IL TRADIMENTO DEGLI INTELLETTUALI

DI PAOLO BARNARD

Marco Travaglio ha appena scritto un commento su Gaza,
diramato dalla sua casa editrice Chiarelettere, che inizia così: “Israele non
sta attaccando i civili palestinesi. Israele sta combattendo un’organizzazione
terroristica come Hamas che, essa sì, attacca civili israeliani”.

Bene.

Il compianto Edward Said, palestinese e docente di Inglese e di Letteratura
Comparata alla Columbia University di New York, scrisse anni fa un saggio
intitolato “The Treason of the Intellectuals” (il tradimento degli
intellettuali). Si riferiva alla
vergognosa ritirata delle migliori menti progressiste d’America di fronte al
tabù Israele. Ovvero come costoro si tramutassero nelle proverbiali tre scimmiette
– che non vedono, non sentono, non parlano – al cospetto dei crimini contro
l’umanità e dei crimini di guerra che il Sionismo e Israele Stato avevano
commesso e ancora commettono in Palestina, contro un popolo fra i più straziati
dell’era contemporanea.

Nella foto: Marco Travaglio (Foto di Stefano Mortellaro da http://www.flickr.com/photos/fazen/365730204/)

E di tradimento si tratta, senza ombra di dubbio, e cioè
tradimento della propria coscienza, delle proprie facoltà intellettive, e del
proprio mestiere. Gli intellettuali infatti hanno a disposizione, al contrario
delle persone comuni, ogni mezzo per sapere, per approfondire. Ma nel caso dei 60 anni di conflitto
israelo-palestinese, con la mole schiacciate e autorevole di documenti, di prove
e di testimonianze che inchiodano lo Stato ebraico, non sapere e non
pronunciarsi può essere solo disonestà e vigliaccheria. Poiché in quella
tragedia la sproporzione fra i rispettivi torti è così colossale che non
riconoscere nel Sionismo e in Israele un “torto marcio”, una colpa grottescamente
e atrocemente superiore a qualsiasi cosa la parte araba abbia mai fatto o stia
oggi facendo, è ignobile. E’ un tradimento della più elementare pietas, del
cuore stesso dei Diritti dell’Uomo e della legalità moderna. E’ complicità, sì,
com-pli-ci-tà nei crimini ebraici in Palestina. Leggete più sotto.

I traditori nostrani abbondano, particolarmente nelle fila
dell’ala ‘progressista’. Marco Travaglio guida oggi il drappello,
che vede Furio Colombo, Gad Lerner, Umberto Eco, Adriano Sofri, Gustavo
Zagrebelsky, Walter Veltroni, Davide Bidussa et al., affiancati
dell’instancabile lavoro di falsificazione della cronaca di tutti i
corrispondenti a Tel Aviv delle maggiori testate italiane. E ci si chiede: perché
lo fanno? Personalmente non mi interessa la risposta, e non voglio neppure
addentrarmi in ipotesi contorte del tipo ‘il potere della lobby ebraica’, la
carriera, o simili.

Ciò che conta è il danno che costoro causano, che è, si badi
bene, superiore a quello delle armi, delle torture, delle pulizie etniche, del
terrorismo. Molto superiore.

Perché una cosa sia chiara a tutti: l’unica speranza di
porre fine alla barbarie in Palestina sta nella presa di posizione decisa
dell’opinione pubblica occidentale, nella sua ribellione alla narrativa mendace
che da 60 anni permette a Israele di torturare un intero popolo innocente e
prigioniero nell’indifferenza del mondo che conta, quando non con la sua attiva
partecipazione. Ma se gli intellettuali non fanno il loro dovere di denuncia
della verità, se cioè non sono disposti a riconoscere ciò che l’evidenza della
Storia gli sbatte in faccia da decenni, e se non hanno il coraggio di chiamarla
pubblicamente col suo nome, che è: Pulizia Etnica dei palestinesi, mai si
arriverà alla pace laggiù. E l’orrore continua. Essi, di quegli orrori, hanno
una piena e primaria corresponsabilità.

L’evidenza della Storia di cui parlo è in primo luogo: che il
progetto sionista di una ‘casa nazionale’ ebraica in Palestina nacque alla fine
del XIX secolo con la precisa intenzione di cancellare dalla ‘Grande Israele’
biblica la presenza araba, attraverso l’uso di qualsiasi mezzo, dall’inganno
alla strage, dalla spoliazione violenta alla guerra diretta, fino al terrorismo
senza freni. I palestinesi erano condannati a priori nel progetto sionista, e lo
furono 40 anni prima dell’Olocausto. Quel progetto è oggi il medesimo, i metodi
sono ancor più sadici e rivoltanti, e Israele tenterà di non fermarsi di fronte
a nulla e a nessuno nella sua opera di Pulizia Etnica della Palestina. Questo
accadde, sta accadendo e accadrà. Questo va detto, illustrato con la sua mole
schiacciante di prove autorevoli, va gridato con urgenza, affinché il pubblico
apra finalmente gli occhi e possa agire per fermare la barbarie.

In secondo luogo: che la violenza araba-palestinese, per
quanto assassina e ingiustificabile (ma non incomprensibile), è una reazione,
REAZIONE, disperata e convulsa, a oltre un secolo di progetto sionista come
sopra descritto, in particolare a 60 anni di orrori inflitti dallo Stato
d’Israele ai civili palestinesi, atrocità talmente scioccanti dall’aver
costretto la Commissione dell’ONU per i Diritti Umani a chiamare per ben tre
volte le condotte di Israele “un insulto all’Umanità” (1977, 1985, 2000). La
differenza è cruciale: REAGIRE con violenza a violenze immensamente superiori e
durate decenni, non è AGIRE violenza. E’ immorale oltre ogni immaginazione
invertire i ruoli di vittima e carnefice nel conflitto israelo-palestinese, ed
è quello che sempre accade. E’ immorale condannare il “terrorismo alla
spicciolata” di Hamas e ignorare del tutto il Grande terrorismo israeliano.

Le prove. Non posso ricopiare qui migliaia di documenti, citazioni,
libri, atti ufficiali e governativi, rapporti di intelligence americana e
inglese, dell’ONU, delle maggiori organizzazioni per i Diritti Umani del mondo,
di intellettuali e politici e testimoni ebrei, e tanto altro, che dimostrano
oltre ogni dubbio quanto da me scritto. Quelle prove sono però facilmente
consultabili poiché raccolte per voi e rigorosamente referenziate in libri come
“La Pulizia Etnica della Palestina”, di Ilan Pappe, Fazi ed., o “Pity The Nation”, di Robert Fisk, Oxford
University Press, e “Perché ci Odiano”, Paolo Barnard, Rizzoli BUR, fra i
tantissimi. O consultabili nei siti http://www.btselem.org/index.asp,
http://www.jewishvoiceforpeace.org,
http://zope.gush-shalom.org/index_en.html,
http://www.kibush.co.il, http://rhr.israel.net, http://otherisrael.home.igc.org. O
ancora leggendo gli archivi di Amnesty International o Human Rights Watch, o ne
“La Questione Palestinese” della libreria delle Nazioni Unite a New York.

E torno al “tradimento degli intellettuali” nostrani. Vi
sono aspetti di quel fenomeno che sono fin disperanti. Il primo è l’ignoranza
in materia di conflitto israelo-palestinese di alcuni di quei personaggi, Marco Travaglio per primo; un’ignoranza non
scusabile, per le ragioni dette sopra, ma anche ‘sospetta’ in diversi casi.

Un secondo aspetto è l’ipocrisia: l’evidenza di cui sopra è
soverchiante nel descrivere Israele come uno Stato innanzi tutto razzista, poi criminale
di guerra, poi terrorista, poi Canaglia, poi persino neonazista nelle sue
condotte come potere occupante. Ricordo il 17 novembre 1948, quando Aharon Cizling,
allora ministro dell’agricoltura della neonata Israele, sorta sui massacri dei
palestinesi innocenti, disse: “Adesso anche gli ebrei si sono comportati come
nazisti, e tutta la mia anima ne è scossa”. Ricordo Albert Einstein, che sul
New York Times del dicembre 1948 definì l’emergere delle forze di Menachem
Begin (futuro premier d’Israele) in Palestina come “un partito fascista per il
quale il terrorismo e la menzogna sono gli strumenti”. Ricordo Ephrahim Katzir,
futuro presidente di Israele, che nel 1948 mise a punto un veleno chimico per
accecare i palestinesi, e ne raccomandò l’uso nel giugno di quell’anno. Ricordo
Ariel Sharon, che sarà premier, e che nel 1953 fu condannato per terrorismo dal
Consiglio di Sicurezza dell’ONU con la risoluzione 101, dopo che ebbe rinchiuso
intere famiglie palestinesi nelle loro abitazioni facendole esplodere. Ricordo l’ambasciatore
israeliano all’ONU, Abba Eban, che nel 1981 disse a Menachem Begin: “Il quadro
che emerge è di un Israele che selvaggiamente infligge ogni possibile orrore di
morte e di angoscia alle popolazioni civili, in una atmosfera che ci ricorda
regimi che né io né il signor Begin oseremmo citare per nome”. Ricordo la
risoluzione ONU A/RES/37/123, che nel dicembre del 1982 definì il massacro dei
palestinesi a Sabra e Chatila sotto la “personale responsabilità di Ariel
Sharon” un “atto di genocidio”. Ricordo le parole dello Special Rapporteur
dell’ONU per i Diritti Umani, il sudafricano John Dugard, che nel febbraio del
2007 scrisse che l’occupazione israeliana era Apartheid razzista sui
palestinesi, e che Israele doveva essere processata dalla Corte di Giustizia
dell’Aja. Ricordo le parole dell’intellettuale ebreo Norman G. Finkelstein, i
cui genitori furono vittime dell’Olocausto: “Ma se gli israeliani non vogliono
essere accusati di essere come i nazisti, devono semplicemente smettere di
comportarsi da nazisti.” Ricordo che esistono prove soverchianti che Israele usa bambini come scudi umani; che lascia
morire gli ammalati ai posti di blocco; che manda i soldati a distruggere i macchinari
medici nei derelitti ospedali palestinesi; che viola dal 1967 tutte le
Convenzioni di Ginevra e i Principi di Norimberga; che ammazza i sospettati
senza processo e con loro centinai di innocenti; che punisce collettivamente un
milione e mezzo di civili esattamente come Saddam Hussein fece con le sue
minoranze shiite; che massacra 19.000 o 1.000 civili a piacimento in Libano
(1982, 2006) e poi reclama lo status di vittima del ‘terrorismo’. Ricordo che il Piano di Spartizione della Palestina del 1947 fu rigettato da Ben Gurion prima ancora che l’ONU lo adottasse, e che esso privava i palestinesi di ogni risorsa importante (dai Diari di Ben Gurion). Ricordo che
la guerra arabo-israeliana del 1948 fu una farsa dove mai l’esercito ebraico fu
in pericolo di sconfitta, tanto è vero che Ben Gurion diresse in quei mesi i suoi soldati migliori alla pulizia etnica dei palestinesi (sempre dai Diari di Ben Gurion); che la guerra dei Sei Giorni nel 1967 fu un’altra
menzogna, dove ancora Israele sapeva in aticipo di vincere facilmente “in 7
giorni”, come disse il capo del Mossad Meir Amit a McNamara a Washington prima
delle ostilità, e mentre l’egiziano Nasser tentava disperatamente di mediare
una pace (dagli archivi desecretati della Johnson Library, USA); che gli incontri di Camp David nel 2000 furono un inganno per distruggere Arafat, come ho dimostrato in “Perché ci Odiano”
intervistando i mediatori di Clinton; che i governi di Israele hanno redatto 4 piani in sei anni per la distruzione dell’Autorità Palestinese sancita dagli accordi di Oslo mentre fingevano di volere la pace (nomi: Fields of Thorns, Dagan, The Destruction of the PA, ed Eitam); che la tregua con Hamas che ha preceduto
l’aggressione a Gaza fu rotta da Israele per prima il 4 novembre del 2008 (The
Guardian, 5/11/08 – Ha’aretz, 30/12/08), con l’assassino di 6 palestinesi. E queste sono solo briciole della mole di menzogne che ci hanno raccontato da sempre sulla ‘epopea’ sionista.

Ricordo infine Ben Gurion, il padre di Israele, che lasciò
scritto: “Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca
delle loro terre, per ripulire la Galilea dalla sua popolazione araba”. E
ancora: “C’è bisogno di una reazione brutale. Se accusiamo una famiglia,
dobbiamo straziarli senza pietà, donne e bambini inclusi. Durante l’operazione
non c’è bisogno di distinguere fra colpevoli e innocenti”. Quell’uomo pronunciò quelle agghiaccianti parole 20 anni prima della
nascita dell’OLP, più di 30 anni prima della nascita di Hamas, 50 anni prima
dell’esplosione del prima razzo Qassam su Sderot in Israele.

Ricordo ai nostri ‘intellettuali’ di andarle a leggere queste cose, che sono in libreria accessibili a tutti, prima di emettere sentenze.

E l’ipocrisia sta nel fatto che questi negazionisti di tali
orrori storici possono scrivere le
enormità che scrivono sulla tragedia di Gaza, sulla Pulizia Etnica dei
palestinesi, e possono dichiararsi filo-israeliani “appassionati” (Travaglio) senza
essere ricoperti di vergogna dal mondo della cultura, dai giornalisti e dai
politici come lo sarebbe chiunque negasse in pubblico l’orrore patito per
decenni dalle vittime
dell’Apartheid sudafricana, o i massacri di pulizia etnica di Srebrenica e in
tutta la ex Jugoslavia.

Il mio appello a questi colti mistificatori è: continuare a
seppellire sotto un oceano di menzogne, di ipocrisia, sotto l’indifferenza allo
strazio infinito di un popolo, sotto la vostra paura o la vostra convenienza, la
grottesca sproporzione fra il torto di Israele e quello palestinese, causa e
causerà ancora morti, agonie, inferno in terra per esseri umani come noi, palestinesi
e israeliani. Sono più di cento anni che il nostro mondo li sta umiliando,
tradendo, derubando, straziando, con Israele come suo sicario. Sono 60 anni che
chiamiamo quelle vittime “terroristi” e i terroristi “vittime”. Questo è orribile,
contorce le coscienze. Non ci meravigliamo poi se i palestinesi e i loro
sostenitori nel mondo islamico finiscono per odiarci. Dio sa quanta ragione
hanno, cari ‘intellettuali’.

Paolo Barnard
Fonte: www.paolobarnard.info
Link:http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=86
11.01.2009

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