LA GERMANIA PROBLEMA D'EUROPA

LA GERMANIA PROBLEMA D'EUROPA

DI STEFANO SYLOS LABINI

sbilanciamoci.info

I tedeschi hanno il terrore che l’eccesso di debito pubblico spinga la Banca centrale europea a stampare grandi quantità di moneta che farebbe scoppiare l’inflazione. Per questo la Cancelliera Merkel, con la sua intransigenza sul risanamento dei bilanci dei paesi europei più in difficoltà e con la sua posizione contraria verso l’emissione degli Eurobond e verso gli acquisti di titoli del debito pubblico da parte della Bce, sta spingendo l’Europa in una pericolosa recessione e in una crisi di fiducia che potrebbero avere conseguenze devastanti. Ma i tedeschi, che hanno l’economia con la produttività più elevata d’Europa, dovrebbero ricordarsi di ciò che accadde dopo la prima guerra mondiale e di conseguenza dovrebbero essere più lungimiranti per evitare di ripetere gli stessi errori che loro furono costretti a subire.Lezioni di storia

Il Trattato di Versailles fu imposto alla Germania con la minaccia dell’occupazione militare e del blocco economico. Il Trattato istituì una commissione che doveva determinare le esatte dimensioni delle riparazioni che dovevano essere pagate dalla Germania. Nel 1921, questa cifra fu ufficialmente stabilita in 33 miliardi di dollari. John Maynard Keynes criticò duramente il trattato: non prevedeva alcun piano di ripresa economica e l’atteggiamento punitivo e le sanzioni contro la Germania avrebbero provocato nuovi conflitti e instabilità, invece di garantire una pace duratura. Keynes espresse questa visione nel suo saggio The Economic Consequences of the Peace. I problemi economici che questi pagamenti comportarono sono spesso citati come la principale causa della fine della Repubblica di Weimar e dell’ascesa di Adolf Hitler, che inevitabilmente portò allo scoppio della seconda guerra mondiale.

Quando Hitler andò al potere nel 1933 oltre 6 milioni di persone (il 20% della forza lavoro) erano disoccupate ed al limite della soglia della malnutrizione mentre la Germania era gravata da debiti esteri schiaccianti con delle riserve monetarie ridotte quasi a zero. Ma, tra il 1933 e il 1936, si realizzò uno dei più grandi miracoli economici della storia moderna, anche più significativo del tanto celebrato “New Deal” di F.D. Roosevelt. E non furono le industrie d'armamento ad assorbire la manodopera; i settori trainanti furono quello dell'edilizia, dell’automobile e della metallurgia. L’edilizia, grazie ai grandi progetti sui lavori pubblici e alla costruzione della rete autostradale, creò la maggiore occupazione (+209%), seguita dall'industria dell'automobile (+117%) e dalla metallurgia (+83%).

Nel miracolo economico degli anni ’30 i nazionalsocialisti si erano creati una teoria monetaria che suonava pressappoco così: “le banconote si possono moltiplicare e spendere a volontà, purché si mantengano costanti i prezzi. Il solo motore necessario per questo meccanismo è la fiducia. Basta creare e mantenere questa fiducia, sia con la suggestione sia con la forza o con entrambe”.

Sorprendentemente, l’artefice del miracolo economico della Germania nazista fu un uomo di origini ebraiche, Hjalmar Schacht, Ministro dell’Economia e Presidente della Banca centrale del Reich. “Il dottor Schacht è inciampato per disperazione in qualcosa di nuovo che aveva in sé i germi di un buon accorgimento tecnico. L’accorgimento consisteva nel risolvere il problema eliminando l’uso di una moneta con valore internazionale e sostituendola con qualcosa che risultava un baratto, non però fra individui, bensì fra diverse unità economiche.

In tal modo riuscì a tornare al carattere essenziale e allo scopo originario del commercio, sopprimendo l’apparato che avrebbe dovuto facilitarlo, ma che di fatto lo stava strangolando. Tale innovazione funzionò bene, straordinariamente bene, per coloro che l’avevano introdotta, e permise a una Germania impoverita di accumulare le riserve senza le quali non avrebbe potuto imbarcarsi nella guerra. Tuttavia, come osserva Henderson, il fatto che tale metodo sia stato usato a servizio del male non deve impedirci di vedere il vantaggio tecnico che offrirebbe al servizio di una buona causa”. (1)

Per il commercio estero, Schacht ideò un ingegnoso sistema per trasformare gli acquisti di materie prime da altri paesi in commesse per l'industria tedesca: i fornitori erano pagati in moneta che poteva essere spesa soltanto per comprare merci fatte in Germania. Il meccanismo, di stimolo al settore manifatturiero, funzionava come un baratto: le materie prime importate erano pagate con prodotti finiti dell'industria nazionale, evitando così il peso dell'intermediazione finanziaria e fuoriuscite di capitali. Certamente, il protezionismo prima e l'autarchia in seguito crearono un mercato chiuso in cui tutta la realtà produttiva era indirizzata e finalizzata alla produzione di beni per lo stato e/o per il consumatore tedesco. Il controllo nazista dei cambi e dei commerci esteri dà alla politica economica tedesca una nuova libertà. Anzitutto, perché il valore interno del marco (il suo potere d'acquisto per i lavoratori) viene svincolato dal suo prezzo esterno, quello sui mercati valutari anglo-americani.

Cambiali garantite dallo Stato per le imprese

Lo Stato tedesco può dunque creare la moneta di cui ha bisogno nel momento in cui manodopera e materie prime sono disponibili per sviluppare nuove attività economiche, anziché indebitarsi prendendo i soldi in prestito. E ciò senza essere immediatamente punito dai mercati mondiali dei cambi con una perdita del valore del marco rispetto al dollaro ed evitando che il pubblico tedesco fosse colpito da quel segnale di sfiducia mondiale consistente nella svalutazione della sua moneta nazionale.

In realtà, non venne praticata la stampa diretta di moneta, poiché il principale provvedimento di Schacht fu l’emissione dei MEFO, obbligazioni emesse sul mercato interno per finanziare lo sviluppo. In questo sistema è direttamente la Banca centrale di Stato (Reichsbank) a fornire agli industriali i capitali di cui hanno bisogno.

Non lo fa aprendo a loro favore dei fidi; lo fa autorizzando gli imprenditori ad emettere delle cambiali garantite dallo Stato. Con queste promesse di pagamento gli imprenditori pagano i fornitori. In teoria, questi ultimi possono scontarle presso la Reichsbank in ogni momento, e qui sta il rischio: se gli effetti MEFO venissero presentati all'incasso massicciamente e rapidamente, l'effetto finale sarebbe di nuovo un aumento esplosivo del circolante e dunque dell'inflazione. Di fatto, però questo non avviene nel Terzo Reich. Anzi: gli industriali tedeschi si servono degli effetti MEFO come mezzo di pagamento fra loro, senza mai portarli all'incasso; risparmiando così fra l'altro (non piccolo vantaggio) l'aggio dello sconto. Insomma, gli effetti MEFO diventano una vera moneta, esclusivamente per uso delle imprese, a circolazione fiduciaria.



Gli economisti si sono chiesti come questo miracolo sia potuto avvenire e alla fine la risposta è stata che il sistema funzionava grazie alla fiducia che il regime riscuoteva presso i suoi cittadini e le sue classi dirigenti, una fiducia ottenuta non solo con la propaganda e la coercizione, ma anche attraverso il progressivo miglioramento delle condizioni economiche della popolazione. Hjalmar Schacht fu l'inventore del sistema rendendo invisibile l'inflazione: gli effetti MEFO erano un circolante parallelo che il grande pubblico non vedeva e di cui forse nemmeno aveva conoscenza, e dunque privo di effetti psicologici.

In seguito Schacht (che fu processato a Norimberga e ritenuto non colpevole) spiegò d'aver pensato che, se la recessione manteneva inutilizzato lavoro, officine, materie prime, doveva esserci anche del capitale parimenti inutilizzato nelle casse delle imprese; i suoi effetti MEFO non avrebbero fatto che mobilitare quei fondi dormienti. In realtà erano proprio i fondi a mancare nelle casse, non la manodopera. E Schacht sapeva che la prosperità della finanza internazionale dipende dall'emissione di prestiti con elevato interesse a nazioni in difficoltà economica.

La disoccupazione riassorbita

Un economista britannico, C.W. Guillebaud, ha espresso con altre parole lo stesso concetto: "nel Terzo Reich, all'origine, gli ordinativi dello Stato forniscono la domanda di lavoro, nel momento in cui la domanda effettiva è quasi paralizzata e il risparmio è inesistente; la Reichsbank fornisce i fondi necessari agli investimenti (con gli effetti MEFO, che sono pseudo-capitale); l'investimento rimette al lavoro i disoccupati; il lavoro crea dei redditi, e poi dei risparmi, grazie ai quali il debito a breve termine precedentemente creato può essere finanziato [ci si possono pagare gli interessi] e in qualche misura rimborsato". Così Hitler raggiunse il suo scopo primario: il riassorbimento della disoccupazione e la crescita dei salari del popolo tedesco senza alimentare l’inflazione. I risultati sono spettacolari per ampiezza e rapidità: nel gennaio 1933, quando Hitler sale al potere, i disoccupati sono oltre 6 milioni; a gennaio 1934, si sono quasi dimezzati e a giugno sono ormai 2,5 milioni; nel 1936 calano ancora, a 1,6 milioni e nel 1938 non sono più di 400 mila. Fu questa ripresa economica ad accrescere il consenso di Adolf Hitler e a permettere alla Germania di lanciare negli anni successivi una massiccia politica di riarmo che portò allo scoppio della seconda guerra mondiale.

Scarsa lungimiranza dei vincitori

Per evitare malintesi, tengo a precisare che considero il nazismo una ideologia criminale. L’intento del mio articolo è quello di mettere in evidenza la politica economica e monetaria seguita dalla Germania di Hitler per risollevare un Paese allo stremo. Una politica che, con i dovuti accorgimenti, potrebbe essere riproposta nell’Europa di oggi dove la disoccupazione ha raggiunto livelli inaccettabili. La Germania dovrebbe tener presente che fu la scarsa lungimiranza delle nazioni che vinsero la prima guerra mondiale a determinare l’esplosione del debito, la sua monetizzazione e l’iperinflazione. Questo generò un sentimento profondo di rivalsa nel popolo tedesco che si manifestò pienamente con il sostegno al nazionalsocialismo dopo la grande depressione. Ma il consolidamento del potere di Adolf Hitler fu reso possibile anche da una spettacolare ripresa economica che in tempi brevi permise di ricostruire le infrastrutture, di rilanciare l’industria civile e quindi di riassorbire l’enorme disoccupazione.

Il miracolo economico fu promosso da Hjalmar Schacht che escogitò un meccanismo monetario non inflazionistico in grado di fornire i capitali all’industria tedesca. Esattamente ciò che, con le dovute differenze, bisognerebbe fare oggi in Europa ma che viene impedito dalla politica egoistica e suicida del governo di destra guidato da Angela Merkel che ha come dogma l’indipendenza della Banca centrale europea dal potere politico e si oppone alla possibilità di lanciare le obbligazioni europee che potrebbero avere la stessa funzione delle obbligazioni MEFO ideate da Schacht. Al riguardo, c’è chi ha obiettato che non si trattò di un diretto finanziamento monetario del Tesoro, né di un immediato aumento del debito pubblico, però, lo Stato e la Banca centrale del Reich ebbero un ruolo determinante perché autorizzarono le emissioni e diedero la garanzia.



Italia, quali le strade percorribili?



Ma se in Europa in questo momento ci sono grandi difficoltà per finanziare un progetto di crescita, qui in Italia quali sono le strade percorribili per uscire dalla recessione che ci attanaglia? Se consideriamo il sistema delle obbligazioni MEFO, forse la debolezza che deriva dall’enorme debito pubblico potrebbe diventare un punto di forza. Più precisamente, i titoli del debito pubblico potrebbero costituire una massa monetaria gigantesca in grado di finanziare lo sviluppo dell’economia italiana. La possibilità che i titoli pubblici possano essere utilizzati negli scambi e negli investimenti sostituendo la moneta non sembra che sia stato compreso appieno sul piano teorico; sul piano pratico invece sicuramente si era capito visto che con i titoli pubblici si pagavano anche le tangenti! E proprio in questi giorni è apparsa la notizia che il corposo debito della Pubblica amministrazione con le imprese – circa 70 miliardi di euro – sia corrisposto in titoli di Stato per dare fiato alle imprese strozzate dalla stretta creditizia. Un'ipotesi ventilata già da alcune settimane, caldeggiata dal ministro Passera e che non dispiace a Confindustria, artigiani e commercianti. Il dossier riscuote per ora le perplessità di Ragioneria e Tesoro.

Per attuare una strategia di questo tipo sarebbe essenziale la trasformazione del debito estero in debito interno (2). In questo modo si potrebbe stabilizzare il valore dei titoli del debito pubblico (3) e sarebbe possibile sfuggire alla “dittatura dei mercati finanziari” (4). Così i titoli pubblici potrebbero circolare e potrebbero essere usati nel mercato interno come strumenti di pagamento. Se, invece, i titoli pubblici sono detenuti da soggetti esteri, grosse vendite fanno svalutare questi titoli intaccando la possibilità di utilizzarli come strumenti di pagamento sul mercato interno. Inoltre, poiché i titoli sono accumulati all’estero, essi vengono sottratti alla circolazione e di conseguenza perdono la loro funzione monetaria. Allora, si potrebbe pensare di far rientrare una parte consistente dei Bot in Italia (5). "Consistente" significa di entità tale da evitare operazioni speculative da parte delle banche d'affari detentrici dei Bot italiani, che guadagnano non solo sulle pressioni al rialzo sui tassi di interesse sui Bot di nuova emissione, ma, soprattutto, sul valore dei titoli derivati che assicurano i titoli di Stato (Credit Default Swaps) (6). Quindi bisognerebbe costruire di fatto un sistema di compensazione fra imprese facendo funzionare i Bot rientrati come una moneta complementare (7). In sostanza, il problema è quello di costruire una nuova regolazione dei Bot italiani in circolazione tale da farli funzionare come monete complementari (capaci di finanziare l'attività produttiva) e non come riserva di valore. È probabile che un progetto del genere potrebbe essere più efficace se non fosse limitato solo all'Italia ma venisse esteso almeno ai Paesi del bacino mediterraneo, i quali sarebbero in grado di agire come un nuovo sistema innovativo e commerciale.

In conclusione, i titoli pubblici sono un tipo di moneta che può essere usata per fare pagamenti di una certa entità dove non serve il contante. Il loro controvalore monetario si regge sulla fiducia nella capacità di rispettare gli impegni di pagamento e uno Stato ricco come l’Italia, che ha un bilancio pubblico sotto controllo, è in grado di assicurare questa fiducia. Un progetto che si ponga l’obiettivo di utilizzare i Bot come strumento di pagamento richiede delle misure per stabilizzare il valore dei titoli di Stato. La stabilizzazione del valore dei titoli comporterebbe diversi benefici in quanto permetterebbe di: allentare la morsa dei mercati finanziari internazionali sulla finanza pubblica del nostro Paese; garantire dei rendimenti sicuri al risparmio delle famiglie; utilizzare i titoli di Stato come moneta complementare. Per questi motivi dobbiamo studiare le esperienze del passato, quanto oggi viene fatto in altri paesi come il Giappone e le esperienze sulle monete complementari che esistono nel mondo.

Stefano Sylos Labini

Fonte: www.sbilanciamoci.info

6.02.2012


NOTE


(1) Keynes, J.M., "Il problema degli squilibri finanziari globali. La politica valutaria del dopoguerra (8 Settembre 1941)", in Keynes, J.M., "Eutopia", a cura di Luca Fantacci, et. al. 2011, p. 43-55.

(2) Giuseppe Guarino: “La trappola di Maastricht. Avviso ai governanti”. il manifesto domenica 4 dicembre 2011.

(3) In Giappone, un paese che ha un debito pubblico doppio rispetto all’Italia ma non ha il problema dello spread, è prevista l’emissione di particolari certificati del Tesoro da riservare al risparmio delle famiglie con rendimenti sicuri e ancorati all’inflazione, che sfuggono alle micidiali aste. Per l’Italia è da segnalare la proposta di Claudio Gnesutta sull’emissione di “Buoni eccezionali del Tesoro”, Sbilanciamoci,

(4) Si veda “La crisi degli Stati Uniti e l’esplosione della moneta privata”, saggio di Giorgio Ruffolo e Stefano Sylos Labini per Argomenti Umani


(5) Queste considerazioni sono basate sui preziosi commenti di Stefano Lucarelli, Professore presso l’Università degli Studi di Bergamo.


(6) Su questo punto si veda Andrea Fumagalli: “Prove (conclamate) di dittatura finanziaria”, Uninomade,

(7) Sulle monete complementari si veda “Introduzione alle monete complementari” di Massimo Amato e Luca Fantacci, . Di Luca Fantacci si veda anche: "Rilancio: una nuova Bretton Woods a partire dalla proposta di Keynes " in Keynes J.M., “Eutopia”, a cura di L. Fantacci, et. al., 2011.

Articolo in corso di pubblicazione sul numero 754 de "Il Calendario del Popolo", www.calendariodelpopolo.it, che sarà disponibile nelle librerie dal prossimo 12 febbraio

Commenti (53)

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    1. Jor-el 22 ottobre 2013

      Forse è proprio pensando ai MEFO che i padri dell'Euro hanno scritto le regole che rendono impossibile sforare i tetti di spesa.

    1. cardisem 9 febbraio 2012

      L’intervento è lungo. La grafica pesante. Combinate insieme la lettura è pensate. Ma ho tutto e penso di convenire su tutto. Non so se anche io sono stato oggetto dell’interlocuzione. Vorrei solo aggiungere brevemente, come sintesi di tutti i miei interventi, che io ho posto un unico e semplice problema: il passato storico non ci appartiene perché ce lo hanno sottratto. In particolare, nel caso del nazismo o del fascismo, ma anche dell’unificazione d’Italia, e chissà quanti altri casi, ma direi più con il nazismo, è prevalsa la Demonologia al posto della Storia. Sulle conclusioni si può tranquillamente dissentire e confrontarsi dialetticamente, con reciproco beneficio, se si seguono le corrette regole platoniche del dialogo, ma qui... appunto la libertà non esiste... e si finisce facilmente il galera se non si assumono determinati punti di partenza e se non si giunge a conseguenze obbligate. Questo mi sembra tragico, da Orwel, 1984, che guarda caso ha pure: 4 aprile. Caspita, sono nato proprio quel giorno! Ritengo che per prima cosa ci si debba ribellare contro le gabbie entro cui si vuol costringere anche il nostro pensiero... Beh, non così breve come promesso e come volevo. Chiedo venia.

    1. cardisem 9 febbraio 2012

      Mi sembra che non ci capiamo... Tu mi citi singoli episodi sui quali io non potrei neppure risponderti, perché non li conosco. Io ragiono su basi di modellistica. Nel 1945 vi è stata la debellatio di tutta l’Europa che si trova spartita a Yalta. La nostra costituzione fu in realtà scritta a Yalta. Che poi molte persone dei precedenti regimi si sia allocate qua o la... significa poco. È un fatto privato di singole persone. Io dico cosa molto semplice: dal 1945 ad oggi l’Europa non ha più sovranità. Per hanno i teorici politici hanno perfino elaborato la scomparsa del concetto di sovranità... omettendo il piccolo particolare che è scomparsa la nostra di sovranità, non quelle degli stati vincitori... se occorre un dato di fatto, basta vedere dove è andata a finire la nostra finzione di sovranità nel caso della Libia... A me questa sembra chiaro, su un piano di modellistica teorica.... Tu mi parli di Adenauer, di questo o quel caso... Ed io non ti so che dire: credo che parliamo due linguaggi del tutti diversi... Non è che il abbia il gusto della contrapposizione per principio... se posso apprendere qualcosa dal mio interlocutore, ne sono più che lieto.... ma qui appunto mi pare che non ci capiamo...

    1. Iacopo67 9 febbraio 2012

      Non ho detto che la proposta di Lavini sia di per se efficace.

      Potrebbe aiutare a risolvere uno dei problemi che abbiamo, ovvero la poca moneta in circolazione; si tratterebbe come di una moneta complementare, emessa dallo Stato, senza indebitarsi con le banche.

      Il che non è un male, io credo.

      Ma da se non basta, bisognerebbe anche creare una politica che incentivi lo sviluppo e disincentivi le speculazioni finanziarie, altrimenti la nuova moneta in circolazione non produrrà un ammodernamento dell'economia e un aumento dell'occupazione, ma soltanto delle bolle speculative; come per esempio è già successo quando siamo entrati nell'euro, c'era stato un aumento di moneta perchè le banche avevano facilitato i prestiti abbassando i tassi d'interesse, ma quella moneta in più per l'appunto non portò sviluppo e occupazione, ma produsse meramente una bolla sui prezzi degli immobili.

    1. mincuo 9 febbraio 2012

      ...........Perchè non ammettere che il nazismo ed il fascismo erano e sono l'espressione della borghesia capitalista (cioè dei padroni, caro mincuo), la forma più violenta di oppressione delle classi subalterne? Cui prodest? Lei non ci vede un pericolo in articoli come quello di Sylos Labini?................

      Io ho risposto su questo. Lei non ha colto. Ho risposto nell'unica forma possibile. Perchè vede Lei ad esempio nell'estratto fa un'affermazione, ma io non la condivido riguardo al NazionalSocialismo (Nazismo è termine inventato dalla propaganda). (N.B. Su Bolscevismo poi direi cose per lei almeno sorprendenti, sono sicuro). Il Nazional Socialismo aveva due componenti: Nazionalista e Socialista. Solo a dire questo però, che detto a uno storico al massimo lo fa sbadigliare, è l'inizio, detto a Lei diventa un insulto. Una provocazione. E io me ne rendo conto, come mi rendo conto di che storia conosce, ci vuole un decimo di secondo a uno specialista per capirlo, e io ho sondato prima. Quindi io avrei la stessa reazione al posto suo, non è una critica a Lei. E nella risposta ho cercato di spiegare come funziona questo meccanismo. Quindi so anche che la discussione (su borghesia, classi subalterne...) virerebbe subito sul tema se io, Mincuo, sia effettivamente o no una specie di Erode che auspica la strage degli innocenti. La cosa non mi appassiona nè punto nè poco, e ho già esperienza, per cui non entro nemmeno nel merito.

    1. mincuo 9 febbraio 2012

      I MEFO erano uno strumento monetario Tonguessy. Promissory notes semestrali inizialmente ed estendibili trimestralmente, o poi direttamente trimestrali. Scontabili contro marchi. La speranza era che non fossero scontate. Funzionò, e non dette luogo ad inflazione, in quanto non andarono all'incasso quasi mai, divenendo moneta, e funzionarono perciò come un circolante parallelo, non scaricando sui consumi. Cosa c'entri colle cedole dei dividendi incassate trimestralmente è un mistero, salvo aver capito che i piani decennali fossero finanziati da titoli decennali, che è l'unica spiegazione possibile. I MEFO erano moneta, di fatto.
      Non ce ne è proprio una sola cosa che Lei conosca, Tonguessy, almeno un pochino.

    1. mincuo 9 febbraio 2012

      Non è rivolto a lei Garibaldi. Ma ho contribuito a una ricerca,approfittando del 150nario. Con vari gradi di domande: a connessione logica attiva richiesta, o già offerta, o con premessa culturale favorevole e possibilità di espansione, ecc...
      Interessava appunto struttura logica, pensiero originale, caratteristiche fuzzy ecc....Quindi ho citato Garibaldi, ma non inteso come rivolto a Lei, quanto a ciò che è stato osservato. Non ho risposto a quelle cose su borghesia,Pinochet, Lenin, nè l'uomo forte, perchè non credo sia nemmno possibile onestamente. Tenga conto che io ho una visuale abbastanza neo-Paretiana, non credo che risponderei come lei si aspetta, soprattutto diventerebbe complicato un terreno critico comune, senza averlo precisato. Inoltre dovrei pecedentemente condividere i fatti storici, su Lenin o Pinochet, e non sono sicuro nemmeno di questo, un'altra complicazione. Come vede non si presta molto a un blog. La ringrazio comunque della sua nota.

    1. Tonguessy 9 febbraio 2012

      Quindi il suo borioso e prolisso intervento (che giova ricordare non tocca nessun punto da me sollevato) che inizia con :

      "Al signor Tonguessy...bla bla"
      non sarebbe un argumentum ad personam?
      Esilarante, ripeto semplicemnte esilarante. Mi saluti Pavlov ed i suoi cani.

    1. pippo74 9 febbraio 2012

      ti straquoto, veramente tanto di cappello a mincuo.

    1. Simulacres 9 febbraio 2012

      sorry... vedo che non è postato nella giusta posizione, onde evitare equivoci, è a mincuo che mi rivolgo

    1. Simulacres 9 febbraio 2012

      I miei più estasiati complimenti! Davvero, e non soltanto per la sua passione per la ricerca della verità storiografica, ma per la bellezza delle sue concezioni, il rigore dell'analisi, e non meno, per la sua sottigliezza filosofica che non gonfia mai la pappagorgia degli imbecilli dei quali, ad alcuni, immagino, avrà fatto spalancare quell'"armadio delle certezze" da dove ora gli schizzano scheletri che si vedono rimbalzare da un capo all'altro della stanza così agitati e numerosi da fargli venire le traveggole.



      La saluto con questa citazione: "Sappiate avere torto, il mondo è pieno di gente che ha ragione. È per questo che marcisce" (L-F. Celine)

    1. RicBo 9 febbraio 2012

      E' evidente che lei ha molto più tempo di me per informarsi e scrivere, ma non posso fare a meno di notare che nel suo ultimo intervento, nonostante sia come gli altri molto lungo, non ha risposto a nessuna delle mie domande ma si è limitato a esporre la sua attitudine e il suo metodo verso gli studi storici.

      E comunque non dia per scontato che io sia da includere tra gli ignoranti alla mercè della propaganda mainstream, fino al punto di spiegarmi come andò realmente la spedizione dei 1000. Anche mio nipote di 7 anni non considera plausibile quella favola.

      Ma visto che sono sempre aperto al dialogo la invito a continuarlo privatamente.

    1. mincuo 9 febbraio 2012

      Vede, normale. Dissonanza cognitiva. Di cui uno sente il bisogno di liberarsi. E lo fa sempre con un argomento ad personam. Un'offesa, in genere. Ne han bisogno, si salvaguardano il loro impianto. Normale. Steven Pinker purissimo.

    1. Tonguessy 9 febbraio 2012

      Concordo con la seconda parte del discorso, molto meno con la prima. Dovresti spiegarmi perchè oggi, in piena era finanziaria dove i banksters le vincono tutte, qualcuno sarebbe disposto a scommettere sugli omologhi dei MEFO e quindi accollarsi piani decennali di investimenti industriali, visto che le cedole dei dividendi sono incassate trimestralmente, per lo più.

      Trovo che sia un errore di ingenuità pensare che ancora sia possibile attivare dei meccanismi tipo MEFO. Ormai abbiamo passato quella fase storica che vedeva al centro dell'attenzione delle elites la produzione industriale. Oggi, dati alla mano, solo in poche parti del mondo la produzione industriale è ancora attivamente sostenuta. Sicuramente non nell'opulento occidente, che ama trasferire conoscenze e competenze in oriente, divenuto ormai la principale forza industriale. Qui siamo impegnati a versare la più alta quantità possibile di denaro nel terziario avanzato (banche e relativi servizi) impoverendo il secondario. Ripeto la domanda: chi avrebbe oggi intenzione di resuscitare il secondario con delle manovre di lungo respiro e che necessitano di molta coordinazione e risorse?

    1. Tonguessy 9 febbraio 2012

      Le rispondo, anche se il suo argomentare è sempre ad personam.



      Esilarante. Semplicemente esilarante. Mai pensato di proporre qualche sketch a Zelig? ROTFL!

    1. mincuo 9 febbraio 2012

      Le rispondo, anche se il suo argomentare è sempre ad personam. Non me la prendo, l'avevo già notato, e poi lo do sempre per scontato con le persone, perchè la formazione culturale che hanno le porta a questo, inevitabilmente. Io sono un finanziario, (anzi uno dei cattivi dei derivati) però anche con una passione (e tradizione di famiglia) per la storia e infine per la storia (e non solo) della comunicazione di massa. L'argomento economia Nazista è uguale a tanti altri. Non si allarmi. E' più sensibile essendo più recente, ed essendo stato caricato di una dose emotiva superiore, e di molto, ad altri. Ma la sostanza è la medesima. Ed è questa: la storia è insegnata con il libro di scuola prima, il quale ne cancella metà e metà la racconta a modo suo, cioè spesso la distorce, o ne prende una parte sola e la interpreta. Successivamente è fatta da giornali, film (cioè fiction), TV e libri divulgativi che consolidano questa propaganda. Non ha mai niente a che vedere con storia scientifica, la quale anche può essere ed è spesso orientata, ma ha dei criteri, e quella c'è ma è appannaggio dell'un per mille, forse.
      Non è solo la storia fatta così. Anche letteratura, costume, e anche la cronaca. La persona cresce e ha dei mattoni, delle fondamenta certe, ma basate solo su enunciati, che l'hanno sempre diretta, e sulla fiducia cieca nell'autorità che li emana (il padre introitato, tecnicamente). Siccome progressivamente sono state diminuite le capacità logiche delle persone, sostituite da sillogismi, analogie, paralleli accattivanti, la gente quel pò di logica che le rimane la esercita solo come conseguenza di enunciati, già accettati per fede, squasi sempre declinati dicotomicamente, in modo da dare impressione di libertà di scelta. (Ex: come si risolve la tal cosa? subito stimolata la discussione: o così o colà, ci si divide. Il risultato però è comunque che la tal cosa (enunciato) è data per accettata, non discussa, e la divisione contribuisce proprio a questo, che è l'obiettivo reale). Tutti gli esperimenti fatti da 30 anni a questa parte dimostrano l'incapacità di un pensiero indipendente del 98,5% delle persone. E' un dato ormai stabile. Non c'entra cultura, o pseudo tale, perchè nel 98,5% evidentemente non ci sono solo ignoranti. Ora la persona che si pensa libera ecc.., se tocchi argomenti che comunque derivano dal sistema di mattoni inculcato allora tutto relativamente bene, ma quando solo tocchi un mattone, che è imposto non solo in forma consapevole, ma soprattutto inconscia, emotiva, ha una reazione sempre uguale, e questo specie se viene da evidenza e competenza dell'interlocutore. E gli provoca dissonanza cognitiva, regolarmente, per cui non discute nel merito, ma se ne deve liberare e sempre nelle stesse forme, in genere prima col red-herring, poi con argomenti morali, o ad hominem. La stessa formazione della cultura è stata imposta progressivamente in forma di opinioni autorevoli sui testi, sostituendo la lettura delle fonti, e in particolare la parola erudizione (da ex rudio, sgrezzare) è divenuta perfino negativa. In sostanza uno accetta una serie di "concetti" "valori" "enunciati" da un'autorità, e viene abituato fin da bimbo. S'è creata in questo modo una società bigotta, fideista, ma inconsapevole d'esserlo. Un erudito fa l'operazione inversa, che sviluppa la logica, e cioè l'opinione e i valori li forma dopo. E l'erudizione, terra terra, è proprio la quantità di cose lette che, se sono moltissime, risolvono abbastanza anche il problema della qualità delle cose lette.
      Per fare un esempio tra milioni analoghi dell'incapacità logica elementare delle persone e del fideismo, dell'accettazione dell'autorità, basta prendere la spedizione dei Mille di Garibaldi, insegnata da 150 anni in quel modo. Il Regno dei Borbone aveva 12 milioni di persone, la seconda o terza marina militare Europea, un esercito con presidii e forti, un'artiglieria, una fanteria, una cavalleria e anche una gendarmeria che stava in ogni città e Paese. Come fanno mille persone a conquistare da sole un regno simile? E' una domanda logica, immediata, che si farebbe un bambino. Ma non se la fa. E non se la fa perchè viene fin da bambino disabituato, e inoltre perchè non gli vengono mai dati termini certi di confronto, e non casualmente come si potrebbe pensare. Invece si punta sulle emozioni, sulle cose che non hanno mai una descrizione reale, un contesto, e vanno bene per tutto: il cavallo bianco, l'eroe, l'orco cattivo, il bambino e la mamma che piange. Sempre quelle. La storia che conosce la gente è sempre sospesa, una favola, non è calata nel reale, non ha dimensioni geografiche certe, non ha numeri, gente reale, Governi, diplomazie, industrie e non ha ragioni reali. E non ha mai le fonti, entrambe. C'è Cesare, o Napoleone, o Hitler, o Garibaldi, che fanno tutto loro, come nelle favole. Su questa cultura poi la gente fonda i giudizi, o crede di farlo perchè viene imboccata anche lì. Cioè gli si da il 90% e lui deve poi fare il suo 10% previsto. Per questo se Gheddafi bombarda 10.000 civili che sono una cittadina media intera coperta di cadaveri e buche e crateri si può dirlo su tutti i giornali, senza che nessuno si chieda come non ci siano centinaia di foto di un disastro simile, con 5 milioni di telefonini di ultima e penultima generazione che stavano lì, e con gli oppositori interessati a mostrarle. E invece niente. Ma crede, come per Garibaldi, e non prova a calare nel reale, a farsi una domanda semplice. E anche se poi annota che la sua autorità è capace di un falso simile, e anche se in passato ne ha fatti a bizzeffe, questo non scuoterà minimamente la sua fiducia nella prossima. Ai responsabili della strage niente processo ora, dopo che l'intervento "umanitario" e la sua urgenza si basava su quello. Niente processo perchè la strage non c'era. Ma lei dirà, inevitabilmente: "non importa" era comunque cattivo Gheddafi. Perchè l'enunciato glielo ha detto, e quindi strage o no, va bene lo stesso. E' il "valore", il "principio" dettato e accettato che però non importa se e come è stato costruito, manipolato, imposto. E' accettato, come Garibaldi e i mille, perchè lo dice l'autorità culturale e informativa. Che è costruita tipicamente in forma binaria, polarizzata, come le religioni: Angelo-Demonio, 0-100, tutto buono o tutto cattivo. Per cui poi se al buono trovi una pecca, allora sei dalla parte dei cattivi, e viceversa se al cattivo (l'economia Nazista ad esempio) trovi una cosa buona allora sei cattivo. Bambini di 6-8 anni, e Pinker o prima Bernays o Lippmann su quelli si basano e si basavano infatti, come risultato da ottenere nell'indottrinamento di massa.
      Se solo provi su quella strada, la logica, l'evidenza, i fatti, cioè nel caso le buche, i morti, le foto, la persona li rifiuterà e ti dirà "tu sei per Gheddafi e per i dittatori", che è un altro argomento come minimo. Dissonanza cognitiva.
      Infine basti questo: un processo equo è l'applicazione della democrazia alla giustizia. E significa che il giudice giudica proprio perchè ha la più ampia informazione possibile. Cioè parla l'accusa e porta le sue prove e tesi, e però parla la difesa e porta le sue prove e tesi. Se mancasse la difesa e ci fosse solo l'accusa, la quale parlasse anche a nome della difesa, non si potrebbe nemmeno parlare di processo, e LEI riterrebbe inaccettabile un sistema in cui parli solo l'accusa. ORRIBILE. L'informazione, nella quale il giudice è la gente, che deve farsi un'opinione, è la stessa cosa, ma è molto più importante, perchè un giudice in fondo è una persona sola limitatamente a un fatto solo, mentre l'opinione sono milioni di persone. Solo che nell'informazione parla solo l'accusa, il buono (perciò già definito, un enunciato). E non c'è mai nel giornale la colonna a fianco in cui parla il cattivo, di persona. Semmai c'è il "buono" che parla sempre lui del cattivo, e solo LUI dice cosa avrebbe detto e fatto il cattivo. Questo è accettato da tutti. Non è più ORRIBILE. Anzi è democratico. Perchè non hanno logica, gli è stata distrutta. Al suo posto hanno la fede, e con la fede una doppia percezione, e doppia morale. Ma se gli domandi in merito, si definiscono dei laici a tutto tondo. Stia bene.

    1. Iacopo67 9 febbraio 2012

      Quello che suggerisce Labini non è altro che un meccanismo contabile di considerare i titoli di stato come fossero moneta, il che di fatto aumenterebbe la disponibilità di un mezzo di pagamento per la nazione che mettesse in pratica questo espediente. Tutto qui.

      Questo meccanismo non ha niente a che vedere con l'oppressione delle classi subalterne, sono due cose del tutto scollegate.

      Così come non ha senso scartare aprioristicamente qualunque cosa che provenga da qualche "cattivone" della storia.

      Anche perchè i giudizi sui personaggi storici sono intrisi di propaganda, fino a che punto sono veramente cattivi ?

      Stai tranquillo che se Hitler avesse vinto la guerra, la propaganda dominante sarebbe stata tutta un'altra, e noi staremmo qui a dire, ne sono fermamente convinto, meno male che Hitler e i tedeschi hanno vinto e ci hanno salvato, loro così generosi, nobili, altruisti, meno male che quei cattivoni di americani sono stati sconfitti... eh si, perchè i cattivi sono sempre quelli che hanno perso, mentre i buoni sono sempre i vincitori, i dominatori. E' ovvio, visto che i media sono controllati dai forti, dai vincitori, mentre agli sconfitti gli viene spento il microfono.

    1. RicBo 8 febbraio 2012

      Lei è molto informato e sicuramente ha letto molto, ma il suo intervento fiume non evita di lasciarmi incredulo di fronte alla sua affermazione di essere mosso solo dall'amore per l'etica, la dignità e la verità. Questo lo vada a raccontare ai bambini.
      A me non sembra una questione secondaria che il grande miracolo economico nazista, vero o no che fosse, tendesse al dominio tedesco sull'europa attraverso la guerra, ma la questione non è questa.
      La questione da me e da altri sollevata è la seguente: perchè andare a ripescare le politiche economiche dei nazisti (o anche di Mussolini come alcuni fanno) e presentarle come un successo, per ignorare sistematicamente tutte le alternative del 900 che sono partite da una base democratica? Perchè non citare la Spagna della prima repubblica o la Svezia di Palme o il Cile di Allende o lo stesso Lenin della NEP? Perchè non ammettere che il nazismo ed il fascismo erano e sono l'espressione della borghesia capitalista (cioè dei padroni, caro mincuo), la forma più violenta di oppressione delle classi subalterne? Cui prodest? Lei non ci vede un pericolo in articoli come quello di Sylos Labini?

    1. RicBo 8 febbraio 2012

      Lei è molto informato e sicuramente ha letto molto, ma il suo intervento fiume non evita di lasciarmi incredulo di fronte alla sua affermazione di essere mosso solo dall'amore per l'etica, la dignità e la verità. Questo lo vada a raccontare ai bambini.

      A me non sembra una questione secondaria che il grande miracolo economico nazista, vero o no che fosse, tendesse al dominio tedesco sull'europa attraverso la guerra, ma la questione non è questa.

      La questione da me e da altri sollevata è la seguente: perchè andare a ripescare le politiche economiche dei nazisti (o anche di Mussolini come alcuni fanno) e presentarle come un successo, per ignorare sistematicamente tutte le alternative del 900 che sono partite da una base democratica? Perchè non citare la Spagna della prima repubblica o la Svezia di Palme o il Cile di Allende o lo stesso Lenin della NEP? Perchè non ammettere che il nazismo ed il fascismo erano e sono l'espressione della borghesia capitalista (cioè dei padroni, caro mincuo), la forma più violenta di oppressione delle classi subalterne? Cui prodest? Lei non ci vede un pericolo in articoli come quello di Sylos Labini?

    1. Tonguessy 8 febbraio 2012

      le classi politiche europee, insediate e tuttora al potere grazie alla decisioni dei vincitori..

      Curiosa affermazione. Perchè vedi, Adenauer Il 22 ottobre 1952 fu costretto ad
      ammettere, replicando al deputato Erler che era stato incaricato di
      riferire al Parlamento sull’infiltrazione nazista nel ministero degli
      Esteri:
      “Erler ha dichiarato che più si sale in alto nelle cariche dello
      Stato e più nazisti si trovano. Questo è vero. E’ vero che il 66% dei
      funzionari sono stati membri del partito nazista. A mio avviso
      dovremmo smetterla di dare la caccia ai nazisti”. E si comportò
      conseguentemente.
      Quindi stai dicendo che hanno vinto i nazisti.
      Su questo non posso che essere d'accordo. W. von Braun era membro del partito nazista ed ufficiale SS nonchè
      progettista a Peenemünde dei temibili V2 che causarono parecchie
      migliaia di morti e decine di migliaia di feriti. I V2 venivano
      assemblati nel vicino campo di concentramento di Mittelbau-Dora in
      condizioni disumane, tanto che per quel solo progetto si calcola
      morirono 20.000 lavoratori/schiavi. Diventò il capo della NASA grazie all'operazione paperclip, quando gli USA arruolarono moltissimi scienziati nazisti. Consideri questo una vittoria del nazismo o di qualcos'altro?
      Vedi poi com'è andata la storia dell'industria che finanziò Hitler, la IG Farben. Il pubblico ministero americano del Tribunale per i crimini di guerra
      di Norimberga prefigurò questo scenario contro la IG Farben dicendo:
      “Questi esponenti della IG Farben e non i pazzi fanatici nazisti sono
      i principali criminali di guerra. Se i loro crimini non verranno
      portati alla luce e puniti, rappresenteranno una minaccia per la
      futura pace del mondo ancora più grande che se Hiltler fosse ancora
      vivo”.

      http://www4it.dr-rath-foundation.org/notizie/discorsi/chemnitz.html?page=8

      Nel 1946, le indagini del governo americano giunsero alla conclusione che senza la IG Farben, la seconda guerra mondiale non sarebbe stata possibile. Come siamo messi oggi?
      Il Tribunale di Norimberga divise la IG Farben in Bayer, Hoechst e BASF. Oggi, ognuna delle tre società figlie della IG Farben è 20 volte più grande di quanto la IG Farben madre fosse al massimo del suo sviluppo nel 1944, ultimo anno della seconda guerra mondiale. Cosa più importante, per quasi trent'anni dopo la seconda guerra mondiale i presidenti del consiglio di amministrazione, la carica più alta, di BASF, Bayer e Hoechst, furono ex membri del partito nazista. Chi è il vincitore quindi?

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