IL TRADIMENTO DEGLI INTELLETTUALI

IL TRADIMENTO DEGLI INTELLETTUALI

DI PAOLO BARNARD

Marco Travaglio ha appena scritto un commento su Gaza, diramato dalla sua casa editrice Chiarelettere, che inizia così: “Israele non sta attaccando i civili palestinesi. Israele sta combattendo un’organizzazione terroristica come Hamas che, essa sì, attacca civili israeliani”.

Bene.

Il compianto Edward Said, palestinese e docente di Inglese e di Letteratura Comparata alla Columbia University di New York, scrisse anni fa un saggio intitolato “The Treason of the Intellectuals” (il tradimento degli intellettuali). Si riferiva alla vergognosa ritirata delle migliori menti progressiste d’America di fronte al tabù Israele. Ovvero come costoro si tramutassero nelle proverbiali tre scimmiette - che non vedono, non sentono, non parlano - al cospetto dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra che il Sionismo e Israele Stato avevano commesso e ancora commettono in Palestina, contro un popolo fra i più straziati dell’era contemporanea.


Nella foto: Marco Travaglio (Foto di Stefano Mortellaro da http://www.flickr.com/photos/fazen/365730204/)

E di tradimento si tratta, senza ombra di dubbio, e cioè tradimento della propria coscienza, delle proprie facoltà intellettive, e del proprio mestiere. Gli intellettuali infatti hanno a disposizione, al contrario delle persone comuni, ogni mezzo per sapere, per approfondire. Ma nel caso dei 60 anni di conflitto israelo-palestinese, con la mole schiacciate e autorevole di documenti, di prove e di testimonianze che inchiodano lo Stato ebraico, non sapere e non pronunciarsi può essere solo disonestà e vigliaccheria. Poiché in quella tragedia la sproporzione fra i rispettivi torti è così colossale che non riconoscere nel Sionismo e in Israele un “torto marcio”, una colpa grottescamente e atrocemente superiore a qualsiasi cosa la parte araba abbia mai fatto o stia oggi facendo, è ignobile. E’ un tradimento della più elementare pietas, del cuore stesso dei Diritti dell’Uomo e della legalità moderna. E’ complicità, sì, com-pli-ci-tà nei crimini ebraici in Palestina. Leggete più sotto.

I traditori nostrani abbondano, particolarmente nelle fila dell’ala ‘progressista’. Marco Travaglio guida oggi il drappello, che vede Furio Colombo, Gad Lerner, Umberto Eco, Adriano Sofri, Gustavo Zagrebelsky, Walter Veltroni, Davide Bidussa et al., affiancati dell’instancabile lavoro di falsificazione della cronaca di tutti i corrispondenti a Tel Aviv delle maggiori testate italiane. E ci si chiede: perché lo fanno? Personalmente non mi interessa la risposta, e non voglio neppure addentrarmi in ipotesi contorte del tipo ‘il potere della lobby ebraica’, la carriera, o simili.

Ciò che conta è il danno che costoro causano, che è, si badi bene, superiore a quello delle armi, delle torture, delle pulizie etniche, del terrorismo. Molto superiore.

Perché una cosa sia chiara a tutti: l’unica speranza di porre fine alla barbarie in Palestina sta nella presa di posizione decisa dell’opinione pubblica occidentale, nella sua ribellione alla narrativa mendace che da 60 anni permette a Israele di torturare un intero popolo innocente e prigioniero nell’indifferenza del mondo che conta, quando non con la sua attiva partecipazione. Ma se gli intellettuali non fanno il loro dovere di denuncia della verità, se cioè non sono disposti a riconoscere ciò che l’evidenza della Storia gli sbatte in faccia da decenni, e se non hanno il coraggio di chiamarla pubblicamente col suo nome, che è: Pulizia Etnica dei palestinesi, mai si arriverà alla pace laggiù. E l’orrore continua. Essi, di quegli orrori, hanno una piena e primaria corresponsabilità.

L’evidenza della Storia di cui parlo è in primo luogo: che il progetto sionista di una ‘casa nazionale’ ebraica in Palestina nacque alla fine del XIX secolo con la precisa intenzione di cancellare dalla ‘Grande Israele’ biblica la presenza araba, attraverso l’uso di qualsiasi mezzo, dall’inganno alla strage, dalla spoliazione violenta alla guerra diretta, fino al terrorismo senza freni. I palestinesi erano condannati a priori nel progetto sionista, e lo furono 40 anni prima dell’Olocausto. Quel progetto è oggi il medesimo, i metodi sono ancor più sadici e rivoltanti, e Israele tenterà di non fermarsi di fronte a nulla e a nessuno nella sua opera di Pulizia Etnica della Palestina. Questo accadde, sta accadendo e accadrà. Questo va detto, illustrato con la sua mole schiacciante di prove autorevoli, va gridato con urgenza, affinché il pubblico apra finalmente gli occhi e possa agire per fermare la barbarie.

In secondo luogo: che la violenza araba-palestinese, per quanto assassina e ingiustificabile (ma non incomprensibile), è una reazione, REAZIONE, disperata e convulsa, a oltre un secolo di progetto sionista come sopra descritto, in particolare a 60 anni di orrori inflitti dallo Stato d’Israele ai civili palestinesi, atrocità talmente scioccanti dall’aver costretto la Commissione dell’ONU per i Diritti Umani a chiamare per ben tre volte le condotte di Israele “un insulto all’Umanità” (1977, 1985, 2000). La differenza è cruciale: REAGIRE con violenza a violenze immensamente superiori e durate decenni, non è AGIRE violenza. E’ immorale oltre ogni immaginazione invertire i ruoli di vittima e carnefice nel conflitto israelo-palestinese, ed è quello che sempre accade. E’ immorale condannare il “terrorismo alla spicciolata” di Hamas e ignorare del tutto il Grande terrorismo israeliano.

Le prove. Non posso ricopiare qui migliaia di documenti, citazioni, libri, atti ufficiali e governativi, rapporti di intelligence americana e inglese, dell’ONU, delle maggiori organizzazioni per i Diritti Umani del mondo, di intellettuali e politici e testimoni ebrei, e tanto altro, che dimostrano oltre ogni dubbio quanto da me scritto. Quelle prove sono però facilmente consultabili poiché raccolte per voi e rigorosamente referenziate in libri come “La Pulizia Etnica della Palestina”, di Ilan Pappe, Fazi ed., o “Pity The Nation”, di Robert Fisk, Oxford University Press, e “Perché ci Odiano”, Paolo Barnard, Rizzoli BUR, fra i tantissimi. O consultabili nei siti http://www.btselem.org/index.asp, http://www.jewishvoiceforpeace.org, http://zope.gush-shalom.org/index_en.html, http://www.kibush.co.il, http://rhr.israel.net, http://otherisrael.home.igc.org. O ancora leggendo gli archivi di Amnesty International o Human Rights Watch, o ne “La Questione Palestinese” della libreria delle Nazioni Unite a New York.

E torno al “tradimento degli intellettuali” nostrani. Vi sono aspetti di quel fenomeno che sono fin disperanti. Il primo è l’ignoranza in materia di conflitto israelo-palestinese di alcuni di quei personaggi, Marco Travaglio per primo; un’ignoranza non scusabile, per le ragioni dette sopra, ma anche ‘sospetta’ in diversi casi.

Un secondo aspetto è l’ipocrisia: l’evidenza di cui sopra è soverchiante nel descrivere Israele come uno Stato innanzi tutto razzista, poi criminale di guerra, poi terrorista, poi Canaglia, poi persino neonazista nelle sue condotte come potere occupante. Ricordo il 17 novembre 1948, quando Aharon Cizling, allora ministro dell’agricoltura della neonata Israele, sorta sui massacri dei palestinesi innocenti, disse: “Adesso anche gli ebrei si sono comportati come nazisti, e tutta la mia anima ne è scossa”. Ricordo Albert Einstein, che sul New York Times del dicembre 1948 definì l’emergere delle forze di Menachem Begin (futuro premier d’Israele) in Palestina come “un partito fascista per il quale il terrorismo e la menzogna sono gli strumenti”. Ricordo Ephrahim Katzir, futuro presidente di Israele, che nel 1948 mise a punto un veleno chimico per accecare i palestinesi, e ne raccomandò l’uso nel giugno di quell’anno. Ricordo Ariel Sharon, che sarà premier, e che nel 1953 fu condannato per terrorismo dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU con la risoluzione 101, dopo che ebbe rinchiuso intere famiglie palestinesi nelle loro abitazioni facendole esplodere. Ricordo l’ambasciatore israeliano all’ONU, Abba Eban, che nel 1981 disse a Menachem Begin: “Il quadro che emerge è di un Israele che selvaggiamente infligge ogni possibile orrore di morte e di angoscia alle popolazioni civili, in una atmosfera che ci ricorda regimi che né io né il signor Begin oseremmo citare per nome”. Ricordo la risoluzione ONU A/RES/37/123, che nel dicembre del 1982 definì il massacro dei palestinesi a Sabra e Chatila sotto la “personale responsabilità di Ariel Sharon” un “atto di genocidio”. Ricordo le parole dello Special Rapporteur dell’ONU per i Diritti Umani, il sudafricano John Dugard, che nel febbraio del 2007 scrisse che l’occupazione israeliana era Apartheid razzista sui palestinesi, e che Israele doveva essere processata dalla Corte di Giustizia dell’Aja. Ricordo le parole dell'intellettuale ebreo Norman G. Finkelstein, i cui genitori furono vittime dell’Olocausto: “Ma se gli israeliani non vogliono essere accusati di essere come i nazisti, devono semplicemente smettere di comportarsi da nazisti.” Ricordo che esistono prove soverchianti che Israele usa bambini come scudi umani; che lascia morire gli ammalati ai posti di blocco; che manda i soldati a distruggere i macchinari medici nei derelitti ospedali palestinesi; che viola dal 1967 tutte le Convenzioni di Ginevra e i Principi di Norimberga; che ammazza i sospettati senza processo e con loro centinai di innocenti; che punisce collettivamente un milione e mezzo di civili esattamente come Saddam Hussein fece con le sue minoranze shiite; che massacra 19.000 o 1.000 civili a piacimento in Libano (1982, 2006) e poi reclama lo status di vittima del ‘terrorismo’. Ricordo che il Piano di Spartizione della Palestina del 1947 fu rigettato da Ben Gurion prima ancora che l'ONU lo adottasse, e che esso privava i palestinesi di ogni risorsa importante (dai Diari di Ben Gurion). Ricordo che la guerra arabo-israeliana del 1948 fu una farsa dove mai l’esercito ebraico fu in pericolo di sconfitta, tanto è vero che Ben Gurion diresse in quei mesi i suoi soldati migliori alla pulizia etnica dei palestinesi (sempre dai Diari di Ben Gurion); che la guerra dei Sei Giorni nel 1967 fu un’altra menzogna, dove ancora Israele sapeva in aticipo di vincere facilmente “in 7 giorni”, come disse il capo del Mossad Meir Amit a McNamara a Washington prima delle ostilità, e mentre l’egiziano Nasser tentava disperatamente di mediare una pace (dagli archivi desecretati della Johnson Library, USA); che gli incontri di Camp David nel 2000 furono un inganno per distruggere Arafat, come ho dimostrato in “Perché ci Odiano” intervistando i mediatori di Clinton; che i governi di Israele hanno redatto 4 piani in sei anni per la distruzione dell'Autorità Palestinese sancita dagli accordi di Oslo mentre fingevano di volere la pace (nomi: Fields of Thorns, Dagan, The Destruction of the PA, ed Eitam); che la tregua con Hamas che ha preceduto l’aggressione a Gaza fu rotta da Israele per prima il 4 novembre del 2008 (The Guardian, 5/11/08 – Ha’aretz, 30/12/08), con l’assassino di 6 palestinesi. E queste sono solo briciole della mole di menzogne che ci hanno raccontato da sempre sulla 'epopea' sionista.

Ricordo infine Ben Gurion, il padre di Israele, che lasciò scritto: “Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca delle loro terre, per ripulire la Galilea dalla sua popolazione araba”. E ancora: “C’è bisogno di una reazione brutale. Se accusiamo una famiglia, dobbiamo straziarli senza pietà, donne e bambini inclusi. Durante l’operazione non c’è bisogno di distinguere fra colpevoli e innocenti”. Quell'uomo pronunciò quelle agghiaccianti parole 20 anni prima della nascita dell’OLP, più di 30 anni prima della nascita di Hamas, 50 anni prima dell’esplosione del prima razzo Qassam su Sderot in Israele.

Ricordo ai nostri ‘intellettuali’ di andarle a leggere queste cose, che sono in libreria accessibili a tutti, prima di emettere sentenze.

E l’ipocrisia sta nel fatto che questi negazionisti di tali orrori storici possono scrivere le enormità che scrivono sulla tragedia di Gaza, sulla Pulizia Etnica dei palestinesi, e possono dichiararsi filo-israeliani “appassionati” (Travaglio) senza essere ricoperti di vergogna dal mondo della cultura, dai giornalisti e dai politici come lo sarebbe chiunque negasse in pubblico l’orrore patito per decenni dalle vittime dell’Apartheid sudafricana, o i massacri di pulizia etnica di Srebrenica e in tutta la ex Jugoslavia.

Il mio appello a questi colti mistificatori è: continuare a seppellire sotto un oceano di menzogne, di ipocrisia, sotto l’indifferenza allo strazio infinito di un popolo, sotto la vostra paura o la vostra convenienza, la grottesca sproporzione fra il torto di Israele e quello palestinese, causa e causerà ancora morti, agonie, inferno in terra per esseri umani come noi, palestinesi e israeliani. Sono più di cento anni che il nostro mondo li sta umiliando, tradendo, derubando, straziando, con Israele come suo sicario. Sono 60 anni che chiamiamo quelle vittime “terroristi” e i terroristi “vittime”. Questo è orribile, contorce le coscienze. Non ci meravigliamo poi se i palestinesi e i loro sostenitori nel mondo islamico finiscono per odiarci. Dio sa quanta ragione hanno, cari 'intellettuali'.

Paolo Barnard

Fonte: www.paolobarnard.info

Link:http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=86

11.01.2009

Commenti (125)

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    1. geopardy 13 gennaio 2009

      Ho trovato questo ti dò il link:
      http://www.meetup.com/grilli-aquilani/messages/boards/thread/6060245

      Ciao Geo

    1. IVANOE 13 gennaio 2009

      Non c'è bisogno di verifcare.
      Basta che riprendi lo scondinzolamento che ha fatto a prodi (gli manca tanto... ) alla fine dell'anno scorso.Ne hanno parlato pure i sassi.
      Questo basta per capire il personaggio, da che parte stà ( certo non con i lavotaori e i poveracci ) gli equilibri che deve tenere e per il quale è pagato.
      Se questo non è poco...

    1. geopardy 13 gennaio 2009

      Hamas, mi sembra abbia ammesso ufficialmente di essere un'emanazione dei Fratelli Mussulmani, non credo ci siano mai stati tanti legami tra questi e l'Iran, sinceramente, almeno fino alla guerra del Libano 2006, dopo, chissà?
      Personalmente non lo so, quindi, non posso nè negarlo nè affermarlo.
      Di una cosa, però, mi convinco sempre di più, che i sauditi (che considero insieme agli emiri il più grosso problema in medio oriente), fedeli in questo ai principi islamici, siano sempre abbastanza generosi con organizzazioni che aiutino il popolo svantaggiato come, ad esempio, Hamas, il tutto finchè queste organizzazioni non diventano, però, governi.
      Diventando governi, quindi interagendo in maniera differente con l'economia e diminuendo, di conseguenza, la loro dipendenza dalle donazioni, in più presentandosi in maniera differente nel rapporto con la società ed agli occhi della gente, potrebbero essere percepiti, dalle oligarchie economiche del medio oriente, come potenzialmente destabilizzanti per il loro stesso sistema di potere.
      Specialmente ora che Fatah, un tempo nell'orbita marxista, dopo la fine della guerra fredda, si è lacerata nella corruzione (sembrano le nostre sinistre post crollo del muro) e l'unico linguaggio di onestà e giustizia sociale giunge dalle forze politiche islamiche (evidentemente non sono ancora al nostro livello, con un parlamento infestato di gente da galera).
      Purtroppo, bisogna prenderne atto, è così, per questo Hamas ha vinto le elezioni e per questo quasi tutti, sia da noi che da loro, gli hanno impedito di gestire il potere in maniera regolare, privandolo, con la scusa del terrorismo, dei finanziamenti internazionali destinati precedentemente a Fatah e così necessari per avviare qualsiasi tipo di riforma, in più li hanno sottoposti, con i compari egiziani, ad un embargo disumano, in più fomentando la scissione della Palestina in Fatah e Hamas, per questo non vedi le bandiere della Palestina sui morti, oppure potrebbe essere un chiaro messaggio politico interno, nel senso che, sia Hamas, sia Fatah, a Gaza hanno i loro martiri e stanno insieme difendendo il territorio, potrebbe essere un affermazione di unità nazionale di fatto, un messaggio per quelli della Cisgiordania e conseguente alla scissione, anche se io metterei insieme anche la bandiera palestinese oltre alle rispettive appartenenze politiche.
      L’Egitto (inteso come Mubarak), la cui unica vera opposizione ed alternativa di potere ce l’ha nelle formazioni politiche legate ai Fratelli Mussulmani, non avrà certo brindato per la vittoria di Hamas (emanazione delle stesse forze che gli si oppongono) e tutto avrebbe voluto vedere, fuorchè un buon funzionamento della società sotto il suo governo.
      Insomma, hanno voluto impedire in qualsiasi modo la verifica delle sue promesse elettorali.
      Chissà perchè?
      Gli hanno voluto tarpare le ali in ogni maniera, figuriamoci se l'Arabia Saudita non poteva porvi rimedio, l'intero ammontare della somma congelata è nettamente minore di quella che incassano in un giorno di estrazione del petrolio.
      Se è vero che Hamas (come tu sostieni) è andata sotto l'orbita dell'Iran, evidentemente, i sauditi hanno fatto poco o niente per impedirlo.
      Bisogna anche considerare che tale accusa giunge da Israele, che ha tutto l'interesse a coinvolgere l'Iran in ogni questione, così da allontanare ogni eventuale ammorbidimento degli Usa nei confronti di quest'ultimo, data l’innegabile ascesa della repubblica islamica, ne va della leadership regionale .
      I super ricchi tendono inequivocabilmente ad unirsi tra loro molto più dei popolani, purtroppo, specialmente in un mondo in cui le loro rapine sono intersecate in una miriade di modi, quindi, guai al popolo se alza la testa, questo aldilà della Palestina, avviene in ogni dove nei modi distinti delle relative realtà.
      Un altro aspetto non da sottovalutare è che Hamas, come dargli torto in quella situazione, non ha rinunciato alla resistenza, cosa che Fatah di fatto ha dato l’impressione di fare e senza alcun apporto positivo per la società palestinese, anzi, con il livello di corruzione raggiunto, poteva essere addirittura identificata come emanazione interna del potere di Israele
      Naturalmente, l’analisi che faccio qui sarà sicuramente insufficiente, dato che non sono a conoscenza di tante cose, ma credo, siamo in molti a non esserlo, quindi ognuno aziona il proprio cervello in base alle sue esperienze cognitive.
      Ciao
      Geo

    1. mat612000 13 gennaio 2009

      Scusate ma qualcuno si è preso la briga di verificare quando, dove e come il Travaglio avrebbe espresso il pensiero che gli è attribuito dal Barnard?
      Io l'unica traccia che ho trovato risale ad un'uscita sull'Unità che risale a 10 anni orsono.
      http://malarablog.wordpress.com/2009/01/09/israele-ha-un-amico-in-piu-marco-travaglio/
      Può essere che non abbia cambiato idea ma da come è impostato l'articolo sembra che l'affermazione sia stata fatta l'altro ieri.
      Non mi sembra corretto, visto che Barnard si propone come paladino della correttezza professionale.

    1. geopardy 13 gennaio 2009

      Bravo Barnard, ben detto.
      Ciao
      Geo

    1. virgo_sine_macula 12 gennaio 2009

      E poi il ghetto non c'era solo a Varsavia ma in tutte le citta' o quasi perche' gli ebrei venivano discriminati in tutto il mondo.Non si possono in alcun modo paragonare per organizzazione e metodo i sistemi che
      avevano le ss e la gestapo di allora con quanto accade a Gaza:per ora non e' ancora dato di sapere di treni blindati carichi di milioni di palestinesi che vengono condotti in un campo ,gasati e successivamente cremati.

    1. virgo_sine_macula 12 gennaio 2009

      Dimentichi un piccolo particolare:la guerra piu' sanguinosa dalle parti
      che tu citi fu combattuta,udite udite,tra Iran e Iraq,guardiani della rivoluzione contro seguaci di Saddam,arabi contro arabi,e fece milioni
      di morti e sara' sempre ricordata come la guerra in cui si mandavano i
      giovani a morire sui campi minati per scoprirne eventuali varchi.Poi sempre da quelle parti hai dimenticato il vergognoso eccidio del popolo curdo che e' trattato ancora peggio di quello palestinese perche' di quest'ultimo non parla mai nessuno,non va sulle prime pagine dei giornali,non si fanno manifestazioni in suo favore.Proprio brava gente questi pacifisti,quando a fare la guerra sono gli Usa o Israele,tutti in piazza a manifestare contro il Satana americano e i sionisti,quando i milioni di morti sono causati da lotte fratricide tra arabi,tra sunniti e sciiti,o quando sono gli islamici stessi a massacrare una minoranza come quella curda ci si volta dall'altra parte e si fa finta di niente e si continuano a bruciare le bandiere usa e di israele,sempre in alto invece i vessilli delle grandi democrazie Iran e Iraq coi loro lungimiranti ed illuminati condottieri.Chiaramente si torna in piazza a manifestare non quando Saddam Hussein gasa i curdi ma quando poverino lo impiccano,lui un vero eroe della rivoluzione,un esempio per tutti i governanti della terra,un uomo che ha portato avanti la battaglia per i diritti civili,insomma un vero democratico

    1. paolapisi 12 gennaio 2009

      Ahmadinejad non ha mai minacciato di tirare una bomba atomica su Israele,per il banale motivo che ha sempre sostenuto che il nucleare iraniano abbia scopi civili (il che non vuol dire che sia vero: questo, tranne l'Iran nessuno può saperlo). E secondo me gli USA non attaccheranno mai gli impianti nucleari iraniani, nè permetteranno a Israele di farlo. Figuriamoci, Petraeus ha dichiarato due giorni fa che l'Iran e gli USA hanno interessi strategici comuni in Iraq e Afghanistan (non che non lo si sapesse, ma ormai lo dicono apertamente). Sia ben chiaro, non dico questo a difesa dell'Iran, perchè considero l'Iran complice dei crimini americani in Iraq e Afghanistan, e trovo indecente che si sostenga da sinistra uno dei regimi più ferocemente repressivi e autoritari del mondo, come quello degli ayatollah iraniani. Ma non posso accusare Ahamdinejad di quello che non ha fatto: non ha mai minacciato direttamente israele e ha sempre negato che l'Iran stia sviluppando un nucleare a fini bellici, e magari su questo ha pure ragione.


      Per quanto riguarda i razzi Qassam, è ovvio che se uno stato tira razzi su un altro non può poi aspettarsi ringraziamenti. E non ha neppure senso dire che i Qassam hanno ucciso e ferito "pochissimi" israeliani: nessun poese al mondo si farebbe tirare addosso senza reagire missili che uccidono"pochissimi" dei suoi abitanti. Il problema vero non è l'inefficienza dei Qassam: il problema è che Gaza non è affatto uno stato, è parte della palestina occupata e Israele è giustappunto l'occupante. Il diritto di resistenza è garantito dal diritto internazionale. Mica venivano tirati missili in una situazione neutra: venivano tirati contro l'occupante dal territorio palestinese illegalemente occupato (è vero che israele ha smantellato le colonie a Gaza, ma ne controlla confini, acque e cieli, e questa è tecnicamente occupazione) e, dopo la vittoria elettorale di hamas, anche assediato e affamato da Israele. Che poi fosse, oltre che legittimo, anche opportuni tirare quei razzi è tutt'altro discorso.

    1. virgo_sine_macula 12 gennaio 2009

      Certo che la vedo ma continuo a ritenere Hamas e i suoi ottusi dirigenti come i responsabili di quest'ultima crisi col continuo e ininterrotto lancio di razzi,che facciano pochi danni non e' argomento valido.

    1. virgo_sine_macula 12 gennaio 2009

      E i polacchi di allora come entrano nella tua equazione?

    1. paolapisi 12 gennaio 2009

      Penso che tu abbia toccato il cuore del problema: l'assenza d un reale dibattito politico sulle rispettive intenzioni e obiettivi di Israele e Hamas. Sul fatto che Israele sia uno stato criminale non c'è il minimo dubbio, ma lo era anche prima di iniziare l'attacco a Gaza, che dunque non si può spiegare solo con la cattiveria sionista. Per quanto riguarda Hamas, si potrebbe rispondere che mai si sarebbero aspettati un massacro simile: missili da Gaza se ne sono sempre sparati, e dunque Hamas poteva immaginare che Israele avrebbe reagito con il "solito" attacco che avrebbe provocato 10-15 morti e non con una carneficina di massa. Quello che si spiega con minor facilità è il successivo comportamento di Hamas, che sta respingendo ogni proposta di tregua, se non a condizioni che Israele mai potrebbe accettare. Non dico che quello che Hamas sta chiedendo non sia sacrosanto: lo è, ma è anche irrealistico, e i rappresentanti di Hamas lo sanno perfettamente. Figuriamoci se Israele sottoscrive un cessate il fuoco con condizioni per Israele peggiori di quelle di prima della guerra. Poi magari anche se Hamas accettasse il piano franco-egiziano, Israele direbbe di no ugualmente, ma così non si pone neanche il problema. Olmert ha dichiarato poco fa che le condizioni israeliane per il cessate il fuoco sono sempre le stesse: fine dei missili e cessazione dell'importazione di armi a Gaza tramite i tunnel (questo secondo punto credo implichi la presenza di peacekeepers, che Hamas ha assolutamente rifiutato).


      Io prima di valutatare il comportamento e i progetti di Hamas aspetto di vedere come va a finire: poco fa non solo Meshal, che non mette piede in Palestina da decenni, ma anche Hannya, che invece è a Gaza, hanno annunciato che Hamas sta vincendo. Naturalmente non vi è modo di valutare le parole di Hannya, in quanto sull'andamento del conflitto non vi sono notizie, ma solo propaganda, da ambo i lati, come sempre capita in guerra. Ho appena letto un articolo di Mike Whitney che tuona che Hamas è intatto, è più forte che mai e la resistenza sta sovrastando le truppe di occupazione israeliane, e che si conferma che Hamas è l'unico rappresentante del popolo palestinese (il che significa non considerare palestinesi quelli che non si riconoscono in Hamas, che prima della guerra erano da tutti i sondaggi la maggioranza): e lui come lo sa, dagli Stati uniti? Internet è peno di articoli su "Israele che ha già perso": vorrei tanto che fosse vero, ma così a occhio non ne sarei tanto sicura. Ripeto, prima di dare valultazioni, sncondo me bisogna vedere se Hamas ha la forza di bloccare Israele e costringerlo a un cessate il fuoco umiliante per i sionisti. In questo caso, Hamas avrebbe avuto del tutto ragione. E davvero diventerebbe di fatto il rappresentante della palestina, visto che elezioni in Palestina non se ne faranno più: per il momento lo era solo negli articoli dei fans di Hamas occidentali, visto che un partito politico, anche se ha vinto le elezioni, non può essere l'unico rappresentante istituzionale di un popolo (sarebbe come dire che Forza italia è l'unico legittimo rappresentante del popolo italiano).



      Un'altro punto assai importante sono le enormi rilevanze regionali del conflitto, che ha segnato lo strappo clamoroso, definitivo e non ricucibile di Hamas dall'Arabia Saudita, che per decenni ne era stato il massimo finanziatore, e in generale da tutto il mondo arabo, tranne la Siria. Ormai, piaccia o non paiccia, Hamas è integralmente nell'orbita iraniana, ed è quasi un movimento satellite dell'Iran. Non si tratta di esprimere giudizi, ma di prendere atto del fatto che la causa palestinese, almeno per quanto riguarda il più forte movimento di resistenza, è ora completamente de-arabizzata.


      L'ultimo punto, altrettanto importante, è se, comunque vada a finire, esisterà ancora una Palestina e un'identità palestinese, o se questo conflitto segnerà per sempre la divisione di Gaza dalla West bank. Oltre all'orrore, la cosa che mi ha colpito e addolorato di più delle foto uscite da gaza è stata la totale assenza di bandiere e simboli palestinesi: i morti sono stati sepolti avvolti nelle banidere di Hamas e alcuni anche in quelle di Fatah (sì, sono palestinesi anche loro, muioiono anche quelli che qui qualcunò chiama i "nazisionisti di Fatah", e i gruppi di resistenza di Fatah stanno combattendo a Gaza contro Israele: Fatah non è solo Abu Mazen), ma non si è vista una sola bandiera palestinese. Non una.

    1. valis 12 gennaio 2009

      Caro Paolo,
      se scrivi un articolo e lo intitoli "il tradimento degli intellettuali", quantomeno ci si aspetta che quello che c'è scritto dentro sia onesto.
      Quello che dici su Israele è, per quanto ne so, tutto vero. Ma, se vogliamo essere onesti, lo sapevo anche prima.
      Il fatto è, caro Paolo, che tu non stai scrivendo sul Corriere della sera, non su Repubblica o altro, stai scrivendo su un sito in cui, nel momento in cui scrivo, ci sono sei articoli in prima pagina che parlano delle malefatte di Israele e quattro che parlano d'altro.
      La differenza tra il tuo articolo e gli altri sta nel fatto che mentre parli di Israele, usi gli argomenti per attaccare Travaglio, perchè sai di provocare in questo modo una discussione, e probabilmente è quello che vuoi.
      Ma questo artificio, sicuramente più causale che casuale, mette in dubbio la TUA onestà intelletuale.
      Il fatto è che Travaglio, con Israele e con Gaza, non c'entra un cazzo! Non ha alcuna importanza per la pace a Gaza il fatto che Travaglio sia o meno un filosionista del cazzo, a meno che non si dia a Tr. un importanza che, se siamo onesti, non ha.
      La tua idea di intellettuale poi, è tutto dire, i nomi che fai sono agghiaccianti. Tu pensi realmente che siano quelli degli intellettuali? E se non lo pensi allora ripeto, dove cazzo sta la TUA onestà? Perchè quel titolo? Perchè iniziare l'articolo con le parole "Marco Travaglio"....?
      E perchè non interrogarci invece sui motivi che hanno spinto Hamas ad andare a stuzzicare il cane più rabbioso del mondo? Perchè di questo non si può parlare? Non dico sul corriere della sera, ma qui, su questo sito, senza essere additati come sionisti?

    1. virgo_sine_macula 12 gennaio 2009

      Eh eh eh,ti trovo simpatico non arrogante anche se a ben guardare le domande da te poste sono circa una decina e non un paio.
      Consentimi di cominciare con una piccola precisazione,cui pero' tengo
      molto:come feci gia' notare ad un altro blogger,dato che sia arabi che ebrei sono popoli di origine semita,come lo erano i cartaginesi,il termine
      antisemiti nella penultima riga e' usato anche da te in maniera impropria
      perche' e' ovvio che tu volevi dire antisionisti o anti israele.Dunque le
      parole antisemita e antisionista non sono affatto sinonimi.
      Premetto anche che non sono ebrea,non ho molta simpatia per questo popolo tant'e' che in una chat fui redarguita piu' volte per aver espresso
      opinioni antisioniste proprio parlando della nascita dello stato di israele.
      Del razzo qassam so ben poco:e' un razzo utilizzato da Hamas piuttosto
      artigianale,non provoca grossi danni,di portata abbastanza limitata ha come vantaggio il fatto di non necessitare di alcun supporto da unita'
      di artiglieria e dunque puo' essere lanciato dappertutto,e' abbastanza impreciso.Dimona e' invece una citta' di israele in cui e' ubicato un reattore nucleare.Mordecai Vanunu non sapevo chi fosse ma leggo che
      era un tecnico che aveva lavorato in quella centrale nucleare e che
      fu arrestato poi dal mossad per aver rivelato segreti militari,in pratica che israele disponeva gia' negli anni 50 di circa 200 testate nucleari.
      Che israele fosse dotata di armi nucleari lo sapevo pero' senza l'illuminazione del buon Mordecai.Penso che a questo giro la tregua
      sia stata violata da Hamas anche se la reazione di Israele e' stata
      decisamente sproporzionata ma,come ho gia' detto,nel diritto internazionale non esiste come nel codice penale italiano un concetto di proporzionalita' tra offesa e difesa:se uno stato viene attaccato si difende con tutto cio' che ha a disposizione,ovviamente sempre parlando di armi convenzionali.Quelli del Naturei Karta,come li chiami tu,
      da sempre dicono il contrario di cio' che Israele dice,sono antisionisti(non antisemiti)per definizione perche' negano il diritto ad esistere dello stato di israele.Infine per cio' che riguarda il grande Re persiano Ahmadinejhad,notare,non ho detto che lancera' la bomba che sta per ultimare(che sia quasi pronta e' dimostrato dal fatto che il Pentagono e Israele hanno gia' pronto un piano di attacco n.d.r.)ma solo che minaccia di lanciarla in continuazione sullo stato ebraico e questo certo non aiuta a rasserenare gli animi.Quanto agli ebrei in Iran non li invidio di certo ti assicuro:si sta come d'autunno sugli alberi le foglie,parafrasando un grande poeta italiano nato in terra araba.
      Ora ti faccio io una domanda:supponiamo che invece che su Israele
      i razzi qassam li avessero lanciati contro nazioni non imperialiste ma fulgidi esempi di democrazia e di rispetto dei diritti civili,diciamo le comuniste Cina e Cuba,queste avrebbero reagito con una risposta diplomatica o inviando unita' militari a fare tabula rasa nel presunto luogo di lancio?
      A proposito sai perche' in Iran odiano il vento?
      Spero di essere stata esauriente

    1. valis 12 gennaio 2009

      Grazie alcenero, bel contributo.

    1. virgo_sine_macula 12 gennaio 2009

      In effetti siamo quasi sul filo del rasoio nel porre un limite alla liberta'
      d'opinione sancita espressamente dalla costituzione:del resto in italia
      esiste una ben nota parte politica che vuole vietare ogni tipo di revisionismo storico anche solo se si tratta di ammettere che le foibe furono una realta' e non un'invenzione della propaganda reazionaria.
      In un articolo comparso su questo sito un sedicente storico arriva addirittura a sostenere che Stalin e' stato "dipinto come un mostro"per
      screditare tutto il movimento marxista-comunista:capisci che di fronte
      a tanta disonesta' intellettuale presente nel panorama politico,non mi stupisco poi se un ex democristiano per compiacere quella parte politica
      si inventa una legge senza capo ne coda ai limiti dell'incostituzionalita'.
      Leggi analoghe e altrettanto ambigue sono tuttavia presenti negli ordinamenti giuridici di altri paesi ben piu' evoluti del nostro.

    1. myone 12 gennaio 2009

      Ti ho gia' fatto merito di questa cose che dici sul sionismo e di che etnia sia, e che ebreo e' altro, ma mi piacerebbe vedere e sentire nonche' appurare, in isdraele, da chi comanda, a chi e' al potere, e a chi gestisce e sostiene questa politica (sioanista), se sono tutti o in stra gran maggioranza


      (((degli ashkenazi, una etnia che nulla ha a che fare col ceppo originale giudaico)))

    1. myone 12 gennaio 2009

      Se isdraele e' illegettimo, ellegittima e' pure la permanenza degli ebrei, perche' sosterrebbe che il territorio e' libano, e libano sta' a arabo islamico


      Quando ha parlato di distruggere, penso che si e' spiegato bene


      Quando l' Iran naviga sul petrolio, e non gli serve l' energia atomica, e quando proclama che ha gia prodotto uranio derivato e arricchito, e che seve solamente per il nucleare bellico, e ha gia' missili a gettata media, venduti dalla russia, capaci di coprire 5-6-7 mila km e arrivare in isdraele, pensate quello che volete, ci pensera' due volte, teme a morte una sua distruzione in un attacco isdraeliano-usa, ma a tempi permettendo, quando una supremazia non sara' totale, e qualcosa di piu' vacilla in questa (egemonia), isdraele ne ha garantiti, di discorsi da tradurre come significato.


      Se il dollaro crollera', e un egemonia ne verra' meno, l' incalzare del mondo arabo su isdraele, quando non otra' piu fare nulla, sara' lampante. O prima o poi faranno una pettinata all' Iran, o Isdraele si provverdera' atomiche piu di quelle che ha.

    1. paolapisi 12 gennaio 2009

      Me la fai vadere questa "documentazione"? Documentazione, intendo, non ruemosr, pettegolezzi falsi fabbicati per giustificare l'invasione. E come mai non sono state trovate le fosse comuni dove sarebbero state sepolte le presunte vittime dei presunti massacri? E comunque tu hai parlato di una discriminazione - anzi, peggio, di una "punizione collettiva" - degli "sciiti iracheni" paragonabile a quella dei palestinesi sotto isralele . E questo è non solo un falso, ma è addirittura un non senso che neppure la peggior propaganda USA ha mai affermato, almeno non in queasti termini estremi (a tutto c'è un limite). Ripeto, i dati sono a disposizione di tutti, e la maggior parte dei parlamentari sotto il governo Baath era sciita, come lo era il vicepresidente dell'Iraq; ce lo vedi un vicepresidente di Israele palestinese? Il settarismo sotto Saddam Hussein in Iraq era inesistente: è stato indotto dagli occupanti, ed è esploso solo nel 2006, dopo l'attacco alla moschea di Samarra. Fra l'altro è sciita anche Abu Mohammed, l'attuale portavoce del partito Baath clandestino. Dire che ci sono stati eccessi (molto minori di quanto vuole la propaganda imperialista) nella repressione di una rivolta a Bassora dove la maggior parte della poplazione è sciita non ha niente a che fare con una discriminazione su base etnica o settaria. Dutrante il governo di Saddam non gliene fregava a nessuno se qualcuno era sciita, sunnita, cristiano, scinotista, adoratore del sole o ateo, e più del 30% dei matrimoni erano misti.



      Prova scrivere al portavoce di Iraq solidarity: http://iraqsolidaritycampaign.blogspot.com/
      (è un gruppo di ex-oppositori comunisti di Saddam, con attuale base a Londra): si chiama Hussein al-Alak, è sciita e viene da Sadr City e vedi se ti dice che sotto Saddam gli sciiti erano discriminati o se c'erano massacri di massa (naturalmente ora anche al-Alak difende Saddam a spada tratta). Sotto Saddam c'era repressione politica, che è tutt'altra cosa.


      In quanto al fatto che tu abbia denunciato i crimini USA e GB in iraq e in afghanistan, dopo aver doverosamente criminalizzato il governo baathsita perfino oltre quanto abbia fatto la propaganda USA, si tratta esattamente della stessa posizione di chi prima dice che i palestinesi sono tutti terroristi e assassini, e poi aggiunge che però gli israeliano fanno crimini di guerra e ammazzano tanti poveri bambini.


      Non me ne frega nietne, ma anche la frase che attrribuisci a Ben Gurion in questo articolo (We must use terror, assassination, intimidation, land confiscation, and the cutting of all social services to rid the Galilee of its Arab population. Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca delle loro terre, per ripulire la Galilea dalla sua popolazione arab.") è assolutamente apocrifa, e viene via attribuita a diversi esponenti sionisti. Quando viene attribuita a Ben-Gurion, si dice che è citata nel libro di Michael Ben-Zohar, Delacorte,Ben-Gurion, A Biography, New York 1978, ma basta leggerlo, e la frase incriminata non si trova. Più spesso viene attribuita a Israel Koenig, e in questo caso si dice sia citata nel libro di Ian Lustick, Arabs in the Jewish State, University of Texas Press, Texas, 1980, e ovviamente non c'è nenache lì. Ben Gurion l'ha fatto, ma non è stato così cretino da dirlo. Altrettanto falsa è la frase “C’è bisogno di una reazione brutale. Se accusiamo una famiglia, dobbiamo straziarli senza pietà, donne e bambini inclusi. Durante l’operazione non c’è bisogno di distinguere fra colpevoli e innocenti" (If we know the family – strike mercilessly, women and children included. Otherwise the reaction is inefficient. At the place of action there is no need to distinguish between guilty and innocent") , che si dice si trovi nei diari di Ben Gurion del 1948): pare che l'abbia pronunciata Gad Machnes, ma certo nei diari di Ben Gurion non c'è. Questa frase era stata attribuita, se pur in via dubitativa, a Ben Gurion anche da Chomsky, che poi ha ritrattato


      Cambia qualcosa? Sostanzialmente no, perchè Ben Gurion poi queste cose le ha fatte davvero: però andare all'attacco della propaganda sionista con qualche falsa citazione trovata su internet non mi pare la tattica più efficace. E dimostra anche un'altra cosa. che non bisogna fidarsi della prima cosa che si legge purchè adatta alla bisogna, e questo riguarda tanto le presunte affermazioni di Ben Gurion quanto i presunti crimini di Saddam.


      Ciao,

      Paola

    1. virgo_sine_macula 12 gennaio 2009

      Non ti devi scusare se trovi odiose certe affermazioni,e' una tua piu'
      che legittima opinione:del resto,parlando sinceramente,confesso di trovare alcuni articoli tradotti in questo sito,peraltro nel suo complesso
      fatto molto bene,di una faziosita' che nemmeno Goebbels sarebbe riuscito ad eguagliare

    1. myone 12 gennaio 2009

      Distruggere ebrei nella propia terra non mette mano agli ebrei isdraeliani e lo stato rimane.


      Lo stesso vale per isdraele. Se volesse fare pulizia totale come si prefigge, la farebbe e basta.

      Vorrei vedere se i libanesi si fermassero, e la finissero, se isdraele continua un 'azione o ne provoca altre.
      Guarda, italiani all' estero, che vivono e si sono radicati e stanno pure melgio che in italia, per loro, l' italia, rimane la loro patria sentimentalmente, ma la trovano lercia e marcia, a confronto di dove vivono loro. Non la riconoscono, a partire dai governi e a come si vive.

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