CRESCITA, UN 'ILLUSIONE NEFASTA

CRESCITA, UN 'ILLUSIONE NEFASTA

DI MAURIZIO PALLANTE

lastampa.it

Caro Direttore, sintetizzando le riflessioni svolte da Guido Ceronetti sulla decrescita nell’articolo pubblicato su La Stampa il 19 agosto, Irene Tinagli ritiene di aver letto che per realizzare questa prospettiva «molto affascinante e per certi versi romantica», bisognerebbe «separare i bisogni essenziali da quelli che non lo sono e i beni prodotti per soddisfare bisogni reali da quelli fatti solo per generare profitto, ovvero i “commerci”».Ma questa distinzione «non è così netta come si possa pensare (senza contare l’inquietante scenario in cui qualcuno decide cosa è essenziale per la gente e cosa non lo è)». Poiché le riflessioni sulla decrescita espresse da Ceronetti sono nate da lunghe conversazioni con me, posso rassicurarla che non abbiamo mai teorizzato le cose che lei scrive.



Il cibo che si butta soddisfa bisogni essenziali o superflui? Secondo una notizia pubblicata dall’Ansa il 23 agosto le famiglie americane ne buttano via annualmente circa il 40 per cento. Per non parlare di quello che si spreca prima di arrivare nelle loro case. In Italia il cibo che finisce nei rifiuti ha un valore pari al 2 per cento del Pil. Se tornassimo a essere saggi e non ne buttassimo più, non diventeremmo più poveri, il Pil decrescerebbe e diminuirebbero i rifiuti. L’energia che si consuma nelle nostre case è il triplo di quella che si consuma nelle peggiori case tedesche, il decuplo di quella che si consuma nelle migliori. L’energia che si spreca in una casa mal costruita e mal coibentata soddisfa un bisogno essenziale o superfluo? Se ristrutturassimo le nostre case riducendo le dispersioni termiche, spenderemmo di meno per avere un migliore comfort e ridurremmo le emissioni di anidride carbonica. Saremmo più poveri? Ne deriverebbe un peggioramento o un miglioramento delle nostre vite?



La distinzione di cui parlava Ceronetti è tra il concetto di merci: oggetti che si scambiano con denaro, e il concetto di beni: oggetti che rispondono a un bisogno o soddisfano un desiderio, anche superfluo, dipende dai gusti. I due concetti non sono coestensivi. Ci sono merci che non sono beni, si pagano ma non rispondono né a bisogni né a desideri: il cibo che si butta, l’energia che si spreca (a proposito, lo sa che è almeno il 70 per cento di tutta quella che utilizziamo?). Ci sono beni che si possono ottenere solo sotto forma di merci: quelli a tecnologia evoluta: il computer, la risonanza magnetica, o che richiedono capacità artigianali specializzate. Ci sono beni che si possono più vantaggiosamente autoprodurre anziché comprarli sotto forma di merci: molti prodotti alimentari: costano di meno, sono più freschi, non fanno consumare energia per il trasporto, non hanno imballaggi. E ci sono beni che non si possono ottenere sotto forma di merci: i beni relazionali (quanto tempo si sottrae agli affetti per dedicarlo alla produzione di oggetti inutili o addirittura dannosi?).



La decrescita si realizza riducendo la produzione e il consumo di merci che non sono beni e aumentando la produzione e l’uso di beni che non sono merci. Niente a che fare con le rinunce e il pauperismo. La prima strada richiede l’uso di tecnologie più evolute: per fare una casa che non spreca energia ci vogliono tecnologie più avanzate di quelle che occorrono per fare una casa dissipativa. Queste tecnologie, finalizzate a ridurre il consumo di risorse a parità di prodotto e a recuperare tutte le materie prime contenute negli oggetti dismessi, sono le uniche in grado di creare occupazione nei Paesi industrializzati. Non un’occupazione purchessia, ma un’occupazione utile che, inoltre, paga da sé i suoi costi perché ammortizza le spese d’investimento con i risparmi sui costi di gestione che consente di ottenere. E quindi non fa crescere i debiti pubblici. La seconda strada richiede il recupero di capacità manuali che ci rendono meno dipendenti dal mercato per soddisfare tutte le nostre esigenze vitali, e la riscoperta dell’importanza di relazioni umane significative e collaborative. Le due caratteristiche in cui si realizzano le qualità migliori della nostra specie.



Maurizio Pallante (Fondatore del Movimento per la Decrescita Felice)

Fonte: www.lastampa.it/

Link: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=10467

28.08.2012

Commenti (60)

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    1. Mondart 29 agosto 2012

      Sulla "elementarietà" dei concetti sopra esposti concordo ... quanto al "buon senso", beh ... per vedercelo occorre un telescopio che neanche Monte Palomar ha ancora in dotazione

    1. Mondart 29 agosto 2012

      Mah ... io penso sostanzialmente che la necessità di un nuovo modello venga innanzituttio proprio dall' élite occidentale, che si vedrebbe, persistendo il modello attuale, costretta nuovamente a combattersi e dividersi, vanificando il processo di "unificazione sullo sfruttamento" fin qui attuato.


      Il "controllo delle risorse energetiche" andrà pertanto a sostituire il "controllo delle risorse produttive" fin qui attuato: ma risponde sempre a una necessità dell' èlite, una necessità di DIVERSO SFRUTTAMENTO, non ad una CONCRETA necessità popolare, che c' entra niente ... Una mela colta oggi da un albero si ricrea domani, un campo messo a rotazione è sempre fertile, NON C'é IN NATURA quella "limitatezza di risorse" che tanto propagandisticamente si vuol far credere. C'è invece tutta la limitatezza di un sistema di potere che deve ( vivaddio ) cominciare ad autolimitarsi proprio per continuare a mantenerlo, il potere ...

      Che sia quindi lui per primo a dare l' esempio ed indicare la via concreta, perchè così si resta in considerazioni troppo fumose e fuori da ogni concretezza. Giusto quindi creare un sistema "multipolare" più livellato, mentre fino a ieri erano proprio i vantaggiosissimi squilibri tra diverse aree geografiche che si ricercavano ( per produrre a poco e vendere a molto ).

      Ma se poi vengono a mettere il globo intero al cappio ricattatorio della fornitura di gas, elettricità e -soprattutto- acqua, tutti questi bei discorsi di "decrescita felice" sai dove ve li potete ficcare ?? Perchè la gente, tanto cogliona da farsi prima inurbare, dovrebbe essere così doppiamente cogliona da riportarsi ora in campagna, sapendo che tali risorse vitali alla fine la strangoleranno come oggi viene strangolata dalla finanza virtuale ??? ...

      Insomma, non potete avere sempre la botte piena e la moglie ubriaca. E, pragmaticamente parlando, ancora non si capisce su cosa, esattamente, dovrà reggersi sia l' economia di base futura che il vostro personale tornaconto: sulle scarpe di Della Valle, i pannelli di De Benedetti e il vino di qualche cantante residente in Toscana ?? ... Su COSA, di grazia se queste cose potrà permettersele solo l'èlite ???

    1. mincuo 29 agosto 2012

      Tranquilli che siamo sulla buona strada. Con Monti, la Fornero, Passera, e Amato qui e quelli alla BCE all'EU e all'IMF avrete una decrescita veloce. Tutto sta a essere felici. E infatti proliferano queste cose su stampa. Ho collaboratori che tengono d'occhio quante volte appare "decrescita".

      In Grecia comunque sono già abbastanza felici, sono già "avanti", infatti già a una quota di gente gli hanno tagliato la luce. Ma che bisogno c'è della luce? Nessuno. E il riscaldamento? Ma va là, basta un bel cappotto e correre, correre, che fa bene alla salute...

      E di contorno di messaggi che tirano lì ce ne sono da un pezzo: il posto fisso "ma è noioso".
      La mobilità? "ma è bella". Preferiresti stare sempre nel luogo dove hai affetti? "Ma è provinciale". Poi la famiglia, le tradizioni, è roba superata. Tutto alternativo. Devi muoverti, andare in qualche gabbione per conigli di qualche periferia di una città mai vista a lavorare, e l'anno dopo si cambia. "E' bello. Esperienze nuove." Per te naturalmente, noi no.

      Girano un sacco di queste furfantate che mescolano eccessi e sprechi e un miglior stile di vita, che va bene, con la "decrescita felice" così intanto abituano la gente alla vita di merda che intanto gli stanno preparando. In effetti per renderli felici gli fanno un grande favore e si prendono loro quella fetta di "infelicità".

      Poveri ma felici. Poveri e belli. Merda, ma molto allegra. Mica nuova neanche questa. Ci hanno campato da sempre su queste cose.

      Siccomei di solito a uno gli riesce di pensare al massimo al paesello suo, lo moltiplica, fa il "concetto" e quello vale per il mondo, allora "decresce" lui, (bisogna, è giusto, si "deve", ma felici però) e decresce il mondo, tutto si risolve. E' facile. Un miliardo e mezzo di Cinesi, un miliardo di Indiani, qualche centinaio di milioni di Brasiliani ecc.. che appena si affacciano a un minimo di consumi basta che si facciano la casa coibentata, sarà quello il loro problema, sicuramente, e pure il prezzemolo coltivato in terrazza ecc..

      Quello che può fare la propaganda nella testa della gente è sempre eccezionale, niente da dire.

    1. RicBo 29 agosto 2012

      Pallante, Latouche e c. non hanno mai parlato chiaramente sulla necessità di un cambio radicale del modello economico attuale, basato sul profitto e lo spreco. Sembra che abbiano paura a pronunciare la parola "capitalismo". Fino a che non lo faranno, il movimento per la descrescita non sarà altro che una teoria riformista, destinata all'oblio.

    1. Aironeblu 29 agosto 2012

      Il giovane laureato in economia sarà convinto a non investire il suo tempo e le sue ricchezze nell'attuale sistema non da te ma dalla crisi e dal crollo del sistema stesso. Non penso che molti economisti dell'Università di Atene stiano continuando a "guadagnare felici in borsa" come negli anni '80... e non penso che girino felici in Ferrari col vestito griffato e lo yacht ormeggiato al Pireo.

      Non è questione di scelta tra farsi monaci e scegliere una vita spirituale piuttosto che vivere nel lusso dissipando al massimo, è questione di come sopravvivere al collasso del sistema economico attuale, fondaro sull'illusione fallace della crescita continua.

      Quanto all'indubbia importanza del trasporto nell'economia mercantile, il trasporto è solo una delle componenti del ciclo produttivo, insieme al marketing, alla produttività (intesa come efficienza produttiva), alle risorse finanziarie e materiali, al politico da corrompere, e mille altri fattori. E siccome rappresenta sempre un costo, in termini monetari, di consumo carburante e di inquinamento, sarebbe da ridurre al minimo possibile.

    1. Aironeblu 29 agosto 2012

      A giudicare dai commenti mi sembra che tutti siamo concordi su un punto: la realizzazione di un sistema economico alternativo, basato sul nostro benessere piuttosto che sul parametro del PIL, si scontra necessariamente con gli interessi delle classi dominanti che sul sistema attuale hanno fondato e cresciuto il proprio impero.

      Non dimentichiamo però che la vera base dell'economia siamo noi cittadini con i nostri comportamenti e le nostre scelte, che possono premiare o bocciare le strategie di mercaro imposte dal modello consumista: chiunque decida di adottare nel suo piccolo uno stile di vita più consono ai propri ideali e alle proprie necessità, e più svincolato dalla propaganda del regime mercantilista, attua nel suo piccolo una micro trasformazione del sistema, influenzando nel suo piccolo il ciclo produttivo verso orizzonti più "felici", e tante microrivoluzioni insieme si fanno sentire.

      E non dimentichiamo il potere di influenza nei confronti dei nostri vicini che possiamo avere con il nostro esempio: se io scelgo di investire i miei risparmi in un impianto fotovoltaico piuttosto che in un SUV, e poi mostro ai miei amici i vantaggi che ne ho tratto in termini monetari, rischio seriamente di essere copiato...

      In ogni caso la decrescita è già in atto almeno dal 2008, ed è irreversibile perchè originata da una crisi strutturale. Sta a noi subirla passivamente come oggi o cercare di renderla "felice". Chi ha soluzioni migliori si faccia avanti.

    1. GioCo 29 agosto 2012

      Credo che il problema sia un po' più complesso.

      Lasciando perdere l'attrattiva che queste idee esercitano in me, quello che mi chiedo è qual'è allo stato attuale la loro applicabilità pratica.

      Posso convincere ad esempio un giovane laureato, diciamo in economia, diciamo anche buon conoscitore di queste teorie e (ingrazia dei genitori che vivono di pensione ma con qualche soldo da parte) con una piccola somma a disposizione, che inizia a lavorare e sa come "guadagnare in borsa" a investire invece i suoi soldi in un orto (da coltivare), qualche pollo (da mantenere) e una bellissima casetta termo-autonoma coibentata alla tedesca?

      Forse, ma temo che la questione sia quanto fascino la vita del consumo e del "libero mercato", esercita ancora sui giovani. Vai te a dire che girare in bicicletta e sudare sotto il sole d'agosto a 40 gradi per andare ... dove devi andare, è meglio che girare in ferrarino o con una magnifica monovolume, magari Suv. Pallante a un bel da dire che dovremmo ripensare ai valori, il problema è che adesso il lavoro de-localizzato ci costringe a marce forzate verso l'ufficio e sono davvero pochissimi e fortunati quelli che hanno possibilità concreta di lavorare dove abitano. Stessa cosa per i beni, tutti de-localizzati, tramite i supermercati che hanno allontanato tutte le merci (beni o no) dalle nostre abitazioni, costringendoci a usare ancora la macchina. Oggi la macchina è diventata uno strumento indispensabile, con ricadute massive su tutto il nostro modello economico e di vita. Ma questo è il disegno mercantile, che (mi dispiace contraddire qualche blogger) non è basato sullo scambio (errore!) ma sul trasporto. Lo sapeva bene la famiglia di Marco Polo e tutte quelle che in Venezia antica facevano fortuna con il commercio. Il Viaggio era l'elemento che conferiva valore alla merce, oggi come ieri. Dato che (guarda caso) la Nobiltà Nera Veneziana [www.disinformazione.it] teorizzata da J.Coleman si trova proprio in veneto e che (guarda caso) l'ossatura della nostra economia è costruita attorno ai successi della nobiltà britannica sulle stesse orme di quella mercantile veneta, ecco chiuso il cerchio.

      In sostanza comprendo l'idea di Pallante e comprendo anche la portata rivoluzionaria potenziale. Tuttavia manca un passaggio, cioè come rovesciare una tendenza quando non hai colpito il cuore della stessa, che non è la distinzione del bene con la merce (in effetti al mercante non importa un tubo di "cosa" trasporta specchietti o palline colorate, ma solo che vada da A a B in un certo tempo e comprendo una certa distanza) il profitto, la relativa velocità di consumo (relativa perché non è una velocità ma l'accelerazione implicita necessaria al modello quando le rotte, cioè le strade nuove che possono portare da A a B, si esauriscono) da rallentare, o qualsiasi altra conseguenza.

      Si tratta del trasporto ed è una rogna perché non essendo orientato alla merce, ogni reazione da parte del cittadino equivale a fermare il vento con le mani. Posso anche privilegiare al super i beni o le merci che sono prodotte "vicino", ma il super dov'è? Chi le porta lì? Quando vengono prodotte, concimi e quant'altro serve chi li porta lì? Da dove vengono? Chi lavora su quei terreni? Da dove viene? ... e via così allargando la visione a un sistema che può solo collassare con un disastro globale e resettarsi ai valori precedenti l'anno 1000. Cosa che è possibile benissimo sia intenzionalmente inserito nell'agenda di chi ha la possibilità di mettere in atto cose del genere, perché non ci vuole un genio per capire che allo stato attuale qualsiasi inversione di marcia costituirebbe un danno per il potere mercantile e che comunque non è possibile continuare in questo modo a crescere all'infinito.

    1. Aironeblu 29 agosto 2012

      Beh, direi che la domanda e' piu' che corretta: sicuramente non sara' la classe dominante che marcia sui profitti e sugli sprechi delle nostre economie a voler cambiare le cose. Ma un'azione informativa come quella che fa Pallante, e che nel nostro piccolo possiamo fare anche noi, per mettere in vista la fallacia del consumismo liberista e smascherare il finto dogma della "crescita" continua su cui esso si fonda, puo' essere almeno una partenza. Se poi un domani si arrivasse ad una presa di coscienza piu' generalizzata del fatto che la crescita del PIL non si traduce necessariamente in benessere per i cittadini, ma che anzi, come accade oggi, puo' essere insieme allo SPREAD uno strumento di coercizione per i cittadini stessi, magari sarebbe la volta che salta il sistema.

    1. Aironeblu 29 agosto 2012

      @gm, non soffermarti sulla forma dei dettagli senza considerarli nel loro insieme:

      A) Superfluo indica qualcosa che e' prodotto in quantita' superiore al necessario, comportando i conseguenti sprechi.

      B) I prodotti alimentari che vengono buttati all'inizio della catena produttiva, pensa alle arance schiacciate dai rulli, o alla fine, dal consumatore che magari le ha lasciate marcire, non sono considerabili come beni, in quanto non ne hai fatto uso, ma hanno svolto solo la loro funzione di merce, che ha fatto salire il PIL con una maggiore, inutile e dannosa produzione.

      C) Per le case e gli oggetti d'uso che dissipano e sprecano inutilmente energia e materiali infatti bisogna prendersela proprio con i costruttori, non certo con gli utenti, e io che sono architetto posso assicurarti che costruire una casa energeticamente efficiente non e' molto piu' costoso di costruirla male come si e' fatto negli anni della speculazione edilizia: ci sono mille modi per coibentare, isolare, ombreggiare, soleggiare, ipertecnologoci e costosi, oppure piu' semplici e meno costosi, in ogni caso si possono avere ottimi risultati.

      D) Sull'autoproduzone, Pallante non dice di comprarsi un podere e ritirarsi a vivere in campagna coltivando l'orto, ma di fare quello che riesci con le tue mani piuttosto che comprarlo: cucinarti la pasta in casa piuttosto che comprartela gia' cotta e condita in barattolo al supermercato come fanno in USA e' uno di questi esempi: mangi un prodotto piu' buono, piu' sano, piu' economico, e te la fai come ti piace! Ciao, e Buonappetito!

    1. Primadellesabbie 29 agosto 2012

      La derivazione "scientifica" del nostro modo di pensare ci porta irresistibilmente nel circolo vizioso di costruirci dei bisogni inesistenti per poi tormentarci e riempirci di auto approvazione nell'individuare i mezzi ed il modo "giusti" per soddisfarli. Insegniamo anche ai bambini a fare così, osservate una famigliola che fa shopping al centro commerciale! Cos'altro é il bisogno di comprare qualcosa per calmare i nervi dopo una frustrazione, di cui spesso sentiamo parlare dalle nostre amiche? Se questo fosse vero, il "modo di pensare" richiederebbe qualche attenzione...e questa sarebbe una storia lunga. Propendo per una visione spartana della vita, nel senso di "come vivevano a Sparta". Per esempio, che effetto avrebbe introdurre il concetto che nell'adolescenza e nella vecchiaia dovremmo essere trattati dalla comunità tutti, diligentemente, allo stesso modo? Ci sono Paesi civili, in Europa, che incentivano la costruzione di case apposite (belle e ben collocate) per gli anziani, con accorgimenti che riducono le spese della collettività e di coloro che le abitano. Questa usanza consente, inoltre, ai fruitori di allontanarsi dalla smania dei consumi come metodo di vita. Il medico vi passa tutti i giorni, il furgone del supermercato recapita le spese ordinate per telefono o internet con i vantaggi (ed i risparmi) per tutti che potete immaginare. Più difficile, ma non impossibile, sarebbe regolare la vita degli adolescenti, "proteggendoli", ovviamente senza isolarli, dalle smanie della famiglia ricca e dall'umiliante stress della famiglia povera. Provate ad immaginare quale risparmio, dal momento che qui questo é il tema, deriverebbe per tutti se ci orientassimo in questa direzione. Naturalmente c'é anche chi pensa che incrementare i consumi sia un toccasana, ma questa é una storia che conosciamo!

    1. Aironeblu 29 agosto 2012

      Bene, un ottimo articolo pubblicato su un quotidiano a grande tiratura che esprime con semplicita' e chiarezza i concetti base della DECRESCITA FELICE, che sono spesso fraintesi, probabilmente a causa dello stesso termine "decrescita" che Pallante ha usato in maniera provocatoria per proporre una teoria economica in grado di abbandonare il dogma della crescita continua ed infinita imposto dalla dottrina del consumismo capitalista nei nostri ultimi due secoli di storia.

      Proponendo un'economia orientata verso il nostro benessere, piuttosto che verso la crescita di parametri di mercato, Pallante lancia una vera e propria rivoluzione che potremmo definire "ambientale", (ri)mettendo l'uomo e il suo habitat al centro dell'economia al posto di PIL e profitti. Semplicemente orientando le attivita' produttive verso la produzione di BENI con valore d'uso, piuttosto che di MERCI con valore discambio.

      Non si tratta di una decrescita del nostro benessere, ma di un suo miglioramento tramite un uso intelligente delle nostre potenzialita' produttive.

      Le nostre economie di mercato, per quanti sforzi e sacrifici possiamo fare, stanno smettendo di "girare", a dispetto della propaganda di governo e con tutti i tragici effetti che oggi abbiamo davanti agli occhi. Il nostro modello di sviluppo e' al collasso, e in ogni caso la decrescita e' inevitabile: la sola via di uscita e' orientarci verso nuovi modelli che non siano legati alla cescita del PIL, che non e' qualcosa di tanto difficile e utopistico; il grande problema sara' semmai lo scontro necessario con le elites dominanti che stanno benissimo e decidono per noi, che hanno coltivato e consolidato il loro potere proprio sul capitalismo consumista, e che traendo enormi vantaggi dallo status quo, faranno di tutto per mantenerlo il piu' a lungo possibile.

    1. Mondart 29 agosto 2012

      E te pareva ... MA INSOMMA: il sistema voluto dai mercanti poggia il suo fondamento sullo SCAMBIO, ( non sulla PRODUZIONE ) e sul profitto più o meno lecito da esso derivante ... tanto che tutto, anche la scommessa sulla vita residua di un pensionato, viene oggi fatto oggetto di scambio ... PER IL MERCANTE E' LO SCAMBIO CHE DIVENTA MERCE ... la moneta stessa, che dovrebbe essere "mera funzione di scambio", è stata trasformata in merce.


      Quindi inutile menarsela tanto su paradigmi e postulati che dribblano sempre quelli REALI E DI FONDO. Domanda: se il sistema è stato costruito dai mercanti per i mercanti, dobbiamo davvero aspettarci che sia il lupo stesso a perdere il vizio, oltre a cambiare il pelo per una nuova stagione ?? E chi sarà che potrà ormai assurgere a controllore dei mercanti ?? Rispondere a questo please, e senza tanto girarci attorno.
    1. gm 29 agosto 2012

      a) A meno che non si intenda dare all’ aggettivo “SUPERFLUO” un significato meno negativo dell’aggettivo “INUTILE” (ma credo che almeno nel linguaggio corrente, i due aggettivi siano usati come equivalenti, cioè come sinonimi) viene da chiedersi: ma questi oggetti “superflui” o "inutili" di cui si parla sono “beni” (come sembrerebbe in base alla prima affermazione) che, per quanto "superflui" possono comunque soddisfare un bisogno legittimo o sono spregevoli “merci inutili o dannose” (come sembrerebbe indicare quando si fa riferimento allo spreco di tempo nella produzione di beni "inutili") e, quindi, da non acquistare e nemmeno produrre?
      Insomma, mi sembra che ci sia qualche contraddizione nei concetti di "bene" e di "merce" almeno con riferimento agli oggetti inutili.
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      b) Si dice: “I prodotti alimentari che si buttano non sono beni”.
      Cioè una persona li acquista, si presume, per soddisfare i suoi bisogni alimentari (quindi fin qui sono “beni”) e poi … ci ripensa e li butta e, quindi, diventano "merci" cioè “non beni”? Innanzitutto anche gli alimenti “buttati” sono “beni” sia al momento dell’acquisto sia nel momento in cui eventualmente vengono “buttati” diventando semplicemente “beni buttati”.
      In secondo luogo perché non ci si chiede il motivo per cui vengono “buttati”? Avviene per il gusto di buttarli o non piuttosto perché magari il frigorifero che abbiamo acquistato fa schifo e il cibo è andato a male prima che potessimo consumarlo (in questo caso sarebbe da addebitare la colpa a chi fabbrica i frigoriferi e non a chi butta gli alimenti) o perché ci siamo accorti che siamo stati fregati e abbiamo acquistato un prodotto già malandato (in questo caso la colpa è di chi ci ha fregato pur di fare soldi) , oppure perché siamo stati costretti a conservarlo troppo a lungo e, quindi, sono scaduti i termini entro cui potevano essere consumati (in tal caso magari la colpa è del fatto che le troppe ore lavorative non ci consentono di comprare giorno per giorno quello che ci serve ma siamo costretti a farlo solo settimanalmente e, quindi, con maggiore probabilità che il cibo vada a male prima di riuscire a consumarlo)….e via dicendo.
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      c) Quanto alle case che non “dissipano” energia perché non prendersela piuttosto coi costruttori che preferiscono costruirle senza criterio o col fatto che una casa “ecologica” o non “dissipante” magari costa un po’ troppo per chi la deve comprare?---------------

      Sull’ “autoproduzione” meglio che lasciamo perdere altrimenti vien voglia anche di incazzarsi.

      Insomma, che nella società capitalistica ci siano sprechi non c’è dubbio, che si costruiscano montagne di cose inutili non c’è dubbio ma le soluzioni indicate sono del tutto inadeguate. Certi problemi di sovrapproduzione non si risolvono con appelli a un maggiore autocontrollo nel consumo, quanto piuttosto modificando radicalmente il tipo di società e di sistema produttivo in cui viviamo.

    1. Georgejefferson 28 agosto 2012

      anche i tuoi sono astratti,e della storia futura non sai nulla come tutti

    1. Aironeblu 28 agosto 2012

      @Quique, un commento assolutamente condivisibile, così come le conclusioni. Sollevo però la questione del come realizzare la necessaria rivoluzione ambientale che va contro gli interessi consolidati delle élites che hanno costruito la loro piramide di potere sul modello consumista del capitalismo liberista.

    1. azz 28 agosto 2012

      INFATTI IL TUO CONCETTO E ASTRATTO ,METAFISCO NON HA PROPRIO SENSO .ESCI DAL LETARGO. SCONFIGGI IL SONNO FIGLIO DEL CEMENTO, CHE ARRIVERA IL GIORNO DEL COMBATTIMENTO.

    1. azz 28 agosto 2012

      CRESCITA E DECRESCITA ,I CERVELLI DEGLI ECONOMISTI ,E DEGLI INDIGNATOS,SONO IN TILT...NESSUNO PARLA DI ELIMINARE I PROFITTI ,IL LAVORO SALARIATO,IL DENARO,DI PORRE FINE ALLA ESISTENZA DEL CAPITALISMO, LA BORGHESIA NON SI FA SCRUPOLI,NON GUARDA A nessun rispetto umano quando attacca le nostre condizioni di vita.MA UNA SOCIETA CLASSISTA PUO ESSERE CAMBIATA SOLO CON LA RIVOLUZIONE CHE ABBATTA QUESTO MODO DI PRODUZIONE.IL RIFORMISMO E LA NEGAZIONE DELLA STORIA,NON DIMENTICATELO MAI...

    1. Eshin 28 agosto 2012

      Crescita va bene, ma nei modi giusto - con serve contraporre, ma capire dove è giusto crescere e dove no.... ispirare , respirare .. tutto qui. Ogni cosa ha il suo senso.. e non-senso...

    1. Quique80 28 agosto 2012

      Ciao a tutti gli amici e compagni di vita in questo "mundo al reves", come il titolo della canzone di Manu Chao! Effettivamente ridisegnare il nostro attuale modello (sbagliato) consumare - produrre, non solo è necessario, ma urgente ed indispensabile per la nostra stessa sopravvivenza su questa Terra, già martoriata e devastata dal nostro intervento. Riorganizzare dal basso, quindi partendo da noi come comunità locali, anche in collaborazione con le realtà economiche rurali internazionali, utilizzando le risorse ed i mezzi disponibili, valutare progetti di riconversione industriale in laboratori di sviluppo di nuove idee volte alla produzione di energia e di prodotti necessari, e non più voluttuari, con tecniche ad impatto ambientale "0", unitamente ad una logica di risparmio energetico e di risorse rinnovabili, secondo me sono i punti cardine di una conversione ecologica (nel senso letterale del termine) per ottenere una economia sostenibile a livello globale. Non è più ipotizzabile una deroga a questo sistema attuale, incancrenito ed ormai marcio, dove lo spreco delle risorse, materiali ed umane, sta provocando enormi danni all'intero ecosistema ed alla biodiversità terreste. Deve essere letteralmente rivoluzionato, poiché in gioco vi è la sopravvivenza del genere umano. Purtroppo i danni e le conseguenze a cui l'umanità va incontro sono ben nascosti ed occultati molto bene dalle elite dominanti, anche se i disastri ecologici ed ambientali degli ultimi decenni, sotto gli occhi di tutti, sono i campanelli d'allarme di prossime catastrofi naturali; le conseguenze ben più devastanti, derivanti dal surriscaldamento del pianeta e dallo scioglimento dei ghiacciai, non potranno essere arrestate se non si porrà freno a questo sviluppo insostenibile.
      La consapevolezza che la Terra ci dà il nutrimento, il sostentamento, la semplice biologia sembra essere distolta dalla nostra coscienza, con i vantaggi e le soluzioni tecnologiche, il fatto di avere ottenuto avanzati progressi nelle scienze e nelle tecniche di dominazione e sfruttamento della terra, del sottosuolo, e delle risorse in modo violento ed indiscriminato, ha distolto dal reale e tangibile rischio di collasso dell'intero ecosistema, ovvero che la nostra Terra non supporta e non è compatibile con questo tipo di economia capitalistico-finanziaria. Cio' in quanto basata sullo sfruttamento dissennato, senza alcuna programmazione, e mirata solo al profitto di una piccola parte dell'umanità, a discapito del resto dei popoli. E' un capitalismo mirato al profitto, il quale non tiene conto che si stà autodistruggendo, poiché distrugge nel contempo le risorse delle quali si nutre voracemente, oltre a provocare e causare diseguaglianza e sottosviluppo in gran parte dei Paesi poveri.
      Pertanto, a mio parere, l'umanità si trova ad un bivio importante - 1) scegliere di rivoluzionare il proprio modo di vivere, di relazionarsi ed inserirsi nell'ambiente, avendo cura della Terra e delle peculiarità che può offrire, maturando quindi esperienza nelle scienze e nelle tecniche che consentano il minor impatto ambientale delle attività umane, eliminando sia lo spreco di energia, sia lo spreco di risorse in generale, e sviluppando energia dalle fonti rinnovabili; 2) andare inesorabilmente incontro all'autodistruzione della specie umana.

    1. andyconti 28 agosto 2012

      Concetti elementari e di buon senso. Adesso aspettiamo i commenti dei fini economisti che negheranno questo buon senso.

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