire dei rendimenti sicuri al risparmio delle famiglie; utilizzare i titoli di Stato come moneta complementare. Per questi motivi dobbiamo studiare le esperienze del passato, quanto oggi viene fatto in altri paesi come il Giappone e le esperienze sulle monete complementari che esistono nel mondo.

Stefano Sylos Labini

Fonte: www.sbilanciamoci.info

6.02.2012


NOTE


(1) Keynes, J.M., "Il problema degli squilibri finanziari globali. La politica valutaria del dopoguerra (8 Settembre 1941)", in Keynes, J.M., "Eutopia", a cura di Luca Fantacci, et. al. 2011, p. 43-55.

(2) Giuseppe Guarino: “La trappola di Maastricht. Avviso ai governanti”. il manifesto domenica 4 dicembre 2011.

(3) In Giappone, un paese che ha un debito pubblico doppio rispetto all’Italia ma non ha il problema dello spread, è prevista l’emissione di particolari certificati del Tesoro da riservare al risparmio delle famiglie con rendimenti sicuri e ancorati all’inflazione, che sfuggono alle micidiali aste. Per l’Italia è da segnalare la proposta di Claudio Gnesutta sull’emissione di “Buoni eccezionali del Tesoro”, Sbilanciamoci,

(4) Si veda “La crisi degli Stati Uniti e l’esplosione della moneta privata”, saggio di Giorgio Ruffolo e Stefano Sylos Labini per Argomenti Umani


(5) Queste considerazioni sono basate sui preziosi commenti di Stefano Lucarelli, Professore presso l’Università degli Studi di Bergamo.


(6) Su questo punto si veda Andrea Fumagalli: “Prove (conclamate) di dittatura finanziaria”, Uninomade,

(7) Sulle monete complementari si veda “Introduzione alle monete complementari” di Massimo Amato e Luca Fantacci, . Di Luca Fantacci si veda anche: "Rilancio: una nuova Bretton Woods a partire dalla proposta di Keynes " in Keynes J.M., “Eutopia”, a cura di L. Fantacci, et. al., 2011.

Articolo in corso di pubblicazione sul numero 754 de "Il Calendario del Popolo", www.calendariodelpopolo.it, che sarà disponibile nelle librerie dal prossimo 12 febbraio

Commenti (53)

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    1. ericvonmaan 8 febbraio 2012

      Truman scusa, credo che lo spirito dell'articolo non sia quello di "copiare quanto fatto da Hitler" anche perchè il periodo storico è completamente diverso. Al di là dei punti che hai sottolineato, e sui quali non si può che concordare, nel sistema ci sono delle idee che potrebbero essere utilmente usate per sistemare il disastro della attuale situazione monetaria, ed è su queste idee che mi piacerebbe vedere svilupparsi il discorso.

      In particolare, credo che il punto fondamentale sia quello di passare da una moneta gestita dai privati, ad una moneta gestita daistituzioni pubbliche, nazionali o internazionali, che abbiano finalità non più strettamente ragionieristiche come adesso (è ovvio, fanno gli interessi dei proprietari del sistema) ma di benessere sociale.

      Anche le finalità stesse della EU vanno riviste e riscritte: i fini dell'unione devono essere il benessere economico e sociale dei popoli europei, e non l'adesione a criteri contabili che come abbiamo visto hanno creato solo maggior ricchezza per il famoso 1% e incertezza, sofferenza e problemi per il restante 99%. Sicuramente il primo punto sul quale mettere le mani è la gestione della moneta.

      Altrimento il nostro destino è soccombere alle altre potenze mondiali: gli USA che seppure in declino hanno l'esercito più forte del mondo e nessuno scrupolo ad usarlo, la Cina e i suoi satelliti che hanno la forza lavoro, il decisionismo e una devastante forza finanziaria, e la Russia coi suoi satelliti che hanno le risorse energetiche. Se non ci mettiamo d'accordo, noi europei siamo destinati a diventare una colonia dei vincitori.

    1. Tonguessy 8 febbraio 2012

      Dimenticavo due cose:

      Certamente i MEFO possono essere una via percorribile. Schacht organizzò l'economia finalizzata al riarmo tedesco. Ma si era in pieno capitalismo industriale. Oggi non è più così. Quale grossa lobby sosterrebbe oggi l'industria tramite MEFO corrispettivi? Ed eventualmente, per quali scopi?
      Infine: tutta la storia può essere mirailmente riassunta da ciò che la foto rappresenta. La "autoperilpopolo" (VolksWagen) ed il suo tragicomico epilogo.
      Come ben sapete l'antenato del Maggiolino fu progettato da Ferdinand Porsche. Al Salone dell'automobile di Berlino, nella primavera del 1935, il führer annunciò pubblicamente che «una nuova vettura popolare, la quale non sarebbe costata più di una motocicletta di media cilindrata e a basso consumo di carburante» stava «per essere realizzata e messa a disposizione del popolo tedesco». Costava 5 marchi alla settimana per prenotarsi una Kdf-Wagen (cioè vettura della Kraft durch Freunde, la «potenza attraverso la gioia», ma nessuno degli entusiasti nazisti che la prenotarono la guidò mai.
      Duecentodieci Vw, tutte nere, giravano, sì, per le città tedesche, ma erano state costruite a Stoccarda e consegnate a funzionari del partito. Nessuna vettura venne mai data a coloro che pur avevano pagato le rate prescritte sborsando decine di milioni di marchi. In questo senso, l'«operazione Maggiolino» dei nazisti si trasformò in una grossa truffa: chi anticipò quel denaro non ebbe indietro nemmeno un Pfennig.

      http://www.disinformazione.it/wolkswagen.htm

    1. Tonguessy 8 febbraio 2012

      Punto per punto.

      1-vero che Keynes criticò gli accordi di Versailles. Altrettanto vero però che gli USA ebbero cospicui accordi commerciali con la Germania nazista fino allo scoppio della crisi del '29. E anche dopo ci furono intensi scambi commerciali tra Standard Oil e IG Farben, vera macchina da guerra nazista. Quindi si tratta di vedere la pace e la guerra esattamente come possibilità di lucro, e tanti cari saluti alla buona volontà di Keynes.

      http://www.appelloalpopolo.it/?p=2002

      2-disoccupazione: facile azzerare le statistiche della disoccupazione quando a molti ebrei viene tolta la cittadinanza, i loro posti di lavoro vengono assunti da tedeschi, gli oppositori di regime e gli "indesiderati" (zingari, omosessuali etc.) vengono spediti nei campi di lavoro a lavorare gratis ed i rimanenti vengono fatti lavorare GRATIS per le grandi opere tipo autobahn. Il Reichsarbeitsdienst (RAD, servizio di lavoro del Reich), un'organizzazione che raccoglieva i disoccupati e li usava – inizialmente – nei grandi lavori pubblici del Reich. Nel 1935 divenne obbligatorio per tutti i maschi tra i 18 e 25 anni, per la durata di 6 mesi, prima del servizio militare obbligatorio. Le grandi opere (come l'autostrada) furono il prodotto di tale schiavitù. Anche Stalin riuscì nel giro di pochi anni a trasformare una nazione agricola in una superpotenza industriale, grazie ai campi di lavoro (vedi kulaki). Questo cosa dimostrerebbe?

      Inoltre: nel 1933 l'esercito tedesco era composto da 100.000 unità, limite massimo imposto dai trattati di Versailles. Nel 1938 l'esercito contava 600.000 unità, che naturalmente non entravano più a far parte delle stime sulla disoccupazione; un anno dopo (quando la disoccupazione raggiunse il valore più basso) l'esercito contava su una forza di 1 milione e 400.000 uomini.

      3- Schacht: Hitler voleva che per il 16 marzo del '36 fosse pronto un esercito di 36 divisioni. Schacht spiegò che per mantenere il programma segreto "è stato necessario usare la stampante".

      La grande opera di Schacht fu quella di aver saputo manipolare la moneta ad uso e consumo della Germania.

      Il problema di Hitler era la necessità di mantenere la corsa agli armamenti segreta (in quanto vietata dal Trattato di Versailles) e quindi l'impossibilità, da parte del Reich, di indebitarsi senza destare sospetti. MEFO erano cambiali usate per pagare l'industria bellica e vennero mantenute segrete. I MEFO quindi non esistevano se non come entità contabile, non apparivano ufficialmente da nessuna parte e quindi la grande corsa agli armamenti – sempre ufficialmente – non risultava da nessuna parte.

      Nel '36 sia Schacht, l'artefice del riarmo tedesco, che Carl Goerdeler, il Commissario dei Prezzi, consigliarono ad Hitler di rallentare il riarmo e di cercare di tornare ad una economia di mercato. Non li ascoltò. Schacht si dimise e Goerdeler venne destituito. Questo per completezza dell'informazione.

      4- E' lapalissiano che non solo il nazismo, ma qualsiasi sistema politico funziona "grazie alla fiducia che il regime riscuote presso i suoi cittadini e le sue classi dirigenti, una fiducia ottenuta non solo con la propaganda e la coercizione". I telefonini, internet e le tv digitali simboli di democrazia ad esempio. Sfido chiunque a dimostrare il contrario.

      5- Considerare "il nazismo una ideologia criminale" sulla base degli entusiastici ragionamenti fin qui fatti da Sylos Labini mi sembra quanto meno bizzarro. Perchè sarebbe criminale azzerare la disoccupazione? Perchè sarebbe criminale azzerare il debito e riportare una nazione in posizioni internazionali prestigiose? Se "la disoccupazione ha raggiunto livelli inaccettabili" basta ricorrere ai vecchi metodi nazisti del Reichsarbeitsdienst per costruire il ponte sullo stretto di Messina. I giovani disoccupati lavorano gratis per almeno 6 mesi a rotazione e quindi spariscono dalle liste di disoccupazione. Tutto fila liscio, no?

    1. RicBo 8 febbraio 2012

      scusa cardisem, ma cosa vuoi "prescindere"? dal 1922 al 1945 in Europa (Russia compresa) si è consumato lo sterminio totale delle idee libertarie e del sogno di emancipazione delle classi subalterne per mano della borghesia capitalista che se ne stava con il culo protetto a contare i guadagni prodotti dalla guerra che aveva provocato.
      E la storia si sta ripetendo perchè articoli come questo stanno montando la piena verso nuovi nazionalismi e nuove divisioni. Fammi l'esempio di qualcuno che dica che l'euro va mantenuto rifondandolo piuttosto che abolirlo tout court o che l'idea di una Europa unita, federale e davvero democratica vada mantenuta. Queste idee esistono e non sono da buttare. Ma vengono diffuse con il contagocce, specialmente qui su CDC. E intanto la soluzione dell'Uomo Forte avanza.

    1. alvise 7 febbraio 2012

      "Come mai non si guarda al welfare tedesco chiedendolo anche per gli italiani?"

      Che ingenuo, ma perchè mancano i soldi no? ah ah ah. Benetazzo ha detto che il 60% del welfare europeo grava sulla sola italia

      Quando tre giorni fa ad un incontro pubblico Benetazzo disse che se un palazzo va a fuoco qualcuno che lo deve spegnere ci deve essere, gli ho risposto; sì, peccato due cose però, che le spese le fanno pagare a tutto il condominio, e peccato che non le si fanno pagare a chi l'ha appiccato. Questa non è retorica, ed a qualunque discussione in merito, non ci sto se non viene messo sul piatto del problema economico, anche chi ha appiccato il fuoco, e questo non l'ho mai sentito dire dal sig. monti. Lo so che i benpensanti mi direbbero "si ma intanto che facciamo"? Non mi inteeressa, io sono un malpensante, e non so suonare la cetra.

    1. alvise 7 febbraio 2012

      E va bene, allora faccio io una aggiunta alla tua ritrosia (secondo me, giusta osservazione). Le bombe al Napalm su villaggi popolati da vecchi donne e bambini....

    1. alvise 7 febbraio 2012

      Non la vedo così. E' vero che hitler depredò i beni degli ebrei, ma quando prese il potere, non solo questi beni non li aveva ancora arraffati, ma lo prese il potere, insieme ad un debito enorme, tanto è vero che, come dice l'articolo, si inventarono una sorta di moneta complementare. Non ho mai visto un arricchito, con miliardi di debito. In questo caso l'ossimoro di una tale condizione economica mi pare che non dovrebbe coerentemente addattarsi. Ricordiamoci che, anche se la notizia è passata inosservata ai più, non ricordo se nel 2010 o 2009, la germania ha finito di pagare i debiti di guerra, che gli pesavano sicuramente per ogni anno che passava, quindi non so se l'equazione: (beni ebrei - debito di guerra), quanto l'abbia arricchito. Ma può darsi mi sfugga qualcosa.

    1. dana74 7 febbraio 2012

      una cosa ma se ogni qual volta si parlasse di italia ovunque nel mondo si mettesse un uomo con la coppola e la lupara così come tutto ciò che è Germania oggi riguarda il suo passato, chissà come saremmo indignati.
      Come mai non si guarda al welfare tedesco chiedendolo anche per gli italiani?

    1. dana74 7 febbraio 2012

      Ma se in Europa in questo momento ci sono grandi difficoltà per finanziare un progetto di crescita, qui in Italia quali sono le strade percorribili per uscire dalla recessione che ci attanaglia?

      L'hai sentito il capo no? L'emigrazione (ma non avevamo bisogno di 30milioni di immigrati per la crescita secondo d'Alema?)

      Si rimprovera alla Germania di non voler concedere più poteri alla BCE e trasformarla in Federal Reserve, okkio che quei soldi non sarebbero liberi da interessi se venissero stampati, a differenza delle fu monete nazionali e per un periodo di proprietà dello Stato.

      E' troppo comodo scaricare tutto sulla Germania intanto l'Italia non solo non ha mai concesso di votare sui trattati, ma li ha firmati senza se e senza ma, come altri paesi della zona euro, con tutti i filoeuropeisti ad applaudire la grandiosità del progetto. Domande allora non ne avevano ora accortisi della cazzata via tutta colpa dei tedeschi tanto su di loro si può sempre sparare a zero dimenticandosi con quanta prosopopea ed arroganza si respingesse ogni obiezione con risposte censorie e dogmatiche
      All'europa ci si doveva inchinare senza riserve, nessuno ci ha costretto ad entrarci e solo di recente agli euroscettici è "consentito" obiettare.

    1. cardisem 7 febbraio 2012

      ... volevo aggiungere anche del cervello del Silos Labini autore dell’ottimo articolo.

    1. cardisem 7 febbraio 2012

      Dopo aver fatto la premessa, la cautela è d’obbligo: «Per evitare malintesi, tengo a precisare che considero il nazismo una ideologia criminale». Sarà pure così, ma sarebbe pure opportuna una chiosa esplicativa. Non credo che sul piano delle filosofia politica l’autore dimostrerebbe eguale competenza che nella materia economica. Se proprio vogliamo stare all‘ideologia “criminale”, sarebbe il caso di vedere se vi sono stati dei precedenti di “ideologia criminale” prima e dopo il periodo 1933-45. Se ad esempio, Hiroshima e Nagasaki non superano in “criminalità” tutto quanto si possa e voglia ascrivere al nazismo... Mi vengono in mente tanti alti esempi, ma so che susciterei delle reazioni e mi limito ad indicare un libro che lessi di Paolo Barnard e che mi piacque molto: “perché ci odiano”... Direi che il quadro che ne viene fuori, successivo al 1945, è assai più fosco del Male identificato per antonomasia con il nazismo... In realtà, non è mai finita la “guerra ideologica” che accompagnò la guerra dei carri armati durante il periodo 1939-1945... Noi siamo i figli di quella “guerra ideologica” e ne portiamo ancora i segni nella lobotomizzazione dei nostri cervelli...

    1. cardisem 7 febbraio 2012

      ...Se questo articolo fosse apparso il Germania, il suo autore avrebbe passato dei guai. Ricordo il caso di una conduttrice televisiva (mi pare si chiamasse Hofman) che fu licenziata in tronco solo per aver detto che durante il nazismo vi era una buona politica di assistenza alle ragazzi madri... Un fatto assolutamente banale e plausibile.

      Siccome del nazismo di può dire solo del Male, ecco che...
      Ma trovo una conferma con i miei contatti tedeschi: per i primi anni del nazismo, cioè dal 1933 al 1936, non ci si doveva discolpare per l’adesione al nazismo, ma se mai si doveva spiegare perché non si aderiva ad una politica che aveva rimediato ai “mali” di Weimar... Se si fosse liberi nell’esprimere il giudizio storico e si fosse liberi di studiare la storia passata una tesi interessante potrebbe essere quella di studiare il periodo dal 1933 al 1945 a prescindere dalla “questione ebraica”, che condiziona interamente la ricerca storica, la critica storica, il dibattito scientifico...

    1. RicBo 7 febbraio 2012

      Il figlio d'arte Labini dimentica di come la Germania si sia arricchita anche impossessandosi del denaro ebreo (esattamente come la Spagna 5 secoli prima), evita di dire che la fase del capitalismo era un'altra, che la produzione di beni era tutta finalizzata alla futura guerra imperialista, che lo sfruttamento del proletariato era a livelli cinesi, che le forze politiche e sociali in gioco molto diverse e che la Storia non si ripete mai uguale, attribuisce a zio Adolf meriti che dovrebbero essere attribuiti piuttosto all'etica protestante delle classi dirigenti e della borghesia tedesca, il tutto neanche troppo velato da una apologia dell'Uomo Forte.

      Il messaggio che passa è: se uno Stato forte è capace di risolvere i problemi, e di riportare la ricchezza, che importano i metodi e chi ne è a capo?

      Se Monti è un quisling del finazismo globalizzato, giornalisti come questi sono i quisling della borghesia perdente di questa fase della storia.

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