GHETO CAPIO

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DI EUGENIO BENETAZZO

eugeniobenetazzo.com

Nel dialetto veneto, soprattutto nell'hinterland vicentino, vi è una locuzione verbale molto diffusa, "gheto capio" che significa "hai capito ?" utilizzata spesso anche come modo per intercalare durante una
conversazione con uno o più interlocutori. Scrivo questo redazionale per rispondere alle accuse di leghismo e razzismo che mi sono state rivolte in occasione della pubblicazione di un altro articolo
di inchiesta, al cui interno analizzavo la società americana sulla base della sua attuale situazione macroeconomica come conseguenza della sua stessa struttura sociale. Premetto che i complimenti ed apprezzamenti migliori li ho ricevuti proprio da persone che vivono e lavorano negli States da anni, i quali hanno confermato pienamente l'outlook di analisi che ho dipinto per l'America dei 50 Stati. Le accuse più infamanti invece sono arrivate da lettori italiani (molti dei quali non hanno mai visitato il paese in questione) che hanno recepito il mio redazionale come una manifestazione di appoggio
politico a questa o quella forza politica.

La caratteristica principale della popolazione italiana è
rappresentata dal classismo sociale: questo significa che qualsiasi
tipo di affermazione, proposta, contestazione o critica deve essere
sempre riconducibile a qualche movimento politico. Della serie, se
Benetazzo dice che l'America è fallita a causa della sua
composizione etnica allora significa che è leghista o estremista
di destra e pertanto questo determina l'ammirazione di quella parte
politica o il disprezzo della parte avversaria. Mi rammarico per questo
e temo che difficilmente il futuro del nostro paese possa essere roseo
visto che non potrà mai vincere il buonsenso, ma solo un
determinato colore politico. Quanto ho precedentemente scritto, come
tutte le altre mie opere intellettuali, sono frutto di un'analisi
economica e non di una appartenenza politica. Vi è di
più: il periodo di studio all'interno degli States ha voluto
essere di natura prettamente inquisitoria nei confronti della
società e dell'apparato economico, e non volto a
visitare la Statua della Libertà a NY, Ocean Drive a Miami,
il Museo della Coca Cola ad Atlanta, Rodeo Drive a Los Angeles, la
Strip a Las Vegas e così via. Nel mio caso questo tipo di
attrazioni sono state ignorate (tranne in parte per Las Vegas), in
quanto ho voluto conoscere e studiare l'America e gli Americani per
come producono, per come consumano e lavorano, come si indebitano e
cosi via. La mia permanenza pertanto non è stata caratterizzata
dallo svago e dal divertimento, quanto piuttosto dall'analisi, sintesi
e riflessione su quanto raccolto.


Ho avuto modo di visitare numerose banche e grandi corporation,
intervistare brokers ed executive, incontrare giornalisti e
reporter indipendenti: il quadro che ne è uscito (che vi piaccia
oppure no) contempla quanto scritto in precedenza. Ad
esempio a Miami non mi sono sollazzato in spiaggia sotto il sole o
sbronzato di tequila nei locali latinoamericani durante le notti brave,
quanto piuttosto ho incontrato numerosi realtor, building developer e
mortgage brokers, oltre che visitare i famosi appartamenti in svendita
con il 60 % di sconto. Ad Atlanta invece (correndo non pochi rischi) ho
visitato il quartiere dei neri a Downtown intervistando numerose
persone che avevano appena perduto il posto di lavoro e vivevano con il
sussidio federale. Quello che ne è uscito è un quadro con
una logica di esame ben comprensiva se vista nel suo insieme. Il primo
paese al mondo che ha delocalizzato (prima in Messico, poi in Cina,
dopo in India ed ora in Vietnam) sono stati proprio gli Stati Uniti, ed
ora stanno pagando il conto di quella scellerata strategia di svendere
le loro produzioni all'Oriente e contestualmente anche i posti di
lavoro. In parallelo a questo si è verificato uno spropositato
overbulding (eccesso di costruzione) grazie al mutuo facile a soggetti
underscoring (low and bad credit, solitamente persone di etnia nera,
ispanica od orientale). La Fed ha poi aiutato a far peggiorare il tutto
con grande incoscienza attraverso una politica monetaria suicida.


L'accusa più ridicola mi è stata mossa da italiani (che
non sono mai stati negli USA) i quali contestano i dati da me forniti
circa la composizione demografica dell'America sostenendo che secondo
l'ultimo censimento la popolazione statunitense è costituita dal
60% di bianchi caucasici, il 15% da afroamericani, il 15 % ispanici, il
5% da orientali ed il restante da una molteplicità di etnie.
Presa in senso generalizzato questa è la statistica media della
popolazione americana. Tuttavia i 2/3 degli americani vive in aree
metropolitane od urbane con più di 100.000 abitanti: l'intera
economia statunitense è radicata e sviluppata nelle grandi aree
metropolitane. Ma nelle aree metropolitane non abbiamo questa
ripartizione: suvvia, non crediate ciecamente a me, ma almeno ai
rapporti demografici che descrivono le aree in questione. Solo nelle
prime dieci aree metropolitane (ce ne sono 52 in USA) vivono almeno
più di 100 milioni di persone.

Metro Area Popolazione Caucasici Neri Ispanici Asiatici
New York 19.000.000 35 25 20 10
Los Angeles 12.800.000 20 10 40 10
Chicago 9.500.000 30 30 25 10
Miami 5.400.000 15 25 45 10
Dallas 6.300.000 30 35 20 10
Seattle 3.350.000 50 20 15 10
Phoenix 4.200.000 50 10 25 5
Houston 5.700.000 28 25 35 5
Detroit 4.400.000 12 81 5 5
Atlanta 5.300.000 38 55 3 5

La tabella di sintesi conferma pienamente quanto avevo precedentemente espresso. Se invece andate a visitare i paesini rurali in cui vive il restante 1/3 degli americani scoprirete con grande sorpresa che la popolazione è costituita al 98% da bianchi caucasici (ad esempio Springfield in Nebrasca rappresenta un insignificante nucleo cittadino con appena 1500 abitanti, il 99% dei quali sono bianchi caucasici). Sono i nuclei di insediamento nelle aree rurali che alzano abbondantemente la percentuale dei bianchi per tutta la popolazione, tuttavia queste piccolissime comunità vivono di una economia stanziale caratterizzata da relazioni commerciali quasi rarefatte: difficilmente vi troverete la sede di una grande corporation o il jet market di una famosa catena alimentare.

Inoltre anche i dati in percentuale che io stesso ho preso come riferimento (sull'ultimo censimento datato dieci anni or sono) sono discutibili. Ma in peggio. Infatti non contemplano i flussi di immigrati clandestini che entrano in America soprattutto dal Messico, una stima piuttosto ottimistica parla infatti di almeno 15 milioni di clandestini. Solo nella città di Houston si stimano 500.000 presenze. Sono proprio le grandi città metropolitane infatti che diventano le porte di ingresso preferite per l'immigrazione clandestina e per le migrazioni dei nuclei familiari. Ma il dato più significativo che conferma il profondo cambiamento del tessuto sociale statunitense è riferito ai diversi trend di crescita di ogni etnia, con in testa al momento la popolazione ispanica, la quale rappresenterà il 40 % della popolazione statunitense entro il 2030.

Chi ancora non fosse convinto di questo quadro spero si convinca almeno della voce autorevole di Market Watch, la prestigiosa testata giornalistica online statunitense, la quale ancora nel 2007 in un passato redazionale analizzava i rischi per l'economia americana legati al credito facile a fasce sociali dal basso rating creditizio.
Voglio terminare infine con una considerazione rivolta proprio a tutti coloro i quali in questa ultima settimana non hanno fatto altro che etichettarmi come razzista o leghista: fate attenzione invece, cari lettori, a non essere proprio voi i razzisti. Chi non lo avesse ancora compreso i cosidetti processi di integrazione tanto propagandati in passato come fenomenali processi di crescita culturale per tutti i paesi che li vogliano abbracciare, conditi da buonismo ed accoglienza sfacciata, altro non hanno fatto se non istituzionalizzare lo schiavismo moderno asservito al capitale e sfruttare senza limiti tutte quelle popolazioni che avrebbero dovuto essere oggetto di integrazione, spingendo proprio queste persone ad accettare lavori pericolosi, insalubri o fisicamente usuranti per una paga notevolmente inferiore a quella che sarebbe invece spettata ad un lavoratore autoctono.

E questa strada è stata perpetrata ai danni di altri lavoratori (italiani, tedeschi, francesi, inglesi, americani e cosi via) che hanno visto in pochissimi anni modificarsi verso il basso i loro livelli minimi salariali. L'unico beneficio che ha portato la menzogna dell'integrazione razziale è stato il vile aumento dei profitti delle grandi corporations che hanno beneficiato così di manodopera a costo inferiore senza tante seccature sindacali o rispetto per la dignità umana altrui. Chi invece si scalda tanto per consentire ed osannare le fenomenali opportunità dell'integrazione, perchè così pensa di poter aiutare queste popolazioni dai mezzi limitati, non fa altro che condannarle ad una nuova era di schiavismo moderno, andando nel contempo a compromettere il tenore reddituale dei lavoratori autoctoni. Fate quindi attenzione, ed iniziate a considerare le opportune conseguenze (i famigerati side effects) di queste politiche di integrazione infelice, in quanto il modello americano è stato esportato in tutto il mondo, Europa compresa. Gheto capio.

Eugenio Benetazzo
Fonte: www.eugeniobenetazzo.com
Link: http://www.eugeniobenetazzo.com/gheto_capio.htm
19.01.2010

Commenti (59)

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    1. raffa1980 19 gennaio 2010

      la mia non solo e' classe e' stile
      ma anche maturita'.

      non ho voglia di perdere tempo con uno che scrive questo E' IL KARMA

      RIMANI COME SEI E CON I TUOI AMICHETTI,E NEL TUO MONDO
      SALUTAMI L' UOMO TIGRE

      SALUTI

    1. PIEROROLLA 19 gennaio 2010

      PER EUGENIO BENETAZZO:

      IL DIRITTO DI SAPERE: LA LEZIONE DI HAITI [www.ildirittodisapere.com]
    1. supervice 19 gennaio 2010

      Sono tra quelli che ha inviato una mail a Benetazzo per manifestare
      un personale approccio alla questione un po' più complesso di quello da lui usato del precedente articolo.
      La sua mail di risposta, anche se rapida, mi è sembrata scritta e poi postata su una mailing list, visto che mi ha accusato di avergli dato del razzista, quando questo non era assolutamente vero.
      Quello che io vedo dai due articoli di Benetazzo è che non sarebbe possibile scrivere in quel modo se non si viene dalla provincia veneta che è riuscita a farsi strada in Italia, grazie all'assoluta dedizione al lavoro (e a poco altro), allo sfruttamento del caporalato in maniera ben più diffusa di quanto avvenga nel resto d'Italia e dal mantenere le dimensioni delle aziende al di sotto dei 15 lavoratori, in modo da non dover aver a che fare con le pastoie dello Statuto dei Lavoratori.
      Oltre a questo, e non è una questione formale, contesto il suo uso dei termini 'razziale', 'multirazziale', che sono termini inesistenti, e che non mi sognerei mai di usare per l'amore che ho verso la lingua italiana.
      E il Benetazzo, ragazzo intelligente ma forse poco attento alle parole degli altri, insiste ancora a voler pensare che la crisi economica internazionale sia dovuta all'immigrazione, e questa è una castroneria, visto che è l'economia di mercato che richiede masse di disoccupati, ossia persone ricattabili e disposte ad accettare qualsiasi condizione pur di aver la possibilità di sopravvivere, ed è disposta a delocalizzare (proprio come dice lui) quando deve andare a caccia di profitti maggiori.
      Altra cosa che non ho capito del precedente articolo è dove lui abbia scorto nella civiltà USA un'identità sociale o etnica, visto che il razzismo verso italiani, latini europei, irlandesi, polacchi è stata una costante fino agli anni '60. Gli USA sono un paese d'immigrazione, che ha ottenuto lo status di potenza mondiale grazie al fatto di poter disporre di un continente vergine e pieno di risorse da sfruttare; ora che queste risorse stanno finendo, stanno cercando di trovarle in altri continenti, in qualsiasi maniera possibile.
      E poi pur stimando Benetazzo, non se ne può più di frasi del tipo "io parlo di economia, non di politica", come se l'economia non fosse l'unica piattaforma di elaborazione politica presente oggi al mondo. Lui parla di politica eccome; mi sembra lo stesso discorso fatto dagli ultras, che dicono di non fare politica, quando poi la politica è presente nei cori, negli striscioni, nei gemellaggi, nel merchandising (economia politica in questo caso), nei 'buuuu', eccetera, eccetera.
      Insomma, ho invitato Benetazzo a guardare la luna e non il dito,
      ma non mi sembra che abbia voluto prendere in considerazione questo proposito.

    1. PIEROROLLA 19 gennaio 2010

      1) L'avarizia, il saccheggio delle culture altrui chi li ha fatti?

      2) Chi ha colonizzato gran parte del mondo uccidendo e rubando le popolazioni autoctone?
      3) Il genocidio ed il saccheggio delle risorse naturali del pianeta e' fatta da ispanici, orientali o neri?
      4) Il capitalismo e lo sfruttamento umano sono stati creati dai negri? 5) L'impoverimento di nazioni ricche le quali possiedono un enorme quantità' di risorse naturali... Come si spiega la loro povertà'?
      6) Chi finanzia i colpi di stato dei paesi sudamericani con governi democraticamente eletti? Eugenio: Dire ciò che hai detto e come dire che la colpa dei preti pedofili appartiene a Dio e non all'uomo.
      IL RISCALDAMENTO GLOBALE E' STATO GENERATO AL 90 DAI (BIANCHI CAUCASICI EGOISTI E IPOCRITI, MENTRE IL RESTO DEL MONDO VIVEVA SOLO DALLE BRICIOLE.

    1. Eli 19 gennaio 2010

      Penso che dobbiate tutti rassegnarvi: il mondo è multirazziale, e dunque lo sono e lo saranno anche le varie società nei diversi paesi. Anzi, al mondo vi è una sola razza: LA RAZZA UMANA, come ebbe a rispondere Albert Einstein al poliziotto beota alla dogana americana, che insisteva:"Ma lei è tedesco o ebreo? A quale razza appartiene?". Ed Einstein: "Alla razza umana".

    1. duca 19 gennaio 2010

      Forse si potrebbe mettere in termini più digeribili dicendo che i flussi migratori di personale non qualificato, spesso clandestino, disperato e ignorante (nel senso del participio presente: che ignora) le regole con cui si scambia sul mercato la propria forza lavoro hanno ingrossato quelle fasce deboli della popolazione che sono state di fatto il detonatore della crisi subprime dato che certi sciacalli, che in teoria avrebbero avuto in mano gli strumenti culturali per capire le scellerate conseguenze di ciò che stavano facendo, hanno concesso credito a gò-gò a gente che oggettivamente non era solvibile: Ghetocapìo?
      Certo l'equazione tra "ispanici/afroamericani/cinesi" e "ignorante, poveraccio, feccia" è estremamente grossolana e certamente stomachevole, ma in assenza di statistiche approfondite può dare un'idea molto di prima approssimazione sull'entità del problema dello sfruttamento in una società. Mi sembra chiaro però, sia dal primo articolo che da questo, che Benettazzo "non ce l'ha con i negri" bensì con chi se ne approfitta (come diceva Petrolini a chi disturbava ai suoi spettacoli, nun ce l'ho con te, ma con quello a fianco che nun te butta de sotto!). Alla fine della fiera il discorso, sostanzialmente condivisibile, mi sembra essere che "iniettare" in un corpo sociale in cui valgono certe regole degli elementi "esterni" che non conoscono quelle regole e sono disposti, per disperazione, ad accettare la deregulation totale, è come mettere dello zucchero nella benzina del motore. Ma rimane chiaro che la colpa non è dei disperati che arrivano, ma di chi li manovra (d'altra parte Rosarno docet...).

    1. cris79 19 gennaio 2010

      concordo quasi totalmente su quello che ha scritto Benetazzo...e sono anche convinto che un paese multirazziale,distrugga un tessuto sociale...non è razzismo, ma non funziona e l'esempio sono gli stati uniti.
      A parte chi la criticato per razzismo o leghismo, che non ha capito quello che intendeva dire...nel precedente articolo aveva detto che "L'economia americana è collassata per motivazioni razziali"..ecco questo è sbagliato o almeno è solo una delle cause. Il sistema è morto nel momento che migliaia di aziende hanno delocalizzato e reso le persone ultra flessibili nel mercato del lavoro,togliendo di fatto ogni certezza di prospettiva alla maggioranza delle persone.
      è la cosa più semplice del mondo,se non lavori continuativamente non hai soldi per pagare l'affitto o il mutuo,ti privi di tutto ciò che puoi fare a meno.
      Se le persone avevano ancora un lavoro,probabilmente non ci sarebbe stata quella catastrofe immobiliare di case sequestrate perchè non riuscivano a pagarle...se rompi il sistema,cade tuto come un castello di sabbia...nel primo articolo avevi tralasciato fuori la prima delle cause del sistema...a mio giudizio le altre sono ugualmente importanti: banche,mutui,carte di credito e tute le altre bolle speculative ma sono figlie della prima causa,quello della delocalizzazione e precarizzazione.
      Quella multirazziale invece è molto importante a livello sociale,non puoi distruggere una cultura in nome del capitalismo....è una bomba sociale che si allarga sempre più negli Stati Uniti come in Europa...Benetazzo qua ha detto cose tremendamente vere,cosa volete un mondo con bianchi blindati nei propri quartieri ricchi e il resto ghetizzati..l'esempio degli Usa deve fare riflettere,vorremo una milano o qualsiasi città come una Los Angeles? dove ci sono migliaia di persone che vivono in gang e senza una via di uscita?

    1. AlbertoConti 19 gennaio 2010

      Mi autocito, tanto è breve:
      "Concordo con le critiche a questo articolo. Non dimentichiamo che Benettazzo è veneto, e la cultura leghista non perdona! Vediamo però la parziale verità che contiene. Per me è la dimostrazione dello stesso fenomeno di casa nostra, la sperequazione interna è lo specchio della sperequazione esterna attuata tramite geopolitiche criminali. E come meravigliarsi di questo stato di fatto, se la causa è unica? Attenzione però a non cadere nell'illusione manichea, perchè la responsabilità è polverizzata, è forse l'unica cosa che fa veramente dell'occidente un'unica grande "Public Company". Caro Benettazzo, conosci te stesso!"

      Chiarisco: la "cultura leghista" sottolinea continuamente quest'aspetto della questione immigrazione, condendolo poi di xenofobia e razzismo (che voglio ben sperare non appartengano al Benettazzo-pensiero).
      Questa verità della demolizione del valore del lavoro, attuata su più fronti oltre a quello della concorrenza con l'immigrato-sfruttato, trova però il silenzio-assenso della stessa vittima, la popolazione ai vari livelli di reddito al di sotto dello spartiacque con l'area dei "collaboratori" più attivi nella prassi della sopraffazione economica sul fronte interno ed estero. Per questo si è fatto fuori il ceto medio: da una parte chi non vede perchè ha la pancia piena e gli sembra normale così, dall'altra chi non vede per incapacità di vedere oltre l'apparenza e il fumo mediatico.
      Ciò non toglie nulla alle responsabilità dirette degli uni e degli altri, il maleficio non è una scusante per poter dire "non me lo merito".
      In tal senso c'è un disperato bisogno di saggezza introspettiva.

    1. Eli 19 gennaio 2010

      Non c'è niente da fare: Eugenio, proprio non capisci. Il razzismo non è nell'accusare i neri, i messicani o gli asiatici di aver stravolto l'economia americana. Il razzismo è nel considerare gli abitanti di una città, per esempio New York, divisibili in 35% di caucasici, 25% di neri, 20% di ispanici, etc.
      Eugenio, New York ha 19.000.000 di abitanti. Punto. Questo è quanto. La suddivisione in razze è assolutamente arbitraria, deplorevolmente abbietta, umanamente disgustosa. Il capitalismo ha abbassato i salari, in Europa e negli Stati Uniti, ed ha creato l'instabilità lavorativa, perché l'avidità degli sciacalli capitalisti è aumentata, ed il loro desiderio di maggiori profitti, è in ascesa, perché grazie alla loro avidità aumentano i costi, e loro si devono garantire sempre maggiori profitti. Non è stata responsabilità dell'idraulico polacco, o dell'operaio magrebino. Oggi il mondo del lavoro sta tornando ai modi ed alle regole del 1700, prima della Rivoluzione Industriale, con la conseguente perdita dei diritti e della sicurezza economica.
      Le migrazioni dai paesi poveri nascono dal colonialismo che ha depredato le loro terre, e che ha mantenuto al potere tiranni assetati di sangue e ricchezze, sostenuti dai paesi europei e dagli USA. Ora l'onda lunga dello sfruttamento coloniale sta tornando indietro, sotto forma di disperati che chiedono un lavoro ed una vita ai loro aguzzini. Si chiama Legge del Karma.

    1. redme 19 gennaio 2010

      ooh..che classe!..che stile!...

    1. raffa1980 19 gennaio 2010

      QUESTA E' LA PRIMA VOLTA CHE INTERVENGO....NON CREDO CHE EUGENIO ABBIA BISOGNO DI DIFENSORI
      DAL MOMENTO CHE E' UNO DEI RARISSIMI ECONOMISTI CHE HA LE PALLE E LA POSSIBILITA' DI DIRE CIO CHE VIENE NASCOSTO E CHE SI TROVA SOLO SU DETERMINATI SITI.
      LASCIO SUBITO DA PARTE LA CRITICA SUL PRESUNTO RAZZISMO PERCHE' LE CRITICHE FATTE DA STUPIDI FINTI PERBENISTI MI FA VOMITARE.

      SONO 10 ANNI CHE FREQUENTO GLI STATI UNITI...10 ANNI IN CUI HO VISTO CAMBIARE L 'AMERICA PROFONDAMENTE , HO VISITATO 32 STATI HO VISTO CITTA' LUOGHI, INCONTRATO GENTE, NON HO AVUTO LA FORTUNA DI ENTRARE NELLE GRANDI BANCHE E CORPORATIONS COME EUGENIO MA HO SAPUTO VEDERE CON OCCHIO CRITICO E SONO RIUSCITO A SBIRCIARE DOVE NON SI DOVEVA. (pentagono compreso)
      BASTEREBBE PRENDERE ANCHE LA PIU RIDICOLA GUIDA TURISTICA SUGLI STATI UNITI PER DIMOSTRARE CHE I DATI DI EUGENIO SONO VERISSIMI....
      Percio' se iniziaste ad usare il web come si deve
      INVECE DI RINCOGLIONIRVI CON FACEBOOK E CHAT VARIE.....probabilmente non staremmo qui a perdere tempo a discutere.
      NOI SIAMO E SAREMO UN PAESE CHE VIVE SULL'IGNORANZA....NON SOLO DI NON SAPERE, MA ANCHE SULL'IGNORANZA DI VOLER RIMANERE IGNORANTI.

      TANTO SABATO E DOMENICA C'E IL CALCIO QUINDI PASSA TUTTO, NO?
      AH BEH LUNEDI C'E ANCHE IL GRANDE FRATELLO QUINDI.......

      FINO A QUALCHE ANNO FA L'ORO ERA IL BENE DI RIFUGIO.....

      ........IN ITALIA L'IGNORANZA E' IL BENE DI RIFUGIO.!!!!!

      SALUTI

    1. marco08 19 gennaio 2010

      Concordo, oltretutto partire dalla questione razziale per giustificare il cosidetto fallimento del turbocapitalismo è controproducente e finisce proprio per giustificare quel senso un pò razzista del vecchio articolo di Benetazzo ma anche di altri suoi scritti dove pone sullo stesso piano l' esportazione delle grandi aziende e del loro manufatto nazionale con il fenomeno dell'immigrazione che ha origini ben diverse.

    1. lkst76 19 gennaio 2010

      Bravo Eugenio,hai risposto bene ai classici italiani che capiscono sempre fischi per fiaschi.....e ancora si ostinano!

    1. Pai 19 gennaio 2010

      Eugenio, nessun pregiudizio, ma certo non puoi esentarti dal dare una dimostrazione se affermi che "L'economia americana è collassata per motivazioni razziali".
      Forse ti è sembrato di dimostrare qualcosa, ma rileggi ciò che hai scritto e non troverai uno straccio di nulla (se avessi l'abitudine di rileggere ciò che scrivi magari eviteresti pure di fare qualche errore di grammatica).
      L'immigrazione alza l'offerta di lavoro, tiene bassi i salari, alza il tasso di disoccupazione che aiuta a tener bassa l'inflazione. E allora? Vuoi dire che è questa la causa del declino americano?

    1. Jack-Ben 19 gennaio 2010

      quoto in toto ....

    1. Nellibus1985 19 gennaio 2010

      Noi abbiamo acquistato e conquiniamo ad acquistiare vestiti, cibi e qualsiasi altra cosa creata grazie allo sfruttamento delle popolazioni dell'Asia e dell'Africa, operato da alcuni nostri rapaci connazionali, senza batter ciglio. Se la Shell brucia milairdi di metri cubi di gas nel delta del Niger devastando l'ambiente circostante e uccidendo le popolazioni che vivono per permettere a noi europei di circolare liberamente con le nostre automobili, noi lo accettiamo. Se poi le popolazioni Ogoni in fuga da quell'inferno cercano di entrare in Italia o in Spagna, accettando di lavorare nelle peggiori condizioni possibili pur di campare alla meno peggio, si vuole impedire a costoro di entrare a tutela delle famiglie dei lavoratori? Io non credo si possa accettare questo. Ma è una mia idea. Saluti.

    1. thomasmalory2008 19 gennaio 2010

      Coloro che hanno promosso lo sfruttamento intensivo di manodopera a basso costo e terreni fertili dell'Africa e dell'Asia ed hanno beneficiato dell'immane sofferenza causata ai popoli indigeni non coincidono con chi perde diritti e status socio economico a seguito dell'immigrazione .
      Sono soggetti diversi .
      Pertanto non vedo perchè i secondi non debbano difendere se stessi , le prorie famiglie e il proprio futuro

    1. Nellibus1985 19 gennaio 2010

      Io avevo criticato Benetazzo per l'articolo precedente ma non mi sono neppure sognato di affibbiargli etichette razziste o leghiste. Non si discute in questa maniera. Chi non riesce ad andare oltre il feticismo d'appartenenza difficilmente potrà riflettere lucidamente su un fenomeno simile. Questo articolo chiarificatore rettifica il precedente, nel quale Benetazzo aveva espresso forti critiche per il mancato freno alle continue ondate immigratorie, causa originaria dell'impoverimento dell'intera classe lavoratrice. Questo secondo me è inconcepibile perchè dopo aver promosso lo sfruttamento intensivo di manodopera a basso costo e terreni fertili dell'Africa e dell'Asia ed aver beneficiato dell'immane sofferenza causata ai popoli indigeni (vedremo cosa accadrà ad Haiti) non si può trincerarsi dietro uno squallido protezionismo volto a "tutelare" i lavoratori. Il libero mercato, di cui tutti si riempiono la bocca, ha i suoi pesi e contrappesi. Il presente articolo mi sembra comunque molto più saggio ed equilibrato, sicuramente condivisibile. Saluti.

    1. Cornelia 19 gennaio 2010

      Ha ragione dalla prima all'ultima riga. Invece l'astutissimo italiano è ancora fermo alle uniche due idee che conosce: "dalli al negher" oppure "poveri migranti".

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