DOPO LA RUSSIA, TOCCA AL QATAR. E A NOI NON RESTERÁ CHE COMPRARE IL GAS DAGLI AMERICANI

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Riceviamo e pubblichiamo l’analisi e le riflessioni dello storico e saggista Michele Rallo, ex parlamentare della Repubblica Italiana.

Di Michele Rallo

Decisamente le coincidenze sono troppe.

É una coincidenza che la guerra della NATO contro la Russia (camuffata da guerra fra Russia e Ucraina) abbia avuto come conseguenza la fine della “dipendenza” dell’Europa dal gas russo.

É una coincidenza che l’Europa debba affidarsi alla “dipendenza” da altri fornitori, e che gli Stati Uniti possano piazzare qui da noi il loro carissimo gas “scisto”.

Ed é adesso una terza coincidenza che il provvidenziale scandalo del “qatargate” porti l’Unione Europea ad una quasi rottura con il Qatar. Il Qatar che – guarda caso – é al momento il secondo maggior fornitore di gas all’Europa. E siccome il Qatar minaccia – per rappresaglia – di tagliarci le forniture di gas, ecco che la quota degli Stati Uniti nelle forniture (salatissime) di gas lieviterebbe vertiginosamente: quarta coincidenza. Parallelamente, come inevitabile effetto collaterale, i paesi europei (Italia in testa) dovrebbero spendere ancora di piú per la loro bolletta energetica; ancora di piú – coincidenza nelle coincidenze – a beneficio di Washington.

Intendiamoci: non voglio difendere il PD e neppure le verginelle del Parlamento Europeo che mostrano di meravigliarsi nell’apprendere che un sistema di pressioni organizzate (quello del “lobbismo” d’importazione americana) abbia generato clamorosi episodi di corruzione. Probabilmente é tutto vero. Ma é comunque sorprendente che i servizi segreti belgi abbiano deciso di indagare – solo ora – su ció che avviene nelle segrete stanze di Strasburgo. Su input dei colleghi degli Emirati Arabi Uniti – si é detto – ostili al Qatar per ragioni di politica interna al mondo sunnita.

Sará anche vero. Ma non credo che i servizi emiratini siano tra i piú attrezzati e performanti del Medio Oriente. Forse – é una mia malignitá – hanno a loro volta ricevuto un’imbeccata dai servizi segreti di qualche grande, grandissima potenza occidentale. I quali ultimi – continuo a malignare – potrebbero poi aver convinto i belgi ad accogliere i suggerimenti che giungevano dagli Emirati, ed a mettere cosí il dito in quegli infernali ingranaggi europei da cui gli 007 di Bruxelles si erano fino ad ora tenuti ostinatamente lontani.

E – se si volesse continuare con le ipotesi di studio – si potrebbe aggiungere che il Qatar non é soltanto un grande produttore di gas naturale, ma anche un paese che ha un ruolo particolarissimo negli equilibri internazionali. É legato a filo doppio con la Turchia (paese NATO “disobbediente” che si é rifiutato di aderire alle sanzioni contro la Russia) ed é, al contempo, una sorta di primo approdo per la Cina in Medio Oriente. Rapporti – entrambi – molto, molto stretti. Secondo alcuni, svolgerebbe addirittura un ruolo di “cerniera” (anche economica) tra Ankara e Pechino. Secondo altri – ma l’una cosa non esclude l’altra – il Qatar sarebbe anche una specie di rampa di lancio per la penetrazione della Cina in Africa.

E che dire di quanto sta avvenendo sull’altra sponda del Golfo Persico? Sicuri che la quasi-sollevazione contro il governo dell’Iran sia un fatto del tutto spontaneo? Non le proteste – sacrosante – contro un regime tristemente oscurantista e la sua brutale “polizia morale”. Non le proteste – dicevo – certamente genuine e spontanee… Non le proteste, ma il tentativo di protrarle all’infinito – a prezzo di centinaia di morti – perché possano trasformarsi nel volano di un colpo-di-Stato violento contro un governo che, pur con tutti i sui torti, é comunque l’espressione di un legittimo verdetto elettorale; sia pur scaturito da una simildemocrazia assolutamente sui generis, in linea con i cánoni mediorientali.

Ecco… Sicuri che quanto sta avvenendo in Iran sia un fenomeno del tutto spontaneo? Sicuri che la “copertura” di quei fatti ad opera dei grandi mezzi d’informazione internazionali non miri a preparare l’opinione pubblica occidentale ad un qualche forma di intervento o di semplice condizionamento per difendere i princípi democratici in Iran? E come mai analoga “copertura” non viene data a ció che nelle stesse ore avviene in Afghanistan? Nell’Afghanistan consegnato dagli USA ai Talebani, dove la polizia morale (o il suo equivalente) ha diritto di vita e di morte su tutti, dove le donne non hanno neanche un decimo delle libertá loro concesse in Iran, dove le condanne a morte non sono un fatto episodico ma una pratica quotidiana di cui nessuno piú si meraviglia…

Tutte coincidenze, tutti indizi che – se stessimo abbozzando la traccia di un romanzo giallo – punterebbero ad un’unica direzione: Washington. Ma siccome non siamo in un romanzo giallo, bensí nella sfavillante realtá del “politicamente corretto”, dobbiamo credere che tutto sia avvenuto e stia avvenendo per caso: dal sabotaggio del Nord Stream alle mazzette dei lobbisti europei.
Gli americani, d’altro canto, sono “i buoni” per antonomasia. Loro le guerre le fanno soltanto

per porre fine alle guerre

Lo disse il Presidente Thomas Woodrow Wilson nel 1917. Ma sembra che, dopo cento e cinque anni, non abbiano ancóra scoperto come si fa. Sono ancóra fermi alle dichiarazioni di principio, e non credo che procederanno oltre. Almeno fino a quando in Europa ci saranno ancóra tanti sempliciotti che credono alle “coincidenze”.

Di Michele Rallo

23.12.2022

 

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