La fabbrica del consenso: La neolingua e le strategie del terrore

L'ipocrisia dell'Occidente che uccide la verità.

guerra e pace


Di Patrizia Pisino per ComeDonChisciotte.org


Viviamo nell'era della Neolingua, non si tratta più di una distopia letteraria uscita dalla penna di George Orwell, ma del tessuto connettivo della nostra quotidianità. L'ingegneria linguistica dei poteri forti ha compiuto il suo capolavoro: ha sostituito la realtà con un vocabolario di comodo che rende impossibile perfino pensare alla ricerca della verità.

Oggi, lo sterminio di un popolo intero non si chiama più genocidio, ma "diritto alla legittima difesa". L'assassinio di civili e la distruzione delle fonti alimentari per portare i popoli alla fame non si chiamano crimini di guerra, ma "danno collaterale". L'invio di centinaia di miliardi in armi viene spacciato come "pacifica risoluzione dei conflitti". E quando le parole non bastano a mascherare l'orrore, la neolingua si fa beffarda: l'uccisione sistematica e a quota di decine di innocenti ogni notte diventa, semplicemente, "lavoro sporco".

Ma come è stato possibile condurre interi popoli europei a questo livello di sottomissione intellettuale e conformismo? La risposta ci viene fornita da Noam Chomsky che, insieme a Edward S. Herman, l'ha descritta magistralmente nel saggio del 1988 La fabbrica del consenso (Manufacturing Consent). All'interno dell'opera viene illustrato il "modello di propaganda": i mass media non informano, ma educano i cittadini all'obbedienza attraverso strategie psicologiche e sociali calibrate al millimetro, teorizzate già ai tempi da padri dell'ingegneria sociale come Walter Lippmann, Edward Bernays e il comportamentista B.F. Skinner.

Se applichiamo le strategie del condizionamento di massa di Chomsky alla realtà odierna, il gioco dell'impero diventa trasparente:


La strategia della gradualità: Per farci accettare la Terza Guerra Mondiale per interposta persona, non ci è stato chiesto di firmare una dichiarazione di guerra. Ci sono stati somministrati a piccole dosi, per anni: prima gli Accordi di Minski, poi le sanzioni, poi i droni, poi le armi leggere, infine i missili a lungo raggio.

Creare il problema e offrire la soluzione (Problem-Reaction-Solution):Si è fatta esplodere la crisi nel Donbass (il problema) o in Medio Oriente, affinché il popolo spaventato pretendesse a gran voce misure restrittive dei propri diritti e l'invio di armi (la soluzione).

La strategia del differire: Le politiche di sacrificio – come le decine di sanzioni che hanno distrutto la nostra economia – sono state presentate come "dolorose ma necessarie per il futuro", sfruttando l'ingenua speranza che domani andrà meglio, mentre il domani diventa un baratro senza fondo.

La strategia della distrazione: Mentre l'Europa cede sovranità, territorio e risorse, l'opinione pubblica viene inondata di reality show, gossip e dibattiti sterili su questioni marginali, allontanandola dai veri nodi geopolitici.


Questo spossessamento cognitivo è la premessa necessaria per far accettare l'inaccettabile. Ed è stato proprio questo scollamento tra linguaggio e realtà a generare in me un profondo disagio.

Ascoltando le interviste ai leader ucraini, israeliani e statunitensi trasmessi dai grandi media occidentali, il linguaggio è interamente intriso della parola morte. Mi sono chiesta: che senso ha invocare una guerra preventiva se dall'altra parte non c'è l'intenzione di attaccare? È una logica grottesca, un vuoto cognitivo in cui qualsiasi efferatezza viene sdoganata.

Eppure, basta spostare lo sguardo verso i rari giornalisti indipendenti che intervistano Vladimir Putin per assistere a un cortocircuito. A stupire non sono le parole di Putin, ma le domande dei giornalisti, che spingono verso il dialogo, che cercano una via d'uscita, chiedendo esplicitamente: "Qual è la soluzione possibile affinché trionfino la verità e la diplomazia, e non le armi?".

In quelle interviste, sono i cronisti stessi a riportare in aula la memoria storica che l'Europa ha deliberatamente cancellata: ricordano a chi deve la propria libertà dal nazismo (il popolo russo, che ha pagato il prezzo più alto in sangue); ricordano come l'energia russa, fornita a buon mercato per decenni, sia stata il vero motore della crescita industriale europea; ricordano infine le tonnellate di materiale sanitario donati gratuitamente all'Europa nel momento più buio della pandemia di Covid-19.

Gli Stati Uniti non desiderano un'Europa forte, indipendente e prospera, ma un continente vassallo, debole economicamente e asservito militarmente. E così, per giustificare la rottura di questo rapporto simbiotico e impedire che l'Europa dialoghi con Mosca, hanno lavorato per fabbricare un nemico. Hanno costruito con cura il "mostro Putin", o lo " zar Putin" isolando e dileggiando proprio l'unico leader che, nel caos globale attuale, viene interpellato dai giornalisti onesti come l'unico interlocutore ancora dotato di un reale equilibrio strategico per far trionfare la pace.


La contabilità del sangue: il caso FAZ e il Doppio Standard



È partendo dall'applicazione del "modello di propaganda" che un esempio paradigmatico di questa deriva è arrivato dai microfoni di Belgrado, durante la conferenza stampa internazionale dell'8 agosto 2026, con il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy, il giornalista tedesco della Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ) Michael Martens ha sganciato una bomba linguistica chiedendo al presidente ucraino :
«Cosa possiamo fare concretamente noi europei per aiutarvi a uccidere più russi?», specificando poi «più soldati russi, ovviamente».

Al tavolo della conferenza stampa era presente anche il presidente serbo Aleksandar Vučić, il quale ha reagito visibilmente stupito dalla formulazione della domanda e ha preso nettamente le distanze, dichiarando di sperare unicamente che le uccisioni e la guerra possano cessare al più presto.

Zelenskyy ha risposto focalizzandosi sulle esigenze militari, economiche e difensive concrete dell'Ucraina richiedendo maggiori aiuti finanziari. Questo è un esempio esplicito di come il presidente Ucraino non considera possibile un dialogo tra le parti che conduca alla pace.


La bilancia della morte e il "Doppio Standard"



Il caso Martens squarcia il velo su un intollerabile doppio standard dell'informazione occidentale. Per misurare la portata della deriva, basta un esercizio di brutalità ipotetica: cosa sarebbe accaduto se, in quella stessa aula o in qualsiasi altra sede istituzionale europea, un giornalista avesse chiesto a un leader: "Come possiamo aiutarvi a uccidere più israeliani?"

La risposta è scritta nel codice penale e nelle prassi sociali del nostro continente. Il reporter sarebbe stato subito allontanato, la Procura tedesca avrebbe aperto un fascicolo per Volksverhetzung (istigazione all'odio, art. 130 del CP tedesco, che prevede fino a cinque anni di carcere), il quotidiano lo avrebbe licenziato in tronco e le associazioni di categoria ne avrebbero decretato la morte professionale. Invece la magistratura di Berlino ha analizzato il caso decidendo di non avviare alcun procedimento penale, stabilendo che non sussistevano i presupposti di reato nell'ordinamento tedesco.
Questo parallelismo dimostra che, nella narrazione geopolitica dominante, la vita umana ha perso il suo valore universale. Esiste una gerarchia stabilita dall'alto: vite della "parte giusta" che devono essere compianti e protette, e vite della "parte sbagliata" che devono essere disumanizzate, contabilizzate e giustificate come bersagli legittimi.



Dall'escalation verbale alle forniture militari: la critica all'Occidente


La provocazione di Martens non nasce nel vuoto, ma si inserisce in un clima di progressivo inasprimento del conflitto in cui le decisioni strategiche dei governi europei e occidentali finiscono al centro di dure critiche da parte dell'opinione pubblica pacifista e di analisti indipendenti:

Il trasferimento di tecnologia: Il governo britannico guidato dal Primo Ministro Andy Burnham ha autorizzato il consorzio della difesa MBDA a condividere con l'Ucraina i progetti e i dati classificati relativi ai componenti britannici dei missili Storm Shadow. Questa mossa consente all'Ucraina di produrre autonomamente i missili a lungo raggio sul proprio territorio. In questo modo, l'Ucraina punta ad aggirare i veti politici occidentali sull'uso di armi donate da paesi terzi contro la Russia, potendo impiegare armamenti tecnicamente "nazionali" per gli attacchi in profondità.
Le discussioni internazionali sul via libera all'utilizzo di questi missili a lungo raggio vengono percepite da una parte della cittadinanza non come misure difensive, ma come azioni che alimentano direttamente una spirale di distruzione reciproca.


missili Storm Shadow
missili Storm Shadow



Le forniture militari italiane: Il costante invio di pacchetti di aiuti militari dall'Italia all'Ucraina continua a sollevare forti perplessità etiche e costituzionali. Molti cittadini denunciano come questa linea non risponda ai reali interessi e alla sicurezza dei popoli europei, bensì alle pressioni di un sistema di potere sovranazionale mirato a logorare ed indebolire contemporaneamente l'Europa e la Russia, al fine di imporre un'egemonia economica e autoritaria sul continente.

La questione mediorientale e le concessioni territoriali: Il dibattito sui doppi standard si estende drammaticamente alla situazione in Medio Oriente. Mentre si denuncia l'azione militare russa, si assiste a una sostanziale passività o complicità diplomatica nei confronti della continua avanzata e delle operazioni israeliane nei territori palestinesi e del medio oriente. Le critiche colpiscono direttamente lo Stato italiano, accusato di cedere asset e porzioni del proprio territorio o della propria sovranità logistica a vantaggio di politiche internazionali aggressive e contestate.


La domanda che i cittadini europei pretendono di fare



Una maggioranza di cittadini europei consapevole, documentata e conscia dei tragici precedenti storici del nostro continente non si riconosce in questa retorica del massacro. Il dovere etico di un giornalista non è chiedere come incrementare il numero dei cadaveri sul campo o legittimare l'invio di armi, bensì incalzare i leader mondiali sulle soluzioni per fermare la carneficina. L'unica vera domanda che la pubblica opinione pretende di porre oggi ai propri rappresentanti è una sola: cosa deve fare l'Europa, concretamente, per porre fine alle ostilità, riaprire i canali della mediazione e imporre una pace diplomatica duratura?


La patina istituzionale e il paradosso ucraino


Per mantenere vivo questo inganno e giustificare l'ingente costo di vite e di denaro, la "fabbrica del consenso" si appoggia a una retorica istituzionale ben precisa. Di contro alle critiche pacifiste, le istituzioni dell'Unione Europea e della NATO interpretano gli eventi attraverso i principi della sicurezza collettiva e della legalità internazionale.

Il supporto all'Ucraina, anche se non fa parte dell'Unione Europea e della NATO, è giustificato dal diritto alla legittima difesa individuale e collettiva sancito dall'Articolo 51 della Carta ONU e l'assistenza militare come unica strada per fermare un'ulteriore espansione russa che potrebbe minacciare direttamente i confini orientali dell'Alleanza (Paesi Baltici, Polonia), gli argomenti legati alla difesa del Donbass vengono respinti come pretesti per giustificare un atto di espansione geopolitica. Il distacco dal gas russo, pur se economicamente costoso nel breve termine, è considerato essenziale per eliminare il ricatto geopolitico di Mosca.

Contro ogni logica geopolitica, contro ogni principio di realpolitik e di tutela degli interessi nazionali, l'Europa ha scelto immediatamente e acriticamente di schierarsi a favore di un Paese terzo, sacrificando il rapporto di interdipendenza e di amicizia strategica che si era instaurato nel tempo con la Russia. L'UE ha deliberatamente deciso di tagliare i ponti con un fornitore energetico essenziale e un interlocutore chiave per la sicurezza continentale, preferendo immolarsi per difendere i confini di uno Stato che non rispetta gli standard democratici europei, che non rispetta i diritti delle minoranze (come dimostrato dalle leggi di soppressione della lingua russa nel Donbass pre-2022 e l'uccisione dei civili colpevoli di parlare russo) e che, di fatto, funge da Stato cuscinetto per gli interessi americani.


La visione di Giulietto Chiesa: la guerra per le risorse



Proprio per comprendere un'assurdità simile, è necessario riprendere le riflessioni di chi la macchina della propaganda l'aveva studiata a fondo. Già nel 2015, Giulietto Chiesa metteva in guardia l'Europa: gli USA usano l'Ucraina come un "bastone" per colpire la Russia, portandoci alla Terza Guerra Mondiale. Chiesa spiegava che si tratta di una guerra per le risorse, e che l'unica via d'uscita umana è: "Mettere da parte le armi e dividere le risorse fra tutti". Una proposta che terrorizza Washington.

La stessa dinamica vale per il Medio Oriente: Libano, Siria e Palestina affermando che non stanno aggredendo nessuno per iniziare la guerra. Essi stessi sono il terreno di scontro, i bersagli di un disegno strategico di più ampia portata che li usa come materia prima per il caos regionale.
Chiesa ripeteva ossessivamente che la narrazione occidentale capovolgeva sistematicamente la realtà. Si dipingevano le popolazioni e le forze resistenziali di quell'area come i "generatori" del conflitto, quando in realtà erano le vittime di una destabilizzazione pilotata, il cui scopo era ridisegnare i confini del Medio Oriente a vantaggio di specifici interessi geopolitici ed energetici. La guerra non scaturiva dal basso, ma veniva esportata, finanziata e giustificata dall'alto per poter applicare la strategia del "Problem-Reaction-Solution".

Ma questa patina di legalità e moralità si scontra con la realtà dei fatti, una realtà che diventa inaccettabile quando la si analizza con lo sguardo lucido di chi non si lascia condizionare.


Lo sconforto di Rula Jebreal: il grido doloroso contro il muro del consenso


Quando la "fabbrica del consenso" vuole distruggere un popolo per prenderne le risorse, la strategia della gradualità porta inevitabilmente alla cancellazione dell'umanità del nemico e qui entra in scena il dolore straziante, quotidiano e sempre più disperato della giornalista italo-palestinese Rula Jebreal.

Jebreal non è solo un'analista: è una voce che grida nel vuoto dei talk show occidentali, consapevole di parlare a un pubblico e a dei colleghi che hanno già metabolizzato la neolingua del potere. Il suo è uno sconforto che trasuda da ogni intervento, una sofferenza palpabile quando denuncia, giorno dopo giorno, la normalizzazione del massacro. Lei si ritrova a combattere una battaglia persa in anticipo contro conduttori che la zittiscono, contro colleghi che le revocano l'invito in trasmissione non appena si azzarda a mostrare la realtà cruda, contro un'intera categoria giornalistica che ha deciso di far quadrare i conti dell'ipocrisia occidentale.

Il dolore di Jebreal è il dolore di chi vede l'aberrazione istituzionalizzata e non riesce a svegliare chi lo circonda. Lei cita quotidianamente le direttive di sterminio che arrivano dai vertici dello Stato israeliano, sapendo che per i media europei quelle parole non sono prove da processare, ma semplici "dichiarazioni di parte" da archiviare.

Ed è contro questo muro di gomma che si schiantano gli orrori che lei è costretta a leggere e a raccontare, come quella storia straziante che i paladini dell'informazione si rifiutano di mandare in onda: una madre a Gaza che stringe al petto il suo bambino neonato per allattarlo. Un drone israeliano individua il bersaglio, spara direttamente sul piccolo. La madre si ritrova a guardare il cervello del suo neonato spappolato sul cuscino. Quando Jebreal cerca di portare alla luce atrocità simili, dimostrando che non ci sono "subumani" da giustiziare ma solo innocenti massacrati dalla tecnologia bellica, le spegono il microfono.

Le dichiarazioni dei rappresentanti di quella cosiddetta nazione democratica cadono nel vuoto, come quelle del vicepresidente del parlamento israeliano Nissim Vaturi: “I civili innocenti a Gaza? Non ci sono. Sono feccia, subumani. I bambini e le donne vanno separati, gli uomini giustiziati. Bisogna bruciare Gaza”.

Il Ministro Itamar Ben-Gvir ha trasformato lo sterminio in routine amministrativa, stabilendo una vera e propria quota di morte: “A Gaza bisogna uccidere da trenta a quaranta persone ogni notte”. Il ministro Amichai Eliyahu ha aggiunto: “Devono essere affamati, bombardiamo i magazzini alimentari”.

Jebreal riporta queste dichiarazioni, le porta in tv, e guarda i volti indifferenti dei "paladini dell'informazione" che le siedono accanto. Sa che se un leader di qualsiasi altro Paese avesse imposto "quote di uccisioni notturne" o avesse definito un popolo "subumano", le redazioni avrebbero sospeso ogni programmazione. Ma per Israele, la neolingua impone il distacco, la contestualizzazione, il silenzio.

Ed è qui che la neolingua compie il suo salto nel grottesco più totale e offensivo. Mentre a Gaza i droni spappolano il cervello dei neonati e i ministri come Ben-Gvir e Vaturi trasformano lo sterminio in routine amministrativa e i magazzini alimentari vengono fatti saltare in aria (come ordinato da Eliyahu), lo Stato italiano accoglie i "valorosi combattenti" israeliani.

Dopo aver sfogato la loro furia omicida sulle popolazioni inermi, questi soldati hanno bisogno di riposare. E così, il governo italiano si adopera per farli rilassare in magnifici resort di lusso. Mentre il popolo che hanno bombardato muore di fame, sete e sotto le macerie, i suoi carnefici si godono vacanze esclusive nel "Bel Paese", il tutto sotto la benevolenza e la scorta fornita dallo stato italiano con i soldi dei contribuenti europei. La logica dei lager delegati diventa logica del turismo di lusso: paghiamo noi per far riposare chi uccide bambini, e poi ci chiedono di essere grati per il "lavoro sporco" fatto per la nostra sicurezza.


Il "lavoro sporco": la dottrina del nuovo realismo



Che questo sia il risultato del condizionamento di massa lo dimostra il Cancelliere tedesco Friedrich Merz, leader della CDU che spavaldamente afferma che Israele fa il "lavoro sporco" per noi.

In Italia, Alessandro Sallustri su Libero consacra questa aberrazione come "realismo geopolitico" e "verità oggettiva", criticando il pacifismo come ipocrisia, visto che siamo "beneficiari" della stabilità comprata col sangue. È l'ingegneria sociale di Bernays portata all'estremo: farci sentire fortunati che qualcuno bruci i bambini, cosicché possiamo dormire tranquilli mentre i loro assassini si rilassano in Italia.


L'apoteosi del paradosso: il "genocida" Putin e i "paladini" dell'Occidente


Questo è il collasso logico totale, che dimostra come la neolingua nasconda la vera natura del saccheggio.


Putin viene dipinto come l'aggressore supremo, accomunato al genocidio. Eppure, l'operazione militare russa ha cercato di colpire prioritariamente obiettivi strategici e militari, costretta da otto anni di stragi nel Donbass e dall'accerchiamento della NATO.

Allo stesso tempo, Donald Trump – il presunto "esportatore di democrazia" – già nel 2020 ordinava l'assassinio extralegale del generale Soleimani uccidendo anche civili all’Aeroporto Internazionale di Baghdad in Iraq , nel 2026 impunemente attacca nuovamente l’Iran con false motivazioni; attacca il Venezuela e cattura il presidente Nicolás Maduro per chiuderlo in carcere a New York per strangolarne l'economia e rubarne le risorse; avanza pretese per annettere la Groenlandia. Nessuno lo chiama aggressore. I ministri israeliani stabiliscono quote di massacri notturni, poi vanno in vacanza per rilassarsi: ricevono standing ovation nei parlamenti europei. Chi reagisce all'accerchiamento militare sui propri confini è il mostro; chi rapisce diplomatici, uccide neonati e vuole comprarsi interi continenti è il difensore dell'ordine mondiale.


Il suicidio economico, l'umiliazione culturale e la guerra ai propri cittadini



La provocazione di Martens e le quote di morte di Ben-Gvir si inseriscono in una macchina che usa la strategia della distrazione per nascondere il più grande saccheggio della storia europea.

Appena Zelensky "batte cassa", la Commissione UE approva pacchetti da 6,1 miliardi di euro per missili e radar, spacciandoceli come "soluzione per la pace". Ma è solo la punta dell'iceberg di un'economia di guerra che sta dissanguando i cittadini. L'UE ha mobilitato 125,2 miliardi di euro in aiuti civili" (a cui si sommano i 75,2 miliardi militari, superando i 200 miliardi totali). Un pozzo senza fondo usato per pagare gli stipendi e le pensioni ucraine, mentre i cittadini europei vedono i propri servizi essenziali tagliati, il tutto finanziato anche rubando legalmente gli asset sovrani russi congelati.

Ma a questo inaudito suicidio economico, l'establishment ha affiancato un'umiliazione culturale e un'abdicazione della sovranità senza precedenti, che evidenziano come l'Italia sia stata degradata a semplice succursale.



Mikhail Fedoro e Crosetto


Si impedisce al popolo russo – che ha pagato il tributo di sangue più alto per sconfiggere il nazismo – di partecipare con la sua bandiera alle Olimpiadi o alla Biennale di Venezia, cancellando secoli di cultura. E, per contrappasso grottesco,*viene nominato e ospitato nelle istituzioni italiane un esponente ucraino di chiara e documentata fede nazista, come se l'Italia avesse dimenticato per quale motivo i propri partigiani sono morti.

Il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, ha compiuto un gesto senza precedenti nella storia repubblicana: ha nominato come proprio consulente Mykhailo Fedorov, l'ex ministro ucraino. Il dettaglio grottesco? Fedorov era stato appena rimosso dal suo incarico dallo stesso Zelensky che voleva neutralizzare un probabile avversario politico. Eppure, l'Italia lo accoglie nei palazzi del potere. Fedorov ha dichiarato orgoglioso:"Aiuterò ad adottare tecnologie di guerra moderna".

Traduzione in linguaggio non orwelliano: un politico straniero, cacciato dal proprio governo, viene messo a sedere al tavolo del nostro Ministero della Difesa per insegnarci come "modernizzare" il nostro apparato bellico secondo le logiche di Kiev. Non stiamo più soltanto finanziando la guerra altrui; stiamo letteralmente permettendo a un governo estero di interferire nelle dottrine militari italiane.

Non è l'unica deriva della classe politica italiana, già nel 2025 Carlo Calenda, leader del partito Azione, ha deciso di farsi tatuare sul polso il tryzub, il tridente simbolo nazionale dell'Ucraina. Un politico italiano, con un ruolo istituzionale, che marchia il proprio corpo con l'emblema che campeggia sulle divise dei soldati di Kiev e darne sfoggio sui suoi social. Questo gesto, più di mille discorsi, rivela una verità scomoda: la sottomissione mentale e ideologica alle logiche della guerra, celebrata quasi come un culto da esibire e la totale mancanza al giuramento di fedeltà alla bandiera italiana.


calenda
Calenda tatuagio


Quando i cittadini italiani, stanchi di questa deriva, cercano di alzare la testa, il governo mostra la sua vera natura di esecutore esterno. È l'ennesima prova della cecità e del cinismo di un esecutivo che non sa più come giustificare una guerra contro la Russia per difendere il regime corrotto e di chiara matrice nazista di Kiev. Quando gli attivisti pacifisti riescono a bloccare nei porti di Genova l'invio di carri armati e strumenti di morte, il governo non ascolta il grido della strada: semplicemente, come un contrabbandiere beffardo, tenta di farli passare da Piombino, non è un caso isolato: ormai la pratica è sistematica. A riprova di ciò, nell'estate del 2026 le attiviste delle Donne in Nero insieme al network Stop Rearm hanno nuovamente documentato e denunciato l'accaduto al porto toscano, vedendo i mezzi pesanti e i carri armati imbarcati sulla nave Severine. Denunciano che ormai con cadenza mensile devono assistere a questo continuo, inarrestabile trasporto di armi sotto la scorta di un apparato di sicurezza che difende le armi dai cittadini, e non viceversa.

Poi, la neolingua compie il suo capolavoro dell'assurdo: questi stessi governanti si infuriano e accusano la Russia di "intensificare gli attacchi" quando Mosca, ovviamente, si difende distruggendo le armi che l'Europa le sta inviando. Se fin dall'inizio l'Italia e l'Europa fossero rimaste neutrali e avessero assunto il ruolo di mediatori di pace – come la storia e la geopolitica avrebbero imposto – a quest'ora il conflitto sarebbe probabilmente concluso, e il popolo ucraino non avrebbe subito centinaia di migliaia di morti e la distruzione del suo Paese. Ma la pace non era nel piano di Washington.


Conclusioni


In definitiva, per comprendere l'assurdità del nostro tempo, dobbiamo guardare in faccia il potere pervasivo della neolingua. Come già denunciava Orwell, questo sistema di manipolazione linguistica ha invertito la realtà: la guerra è stata semanticamente trasformata in "pace", l'aggressione in "difesa", e il militarismo in "missione di sicurezza". Attraverso l'annebbiamento delle parole, ci vogliono far credere che l'unica via alla salvezza sia l'escalation bellica, ribaltando il significato stesso dell'esistenza umana.

Eppure, al di sotto di questa cortina di menzogne lessicali, emerge prepotente e ineludibile la vera volontà popolare, che chiede a gran voce una pace autentica, non quella fittizia e imposta dalle armi. È qui che diventa drammaticamente profetico il monito di Giulietto Chiesa: la vera stabilità non si raggiunge con l'espansione della NATO o con l'accumulo di armi, ma attraverso la condivisione delle risorse. Le immense ricchezze della Terra non devono essere il bottino di guerre di rapina, ma il patrimonio comune dell'umanità. Si può davvero condividere questo pianeta meraviglioso solo nel rispetto assoluto di ogni nazione, della sua sovranità, della sua cultura e della sua dignità, rifiutando la logica predatoria dell'Occidente egemone.

La spaccatura è oggi totale e visibile: da una parte c'è il desiderio di vita e di fratellanza dei popoli; dall'altra la folle hybris di leader e poteri forti che, asserragliati nei loro bunker, sembrano aver deciso di distruggere ogni cosa trascinandoci in una Terza Guerra Mondiale. Questi folli usano la neolingua per mascherare il loro delirio di onnipotenza, sordi al grido di dolore dell'umanità.

L'ultimo, agghiacciante capitolo di questo delirio ci viene dall'alto delle istituzioni europee, dall'idea folle di Ursula von der Leyen, la quale intende prelevare i risparmi dei cittadini – da lei definiti con disprezzo "fermi" o inutilizzati – per dirottarli a forza verso l'industria degli armamenti.

Ebbene, a questa logica macabra e autoritaria, la risposta dei popoli deve essere netta e inappellabile. È il monito che noi cittadini, stanchi e oltraggiati, le rivolgiamo direttamente:

«I nostri risparmi di una vita di lavoro ci servono per pagare le spese mediche, per andare avanti, per pagare i mutui e garantire un futuro ai nostri figli. Non vogliamo finanziare le vostre armi di distruzione, costruite per annientare un nemico che non esiste, ma che ha il vostro volto».

La grande sfida del nostro tempo è spezzare questo incantesimo linguistico e ribellarci a questa normalizzazione del conflitto. Dobbiamo smettere di confondere la guerra con la pace e rifiutare che il frutto del nostro lavoro alimenti una guerra assurda. La sopravvivenza su questa Terra non è negoziabile: la pace reale, fondata sulla giustizia e sulla condivisione, è l'unica condizione per impedire che questi folli riducano in cenere il nostro unico pianeta.


Di Patrizia Pisino per ComeDonChisciotte.org

05.09.2026


FONTI


Terza notte di bombardamenti su Kiev, devastante esplosione di un deposito militare ucraino
Punto di analisi geopolitica e militare sulle aree di crisi globali per le giornate del 27 e 28 agosto 2026. testo link

conferenza stampa internazionale dell'8 agosto 2026 : testo link

carri armati porto di Piombimo : testo link

rapporto sull'uccisione di bambini a Gaza: testo link

Itamar Ben-Gvir (Ministro della Sicurezza Nazionale): Dichiarazioni sulla necessità di uccidere 30-40 persone a Gaza ogni notte: testo link

Dichiarazioni del ministro Amichai Eliyahu: testo link

Dichiarazioni di Nissim Vaturi: testo link

Calenda tatuagio testo link

Commenti (5)

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Mostra commenti 5 caricati
    1. akel 7 settembre 2026

      Nel libro che fonda le religioni abramitiche lo sterminio dell’intera umanità diventa il «pentimento» del buon (sic) dio. Qualche secolo dopo i cristiani chiameranno «evangelizzazione» l'assassinato di un centinaio di milioni di individui.
      E le guerre? Forse erano meglio quando erano «difesa della patria», o «difesa della civiltà»?
      E per i dissimulati e subdoli difensori del potere costituito e della violenza che sempre lo ha contraddistinto, il rancoroso sono io e non quelli che per qualche migliaio di hanni hanno praticato violenze inaudite!

    1. omega 7 settembre 2026

      La strategia della distrazione in Italy mostra la corda, perchè sempre più scoperta e rozza, in quanto portata all'esasperazione.

    1. Martin 6 settembre 2026

      L'autrice si stupisce delle balle contemporanee, quando tutta la storia dello scorso secolo è ugualmente fondata su menzogne

    1. Dario Lampa 6 settembre 2026

      Ottimo articolo che sottoscrivo pienamente.
      Arrivati a questo punto due sono le cose: o i popoli si svegliano per liberarsi da questi criminali in preda alla sindrome d'onnipotenza o presto ci penserà la Natura a ristabilire il suo corso come del resto ha sempre fatto nel corso degli eoni. Però la Natura nel ristabilire l'equilibrio della Vita sconvolto da questi folli criminali non fa distinzione, non può farlo, tra colpevoli e innocenti. Ma se la gente ingannata e "ammaliata" si sveglia dalle illusioni indotte dall'infame sistema liberal-capitalista occidentale può benissimo distinguere dagli innocenti i criminali e giudicarli istituendo tribunali popolari prima che la Natura inneschi i suoi meccanismi per salvaguardare l'Armonia della Vita sul nostro ancora, nonostante tutto, meraviglioso Pianeta Vivente.
      Questi pazzi criminali meriterebbero la pena di morte per come hanno ridotto il Pianeta e l' Umanità. Ma, come contrappasso al loro agire, c'è qualcosa per loro peggiore di una condanna a morte: una "Damnatio Memoriae" e la confisca dei beni, quei beni che alimentano la loro Sindrome d'Onnipotenza!

    1. oriundo2006 6 settembre 2026

      Il pervertimento è semplificazione.
      La sua origine sta nella neo-lingua dei calcolatori elettronici, prima che nelle raffinate tecniche psico-propagandistiche: la cibernetica attuale è fondata su 0 oppure 1.
      Dunque il linguaggio viene a modellarsi su queste due alternative 'secche'.
      In realtà il linguaggio nostro, specie l' italiano, presenta una ricchezza incommensurabile di alternative, diminutivi, accrescitivi, vezzeggiativi...mentre l' inglese no. E' la lingua dei calcolatori. E' la neolingua globale che modella tutte le altre. E' l'indice del potere totale. E sopprime la stessa facoltà di pensare secondo alternative. Queste semplicemente non esistono: TINA e basta.
      E' la procedura principe di militarizzazione dello spazio interpersonale.
      Si esclude in via di principio, si include solo il gradito, si deride tutto il resto. Lo si cancella insieme ai suoi portatori. A Gaza come altrove.
      L'introduzione della cibernetica nel mondo quotidiano ha avuto questo effetto: lo scopo è di far pensare senza alternative. Abituare ad un pensiero non ricorsivo. Obbligare a formulare giudizi di inclusione/esclusione senza gradienti intermedi. Lo vediamo ad esempio nella tematica degli extracomunitari: o dentro o fuori. Le regole di inclusione non esistono come regole demandate al pensiero od alla logica degli spazi finiti o alla ragionevolezza delle soluzioni applicabili...ma solo all'amministrazione burocratica che decide senza interlocutori visibili o criticabili.
      Il 'deus ex machina' sorride felice. Ha dominato l' Uomo a partire da ciò che è più sacro: il pensiero, la Coscienza, la sua unicità ontologica, la sua mediazione che fonda quello che chiamiamo ancora 'Umanità': cioè la misura 'umana' nelle cose e nei rapporti.
      Questa è negata attraverso la sua riproducibilità tecnica, che non interagisce ma sostituisce.
      Assimilabile dai calcolatori, in prospettiva quantistici.
      Deformabile e plasmabile come si vuole.
      Ed eliminabile a piacere.
      Il magazzino del resto è pieno.

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