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An anti-G20 protester stands in front of a burning street barricade and poses with a flag reading "Captitalism Kills" during with German riot police in Hamburg, Germany, July 7, 2017. REUTERS/Hannibal Hanschke

Il G20 dall’inferno

DI PEPE ESCOBAR

counterpunch.org

Una storia futura sul G20 di Amburgo potrebbe cominciare con un problema posto da Trump qualche giorno prima a Varsavia:

“La questione fondamentale del nostro tempo è se l’Occidente abbia la volontà di sopravvivere”.

Nonostante le filippiche di Stephen Miller – lo stesso che aveva previsto una “carneficina americana” all’inaugurazione del presidente – ad Amburgo potrebbero esserci state alcune risposte.

Il G20 nel suo complesso è stata una parata militare travestita da vertice globale. Le forti proteste hanno in qualche modo risposto ad un’altra domanda fatta da Trump a Varsavia: “Abbiamo il coraggio di preservare la nostra civiltà da chi la vuole sovvertire?”.

Mentre i leader gozzovigliano tra quattro sicure mura, fuori c’erano incendi e saccheggi: una sorta di testimonianza di quel che le politiche NATO hanno prodotto (e che “minacciano i nostri valori”).

Peggiorerà. Dall’anno prossimo, con uno sforzo congiunto Bundeswehr-NATO, una città fantasma costruita in un campo d’addestramento in Sassonia-Anhalt – non lontano da Amburgo – diverrà un luogo dove insegnare la guerra urbana. D’altronde, l’austerità è ben lontana dalla fine e gli schiavi europei continueranno a ribellarsi in massa.

La tentazione di identificare il nuovo ordine emergente come un mondo Putin-Xi-Trump-Merkel è forte. Non ancora – e non ancora come multilaterale. Quel che vediamo sono solo le cornici del multilateralismo, non c’è ancora il quadro – date le resistenze di Washington.

La Merkel voleva che il “suo” vertice si concentrasse su tre questioni cruciali: il cambiamento climatico, il libero scambio e la gestione della migrazione di massa – nessuno di questi particolarmente attraenti per Trump, un credente dell’approccio darwiniano applicato alla politica globale. Quindi ciò che il mondo ha ottenuto è stato una serie di noiosi compromessi – contraddizioni innate incluse.

Xi Jinping, ancora una volta, ha invitato i membri del G-20 a privilegiare un’economia globale aperta, a rafforzare il coordinamento delle politiche economiche e ad essere consapevoli degli enormi rischi inerenti al turbo-capitalismo finanziario. Ha debitamente chiesto un “regime commerciale multilaterale”.

Per sostenerlo, la Cina ha anche applicato la diplomazia del panda – offrendo due di loro, Meng Meng e Jiao Qing, allo zoo di Berlino come gesto di amicizia. Il commento della Merkel non è stato altrettanto morbido: “Pechino vede l’Europa come una penisola asiatica, noi no”.

All’atto pratico, però, quel che cinesi e tedeschi vedono nel futuro è l’integrazione dell’Eurasia – con la nuova via della seta, anche nota come “Belt and Road Initiative” (BRI), che parte dalla Cina orientale e termina nella valle della Ruhr. Questa sì che è una definizione pratica di come funziona un “regime commerciale multilaterale”. Aggiungete all’assunto il grosso accordo commerciale appena concluso tra l’UE e il Giappone. Per tutti gli scopi pratici, geopoliticamente e geoeconomici, la Germania si sta muovendo verso est.

I BRICS si sono incontrati a margine e, tanto per cambiare, hanno chiesto un “regolamentato sistema commerciale multilaterale”.

Putin ha aggiunto che comminare sanzioni danneggia la reciproca fiducia e di conseguenza l’economia globale. Tutti la conoscono e tutti l’accettano, ma la volontà di Washington di imporre il proprio volere geoeconomico non svanirà presto.

E poi c’erano i no-global di sinistra di ATTAC, che hanno criticato la Merkel per la sua politica di “eccedenza di esportazione”, pensiero peraltro identico a quello di Trump.

Gli sherpa ad Amburgo sono rimasi incagliati in una propria versione di “Welcome to Hell”. L’eufemismo della Merkel – “tese discussioni” – ha mascherato un vero e proprio ammutinamento contro gli emissari U.S.A. sia sul climate change che sul commercio: si è combattuto fino all’ultimo su una clausola che lasciava che Washington “aiutasse” i paesi ad accedere ai combustibili fossili puliti.

Alla fine si è giunti al più classico dei compromessi. Ecco il paragrafo del comunicato finale che descrive la decisione dell’amministrazione Trump di abbandonare l’accordo di Parigi:

“Prendiamo nota della decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dall’accordo di Parigi. Hanno annunciato che cesseranno immediatamente l’attuazione del proprio contributo e si sono impegnati ad abbassare le emissioni, sostenendo la crescita economica e migliorando le esigenze di sicurezza energetica. Collaboreranno strettamente con altri paesi per aiutarli ad accedere a combustibili fossili più puliti ed efficiente e contribuiranno a distribuire fonti rinnovabili ed altre energie pulite”.

Sùbito dopo, un paragrafo sui G-19:

“Gli altri leader dichiarano che l’accordo di Parigi è irreversibile. Ci impegniamo ad adempiere all’UNFCCC, fornendo i mezzi necessari, comprese le risorse finanziarie per aiutare i paesi in via di sviluppo a mitigare le proprie emissioni, e osserveremo la relazione OCSE “Investire nel clima, investire nella crescita”. Riaffermiamo il nostro forte impegno a rispettare gli accordi di Parigi, muovendoci rapidamente verso la sua piena attuazione, a seconda delle rispettive capacità e, a tal fine, siamo d’accordo sull’Hamburg Climate and Energy Action Plan for Growth, di cui all’allegato”.

Ad Amburgo, i Trump l’hanno fatta da padrone. Prima, Ivanka ha sostituito nel forum il padre, impegnato in incontri bilaterali. Ha abilmente presentato alla Banca Mondiale un piano da 300 milioni di dollari per fornire prestiti, tutoraggio ed accesso ai mercati finanziari alle start-up guidate dalle donne nel mondo in via di sviluppo. Sia la Casa Bianca che la World Bank si sono complimentate per la brillante idea.

Tornando al clima, tra i paesi del G20 vento e sole diverranno i generatori di energia meno costosi entro il 2030. Già nel 2017, il 35% dell’elettricità tedesca veniva da vento, solare, biomassa ed idroelettrica (negli Stati Uniti solo il 15%). La Germania non è dunque ancora verde, ma ci sta rapidamente arrivando.

Ad Amburgo, la Merkel ha raccolto una vittoria sul cambiamento climatico, una sul commercio (con gli USA auto-esclusisi), ma una misera sconfitta sull’immigrazione. Nessun paese ha avuto il coraggio di collegarla pubblicamente alle guerre terroristiche fatte dalla NATO.

Geopoliticamente, Washington sta tagliando i ponti con Berlino, mentre l’Inghilterra attualmente ha zero potere. Trump considera nemici sia Germania che Giappone, rei di distruggere l’industria americana manipolando la moneta. Nel medio termine, è facile aspettarsi un riavvicinamento dei tedeschi coi russi. Per quanto da un lato il potere unipolare di Washington stia sbiadendo, dall’altro il Game of Thrones nel G-20 è appena all’inizio.

 

Pepe Escobar

Fonte:  www.counterpunch.org

Lin: https://www.counterpunch.org/2017/07/11/the-g20-from-hell/

11.07.2017

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di HMG

Pubblicato da Davide

  • GioCo

    Noto che il meme dell’inferno e della demoniocrazia si sta stabilizzando. Quindi sarà bene iniziare a usarne di più adeguati ai tempi.
    Ad esempio notando come spicchi il nanismo (politico) della Merkel nel commento “Pechino vede l’Europa come una penisola asiatica, noi no”. Una che non riesce a ricondurre il dialogo del suo interlocutore a meno di un servaggio di qualche tipo ha la mente del servo che nel suo caso essendo servo nano tedesco non vuole fare come arlecchino servo di due padroni: uno già l’ha scelto e l’altro deve stare alla porta. Peccato che Pechino non cerchi servi, anzi ne ha probabilmente un po’ schifo, ma partner alla pari, cioè con effettiva sovranità territoriale. A differenza di molti attori sulla scena globale, pechino non ha un idea egemonica politica basata sul servaggio, ma sugli affari, quella cosa che tra neocon e compagnia cantante ce la siamo dimenticata per strada, ma solo per eleggere la politica del “realismo infernale”. Per millenni l’impero cinese si è bastato da solo e pure con una sovrabbondanza di popolazione che ha superato il miliardo senza esondare dal suo territorio. Per confronto, il territorio europeo ha prodotto esuberi umani da esportare per secoli e tutta l’America non è bastata a poche migliaia di coloni che l’hanno strappata con sistematici massacri di massa ai nativi, rei di difendersi. Non che tutti i nativi fossero meno ligi al dovere del massacro, basta ricordare la scrupolosa generosità di certe civiltà precolobiane nel soddisfare le loro divinità sanguinarie. Gli spagnoli, dico io, quelli che si sono inventati l’Inquisizione e un nuovo significato per “faccia di tolla” tutto insieme nello stesso istante, gli hanno considerati “feroci e sanguinari”.
    Ma almeno erano a casa loro. Quindi mi domando e dico perché dovremmo tenerci dei politici che oltre ad avere la sindrome della micraggine e la compulsione alla servitù, sono pure scontenti perché incidentalmente la storia gli ha assegnato un mandato rappresentativo diverso dai padroni che smaniano di servire.
    E’ tutto molto buffo, ma come in ogni commedia realista alla “Charlie Chaplin”, anche molto triste. L’inferno inconograficamente parlando è anche questo: una collezione infinita di reperti museali ricchi di fascino, potere e stupidità, tutto insieme e che come tutti i musei che si rispettino vorremo visitare al massimo una volta per poi dimenticare in fretta.

    • Tonguessy

      Interessante analisi. Siamo passati dalla retorica della sovranità (tutti contro tutti ma si combatte ad armi pari) alla prassi del signorsì. Il fatto è che comunque c’è stato chi ha saputo recintare le aree per poterle meglio gestire. Piano Marshall qui da noi e blocco di Varsavia lì da loro. Sudditanza programmata, quindi. Oggi tale sudditanza è indubbiamente più sfacciata, dato che i bonus sono a pieno ed esclusivo vantaggio del sistema predatorio-finanziario. Una volta qualcosa ci veniva in tasca, oggi no.
      Quindi l’inferno odierno è il luogo della sofferenza delle masse, ed in quanto tale ricorda molto da vicino la Francia del 1789. Toh, domani è l’anniversario…vedi il caso.

  • Ronte

    E allora?
    Intanto in Italia, ma non solo, si istituzionalizzano forze populiste reazionarie e fasciste. Infatti, alle già esistenti (PD, Lega, M5S) e altre componenti notoriamente di destra, irrompe CasaPound (vedere la crescita nei 13 comuni dove elettoralmente ha partecipato).
    Perciò invito Escobar a maggiore attenzione nel comporre articoli come questo. Così facendo non si fa altro che incrementare la depoliticizzazione delle masse, soprattutto tra la piccola-borghesia, proletariato, sottoproletariato, storicamente germogli del fascismo….

    • ignorans

      Le masse fanno la raccolta punti alla COOP

      • robespierre

        La massa e’ gravemente ignorante e disinteressata, volta solo all’ acquisto di oggetti futili, in questo fomentata dai mass-media, capace di vivere alla giornata neppure interrogandosi del futuro.

        • Gino2

          non è affatto capace di vivere alla giornata. Se vivesse alla giornata senza interrogarsi sul futuro sarebbe saggia. Invece vive il futuro “favolistico” e si perde la giornata. La giornata è solo un momento per arrivare a un futuro da film americano dove alla fine si diventa tutti ricchi!

          • robespierre

            Totalmente d’accordo. Personalmente tale interpretazione critica della “massa” la feci gia’ 30 anni fa, quando ancora non c’era la globalizzazione, ne’ le imposizioni dall’altro in nome di una futile Unione Europea, che di fatto sarebbe da scrivere usando il minuscolo. Attualmente la massa e’ di fatto vista proprio in rapporto a: “produci, consuma, crepa”, ovvero un’entita’ inerte e inerme da utilizzare solo a scopi consumistici. Guarda caso questo atteggiamento e’ nato nei “mitici” (per il popolino, appunto) USA. Se uno poi, l’esempio e’ anche il mio, si allontana dall’atteggiamento e comportamento di massa, facilmente viene descritto come “tipo strano”. Ora infatti la gente e’ volta ad acquistare non piu’ il necessario, ma il fatuo ed i telefonini sono la massima manifestazione di cio’.

      • Ronte

        Appunto…

    • Cataldo

      La “depoliticizzazione delle masse” è un risultato atteso del pensiero unico occidentale e dell’abolizione del senso critico perseguita dai sistemi scolastici e dai media. Il povero Escobar e altri semmai lavorano in senso contrario. Il fatto che si commenti in questo modo l’articolo dimostra che c’è tanto lavoro da fare …

      • Ronte

        Certo che c’è tanto da fare: Rivoluzionare…

  • ignorans

    “La questione fondamentale del nostro tempo è se l’Occidente abbia la volontà di
    sopravvivere”.

    Uno che dice questo lo dice perché si sente già morto.

  • biancorosso

    faranno di tutto per costringerci a scendere in piazza, la ci aspettano per ucciderci,

    se non è possibile non scendere in piazza, andiamoci in grazia di Dio