Dalla recinzione delle terre alla recinzione della vita – 2a Parte

Scritti di donne su Natura, beni comuni, saperi femminili, cacce alle Streghe

Donne e Natura sono accomunate dall’oppressione e dallo sfruttamento che le società patriarcali hanno esercitato ed esercitano tuttora su di esse.

D’altro canto osserviamo che molte popolazioni che hanno organizzato la propria esistenza nel rispetto dei cicli vitali della Terra, hanno dato origine a rapporti comunitari in cui veniva riconosciuto il ruolo delle donne nella elaborazione delle strategie di sopravvivenza e rispettato il loro sapere.

Molte studiose femministe, ciascuna nel proprio campo di competenza, hanno messo in luce questi aspetti e hanno proposto nuovi modelli di conoscenza che possono rappresentare delle alternative al pensiero unico del capitalismo globale.

Dalla recinzione delle terre alla recinzione della vita – 2a parte

A cura di Anna De Nardis, ComeDonChisciotte.org

In ricordo di Joyce Lussu, maestra e amica

Parola di teologa

Prima di passare ad analizzare, sulla base degli studi ulteriormente sviluppati, gli elementi portanti che strutturano la visione di Joyce e di altre studiose femministe (organizzazione comunitaria della società – rapporto non distruttivo con l’ambiente e armonia col proprio corpo – ruolo delle donne nell’accumulazione delle conoscenze) vorrei riflettere in modo più ampio sulla funzione delle dicotomie nella ideologia patriarcale, mediante l’analisi che ne ha fatto, a partire dai suoi studi di teologia, Rosemary Ruether.

Il cristianesimo, in quanto erede e del neoplatonismo classico e del giudaismo apocalittico, congiunge l’immagine di un Dio maschile e guerriero con la prevalente esaltazione dell’intelletto rispetto al corpo.

[…] Tutte le fondamentali antinomie – alienazione dell’anima dal corpo; alienazione dell’io soggettivo dal mondo oggettivo; isolamento soggettivo dell’individuo, alienato dalle comunità; dominio o rifiuto della natura da parte dello spirito – hanno le loro radici nell’eredità religiosa apocalittico-platonica del cristianesimo tradizionale. Ma l’alienazione del principio maschile da quello femminile è il simbolo sessuale primario che riassume tutte queste alienazioni. (Ruether, 1992, p. 139)

L’analisi della Ruether è particolarmente importante per comprendere il ribaltamento culturale e simbolico che ha caratterizzato il passaggio dal medioevo al mondo moderno e il cambiamento radicale dell’atteggiamento dell’uomo occidentale verso la Natura, la corporeità, il potere creativo delle donne. Quella che viene definita “rivoluzione scientifica” accoglie pienamente la rappresentazione del cosmo, incentrata sulle dicotomie precedentemente esposte, in cui gli elementi sono gerarchizzati sulla base delle qualità ritenute maschili e ne fa la giustificazione teorica delle sue finalità di dominio.

La teologa offre, rifacendosi anche agli studi di C. Merchant, una sintesi efficace del pensiero che informa l’intero sviluppo della scienza moderna e che ha lasciato il suo sigillo nella odierna concezione della natura come risorsa da sfruttare, nella visione riduzionista delle scienze umane, nella svalutazione dei saperi delle donne e delle comunità non industrializzate. Seguiamo la sua ricostruzione.

La formulazione del “metodo scientifico” è comunemente attribuita a Francesco Bacone, Lord cancelliere di Inghilterra sotto Giacomo I.

Nel suo trattato Novum Organum (1620), egli descrive in dettaglio il metodo induttivo della conoscenza empirica […] E, tuttavia, la retorica baconiana della “nuova conoscenza” è zeppa di immagini tratte dalla caccia alle streghe. (Giacomo I fu egli stesso un grande promotore della persecuzione delle streghe). […]

Questo immaginario inquisitoriale non va visto come un “incidente culturale”, ma ha molte conseguenze che tuttora influenzano il pensiero scientifico. Una di queste è il presupposto che la situazione di laboratorio, dove entità della natura sono estratte dal loro ambiente normale e poste in particolari condizioni di pressione1, rivelino la “più pura” verità sulla natura. Un secondo presupposto è la fiducia nella obiettività dell’“inquisitore” delle cui motivazioni e della cui presenza nel costruire l’esperimento non si deve tenere conto nei risultati.

Il pensiero di Bacone è pervaso da immagini della natura come una donna da costringere, da “penetrare”, conquistare e forzare a “cedere”; è il linguaggio dello stupro e della sottomissione delle donne, mentre lo scienziato viene immaginato come l’epitome del potere mascolino sul “femminino” della natura. Bacone lega la rivoluzione scientifica al mito cristiano della caduta e della redenzione. Attraverso il peccato di Eva la “natura” è caduta al di fuori del controllo dell’“uomo”, ma attraverso la conoscenza scientifica […] sarà restituita al dominio del maschio, quale rappresentante del dominio di Dio sulla terra. Per Bacone la conoscenza scientifica è fondamentalmente uno strumento di potere, la capacità di sottomettere la “natura” e di governarla.

René Descartes (1595-1655) è la seconda figura di fondazione del moderno pensiero scientifico. Il famoso metodo di ricerca di Cartesio è però antiempirico. […] La verità si ottiene penetrando nel ragionamento astratto e scoprendovi i “primi principi” dai quali può essere dedotta tutta la conoscenza. Cartesio trova questi primi principi nella stessa mente pensante […] e in Dio, il perfetto termine di correlazione della mente pensante, la cui perfezione assicura alla mente umana che la sua logica razionale non può essere ingannata.

Il metodo di Cartesio produce una versione radicale del dualismo tra mente e materia. La mente pensante è trascendente e sovrasta la materia, che per sua natura è senza mente e senza anima, divisibile in elementi sempre più piccoli, e che si muove meccanicamente secondo le leggi della causalità.

In Cartesio troviamo la metafora invadente della “macchina” per tutta la natura fisica, anche per il corpo umano. Ne risulta la radicale negazione che la materia stessa sia capace di produrre ragione o un’animazione innata. Cartesio riduce gli animali ad “automi” che appaiono simili alla vita ma che in realtà sono mossi da un potere meccanico come gli orologi. […]

Cartesio in realtà recise il continuum tra corpo organico, vita, sensibilità e pensiero. Tale continuum fu diviso tra il pensiero, che si trova in Dio e nella mente umana, e la materia morta in movimento.

Il dualismo di Cartesio tra mente e materia rifletteva anche il dualismo tra due verità: le verità della religione, rivelate nella dottrina cattolica, e le verità della scienza, fondate sul metodo scientifico. Tale dualismo consente anche una scissione tra fatto e valore, consentendo che la verità scientifica sia considerata “oggettiva” e “scevra da valori”2, mentre i problemi dell’etica e dei valori possono ritirarsi in una zona separata dell’anima. Cartesio e altri scienziati, che volevano anche essere cristiani ortodossi (cattolici o protestanti), vollero questa scissione perché essa consentiva loro di vivere in due mondi, senza che questi mondi si scontrassero. (Ruether, 1995, pp. 279-282)

Con la sintesi operata infine da Newton, furono poste le basi della fisica moderna fino ad Einstein; questa è diventata il paradigma di riferimento per tutte le scienze della natura. Ridotta la materia a particelle atomiche in movimento in un vuoto spaziale, vincolate alle relazioni matematiche della meccanica,

La fisica newtoniana fu il paradigma del nuovo universo meccanico, che poteva essere ridotto a “risorse” e poteva essere fatto proprio come potere e ricchezza dalle nuove élite dominanti d’Europa. La natura fu “esorcizzata” sia dagli “spiriti” benigni che da quelli maligni. Le tradizioni animiste della scienza, esemplificate dalla “magia della natura” di Giordano Bruno, Tommaso Campanella e Paracelso (con le loro pericolose simpatie verso la protesta di contadini oppressi) furono sconfitte. […]

Essendo stati eliminati dalla natura tutti gli elementi spirituali innati, lo spirito umano non aveva più bisogno di interagire con la natura come un essere della natura, ma poteva considerarsi trascendente ed essa, come il Dio orologiaio [metafora usata da Newton], conoscendola e dominandola dall’esterno. Ben presto anche il presupposto di Dio poté essere messo da parte, lasciando agli scienziati, insieme con i governatori dello stato e dell’industria, l’incarico della materia passiva, ricostruibile all’infinito, per servire i loro interessi. (Ruether, 1995, p. 283)

A conclusione R. Ruether sottolinea come le radici di quello che ritiene “un male colpevole”

stanno nei modelli di dominio attraverso i quali le élite maschili al potere negano la loro interdipendenza con le donne, sfruttando il lavoro umano e la comunità biotica intorno a loro, […] depauperando l’esistenza di questi altri essere umani e le risorse di vita non umane da cui dipendono. Creano le culture dell’inganno che giustificano lo sfruttamento, negando il valore di coloro che usano, e negando contemporaneamente qualsiasi dipendenza da loro.

Simbolicamente la cultura dell’inganno è passata attraverso tre modelli mitici. […]

[Nell’ultima fase mitica, all’origine del capitalismo moderno] vi è il tentativo di sterilizzare completamente il potere della natura, immaginandola come una sostanza morta totalmente malleabile nelle mani degli uomini al potere. Nonostante questo sia il mito del dominio che ha trionfato nella scienza moderna, esso era già suggerito dal mito babilonese dell’universo costruito con il corpo morto di Tiamat3.

Ciò che vi hanno aggiunto la scienza moderna e l’industrialismo […] è l’enorme aumento del potere produttivo e distruttivo e il prolungamento delle linee dello sfruttamento gerarchico. (Ruether, 1995, pp. 287-288)

Parola di strega

L’origine delle riflessioni di Starhawk4 si situa nello studio e nella pratica della magia, tuttavia il suo pensiero si sviluppa sulle stesse tematiche delle filosofe precedentemente citate e il suo interesse si concentra sulle modalità con cui il sapere e le concezioni della vita dei ceti popolari vengono combattuti dalla classe dei proprietari.

Posto il quesito:

Perché in questo preciso periodo storico [XVI e XVII sec.] entrambe le gerarchie della Chiesa Cattolica e della Chiesa protestante sanzionarono e incoraggiarono la persecuzione delle Streghe? A chi giovava?

e premesso che una società non è un’entità statica, ma

È un sistema, una rete di relazioni interdipendenti [all’interno della quale le dinamiche] sono cicli non-lineari, circolari, di causa e effetto, che si retroalimentano agendo come pressioni e limitazioni reciproche,

Starhawk scrive:

Durante i secoli XVI e XVII la Società Occidentale stava attraversando massicci cambiamenti. Le Cacce alle streghe erano un’espressione tanto dell’indebolimento delle limitazioni tradizionali quanto dell’aumento di nuove pressioni. Era un tempo rivoluzionario, ma le persecuzioni aiutarono a minare la possibilità di una rivoluzione di cui avrebbero beneficiato le donne, i poveri e i diseredati. Invece, i cambiamenti che ebbero luogo andarono a beneficio delle nascenti classi di ricchi professionisti e resero possibile lo sfruttamento spietato, vasto e irresponsabile delle donne, dei braccianti e della natura.

Come parte di quel cambiamento, la persecuzione delle Streghe fu legata a tre processi collegati; l’espropriazione della terra e delle risorse naturali; l’espropriazione della conoscenza; e la guerra contro la consapevolezza dell’immanenza, che era incarnata nelle donne, nella sessualità e nella magia.

L’autrice sottolinea che

la società feudale era ancora guidata da un principio economico di uso e non di guadagno.

e che

I costumi e le leggi feudali garantivano ai contadini – liberi o schiavi – accesso alla terra e ai mezzi di sussistenza.

Mentre, nel periodo successivo

le recinzioni resero la terra una proprietà privata sotto il controllo di una sola persona, distruggendo la rete di diritti e obblighi reciproci che avevano caratterizzato il villaggio medievale.

Inoltre

La visione della terra come proprietà privata era collegata alla nuova visione del mondo, secondo cui la natura non era viva, ed aveva valore solo quando poteva essere sfruttata.

Si spezzavano così i complessi legami tra la popolazione umana e la natura circostante:

La terra recintata, invece di servire più bisogni e scopi ne serviva solo uno. Quando una foresta veniva tagliata e recintata come terra da pascolo, non dava più legna da usare come carburante o materiale da costruzione, ghiande per i maiali, un habitat per la selvaggina, erbe curative, o un rifugio per chi veniva cacciato fuori dai confini della città e del villaggio. Quando una palude veniva prosciugata per diventare terra agricola, smetteva di essere un luogo per riposare o per nidificare per gli uccelli migratori, o un luogo di pesca per i poveri5.

Con pesanti ripercussioni sul tessuto sociale:

La recinzione distrusse il villaggio contadino inteso come comunità economica. Il potere su decisioni importanti, che influivano sul benessere dell’intera comunità, non risiedeva più nel villaggio o nei suoi rappresentanti. Diventò invece frammentato e privatizzato, espropriato dai proprietari terrieri insieme con la terra.

[…]

La comunità organica era stata distrutta, e gli individui erano diventati come atomi – separati, non più legati da obblighi reciproci.

In tale contesto si inserisce

la persecuzione delle Streghe [che] indebolì l’unità della comunità contadina e contribuì alla sua frammentazione […].

Le Streghe furono anche un comodo capro espiatorio, deviando la collera e la rabbia delle classi più povere verso gli altri membri della propria classe.

La frantumazione dei legami sociali nel mondo contadino fu attuata anche con l’attacco alla vita interiore e alle pratiche culturali collettive: Starhawk porta ad esempio le celebrazioni e le feste che erano legate alle fasi dell’anno agricolo ed esprimevano

l’integrazione della comunità con la terra e i mutevoli cicli delle stagioni in un circolo di rinnovamento senza fine. […]

Questi usi erano l’espressione – in azioni, canzoni, usanze, celebrazioni – dell’unità organica della comunità umana e dell’identità del contadino con la terra e suoi doni. La loro distruzione lacerò la struttura inconscia della vita contadina. […] Le celebrazioni che legavano i contadini alla terra furono marchiate come malefiche e sataniche, mentre i contadini iniziarono ad essere allontanati dalla terra.

Ma non solo contro le manifestazioni collettive fu diretta la repressione operata dalle classi sociali emergenti; contemporaneamente si registrò una politica strutturata di espropriazione dei saperi, che colpì particolarmente le donne:

[…] le attività e i servizi che la gente aveva sempre intrapreso per se stessa o per i vicini e le famiglie, furono assunti da un corpo di esperti a pagamento, autorizzati o comunque riconosciuti come guardiani di un approvato e ristretto ente detentore del sapere.

[…] l’economia di mercato si stava espandendo in sempre più ambiti di vita. Il sapere stesso iniziò ad essere una “merce intangibile”, [destinata solo a chi poteva acquistarla.]

Molto significativa, per il valore discriminatorio che acquistò, fu la standardizzazione del linguaggio:

la lingua che la gente aveva sempre appreso da sé e che aveva usato come propria, diventava proprietà di una élite professionale di educatori, che ne potevano impartire la versione approvata ai più fortunati, dietro compenso.

Il termine istruzione non era in uso prima della Riforma; diventa qualcosa che deve essere acquisito e certificato da un titolo, un sigillo ufficiale6.

In questo periodo le donne erano escluse dalle istituzioni dell’istruzione formale. Non avevano alcuna opportunità di acquisire titoli o licenze,

con il conseguente allontanamento da vari campi in cui avevano in precedenza lavorato.

Nell’organizzazione delle nuove strutture del potere, la medicina occupa un posto preminente:

Fra i professionisti nascenti, avidi di consolidare il proprio potere, vi erano anzitutto i dottori. La guarigione era un’area in cui le donne avevano sempre svolto un ruolo cruciale. […] Nel medioevo, le donne svolgevano la pratica di medici e farmacisti. Fra le classi più povere, la saggia donna del villaggio, o Strega, che custodiva la tradizionale conoscenza delle erbe e delle cure naturali, era spesso l’unica fonte disponibile di cure mediche. […]

Le persecuzioni delle streghe venivano usate per distruggere guaritori non autorizzati e levatrici. […] [Le repressioni] “non eliminavano la guaritrice donna dei ceti bassi, ma la marchiavano per sempre come superstiziosa e, forse, malevola”.

Starhawk estende l’analisi anche alle popolazioni extra europee e afferma:

[Ancora] oggi, la cosiddetta cura medica perfezionata giustifica la distruzione di culture indigene. Questo accade mentre le risorse di aree remote vengono sempre più sfruttate. La medicina occidentale autorizzata è l’ago ipodermico che inietta i valori occidentali del possesso e del profitto, e la visione occidentale del mondo che sostiene tali valori, in culture fondate su intime connessioni con la natura e su legami organici fra gli esseri viventi.

I valori si scontrano anche sul piano etico e metodologico:

Allora come oggi, la professione medica approvata prediligeva un tipo di trattamento eroico: sanguinamenti, purghe, emetici e cauterizzazioni erano la merce del medico patentato. Le streghe, e i critici radicali della professione medica, che spesso si basavano sul sapere delle Streghe, preferivano la medicina preventiva, la pulizia, l’uso delle erbe, le terapie gentili e naturali, e l’accrescimento della forza del paziente.

Sul piano ideologico, spiega Starhawk, una nuova scala di valori viene elaborata dalla nascente borghesia, finalizzata soprattutto a combattere le rivolte contadine, che avevano prodotto forme di pensiero e motivi ideali antagonisti sia alla visione mercantilista dei rapporti sociali, sia all’autoritarismo del potere religioso.

Quei movimenti avevano in comune

il riconoscimento di autentico valore di questo mondo e questa vita

la visione del mondo che la scrittrice definisce immanenza.

La scrittrice esamina le più importanti sette radicali sorte in quel periodo in Inghilterra e sottolinea come in esse le donne raggiungevano posizioni di rilievo, partecipando al governo della comunità:

Le donne predicavano, viaggiavano per il paese in compagnia degli uomini, si pronunciavano contro i matrimoni ingiusti, e chiedevano il divorzio per semplice dichiarazione.

Il trionfo dell’etica protestante, con la sconfitta delle sette radicali, fu

un trionfo politico, economico e religioso delle classi commerciali-professionali sulle classi dei contadini-braccianti, il trionfo della dominazione maschile sulle donne.

Riprendendo le analisi di Max Weber, Starhawk spiega come la diffusione dell’etica protestante, in base alla quale il denaro divenne simbolo della grazia – il canale attraverso cui il valore di Dio veniva restituito al mondo, legittimando così l’ineguaglianza –,

forniva una nuova ideologia del lavoro, che rifletteva il cambiamento di valore dall’uso al guadagno e serviva l’ascesa del capitalismo.

[…] Il lavoro divenne una disciplina ascetica e “l’ascetismo si rivoltò con tutta la propria forza contro il godimento spontaneo della vita e di tutto ciò che aveva da offrire.”

[…]

L’etica del lavoro era usata dalle classi facoltose per imporre la disciplina ai lavoranti e ai poveri. L’ozio era peccaminoso; le accuse di pigrizia nei confronti dei paesani venivano sporte a sostegno delle recinzioni. […]

Le feste tradizionali, i giorni dedicati ai santi (spesso versioni cristianizzate di antiche feste pagane), le danze e giochi, venivano attaccati dai Protestanti tradizionali. Le Persecuzioni delle Streghe erano un attacco alle celebrazioni, alle credenze, agli usi che avevano sostenuto le classi contadine e dei braccianti nel loro desiderio di agi e divertimento — di piacere nella vita così come nel lavoro.

… La sessualità gioiosa, che afferma nella sua autentica natura la supremazia del piacere sulla riproduzione, e la sessualità religiosa, che sostiene il profondo valore del corpo e della sua esperienza, minacciano la disciplina ascetica del lavoro, che richiede la negazione del corpo. Le persecuzioni delle Streghe usarono la tortura e il terrore per sfregiare la psiche occidentale identificando il sesso con il male.

[…]

Così, mentre l’etica protestante eleva il lavoro allo stato di uno sforzo trascendente, le donne, che incarnano l’immanenza, vengono cacciate. L’immanenza viene attaccata attraverso i corpi delle donne: l’immortalità dello spirito estraniato dalla carne viene esaltata attraverso la tortura e la distruzione della carne delle donne.

Gli aspetti economici e sociali di queste trasformazioni, verranno affrontati in uno dei capitoli successivi, attraverso gli studi di Silvia Federici, ma qui occorre ancora sottolineare, con Starhawk, la portata del cambiamento della visione del mondo e il rovesciamento della scala di valori, che ritroviamo alla base di problemi tristemente attuali:

Il meccanicismo trionfò, non necessariamente perché era la migliore descrizione della realtà, ma a causa delle sue implicazioni politiche, economiche e sociali. La magia, la scienza e la filosofia basata sul principio di immanenza, era identificata col radicalismo e con gli interessi dei ceti bassi. […] Le persecuzioni delle Streghe permisero di assicurare il trionfo del meccanicismo. […]

L’espropriazione del sapere, che abbiamo visto operare nell’area della guarigione, si estese alla scienza nella sua totalità. Il meccanicismo, che sosteneva lo sfruttamento della natura, perché la natura era intrinsecamente morta e senza valore, e che incoraggiava la rimozione del valore dalle cose in sé, da tutto ciò che non poteva essere quantificato e contato, divenne la conoscenza approvata. (Starhawk, 1997)

La filosofa Carolyn Merchant ha analizzato come il capitalismo nascente trovò la base teorica nella filosofia meccanicistica per attaccare e neutralizzare la visione animista propria di gruppi sociali antagonisti e liberarsi dai vincoli etici che impedivano lo sfruttamento incondizionato della natura.

Fine Seconda Parte – Continua

A cura di Anna De Nardis, ComeDonChisciotte.org

Anna De Nardis, saggista, già insegnante di fisica, ha unito la ricerca di modalità di indagine della natura allo studio del simbolismo religioso. È una delle maggiori conoscitrici di Momolina Marconi e della sua vasta produzione.

NOTE

1 Il grassetto è mio.

2 Il grassetto è mio.

3 Nella mitologia babilonese troviamo l’uccisione di Tiamat (corrispondente alla sumera Nammu) e del suo sposo serpente, da parte del dio guerriero Marduk, come fondamento dell’edificazione di Babilonia; per questa sua impresa il dio venne ricompensato dal conclave degli dei con il potere di rendere immutabile qualunque cosa da lui creata. (Campbell, 1992, pp. 92-ss.)

4 Le citazioni di Starhawk sono tratte dal capitolo “The burning times: Notes on a Crucial Period of History” del libro Dreaming the Dark. Magic, Sex and Politics (Boston: Beacon Press, 1997, pp. 162-segg.) e sono riportate nella traduzione che si può trovare al link: https://www.armoniedonnebologna.it/wp-content/uploads/2015/01/TempideiroghiStarhawk.pdf di Deva Shakti (Anonima Network Bologna – giugno 2009).

5 Sulla trasformazione del territorio e la distruzione degli equilibri ambientali, scrive diffusamente Carolyn Merchant in La morte della Natura (Merchant, 1988, pp. 81 e segg.).

6 Il filosofo Emanuele Coccia, nel libro La vita delle piante, nota che, già dal medioevo la nascita dell’università non coincide con la nascita di nuovi saperi o di una nuova organizzazione della conoscenza, ma col formarsi di una nuova organizzazione di sapienti. […] Grazie all’università, conoscere diventa sinonimo di appartenere a una corporazione e l’atto cognitivo viene fondato attraverso un legame giuridico e un’appartenenza politica… (Coccia, 2018, pp. 142-143).

BIBLIOGRAFIA COMPLETA

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Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

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4 Commenti
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LuxIgnis
Utente CDC
30 Maggio 2021 10:09

Ottimo, questa parte integra perfettamente la prima parte.
Giusto per aggiungere è attraverso il corpo che si percorre una via spirituale, o per dirla in altre parole, è attraverso esso che si contatta lo Spirito. Il corpo non è un mero contenitore ma ha una sua coscienza ed anche piuttosto elevata se non gli si tarpano le ali.
Questo gli sciamani di tutto il mondo lo sanno benissimo da migliaia di anni.
Non è con la negazione, il dominio od il disciplinarlo. Questa è la strada per la nevrosi e la psicopatia.

uparishutrachoal
Utente CDC
30 Maggio 2021 18:14

E’ il taglio sessista dell’articolo che lo limita in un punto di vista particolare che è quello sessuale.. In realtà..sia il patriarcato che il matriarcato.. se non conciliato.. portano a privilegiare la parte e non il tutto.. Una collettività non insidiata ..porterà a sviluppare valori femminili..materni..e la Grande Madre sarà onorata come fonte di benessere fisico e spirituale.. Ma se una società verrà attaccata da altre..allora dovranno imporsi i valori alla difesa..che trovano nel maschio e suoi Dei della guerra la fonte di sopravvivenza.. E ciò accade anche nelle società neolitiche.. dove l’agricoltura serve a creare eccessiva produzione e la sua gestione diventa appannaggio del più astuto.. che organizzandosi in caste sacerdotali tende a chiudersi e così privilegiare la forza.. Se il Kali Yuga ..l’età oscura.. .viene fatta partire seimila anni fa all’incirca ..con la creazione delle civiltà monumentali..la ragione è che certe civiltà dovevano fondarsi sulla forza materiale..a discapito dei valori femminili più inclusivi o spirituali.. Non è che ci sia stata una precisa volontà di subordinare il femminile..ma che cambiando le necessità esistenziali..anche i supporti sessuali cambiavano di rilevanza.. Altre società sono scomparse perché non hanno potuto difendersi..come anche quelle pre-indoeuropee..assorbite dal più forte.. La materializzazione del mondo… Leggi tutto »

LuxIgnis
Utente CDC
30 Maggio 2021 20:25

Mi ero dimenticato. Proprio questa settimana, quando si dicono le coincidenze, mi è capitato di vedere un film di animazione che tratta di queste tematiche da una prospettiva della storia ebraica, con l’intervento però della dea madre che si batte contro il maschilismo patriarcato della religione ebraica. Il film è eccezionale, è una specie di musical e le canzoni usate (non esclusive per il film, ma pezzi più o meno famosi. Ci sono anche i Led Zeppelin e Mina) sono perfettamente sincronizzate con le scene del film. Per farmi capire meglio, c’è una parte, che io reputo fantastica, dove c’è un dialogo tra il Dio degli ebrei (che però impersonifica anche il padre della regista) e la Grande Madre, e questo dialogo è costituito dalle parole della canzone “parole, parole, parole” di Mina (purtroppo è la versione francese della canzone cantata da Dalidà). Dio fa la parte recitante e la parte cantata è la Dea madre. Ecco parole, parole, parole…. Mi pare un ottimo sunto di tutte le scuse che il maschilismo ha nei confronti di un femminismo serio. Il film può essere apprezzato ancor di più se si ha una minima conoscenza dei simbolismi antichi del femminino. Ne è… Leggi tutto »

Platypus
Utente CDC
Risposta al commento di  LuxIgnis
6 Giugno 2021 7:16

La guerra di cui parla l’autrice dell’articolo ha radici lontane nel tempo e nello spazio; il film di animazione di cui parli, interessantissimo e che mi riprometto di vedere, esemplifica proprio tutto ciò. La Bibbia ebraica non è altro che un resoconto di questa guerra condotta a vari livelli: a livello materiale c’è una guerra di conquista operata da popolazioni nomadi ai danni di popolazioni stanziali, a livello ideologico rappresenta il passaggio dall’antico politeismo animistico nel quale la divinità è rappresentata dai Baal e dalle Asere ad un monoteismo in cui il Dio celeste si rispecchia nel Re terrestre. Nei due libri dei Re la causa di tutti i mali viene costantemente identificata con la presenza dei pali sacri e della prostituzione sacra ed è emblematica la contrapposizione della figura di Jezebel con quella del profeta Elia. La stessa storia di Caino l’agricoltore che uccide Abele il pastore per gelosia e per questa ragione viene maledetto, non è altro che la metafora di questa dicotomia: l’agricoltura tradizionale, legata agli aspetti femminili della natura, contrapposta al nuovo modello di pastore e guerriero, padrone della terra e predone delle sue risorse. In altri contesti anche il mito di Orfeo esprime in altri… Leggi tutto »

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