EUTANASIA DEL REALE

EUTANASIA DEL REALE

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Fine dell’empatia comunicativa e inizio della distopia sociale, indotta ad arte dalla meraviglia multimediale dei visual network. Il 1989 è un anno di svolta, è l’anno in cui la società dello spettacolo diventa schiava di se stessa, in cui lo spettacolo viene trasformato in strumento di disperazione e di morte e si rompe quel patto millenario dell’illusione scenica utilizzato fino a quel momento per la promozione culturale della società, ridotta ora a semplice scenografia teatrale. Un teatro che rinnega se stesso, un teatro che uccide.

Il senso dell’incertezza della “società liquida” lo si riconosce anche nell’esercizio ossessivo della “navigazione in rete”, dove ci si connette immediatamente con gli altri, ma in realtà con altrettanta facilità ci si disconnette, smantellando con un canc i legami interpersonali che ci disturbano.

Navigazione rischiosa e temeraria, in cui viene consentito all’individuo di essere in un altrove extraterritoriale e slegato dallo spazio fisico del suo corpo e dal tempo della sua coscienza. 

Lo dice anche Giorgio Agamben, illustre filosofo italiano, che ha sintetizzato in modo magistrale la vicenda di Timisoara e del “falso genocidio” che la polizia di Ceausescu avrebbe provocato appunto nel 1989, anno in cui si manifesta la nascita delle notizie/spettacolo, funzionali al sostegno delle guerre moderne.

Venne allestito una sorte di set cinematografico dell’orrore, per criminalizzare Ceausescu:

«Per la prima volta nella storia dell’umanità, dei cadaveri appena sepolti o allineati sui tavoli delle morgues [degli obitori] sono stati dissepolti in fretta e torturati per simulare davanti alle telecamere il genocidio che doveva legittimare il nuovo regime. Ciò che tutto il mondo vedeva in diretta come la verità vera sugli schermi televisivi, era l’assoluta non-verità; e, benché la falsificazione fosse a tratti evidente, essa era tuttavia autentificata come vera dal sistema mondiale dei media, perché fosse chiaro che il vero non era ormai che un momento del movimento necessario del falso. Così verità e falsità diventavano indiscernibili e lo spettacolo si legittimava unicamente mediante lo spettacolo. Timisoara è, in questo senso, l’Auschwitz della società dello spettacolo: e come è stato detto che, dopo Auschwitz, è impossibile scrivere e pensare come prima, così, dopo Timisoara, non sarà più possibile guardare uno schermo televisivo nello stesso modo» (Agamben 1996).

Nei mesi successivi si accertò che le notizie non provate dei giorni precedenti andavano drasticamente ridimensionate, che le foto dei cadaveri erano un “falso giornalistico” e che non c’erano state fosse comuni, 
i giornali rettificarono e la vicenda fu presto archiviata di fronte ai grandi eventi che si prospettavano: il collasso dell’URSS, la Prima Guerra del Golfo, ecc …

La guerra moderna dunque “sola igiene” del mondo, viene anticipata da eventi traumatici sapientemente orchestrati dal regime e funzionali agli step successivi, con la produzione del falso giornalistico, per suscitare attraverso il terrorismo mediatico l’indignazione della gente e poi di conseguenza l’attacco aereo e il massacro dei civili. Così è avvenuto anche nel 1991 durante la prima guerra del Golfo, sostenuta anch’essa dalle solite denunce false: un’agenzia pubblicitaria denunciava il fatto che i soldati irakeni “tagliavano le orecchie” ai kuwaitiani che resistevano, poi che gli invasori avevano fatto irruzione in un ospedale “rimuovendo 312 neonati dalle loro incubatrici e lasciandoli morire sul freddo pavimento dell’ospedale di Kuwait City.”

Il linguaggio dell’immagine diventa il luogo politico per eccellenza, il luogo del conflitto estremo, oggetto 
di una contesa e di una manipolazione senza precedenti, dove il rapporto tra la scenografia e la sfera dei mezzi puri o dei gesti cognitivi si emancipa dalla sua relazione ad un fine. Il video/teatro o la notizia/spettacolo perdono ogni tipo di senso didascalico, per dotarsi delle categorie della guerra, che prima di essere morte fisica segneranno la morte ontologica del teatro, così come è stato inteso da millenni. Il teatro muore nel momento in cui uccide la realtà: viene così realizzato il delitto perfetto !

Infatti nel 1991 gli psicopatici della CIA organizzarono una psywar (psychological warfare) per demonizzare Saddam Hussein agli occhi del suo stesso popolo e facilitare così l'attacco. Avrebbero dovuto diffondere in Iraq un video in cui veniva mostrato il dittatore iracheno mentre faceva sesso con un ragazzo, naturalmente ripreso da una telecamera nascosta, come se si trattasse di una registrazione clandestina. Il video venne effettivamente girato, con un sosia di Saddam e alcuni agenti della CIA camuffati da arabi. Poi il progetto venne bloccato, di fronte ad altre strategie di false flag.

Il 2 agosto 1990 la 1° guerra del Golfo inizia prima sui mass media, poi nella realtà, con il simbolico conflitto tra Bush e Saddam Hussein avvenuto attraverso i canali della comunicazione, in cui entrambi si scambiavano minacce e sfide, appelli rivolti all’estero in nome del diritto internazionale o dei comuni valori religiosi e culturali del mondo arabo. La radio funzionò anche come strumento di spywar, la “Voice of America” tentò di minare il morale dei soldati iracheni dando notizia di un avvelenamento dell’acqua dei pozzi del deserto.

Sul fronte interno venne applicata una strategia di news management sui media americani (e di riflesso su quelli mondiali), prima per ottenere l’approvazione dell’ONU all’intervento armato, poi per il consenso interno alla guerra. L’amministrazione Bush diffonde il dato della presenza di 250.000 soldati iracheni e 1.500 carri armati in Kuwait (ma i satelliti sovietici non li vedono).

Intanto il governo kuwaitiano in esilio si affida alla maggiore agenzia americana di pubbliche relazioni, la “Hill & Knowlton”, che cerca di influenzare l’opinione pubblica utilizzando tecniche di marketing commerciale, demonizzando Saddam Hussein con l’accostamento rispetto ad Hitler, che si rivelerà una delle strategie vincenti per la mobilitazione dell’opinione pubblica contro l’Iraq.

Prova della malvagità irachena è anche la testimonianza portata da una ragazza quindicenne kuwaitiana a Washington davanti alla Commissione Difesa, dice infatti che i soldati iracheni staccavano la corrente elettrica alle incubatrici degli ospedali, per fare morire i neonati kuwaitiani. Questa testimonianza si rivelerà un falso, la ragazza era in realtà la figlia dell’ambasciatore kuwaitiano all’ONU e aveva recitato un copione preparato dalla “Hill & Knowlton”.

In questo senso quella del Golfo è stata la prima guerra televisiva, perché ha sfruttato pienamente le possibilità del mezzo televisivo di essere sul campo, confezionare e vendere la guerra, a differenza del Vietnam, quando politici e militari non avevano capito come il nuovo media avrebbe potuto controllare il messaggio e distruggere un nemico appartenente al terzo mondo, e perciò senza voce. Da allora la leadership politica sembra avere appreso la lezione.

L’atto finale della guerra del Golfo trasmesso dalla televisione è la calata dei soldati americani da un elicottero per riconquistare l’ambasciata di Kuwait City. Di fronte a questa scena spettacolare, nessuno pone la domanda dell’utilità dell’azione (visto che la capitale era già libera da due giorni). Per evitare le pericolose interferenze dei giornalisti e dell’opinione pubblica il comando militare si serve dei due strumenti tradizionalmente a sua disposizione: la censura e la produzione di un flusso alternativo di notizie.

Tutti i corrispondenti accreditati presso il JIB (Joint Information Bureau) a Dhahran, (in Arabia, la sede del comando delle forze alleate), sono obbligati a firmare un documento in cui si impegnano a rispettare determinate condizioni, pena il ritiro dell’accredito. È proibito loro di andare al fronte senza una scorta militare, di fotografare o filmare morti e feriti, di dare informazioni su armamenti, equipaggiamento, spostamenti e consistenza numerica delle unità alleate e sulla consistenza dell’armamento nemico, di descrivere nei particolari le operazioni militari, di fornire dati sulle perdite alleate, di nominare le basi di partenza delle missioni, di intervistare i militari senza il preventivo permesso ufficiale.

Questo controllo quasi totale della censura militare è amplificato dalla nuova natura della guerra, guerra aerea, condotta con aerei e droni, che esclude la presenza fisica del giornalista. La guerra del Golfo è così oscurata per le cronache dell’informazione vera e propria, ma alla censura si riuscirà ad unire un’apparente ricchezza informativa, ottenuta dal news management militare. Il comando militare delle forze multinazionali tiene briefings quotidiani in cui si forniscono dati, numeri, analisi delle azioni del giorno e soprattutto le immagini della guerra aerea, computerizzate o riprese da cineoperatori militari, e quelle degli aviatori in partenza o di ritorno dalla missione.

Poi però una delle immagini più famose, simbolo della guerra, quella del cormorano che agonizza nel petrolio a causa dell’incendio dei pozzi kuwaitiani, ha destato forti dubbi. Com’era stato possibile filmare, se il territorio era in mano agli iracheni? Successivamente esperti ornitologi dissero che il cormorano non dimorerebbe nella regione in quel periodo dell’anno (Mirko Nozzi, Informazione e guerra).

Per arrivare ai giorni nostri in cui numerose false flag e spettacolarizzazioni della guerra moderna rimangono micidiali armi di distruzione di massa. Mentre viviamo da spettatori stavolta coinvolti sullo scenario di una terza guerra mondiale, negli ultimi mesi ci sono state somministrate diverse bufale mediatiche, che dovevano predisporre la demonizzazione del nemico e la giusta motivazione dell’intervento. Prima il “reality show” avvenuto a Kiev nel febbraio 2014 di cui si attribuiva la responsabilità ad un “sano desiderio di rivoluzione europeista”, poi il Boeing MH17 abbattuto si diceva dai separatisti, poi l’invasione delle truppe russe in territorio ucraino, invasione mai avvenuta.

E le false flag sono poi avvalorate dai soliti vampiri, assatanati di sangue umano. Infatti a Cernobbio, il 5 settembre, si è presentato il senatore dell’Arizona John McCain, che ha detto - "Dovremmo vergognarci per non aver aiutato l'Ucraina di fronte a una chiara e aperta invasione da parte della Russia di Putin, l'ex generale del Kgb che si sente investito di un destino storico. E non venite a dirmi che questa non e' un'invasione vera e propria. L'Ucraina ha accettato il cessate il fuoco perché sta perdendo, perché non l'abbiamo aiutata a combattere contro un nemico più forte e agguerrito di lei".. "Di fronte al grido di aiuto dell'Ucraina - ha detto ancora McCain - l'amministrazione Obama ha deciso di fornire agli ucraini giubbotti antiproiettili che non servono un granché contro i carrarmati e gli europei non hanno fatto assolutamente nulla".

Dunque il senatore McCain, avvoltoio di carriera, sempre presente in scenari che preannunciano l’imminenza di una guerra, non dice la verità naturalmente, non dice che le “truppe naziste” di Kiev sono state finanziate da USA, foraggiate dalla NATO, con la complicità dell’UE, e che nonostante i poderosi sostegni militari, sono state sbaragliate dai separatisti, meno riforniti di armi ed equipaggiamenti. Il senatore McCain non dice che non c’è stata nessuna invasione della Russia, ma anzi è vero il contrario, il territorio russo è stato letteralmente circondato da basi missilistiche americane. Per di più gli Usa hanno costretto l’UE all’imposizione di sanzioni economiche alla Russia, assolutamente demenziali, che danneggeranno fortemente la sua economia, per le esportazione di alimentari e manufatti rispedite al mittente e mettendola a rischio di insufficienza di risorse energetiche nel prossimo inverno.

Insomma di episodi di video/stragismo ne abbiamo visti e sentiti tanti, da quel dannato 1989 in cui è iniziata l’”eutanasia del reale attraverso le immagini”. I regimi totalitari l’avevano già utilizzata per la propaganda politica di mietitura del consenso, ma mai in maniera così massiccia e spudorata, manipolando la realtà stessa per poi ucciderla in diretta. Ma un’altra novità degli ultimi tempi è che i più diretti avversari degli USA, Vladimir Putin e ISIS, si sono attrezzati alla grande per poter fronteggiare l’egemonia mediatica del mondo occidentale.

Ispirato dai media controllati dallo Stato del regime sovietico, anche il presidente Vladimir Putin sta facendo uno sforzo concertato per "rompere il monopolio anglo-sassone dei mass media" e per "illuminare all'estero le politiche statali" del Cremlino. A tal fine, sta investendo somme incredibili di denaro nei media russi. Per esempio la Russia sta attualmente espandendo la sua emittente estera RT (precedentemente noto come Russia Today ), e la News Agency Ruptly. Lanciata nel 2005, RT è attualmente disponibile in inglese, spagnolo e arabo, e viene posizionato come alternativa ai media internazionali occidentali, come la CNN e la BBC.

Il governo USA aveva bloccato alcune volte la diffusione del canale Russia Today sul territorio nordamericano, dato che l’emittente si è sempre distinta dai media controllati dalle corporation per la sua indipendenza da grandi finanziatori americani, e ha trattato i problemi di politica internazionale dando libertà di espressione a economisti e geopolitologi “fuori dal coro”.

Siamo nel bel mezzo di una guerra di propaganda mediatica spietata. RT è diventata uno strumento assolutamente necessario per la Russia, ai fini di gestione della politica estera, ed il Cremlino sta sfidando gli USA con una guerra di propaganda di altissima qualità, che continuamente smentisce il flusso di notizie yankee a senso unico.

RT si è già affermata con successo nei nove anni dalla sua creazione, ha recentemente superato anche la CNN quando si tratta di video visualizzati su YouTube. Con quasi 1,2 miliardi di vedute, la BBC è l'unico mezzo di comunicazione prima di RT. In Gran Bretagna, RT ha più spettatori rispetto al livello europeo di notizie Euronews e in alcune grandi città degli Stati Uniti, il canale è il più visto di tutte le emittenti straniere. La marcia trionfale del broadcaster di Putin è iniziata in una ex fabbrica nel nord-est di Mosca e il suo compito è stato fin da subito: "Rompere il monopolio dei mass media anglo-sassone".

Secondo Peter Pomerantsev, produttore televisivo e saggista, Putin sta reinventando la guerra del XXI secolo, e la propaganda viene utilizzata come arma principale. La Russia starebbe conducendo una "guerra non lineare" in una strategia di "avant-garde", basata sul presupposto che il conflitto nel mondo globalizzato di oggi è multidimensionale, e gli Stati-nazione non sono più schierati contro altri Stati-nazione.

Allo stesso modo, anche l'insurrezione dello Stato Islamico irakeno sta impiegando nuove sofisticate tecniche di propaganda. Nel suo sapiente utilizzo di mezzi di comunicazione diversi, il gruppo ISIS ha utilizzato numerosi video, immagini scattate da terra di droni, e messaggi in multilingua sui social media. Ha utilizzato anche servizi come JustPaste per la pubblicazione di riassunti di battaglia, SoundCloud per rilasciare report audio, Instagram per condividere immagini e WhatsApp per diffondere la grafica e video. Ha adottato poi la strategia di intimidire i nemici con immagini shock di decapitazioni (vere o presunte) dimostrando grande competenza tecnologica.

Infatti la campagna d'informazione dell’ ISIS è diventata molto più sofisticato rispetto a quella di Al Qaeda; 
i suoi video ben congegnati sono ben lontani da quelle sgranate immagini statiche di Osama Bin Laden & com. significativa è la pubblicazione di un flusso costante di storie dell'orrore su Facebook e Twitter, utilizzando l'hashtag #ThinkAgainTurnAway.

L'insurrezione ribelle ha attentamente costruito una narrazione che giustifica la propria lotta contro le divisioni nazionali dei confini mediorientali tracciate dalle potenze occidentali, dopo la prima guerra mondiale e che definisce "partizioni Crusader", adattando terminologia informatica ad eventi storici (segnale di provenienza culturale dichiaratamente yankee). L’ISIS ha continuato a sostenere che il compito di una leadership araba moderna deve essere quello di contrastare la strategia angloamericana del “divide et impera”, che impedisce al popolo musulmano di unirsi "sotto lo stesso Imam portando la bandiera della verità".

Dunque nella “War of the Worlds” del terzo millennio, è stata realizzata sotto i nostri occhi la perfetta “eutanasia del reale”, e secondo quanto diceva Jean Baudrillard, l’immagine fantasmagorica e multimediale, riprodotta milioni di volte, su milioni di teleschermi accesi 24 ore su 24, ha ucciso la realtà globalizzata, compiendo così “Il delitto perfetto”.

The game is over, the game begins again.

Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchisciotte.org

13.09.2014

Commenti (72)

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    1. Gil_Grissom 14 settembre 2014

      In verita' al suo processo alcuni testimoni curdi confermarono l'aggressione ai loro danni ad opera della guardia repubblicana: del resto le immagini del massacro fecero il giro del mondo e pensare che sia stata la CIA ad operarlo mi risulta difficile, se non altro per motivi logistici. Nulla di certo ovviamente.

    1. Rosanna 13 settembre 2014

      Credo che l'aggressione dell'Iraq allo stato del Kuwait fosse vera, riguardo invece al fatto che Saddam Hussein abbia gasato i curdi, su questo ci sono molte testimonianze che lo smentiscono, ma non ho approfondito, se sai qualcosa in merito mi farebbe piacere conoscerla.

    1. Gil_Grissom 13 settembre 2014

      Saddam Hussein ha davvero gasato i curdi, ragione ufficiale per cui e' stato impiccato, o e' anche quella opera della CIA? L' aggressione irachena allo stato sovrano del Kuwait era vera o false flag? Lo domando perché sul secondo punto l'articolo lascia aperto lo spazio a diverse interpretazioni?

    1. Rosanna 13 settembre 2014

      Laertino, che cosa hanno prodotto nella storia le seguenti "ideologie", intese come sistemi di pensiero che si sono poi tradotte in sistemi sociali ed economici: marxismo, maoismo, liberismo, capitalismo, socialismo?

      Quali esiti hanno avuto se li consideriamo a posteriori?
      Certo a priori hanno avuto una funzione sociale anche molto importante, ma poi dove sono finiti?
      Falliti? Morti e sepolti? Trasformatisi in una estrema espressione caricaturale di se stessi?
      Ora hanno ancora un valore sociale?

      Mi sembra ci sia rimasto solo il neoliberismo, che sta producendo macelli sociali, e l'imperialismo finanziario, che ne è l'estremo esito postmoderno.



    1. Laertino 13 settembre 2014

      Qui c'è un uso troppo libero, e intimamente contraddittorio del termine "Ideologia".

      Ideologia come falsa coscienza?
      Ideologia come sintesi degli strumenti per interpretare e cambiare la storia?Come sistema di pensiero che, al pari del cristianesimo, perde la sua "purezza" originaria, stravolta dagli interessi di parte?
      Teoria tradita dalla prassi.
      La morte delle ideologie?
      Suvvia, quando usiamo concetti, o categorie, con una tale leggerezza, non facciamo che aggiungere smarrimento a confusione.
      E che dire del potpourri finale?
      Marxismo, Maoismo, liberismo, capitalismo, socialismo: termini antitetici e conflittuali messi in bella fila, come tanti salamini.
    1. Rosanna 13 settembre 2014

      Link interessanti, di ordine filosofico, morale, economico, ma piuttosto complicati, occorre un sacco di tempo per leggerseli tutti, vedo che ti interessi di filosofia economico morale,

      è un po' difficile però trovare una sintesi, perché l'economia è guidata dall'interesse, non da principi morali, quindi non saprei come giustificarne le relazioni in termini logici.

      Grazie comunque.

    1. ROE 13 settembre 2014

      Scusa, hai ragione. È tutto molto complesso, diffiicile da capire (almeno per me) e tanto più da spiegare. Io sono partito da qui http://holos.unigov.org/holosbank.com/unigov/Ecco-It.htm [holos.unigov.org].
      Poi con il resto su http://www.wgov.org/parse.cgi?f=2&l=ita [www.wgov.org].


    1. Mattanza 13 settembre 2014

      IMO Le elezioni democratiche servono a farvi credere di poter decidere, è lapalissiano per me, mentre la constatazione di Cardisem è di tutt'altra portata, più generale e potente, e li si hai ragione a dire che non ci rendiamo conto della nostra forza...è solo paura.

    1. Rosanna 13 settembre 2014

      Rispondo dal cellulare non so come verrà, comunque dicevo non ho capito bene il senso di quello che hai scritto nel commento precedente perché hai espresso concetti interessanti ma non del tutto chiari e di semplice comprensione.

    1. ROE 13 settembre 2014

      Che cosa?

    1. Georgios 13 settembre 2014

      Beh... e' proprio quella UE che noi non vogliamo, no?

      Ciao Rosanna, grazie per il sempre interessante dialogo.

    1. Rosanna 13 settembre 2014

      Repeat ?

    1. Rosanna 13 settembre 2014

      Su questa ultima analisi sono pienamente d'accordo, considerato che anche la Russia ha subito quello che stiamo subendo noi, liberalizzazione selvaggia, svendita di aziende pubbliche, socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti, giochi di borsa e altre amenità tipiche degli oligarchi,

      certamente dovremmo approfittare della politica di Putin, che sembra essere favorevole all'occidente, più di quella degli USA, ma su questa ultima ipotesi purtroppo sembra che l'UE abbia fatto altre scelte.

    1. Georgios 13 settembre 2014

      Ok, allora sostituisci tutte le parole "etiche" con "valori politico democratici" nel mio precedente discorso.

      Cosa cambia? Intendo per noi.

      Quello che succede da quelle parti e' quello che succede nel capitalismo "normale" anche se in una fase più "primordiale". Infatti gli oligarchi e l'alta borghesia russa sono gli ex funzionari del partito dell'URSS che si sono mangiati le immense ricchezze pubbliche tramite il solito giochetto della borsa: Prima hanno distribuito al popolo le azioni di queste proprietà pubbliche ora trasformate in società da introdurre nel mercato della borsa e poi con il crollo della borsa e la svalutazione di queste azioni se le sono comprate massicciamente a prezzi ridicoli. E non mi chiedere chi gli ha dato quei soldi per cortesia.

      Nessuno ha detto che in Russia c'è una specie di socialismo di tipo nuovo o un capitalismo dal volto umano. O la terza via per la società verso il benessere generale.

      Questa società però porta avanti una politica internazionale che ci conviene. Dobbiamo "sfruttare" questa situazione sì o no? Quello che poi faremo in casa nostra riguarda noi, non Putin.

    1. ROE 13 settembre 2014

      L'autoresponsabilizzazione (responsabilità di se stesso) dell'individuo (prima ancora della società) può avvenire soltanto eliminando la dipendenza (volontaria od involontaria) da altri. La dipendenza dipende dalla struttura gerarchica di un sistema formato da livelli diadici (a doppia valenza): chi si trova su un certo livello rappresenta se stesso rispetto a chi si trova sui livelli superiori mentre rappresenta la totalità rispetto a chi si trova sui livelli inferiori. È una condizione originaria di tutta la materia. Ma la coscienza (non la scienza) umana può trasformare la struttura gerarchica in una struttura conarchica.


    1. Rosanna 13 settembre 2014

      Frequenterò tutti i link che mi hai indicato, ma io non facevo riferimento a "valori etici", quanto a "valori politico democratici", sicuramente io non ho una conoscenza approfondita della società russa, ne ho soltanto una conoscenza superficiale, fornitami a distanza da fonti diverse ed eterogenee,

      ma ho avuto occasione di conoscere donne moldave che mi dicono che da quelle parti (Moldavia e Russia) la polizia è molto corrota, basta pagare e i ricchi se la cavano sempre, mentre i poveri sono sfruttati, le donne poi sono ancora molto emarginate, sfruttate e poco rispettate.

      Queste cose non mi sembrano molto democratiche.

    1. Georgios 13 settembre 2014

      Il mio giudizio su Putin e la Russia non era di carattere etico. Non mi interessa l'etica quando si parla di relazioni internazionali.

      Per me e' una cosa che riguarda l'utilità o meno di certe politiche. Utilità rispetto alle aspettative popolari, in questo caso, europee prima e internazionali poi.

      Per prima cosa "noi", il popolo, non vogliamo delle guerre in Europa. La politica russa e' contro questo tipo di guerre, speriamo che ci riesca.

      Poi, non vogliamo un'Europa al guinzaglio di Washington ma un'Europa con molti gradi di libertà di autonomia decisionale. Anche in questo la politica russa e' a nostro favore.

      Terzo, e' un bene per noi avere un punto di riferimento e di paradigma di lotta portata anche agli estremi e secondo la quale viene dimostrato nei fatti che i nazicapitalisti possono essere ridicolizzati e battuti sul territorio come sta avvenendo finora nel Donbass. E a fianco di questo popolo eroico la Russia ci sta e non solo per ragioni di convenienza internazionale.

      Ti ripeto però che non mi interessa se la Russia lo fa per proprio interesse o per mancanza di un suo comparto economico-militare. Mi basta che in questo preciso istante di politica internazionale lo faccia. Sarebbe un lusso suicida per me fare il difficile perché Putin non e' "abbastanza democratico" o perché "tanti giornalisti uccisi".

      E poi, scusa, da dove abbiamo avuto queste notizie? Chi ci ha raccontato quanto sia democratico Putin e chi veramente fossero questi giornalisti? Purtroppo non ho a portata di mano certi links sia sulla prima cosa sia sull'altra. Anche sulla Politkovskaya ci sono varie informazioni "strane". Non mi dire che ignori le operazioni coperte e finanziate dall'occidente contro la Russia, guarda caso solo dopo che al posto dell'ubriacone Eltsin e' comparso Putin.

      Vai qui

      http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=13859

      cerca la parola Eltsin e leggi il paragrafo relativo. Cerca su wiki il nome di Egor Gaidar pure. Non siamo degli ingenui.

      In politica si cerca il proprio interesse e non la persona giusta per affidargli tua figlia come sposa.

      Mi ricordavo di un discorso di Putin a Valdai che era stato riportato su CDC ma non mi ricordavo né il nome di Valdai (solo la V iniziale) né la data, per cui ho cercato "discorso di Putin a v". E' uscito questo apposta per te (sottotitolato in italiano). Guardalo, sono meno di 3 minuti.

      https://www.youtube.com/watch?v=biGzij6nIOs

      Infine, tutto quello che ho scritto su RT e' frutto di esperienza personale diretta.

    1. Rosanna 13 settembre 2014

      "La prima grande battaglia è la comprensione del mondo che ci circonda,
      una comprensione necessaria per poter agire, non sulla spinta di
      ideologie che tutto spiegano e tutto sanno, a prescindere da tempo
      presente passato o futuro, ma su una conoscenza reale, concreta, sempre
      verificata sui fatti..."

      Questo il dramma, e questa sacra verità la comprende solo un'élite di "persone pensanti e libere intellettualmente", purtroppo invece la maggioranza si muove secondo schemi prestabiliti, seguendo cecamente false e ipocrite ideologie, che anche se sono state veritiere e legittime nel loro sorgere, vengono poi stravolte e manipolate dagli interessi di parte:

      marxismo, maoismo, liberismo, capitalismo, socialismo ...

    1. Gibilee 13 settembre 2014

      In ogni periodo storico sono state adottate proprie tecniche manipolatorie

      per l'informazione e il consenso, certamente più primitive nella forma rispetto alle attuali ma i cui presupposti psicologici sono eterni.
      Come dicono gli esperti l'eccesso di informazione non significa informazione.
      La memoria storica vale al massimo per gli addetti ai lavori che poi la manipolano alla bisogna.
      E'interessante conoscere quanta parte di popolazione faccia riferimento ai media aziendali e quanta invece tramite i blog sul web.E anche lì è opportuna la scelta
      per evitare stucchevoli oasi ideologiche.


      Per 'false flag' si potrebbe anche utilizzare 'sotto falsa bandiera' non per essere autarchici ad ogni costo ma per una maggiore accessibilità di comprensione.
    1. Rosanna 13 settembre 2014

      Hai ragione Georgios, il mio confronto tra i vari organi di stampa (Obama, Putin, Isis) è stato volutamente generico e poco approfondito, primo perché dovrei fare una ricerca più attenta, prima di pronunciarmi, poi perché appunto mi aspettavo una tua replica, che poteva essere utlie per chiarire le idee, a me e agli altri.

      Da una visuale distante, sono d'accordo con te che le cose sembrano diverse (escludiamo l'Isis che mi sembra un'altra storia), ma sono in realtà veramente tali?

      Putin è così "democratico" come appare? E' un difensore convinto della pace e dei diritti dei cittadini, perché ci crede? La sua non è una politica imperialistica, anche se meno invasiva di quella USA?

      E i numerosi giornalisti russi uccisi?

      O forse Putin è soltanto un perfetto stratega, uno straordinario comunicatore, che sa vendersi bene? Forse perché sa di essere in una posizione più debole rispetto a quella di Obama, che è un esponente chiave di quel patto famigerato tra corporation, potere, esercito (comparto militare finanziario), che a Putin manca.




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