Italia. Un’espressione da riconsiderare

IL CONCETTO DI PATRIA TRA SNOBISMO E POPULISMO

Di Gimmi Santucci, frontiere.me

Dopo aver letto l’ultimo scritto di Micaela Bartolucci “Il concetto di Patria tra snobismo e populismo”, le sue riflessioni germinali me ne stimolano di ulteriori.

L’immaginario valoriale del concetto di Italia è sminuito con assiduità. Resta indelebile la famigerata frase del Metternich per cui l’Italia fosse solo un’espressione geografica. Nel 1847, quando la scrisse in una nota al Conte Dietrichstein, era una constatazione realistica priva di connotazioni denigratorie. La penisola era effettivamente un insieme di Regni reciprocamente indipendenti, e l’accezione negativa fu un’artefazione del quotidiano napoletano Il Nazionale che la riportò per primo, in pieno fermento dei Moti e con l’intento di rinvigorire il sentimento anti-austriaco degli italiani. La frase così infelicemente ripetuta è diventata l’epigrafe definitiva sull’irrilevanza nazionale, citata a sproposito dai cosmopoliti di passaggio sulla storia e sul buon senso. Per puntigliosa pedanteria, va specificato che il Dietrichstein, nel contempo, dirigeva il Teatro Imperiale di Vienna, non nutriva simpatie per Metternich e avrebbe presto abbandonato ogni incarico pubblico.

Il sentimento di unificazione espresso col Risorgimento, subiva due interferenze importanti. Il laicismo razionalista dell’Illuminismo che non favoriva sentimentalismi tanto sacrali quanto tradizionali e l’interesse straniero sui nostri fattori strategici, che suggeriva di instillare uno scetticismo denigratorio infondo a un patriottismo orientato più a contrastare circostanze e gruppi, che celebrare un territorio, la sua storia e i suoi pregi. In questo, le congreghe latomistiche continentali e d’oltremanica sono state davvero abili. Il processo di unificazione nazionale ha visto concorrere istanze e propulsioni contrastanti, strategie e presupposti disgiunti. La palestra e il laboratorio di questo coacervo di fattori costitutivi furono gli Stati Uniti, le cui dinamiche precedettero il riassetto politico e geografico europeo. L’Italia unitaria doveva rispettare le urgenze internazionalistiche, laiche e positiviste di chi stava ridisegnando i continenti e il controllo su di essi, e non era contemplato l’orgoglio identitario di un popolo riunito per circostanze esogene, sotto il controllo del Regno meno aderente all’immaginario di italianità, i cui sovrani e dignitari neanche ne parlavano la lingua. La vocazione ineluttabile della penisola è imposta dall’essere tale nel centro del Mediterraneo, che unisce e dirime tre continenti. La potenza consolidata di chi il mare lo solcava da padrone e predone, aveva spostato il baricentro logistico sull’Atlantico e il Mare del Nord, quando le famiglie di commercianti e banchieri lasciarono Genova e Trieste per l’Olanda e, infine, l’Inghilterra. E proprio gli inglesi volevano la Sicilia per controllare il Mediterraneo e il Canale di Suez, per cui dovettero gradire le ambizioni mitteleuropee derivate dal modello sabaudo e il suo disprezzo per il meridione e il mare.

Era difficile che una comunità posta sotto il controllo della componente (i Savoia) meno conforme al gruppo, su princìpi distanti dalla storia mediterranea territoriale, in contrasto con la sua vocazione marinara e di piattaforma strategica “Inter marium” come puro presupposto geopolitico, aggravata da un sistema amministrativo disfunzionale e parziale, potesse esprimere un compiuto orgoglio di appartenenza e la forza di affermazione e proiezione nazionale.

L’appannamento della percezione di noi stessi è proseguito con le stilettate di giornalisti influenti che hanno metodicamente raccontato le debolezze italiane, il malcostume, la disistima straniera. Giovanni Fasanella ha documentato e raccontato come gli inglesi abbiano sostenuto la disinformazione istituendo la Psychological Warfare Branch, ovvero la Divisione per la guerra psicologica. Da alcuni rapporti desecretati si evince come la stessa sinistra nostrana sia stata agevolata ad assumere una supremazia culturale, forte dell’identificazione con il Comitato di Liberazione Nazionale e dell’abilità con cui ha saputo rivoltare la sconfitta nazionale in una propria vittoria, fondando il suo dominio intellettuale su un antifascismo spasmodico anche a fascismo finito, esecrando l’intero portato valoriale del regime, compreso il senso di patria e l’orgoglio nazionale, come se li avesse inventati e promulgati in esclusiva.

Anche al culmine del fasto non c’è stata la valorizzazione simbolica del termine “Italia”, considerando che l’Impero si è sempre rappresentato con Roma, in una metonimia longeva con cui si è compresa l’estensione di un dominio tanto vasto nel nome della città non a caso ritenuta eterna.

Si è cercato di convincere gli italiani di essere un popolo disomogeneo, senza un percorso storico condiviso e con una delimitazione geografica recente. Al contrario, la popolazione italiana è la più omogenea in Europa, insieme con quella francese, rispetto ai tedeschi, agli spagnoli, al Regno Unito. La delimitazione geografica che ne fece Ottaviano Augusto indicando le regioni imperiali è quasi del tutto sovrapponibile a quella contemporanea. Ma già nel 91 avanti Cristo, numerosi popoli del centro e del sud della penisola, militarmente soggetti a Roma ma esclusi dai privilegi della cittadinanza si ribellarono al dominio romano e diedero vita alla prima esperienza statale denominata Italia. Il conflitto degli italiani con Roma, che prende storicamente il nome di guerre sociali, durò due anni e terminò con la concessione della cittadinanza romana a tutti i popoli italici, con l’emanazione della Lex Plauta Papiria. Fu una legge di portata storica. Per la prima volta tutti i residenti in Italia che, nel termine di due mesi, avessero dichiarato ad un magistrato romano di voler diventare cittadini avrebbero ottenuto la cittadinanza romana.

Curioso notare come la prima esperienza di Italia sia stata, seppur brevemente, contro Roma.

Dall’alto Medio Evo si conferma e consolida la visione nazionale, fino a culminare nelle composizioni dantesche in cui si conferma l’identità tra il popolo e il territorio, dove si condivide una storia, un destino, una lingua.

Di Italia si continua a parlare nel Rinascimento, quando matura l’idea che lo Stato nazionale possa essere la mediazione tra i localismi divisivi e l’universalismo imperiale. Machiavelli e i Medici espressero la consapevolezza di un’Italia già unica per cultura e necessità, che doveva protendere alla unità politica come compimento storico della sua esistenza moderna.

Il Risorgimento innescò le urgenze necessarie a completare questo corso, chiudendo il processo burocratico che prescindeva da quello culturale e identitario.

Gli squilibri e la debolezza dei secoli successivi alla fine dell’Impero, la presenza straniera costante, il continuo conflitto tra Guelfi e Ghibellini, la Chiesa con le sue interferenze secolari, l’Unità disfunzionale e paradossalmente divisiva, il dominio di quegli alleati che ci hanno liberato per occuparci e limitare la nostra sovranità hanno influito sulla debolezza del legame tra gli italiani e la loro terra.

L’Italia è un’espressione geografica, sì, ma anche storica e culturale rilevante. Se non lo è stata politicamente, troppi fattori hanno concorso a impedirlo e non sono tutti imputabili agli italiani.

Di Gimmi Santucci, frontiere.me

Fonte: https://frontiere.me/italia-unespressione-da-riconsiderare/

13.02.2023

Commenti (53)

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Mostra commenti 53 caricati
    1. Martin 18 febbraio 2023

      La frasetta di Metternich era estremamente denigratoria, specie da un esponente di un pseudo Impero che opprimeva circa una decina di nazionalita' sulla base della mera forza bruta. Un pseudo Impero che fu il responsabile nr uno della Prima Guerra Mondiale. Tralaltro, il ritardo secolare nell'unificazione italiana e' stato dovuto principalmente allo Stato Pontificio, che Metternich ovviamente sosteneva. L'Austria dovrebbe essere uno Stato tedesco, come la Baviera e nulla di piu'.

    2. ric 19 febbraio 2023

      Metternich? un Grande !!

    1. omega 18 febbraio 2023

      Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono.
      Due domande: Sono stati fatti gli italiani? E se si, da chi?

    2. ric 18 febbraio 2023

      gli italiani come popolo non esistono e sono mai esistiti.
      gli unici che possano vantarne una origine etimologica sarebbero gli ITALICI, SITAUATI FRA CALABRIA E PUGLIA .
      Non e' un certificato di nascita che possa identificare un popolo , se non almeno un millennio di convivenza.

    3. sbregaverse 19 febbraio 2023

      Di sicuro moltissimi si comportano come:
      STRAFATTI.

    4. Martin 19 febbraio 2023

      Sei un ignorante totale animato da puro odio. Le ricerche genetiche dimostrano l'esatto contrario, ma non vale neanche la pena che ti informi.

    5. ric 19 febbraio 2023

      sei affetto dalla malattia di italianita' congenita. inguaribile.. mangiaspaghetti e mortadella con chitarra in mano di identifica come un vero itagliota.

      i tuoi idoli e simili li trovi in PIO e AMEDEO , vestiti come pecorari che vanno in giro per il mondo a farsi riconoscere come veri itagliani.. canta con loro :lasciateci cantare..con la chitarra in mano ..

    6. Martin 19 febbraio 2023

      Si da' il caso che sono italiano al 50%, da parte di padre, sottospecie di deficiente.
      Sei la conferma vivente del famoso detto di Schopenhauer:
      "In Africa hanno le scimmie, in Europa abbiamo i francesi"

    7. ric 19 febbraio 2023

      per me sei un stronzo che cammina . deficiente dillo a tuo padre che non ti ha strozzato nella culla.

    8. Martin 19 febbraio 2023

      “In Africa hanno le scimmie, in Europa abbiamo i francesi” - A. Schopenhauer

    1. natascia 18 febbraio 2023

      Assalita su tutti i fronti la nostra Patria resiste, accoglie, neutralizza gli assalti con l’apparente caos delle diversità.

    1. Luca VFR 18 febbraio 2023

      ...L’Italia è un’espressione geografica, sì, ma anche storica e culturale rilevante...
      Verissimo. Ma con la storia e la cultura non ci paghi né il cibo né le bollette. Situazione in cui si trova, purtroppo, una buona metà deli Italiani, o meglio, degli occupanti la Penisola Italiana.

    1. Ciaparat 17 febbraio 2023

      Guardo una carta e mi chiedo: in che penisola si trova Cuneo? E Bergamo? Udine? Forse la stessa di Berlino o Budapest...

    2. sbregaverse 19 febbraio 2023

      Penisola:
      1)isola che fa pena
      2)isola cazzuta
      3)sòla del cazzo
      4)un solo sòla con

      abbastanza cazzo( di volta in volta).
      5)Similia ad abundantiam.
      6) Praticamente c'è sempre di mezzo i sòla,
      il casso ( nella doppia veste: teste di ...ovvero dotati di controcosiddetti) e, a mio avviso, come significante principe ed ecumenico:
      LA PENA DEL PENE
      (la sola pena che tutti ci unifica e ci rende ITALIANI)

    1. Primadellesabbie 17 febbraio 2023

      Questo è un Paese frazionato anche "grazie" alle lingue.

      Fortunatamente il tentativo di unificare e diffondere la lingua grazie alla tv, iniziato nel dopoguerra, è miseramente fallito, purtroppo grazie anche al digitale e alle nuove generazioni che proprio non ce la fanno a parlare una lingua, ma questo è un'altro problema.

      Dove sta scritto che un popolo debba necessariamente essere allineato e monotono?

      Se abbiamo una ricchezza di cui andare anche orgogliosi questa sta nella diversità, e non è una cosa di poco conto, specie di questi tempi.

      Perché dovrebbe essere amalgamato come vorrebbero alcuni che non vogliono prendere in considerazione la realtà, o che non riescono a staccarsi da un modello di nazione immaginato da un'onda culturale durata pochi decenni e strumentale all'industria, alla guerra, alla burocrazia e al conseguente dominio della contro-élite?

    2. Chicxulub2.0 17 febbraio 2023

      Non so se ti riferisci al passaggio del video che ho postato con Agamben che parla della lingua come prima dimora di un popolo
      Nel caso, Agamben sta dicendo il contrario e da anni parla del recupero dei dialetti
      Ha anche creato una collana per l'editore Quodlibet che si chiama Ardilut (valeriana selvatica in lingua friulana) in cui si pubblicano poesie bilingui (vedi il link qui sotto)

      https://www.quodlibet.it/catalogo/collana/94

      Agamben fa un discorso complesso sull'uso “destituente” della lingua nel quadro generale della sua idea di “destituenza” come unica prassi politica possibile rimasta

      Se hai guardato quei 5 minuti di video che ho linkato vedi che parla di Eichmann e si sta appunto riferendo alla destituenza
      Ripeto: non lo so se il tuo discorso è riferito a quel passaggio ma comunque Agamben non pensa (e nemmeno io) che sia necessaria una lingua “monotona”, come la chiami tu, per fondare una comunità

      Agamben è interessante, può essere discutibile soprattutto per come si spiega che fa dei pasticci incredibili, per esempio nella conferenza di Buenos Aires dove gli ridono due volte in faccia e resta come un baccalà (“Ma non stavo scherzando”) però è il migliore dei filosofi di oggi e vale la pena approfondirlo

    3. Primadellesabbie 18 febbraio 2023

      Il commento deriva dal mio modo di pensare.

      Ho ascoltato e ascolterò anche il resto per cercare di capire se e come sviluppa il discorso che comunque, da quel che dice nei 5', non mi è estraneo anche per il modo di presentarlo.

      Sono diventato scettico e impaziente nei confronti degli intellettuali contemporanei perciò me ne disinteresso, quindi ti ringrazio per la segnalazione e seguirò il tuo consiglio di approfondire; ho letto la presentazione della collana Ardilut.

    1. jeints 17 febbraio 2023

      Avendo vissuto 15 anni all' estero posso solo rilevare che l' immagine del Paese é molto folklorica, il materiale di insegnamento della lingua lo é altrettanto, i comportamenti generali dei connazionali in altri luoghi pure. Internamente ho vissuto in varie cittá e ogni volta era come cambiare nazione. Si tratterebbe di una ricchezza da gestire, ma da quando esiste uno stato centralizzato tutti si riferiscono a quello stato per mungere, poi mantengono le loro differenze anche ridicole (cartelli stradali in dialetto, eccetera). Se volessimo davvero una nazione che si faccia rispettare dovremmo cominciare ad applicare una riforma federale seria, in cui conviverebbero diversitá e unitá. Ma agli italiani questo non interessa. La Nazionale di calcio? Anche lí il tifo va a ai singoli giocatori in riferimento ai club di appartenenza, non certo al sentimento che dovrebbe scaturire dal simbolo. Qualunque altra opinione la posso accettare ma la considererei comunque ipocrita: chi é italiano sa bene tutte queste cose.

    2. Chicxulub2.0 17 febbraio 2023

      Cito

      ”Qualunque altra opinione la posso accettare 👉ma la considererei comunque ipocrita👈” 😹🤡😹

      È un blog fantastico, grande scoperta

    3. jeints 17 febbraio 2023

      ????

    1. uparishutrachoal 17 febbraio 2023

      La lingua è il vestito del pensiero, e il pensiero è il vestito delle emozioni e della coscienza.
      Lo stesso vestito può nascondere pensieri diversi che attengono a emozioni diverse frutto di una coscienza più o meno formata..o addirittura inesistente.
      La lingua è solo scambio di figurine che nascondono significati molteplici che possono apparire uguali ma sono fondamentalmente altri.
      Si possono dire le stesse cose ma essere profondamente in disaccordo, come si possono dire cose diverse essendo della stessa idea.
      Una società si crea sui significati e non sui significanti, sull'essere e non sull'apparire.
      Quanti significati ci sono sul termine Dio? O, giustizia, oppure nel, diventa quello che sei?
      Ma se arriviamo al significato delle parole, allora ci appaiono le caste..le differenze tra gli uomini, e in epoca di uguaglianza è una bestemmia..

    2. sbregaverse 19 febbraio 2023

      QUINDI nudi tutti e silenti io per p..r..i..m....

    3. uparishutrachoal 19 febbraio 2023

      Vabbé, non bisogna esagerare..l'imperfezione fa parte della perfezione e un po' di inutile loquacità è consentita.

    1. Martin 17 febbraio 2023

      "Al contrario, la popolazione italiana è la più omogenea in Europa, insieme con quella francese, rispetto ai tedeschi, agli spagnoli, al Regno Unito".

      L'autore dell'articolo non e' informato delle ricerche genetiche a partire dall'isolamento del genoma umano nel 2003.

      Contrariamente alla balla del popolo italiano come totale mix up, le mappe genetiche ancestrali, che tracciano gli alleli di migliaia di anni fa, attestano effettivamente una notevole omogeneita' della popolazione italiana, nonostante sia composta da tre sottogruppi: l'italiano (centro-nord), il greco-romano (centro-sud e Sicilia) ed il sardo.

      Una omogeneita' similare era presente in Spagna e Portogallo, fino all'invasione e dominazione islamica, durata secoli.

      Non esiste, invece, alcuna omogeneita' nella popolazione francese, per la semplice ragione che non e' mai esistito un tipo genetico o un originario popolo francese - a differenza dell'italiano, iberico, germanico e britannico.
      I Francesi sono il mero risultato della mescolanza di Germani (i Galli), Romani e Iberici.

    2. ric 17 febbraio 2023

      ecco perche' sono migliori degli itaglioti...

    3. Martin 18 febbraio 2023

      Contento te

    1. PietroGE 17 febbraio 2023

      Peccato che l'articolo non approfondisca la dialettica nazionale del dopoguerra, con gli antinazionalisti seguaci della chimera internazionalismo proletario (oggi diventata antirazzismo immigrazionista) che sono riusciti, mediaticamente, a ribaltare la sconfitta nella WWII in una specie di vittoria : il trionfo della resistenza. Come se l'Italia fosse stata invasa all'inizio della guerra dalla Germania. Come se non ci fosse stato un consenso massiccio per il regime fascista, consenso 'rimosso' psicologicamente e ideologicamente al ritmo di 'Bella Ciao'. Venuto meno, con il passare del tempo, questo sostegno ideologico, rimane l'attaccamento alla nazionale di calcio, al cibo e vino italiano surrogati di una sovranità nazionale che non esiste più dal '45 e una pseudo sovranità nella UE che non esiste più dal 2011. L'Italia non conta nulla nella UE (e a livello internazionale) e una politica alternativa al seguire a ruota la decadenza europea non c'è. Serve a qualcuno perché c'è bisogno di una portaerei nel Mediterraneo, e basta.

    2. Vincent1 17 febbraio 2023

      Ben detto.

    3. sarah 17 febbraio 2023

      In effetti, seppur brevemente, l'autore evidenzia questo artificioso accostamento tra sentimento di identità nazionale e fascismo, come se la prima cosa si identificasse interamente nella seconda, come se qualsiasi dichiarazione di "italianità" provenisse esclusivamente da fascismo e fascisti, senza alternative. Non si può quasi sostenere l'esistenza di una identità italiana senza essere camicie nere, in sostanza. Questa indebita identificazione è stata davvero utilizzata con scaltrezza dalla sinistra internazionale, anch'essa ben radicata nel nostro Paese, per trasformare, si dice bene, una sconfitta bellica in un'immediata vittoria politica di parte. Dopodiché, come afferma lei trovandomi pienamente d'accordo, restano ben poche alternative se non attaccarsi ad una narrazione ben scarna che arriva ad arruolare la nazionale di calcio piuttosto che il festivalone popolare. Perché? Beh, perché quando i presupposti sono tanto rigidi ( e come tali imposti dalla storiografia ufficiale ) e i contenuti tanto poveri si resta esposti agli attacchi strumentali e stucchevoli di chi, sia fuori che dentro il Paese, trae vantaggio dalla continua denigrazione nazionale. Di recente, un "autore" un po' comico che presenta quasi clandestinamente canzoni che prendono di mira "il regime" ha detto: " la sinistra è affetta da italofobia". E non solo lei, sotto sotto.

    4. Fantine 18 febbraio 2023

      Chapeau, Sarah.

    5. Fantine 18 febbraio 2023

      Quella è stata la narrazione funzionale.
      Poi l'occupazione ci ha sicuramente messo del suo. Insieme ad altro.

    6. omega 18 febbraio 2023

      Sono in tanti gli affetti, per esempio la chiesa cattolica e gli sgherri di Soros.

    1. sbregaverse 17 febbraio 2023

      Noterelle di uno dei mille.(natanti)
      NON si concretizza, qui vengono,arsssshhaaugss
      aggrausshh asssshh, TETTE ..ops TUTTE per nuotare.

    1. Chicxulub2.0 17 febbraio 2023

      “Storia e tradizioni” è un fondamento dell'identità nazionale troppo indefinito per essere utilizzabile

      Qui Agamben dal minuto 17:45 fino a 18:21 dice che 👉la prima dimora di una comunità è la lingua👈 e che tutte le trasformazioni storiche della società originano da una precedente trasformazione della lingua

      Vi consiglio di ascoltarlo fino alla fine che sono meno di 5 minuti

    2. Vincent1 17 febbraio 2023

      Non è solo la lingua. Certo questa influisce molto ma è la cultura, la tradizione, il modo di vivere e di rapportarsi con i vicini che fa la differenza.
      Ne abbiamo a centinaia e nessuna è migliore o peggiore delle altre. E' solo varietà che fa ricchezza.
      Ma quando si scrivono certe cose, un pò di riflessione è stata fatta?

    3. Chicxulub2.0 17 febbraio 2023

      Sì, credo Agamben abbia riflettuto prima di dire e scrivere quelle cose

      Casomai ci sarebbe da chiedersi se prima di commentare si sia fatta qualche lettura sull'argomento di cui si discute

    4. Vincent1 17 febbraio 2023

      Non mi riferivo ad Agamben. Non ho letto i suoi scritti. Mi riferivo all'autore dell'articolo.

    5. Chicxulub2.0 17 febbraio 2023

      E allora diciamo che non sei stato chiarissimo 😃

      Sorry, la lingua è la chiave, poi fate come vi pare, se siete contenti che venga giù tutto obliterando senza speranza noi sudditi di classe media e lavoratrice, vi informo che ne sono contento anch'io 👌

    6. ducadiGrumello 17 febbraio 2023

      E nulla, non capisce, nonostante i ditini ammonitori da maestrino. Io, per non saper né leggere né scrivere, bannerei anche Vincent

    7. Chicxulub2.0 17 febbraio 2023

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    8. Bertozzi 17 febbraio 2023

      Bertozzi tre tentativi te lo sogni proprio. Bertozzi aveva smesso di cagarti da ben prima della storia della lista.

    9. Chicxulub2.0 17 febbraio 2023

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    10. Vincent1 18 febbraio 2023

      Diciamo che non sono stato molto chiaro.

    11. Chicxulub2.0 18 febbraio 2023

      Ma non è un problema, capita anche me e poi ci si spiega
      Qui molti (non tu) credono che dal concetto che hanno elaborato e espresso dipenda la dignità della loro identità personale
      Se fosse davvero così non potrebbe esserci dialogo né alcun tipo di mediazione
      Invece è tutto molto semplice: se ci sono intoppi si fanno presente, se ne parla e si aggiusta tutto

    1. Vincent1 17 febbraio 2023

      Ma. Dico... Come si fa a scrivere cose del genere?
      Se esiste un paese frammentato e veriegato, questo è proprio l'Italia.
      Mi diceva un mio amico che ha la moglie russa e lui il russo lo parla benissimo, che andando da est a ovest del paese (10 fusi orari) riesce a capire e a farsi capire da tutti.
      Qui da noi, se cambi provincia, cominci ad avere difficoltà coi dialetti e locuzioni.
      Fermo restando che tutto ciò non ha assolutamente un'accezione negativa anzi, tutt'altro, io la considero una ricchezza, la cosa più stupida (dal punto di vista del popolo italiano) è stata la riunificazione del paese.
      Se questa 'unità' fosse venuta dal basso, sarebbe stata sacrosanta ma, come ormai avviene da tempo, questa ci è stata calata dall'alto quindi, o ci si rincoglionisce a dire che bello che bello, oppure si comincia a riflettere sulla mannaia che abbiamo sul collo.

    2. Primadellesabbie 18 febbraio 2023

      Si sono cancellati i molti confini ma è rimasto il nutrito esercito di doganieri, il loro mondo e la relativa mentalità che è stata poi coltivata e blandita da chi fa politica.

      Questa è la fotografia senza filtri del Nostro Paese che nessuno vuol pubblicare.

    3. Vincent1 18 febbraio 2023

      Si sono cancellati i confini nel senso che essere italiano o ancor di più, essere europei è figo, e questo viene cavalcato dai partiti politici perchè è politicamente corretto, e poi gli stessi partiti politici cavalcano l'identità culturale delle appartenenze territoriali e ricevono voti anche per questo.
      Ciò che rimane invariata è la dabbenaggine dell'elettore che si lascia perculare a 360 gradi senza avere la pur minima idea di ciò che sia (per lui) meglio o peggio.
      Perchè, diciamocela, non è ancora ben chiaro nella mente dell'elettore quale sia la strada che lui debba scegliere. Ha delegato a tale scelta il suo partito del cuore e questo dice tutto.

    4. Primadellesabbie 18 febbraio 2023

      I confini tra gli staterelli preunitari.

    1. MGS 17 febbraio 2023

      Mah!

    2. Vincent1 17 febbraio 2023

      Mi hai tolto la parola di bocca:
      Mah!!!

    3. sbregaverse 17 febbraio 2023

      Momentaccio Gotico Supercalifragilistichespiralidoso ?!?

    4. sbregaverse 17 febbraio 2023

      Maestro autoreferenziale hegeliano ?!?

    5. Vincent1 17 febbraio 2023

      Forse

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