EUTANASIA DEL REALE

EUTANASIA DEL REALE

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Fine dell’empatia comunicativa e inizio della distopia sociale, indotta ad arte dalla meraviglia multimediale dei visual network. Il 1989 è un anno di svolta, è l’anno in cui la società dello spettacolo diventa schiava di se stessa, in cui lo spettacolo viene trasformato in strumento di disperazione e di morte e si rompe quel patto millenario dell’illusione scenica utilizzato fino a quel momento per la promozione culturale della società, ridotta ora a semplice scenografia teatrale. Un teatro che rinnega se stesso, un teatro che uccide.

Il senso dell’incertezza della “società liquida” lo si riconosce anche nell’esercizio ossessivo della “navigazione in rete”, dove ci si connette immediatamente con gli altri, ma in realtà con altrettanta facilità ci si disconnette, smantellando con un canc i legami interpersonali che ci disturbano.

Navigazione rischiosa e temeraria, in cui viene consentito all’individuo di essere in un altrove extraterritoriale e slegato dallo spazio fisico del suo corpo e dal tempo della sua coscienza. 

Lo dice anche Giorgio Agamben, illustre filosofo italiano, che ha sintetizzato in modo magistrale la vicenda di Timisoara e del “falso genocidio” che la polizia di Ceausescu avrebbe provocato appunto nel 1989, anno in cui si manifesta la nascita delle notizie/spettacolo, funzionali al sostegno delle guerre moderne.

Venne allestito una sorte di set cinematografico dell’orrore, per criminalizzare Ceausescu:

«Per la prima volta nella storia dell’umanità, dei cadaveri appena sepolti o allineati sui tavoli delle morgues [degli obitori] sono stati dissepolti in fretta e torturati per simulare davanti alle telecamere il genocidio che doveva legittimare il nuovo regime. Ciò che tutto il mondo vedeva in diretta come la verità vera sugli schermi televisivi, era l’assoluta non-verità; e, benché la falsificazione fosse a tratti evidente, essa era tuttavia autentificata come vera dal sistema mondiale dei media, perché fosse chiaro che il vero non era ormai che un momento del movimento necessario del falso. Così verità e falsità diventavano indiscernibili e lo spettacolo si legittimava unicamente mediante lo spettacolo. Timisoara è, in questo senso, l’Auschwitz della società dello spettacolo: e come è stato detto che, dopo Auschwitz, è impossibile scrivere e pensare come prima, così, dopo Timisoara, non sarà più possibile guardare uno schermo televisivo nello stesso modo» (Agamben 1996).

Nei mesi successivi si accertò che le notizie non provate dei giorni precedenti andavano drasticamente ridimensionate, che le foto dei cadaveri erano un “falso giornalistico” e che non c’erano state fosse comuni, 
i giornali rettificarono e la vicenda fu presto archiviata di fronte ai grandi eventi che si prospettavano: il collasso dell’URSS, la Prima Guerra del Golfo, ecc …

La guerra moderna dunque “sola igiene” del mondo, viene anticipata da eventi traumatici sapientemente orchestrati dal regime e funzionali agli step successivi, con la produzione del falso giornalistico, per suscitare attraverso il terrorismo mediatico l’indignazione della gente e poi di conseguenza l’attacco aereo e il massacro dei civili. Così è avvenuto anche nel 1991 durante la prima guerra del Golfo, sostenuta anch’essa dalle solite denunce false: un’agenzia pubblicitaria denunciava il fatto che i soldati irakeni “tagliavano le orecchie” ai kuwaitiani che resistevano, poi che gli invasori avevano fatto irruzione in un ospedale “rimuovendo 312 neonati dalle loro incubatrici e lasciandoli morire sul freddo pavimento dell’ospedale di Kuwait City.”

Il linguaggio dell’immagine diventa il luogo politico per eccellenza, il luogo del conflitto estremo, oggetto 
di una contesa e di una manipolazione senza precedenti, dove il rapporto tra la scenografia e la sfera dei mezzi puri o dei gesti cognitivi si emancipa dalla sua relazione ad un fine. Il video/teatro o la notizia/spettacolo perdono ogni tipo di senso didascalico, per dotarsi delle categorie della guerra, che prima di essere morte fisica segneranno la morte ontologica del teatro, così come è stato inteso da millenni. Il teatro muore nel momento in cui uccide la realtà: viene così realizzato il delitto perfetto !

Infatti nel 1991 gli psicopatici della CIA organizzarono una psywar (psychological warfare) per demonizzare Saddam Hussein agli occhi del suo stesso popolo e facilitare così l'attacco. Avrebbero dovuto diffondere in Iraq un video in cui veniva mostrato il dittatore iracheno mentre faceva sesso con un ragazzo, naturalmente ripreso da una telecamera nascosta, come se si trattasse di una registrazione clandestina. Il video venne effettivamente girato, con un sosia di Saddam e alcuni agenti della CIA camuffati da arabi. Poi il progetto venne bloccato, di fronte ad altre strategie di false flag.

Il 2 agosto 1990 la 1° guerra del Golfo inizia prima sui mass media, poi nella realtà, con il simbolico conflitto tra Bush e Saddam Hussein avvenuto attraverso i canali della comunicazione, in cui entrambi si scambiavano minacce e sfide, appelli rivolti all’estero in nome del diritto internazionale o dei comuni valori religiosi e culturali del mondo arabo. La radio funzionò anche come strumento di spywar, la “Voice of America” tentò di minare il morale dei soldati iracheni dando notizia di un avvelenamento dell’acqua dei pozzi del deserto.

Sul fronte interno venne applicata una strategia di news management sui media americani (e di riflesso su quelli mondiali), prima per ottenere l’approvazione dell’ONU all’intervento armato, poi per il consenso interno alla guerra. L’amministrazione Bush diffonde il dato della presenza di 250.000 soldati iracheni e 1.500 carri armati in Kuwait (ma i satelliti sovietici non li vedono).

Intanto il governo kuwaitiano in esilio si affida alla maggiore agenzia americana di pubbliche relazioni, la “Hill & Knowlton”, che cerca di influenzare l’opinione pubblica utilizzando tecniche di marketing commerciale, demonizzando Saddam Hussein con l’accostamento rispetto ad Hitler, che si rivelerà una delle strategie vincenti per la mobilitazione dell’opinione pubblica contro l’Iraq.

Prova della malvagità irachena è anche la testimonianza portata da una ragazza quindicenne kuwaitiana a Washington davanti alla Commissione Difesa, dice infatti che i soldati iracheni staccavano la corrente elettrica alle incubatrici degli ospedali, per fare morire i neonati kuwaitiani. Questa testimonianza si rivelerà un falso, la ragazza era in realtà la figlia dell’ambasciatore kuwaitiano all’ONU e aveva recitato un copione preparato dalla “Hill & Knowlton”.

In questo senso quella del Golfo è stata la prima guerra televisiva, perché ha sfruttato pienamente le possibilità del mezzo televisivo di essere sul campo, confezionare e vendere la guerra, a differenza del Vietnam, quando politici e militari non avevano capito come il nuovo media avrebbe potuto controllare il messaggio e distruggere un nemico appartenente al terzo mondo, e perciò senza voce. Da allora la leadership politica sembra avere appreso la lezione.

L’atto finale della guerra del Golfo trasmesso dalla televisione è la calata dei soldati americani da un elicottero per riconquistare l’ambasciata di Kuwait City. Di fronte a questa scena spettacolare, nessuno pone la domanda dell’utilità dell’azione (visto che la capitale era già libera da due giorni). Per evitare le pericolose interferenze dei giornalisti e dell’opinione pubblica il comando militare si serve dei due strumenti tradizionalmente a sua disposizione: la censura e la produzione di un flusso alternativo di notizie.

Tutti i corrispondenti accreditati presso il JIB (Joint Information Bureau) a Dhahran, (in Arabia, la sede del comando delle forze alleate), sono obbligati a firmare un documento in cui si impegnano a rispettare determinate condizioni, pena il ritiro dell’accredito. È proibito loro di andare al fronte senza una scorta militare, di fotografare o filmare morti e feriti, di dare informazioni su armamenti, equipaggiamento, spostamenti e consistenza numerica delle unità alleate e sulla consistenza dell’armamento nemico, di descrivere nei particolari le operazioni militari, di fornire dati sulle perdite alleate, di nominare le basi di partenza delle missioni, di intervistare i militari senza il preventivo permesso ufficiale.

Questo controllo quasi totale della censura militare è amplificato dalla nuova natura della guerra, guerra aerea, condotta con aerei e droni, che esclude la presenza fisica del giornalista. La guerra del Golfo è così oscurata per le cronache dell’informazione vera e propria, ma alla censura si riuscirà ad unire un’apparente ricchezza informativa, ottenuta dal news management militare. Il comando militare delle forze multinazionali tiene briefings quotidiani in cui si forniscono dati, numeri, analisi delle azioni del giorno e soprattutto le immagini della guerra aerea, computerizzate o riprese da cineoperatori militari, e quelle degli aviatori in partenza o di ritorno dalla missione.

Poi però una delle immagini più famose, simbolo della guerra, quella del cormorano che agonizza nel petrolio a causa dell’incendio dei pozzi kuwaitiani, ha destato forti dubbi. Com’era stato possibile filmare, se il territorio era in mano agli iracheni? Successivamente esperti ornitologi dissero che il cormorano non dimorerebbe nella regione in quel periodo dell’anno (Mirko Nozzi, Informazione e guerra).

Per arrivare ai giorni nostri in cui numerose false flag e spettacolarizzazioni della guerra moderna rimangono micidiali armi di distruzione di massa. Mentre viviamo da spettatori stavolta coinvolti sullo scenario di una terza guerra mondiale, negli ultimi mesi ci sono state somministrate diverse bufale mediatiche, che dovevano predisporre la demonizzazione del nemico e la giusta motivazione dell’intervento. Prima il “reality show” avvenuto a Kiev nel febbraio 2014 di cui si attribuiva la responsabilità ad un “sano desiderio di rivoluzione europeista”, poi il Boeing MH17 abbattuto si diceva dai separatisti, poi l’invasione delle truppe russe in territorio ucraino, invasione mai avvenuta.

E le false flag sono poi avvalorate dai soliti vampiri, assatanati di sangue umano. Infatti a Cernobbio, il 5 settembre, si è presentato il senatore dell’Arizona John McCain, che ha detto - "Dovremmo vergognarci per non aver aiutato l'Ucraina di fronte a una chiara e aperta invasione da parte della Russia di Putin, l'ex generale del Kgb che si sente investito di un destino storico. E non venite a dirmi che questa non e' un'invasione vera e propria. L'Ucraina ha accettato il cessate il fuoco perché sta perdendo, perché non l'abbiamo aiutata a combattere contro un nemico più forte e agguerrito di lei".. "Di fronte al grido di aiuto dell'Ucraina - ha detto ancora McCain - l'amministrazione Obama ha deciso di fornire agli ucraini giubbotti antiproiettili che non servono un granché contro i carrarmati e gli europei non hanno fatto assolutamente nulla".

Dunque il senatore McCain, avvoltoio di carriera, sempre presente in scenari che preannunciano l’imminenza di una guerra, non dice la verità naturalmente, non dice che le “truppe naziste” di Kiev sono state finanziate da USA, foraggiate dalla NATO, con la complicità dell’UE, e che nonostante i poderosi sostegni militari, sono state sbaragliate dai separatisti, meno riforniti di armi ed equipaggiamenti. Il senatore McCain non dice che non c’è stata nessuna invasione della Russia, ma anzi è vero il contrario, il territorio russo è stato letteralmente circondato da basi missilistiche americane. Per di più gli Usa hanno costretto l’UE all’imposizione di sanzioni economiche alla Russia, assolutamente demenziali, che danneggeranno fortemente la sua economia, per le esportazione di alimentari e manufatti rispedite al mittente e mettendola a rischio di insufficienza di risorse energetiche nel prossimo inverno.

Insomma di episodi di video/stragismo ne abbiamo visti e sentiti tanti, da quel dannato 1989 in cui è iniziata l’”eutanasia del reale attraverso le immagini”. I regimi totalitari l’avevano già utilizzata per la propaganda politica di mietitura del consenso, ma mai in maniera così massiccia e spudorata, manipolando la realtà stessa per poi ucciderla in diretta. Ma un’altra novità degli ultimi tempi è che i più diretti avversari degli USA, Vladimir Putin e ISIS, si sono attrezzati alla grande per poter fronteggiare l’egemonia mediatica del mondo occidentale.

Ispirato dai media controllati dallo Stato del regime sovietico, anche il presidente Vladimir Putin sta facendo uno sforzo concertato per "rompere il monopolio anglo-sassone dei mass media" e per "illuminare all'estero le politiche statali" del Cremlino. A tal fine, sta investendo somme incredibili di denaro nei media russi. Per esempio la Russia sta attualmente espandendo la sua emittente estera RT (precedentemente noto come Russia Today ), e la News Agency Ruptly. Lanciata nel 2005, RT è attualmente disponibile in inglese, spagnolo e arabo, e viene posizionato come alternativa ai media internazionali occidentali, come la CNN e la BBC.

Il governo USA aveva bloccato alcune volte la diffusione del canale Russia Today sul territorio nordamericano, dato che l’emittente si è sempre distinta dai media controllati dalle corporation per la sua indipendenza da grandi finanziatori americani, e ha trattato i problemi di politica internazionale dando libertà di espressione a economisti e geopolitologi “fuori dal coro”.

Siamo nel bel mezzo di una guerra di propaganda mediatica spietata. RT è diventata uno strumento assolutamente necessario per la Russia, ai fini di gestione della politica estera, ed il Cremlino sta sfidando gli USA con una guerra di propaganda di altissima qualità, che continuamente smentisce il flusso di notizie yankee a senso unico.

RT si è già affermata con successo nei nove anni dalla sua creazione, ha recentemente superato anche la CNN quando si tratta di video visualizzati su YouTube. Con quasi 1,2 miliardi di vedute, la BBC è l'unico mezzo di comunicazione prima di RT. In Gran Bretagna, RT ha più spettatori rispetto al livello europeo di notizie Euronews e in alcune grandi città degli Stati Uniti, il canale è il più visto di tutte le emittenti straniere. La marcia trionfale del broadcaster di Putin è iniziata in una ex fabbrica nel nord-est di Mosca e il suo compito è stato fin da subito: "Rompere il monopolio dei mass media anglo-sassone".

Secondo Peter Pomerantsev, produttore televisivo e saggista, Putin sta reinventando la guerra del XXI secolo, e la propaganda viene utilizzata come arma principale. La Russia starebbe conducendo una "guerra non lineare" in una strategia di "avant-garde", basata sul presupposto che il conflitto nel mondo globalizzato di oggi è multidimensionale, e gli Stati-nazione non sono più schierati contro altri Stati-nazione.

Allo stesso modo, anche l'insurrezione dello Stato Islamico irakeno sta impiegando nuove sofisticate tecniche di propaganda. Nel suo sapiente utilizzo di mezzi di comunicazione diversi, il gruppo ISIS ha utilizzato numerosi video, immagini scattate da terra di droni, e messaggi in multilingua sui social media. Ha utilizzato anche servizi come JustPaste per la pubblicazione di riassunti di battaglia, SoundCloud per rilasciare report audio, Instagram per condividere immagini e WhatsApp per diffondere la grafica e video. Ha adottato poi la strategia di intimidire i nemici con immagini shock di decapitazioni (vere o presunte) dimostrando grande competenza tecnologica.

Infatti la campagna d'informazione dell’ ISIS è diventata molto più sofisticato rispetto a quella di Al Qaeda; 
i suoi video ben congegnati sono ben lontani da quelle sgranate immagini statiche di Osama Bin Laden & com. significativa è la pubblicazione di un flusso costante di storie dell'orrore su Facebook e Twitter, utilizzando l'hashtag #ThinkAgainTurnAway.

L'insurrezione ribelle ha attentamente costruito una narrazione che giustifica la propria lotta contro le divisioni nazionali dei confini mediorientali tracciate dalle potenze occidentali, dopo la prima guerra mondiale e che definisce "partizioni Crusader", adattando terminologia informatica ad eventi storici (segnale di provenienza culturale dichiaratamente yankee). L’ISIS ha continuato a sostenere che il compito di una leadership araba moderna deve essere quello di contrastare la strategia angloamericana del “divide et impera”, che impedisce al popolo musulmano di unirsi "sotto lo stesso Imam portando la bandiera della verità".

Dunque nella “War of the Worlds” del terzo millennio, è stata realizzata sotto i nostri occhi la perfetta “eutanasia del reale”, e secondo quanto diceva Jean Baudrillard, l’immagine fantasmagorica e multimediale, riprodotta milioni di volte, su milioni di teleschermi accesi 24 ore su 24, ha ucciso la realtà globalizzata, compiendo così “Il delitto perfetto”.

The game is over, the game begins again.

Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchisciotte.org

13.09.2014

Commenti (72)

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    1. Georgios 14 settembre 2014

      E per completare il quadro.

      Leggere e mettere a confronto questi due articoli.

      http://italian.cri.cn/781/2010/09/18/284s139963.htm

      http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/26/suicidi-nella-fabbrica-apple-cina/186730/

      I proletari esistono anche oggi. Usiamo i loro prodotti ma siccome non li vediamo, non esistono.

    1. Georgios 14 settembre 2014

      Chi sarebbe questo Blumenthal? Si può avere qualche indicazione più precisa? Appartiene forse alla famiglia dei Blumenthal alcuni rappresentanti della quale nel periodo indicato non si possono certo definire come esempi di oggettività? Per non dire di peggio. Leggere per credere.

      http://en.wikipedia.org/wiki/Blumenthal_family

      Non esistevano i proletari (cioè quelli che dovevano lavorare solo per sopravvivere) p. es. nel periodo tra i secoli 18o, 19o e inizio 20o? Quando persino dei ragazzini lavoravano nelle miniere? E allora come si spiega questo che certo non si può definire di ispirazione marxista?

      http://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_industriale#Altri_impatti

      Si può credere che Marx fu un agente nascosto del capitale o magari dei rettiliani, ognuno e' libero di avere i propri vizi, ma confondere il "marxismo" dei politici di professione di "sinistra" cioè quelli che vengono pagati per invocare la rivoluzione a parole per seppellirla nei fatti per assicurarsi lo stipendio, con una teoria che solo ideologia non e', e che spiega l'evoluzione sociale della società umana e' indice, per lo meno, di una profonda ignoranza. Nel migliore dei casi.

    1. ROE 14 settembre 2014

      Per dominarla, "la gente non deve sapere". Ma uno su centomila sa e, se non pensa solo a se stesso, appena può, nel momento di massimo disequilibrio, agisce. O, almeno, tenta di farlo.


    1. Simulacres 14 settembre 2014

      Scusate se mi intrometto... se mi è concesso vorrei esprimere un mio modestissimo, umilissimo, parere: l'immane disputa tra capitalismo e comunismo (che gode ancora di ottima salute) sono due facce della stessa "moneta", il davanti e il didietro di un'atavico contagio che finisce inesorabilmente per internare le "pecorelle" nei pascoli di due sole divinità: la DESTRA... e la SINISTRA... ossia una presa a 90 gradi gigantesca, un galattica mistificazione di calviniana memoria. Marx-Isterie insomma.

      I capitalisti borghesi e ben pasciuti da una parte e i comunisti proletari fottuti dall'altra perennemente indaffarati in una disputa interminabile; l'una per acquisire privilegi, l'altra, per rivendicare gli stessi privilegi, mica per altro!

      Perché (ve lo dico da amico, eh... - razzi dixt) il tanto decantato proletariato eroico tanto caro ai comunisti (e surrogati) non è mai esistito; è un sogno vuoto, stomachevole e pieno di immagini imbecilli. E il caro compagno del sol dell'avveinr se lo osservi da vicino nell'intimo del suo "io", vale tale e quale il borghese. Fosse nato "borghese" avrebbe fatto il borghese. Niente di più niente di meno.

      Un tale Blumenthal, nel "Judish Tidskrift" (N. 57, anno 1929): scrisse perché lo si sapesse: "La nostra razza ha dato al mondo un nuovo profeta, ma egli ha due visi e due nomi, da un lato si chiama Rothschild capo dei grandi capitalisti e dall’altro lato Carlo Marx, l’apostolo dei nemici del Capitalismo".

      Ergo, le rivoluzioni (storicamente determinate con la grana. senza grana niente rivoluzione. Neanche le più atroci estorsioni dei tiranni, la miseria più profonda basta per sollevare il popolo. Il popolo "Sovrano" non si solleva mai) dicevo... le rivoluzioni hanno sempre fatto una brutta fine, tanto più brutta quanto più divino, più alato era il suo principio. E Non v'è ideologia, per ideale che sia, che non cada sotto i colpi del piccone. Distruzione, questa, tutta materiale. Non del capitalismo ma dell'Uomo!

      L'umanità oggi ha bisogno di un nuovo Umanesimo, di una nuova Etica, di una nuova Politica... (e di una nuova concezione di democrazia diretta; quella rappresentativa si è esaurita con la partitocrazia oggi in affanno perché sente che la vita gli sfugge; le arranca dietro perché non riesce a controllare una rivoluzione etica culturale e tecnologica cui non sente di partecipare. I grandi sistemi ideologici messi a punto fra il XVIII e XX secolo vanno via via esaurendosi) e soltanto quando tutti gli individui s’applicheranno a progredire senza preconcetti, soltanto allora, l'essere umano potrà dirsi in progresso. Ma non sarà domani.

      Per il momento si è ancora abbruttiti, ipocriti, invidiosi, rancorosi, infermi e pesanti di una pesantezza straordinaria. perché l'infermità rende pesanti e capaci di tutto; di uccidere soprattutto. Spaventosi! ecco cosa siamo! e così bisogna diffidare... e abbaiare sempre di più...

    1. Rosanna 14 settembre 2014

      Discorso sulla Costituzione di Piero Calamandrei, 26 gennaio 1955
      https://www.youtube.com/watch?v=2j9i_0yvt4w



    1. Teopratico 14 settembre 2014

      Allora la Storia insegna? Se lo fa "noi atlantici" non l'abbiamo nemmeno letta sul Bignami.

    1. Laertino 14 settembre 2014

      Amicus Socrates, sed magis amica veritas.







    1. Rosanna 14 settembre 2014

      Scusa Laertino, non capisco perché tu mi definisca una seguace del pensiero di Churchill solo perché l'ho citato. La mia è una citazione culturale, perché Stalin, Mao, Fidel Castro non sono stati dittatori violenti, magari nei confronti dei loro stessi popoli, il che mi sembra ancora più criminoso.

      Non mi dirai che si vive bene in Russia, dove la polizia è talmente corrotta che difende solo i ricchi dietro lauti compensi, dove le donne sono sfruttate ed emarginate, o in Cina dove ammazzano le neonate femmine, o a Cuba, dove il sistema sanitario funziona benissimo, ma vivono nell'indigenza e sono diventati il bordello degli Usa?

      Laertino tu hai vissuto finora nel migliore dei mondi possibile, costruito dalla Costituzione Italiana, nata dalla Resistenza, da una democrazia che ha funzionato dal dopoguerra per circa 30 anni, da uno stato sociale che ha sostenuto l'indigenza dei più deboli, un welfare state tra i migliori al mondo, benessere per quasi tutta la pololazione, scuola pubblica libera, indipendente e gratuita, ora tutto questo è finito.

      Sono d'accordo con te che nella storia ci sono state poche Rivoluzioni, ma quella Francese è stata la più importante e ha diffuso le istanze di libertà, eguaglianza, diritti del cittadino e della cittadina (primo caso di rispetto per la donna) per tutti i secoli successivi. Ora anche questo è finito, anche quello spirito è definitivamente morto, e te ne accorgerai come si vivrà peggio.

      Anzi ce ne siamo già accorti.




    1. Laertino 14 settembre 2014

      Posso dirti che sei stata chiara, dannatamente chiara.

      La citazione dell'imperialista, guerrafondaio, parafascista (e decisamente antipatico) Churhill è la classica ciliegina finale.

      Comunque, ca va sans dire , la Rivoluzione Francese finisce con l'abrogazione della Costituzione del '93. Poi è semplicemente la presa del potere della borghesia, in un mondo che resta, sostanzialmente, quello pre-rivoluzionario.
      Non capire questo, significa non avere ben presente il vero significato della parola RIVOLUZIONE.
      Nella storia politica dell'uomo abbiamo assistito a poche rivoluzioni, e a molti passaggi di potere spacciati per rivoluzione.
      Non dimentichiamo che anche i fascisti parlavano di "rivoluzione fascista".
      Oggi questa parola viene usata così tanto spesso, che ha perso quasi di significato. Ma solo quasi.
    1. ROE 14 settembre 2014

      È vero. Ma "L'esito della battaglia dipende da un istante, da un'idea. Si viene alla mischia, si combatte un po'. Poi, l'istante decisivo: la scintilla che fa prendere una direzione invece di un'altra." (Napoleone Bonaparte). Non ha inventato niente. Ha solo applicato l'arte della guerra (e la funzione dello stratagemma) di Sun Tzu. Ma Napoleone era un presuntuso (ed infantile) velleitario. Se ne avesse seguito tutti i consigli, non avrebbe aggredito la Russia e la storia successiva sarebbe stata diversa.


    1. Rosanna 14 settembre 2014

      Mi dispiace di non essere stata chiara, questo non lo ritengo il migliore dei mondi possibile, ma esattamente il contrario, lo ritengo una tragedia immane, e sono la prima a sostenere che il capitalismo ha fallito, perché ha tradito quello che era lo spirito d'origine, cioè la difesa della libertà di commercio e della proprietà privata (libertà che avrebbe dovuto essere controllata dai vincoli e dalle regole, e che ha rispettato fino a quando la politica autentica glielo ha imposto),

      che è un'esigenza propria dell'essere umano, tant'è che il comunismo, combattendo la proprietà privata, si è trasformato nella dittatura di una minoranza partitica sulla maggioranza del popolo, minoranza che ha sequestrato la proprietà privata a tutto il popolo, accaparrandola solo per sé.

      Ma da qui a dire che il capitalismo è finito ce ne passa.

      Poi non ho detto nemmeno che questa che viviamo è una democrazia, ma ho detto, o solo fatto intendere magari, che è una dittatura della finanza atlantica, che ha condotto un'opera di demolizione monetaria, economica, linguistica, culturale drammatica.

      Poi ho detto anche che la Rivoluzione Francese e l'Illuminismo hanno permesso la nascita della democrazia in occidente (che ora è morta), ma comunque per un breve periodo della storia c'è stata (ora è finito).

      "È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion
      fatta per tutte quelle forme che si sono sperimentate fino ad ora." ( Winston Churchill [it.wikiquote.org])

      Scusa se non sono stata chiara.




    1. Rosanna 14 settembre 2014

      Rispondere ai vostri commenti penso che sia un mio dovere etico, ma non solo, è anche un piacere e un modo per apprendere dai vostri interventi quello che mi sfugge,

      perché come diceva un famoso saggio: "Io sono particolarmente sapiente, perché so di non sapere nulla".

    1. Teopratico 14 settembre 2014

      Come ho detto penso che la rabbia è finita a Genova, ho in mente l'immagine di un prigioniero che si dimena finchè le manette non vengono serrate tanto da far male, prima o poi si rende conto della sua situazione, è affranto e finisce di ribellarsi, da lì comincia il suo percorso psicologico deviato. Comunque lo spunto sulla sindrome di Stoccolma partiva da Simulacres. Come al solito i tuoi articoli sono interessanti per il contenuto ma anche per le riflessioni che suscita (e che riesci a seguire!).

    1. Rosanna 14 settembre 2014

      Il ragionamento fila liscio come l'olio, praticarlo però resta un problema insormontabile, così come il commercio equo e solidale, o quello a km. 0, proposte molto sensate, ma che restano emarginate dalle consuetudini quotidiane della società di massa, abituata a farsi dirigere, comandare, controllare, e poco incline al ragionamento autonomo e all'uso del pensiero libero.

    1. Laertino 14 settembre 2014

      Posso solo dirti che i presupposti da cui partiamo sono inconciliabili. La tua visione del mondo è tipica di una che si è fatta abbindolare dalle fate morgane della borghesia.

      Ti lascio al tuo bel mondo (perché in fondo, per te, questo è il migliore dei mondi possibili).
      Sul fallimento del capitalismo credo basti guardarsi attorno (così come il fascismo non era il bubbone della democrazia, la finanziarizzazione non è il bubbone del capitalismo).
      A proposito, vedi che la tua bella democrazia, ha quasi terminato la trasformazione in "democratura".

    1. Rosanna 14 settembre 2014

      Bel commento Teopratico, ti ringrazio, l’argomento infatti è talmente ampio che avrebbe bisogno di più approfondimenti, sull’uso della tv, che resta sicuramente il più efficace mezzo di controllo delle coscienze e sull'uso de web, che sta dilagando soprattutto tra le nuove forze politiche emergenti in ambito islamico, Isis per intenderci.

      Quanto al web, io credo che sia un’opportunità di cui ci dovremmo servire per comunicare velocemente tra di noi, in maniera sempre più massiccia e ragionata, però sono loro a gestirlo, dunque fino a quando non provocherà particolare ingombro, ci verrà consentito di usarlo, poi potrebbero ricorrere a censure mirate.

      L'indignazione poi di cui parli (era tale che sfociò subito nella rabbia di fronte alla polizia ... le prime manganellate non si scordano mai), dov’è finita ora? Dove sono le manifestazioni di piazza contro la demolizione monetaria, economica, linguistica, culturale che stiamo subendo?

      Sono d’accordo con te, la “sindrome di Stoccolma” regna sovrana tra di noi, siamo schiavi “innamorati dei nostri aguzzini”.

    1. Teopratico 14 settembre 2014

      L'articolo è ineccepibile e va a cogliere chirurgicamente l'inizio dell'ultima mutazione del modo di informare, o di distrarre, e quindi di controllare una certa quantità di cervelli. E non è stato l'11/09 che difatti non viene nemmeno citato perchè un nuovo capitolo troppo ampio. E' da notare che la tv è ancora oggi il mezzo principale di tale controllo ed il web è si un nuovo mezzo pieno di opportunità, ma non si capisce bene se più per "noi" o per la propaganda (vd. filmati decapitazioni).
      Ricordo perfettamente la notte in cui Emilio Fede si faceva bello di spalle alla notte irachena illuminata di bombe, ma ricordo anche come il giorno seguente venni trascinato, da matricola e nemmeno tanto pensante, da centinaia di ragazzi in agitazione che occuparono immediatamente il liceo ed in migliaia i giorni seguenti ci riversammo per strada, c'era molta indignazione, non si poteva accettare che l'Italia partecipasse ad una guerra e si percepiva lo slittamento perverso del mondo dell'informazione che ci rendeva comodi spettatori di una tragedia senza alcun senso. L'indignazione era tale che sfociò subito nella rabbia di fronte alla polizia... le prime manganellate non si scordano mai.
      Questo mi porta a pensare alla repressione dei no-global a Genova, altro momento fondamentale che si innesca nel tema dell'informazione, o nell'impedimento di una contro-formazione delle menti, e che è stato a sua volta operato anche mediaticamente (vd. le migliaia di immagini degli scontri e perfino della morte di Carlo filtrate scientificamente ed elaborate da tutte le emittenti televisive). Per seguire l'ottima intuizione di Simulacres i nostri carcerieri in quel momento (Genova) si sono resi manifesti e di conseguenza tutti abbiamo percepito le catene ai piedi, condizione fondamentale per far scaturire una qualsiasi forma della sindrome di Stoccolma.

    1. ROE 14 settembre 2014

      Secondo me, la sintesi è che per cambiare la realtà bisogna conoscerla per quanto possibile. Per innescare e rendere possibile il cambiamento bisogna dare denaro sulla fiducia e senza interessi a chi ne ha bisogno per vivere e per lavorare. E, a mio parere, si può fare con EkaBank ( www.ekabank.org [www.ekabank.org]). Sembra l'uovo di Colombo ma anche il denaro creato dal nulla dalle banche mediante i prestiti con interesse lo è e chi controlla quel denaro controlla il mondo. Se trasferisci quel potere al popolo (non agli stati), con quel denaro senza interessi si può finanziare la libertà e quindi permettere ai popoli di passare dall'indipendenza all'autoresponsabilità. Pensaci. In fondo, è più difficile da capire (a causa dei luoghi comuni) che da fare. http://holos.unigov.org/holosbank.com/unigov/M&L-IT.htm [holos.unigov.org]


    1. Rosanna 14 settembre 2014

      Laertino, stiamo vivendo un’epoca postmoderna, che ha visto in precedenza una lunga età di opposizione dei diversi sistemi di pensiero (sociale ed economico), attraverso una dialettica conflittuale ma anche vivacemente produttiva (capitalismo vs comunismo, nelle sue tre versioni: maoismo, stalinismo, castrismo).

      Ora dopo la caduta del muro di Berlino, tutto questo è finito, resta solo il capitalismo, riprodottosi nel suo esito estremo di imperialismo finanziario.

      Tu dici che la Rivoluzione Bolscevica e la Rivoluzione Cinese sono fallite, come la Rivoluzione Francese (solo apparentemente in primis), e sono d’accordo per le prime due perché si sono tradotte in dittatura di un unico partito e degli apparati politico burocratici, la terza ha subito una lunga evoluzione sotterranea, dopo la Restaurazione, ma poi è risorta dando voce ai moti liberali e risorgimentali, con l’affermazione della borghesia, che è rimasta la classe dominante dall’800 fino ad oggi.

      Questi fallimenti vanno analizzati, per imparare a non ripetere gli stessi errori? Non credo si possano applicare le categorie della storia passata ai tempi di oggi, tanto sono cambiate le coordinate tecnologiche sociali, ma un recupero molto parziale ci potrebbe anche essere. Lo stesso errore lo ha fatto anche Machiavelli: historia magistra vitae.

      Il capitalismo poi non credo sia destinato al fallimento, perché possiede mille anime e si adatterà alle trasformazioni riconfermandosi con altre modalità, dato che oggi il ceto medio viene eliminato brutalmente e governa solo l’1 % della popolazione.

      Per rispondere alla tua domanda conclusiva poi direi che la storia senza la Rivoluzione Francese non avrebbe conosciuto la Democrazia, nata dal pensiero illuminista e conquista dell’occidente (non dell’oriente), senza la rivoluzione la Rivoluzione Bolscevica o quella Cinese forse sarebbe stata migliore, perché di queste due Rivoluzioni vedo preponderanti i lati negativi.

    1. Laertino 14 settembre 2014

      Come si dice: facciamo a capirci.

      Il Capitalismo è il sistema economico che, negli ultimi trecento anni, ha dominato, plasmando, o tentato di plasmare, l'intera società umana.
      Il liberismo (di cui il neoliberismo è solo l'ultimo travestimento), è l'ossatura e i muscoli del capitalismo.
      Il marxismo è un metodo di analisi e di cambiamento della realtà e della storia, non una filosofia o, peggio ancora, una religione laica.
      Il Socialismo, e il Comunismo, sono modelli di società totalmente antitetiche alla società capitalistica.
      Il Maoismo, come lo Stalinismo, sono il risultato della ghiacciazione di un processo rivoluzionario: la sua involuzione storica.
      La Rivoluzione Bolscevica e la Rivoluzione Cinese (come la Rivoluzione Francese), sono fallite, indubbiamente. Questi fallimenti vanno analizzati, per imparare a non ripetere gli stessi errori.
      Il capitalismo sembra avere trionfato, ma solo apparentemente, e questa sua apparente vittoria sta accelerando l'esplosione di tutte le sue insanabili contraddizioni.
      Citando la frase, detta da un professore dell'Università di Salamanca, alla presenza dei neo vincitori franchisti: Voi avete vinto, ma non avete convinto.
      Infine, facciamoci un'altra domanda: cosa sarebbe la storia senza la Rivoluzione Francese, la Rivoluzione Bolscevica o quella Cinese?

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