DI COSA HANNO PAURA

DI COSA HANNO PAURA

DI GIANLUCA FREDA

blogghete.altervista.org

“Molti europei guardano agli anni ’50 come ad un periodo felice. Le nostre case erano sicure, tanto che molte persone non si curavano nemmeno di chiudere la porta a chiave. Le scuole pubbliche erano in genere eccellenti e i loro unici problemi consistevano in cose come il chiacchiericcio in classe e le corse nei corridoi. Gli uomini trattavano le donne come signore e molte donne dedicavano il proprio tempo e i propri sforzi ad abbellire le case, allevare i bambini e aiutare le proprie comunità tramite il volontariato. I bambini crescevano in ambienti familiari con due genitori e la mamma andava incontro al bambino quando tornava da scuola. Gli spettacoli erano qualcosa che tutta la famiglia poteva godersi.

Che cosa è accaduto?Se un uomo degli anni ’50 venisse improvvisamente proiettato nell’Europa Occidentale degli anni 2000, farebbe fatica a riconoscere in essa lo stesso paese. Correrebbe subito il rischio di essere borseggiato, derubato della macchina o peggio, perché non avrebbe mai imparato a vivere nella paura perpetua. Non saprebbe che non deve recarsi in certe zone della città, che la sua macchina deve non solo essere chiusa a chiave, ma anche dotata di allarme, che la sera non deve azzardarsi ad andare a dormire senza aver prima chiuso le finestre, sprangato le porte e azionato i sistemi d’allarme.
Se l’uomo portasse con sé la sua famiglia, è probabile che lui e sua moglie lascerebbero tranquillamente i bambini nella più vicina scuola pubblica. E se i bambini, tornati a casa nel pomeriggio, raccontassero di essere dovuti passare attraverso un metal detector per entrare nell’edificio, di aver ricevuto da un altro bambino una strana polverina bianca e di aver appreso che l’omosessualità è una cosa bella e normale, i genitori non riuscirebbero a capire.
In ufficio, l’uomo potrebbe accendersi una sigaretta, lasciarsi andare a qualche complimento verso la “signorina” e proclamarsi felice di notare che l’azienda offre posti di responsabilità a persone di colore. Una qualunque di queste azioni gli costerebbe un immediato rimprovero e tutte insieme potrebbero anche portarlo al licenziamento.

La moglie, recandosi in città a far compere, indosserebbe un bel vestito, un cappellino e magari dei guanti. Non riuscirebbe a capire perché la gente la fissa, sogghignando.


E se dopo cena la famiglia si sedesse e accendesse la TV, nessuno capirebbe come abbia fatto la pornografia di un sudicio chiosco per soli adulti ad entrare nell’apparecchio televisivo.


Se potesse, la nostra famiglia degli anni ’50 se ne tornerebbe negli anni ’50 il più in fretta possibile, con un’agghiacciante storia dell’orrore da raccontare. La storia parlerebbe di una nazione decaduta e degeneratasi ad un ritmo inverosimile, passando in meno di mezzo secolo dal gruppo delle nazioni più grandi della Terra a quello delle nazioni del Terzo Mondo, sopraffatta dal crimine, dal rumore, dalle droghe e dalla sporcizia. La caduta di Roma sarebbe una bazzecola al confronto.


Perché è accaduto?


Nell’arco degli ultimi cinquant’anni, l’Europa Occidentale è stata conquistata dallo stesso potere che aveva in precedenza sopraffatto la Russia, la Cina, la Germania e l’Italia. Questo potere è l’ideologia. Qui, come altrove, l’ideologia ha inflitto enormi danni alla cultura tradizionale, che essa vuole ovunque dominare, infrangere e spazzare via per la maggior parte. Al suo posto sono arrivate la paura e la rovina. La Russia impiegherà una generazione o anche più per risollevarsi dal Comunismo, sempre che ci riesca.


L’ideologia che ha sopraffatto l’europa Occidentale è più conosciuta col nome di “Politically Correct”. Alcuni pensano che sia uno scherzo. Ma non lo è. E’ una cosa mortalmente seria. Essa ha lo scopo di alterare virtualmente tutte le regole, formali e informali, che presiedono ai rapporti tra persone ed istituzioni. Essa mira a modificare i comportamenti, i pensieri, perfino le parole che utilizziamo. In gran parte lo ha già fatto. Qualunque persona o apparato che controlli il linguaggio, controlla anche il pensiero. Chi oserebbe usare il termine “signorina” oggi?”

Condividete le opinioni che avete letto qui sopra? Io, in linea di massima, sì. Se si esclude qualche sparata piuttosto gratuita sul comunismo e sui suoi effetti sulla società russa – forse dovuta a scarsa conoscenza del fenomeno da parte dell’autore o a una ricaduta nella stessa ideologia che egli si propone di contrastare – direi che, per la maggior parte, gli argomenti esposti sono sensati, condivisibili, ispirati a comune e perfino elementare buon senso. Non lo credete anche voi? Molti hanno risposto di sì, vero?


Okay, le sentite le sirene? Stanno venendo a prenderci. Avete appena ammesso di condividere la folle ideologia di estrema destra di Andrew Berwick, alias Anders Behring Breivik, il cecchino paranoide che venerdì scorso ha massacrato un centinaio di ragazzi innocenti sull’isola di Utoya, in Norvegia. Se condividete la sua ideologia, è chiaro che anche voi, da un momento all’altro, potreste imbracciare una mitraglia e sterminare qualche decina di boyscout mentre intonano la “Canzone di Famiglia Felice” seduti intorno al fuoco. Le vostre idee sono pericolose e il pericolo che esse rappresentano va prevenuto. Pertanto, buon soggiorno nelle pubbliche strutture di prevenzione che il governo ha predisposto per voi. Se la prospettiva non vi piace, la soluzione è semplice: queste idee sono pericolose, contorte, partorite dalla mente di uno stragista psicotico. Evitate di condividerle e anche soltanto di prenderle come spunto di riflessione e tornerete ad essere dei sinceri democratici, pilastri del sentire comune. Tutto andrà per il meglio.


Il brano riportato è tratto, naturalmente, dal “Memorandum” che – a sentire i giornali e la TV – lo sparacchiatore di Oslo avrebbe affidato al web prima di partire per Utoya con la mitraglia a tracolla. Trattasi di un malloppone di 1518 pagine, denominato “2083: una dichiarazione d’indipendenza europea”, alla cui stesura Berwick/Breivik avrebbe dedicato nove anni della sua vita e che contiene la “summa” del suo pensiero politico, oltre ad un’infinità di indicazioni su come strutturare una ribellione armata, come costruire autobombe utilizzando fertilizzanti, una cronistoria dettagliata degli ordini cavallereschi europei e cose così. Chi volesse leggerlo, lo trova facilmente su internet in versione integrale.

Il documento è ovviamente una patacca. Ma una patacca molto ben realizzata. Secondo i giornali, la sua pubblicazione risalirebbe al 2009, ma già nella prima pagina si nota la data “2011”, il che significa che, come al solito, i giornalisti non hanno minimamente controllato le informazioni che ricevono dall’alto, prendendole per buone, pubblicandole senza verifica e arricchendole di cataste di chiacchiere senza costrutto sull’”odio” e sulla “violenza”, che piacciono tanto al pubblico. Il documento, nelle prime pagine, fa perfino riferimento a due video presenti in rete, il primo dei quali è stato cancellato da Youtube, mentre il secondo (
QUESTO , ora anch’esso sparito, era ancora visibile su Veoh fino a stamattina. Il problema è che questo secondo video era stato postato... due giorni fa, cioè sabato 23 luglio, il giorno dopo la strage. Qui sotto vedete l’immagine della copia cache che sono riuscito a recuperare, con la data di caricamento evidenziata. Traete da soli le vostre conclusioni e ipotizzate in quale momento il documento sia stato realmente messo online. Il che pone però anche il problema del "chi" lo abbia messo online.

Il memorandum dello pseudo-Breivik è una silloge di tutti gli argomenti sulle meccaniche del potere e sulle strategie della propaganda che sono stati discussi nel corso degli anni su questo e altri blog. Si parla, a tratti in modo sensato, del ruolo svolto dal revisionismo storico nel fare luce sulla storia europea del dopoguerra, delle differenze tra revisionismo e “negazionismo”, delle teorie sul controllo delle masse messe a punto dalla Scuola di Francoforte, del controllo del pensiero attuato attraverso i curriculum scolastici, dello scempio della tradizione letteraria europea nato dal “politically correct”, del ruolo culturalmente devastante del femminismo, dell’ideologia multiculturalista d’accatto con cui s’impone all’Europa di privarsi delle proprie tradizioni e di molto altro ancora. Il punto è che tutti questi argomenti – che a mio avviso rappresentano la “punta di diamante” di una nuova linea di pensiero che è nata e si è diffusa soprattutto sul web – vengono disinvoltamente mescolate con deliri da crociato, xenofobia anti-islamica di bassa lega, appelli ad un’improbabile lotta armata, vagheggiamenti di un ritorno al cristianesimo combattente, sparate antimarxiste prive di ogni barlume di razionalità analitica ed infinite altre amenità di questo tenore. Il risultato è quello di screditare e rendere impraticabile ogni riflessione sul controllo delle menti attraverso la propaganda, sui meccanismi del potere, sulla falsificazione storica e devastazione culturale imposta all’Europa dai dominatori statunitensi. Una volta gettati questi argomenti nello stesso calderone in cui ribollono tonnellate di fuffa templare e di farneticazioni anticoraniche, essi risulteranno indigesti e inavvicinabili all’uomo della strada. Il quale, oltretutto, considererà che, se il prodotto politico di tali questioni è l’inutile e sanguinoso scempio di innocui campeggiatori perpetrato dal trattatista, evidentemente deve trattarsi di idee malate, malsane, degne di complottisti isolati dal mondo e spregiatori della civiltà.


Il che, immagino, è esattamente il risultato che l’anonimo think tank che ha stilato il documento, firmandolo col nome di Andrew Berwick, si proponeva di raggiungere.


Come scrivevo nell’articolo di un paio di giorni fa, una delle cose che più preoccupano gli americani è l’affermarsi in Europa di un pensiero “eurasiatico”, portato avanti trasversalmente tanto dai reduci della “destra” quanto della “sinistra” europea (quelli che i detrattori nostrani chiamano con disprezzo “rossobruni”). Tale linea di pensiero, che sta prendendo sempre più piede nelle ex nazioni europee, mira principalmente a creare una più stretta connessione politico/economico/strategica con la Russia, allo scopo di sbarazzarsi di 70 anni di asservimento militare e culturale agli USA e costruire quella naturale unità geostrategica tra Europa e Asia che rappresenterebbe il naturale portato tanto della complementarietà geografica tra i due continenti quanto della storica interdipendenza economica e culturale che ha caratterizzato le loro relazioni fino alle guerre mondiali. Uno degli scopi del malloppone partorito dallo pseudo-Breivik è di scongiurare tale eventualità, presentando le velleità di partenariato russo-europeo come deliri di pazzi criminali, vaneggiamenti da terroristi di estrema destra col proiettile in canna.


Ecco perché una parte consistente della dissertazione è dedicata alla denuncia dell’imperialismo americano e alla prospettiva di liberarsi di esso attraverso un asse eurasiatico. Leggiamo, ad esempio:


“La Federazione Europea del futuro non dovrà più essere connotata dalle forme sdolcinate e ingovernabili dell’attuale Unione Europea, che è una Medusa impotente, incapace di controllare i propri confini, dominata dalla smania per l’autodistruzione culturale e il libero commercio, assoggettata al dominio culturale americano. Dobbiamo immaginare una grande Europa monoculturale, fondata sulla cooperazione economica e culturale di nazioni indipendenti, che saranno, in larga parte, inseparabilmente legate alla Russia. Non avendo bisogno di essere aggressivo con i propri vicini, visto che sarebbe inattaccabile, un tale blocco diverrebbe la prima potenza mondiale (di un mondo partizionato in grandi blocchi), autoreferenziale, pan-nazionalista e avverso ai pericolosi dogmi oggi associati col globalismo/multiculturalismo. La nuova Federazione Europea sarà assai più isolazionista, con una politica di nazionalismo economico (protezionismo). Dovrà avere la capacità di praticare la “autarchia dei grandi spazi” (autosufficienza economica e indipendenza dai mercati esteri), i cui princìpi sono già stati elaborati dall’economista, vincitore di Premio Nobel, Maurice Allais. Il destino della penisola europea non può essere separato da quello della Russia continentale, sia per ragioni etnico-culturali che per ragioni geopolitiche. E’ assolutamente imperativo per la talassocrazia mercantile americana (supremazia navale, nel senso militare e commerciale della parola) impedire la nascita di una Federazione Europea culturalmente e ideologicamente sicura di sé.”


Parole mica tanto demenziali, vero?


Ma l’uomo della strada leggerà queste affermazioni ricollegandole istintivamente – grazie anche alle immancabili banalizzazioni e distorsioni che i media sapranno effondere – alla bestialità di un terrorista solitario, ai capelli biondi imbrattati di sangue di una giovane campeggiatrice norvegese, ai mucchi di cadaveri di ragazzini ammassati sulla spiaggia di Utoya. E il gioco è fatto. L’anti-imperialismo e l’aspirazione a liberarsi della schiavitù statunitense stringendo legami con le potenze asiatiche saranno bollati come vaneggiamenti eversivi da criminali potenziali, fonte di discredito sociale e possibilmente cagione di affidamento a progetti rieducativi. Roba da “nazisti”, insomma, che è il termine preferito da ogni moccioso adulto per sostituire il “brutto e cattivo” del lessico puerile senza dover studiare troppo. Il documento redatto dallo pseudo-Breivik è in realtà un corposo trattato sulle paure americane, un compendio dettagliato delle idee che Washington crede possano ostacolare i suoi progetti geostrategici. Idee che devono dunque essere infangate e screditate, imbrattate con svastiche e croci templari, ridicolizzate dall’impasto con materiali di infima intellettualità e di popolaresca cialtroneria. Non so se ci siano voluti davvero nove anni per scriverlo, ma di certo esso è un prodotto propagandisticamente molto elaborato, la cui stesura ha richiesto senz’altro molto tempo e l’impegno di un think tank preparato ed attento alle tendenze culturali, nonché ai germogli di pensiero politico in corso di definizione sul web. Questo ci dà un indizio di quanto sia importante, per chi lo ha scritto, ostacolare e rendere inutilizzabili le nuove idee che vanno diffondendosi nell’Europa della crisi e della perdita delle sovranità nazionali. E’ un testo da studiare con attenzione, particolarmente da parte di chi ha già un’idea dei meccanismi della propaganda; non certo per recepirne ciò che di farneticante e neppure ciò che di condivisibile contiene, ma per avere un’idea precisa di quali siano i fantasmi che suscitano maggior spavento nei nostri dominatori. Si sarà ben capito che sono esattamente quelli che dobbiamo evocare.

Gianluca Freda

Fonte: http://blogghete.altervista.org

Link: http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=846:gianluca-freda&catid=32:politica-internazionale&Itemid=47#comments

25.07.2011

Commenti (52)

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    1. ilnatta 25 luglio 2011

      "lasciateci lottare insieme ad Israele, con i nostri fratelli sionisti, contro tutti gli anti-sionisti, contro tutti i marxisti culturali/multiculturali" (il pazzo di Oslo)

      mi spieghi perchè se fosse stato un false flag non lo hanno fatto con un anti-sionista anti-massone? non chiedo le prove schiaccianti, che in questi casi non ci sono mai, ma almeno un po' di coerenza!

    1. tortnoise 25 luglio 2011

      Ripeto che questo articolo e`pura dietrologia, si tratta di un folle e niente di piu` ma neanche niente di meno.
      Tratto dall`Indipendent online di oggi (25 luglio)

      When special forces stormed Utoya island, Breivik gave up without a fight. But just in case he was killed, he left his manifesto and a slick YouTube video explaining his warped and violent ethos(...)Parts of the manifesto seemed to plagiarise the writings of Unabomber Ted Kaczynski, who terrified America for 17 years.

      The writings also provide a detailed – and terrifying – portrait of a meticulous and calculated planner who contrived to ensure maximum casualties and that he wouldn't be caught.

      (...)he manifesto reveals how the six-foot bodybuilder spent eight years planning his attacks. Between 2002 and 2006, a period he described as phase one, Breivik raised the money he needed before moving on to phase two – planning his massacre.

      He moved out of his own apartment and in with his mother to save money and gradually distanced himself from his friends. Vain and body-conscious, he visited tanning salons and took steroids to bolster his physique. Mindful of the impact he wanted his writing to have, he also published them in English rather than his mother tongue.

      An entry from autumn 2009 reveals how Breivik bought the Asta farm as a perfect cover for buying fertiliser without raising suspicion. "Needless to say; this is an extremely vulnerable phase," he wrote after purchasing his first order online from a supplier in Poland. "In fact, it is the most vulnerable phase of them all. If I get through this phase without trouble, I will be very close to finalising my operation."

      By spring of this year Breivik had successfully bought his weapons, including a Ruger Mini-14 semi-automatic rifle and Glock pistol which he buried in the woods behind the farm. With no previous criminal convictions, it was easy for him to acquire weapons in a country where hunting is hugely popular. "On the application form I stated: 'hunting deer'," he wrote. "It would have been tempting to just write the truth; 'executing category A and B cultural Marxists/multiculturalist traitors' just to see their reaction :P."

      And it was with these weapons that Breivik once again displayed a lethal meticulousness that made the Utoya island shootings the deadliest attack on record by a lone gunmen. After eight years of planning, Breivik was in no hurry. He calmly fired his weapons with precise single shots rather than spraying the area with bullets.

      But a fear of getting caught – or his elderly mother finding out what he was up to – permeates the manifesto. At one point, Breivik saw a man photographing his farm.

      "He, around 50 or 60, said he was a tourist wanting to take landscape pictures," Breivik wrote. "His actions and body language indicated however that he was lying." Breivik suspected that he might be a police officer investigating marijuana production. "This encounter was a concern for me for a few days, but I decided to just forget it as it wasn't anything to do about it if he was to return. I'm just glad I gave him a good impression."

      Now that Norwegians are beginning to understand Breivik's sheer ruthlessness, the country's profound belief in forgiveness and redemption will no doubt be sorely tested. No one can be sentenced to more than 21 years in prison for a criminal act, which raises the prospect that unless Anders Behring Breivik is declared insane, the man on the farm could be free to walk the streets of Oslo again in less than quarter of a century.

      Breivik's blueprint

      In a 1,500-page online manifesto, published just hours before Friday's rampage, Breivik described his preparations for the attacks.

      * Wednesday May 11, Day 10: The largest military base in the country is located just a few kilometres north-east of my farm. It would have saved me a lot of hassle if I could just "borrow" a cup of sugar and 3kg of C4 from my dear neighbour.

      * Monday July 18, Day 48: Exhausted!!! Good workout though. I'm drinking 4 x protein shakes per day to maximise muscle generation.

      * Saturday June 25, Day 55: Refined individuals like myself is (sic) a rare commodity here so I notice I do get a lot of attention. It's the way I dress and look. There are mostly unrefined/un-cultivated people living here.

      * Friday July 22, Day 82: Initiate blasting sequences at pre-determined sites. Have enough material for at least 20 blasts. Time is running out.

      The old saying "if you want something done, then do it yourself" is as relevant now as it was then. I believe this is will be my last entry.

    1. rick87 25 luglio 2011

      la norvegia finanzia e appoggia la palestina . pure chavez, altro "terribile pericolo" per il mondo,

      la norvegia ha rifiutato di concedere appalti a ditte israeliane per trivellare nel mare del nord. quasi nessuno sfancula israele,

      la norvegia possiede banche di diritto pubblico. le banche private spadroneggiano quasi ovunque,

      la norvegia fa accordi con la russia per appalti sull'energia (polo nord e sud dell'iraq). la russia è il prossimo alleato dell'europa una volta caduti gli usa. starà all' europa decidere se essere ancora suddita di un influenza straniera o no (una sfida).

      la norvegia è fuori dall' europa (per scelta ovviamente) e non è un protettorato americano (per scelta). ciononostante non solo è un paese ricco, ma anche il primo per qualità della vita (altro che pil). un vero colmo per il liberista americanoide di turno.

      queste si chiamano prove politiche che spiegano l'accaduto a oslo.
      è stato il mossad e/o cia a compiere questo. è talmente ovvio. quale nazional fascista del menga? ancora balle in stile false flag pre confezionate per gli utili idi,ti del main stream.
      di che czzo abbiamo bisogno per convincercene? anche con prove certe la gente che non ne vuole sapere smentirà sempre tutto con scuse inventate. se siamo arrivati a credere che il falso sia vero, possiamo credere anche che il vero sia falso. la verità esiste solo in funzione di quanto siamo disposti ad accettarla. la verità in sè non conta più un fico secco. conta solo la fede, ciò che la gente crede sia vero.

      io credo che israele usa e ue siano impazziti in un delirio di onnipotenza e non accettino che altri popoli possano vivere bene senza la loro intromissione e prevaricazione. questa tragedia di oslo e isola è l'ennesimo colpo di avvertimento finalizzato a convincere i non-americani a cambiare registro politico e ad assoggettarsi a dei giganti ormai in via di estinzione.
      così come le vecchie e ammuffite eminenze grigie gerontocratiche non vogliono vedere i giovani, magari innovativi e indipendenti, nelle file del potere. ma prima o poi sti vecchi dovranno tirare le cuoia! prima o poi l'occidente americano dovrà terminare il suo propellente e lasciare spazio alle nuove giovani micro democrazie federali. speriamo

    1. tortnoise 25 luglio 2011

      E tu chi cazzo sei per darmi degli ordini?
      L`imperativo usalo col tuo cane.

    1. rick87 25 luglio 2011

      ma che succede qui? i commentatori del blog del grillo sparlante e del pacco quotidiano sono in trasferta libera? tornate dai vostri commedianti

    1. rick87 25 luglio 2011

      spiega ciò da cui dissenti e motivalo.
      se non sei in grado, vai a imbrattare di beceri giudizi tout court il forum del " "pacco" quotidiano "

    1. Tonguessy 25 luglio 2011

      Puoi pensare come credi. Ma non stai dando alcuna controargomentazione. Ho espresso 3 punti di critica, casommai non te fossi accorto.

    1. Pellegrino 25 luglio 2011

      risposta perfetta!!

    1. DaniB 25 luglio 2011

      E' vero ragazzi, per fortuna che ci siete voi, la littizzetto e fazio che ci sostenete, alleggerendoci la vita e nutrendoci di quella cultura che rende il pensiero lucido, indipendente ed in grado di leggere dieci righe scritte senza percepirlo come un PIPPONE...

      senza ironia, non sapevo di essere finito sul blog di costantino della gherardesca, evidentemente è periodo di vacanze, anche per la neocorteccia celebrale dei lettori di CdC.

    1. zufus 25 luglio 2011

      ahahaha! Ti quoto in pieno, DaniB.

      Ormai Tonguessy apre bocca solo per riflesso condizionato.
    1. DaniB 25 luglio 2011

      Non mi sembra che l'articolista sostenga l'operato di Breivik, quindi mi sa che hai capito molto poco dell'articolo, e mi sa anche che ormai, pavlovianamente, quando leggi "Blogghete" sull'incipit dell'articolo cominci a non capire più un cazzo.

    1. lucamartinelli 25 luglio 2011

      caro Ivanoe, temo che Freda abbia ragione: è vero che non avevamo quello che i ragazzi hanno oggi ma avevamo la speranza e toccavamo con mano quello che i nostri genitori riuscivano a realizzare nel tempo.La casa si abbelliva e arrivavano uno alla volta gli ekettrodomestici. I figli si sono laureati e hanno trovato lavoro subito. P.S. mio padre era ferroviere.

    1. IVANOE 25 luglio 2011

      Freda, ma che film hai visto ?
      Dov'è che c'era negli anni 50 questo mondo paradisiaco.Forse per la tua classe il tuo ceto sociale benestante, ma per gli immigrati per gli operai e le loro donne il mondo era molto diverso molto precario molto scomodo...
      Capisco che per molti scrivere su Cdc è uno sfogo lo è anche per me, ma misuriamo ogni volta la nostra impotenza raccondando o commentando storie lontane non reali cioè le aggiustiamo secondo il nostro umore.
      E' vera sempre la regola che contano più i fatti che le parole...

    1. lucamartinelli 25 luglio 2011

      come diceva un vecchio agente dei servizi: "piu' grande è il botto, maggiore è il retroscena che sta dietro".

    1. lucamartinelli 25 luglio 2011

      Certo che il tizio e' un tantino disturbato. Proprio come sostiene il prof. Tarpley è di disturbati che i servizi hanno bisogno. Li chiama "zimbelli" o "ultimi anelli della catena". Il cliche' è sempre quello.

    1. levred 25 luglio 2011

      Di cosa hanno paura coloro che assistono alle stragi?
      Di cosa hanno paura gli stragisti?
      Secondo Freda, Brevnik o i Puppetmasters che tirano i fili dietro la sua figura vogliono evitare l'unione geopolitica e culturale di Russia ed Europa:
      "Uno degli scopi del malloppone partorito dallo pseudo-Breivik è di scongiurare tale eventualità, presentando le velleità di partenariato russo-europeo come deliri di pazzi criminali, vaneggiamenti da terroristi di estrema destra col proiettile in canna."
      I nazi vecchia maniera (patria e tradizione) che vedono di cattivo occhio tutti i sincretismi religiosi, etnici e politici sono un ostacolo per le correnti rossobrune nostrane ed europee. Come si fa a spiegare ad una testa rasata nutrita al culto di Hesse e vissuta nel mito di Bariloce e della rinascita del III Reich che bisogna allearsi ai rossi, che il nazismo non è più un opzione percorribile e che bisogna dissimularsi in trozkisti evoliani, anarcofascisti, mussoliniani gramsciani, stalinisti libertari…
      E’ vero Freda ha colto della contraddizione negli scritti del Brevnik eppure la contraddizione è il marchio di fabbrica della sua genuinità… non la genuinità del folle sgabbiato ma la patologia metafisica di intere generazioni che stanno venendo su…
      Se la nevrosi aveva aperto il novecento, la schizofrenia lo ha chiuso e ne ha inaugurato in grande spolvero il secolo successivo… nemmeno Freda è esente dalla deriva schizofrenica che è parte della cultura postmodernista che si è imposta negli ultimi anni…
      La contiguità dei socialisti-nazionali o di altre realtà della destra estrema con i rosso bruni è più che documentata... basta fare un giretto sui loro siti per vedere con i propri occhi che le radici sono ben visibili anzichè essere occultate.
      Certo alcune frange (http://www.spiegel.de/international/germany/0,1518,775764-2,00.html) di neonazi tradizionalisti non hanno alcuna voglia di mescolarsi ai rossi che hanno lasciato la lotta continua travolti dalla deriva continua fino ad abbracciare gli odiati fasci con la formazione di gruppi di ibridi transgenici che non promettono nulla di buono. I punti in comune tra rossi in crisi di identità e neri?
      - Difesa dell'identità.
      - Lotta al mondialismo.
      - Lotta alle oligarchie finanziarie.
      - Unione dell'Europa e dell'Asia russo cinese come bilanciamento culturale-economico-militare agli odiati Usa e Israele.
      - Lotta al sionismo (in chiave essenzialmente antisemita)

      Dai ragionamenti rossobruni emerge la convinzione della profonda crisi di un identità culturale con la fine del blocco est ovest e la certezza un'"ideologia multiculturalista d’accatto con cui s’impone all’Europa di privarsi delle proprie tradizioni" prende il sopravvento sugli europei accecati dall'ideologia (quale?)
      Ne son passati di anni dal convegno all’Istituto Pollio …
      La schizofrenia nel frattempo è divenuta una vera e propria strategia di lunga durata in sintonia con le correnti postmoderniste in atto e si declina nel travestitismo politico e nell’ambiguità traversale dispiegata come retorica.
      La Rinascita opposta all’altra Rinascita, l’Ordine Nuovo opposto all’ordine nuovo… chi potrà distinguere l’autentico dal fasullo … nel mondo realmente rovesciato, il vero può essere un momento del falso.
      http://www.estropico.org/index.php?option=com_content&view=article&id=171:tecnofascisti-di-sinistra&catid=46:varie&Itemid=85
      http://transumanisti.org/docs/LaRinascita27nov2008.pdf

    1. ilnatta 25 luglio 2011

      mhà.... sono a dir poco perplesso... per quel poco che ho sentito dai grandi media mi sembra che invece di insinuare quello che vorrebbe Freda si sia molto parlato del fatto che fosse un massone ed anti-islamico.
      quindi la teoria di Freda non sta molto in piedi...

    1. AlbertoConti 25 luglio 2011

      Effettivamente mi ricorda Piazza Fontana.

    1. AlbertoConti 25 luglio 2011

      a skaah, ma sai leggere o ti sei fatto troppe canne?

    1. Emanuele_C 25 luglio 2011

      Ho letto il post di Freda e, condivisibe o meno, penso che la questione vada un attimo esaminata e discussa. Oggi, sfogliando i giornali, l'unico messaggio di prima pagina che arriva è infatti questo: "Ho fatto tutto da solo!". Ah, ok, fine della storia allora! Mi viene da ridere pensando che si possa dare retta ad uno che ha ammazzato 100 persone però, in effetti, ci siamo bevuti Berlusconi per vent'anni senza fare una piega, quindi di tonni col bollino di qualità in giro ce n'é tanti. L'episodio è assurdo tanto quanto quello dell'11 settembre: esplosioni in centro e due ore dopo mega strage ed in posto in cui il premier avrebbe dovuto recarsi il giorno dopo. Una strage in perfetta scioltezza, in tranquillità, diciamo. Ora, per ragioni lavorative, mi è capitato di andare a riprendere Berlusconi in occasione di alcuni eventi relativi al terremoto del 2009 ad Aquila. Ebbene, una settimana prima, in giro già c'erano gruppi di bonifica dell'area che si assicuravano della sicurezza del premier. Si dirà che in Norvegia è tutto così calmo ... non fa mai niente nessuno ... bla bla. Beh, a ME non sembra che la Norvegia non abbia problemi. Cellule terroristiche sono segnalate da tempo, quindi almeno dei MINIMI in termini di sicurezza ci dovrebbero essere no? E nessuno ha messo un agentino di sicurezza, manco un guardiano con la scaccia cani, su un'isola senza vie di fuga dove di lì a 24 ore doveva recarsi Stoltenberg? Ammazza, normale! Poi appaiono queste millecinquecento pagine di delirii vari, ovviamente raccolti in capitoli così è più facile leggerli: credibilissimo. Esaltato di destra estrema fa tutto da solo. Ok, diciamo che le cose sono andate così e facciamola finita. Io però preferisco passare per "paranoico" e pensare che molto più banalmente e per una mera questione di soldi alla Norvegia sia stato fatto arrivare il chiaro messaggio di non rompere troppo i coglioni.

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