CRESCITA, UN 'ILLUSIONE NEFASTA

CRESCITA, UN 'ILLUSIONE NEFASTA

DI MAURIZIO PALLANTE

lastampa.it

Caro Direttore, sintetizzando le riflessioni svolte da Guido Ceronetti sulla decrescita nell’articolo pubblicato su La Stampa il 19 agosto, Irene Tinagli ritiene di aver letto che per realizzare questa prospettiva «molto affascinante e per certi versi romantica», bisognerebbe «separare i bisogni essenziali da quelli che non lo sono e i beni prodotti per soddisfare bisogni reali da quelli fatti solo per generare profitto, ovvero i “commerci”».Ma questa distinzione «non è così netta come si possa pensare (senza contare l’inquietante scenario in cui qualcuno decide cosa è essenziale per la gente e cosa non lo è)». Poiché le riflessioni sulla decrescita espresse da Ceronetti sono nate da lunghe conversazioni con me, posso rassicurarla che non abbiamo mai teorizzato le cose che lei scrive.



Il cibo che si butta soddisfa bisogni essenziali o superflui? Secondo una notizia pubblicata dall’Ansa il 23 agosto le famiglie americane ne buttano via annualmente circa il 40 per cento. Per non parlare di quello che si spreca prima di arrivare nelle loro case. In Italia il cibo che finisce nei rifiuti ha un valore pari al 2 per cento del Pil. Se tornassimo a essere saggi e non ne buttassimo più, non diventeremmo più poveri, il Pil decrescerebbe e diminuirebbero i rifiuti. L’energia che si consuma nelle nostre case è il triplo di quella che si consuma nelle peggiori case tedesche, il decuplo di quella che si consuma nelle migliori. L’energia che si spreca in una casa mal costruita e mal coibentata soddisfa un bisogno essenziale o superfluo? Se ristrutturassimo le nostre case riducendo le dispersioni termiche, spenderemmo di meno per avere un migliore comfort e ridurremmo le emissioni di anidride carbonica. Saremmo più poveri? Ne deriverebbe un peggioramento o un miglioramento delle nostre vite?



La distinzione di cui parlava Ceronetti è tra il concetto di merci: oggetti che si scambiano con denaro, e il concetto di beni: oggetti che rispondono a un bisogno o soddisfano un desiderio, anche superfluo, dipende dai gusti. I due concetti non sono coestensivi. Ci sono merci che non sono beni, si pagano ma non rispondono né a bisogni né a desideri: il cibo che si butta, l’energia che si spreca (a proposito, lo sa che è almeno il 70 per cento di tutta quella che utilizziamo?). Ci sono beni che si possono ottenere solo sotto forma di merci: quelli a tecnologia evoluta: il computer, la risonanza magnetica, o che richiedono capacità artigianali specializzate. Ci sono beni che si possono più vantaggiosamente autoprodurre anziché comprarli sotto forma di merci: molti prodotti alimentari: costano di meno, sono più freschi, non fanno consumare energia per il trasporto, non hanno imballaggi. E ci sono beni che non si possono ottenere sotto forma di merci: i beni relazionali (quanto tempo si sottrae agli affetti per dedicarlo alla produzione di oggetti inutili o addirittura dannosi?).



La decrescita si realizza riducendo la produzione e il consumo di merci che non sono beni e aumentando la produzione e l’uso di beni che non sono merci. Niente a che fare con le rinunce e il pauperismo. La prima strada richiede l’uso di tecnologie più evolute: per fare una casa che non spreca energia ci vogliono tecnologie più avanzate di quelle che occorrono per fare una casa dissipativa. Queste tecnologie, finalizzate a ridurre il consumo di risorse a parità di prodotto e a recuperare tutte le materie prime contenute negli oggetti dismessi, sono le uniche in grado di creare occupazione nei Paesi industrializzati. Non un’occupazione purchessia, ma un’occupazione utile che, inoltre, paga da sé i suoi costi perché ammortizza le spese d’investimento con i risparmi sui costi di gestione che consente di ottenere. E quindi non fa crescere i debiti pubblici. La seconda strada richiede il recupero di capacità manuali che ci rendono meno dipendenti dal mercato per soddisfare tutte le nostre esigenze vitali, e la riscoperta dell’importanza di relazioni umane significative e collaborative. Le due caratteristiche in cui si realizzano le qualità migliori della nostra specie.



Maurizio Pallante (Fondatore del Movimento per la Decrescita Felice)

Fonte: www.lastampa.it/

Link: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=10467

28.08.2012

Commenti (60)

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    1. ilsanto 29 agosto 2012

      Io credo che non c'entra ne Monti ne la BCE ne l'FMI viviamo una situazione di apertura la "Globalizzazione" che con le leggi dell'economia
      produce un generale livellamento e quindi i paesi OCSE ( quelli ricchi per intenderci ) vedono la delocalizzazione lo stop del PIL se non la recessione mentre i paesi del BRIC vedono la crescita.
      Sono anni che questa storia va avanti ma onestamente finita la guerra fredda che alternative c'erano ? come si poteva dire noi restiamo ricchi e voi dovete morire di fame ?
      Ora il problema si deve affinare e chiediamoci:
      Ma se l'italia ( e non solo ) deve ridurre il suo PIL possibile che solo i più deboli ci rimettano ?
      Un sistema così deve continuare ? perchè non vorrei dire ma chi nasce in una metropoli sul nudo asfalto non ha nulla perchè chi è nato prima ha la proprietà di tutto ! niente diritti e disoccupazione o precarietà ?
      Il problema è che la fine dello sviluppo infinito ci fà riflettere anche sulle elite e sul significato del potere, del danaro e del significato dell'accumulazione.
      Non è un problema solo ma come previsto la congestione di molte criticità come la limitazione delle materie prime come il picco del petrolio come la crescita della CO2 come la desertificazione la carenza alimentare l'inquinamento etc etc.
      Fine di una illusione il "sistema" non garantisce più neanche la sua stessa esistenza meno che mai delle minoranze e ancor meno dei "diversi" ergo o implode nelle sue difficoltà interne o si reprime la contestazione e la libertà o ci si rivolge all'esterno accusando il "Nemico" sia esso giallo nero islamico comunista o altro tanto ci sara sempre uno diverso magari i pelati che non si conformano alle crinite chiome ariane.
      Scusa spero di aver trovato un amico con cui discutere e magari migliorarci crescere e non volevo certo criticare

    1. Nauseato 29 agosto 2012

      Ops ... a proposito di analfabetismo è restato un "si" che è di troppo ...

    1. Nauseato 29 agosto 2012

      Lo so di averlo ripetuto qui fino alla nausea ... del resto omen, nomen; ma a proposito dell'italia, la percentuale di analfabetismo (tra totale e di ritorno) si arriva a circa il 65% della popolazione teoricamente in grado di leggere e far di conto.

      Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un'altra, una cifra dall'altra.
      Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra.
      Trentatré superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un'icona incomprensibile.

      Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea.


      I dati risultano da due diverse indagini comparative svolte nel 1999-2000 e nel 2004-2005 in diversi paesi. Vedere La competenza alfabetica in Italia. Una ricerca sulla cultura della popolazione (Franco Angeli 2000); Letteratismo e abilità per la vita. Indagine nazionale sulla popolazione italiana 16-65 anni (Armando editore 2006).

      Detto questo detto praticamente tutto.

    1. Nauseato 29 agosto 2012

      Trovo abbastanza condivisibili molte osservazioni.



      Anche purtroppo molto vero come scritto da qualcuno "di solito a uno gli riesce di pensare al massimo al paesello suo, lo moltiplica, fa il "concetto" e quello vale per il mondo," e che si pone nella stesso solco delle diverse osservazioni condivisibili. A parte che essendo tutto sempre relativo, quella di moltiplicare il paesello è una trappola nella quale a scale diverse è destinato a cadere chiunque, anche avesse gli orizzonti più estesi.



      Però ... però non di meno trovo che anche diversi teorizzatori di quella che è un po' infelicemente e sbrigativamente chiamata "decrescita", qualche buona ragione ce l'abbiano. Soprattutto quando puntano l'attenzione sulle necessità e possibilità di individuare/ridurre lo spreco e migliorare l'utilizzo delle risorse già disponibili. In altre parole, personalmente se da un lato non riesco a essere convinto della magiche virtù della "decrescita" e mi pare al tempo stesso un po' troppo facilona, dall'altro lato non posso negare che suoni bene, abbia il suo fascino indiscutibile e notevoli dosi di sensatezza.



      Per concludere, capisco che suoni ottusamente semplicistico, ma credo si potrebbe essere tutti d'accordo che andrebbe trovata la classica "via di mezzo" sforzandosi di tenere assieme le parti "migliori" delle due posizioni. Assurdo ? Abbastanza temo. Ma assurdità più, assurdità meno ...

    1. ilsanto 29 agosto 2012

      In attesa di una sua gentile risposta leggo che negli USA si spreca il 40% del cibo e che stessimo un pò più attenti......
      Le assicuro che il mio Tritarifiuti vede solo cose NON commestibili che nulla và sprecato con solo un pò di attenzione neanche il pane secco.
      Non sono felice per questo ma mi sento di essere equilibrato, risparmio, non mi costa nulla, e se per questo avanza un pò di frumento per i meno fortunati ben venga.
      Cosa c'entra la propaganda ? ed il paesello ? Io sono cittadino del mondo quello che faccio per me e per il mondo sono piccole cose come chiudere l'acqua appena finito di bere, fare al meglio la raccolta differenziata, programmare la spesa, coiblentare la casa, mettere lampadine a basso consumo, caldaia efficiente, valvole termostatiche per il riscaldamento e ammiro chi usa i pannelli fotovoltaici, uso al minimo l'auto, ho preso una ibrida e il mio vicino con la ferrari non l'invidio anzi mi sembra un po pirla.
      Mi riparo dal sole con piante, cannicciati, tende e solo allo stremo accendo il climatizzatore spero che questo non la disturbi e vorrei capire meglio il suo problema.

    1. mincuo 29 agosto 2012

      Non è molto diverso da quel che ho detto io, salvo che Barnard è più cattivello. Ma non serve assolutamente a niente.

      La propaganda vince sempre, è una regola ferrea.

      La propaganda crea tra le tante cose anche il linguaggio, i nomi, i "concetti" che ripete poi colle "fonti autorevoli". Funziona sempre.

      E' il principio di autorità, e del padre introitato, inculcati fin da piccoli, contemporaneamente deprimendo fantasia e immaginazione. A questo si aggiunge il rafforzamento dell'istinto di appartenza a un gruppo.

      Non è avvenuto mica per caso tutto questo. Le persone sono distrutte. Rispetto a 60 anni fa, guardando i test, c'è un abisso come personalità e capacità logica.

      Quando crei uno slogan, due parole, poi ce ne vogliono 2.000 o 20.000 di spiegazioni per far vedere che è un vuoto, un non sense, ma non bastano nemmeno e poi non resta niente.

      Perchè necessitano una personalità, un'individualità e un metodo, e così basta che un altro "autorevole" poi ripeta lo stesso slogan e quello prevale sempre.....specie se è a video, perchè pure alcune aree cerebrali sono state mutate.

      Oggi è un diluvio di combinazioni di parole senza senso, però accattivanti, sillogiche, analogiche, emozionali. La logica non conta.

      Alcune sono ossimori o contraddizioni palesi. Altre rappresentano il contrario del loro significato. Altre sono sensibilizzanti o desensibilizzanti a seconda di cosa vogliono ottenere, e l'alternarsi abitua la gente a convivere tranquillamente con i doppi standard.

      Tra un pò avremo il "diversamente sazio" per uno che ha fame, ma che non conta.

      Misto a quel che è diventata la scuola, un ignorantificio, con gente che esce dall'universita e ancora bisticcia con grammatica e sintassi, non vale un liceale di 50 anni fa, e ha un vocabolario ridotto a meno di metà di un tempo, e misto questo poi all'informazione, qualunque cazzata va sempre bene.

      Tutto e il suo contrario sono possibili nel meraviglioso mondo di Harry Potter.

    1. Aironeblu 29 agosto 2012

      Le due cose concordano, ma non mi sembra un discorso tanto complocato quello di Pallante, anche lui in fondo spinge a liberarci da parassiti e sovrastrutture inefficienti per dedicarci a ciò che è veramente utile.

    1. Nauseato 29 agosto 2012

      Giusto.

    1. Nauseato 29 agosto 2012

      Piccola nota. E siamo già in tre. Colleghi.

    1. ilsanto 29 agosto 2012

      Buongiorno

      Mi sà che bisogna partire da lontano nel 1973 il MIT ci informa che esistono limiti allo sviluppo esponenziale della popolazione e dei consumi.
      Ora visto che nessuno ha fatto nulla (tranne la Cina con la politica del figlio unico) considerando come Lei ( e Sacra Romana Chiesa ) che l'aspirazione alla crescita sia sacrosanta la informo che in un sistema chiuso volere o volare le sue aspirazioni vanno a cozzare con le altrui per cui o ci pone un freno o ovviamente dovrà combattere per la sua ( ed altrui aspirazione ) ad una crescita senza limiti.
      Non credo sia difficile da capire non trova ?
      dire crescete e moltiplicatevi equivale a dire combattete una guerra di sterminio per affermare la supremazia del vostro bisogno su quello altrui.
      Forse nel 2012 si può sperare di meglio.
      Forse dire che è giusto che tutti possano aspirare ad avere un reddito decente ( le ricordo che negli USA il PIL/abitante e 47.000 $ e in Cina solo di 8.000 e forse meno ) non vuol dire castrare la sua legittima aspirazione come quella degli africani .
      Per inciso deve sapere che non le chiedono di rinunciare ad alcunchè
      solo a capire che se spreca meno stiamo meglio tutti.
      Che se mangia meno carne la sua salute ci guadagna mi creda e risparmia il 90% del granoturco o frumento etc.
      Che se coiblenta la sua casa questa vale di più lei risparmia sul riscaldamento e diminuisce la CO2 emessa e l'effetto serra.
      Cosa non le è chiaro ? o fà solo i capricci per dire io sono libero e faccio quello che voglio ?

    1. Georgejefferson 29 agosto 2012

      Barnard

      Sono quelli che “adesso c’è Saviano…”, quelli della politica a cinque stelle, con i cortei, con la Tobin Tax, con l’equosolidale, con i blog, e quelli della Decrescita. Non hanno la più pallida idea delle dimensioni della macchina, e di come essa ci ha tutti intrappolati nella spirale di impoverimento e morte democratica che ho descritto ne Il Più Grande Crimine. Dice la Ravera che dobbiamo vivere con meno, dobbiamo sostituire i consumi con i rapporti umani, e strappa l’applauso. Ma neppure ci arriva, l’autrice, a pensare ai milioni di poveracci che perderebbero il lavoro, il futuro, la casa, per permettere a lei di strappare l’applauso nel dire ste insulsaggini ignoranti di qualsiasi rudimento di macroeconomia. John Maynard Keynes è vissuto per nulla.


      Ste ‘belle anime’ sparano impuniti le loro fantasmagorie ma non sono nei panni del magazziniere della Lotto cassintegrato o dell’ex operaia dell’OMSA che oggi fa le pulizie in nero, o della madre single con due bambine che non trova uno stipendio che le permetta di uscire da un appartamento marcio di umidità dove le piccole vanno a letto coi pigiamini zuppi. Forse manco li hanno mai visti esseri umani così, ed è un bene per loro, perché il magazziniere, l’operaia e quella madre le gonfierebbero la faccia di sberle neppure a metà della frase “dobbiamo vivere con meno, sostituire i consumi con i rapporti umani”, poiché questa elevata saviezza si avvererà forse fra 300 anni, ma nel frattempo milioni di poveri cristi che non leggono la Ravera o che non ridono con Jacopo Fo soffriranno le pene dell’inferno se qualcuno non rianima questa economia, e per rianimarla, oggi, non si può prescindere dai consumi, che sono fatturati, che sono stipendi disperatamente necessari.


      Fra l’altro, le ‘belle anime’ vagheggiano di economie alternative di cui mai nessuno ha verificato l’effettiva fattibilità nel mondo moderno, e fra l’altro vagheggiano di modelli di decrescita senza aver interpellato gli africani, gli indiani, i cinesi, i kazaki, i vietnamiti, gli indonesiani, tutti coloro cioè che hanno aspettato 3000 anni per avere ciò che abbiamo noi, ma ai quali oggi, quando toccherebbe a loro entrare nel Mercato per poi avere tutte quelle cose, no!, devono rinunciare, perché “dobbiamo vivere con meno, dobbiamo sostituire i consumi con i rapporti umani… il PIL cinese è fallico!” concluse la Ravera. Ok, vallo a dire a loro. Ma vacci Ravera, e se torni intera…

      Le ‘belle anime’ che “col fotovoltaico noi oggi siamo autosufficienti e persino vendiamo l’elettricità”, dice sempre il figlio del Nobel, peccato che per fare i pannelli ci voglia il petrolio e che gli sfugga che il nostro mondo necessita ogni anno di 15.000 miliardi di watt, e che il 73% di questi non va in borsette o per fare cellulari caro Jacopo, ma per l’agricoltura, luce domestica e trasporti, e che coi pannelli, scusate, gli fai una pippa a 15.000 miliardi di watt, specialmente se poi sti ‘paladini’ usano il pc ogni giorno, e se corrono a farsi la TAC quando stanno male, per generosa concessione di 3 milioni di morti in Congo (vi si estrae il Coltan per l’elettronica) e dell’industria militare (TAC, RM, endoscopie ecc.). Ipocriti.

      E questi sono l’avanguardia della riscossa oggi, personaggi che viaggiano sul binario della propria auto-santificazione di ‘belle anime noiquelligiusti’ chiusi nel bozzolo del proprio ego da cui non sono in grado di vedere nulla della realtà della gente vera, dell’economia vera, e soprattutto di The Machine, ma proprio nulla. C’è da piangere, ma al peggio non c’è fine.

      Il fatto è che una marea di attivisti italiani crede veramente che questi professionisti dell’odio del libero pensiero, questi parrocchiani che mettono al rogo chiunque non sia dei loro, tali e quali agli altri di destra, siano i depositari dei valori democratici e della giustizia. C’è da mettersi le mani nei capelli, è una truffa terribile ai danni di tanta buona fede di gente esasperata. Ste ‘belle anime’ sono devastanti per le pochissime speranze di fermare il Potere, perché il 99% degli attivisti gli crede e si fa infinocchiare dalle loro fandonie per salvare il mondo… “adesso gliela facciamo vedere a quella cosa lì”. Il risultato è che le esigue forze attive rimaste in questa società paralizzata si sprecano ad inseguire isterismi e utopie ignoranti senza neppure sapere chi è il nemico, e nessuno o quasi rimane nelle fila di chi invece sta capendo cosa ci accade, gli sparuti impotenti testimoni dei crimini del Vero Potere. Il risultato è che a soffrire da cani saranno milioni di altri che neppure avranno il sollievo di sentirsi ‘noiquelligiusti’. Si sentiranno da cani e basta.

      Questa è la speranza, tutta qui.

      Ripeto, con forza: se neppure si riesce a capire il grado della nostra disfatta di cittadini, con le esatte forme e proporzioni del nemico, come si potrà mai immaginare che almeno un giorno molto lontano qualcuno possa arrivare a una speranza? Come si potranno mai porre i semi di un riscatto con l’umile lungimiranza di chi fece la stessa cosa 250 anni fa sapendo che i frutti li avrebbero goduti esseri umani di un futuro per loro inimmaginabile? Perché è solo questa oggi la forma della speranza, e non quella di sughero, ma quella concreta per i secoli che verranno, quella che abbiamo il dovere di iniziare a costruire oggi anche se noi non la vedremo mai. Ripeto: porre oggi i germi di un lavoro progressivo lungo un paio di secoli per regalare la speranza a chi verrà.

    1. mincuo 29 agosto 2012

      E a te pare un'utopia invece che avere a scelta il satrapo capitalista che ti da i "food stamps" o il satrapo socialista che ti da la "libreta" che in tutti due i casi fai la tua cara "decrescita felice" che una volta si chiamava "ridurti in miseria" cominciare a fare dei nomi e cognomi di chi è responsabile di affamare la gente, e cominciare a dirlo almeno?

      E poi magari vedere di fare come in Islanda, dargli un calcio nel culo, che vedrai che una volta che ti sei tolto dai coglioni affamatori e usurai non ti serve avere l'emosina della libreta o dei food stamps, e vedrai anzi che vivi benissimo e ti esprimi ancora meglio, e ne avanzano pure.

      Però vedo che quando io qualche volta faccio nomi e cognomi, qui stanno sempre tutti zitti, anzi li disturba, li irrita pure.

      Sempre però son quelli che trombonano un giorno sì e l'altro pure con "il liberismo" e il "capitalismo" e lo "speculatore" che disgraziatamente sono un pò generici e non li puoi nemmeno portare davanti a un Tribunale o dirgli chiaro e tondo: "non ti pago più", come hanno fatto in Islanda.

    1. mincuo 29 agosto 2012

      Infatti dove c'è la libreta si esprimono benissimo, e coi 12 dollari vivono benissimo. Troppo per lcuni, per quello il 10% è scappato. Troppo bello, gli dava alla testa.

    1. ProjectCivilization 29 agosto 2012

      Per spiegare la decrescita....non servono discorsi cosi complicati....complicati quasi come quelli con cui si e' creato il mito della economia finta , l'economia monetaria .
      Basta dire che chi specula fa danno , che chi compete col vicino , invece di dargli una mano....distrugge il valore della vita .Che chi non fa nulla di utile....perche' troppo occupato a acchiappare carta numerata.....e' zavorra .

    1. RicBo 29 agosto 2012

      la libreta e 12 dollari al mese mi andrebbero benissimo, se mi permettessero di vivere decentemente, in modo degno, di soddisfare i miei bisogni primari incluso un'educazione di qualità e la possibilità di esprimermi come persona.

      poi però se desidero un i-Phone dovrei avere l'opportunità di lavorare per guadagnarmelo. qualche mese di lavoro, poi si torna alla libreta.

      ti sembra un'utopia?

    1. mincuo 29 agosto 2012

      In Islanda, anche se era più facile, e in una situazione non sovrapponibile ad altre, invece che il "profitto", il "capitalismo", il "liberismo" che non hanno mai nomi e cognomi, ed essendoci evidentemente ancora qualcuno con la testa non completamente piena di segatura, e ancora qualcuno non in malafede incaricato di instupidire la gente con troiate, sono andati in cerca di dove e di chi, no del "profitto" e del "capitalismo". E non era mica difficile trovarlo, volendo trovarlo. Infatti. Poi gli hanno detto "prendetevelo in quel posto" e la "decrescita felice" intanto ve la fate voi. Apres nous..

    1. mincuo 29 agosto 2012

      Certo certo RicBo, è l'economia "basata sul profitto".

      Se no l'economia si può sempre basare sul Mago Zurlì.

      Mica che è sul profitto stratosferico di pochi, che una volta qunado la gente non aveva solo segatura nella zucca si chiamavano furfanti, provvisti di regole eprivilegi ad hoc, e che però non bisogna mai nominare.

      Macchè, mica è quello. "E' il profitto". Ah ecco.

      Oppure "il liberismo". Dici...ma ci sono solo monopoli, glieli elenchi pure settore per settore. Fanno 80% di PIL mondiale. Quel che avanza è il libero mercato, e che la gente si scanni su quello, a sempre meno.

      E quindi 'ndo ca..zo sta sto libero mercato, dove lo vedi?

      Niente da fare: "è il libero mercato" "E' il profitto".

      Oppure è "il capitalismo". Dici ma è uno strumento il capitalismo, mica è una cattiveria, e come lo toglieresti mai?

      Non importa, "è il capitalismo cattivo". Mica che sia la concentrazione in poche mani cattiva, macchè, siamo sempre lì, quella non si nomina mai. "E' il capitalismo".
      E la soluzione? Beh intanto c'è la "decrescita felice".

      E poi più avanti la "libreta" e 12 dollari di stipendio al mese.

      Il lider maximo per 50 anni, poi il fratello, e poi non si sa, il figliolo o il nipote, come erede al trono.
      In USA già sono avviati. 50 milioni di food stamps, di cui 6 sono l'unica fonte. Sarebbe "la libreta" poi. Gira e mena andiamo lì con nomi diversi e finti sistemi diversi che sono la stessa menata. Più rapida o più lenta.

    1. Primadellesabbie 29 agosto 2012

      Quando studiavo le cose le raccontavano così, se non ricordo male: i bisogni si dividono in a) primari e b) secondari che vengono soddisfatti, questi e quelli, grazie a dei beni. I beni sono ovviamente delle merci che ricevono un incremento di valore (da cui il guadagno per chi li offre) grazie a 1)spostamento (da un luogo all'altro), 2) trasformazione (lavorazione) o 3) distruzione. É una visione sorpassata? Trovo il suo commento sensato e ben fatto come la maggior parte fino adesso.

    1. Mondart 29 agosto 2012

      Avrei qualche obiezione:


      - Punto 1): Falso: il cambio di parametro non è affatto un' esigenza della base ( perlopiù legata all' economia reale e concreta ), ma della stessa classe borghese al potere che sulla "produzione" non può speculare oltre, se non a rischio di cominciare a scannarsi tra lupi. Il nuovo "Eldorado" è da anni stato individuato nella speculazione energetica e dei servizi.

      - Punto 2): Falso: le scelte e i comportamenti dei "cittadini" semplicemente vengono manipolate ed orientate dove fa comodo. La base dell' economia ( come intesa da lorsignori ) è sempre stata IL DISLIVELLO tra aree ricche ed aree povere. ( Unico vero "opposto" concreto, a fronte dei tanti pseudo-opposti ideologici buoni solo ad infinocchiarli, i "cittadini" ... che ora si vuole tornino "campagnoli".

      - Punto 3): De Benedetti ringrazia. ( e poi ci sono da anni sistemi di locomozione alternativi al Matteucci-Barsanti: perchè sono sempre rimasti nei cassetti ministeriali ??? )

      - Punto 4): Basta. E' ora di piantarla con le vostre menate, parbleu !!

    1. Mondart 29 agosto 2012

      "Trasporto" è troppo specifico e riduttivo, "scambio" include tutti i vari espedienti "sovrapposti" alla produzione.

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