Il ciclone Trump fa cadere la maschera all’Unione Europea

Il ciclone Trump fa cadere la maschera all’Unione Europea

Di Tiziano Tanari

Il ciclone Trump ha letteralmente scompaginato il quadro geopolitico mondiale aprendo uno scenario particolarmente complesso. Le posizioni del nuovo Presidente USA si manifestano in modo evidente ma, a volte, contraddittorio, al punto da poter ipotizzare sviluppi diversi che paiono avere, comunque, un comune denominatore: il mantenimento della supremazia mondiale degli Stati Uniti, dei loro interessi, del loro ultra-liberismo e il superamento di qualsiasi forma di multipolarismo.

Il mandato presidenziale è iniziato con la firma di oltre cento ordini esecutivi e con l’attuazione degli ormai famosi dazi, utilizzati come strumento di tutela del settore produttivo nazionale ma, in alcuni casi, vedi Canada e Messico, come strumento di pressione per ottenere altri obiettivi che vanno dall’immigrazione al traffico di droga. Questa entrata a gamba tesa nei rapporti internazionali rischia, però, di scatenare una vera e propria guerra commerciale da dove nessuno è mai uscito vincitore, tantomeno i cittadini che risultano sempre e comunque i più penalizzati per i conseguenti aumenti dei prezzi.

La cosa che più colpisce della nuova presidenza è la rottura e la totale discontinuità con l’Amministrazione Dem precedente: sospensione dei finanziamenti all’Ucraina, trattativa diretta per la pace con la Russia, scavalcando UE e Kiev; uscita dall’OMS; sospensione dei finanziamenti all’USAID con indagini aperte sul loro operato, a dir poco, opaco; critica alla politica pandemica attuata dalle multinazionali farmaceutiche; contrasto dichiarato al trasgender e alla cultura woke; reindustralizzazione; sostegno totale a Israele. Di tutti gli aspetti riguardanti le iniziative di Trump, sicuramente il più importante è quello geopolitico; questo riavvicinamento repentino alla Russia con il totale superamento dei rapporti con UE e Gran Bretagna, sfociati in alcuni momenti, in profonde divergenze, può essere giustificato solo da un cambio di politica internazionale tesa comunque a mantenere il primato unipolare degli USA, anche cercando di salvaguardare il potere del dollaro come moneta di riserva mondiale, e di disarticolare il costituendo gruppo dei BRICS per evitare un temibile concorrenza sia sul piano economico che finanziario. Questo processo implica un accordo con Putin e uno scambio reciproco di concessioni: da una parte, garantire la “riabilitazione” della Russia all’interno di un nuovo rapporto con il mondo e la finanza occidentali, dall’altra, si richiede la pace in Ucraina che, come contropartita, permetterebbe lo sfruttamento da parte americana delle risorse minerarie (vedasi terre rare) e, in seconda battuta, consentirebbe anche a Black Rock di raccogliere i frutti dei suoi molteplici investimenti. In questa ottica, la strana sconfitta della Siria, probabilmente, rappresenta una importante elemento di trattativa che va nell’interesse, in particolare, di Israele e che non sarebbe stata possibile effettuare senza un accordo con la Russia. In questo panorama estremamente complesso e spesso contraddittorio, si evidenzia un’incongruenza macroscopica: la posizione di Trump nei confronti di Israele lo qualifica come un più che fervente sionista, di quel sionismo che impera nella élite finanziaria che controlla a sua volta multinazionali e governi. Non fa eccezione il governo Biden eterodiretto dall’ormai famoso Deep State, espressione di quelle stesse élites verso cui, stranamente, si è scagliato in modo dirompente proprio Trump; siamo evidentemente davanti a un paradosso che lascia perplessi in quanto possiamo ritenere democratici e repubblicani come le due facce della stessa medaglia.

Entrando nel mondo della fantapolitica, potremmo ipotizzare un disegno occulto, sovranazionale, che presupporrebbe un accordo fra le élites delle principali potenze mondiali; in primis USA e Russia. Per renderlo plausibile, si dovrebbe unire anche la Cina, definita da Soros il modello ideale di società. A questo punto, un “nuovo ordine mondiale”, supportato dal cosiddetto capitalismo del controllo, potrebbe diventare reale. Di fatto, l’ID digitale, il controllo di massa attraverso il riconoscimento facciale, le smart city, i piani pandemici e vaccini mRna (vedi progetto Star Gate), la moneta digitale, sono tutti strumenti di controllo ormai sviluppati da tutti i principali Paesi leaders.

Non dobbiamo comunque sottovalutare una importante presa di posizione di Trump in riferimento al tentativo di pace in Ucraina; è di questi giorni l’ormai famosissimo colloquio alla Casa Bianca con Zelensky che, a parere di molti, ha evidenziato una sincera volontà del presidente americano di raggiungere un accordo con Putin per una pace stabile. Non hanno importanza gli obiettivi economici che tale accordo sottintende, ma è fondamentale e chiaro il contrasto di Trump con chi questa pace la sta sabotando, a cominciare dal presidente ucraino fino ai folli guerrafondai di UE e Gran Bretagna; sorprendono particolarmente i forti contrasti con quest’ultima, alleato storico e fulcro del potere finanziario mondiale.

In questo sconcertante quadro politico ed economico non possiamo non prendere atto di una realtà che coinvolge direttamente anche il nostro Paese: la completa, totale, pericolosissima inconsistenza e irresponsabilità dell’Unione Europea. La natura bellicistica di Francia e Germania, sostenute da una Gran Bretagna egualmente propensa allo scontro diretto con la Russia, ci stanno portando sull’orlo di un baratro con il rischio di effetti devastanti. Inutile cercare di confutare l’atteggiamento guerrafondaio dei soprannominati Paesi Europei secondo una logica razionale; la spiegazione più ovvia è la follia o, per i più complottisti, una possibile misteriosa strategia per un piano di destabilizzazione globale funzionale alla nascita del nuovo ordine mondiale.

Ritornando dalla fantapolitica alla realtà, è importante cercare di comprendere il prossimo futuro che attende l’UE e in particolare l’Italia. Preso atto della totale assenza di una vera rappresentanza e coordinamento politico a livello internazionale, ci troviamo ad operare all’interno di un’istituzione, quella europea, che ha azzerato la democrazia, ha sviluppato una censura asfissiante che controlla e manipola tutti i media in tutti i settori, social compresi, ha manifestato una profonda natura bellicistica e impone da anni assurdi e demenziali vincoli fiscali che stanno soffocando le economie europee in modo sistematico e progressivo. La Germania sta subendo un processo di deindustrializzazione preoccupante che avrà ricadute anche sugli altri Paesi; la Francia, dovesse rispettare i suddetti vincoli, entrerebbe in una fase recessiva senza precedenti. Se a questo aggiungiamo i dazi di Trump e l’aumento delle spese per la difesa dal 2 al 5% del Pil, possiamo tranquillamente prevedere il default della maggior parte dei Paesi Europei e il crollo, che ci auguriamo, di questa UE criminale.

Sorprendentemente, queste previsioni pessimistiche, alimentate dalle gravi lacune strutturali della UE, sono certificate anche da un recente studio commissionato a Mario Draghi, il “Migliore”, uno dei maggiori responsabili delle politiche economiche che ci hanno portato all’attuale dissesto; praticamente ha rinnegato tutto il suo operato da Governatore della BCE in poi. Riduzione dei deficit di bilancio, contrazione della spesa pubblica, mancanza di investimenti pubblici, stretta al credito dal 2010 in poi, stagnazione del potere d’acquisto dei salari, burocrazia asfissiante e azzeramento di ogni principio di autodeterminazione degli Stati hanno contribuito a destrutturare nel profondo il nostro comparto produttivo e il nostro stato sociale. A tutto questo si aggiungono le dichiarazioni criminali del Segretario Generale della Nato Mark Rutte che afferma la necessità di reperire risorse per il riarmo dell’Europa in funzione anti-russa drenando risorse da sanità e pensioni; incredibile.

Il nostro governo, prono al volere oppressivo di Bruxelles, continua, come tutti i governi precedenti, a perseguire vincoli e norme che ci hanno trascinato in questo disastro annunciato e, come imperdonabile aggravante, non riesce a prendere le distanze in modo fermo e deciso dalle posizioni guerrafondaie dei Paesi UE e dell’incredibile Gran Bretagna che continua a paventare il pericolo di una possibile invasione russa, dopo l’Ucraina, di altri Paesi europei. Qui è bene sottolineare l’assurdità di tale teoria: che interessi può avere ad espandere i propri confini un Paese che ha un’estensione di 17 mln. di Kmq., la densità abitativa più bassa al mondo e con immense risorse di materie prime? Una nazione di 140 mln. di abitanti come potrebbe controllare una popolazione europea di oltre 450 mln.? Sorge spontaneo un dubbio: forse ci considerano tutti una massa di imbecilli?

Contrariamente, Trump e il suo governo sembrano genuinamente decisi a porre fine alla guerra con argomenti pragmatici e di condivisibile buonsenso. La forte posizione critica di Trump nei confronti dei suoi “alleati” europei, a questo punto, rappresenta un’importante occasione funzionale a un possibile tentativo di uscita dalla nefasta influenza di questa Unione Europea. Schierarci decisamente con Trump, a favore del suo processo di pace, ci potrebbe offrire l’opportunità, con un supporto non solo formale, per un’uscita strategica e unilaterale dall’eurozona. È bene ricordare che, ad oggi, non possiamo rilevare nessuna convenienza, nessun vantaggio sostanziale che giustifichi la nostra permanenza, come quella di tutti gli altri Paesi Europei, in questa “Unione che non unisce” nessuno.

Siamo su un Titanic con il mare in tempesta e non abbiamo nessuno al timone. Speriamo che la pace in Ucraina si realizzi, dopodiché alziamo l’attenzione per capire cosa si nasconde dietro queste trame internazionali, quali siano i veri interessi in gioco e i fini che si propongono attraverso una strategia che ormai appare evidente: mettere “tutti contro tutti”. Ancora una volta, il “divide et impera” appare lo strumento più efficace per azzerare il potere dei Popoli e lasciarlo in mano ai potentati sovranazionali economico/finanziari.

In questo quadro così complesso e confuso, non possiamo confidare in un “salvatore” che venga da fuori; dobbiamo organizzarci, ricreare una nuova classe politica che rappresenti realmente i nostri interessi e che sappia ricreare quello spirito di unità nazionale, indispensabile per una rinascita dell'Italia: la nostra salvezza è solo nelle nostre mani.

Di Tiziano Tanari

Commenti (18)

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    1. Achille 8 marzo 2025

      In questo quadro "complesso e confuso" l'articolo ha contribuito certamente a renderlo ancora più complesso e più confuso. Affermando tutto ed il contrario di tutto.
      Tra dire che Trump è stato chiamato per riaffermare il mondo unipolare incentrato su Stati Uniti e dollaro e un mondo dove gli Usa si accordano con le altre potenze per condurlo insieme, la differenza è abissale.
      Come è fantascienza dottrinale il solo pensare che i dazi di Trump, all'interno di un dollaro che non si svaluta, possano essere il "mezzo" per riequilibrare il deficit commerciale Usa. Se il mondo continua a comprare dollari, la svalutazione delle altre valute nei suoi confronti, annulla gli effetti dei dazi.
      Rimanere sui fatti ed analizzarli con competenza, credo sia il miglior modo per provare a capire cosa gira nella testa dei "potenti" del Mondo che non nascono solo negli Stati Uniti.

    2. Tiziano Tanari 9 marzo 2025

      Infatti, l’articolo specifica che è difficile capire le dinamiche geopolitiche in atto poichè diverse possono essere le chiavi di lettura,compresa l’ipotesi “fantascientifica” di un accordo sovranazionale delle élites che governano le tre grandi potenze. Giustamente,come da lei affermato, bisogna continuare ad osservare con grande attenzione gli sviluppi e cercare di capire.

    1. Dario Lampa 7 marzo 2025

      Cito: "...Siamo su un Titanic con il mare in tempesta e non abbiamo nessuno al timone. Speriamo che la pace in Ucraina si realizzi, dopodiché alziamo l’attenzione per capire cosa si nasconde dietro queste trame internazionali, quali siano i veri interessi in gioco e i fini che si propongono attraverso una strategia che ormai appare evidente: mettere “tutti contro tutti”. Ancora una volta, il “divide et impera” appare lo strumento più efficace per azzerare il potere dei Popoli e lasciarlo in mano ai potentati sovranazionali economico/finanziari.
      In questo quadro così complesso e confuso, non possiamo confidare in un “salvatore” che venga da fuori; dobbiamo organizzarci, ricreare una nuova classe politica che rappresenti realmente i nostri interessi e che sappia ricreare quello spirito di unità nazionale, indispensabile per una rinascita dell’Italia: la nostra salvezza è solo nelle nostre mani"
      Esatto! E' questa la verità incontestabile!
      Hanno gettato il Mondo nel caos totale solo per i loro lerci fini e spesso qualche "deficiente culturale" addossa la colpa alla natura umana come per dire "tutti colpevoli nessun colpevole! Come voler giustificare i crimini e le atrocità contro la Natura e contro l'umanità perpetrate dalle caste politiche e finanziarie "fraudolentemente" al potere (il neoliberalismo con il suo libero "mercimonio" è in realtà una gigantesca frode).

    2. Scalca 7 marzo 2025

      Se posso contribuire all'approfondimento della discussione, mi permetto di scrivere che sono assolutamente d'accordo con il motto "la nostra salvezza è nelle nostre mani", tuttavia la vedo diversamente nel metodo, nella via.

      Non credo che bisogna ricreare una classe politica, ovvero ricreare o perpetuare una oligarchia specialistica, sebbene pare ovvio che chi è demandato all'amministrazione della cosa comune, o pubblica che dir si voglia, debba avere tempo, risorse, attitudini e competenze riconosciute. Questo è uno dei problemi di metodo da affinare, in soecie intorno al suo cardine: il potere di delega o mandato e il potere di revoca e destituzione, senza più riguardo alcuno al truffaldino concetto di rappresentanza, che è una cambiale in bianco, sempre.

      Il problema fondamentale è la coscienza politica individuale e, in aggregato, il livello di coscienza politica generale che se ne riflette nella societá.

      Ma per avere coscienza politica dibbiamo intenderci sull'equivoco di bale, millenario: cosa è la politica?

      Stiamo all'etimo: polis = tanti e diversi.

      Il piano o livello politico è quella situazione in cui tutti sono pari, in coscienza e forza, nessuno è al di sopra e nessuno e al di sotto degli altri.

      Quindi politica non andrebbe confusa con "lotta per il potere", nè con "amministrazione", nè con "etica" e "morale" (sebbene quest'ultime inferiscono la coscienza individuale e collettiva).

      Sono d'accordo con chi sistiene che dovremmo scerbare il campo dall'errore aristotelico: l'esser umano nasce biologicamente "sociale", non politico. La politica è una acquisizione collettiva, culturale, una tappa evolutiva, l'uomo non è "zoòn politikon".

      Le precondizioni che determinano il piano politico sono, a mio avviso, le forme sociali ed economiche intorno alla produzione e riproduzione. A loro volta rideterminate dalle forme politiche.

      Le patologie dei due livelli si autoalimentano, così come le possibili correzioni virtuose.

      La 'polis" è babelica, ma la millenaria tara di Babele deve essere superata attraverso il linguaggio e la demistificazione degli equivoci di fondo. Es. la democrazia è un grande equivoco di fondo, giá nata male al tempo dei greci antichi.

      Se sappiamo superare Babele trasmutandola in forza cosciente collettiva, grazie alla chiaruficazione del piano politico, allora possiamo superare il divide et impera esercitato di volta in volta dal potere eminente di turno (militare, imperiale, religioso, burocratico, economico, tecnocratico, ecc...).

      La politica è funzione di controllo e limitazione del potere eminente.

      Quindi ritengo sia necessario rifuggire definitivamente da qualsiasi postura e atteggiamento messianico: esse sono figlie di centrali ideologiche del potere eminente, che si presentano in forma dualistica e contrappositiva (es. dx/sx).

      Se non si capisce che non verrá nessun salvatore o gruppo esoterico, non usviremo mai dal buco in cui hanno cacciato l'umanitá e le sue capacitá di creazione.

    3. Tiziano Tanari 7 marzo 2025

      Una nuova classe politica è auspicabile purchè sia espressione di un rinato interesse e partecipazione alla politica dei cittadini.

    4. maghi 8 marzo 2025

      poi ci sono tanti deficienti culturali che ignorano, per loro fini psichici, che la natura umana non può essere cambiata, ma può essere combattuta per impedire all'uomo di commettere atti criminali, ingiusti e insensati, ma per farlo , primo bisogna accorgersene, secondo bisogna soffrire per iniziare una lotta contro sè stessi e qui e fuori di qui non ne vedo molte di persone, che hanno realizzato questi concetti. Il mondo è sempre andato così e sempre andrà. I cambiamenti in questo mondo nn sono mai iniziati, perchè le masse non hanno mai nemmeno tentato di cambiare sè stesse, cioè le tendenze del loro animo, figuriamoci se potranno mai impedire che le persone peggiori, che governano finanza e stati, impongano agli altri i loro voleri determinati da queste tendenze malefiche. Come vedi, i deficienti culturali sono molti e non se ne accorgono nemmeno un pò di esserlo, che è il primo passo per cambiare e per migliorare sè stessi e il mondo. Quindi teniamocelo, perchè siamo condannati a vivere in mezzo a deficienti, peggio a pazzi fuori di testa, privi di qualsiasi controllo intellettuale e spirituale delle loro azioni e argomentazioni.

    5. maghi 8 marzo 2025

      un altro 5 stalle?
      Illuso, la politica non è fatta di amici e nemici, di valori superiori, ma solo di interessi.
      Prova del fatto ne è che ad ogni cambiamento rivoluzionario è sempre seguito un ritorno peggiorativo. I francesi ammazzarono un re e si ritrovarono con un imperatore. I russi ammazzarono uno zar e si ritrovarono con 80 anni di dittatura e decine di mln di morti. I sessantottini si scagliarono contro l'impero e si ritrovarono una nazione divelta da femminismo, burocrazia sempre più asfissiante, recessione, mani pulite e la UE. Era meglio fossero stati a cuccia. Storia docet.
      Al poter non ci si può ribellare con la forza, perchè poi è peggio, non ci si può dialogare, perchè hanno i mezzi per farti pentire di averlo fatto. L'unica possibilità di cambiamento è l'indifferenza, la disobbedienza ghandiana, ma di mln, mld di persone, invece tutti a seguire gli esempi di tracotanza, prepotenza e protervia degli scellerati, che il male mette al comando. E non potrebbe essere diversamente, perchè nessuno è immune dal male, da quelle tendenze nefaste dell'animo umano.
      Ma che crediamo? Che, ammesso e non concesso, si risolvesse e passasse la crisi ucraina, come passò quella covid, non sia pronta una nuova mazzata? Pochi mesi ancora e secondo me la vedremo arrivare.

    6. Scalca 8 marzo 2025

      Grazie del contributo. Appunto, l'espressione di una forma patologica (la politica spuria in cui viviamo da secoli) dará invariabilmente gruppi politici malati.

      Come dice sotto maghi la politica è dialettica di interessi fra tanti e diversi. A mio opinabile parere, è il piano politico che va garantito a tutti, nessuno escluso.

      Le lotte sociali si traducono in lotte politiche proprio per accedere alla pari su un piano politico, cercando di cambiare i rapporti di forza fra i deboli e i forti.

      È necessario chiarire e codificare comunque il piano politico affinchè esso non sia viziato mella sua formazione.

      Conunque, aldilá della "classe politica" (forse una contraddizione in termini risolvibile con l'abbandono della rappresentanza in favore di deleghe limitate e revicabili) è importante capire, Tiziano, che le funzioni fondamentali della politica, come affermatasi storicamente sul piano della evoluzione socisle, sono il "controllo" e la "limitazione" del potere eminente di turno.

      Queste funzioni possono e dovrebbero essere esercitate da tutti i cittadini o persone.

      Le forme politiche cellulari o molecolari di base sono importantissime (assemblee, associazioni, comitati, sindacati autonomi, canali informativi, ecc...), devono essere culturalmente attive, inclusive e dialettiche e devono produrre sia cambiamenti dei rapporti di forza (anche con la lotta) sia istituti giuridici non oligarchici.

      Altrimenti tutto resta nell'alveo millenario del regime oligarchico e della strutturazione feudale della societá e delle forme mentali.

      Infatti oggi potremmo parlare, senza tema, di un neofeudalisimo tecnocratico in fieri.

    1. Scalca 7 marzo 2025

      "Entrando nel mondo della fantapolitica, potremmo ipotizzare un disegno occulto, sovranazionale"

      Non credo sia fantasia se invece ci ricordiamo di uscire dalla personificazione o reificazione di meccanismi impersonali che muovono le dinamiche delle epoche in cui viviamo. Quella che ci ha preceduto, la presente e quella che ci succederá.

      La competizione mercantile, l'accumulazione e il declino del saggio di profitto sono le ipostasi di cui non vogliamo caparbiamente tenere conto. Questo è il risultato della sconfitta del novecento, un profondo tabù generalizzato dell'indicibile.

      La gerarchia sociale si plasma su queste dinamiche materiali e non trovo affatto strano che la concentrazione dei capitali e la loro centralizzazione abbia formato da tempo una oligarchia o elite superiore, un manipolo di persone che si contendono il mondo come un campo di giuoco, un fondo quasi gratuito (se non al prezzo della competizione, non vi è più resistenza organizzata dal basso) di sfruttamento perenne.

      Il fatto che queste di dinamiche materiali si innestino con una tradizione millenaria dell'arte del dominio non cambia nulla ad esse, anzi le corrobora e perpetua. Forse le ha determinate qualche secolo fa ... verso la fine del cosidetto medioevo ... chissá ...

      Tornando al presente attuale, dal diacronico al sincronico, dopo il pozzo senza fondo dell'artefatta emergenza Covid, ecco un'altro pozzo senza fondo: guerra e riarmo ...

      Il problema è che la guerra non è tanto e solo un artificio voluto ma una necessitá dinamica propria del sottostante, in primis la caduta tebdenziale del saggio di profitto ... perché i proiettili sono la merce più redditizia dato che vengono consumati di continuo...quindi 800 md per gli impianti produttivi, poi vi siaggiungono gli investimenti per i singoli porecessi produttivi.

      L'indotto alimentato risolve i problemi per molte aziende in crisi....invece di automobili farebbero aerei e carri armati, già successo in passato.

      Come in passato i dazi sono stati l'antipasto della guerra ... infatti sono più propenso a definire la guerra come la naturale continuazione della competizione mercantile.

      Riguardo il nuovo campione americano, il teatrale affarista e tutta la sua corte dei miracoli, si è capito che sparano alto e giocano alle tre carte ... dicono fuori dalla NATO ... beh, voglio proprio vedere quando si riprendo i loro gingilli nucleari da Ghedi e Aviano o quando chiudono le basi, pure quelle segrete, in Italia e per il mondo ...

      Ci vogliono solo spremere e farci pagare il loro declino. Never trust a yankee ... ma nemmeno un russo (vedi Assad).

    1. absitiniuriaverbis 7 marzo 2025

      A proposito di riarmo, parafrasando: con l'esercito europeo combatteremo un giorno di meno ma saremo protetti come se combattessimo un giorno di più.

    2. Scalca 7 marzo 2025

      ... e terremo spenti i condizionatori per la patria (non importa quale) 😊

    3. ric 7 marzo 2025

      quella altrui..

    1. ws 6 marzo 2025

      Trump e il suo governo sembrano genuinamente decisi a porre fine alla guerra

      Davvero? Io penso invece che bisognerebbe attendere i FATTI , prima di dare questo endorsement alla sua "narrazione".

    2. absitiniuriaverbis 7 marzo 2025

      Vedremo i fatti, concordo, ed inoltre "... governo sembrano genuinamente decisi a porre fine a..." QUESTA guerra essendo la Cina l'avversario (economicamente e forse militarmente) più probabile oltre che alleato della Russia.
      L'Europa è solo un nome geografico e l'eventuale antagonismo con la Russia è un problema non USA. Gli USA si confermano usa&getta.

    3. Tiziano Tanari 7 marzo 2025

      I fatti, ad oggi, sembra dicano questo: Trump vuole un accordo con Putin, poi vediamo il seguito. È chiaro che non possiamo avere certezze su nulla in quanto ci troviamo davanti a posizioni incredibilmente contraddittorie come, ad esempio, gli USA che vogliono uscire dalla NATO, un loro braccio armato; qualcuno mi può aiutare a trovare un senso logico in questa scelta?

    4. Achille 8 marzo 2025

      Magari la NATO non era il braccio armato degli USA, come ci hanno fatto credere da sempre mainstream e "complottisti"?! vogliamo analizzare questa affermazione con dei dati?
      Magari il fatto che ogni segretario della NATO che ha ricoperto questa carica dalla sua nascita, è sempre stata una figura politica europea....e mai americana, forse questo è un indizio!?

    5. ws 8 marzo 2025

      Semplicemente gli U$A vogliono che finiti gli ucraini sia la NATO a proseguire la guerra alla russia , ma senza alcuna loro ufficiale presenza ( caso mai volassero delle atomiche ..😀)

    6. ws 8 marzo 2025

      "l' indizio" invece forse è che, come in tutte le truppe coloniali ,il comandante in campo è sempre stato americano ?😀

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