DI COSA HANNO PAURA

DI COSA HANNO PAURA

DI GIANLUCA FREDA

blogghete.altervista.org

“Molti europei guardano agli anni ’50 come ad un periodo felice. Le nostre case erano sicure, tanto che molte persone non si curavano nemmeno di chiudere la porta a chiave. Le scuole pubbliche erano in genere eccellenti e i loro unici problemi consistevano in cose come il chiacchiericcio in classe e le corse nei corridoi. Gli uomini trattavano le donne come signore e molte donne dedicavano il proprio tempo e i propri sforzi ad abbellire le case, allevare i bambini e aiutare le proprie comunità tramite il volontariato. I bambini crescevano in ambienti familiari con due genitori e la mamma andava incontro al bambino quando tornava da scuola. Gli spettacoli erano qualcosa che tutta la famiglia poteva godersi.

Che cosa è accaduto?Se un uomo degli anni ’50 venisse improvvisamente proiettato nell’Europa Occidentale degli anni 2000, farebbe fatica a riconoscere in essa lo stesso paese. Correrebbe subito il rischio di essere borseggiato, derubato della macchina o peggio, perché non avrebbe mai imparato a vivere nella paura perpetua. Non saprebbe che non deve recarsi in certe zone della città, che la sua macchina deve non solo essere chiusa a chiave, ma anche dotata di allarme, che la sera non deve azzardarsi ad andare a dormire senza aver prima chiuso le finestre, sprangato le porte e azionato i sistemi d’allarme.
Se l’uomo portasse con sé la sua famiglia, è probabile che lui e sua moglie lascerebbero tranquillamente i bambini nella più vicina scuola pubblica. E se i bambini, tornati a casa nel pomeriggio, raccontassero di essere dovuti passare attraverso un metal detector per entrare nell’edificio, di aver ricevuto da un altro bambino una strana polverina bianca e di aver appreso che l’omosessualità è una cosa bella e normale, i genitori non riuscirebbero a capire.
In ufficio, l’uomo potrebbe accendersi una sigaretta, lasciarsi andare a qualche complimento verso la “signorina” e proclamarsi felice di notare che l’azienda offre posti di responsabilità a persone di colore. Una qualunque di queste azioni gli costerebbe un immediato rimprovero e tutte insieme potrebbero anche portarlo al licenziamento.

La moglie, recandosi in città a far compere, indosserebbe un bel vestito, un cappellino e magari dei guanti. Non riuscirebbe a capire perché la gente la fissa, sogghignando.


E se dopo cena la famiglia si sedesse e accendesse la TV, nessuno capirebbe come abbia fatto la pornografia di un sudicio chiosco per soli adulti ad entrare nell’apparecchio televisivo.


Se potesse, la nostra famiglia degli anni ’50 se ne tornerebbe negli anni ’50 il più in fretta possibile, con un’agghiacciante storia dell’orrore da raccontare. La storia parlerebbe di una nazione decaduta e degeneratasi ad un ritmo inverosimile, passando in meno di mezzo secolo dal gruppo delle nazioni più grandi della Terra a quello delle nazioni del Terzo Mondo, sopraffatta dal crimine, dal rumore, dalle droghe e dalla sporcizia. La caduta di Roma sarebbe una bazzecola al confronto.


Perché è accaduto?


Nell’arco degli ultimi cinquant’anni, l’Europa Occidentale è stata conquistata dallo stesso potere che aveva in precedenza sopraffatto la Russia, la Cina, la Germania e l’Italia. Questo potere è l’ideologia. Qui, come altrove, l’ideologia ha inflitto enormi danni alla cultura tradizionale, che essa vuole ovunque dominare, infrangere e spazzare via per la maggior parte. Al suo posto sono arrivate la paura e la rovina. La Russia impiegherà una generazione o anche più per risollevarsi dal Comunismo, sempre che ci riesca.


L’ideologia che ha sopraffatto l’europa Occidentale è più conosciuta col nome di “Politically Correct”. Alcuni pensano che sia uno scherzo. Ma non lo è. E’ una cosa mortalmente seria. Essa ha lo scopo di alterare virtualmente tutte le regole, formali e informali, che presiedono ai rapporti tra persone ed istituzioni. Essa mira a modificare i comportamenti, i pensieri, perfino le parole che utilizziamo. In gran parte lo ha già fatto. Qualunque persona o apparato che controlli il linguaggio, controlla anche il pensiero. Chi oserebbe usare il termine “signorina” oggi?”

Condividete le opinioni che avete letto qui sopra? Io, in linea di massima, sì. Se si esclude qualche sparata piuttosto gratuita sul comunismo e sui suoi effetti sulla società russa – forse dovuta a scarsa conoscenza del fenomeno da parte dell’autore o a una ricaduta nella stessa ideologia che egli si propone di contrastare – direi che, per la maggior parte, gli argomenti esposti sono sensati, condivisibili, ispirati a comune e perfino elementare buon senso. Non lo credete anche voi? Molti hanno risposto di sì, vero?


Okay, le sentite le sirene? Stanno venendo a prenderci. Avete appena ammesso di condividere la folle ideologia di estrema destra di Andrew Berwick, alias Anders Behring Breivik, il cecchino paranoide che venerdì scorso ha massacrato un centinaio di ragazzi innocenti sull’isola di Utoya, in Norvegia. Se condividete la sua ideologia, è chiaro che anche voi, da un momento all’altro, potreste imbracciare una mitraglia e sterminare qualche decina di boyscout mentre intonano la “Canzone di Famiglia Felice” seduti intorno al fuoco. Le vostre idee sono pericolose e il pericolo che esse rappresentano va prevenuto. Pertanto, buon soggiorno nelle pubbliche strutture di prevenzione che il governo ha predisposto per voi. Se la prospettiva non vi piace, la soluzione è semplice: queste idee sono pericolose, contorte, partorite dalla mente di uno stragista psicotico. Evitate di condividerle e anche soltanto di prenderle come spunto di riflessione e tornerete ad essere dei sinceri democratici, pilastri del sentire comune. Tutto andrà per il meglio.


Il brano riportato è tratto, naturalmente, dal “Memorandum” che – a sentire i giornali e la TV – lo sparacchiatore di Oslo avrebbe affidato al web prima di partire per Utoya con la mitraglia a tracolla. Trattasi di un malloppone di 1518 pagine, denominato “2083: una dichiarazione d’indipendenza europea”, alla cui stesura Berwick/Breivik avrebbe dedicato nove anni della sua vita e che contiene la “summa” del suo pensiero politico, oltre ad un’infinità di indicazioni su come strutturare una ribellione armata, come costruire autobombe utilizzando fertilizzanti, una cronistoria dettagliata degli ordini cavallereschi europei e cose così. Chi volesse leggerlo, lo trova facilmente su internet in versione integrale.

Il documento è ovviamente una patacca. Ma una patacca molto ben realizzata. Secondo i giornali, la sua pubblicazione risalirebbe al 2009, ma già nella prima pagina si nota la data “2011”, il che significa che, come al solito, i giornalisti non hanno minimamente controllato le informazioni che ricevono dall’alto, prendendole per buone, pubblicandole senza verifica e arricchendole di cataste di chiacchiere senza costrutto sull’”odio” e sulla “violenza”, che piacciono tanto al pubblico. Il documento, nelle prime pagine, fa perfino riferimento a due video presenti in rete, il primo dei quali è stato cancellato da Youtube, mentre il secondo (
QUESTO , ora anch’esso sparito, era ancora visibile su Veoh fino a stamattina. Il problema è che questo secondo video era stato postato... due giorni fa, cioè sabato 23 luglio, il giorno dopo la strage. Qui sotto vedete l’immagine della copia cache che sono riuscito a recuperare, con la data di caricamento evidenziata. Traete da soli le vostre conclusioni e ipotizzate in quale momento il documento sia stato realmente messo online. Il che pone però anche il problema del "chi" lo abbia messo online.

Il memorandum dello pseudo-Breivik è una silloge di tutti gli argomenti sulle meccaniche del potere e sulle strategie della propaganda che sono stati discussi nel corso degli anni su questo e altri blog. Si parla, a tratti in modo sensato, del ruolo svolto dal revisionismo storico nel fare luce sulla storia europea del dopoguerra, delle differenze tra revisionismo e “negazionismo”, delle teorie sul controllo delle masse messe a punto dalla Scuola di Francoforte, del controllo del pensiero attuato attraverso i curriculum scolastici, dello scempio della tradizione letteraria europea nato dal “politically correct”, del ruolo culturalmente devastante del femminismo, dell’ideologia multiculturalista d’accatto con cui s’impone all’Europa di privarsi delle proprie tradizioni e di molto altro ancora. Il punto è che tutti questi argomenti – che a mio avviso rappresentano la “punta di diamante” di una nuova linea di pensiero che è nata e si è diffusa soprattutto sul web – vengono disinvoltamente mescolate con deliri da crociato, xenofobia anti-islamica di bassa lega, appelli ad un’improbabile lotta armata, vagheggiamenti di un ritorno al cristianesimo combattente, sparate antimarxiste prive di ogni barlume di razionalità analitica ed infinite altre amenità di questo tenore. Il risultato è quello di screditare e rendere impraticabile ogni riflessione sul controllo delle menti attraverso la propaganda, sui meccanismi del potere, sulla falsificazione storica e devastazione culturale imposta all’Europa dai dominatori statunitensi. Una volta gettati questi argomenti nello stesso calderone in cui ribollono tonnellate di fuffa templare e di farneticazioni anticoraniche, essi risulteranno indigesti e inavvicinabili all’uomo della strada. Il quale, oltretutto, considererà che, se il prodotto politico di tali questioni è l’inutile e sanguinoso scempio di innocui campeggiatori perpetrato dal trattatista, evidentemente deve trattarsi di idee malate, malsane, degne di complottisti isolati dal mondo e spregiatori della civiltà.


Il che, immagino, è esattamente il risultato che l’anonimo think tank che ha stilato il documento, firmandolo col nome di Andrew Berwick, si proponeva di raggiungere.


Come scrivevo nell’articolo di un paio di giorni fa, una delle cose che più preoccupano gli americani è l’affermarsi in Europa di un pensiero “eurasiatico”, portato avanti trasversalmente tanto dai reduci della “destra” quanto della “sinistra” europea (quelli che i detrattori nostrani chiamano con disprezzo “rossobruni”). Tale linea di pensiero, che sta prendendo sempre più piede nelle ex nazioni europee, mira principalmente a creare una più stretta connessione politico/economico/strategica con la Russia, allo scopo di sbarazzarsi di 70 anni di asservimento militare e culturale agli USA e costruire quella naturale unità geostrategica tra Europa e Asia che rappresenterebbe il naturale portato tanto della complementarietà geografica tra i due continenti quanto della storica interdipendenza economica e culturale che ha caratterizzato le loro relazioni fino alle guerre mondiali. Uno degli scopi del malloppone partorito dallo pseudo-Breivik è di scongiurare tale eventualità, presentando le velleità di partenariato russo-europeo come deliri di pazzi criminali, vaneggiamenti da terroristi di estrema destra col proiettile in canna.


Ecco perché una parte consistente della dissertazione è dedicata alla denuncia dell’imperialismo americano e alla prospettiva di liberarsi di esso attraverso un asse eurasiatico. Leggiamo, ad esempio:


“La Federazione Europea del futuro non dovrà più essere connotata dalle forme sdolcinate e ingovernabili dell’attuale Unione Europea, che è una Medusa impotente, incapace di controllare i propri confini, dominata dalla smania per l’autodistruzione culturale e il libero commercio, assoggettata al dominio culturale americano. Dobbiamo immaginare una grande Europa monoculturale, fondata sulla cooperazione economica e culturale di nazioni indipendenti, che saranno, in larga parte, inseparabilmente legate alla Russia. Non avendo bisogno di essere aggressivo con i propri vicini, visto che sarebbe inattaccabile, un tale blocco diverrebbe la prima potenza mondiale (di un mondo partizionato in grandi blocchi), autoreferenziale, pan-nazionalista e avverso ai pericolosi dogmi oggi associati col globalismo/multiculturalismo. La nuova Federazione Europea sarà assai più isolazionista, con una politica di nazionalismo economico (protezionismo). Dovrà avere la capacità di praticare la “autarchia dei grandi spazi” (autosufficienza economica e indipendenza dai mercati esteri), i cui princìpi sono già stati elaborati dall’economista, vincitore di Premio Nobel, Maurice Allais. Il destino della penisola europea non può essere separato da quello della Russia continentale, sia per ragioni etnico-culturali che per ragioni geopolitiche. E’ assolutamente imperativo per la talassocrazia mercantile americana (supremazia navale, nel senso militare e commerciale della parola) impedire la nascita di una Federazione Europea culturalmente e ideologicamente sicura di sé.”


Parole mica tanto demenziali, vero?


Ma l’uomo della strada leggerà queste affermazioni ricollegandole istintivamente – grazie anche alle immancabili banalizzazioni e distorsioni che i media sapranno effondere – alla bestialità di un terrorista solitario, ai capelli biondi imbrattati di sangue di una giovane campeggiatrice norvegese, ai mucchi di cadaveri di ragazzini ammassati sulla spiaggia di Utoya. E il gioco è fatto. L’anti-imperialismo e l’aspirazione a liberarsi della schiavitù statunitense stringendo legami con le potenze asiatiche saranno bollati come vaneggiamenti eversivi da criminali potenziali, fonte di discredito sociale e possibilmente cagione di affidamento a progetti rieducativi. Roba da “nazisti”, insomma, che è il termine preferito da ogni moccioso adulto per sostituire il “brutto e cattivo” del lessico puerile senza dover studiare troppo. Il documento redatto dallo pseudo-Breivik è in realtà un corposo trattato sulle paure americane, un compendio dettagliato delle idee che Washington crede possano ostacolare i suoi progetti geostrategici. Idee che devono dunque essere infangate e screditate, imbrattate con svastiche e croci templari, ridicolizzate dall’impasto con materiali di infima intellettualità e di popolaresca cialtroneria. Non so se ci siano voluti davvero nove anni per scriverlo, ma di certo esso è un prodotto propagandisticamente molto elaborato, la cui stesura ha richiesto senz’altro molto tempo e l’impegno di un think tank preparato ed attento alle tendenze culturali, nonché ai germogli di pensiero politico in corso di definizione sul web. Questo ci dà un indizio di quanto sia importante, per chi lo ha scritto, ostacolare e rendere inutilizzabili le nuove idee che vanno diffondendosi nell’Europa della crisi e della perdita delle sovranità nazionali. E’ un testo da studiare con attenzione, particolarmente da parte di chi ha già un’idea dei meccanismi della propaganda; non certo per recepirne ciò che di farneticante e neppure ciò che di condivisibile contiene, ma per avere un’idea precisa di quali siano i fantasmi che suscitano maggior spavento nei nostri dominatori. Si sarà ben capito che sono esattamente quelli che dobbiamo evocare.

Gianluca Freda

Fonte: http://blogghete.altervista.org

Link: http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=846:gianluca-freda&catid=32:politica-internazionale&Itemid=47#comments

25.07.2011

Commenti (52)

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    1. Nauseato 25 luglio 2011

      :D !!!

    1. Peppe 25 luglio 2011

      Il ragionamento di Freda ci sta.
      Però,dalle dichiarazioni di Breivik fatte dal carcere,ho l'impressione che si tratti davvero di un tizio con la mente alienata da seri problemi psicologici.È vero che le premesse del suo,diciamo così, pensiero sono molto sensate e in parte condivisibili;ma il loro sviluppo è chiaramente paranoico.
      Non sono un complottista,ma neanche uno che nega a prescindere le teorie del complotto.Qui però mi pare che manchino gli elementi per costruirne uno.
      Di sicuro però,come dice Freda,chi di dovere farà in modo di sfruttare l'occasione per screditare e mettere all'indice tutti quelli che si muovono nel campo avverso agli interessi ed ai desiderata dei poteri forti transatlantici.

    1. skaah 25 luglio 2011

      Che ci rimangano nella terra lurida le tue amate monete d'oro .. quello che sta accadendo è molto diverso da quello che dipingi nel tuo commento .. per fortuna le tue tanto amate monete d'oro non varranno più un becco e forse finalmente l'essere umano finirà di essere schiavo di se stesso e farsi manipolare da poteri di cui sinceramente non me ne frega una beaneamata ceppa.

    1. mozart2006 25 luglio 2011

      Dico solo una cosa. Se avesse letto tutto quel pippone ad alta voce, avrebbe steso il doppio della gente che ha fatto fuori con la carabina

    1. maristaurru 25 luglio 2011

      Si, per chi abbia appena appena cercato di informarsi sui metodi della manipolazione delle idee e abbia anche poco capito cosa in realtà bolle in pentola, l'articolo di Freda appare convincente. Giovani inermi massacrati, una spinta verso il conformismo , verso le idee che si accordano con i desideri di certo potere . E non è la prima volta che maltrattamenti ed uccisioni dei ragazzi vengono usati per dirigere la opinione pubblica. Questo assassino , opportunamente preparato, fotografato, costruito,è la marionetta ideale per una rappresentazione che però potrebbe essere dimostrazione di debolezza di certi poteri che si trovano nei fatti di fronte ad un fattore che nella loro folle alterigia ed arroganza non avevano considerato, sicuri che bastasse aver degradato ed indebolito la politica per suicidare le NAZIONI: l'Uomo. Si son trovati di fronte la reazione degli Uomini, che non bestie come quelle che loro fomentano armandole contro di noi, ma Persone , resistono e si ribellano sempre in maggior numero capiscono l'enorme crimine cui li si vuol sottomettere.. fatti salvi alcuni deliziosi commentatori che mi hanno preceduta.. or ora usciti dal Paese dei balocchi ove attendono forse che le monete d'oro seppellite nella terra lurida , figlino altre monete d'oro

    1. Tonguessy 25 luglio 2011

      Insomma le cose sono chiare: la coalizione dei rossobruni ha il chiaro compito di allearsi a Putin (ex-KGB) e sparacchiare a giovani appartenenti ad altre coalizioni con l'intento di ostacolare l'alleanza atlantica.

      Ci sono almeno tre considerazioni da fare:

      la prima è che Breivik aveva rapporti solo con gente di destra (estrema e non) e quindi la coalizione non rientrava nei suoi piani.

      La seconda è che gli episodi delittuosi di questo tipo portano imprescindibilmente a stringersi attorno ai valori (anche troppo) tradizionali, vedi BR. Quindi strategia fallimentare.

      La terza è che Breivik non ha AVUTO LE PALLE di misurarsi con il potere, ma ha preferito ammazzare un centinaio di adolescenti indifesi. Non ci vuole molto.

      L'articolo è dietrologia in stile Freda.

    1. zufus 25 luglio 2011

      Freda, scrivi delle cose troppo intelligenti e articolate per la media dei lettori di ComeDonChisciotte.

      Certi commenti, che si sono fermati agli anni '50, stanno lì a dimostrarlo.
    1. skaah 25 luglio 2011

      Condividi le opinioni lette sopra? No!

      Mi sembrano le opinioni di un neonazifacista che sta per uccidere 100 persone.
      Il mondo sta cambiando, e ogni cambiamento porta caos.
      E' nella natura delle cose è sempre stato così. Quindi con uno sguardo distaccato direi " benvenga il cambiamento, e impegnamoci in modo che sia per il meglio. "
      Oltre al fatto che quella visione degli anni 50 mi sembra eccessivamente idilliaca, gli anni 50 sono stati un periodo un pò più calmo del normale perchè fisiologicamente dopo le due guerre peggiori che il mondo abbia mai visto non poteva essere altrimenti. Ma è stata anche un periodo di rigidezza culturale come non mai. Io negli anni 50 non ci vorrei tornare.

    1. tortnoise 25 luglio 2011

      Questo articolo (come gia` altri pubblicati recentemente sui 2 attentati in Norvegia) mi sembra pura dietrologia. Si tratta del gesto di un folle estremista e la paccottaglia da lui pubblicata sul web lo conferma.

    1. Nauseato 25 luglio 2011

      Alle domanda se condivido le opinioni lette sopra rispondo no.


      O meglio, che il vivere quotidiano odierno rispetto ai primi decenni del dopoguerra si sia molto avvicinato ad un "inferno" è difficile negarlo. Come tutto lascia anche prevedere un'inarrestabile ulteriore deterioramento. Ma che la causa principale sia quella indicata lo trovo a dir poco bizzarro.

    1. Nauseato 25 luglio 2011

      : ]

      Ottima e illuminante storiellina che peraltro conoscevo, quella della pulce "sorda" (e del ricercatore "cieco") ...


      Concordo poi pienamente sulle osservazioni conclusive. Ma andrei anche oltre in un certo senso: volendo infatti, basta convincersi fermamente di una cosa (di una qualsiasi cosa ...) per essere iper-certi che quella cosa sia esattamente così. Del tutto indipendentemente da ciò che dovrebbe essere la realtà ...

    1. amensa 24 luglio 2011

      un ricercatore addestra una pulce a saltare a comando. Quando è sicuro che la pulce ubbidisca SEMPRE al comando di saltare inizia l'esperimento annotando:

      "dico -salta-, e la pulce salta" tolgo alla pulce una zampa.

      "dico -salta-, e la pulce salta" tolgo alla pulce una zampa.

      ...................... "dico -salta-, e la pulce salta" tolgo alla pulce l'ultima zampa.

      "dico -salta-, e la pulce NON salta" è dimostrato che senza zampe la pulce è sorda

      è una barzelletta ma dimostra bene come ogni attività, ogni pensiero, possa essere usato come prova per dimostrare una qualsiasi cosa. basta omettere la biunivocità anche di un soloi passaggio, ed il gioco è fatto.

      che chiunque abbia quei pensieri, debba diventare uno stragista, è tutto da dimostrare, perchè il fatto che ad uno sia accaduto, non significa affatto che debba accadere a chiunque.

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