I mostri che vivono tra Bruxelles e Berlino

DI DANTE BARONTINI

contropiano.org

Mentre a Bruxelles si battaglia ignobilmente sul come rendere un “Mes 2.0” il Recovery Fund, teoricamente uno strumento “solidale” con cui l’Unione Europea dovrebbe affrontare la sfida della ricostruzione una volta vinta la lotta al coronavirus, un articolo tedesco – l’unico che dia questa notizia – chiarisce la natura dei rapporti interni alla “comunità europea”.

Siamo tutti investiti da una collosa propaganda “europeista” che presenta come “salti di civiltà” una serie di meccanismi “tecnici” pensati per trasferire risorse e filiere produttive (oltre che “risorse umane” di medio-alto livello) dai paesi mediterranei a quelli del “grande Nord”.

Per capire, basterebbe guardare o leggere – ogni tanto, se vi regge lo stomaco – Massimo Giannini, da solo o in coppia con Lilly Gruber e magari Sallusti. Lì tutto viene ridotto ad “arretratezza dell’Italia che non riesce a fare le riforme”, mentre i vincoli previsti da ogni trattato europeo viene descritto come “cura necessaria”. I risultati di quasi venti anni di questa “cura” sono sotto i nostri occhi – e nella magrezza delle nostre tasche – ma si procede come nulla fosse.

Merda secca.

Questo articolo, apparso sull’autorevole German Foreign Policy, descrive un altro mondo: quello reale. Ossia come funziona davvero il dispositivo “solidale” chiamato unione Europea.

Si racconta infatti un episodio decisamente paradigmatico. C’è un regista che, nel 2017, sta preparando un film sulla “tragedia greca” del 2015; quando il primo governo Tsipras fu obbligato con la forza ad accettare un peggioramento del Memorandum redatto dalla Troika, ma rifiutato con un referendum dal popolo greco.

Nel film si parlerà delle riunioni dell’Eurogruppo – una “struttura informale” dell’Unione Europea, non prevista da nessun trattato, con le riunioni secretate, di fatto illegale ma potentissima nel determinare le politiche economiche volute soprattutto da Berlino – per la prima volta rivelate al mondo grazie alle registrazioni nascoste effettuate da Yanis Varoufakis, allora ministro dell’economia di Atene.

Si parlerà specialmente del ruolo dell’allora ministro delle finanze tedesco, il luciferino Wolfgang Schaeuble, deus ex machina delle peggiori “regole” che strozzeranno poi la Grecia, insieme all’altro “falco olandese” Jeroen Dijsselbloem (noto dalle nostre parti per aver descritto “gli italiani” – tutti – come dediti allo sperpero di denaro pubblico in “donne e champagne”).

Da Berlino, a quel punto, parte un autentico pezzo da novanta come Klaus Regling, uno degli architetti dell’euro, ma soprattutto – allora come adesso – direttore del Mes. Sì, proprio quel famoso “fondo” di cui si parla da mesi e che prevede condizionalità strozzapaesi per chiunque osi chiedergli un prestito.

Il falco tedesco va a Parigi, si presenta a cena dal regista e gli chiede pari pari di lasciar perdere quel film. In fondo, dice, la ricostruzione fatto da Varoufakis, è una “deformazione” della realtà.

Il regista ribatte: ho i file della registrazione, e sono anche capace di capire da solo quel che si dice.

Anche perché quel regista non è un giovane in cerca di notorietà, ma un mostro sacro del cinema mondiale, due volte premio Oscar, per anni autore di capolavori antimperialisti (Z, l’orgia del potereL’amerikano, ecc).

Niente meno, insomma, che Kosta-Gavras. Uno che, nonostante l’età ormai avanzata, certo non è considerabile tra i “condizionabili” senza il proprio convinto assenso.

Uno che aveva avuto a che fare con le minacce dei fascisti greci e quelle, decisamente più pesanti, della Cia.

Eppure, un grigio tecnocrate convinto che il potere economico tedesco consenta qualsiasi porcata, parte per Parigi come un agente segreto “in missione per conto di dio”. Ci prova, abituato a veder tremare chi gli sta davanti. Ci prova, come un gerarca nazista in stile Bastardi senza gloria.

E non è che il rifiuto di Costa-Gavras fermi la sua azione, o quella del “potere teutonico”. In Germania quel film non è mai uscito. Non se ne è neanche parlato – nonostante il premio al Festival di Venezia! Non si è mai trovato un distributore nelle sale, ma neanche in tv. Niente.

Censura totale e assoluta. Il popolo tedesco non deve sapere che i propri dirigenti sono delle belve sparacazzate, che “le cicale mediterranee” non sono quella feccia che viene loro raccontata ogni giorno (con toni da Matteo Salvini nei confronti di immigrati e meridionali), che il proprio paese sta distruggendo il resto d’Europa tramite “le regole” dell’Unione Europea, disegnate su misura per le grandi multinazionali e le banche che fanno capo a Berlino.

Ecco, questa è la realtà quotidiana dell’Unione che dipinge se stessa come “solidale”. Merda secca. Che stipendia una vastissimo apparato mediatico perché dipinga un altro mondo irreale, in cui gli imbecilli e i sognatori possono solo perdersi senza capire da che parte è il nemico. Che così ti può menare con comodo…

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Tabù in Germania

Un film popolare in altri paesi dell’Unione Europea e critico nei confronti di Berlino non può essere proiettato nelle sale tedesche.

Il film”Adulti in sala, del pluripremiato premio Oscar Costa-Gavras, che descrive le polemiche sulla crisi greca del 2015, si può vedere nelle sale di diversi paesi dell’Unione Europea e ha avuto un riscontro positivo in Italia, ad esempio, ma non è stato inserito nel programma da nessun distributore cinematografico in Germania. La ragione data all’interno del paese è che l’argomento “non è di attualità”.

In realtà, l’attuale controversia sulle misure dell’UE nella lotta contro la crisi dell’euro ruota attorno a un nucleo politico molto simile. Inoltre, il doktat dell’austerità tedesca, di cui il film descrive l’applicazione, ha avuto gravi conseguenze in Grecia – tra cui l’alto tasso di disoccupazione e l’evidente povertà, che ancora oggi caratterizzano il paese.

Secondo quanto riferito, un alto funzionario tedesco della UE ha cercato di impedire la realizzazione del film.

Un incontro a Parigi

I principali funzionari della Repubblica Federale Tedesca si sono personalmente adoperati per evitare la critica cinematografica dell’azione tedesca contro la Grecia durante la crisi dell’euro. I media greci hanno riferito nel febbraio di quest’anno di un incontro tra il famoso regista greco Costa-Gavras e , Klaus Regling, amministratore delegato del cosiddetto “fondo salvastati”, ossia l’ombrello di salvataggio dell’Euro chiamato Mes.

Secondo il resoconto, alla cena di Parigi con il due volte vincitore dell’Oscar, a cui Regling aveva chiesto di partecipare, il capo del Mes avrebbe tentato di impedire a quest’ultimo di girare il suo progetto cinematografico Adulti nella stanza, annunciato per il 2017.

Costa-Gavras ha basato la sua ricostruazione filmica dello scontro tra Berlino e Atene nel 2015 su un libro dell’allora ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, che riferiva degli incontri dell’Eurogruppo, nonché forniva l’audio degli incontri che Varoufakis, oppositore del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble, aveva segretamente registrato.

Secondo il regista, diventato famoso in tutto il mondo per i thriller politici come “Z” o “La rivolta invisibile”, Regling gli avrebbe detto di astenersi dal filmare gli eventi perché il ritratto di Varoufakis era in gran parte imperfetto.

Costa-Gavras ha risposto che era stato in grado di confrontare le informazioni contenute nel libro di Varoufakis con le registrazioni audio delle riunioni dell’Eurogruppo e di verificarne la validità. In seguito alla pubblicazione delle registrazioni audio di Varoufakis, Regling ha anche espresso il suo rammarico per la violazione della “privacy” dei funzionari dell’UE interessati.

Il diktat di Schäuble

Il documentario politico, presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia nell’agosto 2019, racconta le trattative avvenute nella maratona all’Eurogruppo, tra il dominante ministro delle Finanze tedesco Schäuble, e il governo greco di sinistra del primo ministro Alexis Tsipras, eletto nel gennaio 2015.

La sinistra socialdemocratica di Tsipras, Syriza, aveva vinto le elezioni nella Grecia economicamente devastata con la promessa di porre fine al rovinoso diktat di austerità tedesco che Schäuble in particolare aveva imposto ad Atene, con una serie di “pacchetti di austerità”.

Quelle imposizioni avevano portato a un crollo di circa un terzo del prodotto interno lordo e a un’esplosione di disoccupazione e miseria.

Nel corso della maratona negoziale del 2015, condotta per la parte greca dall’allora ministro delle Finanze Varoufakis, tutte le proposte di compromesso di Syriza per allentare il dikat di austerità di Schäuble sono state deliberatamente sabotate per dare un “esempio dissuasivo” al governo di sinistra di Atene.

Nell’estate del 2015, Syriza è stata minacciata da Schäuble di esclusione dalla zona euro, con conseguenze disastrose, e alla fine ha dovuto persino accettare un umiliante inasprimento di esclusione del regime di austerità tedesco. Questo ha impedito la prevista “svolta a sinistra” in Grecia.

Premio d’onore a Venezia

Il film, che ha ricevuto il Premio d’onore della Mostra del Cinema di Venezia (premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmakerin occasione della sua prima edizione, è stato accolto molto bene in Italia. Nel Paese in crisi, che è anche in conflitto economico-politico con Berlino, Adulti in sala è stato applaudito alla fine della proiezione, cosa che era da attendersi, considerando le conseguenze della politica di austerità in Italia, secondo un rapporto dei media tedeschi.
Il film viene proiettato nelle sale in Grecia, Spagna, Francia, Belgio, Portogallo, Australia e Argentina, mentre in Svezia un servizio di streaming si è assicurato i diritti.

Nella Repubblica Federale Tedesca, invece, l’attuale lavoro del regista di fama mondiale viene in gran parte messo a tacere e viene imposto un boicottaggio informale, nonostante il fatto che Ulrich Tukur, uno dei più famosi attori tedeschi, interpreti il ruolo del ministro delle Finanze Schäuble.

Non un solo distributore di film nella Repubblica Federale Tedesca ha accettato di includere nel suo programma l’opera del pluripremiato vincitore dell’Oscar, che esamina criticamente la lotta tedesca per l’egemonia in Europa.

“Senza riserve soggettive”

Nei post del blog sulla Solidarietà greco-tedesca si spiegava che gli addetti ai lavori dell’industria avevano dichiarato che l’argomento era già stato dimenticato nella Repubblica Federale e che “non era più di interesse per la Germania“.

Alla luce delle attuali controversie sulle misure di stimolo economico nella lotta alla crisi, causata dalla pandemia, tra la Germania da un lato e l’Italia e la Spagna dall’altro, questo atteggiamento può certamente essere classificato come una mera scusa.

La domanda è piuttosto “se è stato chiarito ai distributori cinematografici che alcune persone potenti” si erano espresse contro la proiezione del film nelle sale tedesche.

In realtà, Regling aveva già cercato di convincere il regista ad abbandonare il progetto. Il film, che si basa sulle registrazioni che Varoufakis aveva fatto di nascosto, non ha ricevuto il doppiaggio tedesco, non ha nemmeno una voce Wikipedia in lingua tedesca ed è stato descritto come “incondizionatamente soggettivo” in una delle poche recensioni tedesche.

I principali media tedeschi ne hanno parlato in modo dispregiativo come “Volkshochschulfernsehen” (televisione per adulti) in occasione della prima del film.

Le conseguenze della cura drastica

La Grecia non si è mai ripresa dalla politica di austerità draconiana imposta al paese oppresso da Berlino. Il suo prodotto interno lordo (PIL) è crollato da 349 miliardi di dollari nel 2008 a 277 miliardi nel 2013. Una graduale ripresa a partire dal 2016, nel corso della quale il PIL greco è salito a 323 miliardi, per poi ridursi nuovamente nell’anno in corso – secondo le ultime previsioni – del 9,7%.

La Grecia ha così perso circa il 25% della sua produzione economica a causa della cura da cavallo, di cui Schäuble è responsabile. Il crollo socio-economico è particolarmente evidente nella crisi dell’occupazione greca: la disoccupazione è esplosa dal 7,6% nel 2008 al 27,4% nel 2013, per poi scendere dolorosamente e lentamente a circa il 18% nel 2019 – contemporaneamente alla crescente migrazione della manodopera, che ha ridotto il numero di persone in cerca di lavoro.

Nel marzo 2020, 12 anni dopo lo scoppio della crisi e alla vigilia della nuova crisi scatenata dalla pandemia di Covid 19, la Grecia ha registrato il più basso tasso di disoccupazione dal novembre 2010 (14,4%). Ma ora la disoccupazione in Grecia è di nuovo in rapido aumento. Secondo le previsioni della Commissione UE, è probabile che salga al 19,9 per cento.

Controversie su nuove condizioni

Alla luce delle esperienze con il regime di austerità tedesco, il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis ha annunciato all’inizio di luglio che non avrebbe accettato nuovi requisiti di austerità nell’ambito del Recovery Fund dell’UE attualmente in preparazione.

La Grecia sarebbe “cresciuta” e avrebbe “attuato le proprie riforme”, ha annunciato in un’intervista il politico conservatore di Nea Dimokratia. La revisione semestrale regolare da parte della Commissione UE è sufficiente; non sono necessarie ulteriori condizioni o misure di controllo. In ogni caso, ha detto, si persegue un “programma di riforma aggressivo”.

Nell’UE è attualmente in corso un acceso dibattito sulla portata e sulla struttura del Recovery Fund, un pacchetto di stimoli economici proposto dalla Commissione UE alla fine di maggio. Secondo il piano, circa 750 miliardi di euro saranno spesi per attutire le conseguenze dell’attuale ondata di crisi, con 500 miliardi di euro da erogare sotto forma di sussidi diretti ai Paesi in crisi, 250 miliardi sotto forma di prestiti.

A beneficiare degli aiuti sono soprattutto i paesi dell’Europa meridionale, che sono stati più duramente colpiti dalla pandemia. Berlino sta lavorando per collegare ancora una volta questi pacchetti di stimolo economico alle linee guida neoliberiste al fine di minare la sovranità degli Stati interessati.

Non solo la Grecia è contraria.

 

Dante Barontini

19.07.2020

Link: https://contropiano.org/news/internazionale-news/2020/07/19/mostri-che-vivono-tra-bruxelles-berlino-0130171