La fiducia arriva a Sodoma

DI MARCO DELLA LUNA

marcodellaluna.info

Huxley, Orwell, Pasolini

In principio era la fiducia, la fiducia nel progresso, nella giustizia, nella democrazia, nella società liberale aperta, nel benessere garantito, nella crescita illimitata. Col benessere venne la società huxleyana, del piacere, del divertimento, del consumismo, della droga popolare, dei diritti inflazionati, del rilassamento, in cui si assopirono la coscienza di classe, la vigilanza razionale, la partecipazione attiva, perché si evitava tutto ciò che non diverte e che responsabilizza, rendendo così superfluo il controllo dell’informazione; finché le masse persero la loro rilevanza economica, quindi al potere di contrattazione (v. il mio Oligarchia per popoli superflui, Aurora Boreale, 2a ed., 2018). E persero, nell’individualismo edonista atomizzante, pure la capacità etica di esserlo. E le loro minoranze leggenti e pensanti persero la capacità psichica di essere un soggetto politico pro-attivo.

Allora, il sogno huxleyano, basato sulle gratificazioni rimbecillenti che creano consenso sociale, ha iniziato a offuscarsi e trasformarsi in incubo orwelliano, basato sulla paura e sulla rabbia che fanno accettare tutto: la trasformazione è iniziata con le grandi angosce lanciate dai media su terrorismo globale, disastri finanziari, crolli economici, sovraindebitamente, crisi climatiche, esaurimento delle risorse, precarietà irreversibile; ed è passata per le grandi privatizzazioni di funzioni pubbliche, le cessioni di sovranità statale, l’imposizione di un pensiero unico, fino ad arrivare alla società tecno-controllata e tecno-macellata (cominciando con la Grecia) da un’oligarchia globale che sta dietro le varie Angela, Ursula, Christine, Hillary ed Emmanuel[le]. Un’oligarchia che mostra esattamente i tratti psicologici e comportamentali dei signori della villa nel film Salò, o le centoventi giornate di Sodoma, ultima opera di Pierpaolo Pasolini. In essa, il geniale poeta e regista non descriveva le gesta trascorse di alcuni perversi gerarchi fascisti (gesta invero mai avvenute), ma ci preavvertiva del tipo di sistema politico a cui eravamo portati e in cui adesso siamo arrivati.

Gli studi sociologici e psicologici hanno ben analizzato il progressivo scadimento delle facoltà psichiche prodotto dalla fase huxleyana anche sulla minoranza leggente-pensante (ossia su quel 3 o 4% della società che si informa e riflette sul ‘mondo’ studiando e discutendo la saggistica, anziché recepire passivamente quel che passano i mass media), cioè su quell’aliquota del corpo sociale che genera i mutamenti culturali. Marshall McLuhan giustamente osservava “il mezzo è il messaggio”, ossia che ciò che il mezzo di comunicazione trasmette è innanzitutto le sue proprie caratteristiche comunicative (e poi il contenuto): così la televisione trasmette innanzitutto il suo modo di comunicare, che è diverso da quello del libro e dell’oratore. Ossia, comunicando in un certo modo, impianta nel ricevente un corrispondente modo di ricevere. Il motto “il mezzo è il messaggio” è però riduttivo: il mezzo è, ancor più profondamente, lo stampo, in cui versa e riconfigura la psiche del ricevente: la psiche del soggetto avvezzo a informarsi e divertirsi via televisione o simile (video, play station) funziona diversamente, sia in quanto alla cognizione che in quanto alla emozione, da quella del soggetto che non lo è; e queste diversità si traducono in diversità del comportamento anche relazionale e politico. Il mezzo, dunque, è, letteralmente, in-formazione, nel senso che non si limita a consegnare un messaggio, ma (ri)forma la psiche. I modi in cui ciò avviene e gli esiti che ha prodotto, sono descritti dalla ricerca scientifica. Per una esposizione ordinata, rinvio a Neuroschiavi (mio e di Paolo Cioni, Macroedizioni, 4a edizione); a Tecnoschiavi (mio, ed. Arianna, 2019), a Demopatia, di Luigi Di Gregorio (Rubbettino, 2019); e, per gli effetti neurofisiologici del piccolo schermo sullo sviluppo mentale, a The Brain that Changes itself (Norman Doidge, 2008).

Nelle succitate opere troverete spiegazioni analitiche e approfondite, a 360° gradi; qui mi devo limitare a qualche esempio. Per millenni, prima dell’introduzione della scrittura, il sapere e i miti erano tramandati oralmente. Ciò allenava e sviluppava le facoltà mnemoniche da un lato, ma dall’altra impediva l’esegesi dei testi, la verifica dei nessi logici, della coerenza sistemica – tutte cose che richiedono di poter tornare indietro, confrontare diverse pagine, prendere appunti, etc. La Metafisica di Aristotele -osserva Di Gregorio- poteva nascere ed esistere solo come opera scritta, per non parlare del sistema delle norme di un ordinamento giuridico complesso. L’esteso uso della scrittura ha indotto l’incremento delle facoltà logiche, dello stabilire nessi, del costruire contesti, del formulare critiche, del verificare le prove e le dimostrazioni.

L’avvento della televisione (e poi dei video del web) e la sua massiccia diffusione (a scapito della lettura) come mezzo sia di informazione che di intrattenimento, in cui il soggetto riceve passivamente, e in cui si punta essenzialmente a suscitare emozioni per catturare e mantenere l’attenzione, ricorrendo al sensazionalismo, alla rapida successione, all’estrema semplificazione, ai dibattiti superficiali e contumeliosi; ed evitando ciò che rallenta e rischia di abbassarla, come l’approfondimento, il dibattito serio sul merito, le complessità e le incertezze della realtà, la verifica e la dimostrazione.

Rispetto all’era della lettura, il ricevere passivamente lasciando guidare la propria attenzione ha atrofizzato la capacità di attenzione selettiva, volontaria, autoimposta. E lo spettacolarismo emotigeno ha avvezzato a non usare e non sviluppare la riflessione, il ragionamento, il dubbio critico, la verificazione, la contestualizzazione, il confronto. E il tipo particolare di stimolazione neurofisiologica del monitor ha portato, soprattutto nei fanciulli, a un indebolimento delle facoltà cognitive e mnemoniche, descritto da Doidge. La televisione commerciale ha massimizzato, nella ricerca del profitto pubblicitario via audience, le suddette caratteristiche, e per giunta ha costretto i media stampati ad allinearsi, per mantenere una sufficiente tiratura. Nell’uomo che riceve la ‘realtà’ immediata comodamente cogliendola dallo schermo, col suo contorno emotigeno, si atrofizza l’elaborazione e la concettualizzazione, in favore di un pensiero regressivo, realistico-concreto (in senso piagetiano), mentre i problemi importanti, i nessi causali, i rapporti storici sono comprensibili solo concettualmente, non per immagini. Le immagini emotigene bloccano l’attenzione su ciò che è visualizzabile, e impediscono così di capire il resto. A un livello superiore, si indebolisce la facoltà, esclusiva dell’uomo, di discorrere di se stesso, del proprio pensiero, del proprio dire e rappresentare. Buona parte della minoranza leggente e pensante è finita sotto questi effetti della televisione, assimilando il modo distorto, impoverito e frammentato di percepire il mondo, a cui essa educa; e in tal modo ha perso buona parte del suo potenziale critico-creativo dei modelli socio-culturali. E’ stata politicamente neutralizzata attraverso i suoi canali emotivi.

Detta così, la cosa può sembrare circoscritta al piano teorico, ma il suo impatto sociopolitico è molto pratico, ha cambiato il sistema, ha destrutturato l’opinione pubblica e i comportamenti politici. Ha prodotto il passaggio, nel comportamento d’insieme, dall’uomo-massa di Ortega y Gasset all’uomo-folla di Gustave Le Bon, totalmente emotivo e privo di ragionamento (Di Gregorio, cit., 76 ss.): dalla dissoluzione della sintassi del pensiero alla dissoluzione della sintassi della socialità, dopo decenni di esposizione al mezzo-messaggio psico-riconfiguratore del monitor tv e pc.

Quanto sopra rende semplicemente impossibile l’esistenza di un’opinione pubblica informata e ragionante, quindi di una partecipazione o anche una consapevolezza dal basso rispetto alle policies del potere. E, contrariamente alle ottimistiche previsioni di alcuni, internet non ha affatto prevenuto la disinformazione e il degrado cognitivo di massa. Non ha avuto un effetto ‘democratizzante’ – tutt’altro: fornisce potentissimi strumenti di disinformazione, manipolazione e profilazione, oltre a compromettere ulteriormente le funzioni psichiche, tanto che si configura una sindrome di “demenza digitale”, descritta dallo psichiatra Manfred Spitzer in Demenza digitale (Garzanti 2013).

In conclusione: la contemporanea fine della politica pubblica, anzi la fine della possibilità a priori della politica pubblica, non è dovuta soltanto al fatto che il potere effettivo, operante in isolamento tecnocratico, non lascia più uno spazio decisionale effettivo a una politica pubblica, a porte aperte; ma anche al fatto che è venuto meno un soggetto pubblico davanti a cui la si possa fare. Restano una audience puntinistica, e una compagnia di teatranti della politica, sostanzialmente uomini di spettacolo, seguiti per le loro capacità comunicative, concentrati sui sondaggi e sull’immagine, privi di reale competenza, soggetti a rapida obsolescenza.

 

Marco Della Luna

Fonte: http://marcodellaluna.info

Link: http://marcodellaluna.info/sito/2020/01/19/la-fiducia-arriva-a-sodoma/

19.01.2020

25 Comments
  1. Nicolass says

    Bello .. chapeau!!!

  2. MONDO FALSO says

    solo il 3-4 % della popolazione pensa , riflette ha il pensiero critico e ha capito che televisione e giornali sono tutti falsi , a questo punto mi chiedo, ce il 96-97 % della popolazione che e’ deficiente ,rincoglionita , non pensa , non si fa domande e vive nella paura …..quindi la nostra umanita’ ha diritto di continuare a vivere ? a che serve un umanita’ cosi’ ?

  3. Il Topo says

    Ottimo articolo. Grazie.

  4. PietroGE says

    Io aggiungerei che i mezzi di comunicazione ‘invasivi’ come la televisione ‘creano’ i senso di realtà e di importanza per il teleutente. Lo si vede chiaramente dai sondaggi sulla popolarità dei leader politici che è sempre in correlazione con la loro presenza nei media e con il modo con il quale si presentano e comunicano i loro messaggi. Tenendo presente che a volte conta più il modo di comunicare che il contenuto del messaggio. Altro esempio di correlazione : i migranti sono scomparsi dai media e il loro numero è raddoppiato o triplicato negli ultimi mesi, eppure il problema non viene più percepito come urgente. Inutile dire che il ‘blocco’ delle immagini sugli sbarchi è stato fatto proprio per questo scopo.
    Non per nulla i padroni del discorso sono pronti a spendere miliardi per acquistare e gestire mezzi di comunicazione di massa, conoscono bene la loro efficacia nell’influenzare l’opinione pubblica. Per quanto riguarda internet, il discorso è più complesso perché in effetti darebbe la possibilità di una partecipazione attiva che è impossibile con il mezzo televisivo. Il controllo però esiste anche su internet e non parlo solo dell’oscuramento dei siti (di destra) anti regime, c’è anche il condizionamento più mascherato e sottile sui siti di ricerca e sulle pagine Wiki, ad esempio. Ovviamente, tutto poi dipende dalla formazione educativa e dallo spirito critico dei ‘teleutenti’.

  5. Il Topo says

    Bisognerebbe intanto iniziare ad avere chiaro che la democrazia elettiva occidentale è una truffa.
    Una truffa per allocchi.

  6. Holodoc says

    Bellissimo articolo che fa un quadro molto chiaro e semplice della situazione. Complimenti.

    Domanda 1: dato che Internet rimbecillisce, noi che commentiamo su CDC siamo l’eccezione che conferma la regola? 😉

    Domanda 2: Diego Fusaro, grande estimatore di Pasolini, non lo capisce che il partito da lui fondato non avrà alcuna possibilità di avere un numero decente di elettori se non inizia ad usare un linguaggio un po’ più assimilabile dalle masse?
    Può anche darsi che lo capisca benissimo e che “Vox Italiae” serva solo a compiacere il suo ego di dandy intellettuale snob, cosa che non mi stupirebbe.

  7. Vincenzo Siesto da Pomigliano says

    Cito dall’articolo: “In principio era la fiducia, la fiducia nel progresso, nella giustizia, nella democrazia, nella società liberale aperta, nel benessere garantito, nella crescita illimitata. Col benessere venne la società huxleyana, del piacere, del divertimento, del consumismo, della droga popolare, dei diritti inflazionati, del rilassamento[…]“. Corsi e ricorsi storici! Ora, però, siamo alla fine “dell’ultimo corso” dell’era “antropocene” dove ha preso il sopravvento “l’Homo Stultus Tecnologicus”; poiché, come ben disse l’egregio e geniale mio conterraneo G. B. Vico: «Gli uomini prima sentono il necessario; dipoi badano all’utile; appresso avvertiscono il comodo; più innanzi si dilettano nel piacere; quindi si dissolvono nel lusso; e finalmente impazzano in istrapazzar di sostanze (impazzano nel consumismo – ndr)».
    Ho scritto “ultimo corso” perché la situazione Umana (capital-consumista occidentale) attuale è, per l’appunto, proprio come quella della bibilica città citata nel titolo prima della sua distruzione: una società dove impazzava l’edonismo, il narcisismo e il libertinaggio.
    G. B. Vico ipotizzava che dopo la fine di un “corso” ne iniziava un altro che avrebbe ripercorso, a un livello superiore, poiché dell’epoca passata sarebbe rimasta una sia pur minima eredità, la strada precedente. Ma alla fine di questo [corso] ci sarà solamente una novella “Età della Pietra” dove è anche in forte dubbio che sia la specie umana a ripercorrerla.

    1. Holodoc says

      Sì, anche i riferimenti nella cultura pop ad una iconografia di inspirazione satanica sono in costante aumento. Non credo nel diavolo, ma sono comunque convinto che certi simboli lavorino negativamente sulla psiche.

  8. Platypus says

    Innanzitutto, articoli come questo e quelli di Tovo rendono giustizia a questo sito nel quale, penso, la maggior parte di chi lo frequenta abitualmente cerca altro rispetto al chiacchiericcio da informazione main stream.
    negli ultimi decenni siamo passati rapidamente dalla carta stampata ai social, bruciando le tappe con una progressione temporale che sembra percorsa in scala logaritmica. la storia potrebbe essere riscritta suddividendola in epoche dominate da un medium specifico:
    l’età della parola pronunciata ed ascoltata, della parola scritta, della parola stampata, della parola radiodiffusa, della parola accompagnata da immagini (TV), delle immagino con sonoro non necessariamente parlato (MTV), dei tweet con emoticons a commento di immagini (social) e, forse, arriverà quella delle sole immagini. dove ci troviamo ora?
    Nell’età della parola era necessario avere un interlocutore davanti, magari ci si trovava al bar, in piazza o ancor prima nell’agorà e, bene o male, era già attività politica. oggi sta sparendo l’interlocuzione e con questa anche la politica. temo che ciò sia voluto.

  9. Il Topo says

    L’impostazione sociale e legislativa esistente è il risultato della riorganizzazione dopo una guerra mondiale svoltasi almeno un secolo prima. La struttura è quindi presentata come stabile da molto tempo.

    La Federazione Terrestre in cui vive Juan è cosmopolita, senza alcuna suddivisione in stati. La forma di governo è basata su una sorta di meritocrazia non-ereditaria e autoselezionata, in cui tutti i residenti godono di un notevole grado di libertà in campo economico, sessuale, di parola, ecc. ma non della piena cittadinanza, requisito per godere dell’elettorato attivo, dell’elettorato passivo e della possibilità di insegnare storia e filosofia.L’origine di tale sistema risale alla decisione di alcuni veterani, nel periodo di caos postbellico, di riservare a sé stessi le decisioni importanti, in particolare a partire dal giudizio e dall’esecuzione di commilitoni che si erano macchiati di crimini.

    La cittadinanza è appannaggio esclusivo di chi ha svolto il Servizio Federale volontario per la durata minima prevista di due anni. Xxx presenta alcune delle possibilità del Servizio Federale, che non è obbligatoriamente militare: oltre alle principali armi e corpi militari, esso contempla la ricerca scientifica, le opere pubbliche su altri pianeti e persino fare da cavia a nuovi farmaci, ove il candidato non sia proficuamente utilizzabile in nessun altro compito. Durante tale periodo di servizio volontario, l’aspirante cittadino è asservito anima e corpo alla protezione e al bene della Federazione. È possibile interrompere il servizio in qualsiasi momento, con l’unico effetto di una permanente esclusione dai diritti politici attivi e passivi.

    Essendoci perfetta uguaglianza di sessi e di etnia, tutti i volontari maggiorenni possono partecipare con pari opportunità. Il Servizio è un diritto incondizionato di tutti, a prescindere dalla loro idoneità a compiti precisi. In un passaggio che riguarda il reclutamento, un medico spiega al protagonista, che l’unica caratteristica che potrebbe impedire l’accesso al servizio federale, sia l’incapacità di comprendere il significato del giuramento da prestare.

    Malgrado ciò, il regime politico del romanzo non può essere considerato un regime militarista in senso stretto, in quanto l’esercizio dei diritti inerenti alla cittadinanza è sospeso sino al termine del Servizio Federale e per chi scelga al termine di entrare a farne parte stabilmente come membro di carriera, ad esempio come ufficiale.

    Secondo la dottrina, un individuo che abbia completato almeno due anni di Servizio Federale è per sua indole meglio dotato di senso di responsabilità pubblica e dunque “più probabilmente idoneo” nell’esercizio dei diritti politici attivi e passivi. Un elettore così selezionato, avrebbe maggiori probabilità di esercitare responsabilmente il diritto di voto, in quanto avrebbe dimostrato nella pratica di essere pronto a pagare personalmente un prezzo non indifferente per accedervi. Analogamente, un candidato a una carica elettiva avrebbe maggiori probabilità di dimostrarsi un efficace servitore della cosa pubblica in quanto avrebbe già dimostrato di essere in grado di mettersi fisicamente al servizio della società. Questo tema ricorre più volte nelle opere di xxx sotto l’acronimo TANSTAAFL (There Ain’t No Such Thing As A Free Lunch): letteralmente, “non esistono pasti gratis”; figurativamente, solo ciò che viene acquisito con fatica e sacrificio ha un reale valore per l’individuo. L’autore critica apertamente il principio dell’attribuzione universale, “per diritto di nascita”, dei diritti politici.

    Il libro condanna esplicitamente il militarismo tipico delle ideologie totalitaristiche del XX secolo, alle quali l’opera di xxx è stata assimilata da alcuni critici. La coscrizione obbligatoria e la totale subordinazione sono giudicate assurde e deleterie. Il senso del dovere e la disposizione all’esercizio delle responsabilità di cittadino non possono essere imposti, né prezzolati, né indotti con la propaganda e l’indottrinamento, pena il rigetto. Essi nascono spontaneamente in determinati individui e il sistema del Servizio Federale volontario viene presentato come un criterio meritocratico semplice ed efficace nel selezionare l’accesso ai diritti politici a tali individui.

    È inoltre evidente una esplicita critica alle “democrazie del XX secolo” che, secondo il romanzo, sono cadute perché “la gente è stata illusa di poter semplicemente votare per qualsiasi cosa volesse… e di poterlo ottenere senza fatica, né sudore, né lacrime”. Il personaggio del colonnello Dubois, generalmente ritenuto la voce xxx, bolla come irrealistico il famoso passaggio della Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America riguardo agli inalienabili diritti “alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità”. Nessuno può impedire la ricerca della felicità, ma il Professor Dubois asserisce che i diritti alla vita e alla libertà siano tutt’altro che inalienabili. Essi sussistono soltanto se sono attivamente conquistati, coltivati e difesi, spesso a prezzo di grandi sofferenze e sacrifici.

    Critiche analoghe vengono rivolte al Comunismo e alla tecnocrazia (“il governo dei cervelloni”), che non assicura automaticamente la responsabilità pubblica di coloro che aspirano alle cariche politiche.

    Il crimine è presentato come un fenomeno ormai raro e appartenente al passato, notevolmente ridotto dall’uso di “punizioni insolite” (cfr. 8° emendamento). La fustigazione sotto controllo medico, viene applicata anche in ambito scolastio, soppiantando le pene detentive e caratterizzate da un limitato stigma sociale per chi vi incappi. Il dolore fisico, secondo l’autore, è il meccanismo di difesa naturale, sviluppato in milioni di anni di evoluzione, che rende consapevole l’individuo della propria condotta quale rischio per la propria sopravvivenza: l’autore denuncia come irrazionale e “pseudo-scientifico” il rifiuto di avvalersi di tale meccanismo di difesa per educare alla “sopravvivenza sociale”. La pena capitale, tramite impiccagione, è inflitta solo per i crimini gravissimi. L’autore ritiene che la probabilità di dissuasione da reiterazione sia minima. La pena di morte sarebbe quindi un meccanismo di difesa sociale, tramite l’eliminazione dell’individuo fonte di pericolo. L’ergastolo sarebbe ritenuto un’inaccettabile e dispendiosa crudeltà. L’autore, diversamente da altri sostenitori della pena capitale, sembrerebbe escludere la caratteristica di deterrente, di dissuasione di terzi dal commettere reati gravi.

    L’esercizio del mantenimento dell’ordine è quindi ritenuto intransigente ma non autoritario e secondo l’autore, citando testualmente, “essenzialmente benevolo negli intenti”.

  10. federico18 says

    Molto bello.

  11. Lsddsl says

    Se vogliamo essere ottimisti…
    C’è sempre stata manipolazione da parte del potere. Ma noi come i virus ci adattiamo ed il potere ha sempre bisogno di nuovi mezzi e messaggi per distrarci e allontanarci dalla nostra ricerca esistenziale.
    Chissà chi vincerà.

  12. Rugge says

    Non è vero che guardando un video non si pensa e si assimila e basta. Dipende dal video.

    E al contrario penso che leggere possa generare lo stesso fenomeno, dipende dal modo in cui si legge. Per esempio io non vado avanti di un paragrafo se non mi ricordo e non ho assimilato quello precedente. Ci metto molto di più a finire un testo rispetto a molti altri. E mi chiedo quanti invece macinano parole ai 200 all’ora come fanno poi a ricordarsi tutto, a “sviluppare la riflessione, il ragionamento, il dubbio critico, la verificazione, la contestualizzazione, il confronto” ..? Mah..

  13. Luigi Zambotti says

    Restano una audience puntinistica, e una compagnia di teatranti della politica, sostanzialmente uomini di spettacolo, seguiti per le loro capacità comunicative, concentrati sui sondaggi e sull’immagine, privi di reale competenza, soggetti a rapida obsolescenza.

    Corretto, in sostanza resta l’impossibilità di sostenere una comunità di uomini liberi, liberi dalle illusioni forzate ad arte nelle loro teste da furfanti che in tal modo li manipolano per i loro sporchi fini.

  14. giovanni says

    nell’istante in cui si legge un libro la nostra immagiazione ne costruisce “immagini”, ovvero la lettura rispetta la capacità immaginativa dell’uomo. la capacità immaginativa dell’uomo è alla base della sua inventiva – realizzare ciò che si è immaginato. fornire immagini preconfezionate va ad inibire la capacità immaginativa dell’uomo, e questo personalmente l’ho notato nei bambini, con diminuzione della fantasia.
    altro problema dell’ “arma finale” fu (uso il passato con particolare riferimento all’impatto della televisione negli anni passati, quando giunse in una realtà a cui era sconosciuta) la capacità di fare vedere immagini a conferma della narrativa, soddisfando quindi al “credere perché visto”. su questo secondo punto la mia esperienza fu invece con persone anziane.

    p.s. ho giusto oggi inveito contro il buon Matteo renzi mentre preparavo la oramai rituale richiesta affinché non mi si prelevi forzatamente il canone Rai nella bolletta Enel……

  15. emilyever says

    Bell’articolo, ma nel periodo che inizia con “L’avvento della televisione ecc fino a “dimostrazione”, nel quinto capoverso, per una serie di incisi, si è perso secondo me il verbo principale che avrebbe come soggetto appunto l’avvento della televisione, per cui il discorso rimane sospeso.

  16. Hospiton says

    Articolo sicuramente interessante, anche se ho l’impressione che la nostra percezione della realtà sia influenzata in negativo dal fatto di osservare la situazione da una pessima angolazione (cioè quella italiana), se rapportata allo scenario europeo e globale. Apparteniamo ad un Paese che da 500 anni è terra di conquista, alla completa mercè di poteri esteri, a volte questa condizione si è palesata in maniera evidente (spagnoli, francesi, austriaci) altre in modo più subdolo (ad esempio l’influenza della massoneria inglese durante il Risorgimento), ora abbiamo la triade Zio Sam/Sion/UE che fa il bello e soprattutto il cattivo tempo – e in tutto questo non dimentichiamoci la costante millenaria dell’abominio piazzato nel Vaticano. In tale contesto di pseudo-nazione, unita con lo sputo 160 anni fa con un consenso dal basso irrilevante – senza interventi massonici, francesi e prussiani i Savoia non sarebbero mai riusciti ad aver la meglio su austriaci e Borbone – compatta a livello popolare praticamente solo durante i mondiali di calcio, bè non servono chissà quali diaboliche strategie per smantellare welfare state e conquiste sociali varie ottenute tra il XIX e il XX secolo non certo per merito delle masse italiane (anche se tra il 1870 e il 1970 circa vi sono state lodevoli eccezioni nostrane nell’ambito delle lotte di classe), siamo storicamente disuniti e questo ci impedisce di creare movimenti effettivamente indipendenti, che tutelino gli interessi nazionali senza farsi manovrare da massonerie, lobbies e consorterie di ogni tipo purché straniere. A questo maledetto retaggio storico aggiungiamoci l’imbolsimento dovuto a qualche decennio di benessere che definirei “ottriato” (pare che molti italiani non abbiano ancora compreso come il boom economico sia stato funzionale alle strategie americane, dagli anni ’80 si cambia registro) e allora si capisce come non ci sia bisogno del web, di McLuhan o Ortega Y Gasset per spiegare l’assenza di reazione italica, il rincoglionimento diffuso, semplicemente siamo nel solco della nostra plurisecolare tradizione di divisione/asservimento. All’estero i “Poteri forti” stanno applicando più o meno le stesse ricette ma i risultati non paiono così convincenti come da noi, il livello di lobotomizzazione del Belpaese mi sembra abbia pochi eguali a livello europeo (ma quale nazione esalta i politici di un partito come il PD, gente come Prodi o Monti al servizio di forze che ci stanno massacrando da decenni? Quale nazione ha prodotto immondezza come le sardine? Nessuna, eppure i media sono mefitici anche fuori dall’Italia, evidentemente da altre parti hanno anticorpi migliori e le resistenze sono maggiori, vedi Gilet gialli in Francia). La piovra neoliberista è micidiale, senza dubbio, ho la sensazione però che se osservata dal punto di vista italiano appaia ancor più forte di quanto non sia in realtà.

  17. Rosanna says

    Nulla di nuovo sotto il sole, se il mezzo è il messaggio, sarebbe demenziale che il capitale non utilizzasse i canali odierni più efficaci per l’informazione, stampa, tv e social… dietro l’informazione, così ampiamente divulgata a livello globale, ci stanno gli ordoliberisti, quelli che hanno imposto il mercatismo senza regole, la globalizzazione selvaggia e che hanno sfruttato le risorse del pianeta più di chiunque altro, quindi sarebbe assurdo che questi squali senz’anima si svegliassero improvvisamente dal loro torpore civico ed ora s’interessassero alle sorti della democrazia, visto che la loro razza appartiene a quella degli oligarchi. D’altra parte un’opinione pubblica colta non è mai esistita, anzi magari proprio oggi ha raggiunto livelli culturali che solo fino a 50 anni fa nemmeno si sognava, e questo grazie alla scuola pubblica e gratuita per ogni tipo di classe sociale. Quindi se disinformazione, manipolazione e profilazione regnano sovrane sul web, è del tutto normale… e la “demenza digitale”, intesa come mancanza di cultura e di capacità di giudizio critico autonomo, è stata consuetudine molto diffusa fino alla metà del ‘900, se pensiamo che l’avvento della Tv italiana fu corredato dalle lezioni del maestro Manzi, che insegnava l’italiano agli italiani, solo 70 anni fa. Prima il baratro non solo digitale, ma anche antropologico culturale per una buona fetta di italiani.

  18. SimSim says

    Per me é un problema di educazione e di tendenze personali. Io mi ritengo una persona che cerca di approfondire per quanto possibile, che si informa su determinate cose prima di parlarne, ma sono la stessa persona che sin da giovane ha sempre divorato videogames in ogni loro forma e piattaforma. Il problema non é mai del tutto cosa fai nel singolo aspetto, ma cosa hai fatto sin da giovane, all´interno delle tue giornate, per mantenere alto il tuo spirito critico ed essere un minimo a conoscenza delle cose importanti. I giovani d´oggi purtroppo sono stati interdetti all´apprendimento di questo processo, in gran parte almeno.

  19. Frank Dax says

    Articolo che esprime fatti e ragionamenti condivisibili , ma che ci mette noi del 4% di fronte ad un dilemma , se riteniamo il concetto di Democrazia valido , siamo noi che sbagliamo dovendo sottostare (non accettare) quello che al 96% va bene… e qui cominciano i dolori , se vogliamo cambiare lo status quo diventiamo gli “impronunciabili” e vogliamo una dittatura . Quindi il vero problema è , come ha fatto il 96% ad adeguarsi al mainstream ? Che sia un problema insito nel uomo comune ? La storia insegna ( per quello non vogliono pù insegnarla a scuola) che le condizioni del umanità sono migliorate ( almeno fino a qualche decennio fà ) per merito di poche persone che sono andate contro il sistema dominante dei loro tempi , senza quelle penseremmo ancora che la terra è piatta , che i Re e la nobiltà sono divinità , che la poverta è un dovere di nascita . Quindi è sempre stato il 4% dell’uomo che ha cambiato le cose . Per questo ognuno di noi deve cercare di dare un piccolo contributo , combattendo contro il muro di gomma che ci circonda , anche se onestamente almeno per me , sta diventando un impresa logorante . Sono decine d’anni che cerco di convincere le persone intorno a me a guardare in profondità , a non accettare tutto quello che dicono i media come oro colato , ad accettare di rischiare nella vita , a non volere la dittatura del deficente (per un errore di qualcuno , invece di farla pagare a chi sbaglia , tutti devono sottostare a leggi inique) che la storia della sicurezza e del bene pubblico è solo una scusa per portarci nel peggior incubo Orwelliano degno di un romanzo di fantascienza (grandi letture per chi sa leggere attentamente) . Devo ammettere che ho avuto poco successo , poche persone vogliono uscire dal guscio e togliersi i paraocchi , per la maggioranza sono un anticomformista a cui non va bene niente . Forse l’umanità ha bisogno di toccare il fondo per (ri)svegliarsi .

  20. CptHook says

    Credo di non aver mai letto una migliore esposizione di ciò che predicavo già 40 anni fa, quando mi incazzavo perché la mia ex-moglie (insegnante) non mi aiutava a spingere nostro figlio verso la lettura ma, aiutata a ben morire da madre e suocera, lo incoraggiava a rincoglionirsi davanti alla televisione.
    E per fortuna che il ragazzo è adesso un onesto e capace artigiano, ma di che cosa non sarebbe stato capace se avesse imparato a leggere e scrivere…
    Che amarezza…

  21. XL says

    Abbiamo già istituito il sistema di soggiogare la mente degli uomini col così detto metodo di educazione dimostrativa (l’insegnamento oculare), il quale rende i Gentili incapaci di pensare indipendentemente e così essi -come animali ubbidienti- attenderanno la dimostrazione di un’idea prima di afferrarla.
    (Protocolli dei Savi di Sion, cap XVI)

  22. gian says

    “In principio era la fiducia, la fiducia nel progresso, nella giustizia, nella democrazia, nella società liberale aperta, nel benessere garantito, nella crescita illimitata”
    Ma chi lo dice? In quale principio? È certo da più di un secolo che il cosiddetto pensiero pensante ha individuato la limiti e la caducità di questa società dei consumi.

    C’è un certo manicheismo strisciante che tende a tagliare la realtà con il coltello: c’e’ chi sta di qua (ovviamente il 4%!, e CDC è ovviamente da questa parte) e chi sta di là (il 96%).
    Mi vien da pensare, quanti tra familiari, fratelli e loro parenti, amici, conoscenti ecc.. metteremmo tra quel 4% e quanti invece metteremmo tra quel 96% che tanto poco valutiamo se presi per buoni i discorsi di Della Luna e posto poi che anche quel 3 4% pone qualche dubbio, a suo dire?
    Alla fine della conta mi sa che facciamo fatica (a suo dire) a riempire una tavolata.

    Anche l’affermazione che “L’avvento della televisione (e poi dei video del web) e la sua massiccia diffusione (a scapito della lettura) come mezzo sia di informazione che di intrattenimento” ….. (mi sembrano gli indiani che vedono il “cavallo di acciaio”)

    “In conclusione: la contemporanea fine della politica pubblica, anzi la fine della possibilità a priori della politica pubblica, non è dovuta soltanto al fatto che il potere effettivo, operante in isolamento tecnocratico, non lascia più uno spazio decisionale effettivo a una politica pubblica, a porte aperte; ma anche al fatto che è venuto meno un soggetto pubblico davanti a cui la si possa fare. Restano una audience puntinistica, e una compagnia di teatranti della politica, sostanzialmente uomini di spettacolo, ….. ”
    Ma allora perché tenere un blog? Perché scrivere questi articoli? In definitiva, perché fare politica? Perché questo operare è fare politica! È il voler creare opinione la quale è il presupposto della politica. O è forse una moderna e tecnologica forma di divertimento?

  23. Gino says

    finalmente …
    uno scritto pregevole, molto valido;

    ma non è esaustivo:

    l’altra metà della ‘medaglia’ sta nel paradigma del pensiero unico (secondo il paradigma neopositivista, l’interpretazione non solamente sarebbe superflua; bensì orrenda, dannosa, fuorviante … metafisica!)

    ad esempio, vedi wikipedia …

    nel campo scientifico ciò equivale a idolatria dell’algoritmo (della parte algoritmica (matematica) della teoria); nel campo del pensiero in generale, ciò equivale ad incapacità di discussione critica argomentata (di confronto, di contraddittorio …) da dover utilizzare spassionatamente, al fine della valutazione dei meriti e dei demeriti di ciascun punto di vista, di ciascuna opinione, di ciascuna teoria, di ciascuna ipotesi … insomma, di tutta l’interpretazione possibile ed accessibile

    a parte ciò,
    la metà discussa a me pare essere stata analizzata molto bene

  24. Denisio says

    Della Luna, un autore illuminante per chi ha la facoltà di concentrarsi e di fare da sé le opportune controverifiche, deduzioni e approfondimenti. Esiste un sottobosco di saggistica in Italia, regaliamo un buon libro.

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