GHETO CAPIO

Come Don Chisciotte - Informazione indipendente dal 2003


DI EUGENIO BENETAZZO

eugeniobenetazzo.com

Nel dialetto veneto, soprattutto nell'hinterland vicentino, vi è una locuzione verbale molto diffusa, "gheto capio" che significa "hai capito ?" utilizzata spesso anche come modo per intercalare durante una
conversazione con uno o più interlocutori. Scrivo questo redazionale per rispondere alle accuse di leghismo e razzismo che mi sono state rivolte in occasione della pubblicazione di un altro articolo
di inchiesta, al cui interno analizzavo la società americana sulla base della sua attuale situazione macroeconomica come conseguenza della sua stessa struttura sociale. Premetto che i complimenti ed apprezzamenti migliori li ho ricevuti proprio da persone che vivono e lavorano negli States da anni, i quali hanno confermato pienamente l'outlook di analisi che ho dipinto per l'America dei 50 Stati. Le accuse più infamanti invece sono arrivate da lettori italiani (molti dei quali non hanno mai visitato il paese in questione) che hanno recepito il mio redazionale come una manifestazione di appoggio
politico a questa o quella forza politica.

La caratteristica principale della popolazione italiana è
rappresentata dal classismo sociale: questo significa che qualsiasi
tipo di affermazione, proposta, contestazione o critica deve essere
sempre riconducibile a qualche movimento politico. Della serie, se
Benetazzo dice che l'America è fallita a causa della sua
composizione etnica allora significa che è leghista o estremista
di destra e pertanto questo determina l'ammirazione di quella parte
politica o il disprezzo della parte avversaria. Mi rammarico per questo
e temo che difficilmente il futuro del nostro paese possa essere roseo
visto che non potrà mai vincere il buonsenso, ma solo un
determinato colore politico. Quanto ho precedentemente scritto, come
tutte le altre mie opere intellettuali, sono frutto di un'analisi
economica e non di una appartenenza politica. Vi è di
più: il periodo di studio all'interno degli States ha voluto
essere di natura prettamente inquisitoria nei confronti della
società e dell'apparato economico, e non volto a
visitare la Statua della Libertà a NY, Ocean Drive a Miami,
il Museo della Coca Cola ad Atlanta, Rodeo Drive a Los Angeles, la
Strip a Las Vegas e così via. Nel mio caso questo tipo di
attrazioni sono state ignorate (tranne in parte per Las Vegas), in
quanto ho voluto conoscere e studiare l'America e gli Americani per
come producono, per come consumano e lavorano, come si indebitano e
cosi via. La mia permanenza pertanto non è stata caratterizzata
dallo svago e dal divertimento, quanto piuttosto dall'analisi, sintesi
e riflessione su quanto raccolto.


Ho avuto modo di visitare numerose banche e grandi corporation,
intervistare brokers ed executive, incontrare giornalisti e
reporter indipendenti: il quadro che ne è uscito (che vi piaccia
oppure no) contempla quanto scritto in precedenza. Ad
esempio a Miami non mi sono sollazzato in spiaggia sotto il sole o
sbronzato di tequila nei locali latinoamericani durante le notti brave,
quanto piuttosto ho incontrato numerosi realtor, building developer e
mortgage brokers, oltre che visitare i famosi appartamenti in svendita
con il 60 % di sconto. Ad Atlanta invece (correndo non pochi rischi) ho
visitato il quartiere dei neri a Downtown intervistando numerose
persone che avevano appena perduto il posto di lavoro e vivevano con il
sussidio federale. Quello che ne è uscito è un quadro con
una logica di esame ben comprensiva se vista nel suo insieme. Il primo
paese al mondo che ha delocalizzato (prima in Messico, poi in Cina,
dopo in India ed ora in Vietnam) sono stati proprio gli Stati Uniti, ed
ora stanno pagando il conto di quella scellerata strategia di svendere
le loro produzioni all'Oriente e contestualmente anche i posti di
lavoro. In parallelo a questo si è verificato uno spropositato
overbulding (eccesso di costruzione) grazie al mutuo facile a soggetti
underscoring (low and bad credit, solitamente persone di etnia nera,
ispanica od orientale). La Fed ha poi aiutato a far peggiorare il tutto
con grande incoscienza attraverso una politica monetaria suicida.


L'accusa più ridicola mi è stata mossa da italiani (che
non sono mai stati negli USA) i quali contestano i dati da me forniti
circa la composizione demografica dell'America sostenendo che secondo
l'ultimo censimento la popolazione statunitense è costituita dal
60% di bianchi caucasici, il 15% da afroamericani, il 15 % ispanici, il
5% da orientali ed il restante da una molteplicità di etnie.
Presa in senso generalizzato questa è la statistica media della
popolazione americana. Tuttavia i 2/3 degli americani vive in aree
metropolitane od urbane con più di 100.000 abitanti: l'intera
economia statunitense è radicata e sviluppata nelle grandi aree
metropolitane. Ma nelle aree metropolitane non abbiamo questa
ripartizione: suvvia, non crediate ciecamente a me, ma almeno ai
rapporti demografici che descrivono le aree in questione. Solo nelle
prime dieci aree metropolitane (ce ne sono 52 in USA) vivono almeno
più di 100 milioni di persone.

Metro Area Popolazione Caucasici Neri Ispanici Asiatici
New York 19.000.000 35 25 20 10
Los Angeles 12.800.000 20 10 40 10
Chicago 9.500.000 30 30 25 10
Miami 5.400.000 15 25 45 10
Dallas 6.300.000 30 35 20 10
Seattle 3.350.000 50 20 15 10
Phoenix 4.200.000 50 10 25 5
Houston 5.700.000 28 25 35 5
Detroit 4.400.000 12 81 5 5
Atlanta 5.300.000 38 55 3 5

La tabella di sintesi conferma pienamente quanto avevo precedentemente espresso. Se invece andate a visitare i paesini rurali in cui vive il restante 1/3 degli americani scoprirete con grande sorpresa che la popolazione è costituita al 98% da bianchi caucasici (ad esempio Springfield in Nebrasca rappresenta un insignificante nucleo cittadino con appena 1500 abitanti, il 99% dei quali sono bianchi caucasici). Sono i nuclei di insediamento nelle aree rurali che alzano abbondantemente la percentuale dei bianchi per tutta la popolazione, tuttavia queste piccolissime comunità vivono di una economia stanziale caratterizzata da relazioni commerciali quasi rarefatte: difficilmente vi troverete la sede di una grande corporation o il jet market di una famosa catena alimentare.

Inoltre anche i dati in percentuale che io stesso ho preso come riferimento (sull'ultimo censimento datato dieci anni or sono) sono discutibili. Ma in peggio. Infatti non contemplano i flussi di immigrati clandestini che entrano in America soprattutto dal Messico, una stima piuttosto ottimistica parla infatti di almeno 15 milioni di clandestini. Solo nella città di Houston si stimano 500.000 presenze. Sono proprio le grandi città metropolitane infatti che diventano le porte di ingresso preferite per l'immigrazione clandestina e per le migrazioni dei nuclei familiari. Ma il dato più significativo che conferma il profondo cambiamento del tessuto sociale statunitense è riferito ai diversi trend di crescita di ogni etnia, con in testa al momento la popolazione ispanica, la quale rappresenterà il 40 % della popolazione statunitense entro il 2030.

Chi ancora non fosse convinto di questo quadro spero si convinca almeno della voce autorevole di Market Watch, la prestigiosa testata giornalistica online statunitense, la quale ancora nel 2007 in un passato redazionale analizzava i rischi per l'economia americana legati al credito facile a fasce sociali dal basso rating creditizio.
Voglio terminare infine con una considerazione rivolta proprio a tutti coloro i quali in questa ultima settimana non hanno fatto altro che etichettarmi come razzista o leghista: fate attenzione invece, cari lettori, a non essere proprio voi i razzisti. Chi non lo avesse ancora compreso i cosidetti processi di integrazione tanto propagandati in passato come fenomenali processi di crescita culturale per tutti i paesi che li vogliano abbracciare, conditi da buonismo ed accoglienza sfacciata, altro non hanno fatto se non istituzionalizzare lo schiavismo moderno asservito al capitale e sfruttare senza limiti tutte quelle popolazioni che avrebbero dovuto essere oggetto di integrazione, spingendo proprio queste persone ad accettare lavori pericolosi, insalubri o fisicamente usuranti per una paga notevolmente inferiore a quella che sarebbe invece spettata ad un lavoratore autoctono.

E questa strada è stata perpetrata ai danni di altri lavoratori (italiani, tedeschi, francesi, inglesi, americani e cosi via) che hanno visto in pochissimi anni modificarsi verso il basso i loro livelli minimi salariali. L'unico beneficio che ha portato la menzogna dell'integrazione razziale è stato il vile aumento dei profitti delle grandi corporations che hanno beneficiato così di manodopera a costo inferiore senza tante seccature sindacali o rispetto per la dignità umana altrui. Chi invece si scalda tanto per consentire ed osannare le fenomenali opportunità dell'integrazione, perchè così pensa di poter aiutare queste popolazioni dai mezzi limitati, non fa altro che condannarle ad una nuova era di schiavismo moderno, andando nel contempo a compromettere il tenore reddituale dei lavoratori autoctoni. Fate quindi attenzione, ed iniziate a considerare le opportune conseguenze (i famigerati side effects) di queste politiche di integrazione infelice, in quanto il modello americano è stato esportato in tutto il mondo, Europa compresa. Gheto capio.

Eugenio Benetazzo
Fonte: www.eugeniobenetazzo.com
Link: http://www.eugeniobenetazzo.com/gheto_capio.htm
19.01.2010

Commenti (59)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Nascondi area commenti 20 caricati
    1. Pai 20 gennaio 2010

      Qui sei già più chiaro, ma sottolineo che:
      1) "L'economia americana è collassata per motivazioni razziali" sono parole di Benetazzo e se la spari grossa non puoi pretendere che uno ti capisca.
      2) L'emigrazione è un fenomeno umano. Esiste da sempre e l'uomo si sposta dove ha più chance di farcela. Tra le cause che citi che secondo te hanno prodotto il cambiamento demografico ti dimentichi di questo. Gli immigrati vanno dove c'è ricchezza e (aggiungo io) contribuiscono a produrre ricchezza perchè aumentano la domanda aggregata del paese in cui vanno.
      3) Terzializzare e delocalizzare non puoi dire che favoriscano l'immigrazione (mi sembra ovvio che sia il contrario)
      4) l'importazione della manodopera non esiste dai tempi dello schiavismo. Se volevi dire "immigrazione" stai dicendo che l'immigrazione è la causa del cambiamento demografico (grazie!)
      5) La finanziarizzazione a mio avviso non c'entra niente. Se lo sostieni devi dirmi perchè.
      6) Concludi con quello che proprio non riesco a capire. Perchè il cambiamento demografico è causo del declino.

    1. Pai 20 gennaio 2010

      Guarda, posso metterci tutta la buona volontà e l'apertura mentale di cui sono capace, ma non riesco a considerare le tue parole una spiegazione dimostrata. Sono davvero alla ricerca della verità e dispostissimo ad ammettere il mio torto, ma me lo devi dimostrare.
      Tu dici: il sistema americano non può autosostenersi (già qui dovresti dirmi il perchè già che va avanti da 100 anni). Poi passi direttamente alla "questione razza" e non spieghi perchè questo cambiamento demografico ha portato al declino americano (solo il tema del declino americano puoi darlo per scontato perchè è sotto gli occhi di tutti) ma ripeti il Benetazzo pensiero aggiungendo un altro postulato non dimostrato e cioè che solo gli inventori di un sistema possono portarlo avanti come se (concedimi l'esempio) un figlio adottivo di un WASP non fosse in grado di portare avanti l'azienda di famiglia.
      In più "marco08" ha individuato con due parole il paradosso a cui porta il ragionamento che sta alla base di Benetazzo: esportare le fabbriche o importare la manodopera non possono avere lo stesso effetto, perchè il primo, per quanto poco possano guadagnare gli immigrati o ridurre i salari degli "autoctoni" non può che far aumentare la domanda aggragata, il secondo non può che farla scendere...

    1. ADANOS 20 gennaio 2010

      Eugenio le sa bene queste cose relative al nuovo ordine mondiale con tutti gli annessi e connessi.
      l'ho constatato parlandogli di persona e m'ha detto che certe cose non può dirle in pubblico.
      Il fatto che non ne parla in pubblico è perchè questo esula dal suo ruolo di economista, e perchè se parlasse del NWO ai suoi spettacoli e nei suoi libri sarebbe subito accusato di essere un complottista paranoico e verrebbero screditate cosi anche le sue tesi economico-finanziarie e tutto il suo lavoro di saggista.
      in parole povere non può esporsi in pubblico.
      comunque nei suoi spettacoli spesso cita testualmente la "farsa dell'11 settembre" e le "scie chimiche".

    1. ADANOS 20 gennaio 2010

      Guarda che è la SPECIE umana quella a cui ti riferisci.
      Evidentemente il vecchio Albert ha rispsto con una battuta alla castronata detta dal poliziotto, visto che non mi risulta esista ne la razza tedesca ne quella ebrea.
      gheto capio:-)

    1. ADANOS 20 gennaio 2010

      Siamo alla frutta!!!
      cosa dovrebbe centrare?

    1. ADANOS 20 gennaio 2010

      il catalogo, l'enumenazione, la divisione in settori e tutte le altre menate sono pratiche discriminatorie per loro natura
      il tuo razzismo esiste dal momento che esistono le razze e le razze esistono in quanto gli esseri umani non hanno tutti le medesime caratteristiche.
      lo sapevi?
      come faresti tu a fare una qualsiasi statistica senza essere discriminatoria?

      me pare che no the ghe capio un casso

    1. Lif-EuroHolocaust 19 gennaio 2010

      Vedo che alcuni ancora sono "addormentati": l'immigrazione è elemento basilare per l'attuale economia, non perché non si voglia fare certi lavori, ma perché l'abbassamento delle attese legate al mondo del lavoro, voluto dal mondo imprenditoriale, è permesso dalla presenza di lavoratori non necessariamente meno preparati, quanto con minori aspettative come gli immigrati. E questo abbassamento delle aspettative è necessario a causa di un sistema, ormai di lungo corso, basato su guerre, da un lato, e delocalizzazioni, dall'altro. Ossia un sistema che, per la sopravvivenza delle proprie élites, ha svenduto la possibilità di un orizzonte di crescita concreta, perché basata sul lavoro nazionale, con un orizzonte di crescita supposto più ampio, perché basato su una influenza finanziario-commerciale-politico-militare sempre più ampia nel consesso globale.



      Le attenzioni delle élites sono sempre più orientate verso un orizzonte globale. Al contempo, l'orizzonte nazionale continua ad esistere, con i suoi problemi, ma se tale orizzonte è sempre più vuoto di possibilità lavorative e di sviluppo, quei problemi rischiano di ampliarsi, con rischi facilmente immaginabili per le élites.



      L'immigrazione ha quindi molteplici ragioni (no, non quella della povertà, dato che non tutti i poveri emigrano, ma principalmente alcune nazionalità. Aspetto da indagare. E no, non c'entra neanche la "geografia"). L'immigrazione amplia il bacino di lavoratori con minori aspettative, rendendo meno problematica la degradazione del lavoro nazionale (ossia nascondendone le crescenti pecche, dato che lo straniero che si sostituisce all'autoctono evidenzierà con meno probabilità i diritti sempre meno difesi). Grazie a ciò, inoltre, permette alle élites, a meno di movimenti d'opinione contrari (ma quanto forti?), di imbastire campagne volte all'accoglienza indiscriminata o ampie politiche per l'inclusione, dando l'idea che la società occidentale sia la società ideale. Un ottimo ritorno d'immagine.



      Sinteticamente: guerre e delocalizzazioni tolgono spazio al lavoro autoctono, garantendo potere alle élites occidentali. Tali élites, per proteggersi dai contraccolpi del degradarsi del lavoro autoctono, permettono l'immigrazione massificata, la quale, pur con i vari quartieri ghetto e tensioni razziali, permette allo stile di vita voluto dalle élites di ampliarsi, usando anche le comunità immigrate come trampolini verso le proprie terre d'origine.



      La controinformazione più bigotta trova analisi come queste razziste e non ha altro da proporre che "ben vi sta, porci occidentali"! Al che, invece, si può far notare come molte delle nazioni più in vista fuori dall'orizzonte occidentale (Russia, Cina, Venezuela, Iran, ecc.), indipendentemente dal fatto che abbiano o no ampie minoranze, non sono esempi di società "multietniciste", quanto, semmai di Stati con forte connotazione nazionalistica (pur con molte differenze l'uno dall'altro). Ma guarda un po'!

    1. Rossa_primavera 19 gennaio 2010

      Caro Eugenio come vedi c'e' chi riesce a darti del razzista solo perche' fai o leggi delle statistiche:in Italia ormai tutto e' diventato razzismo secondo questi benpensanti,non si puo' fischiare il calciatore Balotelli perche' si e' razzisti,mentre Materazzi e Cassano,essendo bianchi si possono fischiare tranquillamente.Non si puo' citare la statistica che il quaranta per cento della popolazione carceraria in Italia e' straniero,perche' questo desterebba nella popolazione stupida e becera un allarme sociale ingiustificato,allora bisogna dire che il 60 per cento della popolazione carceraria e' italiano.Non si puo' dire che una settimana fa in Calabria un gruppo di migranti clandestini ha messo a ferro e fuoco un paese spaventando la popolazione del posto perche' anche noi siamo stati un popolo di migranti,dunque ora ci meritiamo questo ed altro.Non si puo' dire che il serial stupratore arrestato a Milano era africano,perche' questo potrebbe portare ad una pericolosa caccia al nero o a chiunque appartenga ad una minoranza.Bisogna sfumare su tutto insomma in Italia:addirittura una lettrice ti suggerisce di non classificare piu' le persone in caucasici,neri,ispanici e asiatici ma di classificarli tutti come uomini,mi sembra un'idea geniale.Sono tutti uomini che non hanno alcuna differenza culturale,etnica,religiosa,cromosomica.Pensa ad esempio ad un abitante del quartiere di monmartre di parigi e ad un riduttore di teste cannibale del borneo,che differenze vuoi che abbiano?Nessuna in pratica.
      E poi caro Eugenio secondo me sei razzista solo per il fatto di esprimerti in dialetto veneto,il vernacolo dei leghisti e dei padani:dai vergognati almeno un po' e d'ora in avanti chiedi il permesso ai vari blogger che ti vorrebbero censurare prima di scrivere certe cose,gheto capio malmauro?

    1. nettuno 19 gennaio 2010

      Eugenio, il tuo articolo è molto stimolante, e dici cose giuste. Ma il mio pensiero è questo. Io non credo che tutta questa crisi sia arrivata per errore o per incapacità , ma che si trattasi di un disegno pianificato a tavolino. Se prima per mantenere il tenore di vita dei popoli eletti, i cosiddetti occidentali, occorreva rapinare il terzo mondo, ora la "razza padrona" ha pensato che era più conveniente portare qui un po' di terzo mondo non essendo facile trovare dappertutto della brava gente come Pinochet. 1) Rallentando la nostra economia si riducono anche i consumi perchè si hanno meno soldi. Una decrescita forzata nonostante che la pubblicità resti sempre martellante e si consuma meno petrolio, 2) Una Europa di poveri si gestisce meglio che una di ricchi (o meno poveri ) 3) Al capitalismo che ha distrutto la barriera dello stato nazionale imponendo il WTO, questo non importa in bel niente, ma estende la sua capacità di intervento al livello planetario - Bresinsky, consigliere di Obama dice a chiare lettere ; > Il popolo occidentale da tempo è stato sottomesso con la manipolazione dell’ informazione televisiva ,( gestita al pari della Nato, dal Nuovo Ordine Mondiale) ,per cui ora gli è facile abituarci a mangiare di meno. Se in Cina gli schiavi sono anche contenti, bene ! allora perché non fare la stessa cosa , quindi ci stanno preparando a vivere le condizioni dei Cinesi. Una guerra economica tra poveri, come è sempre stato. Schiavi di qua e schiavi di là ( la pensione sarà una elemosina del sistema) Il feudalesimo prossimo venturo è alle porte caro EUGENIO! Quando tu dici che ci sarà l'euro DUE dici il Vero, perchè lo scopo della moneta Euro era di rapinare l'Europa, portare gli italiani al livello dei polacchi o dei cechi, rapinando i paesi Fessi dell'Est , dopo che i loro governanti zelanti , hanno privatizzato la loro economia, vendendo così i gioielli di famiglia per inseguire il sogno UE. Una storia questa che tanto assomiglia alla favola di Pinocchio e al campo dei miracoli......Il signoraggio bancario ( che nessuno osa menzionare mai ) sottrae moneta in circolazione e cosi venendo meno la quantità della massa monetaria in circolazione si riducono gli scambi e si produce meno ricchezza. Ecco che poco alla volta il signoraggio bancario unito ai parametri di Maastricht, farà colassare l’economia europea , così come hanno fatto per quella Americana. Allora sarà possibile in questa situazione introdurre una unica moneta per il mondo occidentale. La Cina nel frattempo sta difendendo creando una moneta pro Asia , ma legata all'oro , mentre il dollaro continua ad essere legato alla carta [alla carta straccia – perchè si parla già dell’ Amero: Messico America Canada ]. Il futuro , viene visto dagli economisti storici NERO, con uno scenario prossimo di Guerra, la guerra per ricreare nuovi equilibri e per il DOMINIO GLOBALE, a cui gli Illuminati del Nuovo Ordine Mondiale, non vogliono rinunciare dal quando si sono pronunciati per bocca di Bush senior , guarda caso l’11 settembre 1992 ____ http://www.youtube.com/watch?v=7a9Syi12RJo __
      _ http://www.youtube.com/watch?v=RmO4v_4Fbec ___ GHETO CAPIO Eugenio ....

    1. Santos-Dumont 19 gennaio 2010

      Quoto l'ultima parte relativa all'impossibilità di scindere economia e politica. Leggendo l'inizio dell'articolo m'e venuta la tentazione di parafrasare Goebbels: "Quando sento parlare di buonsenso, tiro fuori il mio revolver". Saluti.

    1. Santos-Dumont 19 gennaio 2010

      Sig. Benetazzo,
      vivo da un decennio in un paese, il Brasile, che da quanto percepisco ha un rapporto di amore-odio con gli USA. Più il primo che il secondo, in verità, tant'è che è così facile dimenticare gli orrori di quella dittatura neanche tanto occultamente auspicata dagli Stati Uniti... Qui il melting pot (inteso come incrocio di razze, oltre che mera convergenza nello stesso luogo) è probabilmente anche più attivo che a nord, un certo Vianna Moog, discreto conoscitore di entrambi i paesi, in "Bandeirantes e Pioneiros" individuò la causa di ciò nella differenza tra morale cattolica dei conquistatori latini e quella protestante degli anglosassoni. Magari esiste pure un legame tra tale fatto e quello che il Brasile fu l'ultimo paese occidentale ad abolire la schiavitù (1888).
      Ciò non toglie che a tutt'oggi il Brasile sia considerato uno dei paesi più ingiusti al mondo in termini di distribuzione di ricchezza, il primo in America Latina, e questo indipendentemente dalla protezione accordata per costituzione contro il delitto di razzismo (che conduce difilato al carcere senza cauzione...) Segno che non esiste più necessariamente un legame così stretto tra razza (quale razza...?!) e reddito: nelle favelas si trovano sì persone tendenzialmente scure, ma anche biondi dagli occhi azzurri di presumibili antenati "caucasici", almeno qui nel profondo, "ricco" sud del paese. Probabilmente avrà già immaginato dove voglio arrivare: il vero razzismo, oggi, non è quello genetico bensì quello basato sulla "spendibilità" della persona. Quello che classifica gli individui in prime o subprime, determinandone direttamente la classe di consumo e indirettamente lo stile di vita: assistenza sanitaria pubblica, con tutti i relativi difetti, o costose cure mediche profumatamente pagate dall'assicurazione? Cibo scadente foriero di mille patologie, o alimentazione corretta e vita potenzialmente più lunga? Continui pure la lista come più le aggrada. A me, da semplice utente di servizi, basta dare un'occhiata agli interessi composti della mia banca, che superano il 100% all'anno (!) per capire dove porti la spirale dell'indebitamento familiare qualora si tenti di uscire dalla "prigione" della classe di consumo. Avremmo certamente potuto evitare le immigrazioni incontrollate (e incontrollabili, a meno di perdere la nostra traballante e malcelata superiorità etica) avviando seri programmi di aiuto in loco per i paesi del terzo mondo, oppure semplicemente smettendo di imporgli quel modello economico a loro estraneo che li fece uscire dall'economia di sussistenza per scaraventarli direttamente nell'inferno del capitalismo globalizzatore. Mi pare un po' tardi per lamentarsi delle conseguenze delle politiche di integrazione, quando le scelte passate ci hanno portati direttamente a dover "mangiare la minestra o saltare dalla finestra". Così come mi pare del tutto autoritario e velleitario allarmarsi, come fanno alcuni, per il deforestamento in Amazzonia, che a loro dire sarebbe una risorsa di interesse mondiale (spiacente: si tratta di una risorsa brasiliana e basta!) quando Europa e USA hanno in passato incentivato pratiche analoghe sia sul proprio territorio che su quello altrui.
      Oltre a scrivere che il "modello americano" è stato "esportato" ovunque, sarebbe il caso di chiedersi come abbia attecchito con tanta facilità, e quali siano le misure da adottare per (almeno tentare di) liberarsene. Perché la marea umana che si riversa nei paesi ricchi per assoggettarsi allo schiavismo volontario, non cesserà di farlo né con le buone né con le cattive a meno che si eliminino le condizioni che impongono tale scelta drastica.

    1. supervice 19 gennaio 2010

      Non dice che è colpa dei 'negri', ma che l'immigrazione non è più sostenibile (posso essere d'accordo), che va mantenuta l'identità nazionale (forse direi culturale, ma questa va riformata ovunque, non mantenuta, perché non esiste più nessuna comunità reale), che tutto questo è funzionale agli stessi organismi che hanno determinato la crisi, eccetera.
      Ma argomenta tutto questo come se l'immigrazione fosse un aspetto cruciale, la prima causa a cui porre rimedio, mentre mi sembra che senza cambiare le regole del mercato, è come voler sparare a un passerotto in gabbia con un pezzo d'artiglieria.
      Da qui vengono le critiche che gli vengono fatte, visto che questo modo di cercare un capro espiatorio per risolvere questioni ben più complicate ha già diversi attori nella nostra penisola, e non si può certo dire che chi sostiene queste tesi brilli per acume o competenza.

    1. Santos-Dumont 19 gennaio 2010

      NOI SIAMO E SAREMO UN PAESE CHE VIVE SULL'IGNORANZA....NON SOLO DI NON SAPERE, MA ANCHE SULL'IGNORANZA DI VOLER RIMANERE IGNORANTI.



      Allora mi permetta di darle un'aiutino, visto che questo pare il suo primo messaggio in assoluto oltre che su CDC: scrivere tutto in maiuscolo è considerato alla stregua di gridare, non credo che con una postura aggressiva otterrà molto. Ma non mi creda sulla parola, basta visitare questa pagina:
      Netiquette - Wikipedia [it.wikipedia.org]

      Saluti.

    1. nettuno 19 gennaio 2010

      Guarda che il riscaldamento glogale è una truffa. hanno manipolato i dati della CO" per fare il commercio delle Quote e limitare lo sviluppo dei paesi emergenti. . Al Gore si che è un razzista ..__http://www.youtube.com/watch?v=VYtGZeRNhqg ___http://www.bnotizie.com/2009/12/24/la-bufala-del-riscaldamento-globale/ ___

    1. Melkitzedeq 19 gennaio 2010

      Benettazzo non dice "e' colpa dei negri" lo capite o no!!!!!!!!!!!

    1. Melkitzedeq 19 gennaio 2010

      Ma non e' una contraddizione dire che esiste una sola razza e poi che il mondo e' "multirazziale"?

      P.S. forse dovresti andare a fare questa lezione ai tuoi correligionari.

    1. Melkitzedeq 19 gennaio 2010

      E' la malizia dell'"antirazzista" che vuole a tutti costi vedere il razzismo nell'articolo. Benettazzo non dice che se gli USA stanno crollando "e' colpa del negro", piuttosto la progressiva estinzione della componente originaria del capitalismo WASP e' prodotta da cause endogene e strutturali (terziarizzazione, delocazioni, importazione di manodopera a basso costo, finanziarizzazione) e l'effetto di tutto cio' e' proprio il cambiamento demografico e delle componenti etniche. Certo una volta che il processo e' innescato l'effetto diventa anche concausa che a sua volta amplifica ulteriormente gli effetti e cosi' via.

    1. Melkitzedeq 19 gennaio 2010

      Probabilmente Benettazzo lo dava per scontato, ma evidentemente per molti cosi' non e', cerco di spiegarlo brevemente io:

      Il sistema democratico e liberalcapitalista che caratterizza gli USA non può autosostenersi. Una volta estinta la componente di base (i bianchi anglosassoni prevalentemente protestanti, i cosiddetti WASP) che hanno inventato questo tipo di sistema, gli altri non sono in grado di mantenere il tutto come se nulla fosse.
      E' chiaro: ogni sistema può essere portato avanti soltanto da quella componente che lo ha creato, perchè è quella che lo ha portato a maturazione ed ha i mezzi per viverci dentro e superarlo.

    1. Altrove 19 gennaio 2010

      A me basta il contrappasso dantesco. Quello che fai ti ritorna nel bene o nel male. Mi chiedo perchè non si parla mai dei medio grandi investitori che prendono a lavorare solo persone da sfruttare, e poi si lamentano e sbraitano. Fava, sei tu che gli dai il lavoro... Ma agli imprenditori del bel paese nessuno gli dice niente, meglio prendersela con chi ti ruba il lavoro.
      Finiamola con questa storia, nessuno ti ruba il lavoro, è chi dà il tuo posto ad un altro perchè gli costa meno che te lo sottrae con un bel sorriso. A me non mi hanno mai fermato per strada dicendomi "o il lavoro o la vita", ma mi hanno detto caso mai "qui la paga è questa". Credetemi poi, a fare il muratore non si guadagna mica male, però di italiani che lo fanno non ce ne sono molti (ho molti amici muratori). Chissà... Adesso tutti vogliono fare design, visual art, house dj-set fashion program e altre aberrazioni commerciali. Quindi le analisi di benetazzo sono interessanti, ma secondo me molto parziali... saluti

    1. Truman 19 gennaio 2010

      Un articolo molto stimolante, scritto all'interno di un sistema ideologico che ha molto della religione. Non è una novità, la tendenza religiosa degli economisti è qualcosa di ricorrente.

      Marx riciclò l'escatologia cattolica come dittatura del proletariato seguita dal comunismo, catturando così miliardi di seguaci.

      Per lungo tempo poi ci hanno venduto il mito del peccato originale rieditato come debito pubblico. Tutti nasciamo colpevoli / debitori a causa del peccato / debito commesso dai nostri progenitori. Tutti dobbiamo chinare la schiena e lavorare duramente.


      Gli economisti neoliberisti per anni e anni hanno ripetuto mantra sulle virtù taumaturgiche del mercato, panacea in grado di risolvere tutti i problemi nei rapporti umani.

      Oggi la ripetizione dei mantra è focalizzata sulla fantomatica ripresa che sta arrivando, una ripresa che vedono solo gli economisti ed i seguaci del loro credo.


      Bisognerebbe rileggere Samir Amin ed il suo "Il capitalismo senile", dove parlava dei saperi immaginari dei chierici medievali e di come tali saperi fornivano un potere reale sulle masse.


      Benetazzo si muove all'interno di un sistema religioso, dove chi ha fede trova sempre una spiegazione razionale. Solo che la spiegazione razionale vale solo all'interno del suo sistema di valori.

      Cito:

      il periodo di studio all'interno degli States ha voluto essere di natura prettamente inquisitoria
      .

      Come gli inquisitori medievali, Benetazzo sa già che dove c'è un problema troverà il Diavolo e che il rimedio consiste nel far fuggire via il diavolo. Non è un gioco, per chi ha fede gli esorcismi funzionano.

      Il diavolo di Benetazzo è l'immigrazione incontrollata, il melting pot, causa di tutti i mali dell'economia, in USA come in Italia.

      Detto ciò, il suo discorso fila, almeno finchè si crede al Diavolo.



      In definitiva, questo ed il precedente sono buoni articoli, nei limiti del sistema religioso all'interno del quale si muovono.

Visualizzati 20 di 59 commenti approvati.