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Diciamo che i GILET-GIALLI VOTEREBBERO HITLER?

DI MICHEL ONFRAY

Michelonfray.com

Se Hitler non fosse mai esistito, è probabile che BHL (Bernard-Henri Lévy)  se lo sarebbe inventato – lui insieme a tutti gli altri europeisti che man mano risalgono in sella, ovunque, continuamente, costantemente, ad nauseam, in tutto quello che fanno pur di screditare gli avversari … Per questo tipo di propagandisti, il mondo è diviso tra chi sta dalla loro parte e difende loro e loro stessi pregiudizi – cioè la crema dell’umanità –  e gli altri, tutti gli altri: la feccia.

Si sente che, come Saint-Just, gli europeisti vorrebbero che tutti quelli che non la pensano come loro, avessero una testa sola, per potergliela tagliare con un colpo solo! Questi ben pensanti sono i degni eredi delle leggi di Robespierre, quelle sui sospetti, quelle del Tribunale della Rivoluzione che abolì il diritto alla difesa, quelle della ghigliottina che regola tutte le controversie de façon tranchante: abbiamo il diritto di pensare, certo, ma di pensare solo come  la pensano loro, altrimenti ci rimettiamo la testa e la fanno rotolare in mezzo alla segatura dei media con l’aiuto dei giornalisti che sono gli  esecutori delle loro bassezze.

Altrove ho chiamato “negazionismo” il modo improprio di usare Hitler, il nazismo, la Shoah, le camere a gas. Perché, se quelli del CRS (quelli del security) sono come le SS, come i  sessantottardi che stanno invitando Macron a non farsi sinistrizzare troppo e a picchiare duro sui poveri (Daniel Cohn-Bendit e Romain Goupil, Henri Weber e Serge July, BHL e Pascal Bruckner per esempio …), allora queste SS del maggio 68, che non uccisero mai nessuno, permettono di relativizzare quelle che furono le SS, quelle a cui dobbiamo veramente la morte di milioni di persone …

Se Emmanuel Macron crede di andarsene, prima del secondo turno delle presidenziali, a Oradour-sur-Glane, il villaggio martoriato e devastato dalle SS, quelle vere, quelle del  “Reich”, e poi di andare al memoriale dell’Olocausto per commemorare sei milioni di morti, anche quelli morti veri, questo gli serve per chiarire che sarà Marine Le Pen candidato dei nazisti, mentre lui  vorrebbe essere quello che sta dalla parte delle vittime e degli oppositori al nazionalsocialismo!

Se Marine Le Pen è Hitler, allora bisogna dirlo e dimostrarlo: qual è il suo progetto per i genocidi? Chi vuole uccidere? Chi ha intenzione di sterminare? i Rom, gli ebrei, gli  omosessuali, i massoni, i comunisti, i testimoni di Geova? Con quali mezzi? Facendo qualche razzia? Con le deportazioni? Con i treni che vanno ai campi di sterminio? Dove sono le camere a gas? Dove sono i campi-estivi? Dove nasconde il Zyklon B? E questo che dice nelle sue interviste che passano su BFMTV o su France-Inter? Dove sono le sue SS? Dove sono i suoi Gilbert Collard e i suoi Wallerand de Saint-Just?

In che modo gli insegnanti riusciranno a spiegare la storia ai giovani se il CRS è come le SS, se Marine Le Pen è come Hitler, se la presenza di Marine Le Pen al secondo turno delle elezioni è come la distruzione del villaggio di Oradour o peggio ancora  è la Soluzione Finale? Non sarebbe più sensato avere un po’ di rispetto e non sfruttare le vittime del nazismo per le bassezza elettorali di piccoli politici politicanti?

Dopo il ripetersi di questo stupro della storia, quale insegnante si sentirà di insegnare cosa è stato veramente  l’Olocausto, nelle classi dei licei o delle scuole superiori di quelle periferie dove esiste già un antisemitismo rabbioso? Quest’uso deviato del nazional-socialismo si rivela una medaglia a due facce: relativizzando il nazismo, si scrive sul rovescio della medaglia il suo esatto contrario:  si scrive il nome di negazionisti come Faurisson. Lui diceva che non c’è stato nessun Olocausto, gli altri dicono che chi non crede che l’Olocausto sia esistito è come chi rifiuta di votare Macron alle prossime elezioni europee. Un modo per insultare la memoria di milioni di vittime ebree.

Esagero?

Purtroppo no.  Ecco due prove.

La prima:

Domenica 27 gennaio, Nathalie Loiseau, Ministro per gli Affari europei, ex direttore della Scuola Nazionale di Amministrazione, ex direttore di Science Po, cattolica praticante e poi macronienne juppéiste,  ha commemorato il 74° anniversario della liberazione di Auschwitz con due tweets. Nel primo sfrutta faccia, nome e parole di Simone Veil: “La costruzione dell’Europa è nata come risposta alla barbarie del XX secolo. Cosa c’è oggi nella testa di chi vuole indebolire l’Unione Europea? questo giorno di commemorazione di Auschwitz, non possiamo avere la memoria corta. “ Come se l’oscenità di questo recupero intellettuale non fosse abbastanza, la signora, tre ore più tardi, ci ha messo un altro tweet, perché sembra che questo sia il formato in cui il suo complesso pensiero brilla meglio: “Mia nonna doveva mettere una stella gialla sul cappotto, ma io ho la fortuna di portare dodici stelle sulla mia bandiera! “  Nel caso in cui le parole non fossero bastate, ci ha messo il disegno di un bambino – a meno che non sia un suo disegno ….aggiungendo : “La stella gialla fu la vergogna dell’Europa. Le dodici stelle della bandiera europea ce lo ricordano: mai più “. Che ci fa capire dunque il Ministro: Tutti quelli che a maggio non voteranno per Macron, sono gente che vuole il ritorno alla soluzione finale …

La seconda prova:

Due giorni dopo, martedì 29 gennaio, Serge, Beate e Arno Klarsfeld e “figli di deportati ebrei-francesi” comprano una pagina intera sul Figaro per pubblicare un testo intitolato: “L’Unione europea è l’occasione e il ‘futuro degli europei”.  Il perché è tutto da dimostrare. Non sorprende che in questa pagina venduta dal giornale come pubblicità, non ci siamo promozioni pubblicitarie, ma un annuncio che annulla la verità storica.

Ecco come comincia il testo: “Settanta anni fa, il 27 gennaio 1945 ad Auschwitz, quanti tra i sopravvissuti allo sterminio degli ebrei avrebbero potuto credere ad  una riconciliazione tra la Francia e gli Ebrei con la Germania? Eppure questo è successo! Questa riconciliazione è dovuta alla progressiva costruzione dell’Europa da parte della CECA, della CEE e della Unione europea, nonché dalla volontà di una pleiade di uomini e di donne dello Stato francese e tedesco. “

Segue quindi un elogio dell’Europa a cui dovremmo: protezione, pace, crescita, “progresso sociale”, barriera all’antisemitismo. Anche se “il ritorno del populismo all’avanguardia nauseabonda (sic) di una estrema destra capace di far rivivere l’antisemitismo è un pericolo così chiaro che gli ebrei che vivono in Europa devono mobilitarsi per opporsi o devono prepararsi a lasciare l’Europa “.

Questo è l’estrema destra: tutti avranno capito che qui si prende di mira Marine Le Pen. Per cui vorremmo una prova che questo antisemitismo popolare, che in realtà oggi sta rinascendo, costituisca un vantaggio più per lei (dove? Quando? Come? Da chi? Con chi? Con quali parole? giustizia?) che per la islamo-sinistra,  che si allunga in varia misura su tutte le parti della sinistra. Denunciare il “fondamentalismo islamico” senza mai denunciare le colpe della sinistra, senza cercarne le ragioni è intellettualmente disonesto e politicamente fazioso, o, viceversa è politicamente fazioso e quindi intellettualmente disonesto.

Questa pubblicità politica che strumentalizza la Soluzione Finale per fini di politica politicante chiama “a difendere i valori umanisti chi andrà a votare per i partiti pro-europei”. E poi: “L’immensa tragedia dell’Olocausto avvenne in tutto il continente, e l’odio anti-ebraico può essere evitato solo rafforzando l’Unione Europea”. Su questo nessuno ha chiesto l’opinione di Anna Frank , ma le hanno fatto votare Macron! Mi vergogno, per la sua memoria e per questa profanazione!

L’uso di Hitler da parte degli europeisti che hanno una visione negativa dei GJ, che mettono in discussione il loro modello liberale sembra essere in costante aumento. Se crediamo alla pagina pubblicitaria comprata dei Klarsfeld, questa Europa liberale dà “protezione” – ma per me non la dà affatto – “pace”  – ma solo per pochi – “crescita” – sempre per meno persone – “avanzamento sociale” – ognuno può fare la propria valutazione – “barriere all’antisemitismo” – basta mettersi una kippah nelle periferie sperdute della Repubblica (dove la legge è nelle mani del Rassemblement national, per convincersene, ovviamente …) ! Ma se dobbiamo attenerci alla realtà, le cose sono meno belle. E quella dei GJ che , con le loro manifestazioni, ci riporta da settimane sulla scena della realtà del paese, quella vera e che gli europeisti cercano di tenere nascosta.

Il silenzio è uno dei mezzi più formidabili per manipolare le informazioni. A giudicare dalla proliferazione dei manifesti dei GJ su Caen, ciò che dicono non è quello che i media di sistema ci ripetono continuamente. Di fatto, è in atto, tra i GJ, una potente discussione sull’Europa di Maastricht, cosa di cui la stampa evita accuratamente di parlare. Si accendono i riflettori su qualsiasi altro argomento (RIC, ISF, 80 km / h …) pur di evitare di affrontare questo fastidioso argomento.

Ingenuamente, io ero rimasto sorpreso che l’Europa di Maastricht non fosse stata messa in discussione dai GJ: oppure no. Ma i media passano sotto silenzio queste rivendicazioni essenziali, per evitare domande che potrebbero distrarre i francesi dai veri dibattiti importanti: Dobbiamo salvare il soldato Macron che combatte in prima linea per la causa dello stato liberale di Maastricht.

Il Presidente della Repubblica parla ogni giorno (ma … avrà anche il tempo di lavorare?) dei grandi problemi della Repubblica: parla dell’isolamento dei tetti, delle patenti di guida, dei limiti di velocità sulle strade e dell’orientamento nei collegi, delle pensioni per le vedove e dei rimborsi degli apparecchi acustici, dei punti di sosta per le auto elettriche, del bullismo nelle scuole, della dislessia e dell’autismo …

Ma evita assolutamente LA domanda che si pone: quella che dice che con il Trattato di Maastricht non è più possibile fare nessuna politica interna francese a meno che non rientri nelle regole dello stato di Maastricht. La Francia non è più uno stato sovrano, quindi non può fare nient’altro che quello che decide lo stato maastrichiano. Qual è il punto, quindi, perdere tempo a quisquiliare su qualcosa su cui la Francia non ha più potere dal 1992?

I GJ vogliono che i francesi si riprendano la parola, perché hanno scoperto che i loro stessi rappresentanti eletti li hanno raggirati – specialmente dopo che il loro voto del 2005 contro il Trattato costituzionale europeo è stato ripudiato. Aspirano a indire un referendum su iniziativa popolare per recuperare la sovranità strappata dai loro eletti che si sono costituiti in caste e che pretendono di governare il popolo, meglio senza il popolo, nonostante il popolo e contro il popolo. La rivendicazione del RIC è radicata in quel colpo di stato del Congresso che nel 2008 decise di andare contro il popolo, votando contro il voto espresso dal popolo stesso.

Se la democrazia rappresentativa rappresentasse veramente, allora gli elettori avrebbero ancora fiducia. Ma dato che non li rappresenta in quanto agisce regolarmente contro gli elettori, o senza ascoltare la loro opinione, allora la proposta di una democrazia diretta appare come la cura migliore per questo problema della democrazia che è diventata oligarchia e nella quale ormai stiamo vivendo. Se  da tanto tempo, una volta eletto,  chi viene eletto prende in giro chi lo elegge, allora l’elettore recentemente  ha cominciato a sentirsi preso in giro da un eletto che obbedisce di più al suo partito che a chi lo ha eletto. Da qui il desiderio di democrazia diretta e il desiderio di un referendum di iniziativa popolare.

È qui che Hitler ritorna utile …

Lo abbiamo visto durante la Brexit, e lo vediamo di nuovo ogni volta che l’Europa liberale viene respinta dal popolo alle consultazioni elettorali e gli oligarchi di Maastricht fanno tutto il possibile per trascurare, per ignorare, per disprezzare, per delegittimare il voto popolare. Questo è un vero popolicidio di cui abbondano gli esempi – l’ultimo in ordine di tempo è l’impedimento della Brexit in quanto, per uscire dallo stato di Maastricht, si deve ottenere il suo permesso! Se Luigi XVI avesse dovuto dare la sua autorizzazione all’abolizione della monarchia, senza dubbio saremmo ancora con Luigi XVI!

Tra gli elementi del linguaggio degli intellettuali, tutti al servizio di questa causa, c’è l’idea che a volte il popolo possa votare male! “Sbagliare” dice esplicitamente BHL. Al momento della Brexit, oltre a BHL Minc, Cohn-Bendit, Ferry e  un gran numero di intellettuali ossequienti al potere di Maastricht avevano preso come elemento del loro linguaggio la pretesa che il popolo può sbagliare a votare: la prova è che Hitler fu eletto democraticamente.

Questa variazione sul punto Godwin [1] viene regolarmente ripresa, quando si vuole screditare o squalificare il desiderio dei GJ di indire un referendum su iniziativa popolare, dei cittadini. Dal momento che Hitler fu eletto democraticamente dal popolo, il popolo dei RIC potrebbe avere una occasione per eleggere nuovo Hitler. E perché non la sua figlia naturale, Marine Le Pen? Non sarebbe logico?

Ora, se vogliamo pensare, e non insultare nessuno, dovremmo raccontare un po’ di storia per dimostrare che, in primo luogo, il popolo non ha votato per Hitler a suffragio universale diretto, e, in secondo luogo, che la salita al potere di Hitler e la politica che ne seguì, fu il risultato di un lavoro alimentato con la collaborazione di docenti, di scienziati, di giornalisti, scrittori, avvocati e filosofi, ma anche di banchieri, di industriali, di militari in altre parole fu un lavoro fatto molto meno dal popolino … che non dalle élite!

Precisiamo meglio

Il popolo non ha votato per Hitler a suffragio universale diretto e baso la mia tesi sul valido lavoro di Ian Kershaw. [2] Elettoralmente, Hitler è sempre in minoranza: il che vuol dire che il popolo non lo ha imposto al potere. Tra il 1924 e il 1933, ci sono sette elezioni nella Repubblica di Weimar: ma nessuno ha mai superato il 50% degli elettori. La maggioranza fu ottenuta grazie a un gioco che è al di fuori del suffragio universale diretto, ma effetto dei giochi elettorali dei partiti  … – con cui H. è arrivato a prendersi il potere. Nel mese di novembre del 1932, vale a dire, un paio di settimane prima del suo insediamento, avvenuto il 30 gennaio 1933, la maggioranza si riduce a una coalizione di sinistra e di centro, in nessun modo di nazisti. Il Presidente del Reich, von Hindenburg, propone un governo di unità nazionale tra questi due partiti vincitori. Ma i socialdemocratici rifiutano. Quindi il loro rifiuto spinge Hindenburg ad offrire il posto di cancelliere a Hitler. Non è il popolo che ha portato Hitler al potere democraticamente, ma la sinistra, con il suo rifiuto ad allearsi con il centro … Dalla cucina dei politici politicanti: questa è la genealogia della ascesa di Hitler al potere – e non un voto massiccio di un popolo che voleva un dittatore.

È anche necessario mettere fine a un altro mito in virtù del quale sarebbe stato il popolo, e solo il popolo, a rendere possibile il nazismo. A conferma di questa cieca adesione delle folle ai discorsi di tribuni fanatici, cheè presentata come una verità che può essere spiegata con la psicologia delle masse. È davvero facile far ricorso alle tesi di Gustave Le Bon sulla psicologia delle masse per addossare ancora una volta al popolo la colpa per la sua stupidità, ingenuità, candore, imbecillità, ignoranza e mancanza di cultura, per essersi fatto abbindolare dal potere ipnotico di un oratore isterico.

Ma ci si è dimenticati  delle responsabilità delle “élite”che parlavano ogni giorno e che contribuivano non solo alla costruzione del nazionalsocialismo, ma anche alla sua propagazione e alla sua espansione.

Questa volta, mi baso sul lavoro di un altro storico, Max Weinreich: “Hitler e i professori” (Les Belles Lettres) un libro pubblicato solo dopo la caduta del Terzo Reich. A seguito di un’indagine approfondita su accademici, scienziati, scrittori e giornalisti, Weinreich scrisse nelle ultime righe del suo libro: “Non ci fu nessuna delle  discipline scientifiche che sfuggì, tra quelle che potevano essere utili al regime. Si sono trovati centinaia (sic. ) di nomi in tutti i campi del sapere, antropologia fisica e culturale, alla filosofia, storia, diritto, economia, geografia e demografia, teologia, linguistica e medicina. Mancano solo i nomi degli ingegneri che hanno espresso tutta la loro abilità nel costruire le camere a gas e i forni crematori, ma i loro successi li fanno riconoscere, perché conoscevano bene il loro mestiere” (pag.337-338) … L’autore conclude parlando della colpevolezza delle “élite intellettuali” (340) nella preparazione, nell’avvento, nell’essere, nella forza, nel potere e nella durata di tutte le barbarie hitleriane.

Addebitare tutta la colpa dell’avvento di Hitler al popolo è quindi la tesi di quegli stessi che, appunto, resero possibile la nascita di questa creatura e le sue malefatte: la casta dei politici professionisti, gli attori dei giochetti elettorali del partito degli intellettuali al servizio del potere, ma anche dei banchieri che prestano soldi solo ai ricchi e ai borghesi che difendono i loro privilegi, dei grandi proprietari ansiosi di proteggersi dal pericolo rosso e dai militari ossessionati dall’ordine. Niente è  cambiato veramente, compresa quall’arte di buttare ogni responsabilità addosso agli altri, in questo caso al popolo, cioè a quelle persone su cui viene esercitato il potere, di cui l’élite stessa è responsabile.

Se dunque oggi la strada è piena di gente rabbiosa che, finalmente grida forte dopo aver mandato giù per tanti anni, in un silenzio dignitoso, che la colpa non è di chi denuncia le miserie, ma di quelli che sono all’origine delle miserie e che, quindi, sono responsabili  e – loro sì – sono colpevoli. Hitler non è stato un prodotto nato dal popolo ma è nato da quelli che per il popolo hanno avuto solo disprezzo.

 

Michel Onfray

Fonte: https://michelonfray.com 

Link: https://michelonfray.com/interventions-hebdomadaires/content-les-gilets-jaunes-votent-hitler?mode=video

9.02.2019

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte  comedonchisciotte.org  e l’autore della traduzione Bosque Primario

 

[1] Wikipedia: La legge di Godwin è una regola empirica che proviene da un enunciato fatto nel 1990 da Mike Godwin relativo alla rete Usenet, e poi popolarizzata su Internet: “Più una discussione resta online, maggiore è la probabilità di trovare un confronto che coinvolga un approccio nazista o Adolf Hitler.”

[2] Parlando dell’arrivo di Hitler al potere, Ian Kershaw scrisse: “Gli avvenimenti di gennaio 1933 formano uno straordinario dramma politico, ma un dramma che si gioca molto lontano dagli occhi del popolo tedesco” (Hitler, Flammarion, 301) – il corsivo è mio.

Pubblicato da Bosque Primario