La covida è bella

La covida è bella

DI ACCATTONE IL CENSORE

comedonchisciotte.org

Ormai anche i meno intellettualmente dotati cominciano ad intuire (“capire” in Italia è una parola grossa) che i cambiamenti indotti dalla “emergenza sanitaria” non sono che un pretesto per imporre un rimodellamento sociale profondo.

Si sa, quando le religioni latitano abbondano i profeti -specialmente in cattiva fede- e così si sprecano gli sproloqui su come sarà questa vita che ci attende.

Seguitemi nel ragionamento: non ci vuole Einstein per comprenderlo, ma un’intelligenza appena superiore a quella che rendeva idonei per le compiante scuole differenziali.

Prendiamo il caso dei ristoranti. Imporre le regole del cosiddetto “distanziamento sociale” riduce in modo sensibile il numero dei coperti, con la conseguenza che i soli locali a potersi permettere di rimanere su piazza saranno quelli di alta fascia, con prezzi inaccessibili ai più. I ricchi potranno passare le serate in ristoranti dall’atmosfera esclusiva; gli altri al massimo ambire ad una “quattro stagioni” da asporto, consegnata a domicilio fredda il sabato sera .

La stessa logica si applica ai voli aerei e, in generale, ai mezzi di trasporto. Il ridotto numero di passeggeri renderà assai più cari i biglietti: le compagnie low cost spariranno e viaggiare tornerà ad essere un lusso.

I poveri (che ora includeranno la ex classe media) non mangiano fuori e non viaggiano. La gara di ostentazione di status attraverso le vacanze esotiche a lungo raggio resterà un ricordo, affidato agli scatti della vecchia macchinetta digitale e alle rate ancora da pagare per estinguere il prestito contratto per l’occasione.

E per i “nuovi poveri” (ottimo nome anche per un gruppo musicale, dal sicuro avvenire) non ci saranno neppure seconde case, rese insostenibili dalla tassazione, dalle limitazioni agli spostamenti, dalle regole che proibiscono inquinamento e consumo di suolo.

Insomma, ci saranno solo due grandi classi: ricchi e non abbienti (o meglio, miserabili). Aristocrazia di due secoli or sono e miserabili di due secoli fa. Un ossimoro del “progresso”: un ritorno al passato con mezzi modernissimi.

Il mondo sarà ridisegnato a beneficio di ricchi e ultraricchi.

E non è difficile immaginare i centri storici delle città d’arte riservati solo alla super-classe mondiale, appannaggio e meta esclusiva di un nuovo Grand Tour aggiornato su scala globale: un inverno a Dubai e una primavera a Venezia, e magari grazie all’alta velocità, ogni tanto un salto a Parigi per un aperitivo.

Chiamerei questa nuova esistenza (per i più in-esistenza) “covida” (nella sua versone covida-19, in attesa che l’autunno prossimo ci venga rilasciata la -20 e così via, con continui aggiornamenti che seguiranno quelli delle emergenze sanitarie e dei relativi vaccini, in uno schema che replica il familiare avvicendarsi dei sistemi operativi in informatica).

La covida è il contrario della movida. Mentre l’una allude al movimento e scatenamento orgiastico, la seconda è rattenuta dentro i nostri appartamenti-loculi con l’unico sfogo di uscire sul terrazzo per cantare, o in sempre più occasioni, per buttarsi di sotto.

Chiusi in casa a vedere la vita (dei VIP) scorrere sui teleschermi o sui rotocalchi, la nostra esistenza si trasformerà in una planetaria sala d’attesa di parrucchiere per signora.

Ammanniti di un misero sussidio di disoccupazione, alcuni potrebbero persino essere abbacinati dall’illusorio privilegio del non fare nulla. E scambiare la prigionia per agio e comodità.

Ignorando, però, il dettaglio più importante: ormai disoccupati e inutili, saremo eliminati quanto prima.

Sporchiamo ed inquiniamo: chi ha progettato tutto questo, pretende un mondo verde e pulito. Tutto per sé, perché “gli spetta di diritto”. Mentre -a ben vedere – noi di diritto non ne abbiamo più nemmeno uno.

Mi piacerebbe poterlo spiegare alle cavie di laboratorio in mascherina che vedo attorno, prigioniere di terrore indotto sperimentalmente e disposte a concedere tutto per un pezzetto di formaggio e per un’ora d’aria.

Mi piacerebbe, ma ho perduto la speranza. Perché, come affermava Benjamin Franklin: “Those who would give up essential Liberty, to purchase a little temporary Safety, deserve neither Liberty nor Safety”, ovvero:

«Coloro che rinunciano alla Libertà per acquistare un po’ di  Sicurezza temporanea, non meritano né Libertà, né Sicurezza».

Accattone il Censore

Fonte: comedonchisciotte.org

03.05.2020

Pubblicato da Accattone il Censore

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