«Ho esentato dal vaccino i miei pazienti a rischio. Ora sono indagata»

Testimonianza di un medico di Perugia a La Nuova Bussola Quotidiana

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I medici coscienziosi, quelli che esercitano la professione per i pazienti e non per i lobbisti di Pharmafia, insomma i medici veri, non piacciono alla dittatura sanitaria. Così una dottoressa di Perugia si ritrova indagata per aver esentato dal vaccino i suoi pazienti per i quali il vaccino era rischioso. E questo ha subito scatenato contro di lei, come avvenuto altre volte, la repressione di un governo che non ha alcun interesse a fermare la strage di stato iniziata con la sperimentazione coatta di massa. Divenuta ormai una prassi consolidata, quasi canonica, la visita dei Nas per ispezionare le cartelle cliniche dei pazienti esentati: Pfizer, Moderna e i loro dipendenti del governo italiano non possono permettere diserzioni di cavie nel grande laboratorio che è diventato l’Italia. In questo caso, poi, non siamo nemmeno di fronte a una dissidente politica, perché la dottoressa ha accettato la narrazione ufficiale, inoculando se stessa, i familiari e i pazienti; ma questo al sistema non basta. Ella ha osato esercitare la logica, semplicemente esentando i pazienti in cui i rischi superavano il beneficio, e non va bene: non deve esistere altra adesione al di fuori di quella acritica.

Di Andrea Zambrano, lanuovabq.it

Ha rilasciato esenzioni da vaccino covid ad alcuni suoi pazienti con tanto di scheda anamnestica, esami diagnostici e referti specialistici. Ma tanta solerzia non è bastata a una professionista della provincia di Perugia, la quale si è ritrovata così indagata per falso ideologico dalla Procura del capoluogo umbro.

A novembre il medico aveva ricevuto una visita dei Nas in ambulatorio per prelevare – senza mandato – le cartelle cliniche di alcuni pazienti. Nei giorni scorsi è arrivata la conferma di un procedimento aperto a suo carico per falso ideologico: «Ma quale ideologia?», si chiede lei stupita e amareggiata alla Nuova Bussola Quotidiana che l’ha contattata.

«L’unico motivo che mi ha spinto a esentare questi miei pazienti è stato un sacrosanto principio di prudenza a cui ogni medico in scienza e coscienza avrebbe il diritto e il dovere di ispirarsi».

25 cartelle cliniche per altrettante esenzioni da vaccino covid. Forse la Procura sospetta che dietro ci sia un’operazione di esenzioni facili? «Non lo so proprio – aggiunge la dottoressa umbra -. Di sicuro non si tratta di “esenzioni facili” men che meno di mercato delle esenzioni: in scienza e coscienza confermerei ancor oggi quelle esenzioni».

Ma di quali pazienti si tratta? «Pazienti con storia di epilessia, con linfomi, con storie neoplastiche gravi, pazienti con crisi ipertensive e altre patologie che possono essere fattori di rischio acclarati per una vaccinazione. Addirittura, in certi casi ho con me i certificati degli specialisti di salute pubblica che sconsigliano la vaccinazione. Si tratta di pazienti affetti da patologie immunitarie o cardiache, pazienti con asma cronica grave o con choc anafilattici pregressi».

Dunque, stando alla professionista – che chiede attraverso il suo avvocato di rimanere anonima -, quanto è stato fatto risponde né più ne meno che ad un’attenta e scrupolosa valutazione circa il cosiddetto rapporto rischi/beneficio. Un rapporto che in questi mesi di campagna vaccinale di massa è stato considerato spesso erroneamente in senso collettivista. Invece – e le storie delle reazioni avverse che la Bussola racconta da agosto scorso stanno a dimostrarlo – il rapporto rischi/beneficio va considerato sempre personale come riferito al solo paziente che si deve decidere se esentare o vaccinare, ai suoi fattori di rischio, alle interazioni di causa possibili e alle sue condizioni di salute.

C’è poi un secondo fattore, che andrà chiarito in sede legale. La Procura sarebbe entrata in possesso delle cartelle ciniche senza un regolare mandato. «Non mi è stato mai notificato un mandato – come invece dovrebbe avvenire – e anche questo aspetto l’ho vissuto come una violenza ulteriore nei miei confronti e nei confronti dei pazienti i cui dati sono sensibili e di loro esclusiva proprietà».

La dottoressa ci tiene a precisare di non essere affatto un medico no vax: «Si tratta di un appellativo che rifiuto sdegnata: sono vaccinata, ho fatto vaccinare la mia famiglia, ho vaccinato i miei pazienti, ma non posso tacere che di fronte a fattori di rischio particolari, una vaccinazione come questa potrebbe essere controproducente».

E allora, che cosa potrebbe essere successo? «Spero di poterlo appurare nel corso del prossimo interrogatorio e di chiarire il tutto – prosegue -, ma devo ribadire che la certificazione di esenzione è una possibilità prevista dalla legge, non credo affatto di aver commesso un delitto. Anzi, semmai il delitto potrebbero averlo commesso tutti quei colleghi che hanno omesso di certificare per tanti loro pazienti una esenzione pensando che il vaccino dovesse essere un farmaco adatto a tutti indistintamente, indipendentemente dalla personale storia clinica. In questi mesi abbiamo assistito ad un fatto che non ha precedenti nella storia della medicina: la somministrazione dello stesso farmaco a tutti, come se andasse bene alla popolazione da 0 a 100 anni senza alcuna distinzione. E questo – lo ribadisco in scienza e coscienza – è un messaggio anti-scientifico».

Fonte La Nuova Bussola Quotidiana

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