EUTANASIA DEL REALE

EUTANASIA DEL REALE

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Fine dell’empatia comunicativa e inizio della distopia sociale, indotta ad arte dalla meraviglia multimediale dei visual network. Il 1989 è un anno di svolta, è l’anno in cui la società dello spettacolo diventa schiava di se stessa, in cui lo spettacolo viene trasformato in strumento di disperazione e di morte e si rompe quel patto millenario dell’illusione scenica utilizzato fino a quel momento per la promozione culturale della società, ridotta ora a semplice scenografia teatrale. Un teatro che rinnega se stesso, un teatro che uccide.

Il senso dell’incertezza della “società liquida” lo si riconosce anche nell’esercizio ossessivo della “navigazione in rete”, dove ci si connette immediatamente con gli altri, ma in realtà con altrettanta facilità ci si disconnette, smantellando con un canc i legami interpersonali che ci disturbano.

Navigazione rischiosa e temeraria, in cui viene consentito all’individuo di essere in un altrove extraterritoriale e slegato dallo spazio fisico del suo corpo e dal tempo della sua coscienza. 

Lo dice anche Giorgio Agamben, illustre filosofo italiano, che ha sintetizzato in modo magistrale la vicenda di Timisoara e del “falso genocidio” che la polizia di Ceausescu avrebbe provocato appunto nel 1989, anno in cui si manifesta la nascita delle notizie/spettacolo, funzionali al sostegno delle guerre moderne.

Venne allestito una sorte di set cinematografico dell’orrore, per criminalizzare Ceausescu:

«Per la prima volta nella storia dell’umanità, dei cadaveri appena sepolti o allineati sui tavoli delle morgues [degli obitori] sono stati dissepolti in fretta e torturati per simulare davanti alle telecamere il genocidio che doveva legittimare il nuovo regime. Ciò che tutto il mondo vedeva in diretta come la verità vera sugli schermi televisivi, era l’assoluta non-verità; e, benché la falsificazione fosse a tratti evidente, essa era tuttavia autentificata come vera dal sistema mondiale dei media, perché fosse chiaro che il vero non era ormai che un momento del movimento necessario del falso. Così verità e falsità diventavano indiscernibili e lo spettacolo si legittimava unicamente mediante lo spettacolo. Timisoara è, in questo senso, l’Auschwitz della società dello spettacolo: e come è stato detto che, dopo Auschwitz, è impossibile scrivere e pensare come prima, così, dopo Timisoara, non sarà più possibile guardare uno schermo televisivo nello stesso modo» (Agamben 1996).

Nei mesi successivi si accertò che le notizie non provate dei giorni precedenti andavano drasticamente ridimensionate, che le foto dei cadaveri erano un “falso giornalistico” e che non c’erano state fosse comuni, 
i giornali rettificarono e la vicenda fu presto archiviata di fronte ai grandi eventi che si prospettavano: il collasso dell’URSS, la Prima Guerra del Golfo, ecc …

La guerra moderna dunque “sola igiene” del mondo, viene anticipata da eventi traumatici sapientemente orchestrati dal regime e funzionali agli step successivi, con la produzione del falso giornalistico, per suscitare attraverso il terrorismo mediatico l’indignazione della gente e poi di conseguenza l’attacco aereo e il massacro dei civili. Così è avvenuto anche nel 1991 durante la prima guerra del Golfo, sostenuta anch’essa dalle solite denunce false: un’agenzia pubblicitaria denunciava il fatto che i soldati irakeni “tagliavano le orecchie” ai kuwaitiani che resistevano, poi che gli invasori avevano fatto irruzione in un ospedale “rimuovendo 312 neonati dalle loro incubatrici e lasciandoli morire sul freddo pavimento dell’ospedale di Kuwait City.”

Il linguaggio dell’immagine diventa il luogo politico per eccellenza, il luogo del conflitto estremo, oggetto 
di una contesa e di una manipolazione senza precedenti, dove il rapporto tra la scenografia e la sfera dei mezzi puri o dei gesti cognitivi si emancipa dalla sua relazione ad un fine. Il video/teatro o la notizia/spettacolo perdono ogni tipo di senso didascalico, per dotarsi delle categorie della guerra, che prima di essere morte fisica segneranno la morte ontologica del teatro, così come è stato inteso da millenni. Il teatro muore nel momento in cui uccide la realtà: viene così realizzato il delitto perfetto !

Infatti nel 1991 gli psicopatici della CIA organizzarono una psywar (psychological warfare) per demonizzare Saddam Hussein agli occhi del suo stesso popolo e facilitare così l'attacco. Avrebbero dovuto diffondere in Iraq un video in cui veniva mostrato il dittatore iracheno mentre faceva sesso con un ragazzo, naturalmente ripreso da una telecamera nascosta, come se si trattasse di una registrazione clandestina. Il video venne effettivamente girato, con un sosia di Saddam e alcuni agenti della CIA camuffati da arabi. Poi il progetto venne bloccato, di fronte ad altre strategie di false flag.

Il 2 agosto 1990 la 1° guerra del Golfo inizia prima sui mass media, poi nella realtà, con il simbolico conflitto tra Bush e Saddam Hussein avvenuto attraverso i canali della comunicazione, in cui entrambi si scambiavano minacce e sfide, appelli rivolti all’estero in nome del diritto internazionale o dei comuni valori religiosi e culturali del mondo arabo. La radio funzionò anche come strumento di spywar, la “Voice of America” tentò di minare il morale dei soldati iracheni dando notizia di un avvelenamento dell’acqua dei pozzi del deserto.

Sul fronte interno venne applicata una strategia di news management sui media americani (e di riflesso su quelli mondiali), prima per ottenere l’approvazione dell’ONU all’intervento armato, poi per il consenso interno alla guerra. L’amministrazione Bush diffonde il dato della presenza di 250.000 soldati iracheni e 1.500 carri armati in Kuwait (ma i satelliti sovietici non li vedono).

Intanto il governo kuwaitiano in esilio si affida alla maggiore agenzia americana di pubbliche relazioni, la “Hill & Knowlton”, che cerca di influenzare l’opinione pubblica utilizzando tecniche di marketing commerciale, demonizzando Saddam Hussein con l’accostamento rispetto ad Hitler, che si rivelerà una delle strategie vincenti per la mobilitazione dell’opinione pubblica contro l’Iraq.

Prova della malvagità irachena è anche la testimonianza portata da una ragazza quindicenne kuwaitiana a Washington davanti alla Commissione Difesa, dice infatti che i soldati iracheni staccavano la corrente elettrica alle incubatrici degli ospedali, per fare morire i neonati kuwaitiani. Questa testimonianza si rivelerà un falso, la ragazza era in realtà la figlia dell’ambasciatore kuwaitiano all’ONU e aveva recitato un copione preparato dalla “Hill & Knowlton”.

In questo senso quella del Golfo è stata la prima guerra televisiva, perché ha sfruttato pienamente le possibilità del mezzo televisivo di essere sul campo, confezionare e vendere la guerra, a differenza del Vietnam, quando politici e militari non avevano capito come il nuovo media avrebbe potuto controllare il messaggio e distruggere un nemico appartenente al terzo mondo, e perciò senza voce. Da allora la leadership politica sembra avere appreso la lezione.

L’atto finale della guerra del Golfo trasmesso dalla televisione è la calata dei soldati americani da un elicottero per riconquistare l’ambasciata di Kuwait City. Di fronte a questa scena spettacolare, nessuno pone la domanda dell’utilità dell’azione (visto che la capitale era già libera da due giorni). Per evitare le pericolose interferenze dei giornalisti e dell’opinione pubblica il comando militare si serve dei due strumenti tradizionalmente a sua disposizione: la censura e la produzione di un flusso alternativo di notizie.

Tutti i corrispondenti accreditati presso il JIB (Joint Information Bureau) a Dhahran, (in Arabia, la sede del comando delle forze alleate), sono obbligati a firmare un documento in cui si impegnano a rispettare determinate condizioni, pena il ritiro dell’accredito. È proibito loro di andare al fronte senza una scorta militare, di fotografare o filmare morti e feriti, di dare informazioni su armamenti, equipaggiamento, spostamenti e consistenza numerica delle unità alleate e sulla consistenza dell’armamento nemico, di descrivere nei particolari le operazioni militari, di fornire dati sulle perdite alleate, di nominare le basi di partenza delle missioni, di intervistare i militari senza il preventivo permesso ufficiale.

Questo controllo quasi totale della censura militare è amplificato dalla nuova natura della guerra, guerra aerea, condotta con aerei e droni, che esclude la presenza fisica del giornalista. La guerra del Golfo è così oscurata per le cronache dell’informazione vera e propria, ma alla censura si riuscirà ad unire un’apparente ricchezza informativa, ottenuta dal news management militare. Il comando militare delle forze multinazionali tiene briefings quotidiani in cui si forniscono dati, numeri, analisi delle azioni del giorno e soprattutto le immagini della guerra aerea, computerizzate o riprese da cineoperatori militari, e quelle degli aviatori in partenza o di ritorno dalla missione.

Poi però una delle immagini più famose, simbolo della guerra, quella del cormorano che agonizza nel petrolio a causa dell’incendio dei pozzi kuwaitiani, ha destato forti dubbi. Com’era stato possibile filmare, se il territorio era in mano agli iracheni? Successivamente esperti ornitologi dissero che il cormorano non dimorerebbe nella regione in quel periodo dell’anno (Mirko Nozzi, Informazione e guerra).

Per arrivare ai giorni nostri in cui numerose false flag e spettacolarizzazioni della guerra moderna rimangono micidiali armi di distruzione di massa. Mentre viviamo da spettatori stavolta coinvolti sullo scenario di una terza guerra mondiale, negli ultimi mesi ci sono state somministrate diverse bufale mediatiche, che dovevano predisporre la demonizzazione del nemico e la giusta motivazione dell’intervento. Prima il “reality show” avvenuto a Kiev nel febbraio 2014 di cui si attribuiva la responsabilità ad un “sano desiderio di rivoluzione europeista”, poi il Boeing MH17 abbattuto si diceva dai separatisti, poi l’invasione delle truppe russe in territorio ucraino, invasione mai avvenuta.

E le false flag sono poi avvalorate dai soliti vampiri, assatanati di sangue umano. Infatti a Cernobbio, il 5 settembre, si è presentato il senatore dell’Arizona John McCain, che ha detto - "Dovremmo vergognarci per non aver aiutato l'Ucraina di fronte a una chiara e aperta invasione da parte della Russia di Putin, l'ex generale del Kgb che si sente investito di un destino storico. E non venite a dirmi che questa non e' un'invasione vera e propria. L'Ucraina ha accettato il cessate il fuoco perché sta perdendo, perché non l'abbiamo aiutata a combattere contro un nemico più forte e agguerrito di lei".. "Di fronte al grido di aiuto dell'Ucraina - ha detto ancora McCain - l'amministrazione Obama ha deciso di fornire agli ucraini giubbotti antiproiettili che non servono un granché contro i carrarmati e gli europei non hanno fatto assolutamente nulla".

Dunque il senatore McCain, avvoltoio di carriera, sempre presente in scenari che preannunciano l’imminenza di una guerra, non dice la verità naturalmente, non dice che le “truppe naziste” di Kiev sono state finanziate da USA, foraggiate dalla NATO, con la complicità dell’UE, e che nonostante i poderosi sostegni militari, sono state sbaragliate dai separatisti, meno riforniti di armi ed equipaggiamenti. Il senatore McCain non dice che non c’è stata nessuna invasione della Russia, ma anzi è vero il contrario, il territorio russo è stato letteralmente circondato da basi missilistiche americane. Per di più gli Usa hanno costretto l’UE all’imposizione di sanzioni economiche alla Russia, assolutamente demenziali, che danneggeranno fortemente la sua economia, per le esportazione di alimentari e manufatti rispedite al mittente e mettendola a rischio di insufficienza di risorse energetiche nel prossimo inverno.

Insomma di episodi di video/stragismo ne abbiamo visti e sentiti tanti, da quel dannato 1989 in cui è iniziata l’”eutanasia del reale attraverso le immagini”. I regimi totalitari l’avevano già utilizzata per la propaganda politica di mietitura del consenso, ma mai in maniera così massiccia e spudorata, manipolando la realtà stessa per poi ucciderla in diretta. Ma un’altra novità degli ultimi tempi è che i più diretti avversari degli USA, Vladimir Putin e ISIS, si sono attrezzati alla grande per poter fronteggiare l’egemonia mediatica del mondo occidentale.

Ispirato dai media controllati dallo Stato del regime sovietico, anche il presidente Vladimir Putin sta facendo uno sforzo concertato per "rompere il monopolio anglo-sassone dei mass media" e per "illuminare all'estero le politiche statali" del Cremlino. A tal fine, sta investendo somme incredibili di denaro nei media russi. Per esempio la Russia sta attualmente espandendo la sua emittente estera RT (precedentemente noto come Russia Today ), e la News Agency Ruptly. Lanciata nel 2005, RT è attualmente disponibile in inglese, spagnolo e arabo, e viene posizionato come alternativa ai media internazionali occidentali, come la CNN e la BBC.

Il governo USA aveva bloccato alcune volte la diffusione del canale Russia Today sul territorio nordamericano, dato che l’emittente si è sempre distinta dai media controllati dalle corporation per la sua indipendenza da grandi finanziatori americani, e ha trattato i problemi di politica internazionale dando libertà di espressione a economisti e geopolitologi “fuori dal coro”.

Siamo nel bel mezzo di una guerra di propaganda mediatica spietata. RT è diventata uno strumento assolutamente necessario per la Russia, ai fini di gestione della politica estera, ed il Cremlino sta sfidando gli USA con una guerra di propaganda di altissima qualità, che continuamente smentisce il flusso di notizie yankee a senso unico.

RT si è già affermata con successo nei nove anni dalla sua creazione, ha recentemente superato anche la CNN quando si tratta di video visualizzati su YouTube. Con quasi 1,2 miliardi di vedute, la BBC è l'unico mezzo di comunicazione prima di RT. In Gran Bretagna, RT ha più spettatori rispetto al livello europeo di notizie Euronews e in alcune grandi città degli Stati Uniti, il canale è il più visto di tutte le emittenti straniere. La marcia trionfale del broadcaster di Putin è iniziata in una ex fabbrica nel nord-est di Mosca e il suo compito è stato fin da subito: "Rompere il monopolio dei mass media anglo-sassone".

Secondo Peter Pomerantsev, produttore televisivo e saggista, Putin sta reinventando la guerra del XXI secolo, e la propaganda viene utilizzata come arma principale. La Russia starebbe conducendo una "guerra non lineare" in una strategia di "avant-garde", basata sul presupposto che il conflitto nel mondo globalizzato di oggi è multidimensionale, e gli Stati-nazione non sono più schierati contro altri Stati-nazione.

Allo stesso modo, anche l'insurrezione dello Stato Islamico irakeno sta impiegando nuove sofisticate tecniche di propaganda. Nel suo sapiente utilizzo di mezzi di comunicazione diversi, il gruppo ISIS ha utilizzato numerosi video, immagini scattate da terra di droni, e messaggi in multilingua sui social media. Ha utilizzato anche servizi come JustPaste per la pubblicazione di riassunti di battaglia, SoundCloud per rilasciare report audio, Instagram per condividere immagini e WhatsApp per diffondere la grafica e video. Ha adottato poi la strategia di intimidire i nemici con immagini shock di decapitazioni (vere o presunte) dimostrando grande competenza tecnologica.

Infatti la campagna d'informazione dell’ ISIS è diventata molto più sofisticato rispetto a quella di Al Qaeda; 
i suoi video ben congegnati sono ben lontani da quelle sgranate immagini statiche di Osama Bin Laden & com. significativa è la pubblicazione di un flusso costante di storie dell'orrore su Facebook e Twitter, utilizzando l'hashtag #ThinkAgainTurnAway.

L'insurrezione ribelle ha attentamente costruito una narrazione che giustifica la propria lotta contro le divisioni nazionali dei confini mediorientali tracciate dalle potenze occidentali, dopo la prima guerra mondiale e che definisce "partizioni Crusader", adattando terminologia informatica ad eventi storici (segnale di provenienza culturale dichiaratamente yankee). L’ISIS ha continuato a sostenere che il compito di una leadership araba moderna deve essere quello di contrastare la strategia angloamericana del “divide et impera”, che impedisce al popolo musulmano di unirsi "sotto lo stesso Imam portando la bandiera della verità".

Dunque nella “War of the Worlds” del terzo millennio, è stata realizzata sotto i nostri occhi la perfetta “eutanasia del reale”, e secondo quanto diceva Jean Baudrillard, l’immagine fantasmagorica e multimediale, riprodotta milioni di volte, su milioni di teleschermi accesi 24 ore su 24, ha ucciso la realtà globalizzata, compiendo così “Il delitto perfetto”.

The game is over, the game begins again.

Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchisciotte.org

13.09.2014

Commenti (72)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. Georgios 15 settembre 2014

      Appunto. Amen.

      Li conosco questi discorsi che partendo da una frase presa a caso da non si sa chi esattamente e che comincia il discorso con le razze per finire col complottismo cancellando la storia (che e' sempre fatta a tavolino perché "senza grana niente rivoluzione" e perché "Neanche le più atroci estorsioni dei tiranni, la miseria più profonda
      basta per sollevare il popolo. Il popolo "Sovrano" non si solleva mai") affermazioni tutte prive di una verifica, di qualche esempio, di una dimostrazione vera, no, l'ha detto una mente che nel suo miserrimo cantuccio di osservazione si occupa dell'osservazione dell'oggetto, finiscono per l'appunto con dei giochi di parole tra soggetti, oggetti, contenuti di entrambi e fuochi d'artificio marx-isterici.

    1. Cataldo 15 settembre 2014

      Durante la guerra tra Iran ed Iraq furono usati più volte gas, ma l'episodio imputato a Saddam, nella città curda di Halabja è stato accertato essere opera degli iraniani, che utilizzarono erroneamente il gas in una zona che credevano occpuata dagli iracheni.
      Il fatto è ampiamente assodato, un report dell'USAWC che riportava i dati di fatto, ovvero che il tipo di gas usato non era negli arsenali iracheni, ma in proveniva da quelli iraniani, è stato confermato anche dalle ricostruzioni indipendenti, la stessa CIa nel 2003 ha corroborato il report dell USAWC. Ma c'è sempre qualcuno più amerikano degli amerikani che riciciia vecchi arnesi di propaganda.
      Sull'invasione del Kuwait ci sarebbe molto da dire, ma rimandiamo ad altra circostanza.

    1. Cataldo 15 settembre 2014

      Si, il G8 di Genova ha rappresentato uno spartiacque, propedeutico a quello che è venuto dopo, la repressione operata a Genova è stata coordinata e premeditata, ottenendo risultati eccellenti per i pianificatori ed i loro servi locali.

    1. Rosanna 15 settembre 2014

      Osserva il gregge che pascola davanti a te: non sa che cosa sia ieri, che cosa sia oggi; salta intorno, mangia, digerisce, salta di nuovo, e così dal mattino alla sera e giorno dopo giorno, legato brevemente con il suo piacere e con il suo dispiacere, attaccato cioè al piolo dell'attimo e perciò né triste né annoiato...

      L'uomo chiese una volta all'animale: Perché mi guardi soltanto senza parlarmi della tua felicità? L'animale voleva rispondere e dire: ciò avviene perché dimentico subito quello che volevo dire – ma dimenticò subito anche questa risposta e tacque.

      Così l'uomo se ne meravigliò. Ma egli si meravigliò anche di se stesso, di non poter imparare a dimenticare e di essere sempre attaccato al passato: per quanto egli vada e per quanto velocemente, la catena lo accompagna. È un prodigio: l'attimo, in un lampo, è presente, in un lampo è passato, prima un niente, dopo un niente, ma tuttavia torna come fantasma e turba la pace di un istante successivo. Continuamente si stacca un foglio dal rotolo del tempo, cade, vola via – e improvvisamente rivola indietro, in grembo all'uomo.

      Allora l'uomo dice "Mi ricordo".

      -- Friedrich Wilhelm Nietzsche (scheda)
      da PensieriParole

    1. Rosanna 15 settembre 2014

      Ho colto benissimo la profondità delle tuo animo, ecco perchè ho nominato subito Nietzsche, infatti è stato un autore assolutamente incompreso e strumentalizzato dal Nazismo, ma ha una mente straordinaria, stravagante , eclettica ed il suo nichilismo è profondamente creativo, lui distrugge per poi per rigenerare e ricostruire.

    1. Simulacres 14 settembre 2014

      Ma pensa te... mi hai letto nel pensiero!;)

      pensa che pensando a Nietzsche avevo scritto: "un nuovo uomo a propria immagine e somiglianza alla maniera di Nietzsche" ma poi l'ho cancellato per non essere tacciato troppo nichilista, per non dire di peggio. Come se l'essere nichilista fosse qualcosa di orribile! Che poi in un certo senso, è una delle componenti fondamentali del mio essere. Poiché, carissima Rosanna, io possiedo un animo irrequieto, creativo (se mi è concesso) e in un certo qual senso profondamente nichilista ed è solo grazie ad esso riesco a non inaridirmi troppo e a coltivare la speranza di futuri migliori per l'affrancamento degli uomini dalle prigioni delle cosiddette società evolute. E quando sono intriso nei miei pensieri divento un insopportabile pessimista/ottimista a fasi alterne. Il pessimismo mi concede la visione obiettiva del reale, l'ottimismo fa fiorire l'animo anche nella più cupa visione, donando nuova speranza che irradia e dona anche sulle cose più prostrate, dolenti e scoraggiate nuova linfa generatrice e nuove illuminazioni "estetiche"!


      ps. tanto per cambiare argomento (sic!), mi sto rileggendo gli "Aforismi sulla saggezza nella vita" di quell'altro inguaribile "ottimista" di A. Schopenauer.


    1. Simulacres 14 settembre 2014

      Si vabbè ... mettiamola così: si osserva più la personalità del soggetto anziché il contenuto dell'oggetto. Ecco... io, per esempio. sono uno a cui piace molto osservare l'oggetto più che il soggetto. L'"oggetto" non lo si osserva più ai nostri tempi. Ci si occupa molto più del soggetto che parla dell'oggetto. Ecco, io, ari-per esempio, nel mio miserrimo cantuccio di osservazione, sono un osservatore dell'oggetto. Cosa che, come la morale e la ragione, è destinata ad essere "cestinata" nella pattumiera dei ricordi! A meno che, nei secoli dei secoli, non venga una rivoluzione antimaterialista. Ma per il momento è chiaro che siamo ancora nell'epoca della propaganda... delle Marx-Isterie, insomma... e se continua di questo passo c'è da scommettere che già a metà del XXI Secolo saremo tutti immersi nel Buio Completo!!! Amen.

    1. Simulacres 14 settembre 2014

      Certe razze animali non si pronuncerebbero mai con modi e toni cosi solenni' perentori, "quela" "eletta" sì!

      PS se guardi un po all'insù nei commenti t'ho già risposto...

    1. Georgios 14 settembre 2014

      Beh.. per prima cosa ritiro la domanda sulle razze. Ora capisco di chi parlavi, potevi specificare però.

      Per seconda cosa il fatto che questo Blumen... abbia scritto una frase cosi, storicamente non significa niente. Ne sono state scritte a migliaia. E allora?

      In terzo luogo ogni grande rivoluzionario proveniva da una classe più o meno agiata. Non poteva essere diversamente perché solo cosi si aveva l'opportunità di studiare e capire qualche cosa. Sono stati dei traditori della propria classe? Certo. Di traditori cosi ben vengano. Sarà tutta la società a usufruirne. Lo stesso Engels era ricco. E allora? Certo, quando uno nasce ricco (cioè nasce tra i pochi) e' molto più probabile che segua la strada del suo interesse di classe. Mica lo biasimo per questo. Le classi appunto rappresentano degli interessi.

      Poi te lo immagini quante lettere fossero state scritte e Marx al suo tempo? Che significa questo? Se tra loro si trovasse una lettera di Jack lo squartatore che significato avrebbe? E' logico che un ebreo fanatico cercasse delle conoscenze con gente di una certa fama e della sua religione pure. L'importante sarebbe trovare la risposta di Marx a questo tizio.

      Hai scritto che "il tanto decantato proletariato eroico tanto caro ai comunisti (e surrogati) non è mai esistito". Se allora la tua insinuazione si basava sulla parola "eroico", la storia ci informa che anche quello e' esistito. Il proletariato eroico. C'è una guerra contro i bianchi in Russia a dimostrarlo. Il proletario eroico, da solo, contro la reazione locale ed internazionale.

      Per quel che riguarda le iene della speculazione ideologica ho dato una risposta alla signora Spadini

      http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=comments&op=showreply&tid=157039&sid=13908&pid=157037&mode=&order=0&thold=0#157039

      se ti interessa dai un occhiata.

      Il marxismo non e' un'ideologia. E' una teoria scientifica. Ideologia l'hanno fatta loro, all'inizio (19o secolo) per bisogni politici reali. Più tardi per fare il loro gioco, quello di svendere la rivoluzione.

    1. Georgios 14 settembre 2014

      Un'informazione ancora se possibile:

      Di quale razza parlava il maestro? Dei terrier... dei bassotti... di qualche segugio forse? O andiamo sempre a finire al pastore tedesco? La mia preferita.

    1. Simulacres 14 settembre 2014

      "Chi sarebbe questo Blumenthal? Si può avere qualche indicazione più precisa?"

      Non so chi sia esattamente ma certo non poteva essere che era ebreo e redattore del Judish Tidskrift (Stockholm: Isaac Marcus Boktryckeri-Aktiebolag 1929 - Available through YIVO Library Periodicals Collection - Average Size (015008266a )). La citazione l'ho ripresa da"bagatelle per un massacro" e successivamente googlando è riportata anche in questo post.

      http://www.wakeupfromyourslumber.com/node/2931#comment-12447 [www.wakeupfromyourslumber.com]

      "Our race has given to the world a new Messiah, but he has two faces and bears two names, on one side he is called ROTHSCHILD, head of the great capitalists, on the other, Karl MARX, the high priest of the enemies of capitalism."

      BLUMENTHAL,'Judisk Tidskrift' No. 57, 1929.

      N.B. Il post riporta in calce anche la famosa lettera di Baruch Levy a carletto Marx

      "Letter from Baruch Levy to Marx:

      "The Jewish people as a whole will be its own Messiah. It will attain world dominion by the dissolution of other races, by the abolition of frontiers, the annihilation of monarchy, and by the establishment of a world republic in which the Jews will everywhere exercise the privilege of citizenship. In this "new world order" the children of Israel will furnish all the leaders without encountering opposition. The Governments of the different peoples forming the world republic will fall without difficulty into the hands of the Jews. It will then be possible for the Jewish rulers to abolish private property, and everywhere to make use of the resources of the state. Thus will the promise of the Talmud be fulfilled, in which is said that when the Messianic time is come, the Jews will have all the property of the whole world in their hands" (from `La Revue de Paris', p. 574, June 1, 1928"

      _______________

      "Non esistevano i proletari (cioè quelli che dovevano lavorare solo per sopravvivere) p. es. nel periodo tra i secoli 18o, 19o e inizio 20o? Quando persino dei ragazzini lavoravano nelle miniere? E allora come si spiega questo che certo non si può definire di ispirazione marxista?

      Si vuol sempre vedere la pagliuzza... invece che la trave... io non ho detto che i proletari non esistevano, ho semplicemente detto che se il nostro caro compagno anziché nato povero fosse nato ricco farebbe anche lui il padrone come gli altri. Punto. Quindi la questione è ben più "profonda" come l'estrema miseria. Ma le cose non sono così ponderabili forse perché l'anima dell'uomo s'è definitivamente cristallizzata dietro questa forma suicida. Tutto diventa più tragico e più irrimediabile a mano a mano che si penetra nell'animo dell'uomo, che si cessa d'immaginarlo, per vederlo come realmente è...

      Poi, ma questo è già un altro discorso, ovvio... i poveri sono sempre esistiti in tutte le epoche e mai hanno vissuto bene - non ho bisogno che venga tu a dirmelo - e i nostri nuovi tiranni - di destra e di sinistra - quando pensano al popolo non pensano che per interesse o per sadismo. Per il bene del popolo, dicono loro. Gliene hanno sempre raccontate delle storie al buon popolo... ma mai con la testardaggine e l'accanimento che vediamo adesso.

    1. Georgios 14 settembre 2014

      Tecnicamente un tantino difficile. Ma sarò lì con la testa e il cuore.

      Poi non si sa mai...

    1. Rosanna 14 settembre 2014

      Georgios, non abbiamo litigato, anzi ci siamo appena dati un appuntamento per la prossima energica manifestazione davanti a Palazzo Chigi, per chiedere le dimissioni del governo e davanti al colle, per chiedere quelle del Presidente della Repubblica.

      Vieni anche tu ?


    1. Rosanna 14 settembre 2014

      Vengo volentieri, ma urge farlo il più presto possibile, mettersi sotto i loro "balconcini" e non spostarsi più, fino a che se ne saranno andati via, queste zecche delle classi lavoratrici, e avranno lasciato il posto a voi.

      Fatevi sentire forte, il più forte possibile, senza violenza però (e questo è il lato più difficile, per via dei soliti infiltrati dalla Digos, che faranno di tutto per strumentalizzare la protesta),

      a quel punto saremo tutti uniti insieme a combattere, il popolo italiano è l'erede di una Resistenza gloriosa, occorre recuperare quella sana voglia di libertà e giustizia.

      Grazie per la piacevole, appassionata e sapiente (da parte tua) conversazione.

      Alla prossima

    1. Georgios 14 settembre 2014

      Su Nietzsche il discorso sarebbe molto lungo ma Churchill e' stato un reazionario guerrafondaio macellaio del popolo greco subito dopo la 2a GM.

      La classe operaia non e' stata tradita dalla borghesia perché non si può tradire il proprio avversario.

      I nomi dei "sinistri" che citi, comuni in tutti i paesi occidentali (ma non solo) hanno una ragion d'essere ma anche questo e' un discorso abbastanza lungo. Un accenno lo faccio al mio intervento più su che forse ti e' sfuggito (ore 15:35:03) all'ultimo paragrafo.

      Naturalmente non sono i soli. La strategia e' stata: "Smettiamola di perseguitarli e mettiamoli sul libro paga. Tra non molto lavoreranno per noi". E già... perché se prendi un sindacalista o un politico che a malapena si guadagnava la sopravvivenza e gli dai uno stipendio per lui astronomico, senza lavorare per giunta, e' certo che effettui uno shift alle sue aspettative e alle sue aspirazioni che diventano ambizioni.

      Comunque basta litigare, in questo momento e' necessaria un'alleanza di tutto il popolo perché il nemico e' comune.

    1. Laertino 14 settembre 2014

      Hai ragione, molto di più di quello che tu possa pensare.

      Solo che i nomi che hai citato, sono quelli di persone che si sono attaccati come zecche alle classi lavoratrici.
      Ti dirò di più.
      Per oltre trent'anni sono stato iscritto al PCI, difendendolo con convinzione dagli attacchi dei "gruppettari". Pensavo di essere un "militante", poi ho scoperto che ero stato solo un "militonto", quando sono giunto alla conclusione che la funzione del PCI, dopo il congresso di Lione, è stata quella di una forza obiettivamente conservatrice, niente affatto rivoluzionaria: un partito riformista e antirivoluzionario nella tattica e nella strategia politica, e rivoluzionario solo nelle coscienze dei suoi militanti.
      Su Landini, poi, mi sarà difficile dimenticare quando, a Taranto, diceva di appoggiare (ma con dubbi e distinguo), le decisioni della magistratura; mentre, al nord, usava le legittime preoccupazioni degli operai ILVA, per scatenarli contro l'egoistica popolazione di Taranto.
      In quanto a l termine segaiolo, esso era riferito a tutti quei chierici (scrittori, registi, pittori, filosofi, ecc.) che si sono baloccati, e continuano a baloccarsi con la disgregazione dell'anima, e del mondo borghese: gli eterni esponenti della cultura coprofaga.
      Grazie per il suggerimento, lo faremo quanto prima... con te al nostro fianco.
    1. Rosanna 14 settembre 2014

      Laertino sei fantastico, appena uno nomina Churchill o Nietzsche è un segaiolo dalla cattiva coscienza borghese, ma bisogna nominare sempre Marx ?


      e a forza di nominare Marx ho visto che fine ha fatto la classe operaia, e perchè ha fatto questa fine ? perchè gli operai sono stati traditi non solo dalla classe borghese , che sarebbe anche comprensibile, ma dai loro più vicini profeti, Vendola che telefona con Riva e si dispone a suo zerbino, D'alema che l'ultima volta che ha detto qualcosa di sinistra si perde nella notte dei tempi, Landini che bacia e abbraccia Renzi un giorno si e l'altro si, Bersani che si dichiara contro il fiscal compact e poi lo ficcare in costituzione.

      Quand'è che prendete il megafono insieme con qualche bastone e glielo andate a dire ?
    1. Laertino 14 settembre 2014

      La lotta di classe esiste. Mi dispiace per voi, ma chiudere gli occhi non significa che il mondo sparisca.

      Lo sanno bene i "padroni", che in tutti questi anni, della quiescenza deille lotte dei lavoratori, non hanno mai smesso di farla, ostinatamente, pervicacemente.
      Il problema è che gli intellettuali, che avevano creduto di guidare le masse popolari verso il radioso futuro, come tante mosche cocchiere;dopo la sconfitta della classe operaia, hanno nuovamente assunto il gratificante ruolo di chierici del capitalismo. Ecco allora i vaneggiamenti su una improbabile democrazia diretta (sicuramente non quella dei consigli); su vecchi tromboni del pensiero ludico speculativo; sulla costruzione di una sorta di "scolastica del capitalismo".
      La lotta di classe esiste, e la politica dello Zio Tom Obama; la firma del
      mostruoso " Trattato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti "; i bambini morti per cancro a causa dell'Ilva di Taranto;i tagliagole pseudo mussulmani paracadutati dalla CIA dove più servono; i "Sem Terra" brasiliani; gli operai cinesi suicidati dalle polizie private delle Multinazionali... e molto, molto, molto altro ancora, dicono che la lotta di classe esiste, e che sarebbe ora di ricominciare a combattere. Altro che Nietzsche e tutti gli altri segaioli della cattiva coscienza borghese.
    1. Rosanna 14 settembre 2014

      Simulacres, mi trovo abbastanza d'accordo con quanto dici, l'unica salvezza potrebbe essere questa nuova formula di democrazia diretta, e a questo punto aggiungerei anche Nietzsche, Così parlò Zarathustra, dove lui dice che l'umanità ha bisogno di un "uomo rinnovato", un oltreuomo, Übermensch, esattamente il contrario di quanto avevano inteso i nazisti.

    1. Georgios 14 settembre 2014

      E questo

      http://www.liceoberchet.it/ricerche/geo4d_07/gruppoB/fabbriche_lager_cinesi.htm

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