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CRESCITA, UN 'ILLUSIONE NEFASTA

DI MAURIZIO PALLANTE
lastampa.it

Caro Direttore, sintetizzando le riflessioni svolte da Guido Ceronetti sulla decrescita nell’articolo pubblicato su La Stampa il 19 agosto, Irene Tinagli ritiene di aver letto che per realizzare questa prospettiva «molto affascinante e per certi versi romantica», bisognerebbe «separare i bisogni essenziali da quelli che non lo sono e i beni prodotti per soddisfare bisogni reali da quelli fatti solo per generare profitto, ovvero i “commerci”».Ma questa distinzione «non è così netta come si possa pensare (senza contare l’inquietante scenario in cui qualcuno decide cosa è essenziale per la gente e cosa non lo è)». Poiché le riflessioni sulla decrescita espresse da Ceronetti sono nate da lunghe conversazioni con me, posso rassicurarla che non abbiamo mai teorizzato le cose che lei scrive.

Il cibo che si butta soddisfa bisogni essenziali o superflui? Secondo una notizia pubblicata dall’Ansa il 23 agosto le famiglie americane ne buttano via annualmente circa il 40 per cento. Per non parlare di quello che si spreca prima di arrivare nelle loro case. In Italia il cibo che finisce nei rifiuti ha un valore pari al 2 per cento del Pil. Se tornassimo a essere saggi e non ne buttassimo più, non diventeremmo più poveri, il Pil decrescerebbe e diminuirebbero i rifiuti. L’energia che si consuma nelle nostre case è il triplo di quella che si consuma nelle peggiori case tedesche, il decuplo di quella che si consuma nelle migliori. L’energia che si spreca in una casa mal costruita e mal coibentata soddisfa un bisogno essenziale o superfluo? Se ristrutturassimo le nostre case riducendo le dispersioni termiche, spenderemmo di meno per avere un migliore comfort e ridurremmo le emissioni di anidride carbonica. Saremmo più poveri? Ne deriverebbe un peggioramento o un miglioramento delle nostre vite?

La distinzione di cui parlava Ceronetti è tra il concetto di merci: oggetti che si scambiano con denaro, e il concetto di beni: oggetti che rispondono a un bisogno o soddisfano un desiderio, anche superfluo, dipende dai gusti. I due concetti non sono coestensivi. Ci sono merci che non sono beni, si pagano ma non rispondono né a bisogni né a desideri: il cibo che si butta, l’energia che si spreca (a proposito, lo sa che è almeno il 70 per cento di tutta quella che utilizziamo?). Ci sono beni che si possono ottenere solo sotto forma di merci: quelli a tecnologia evoluta: il computer, la risonanza magnetica, o che richiedono capacità artigianali specializzate. Ci sono beni che si possono più vantaggiosamente autoprodurre anziché comprarli sotto forma di merci: molti prodotti alimentari: costano di meno, sono più freschi, non fanno consumare energia per il trasporto, non hanno imballaggi. E ci sono beni che non si possono ottenere sotto forma di merci: i beni relazionali (quanto tempo si sottrae agli affetti per dedicarlo alla produzione di oggetti inutili o addirittura dannosi?).

La decrescita si realizza riducendo la produzione e il consumo di merci che non sono beni e aumentando la produzione e l’uso di beni che non sono merci. Niente a che fare con le rinunce e il pauperismo. La prima strada richiede l’uso di tecnologie più evolute: per fare una casa che non spreca energia ci vogliono tecnologie più avanzate di quelle che occorrono per fare una casa dissipativa. Queste tecnologie, finalizzate a ridurre il consumo di risorse a parità di prodotto e a recuperare tutte le materie prime contenute negli oggetti dismessi, sono le uniche in grado di creare occupazione nei Paesi industrializzati. Non un’occupazione purchessia, ma un’occupazione utile che, inoltre, paga da sé i suoi costi perché ammortizza le spese d’investimento con i risparmi sui costi di gestione che consente di ottenere. E quindi non fa crescere i debiti pubblici. La seconda strada richiede il recupero di capacità manuali che ci rendono meno dipendenti dal mercato per soddisfare tutte le nostre esigenze vitali, e la riscoperta dell’importanza di relazioni umane significative e collaborative. Le due caratteristiche in cui si realizzano le qualità migliori della nostra specie.

Maurizio Pallante (Fondatore del Movimento per la Decrescita Felice)
Fonte: www.lastampa.it/
Link: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=10467
28.08.2012

Pubblicato da Davide

  • andyconti

    Concetti elementari e di buon senso. Adesso aspettiamo i commenti dei fini economisti che negheranno questo buon senso.

  • Quique80

    Ciao a tutti gli amici e compagni di vita in questo “mundo al reves”, come il titolo della canzone di Manu Chao! Effettivamente ridisegnare il nostro attuale modello (sbagliato) consumare – produrre, non solo è necessario, ma urgente ed indispensabile per la nostra stessa sopravvivenza su questa Terra, già martoriata e devastata dal nostro intervento. Riorganizzare dal basso, quindi partendo da noi come comunità locali, anche in collaborazione con le realtà economiche rurali internazionali, utilizzando le risorse ed i mezzi disponibili, valutare progetti di riconversione industriale in laboratori di sviluppo di nuove idee volte alla produzione di energia e di prodotti necessari, e non più voluttuari, con tecniche ad impatto ambientale “0”, unitamente ad una logica di risparmio energetico e di risorse rinnovabili, secondo me sono i punti cardine di una conversione ecologica (nel senso letterale del termine) per ottenere una economia sostenibile a livello globale. Non è più ipotizzabile una deroga a questo sistema attuale, incancrenito ed ormai marcio, dove lo spreco delle risorse, materiali ed umane, sta provocando enormi danni all’intero ecosistema ed alla biodiversità terreste. Deve essere letteralmente rivoluzionato, poiché in gioco vi è la sopravvivenza del genere umano. Purtroppo i danni e le conseguenze a cui l’umanità va incontro sono ben nascosti ed occultati molto bene dalle elite dominanti, anche se i disastri ecologici ed ambientali degli ultimi decenni, sotto gli occhi di tutti, sono i campanelli d’allarme di prossime catastrofi naturali; le conseguenze ben più devastanti, derivanti dal surriscaldamento del pianeta e dallo scioglimento dei ghiacciai, non potranno essere arrestate se non si porrà freno a questo sviluppo insostenibile.
    La consapevolezza che la Terra ci dà il nutrimento, il sostentamento, la semplice biologia sembra essere distolta dalla nostra coscienza, con i vantaggi e le soluzioni tecnologiche, il fatto di avere ottenuto avanzati progressi nelle scienze e nelle tecniche di dominazione e sfruttamento della terra, del sottosuolo, e delle risorse in modo violento ed indiscriminato, ha distolto dal reale e tangibile rischio di collasso dell’intero ecosistema, ovvero che la nostra Terra non supporta e non è compatibile con questo tipo di economia capitalistico-finanziaria. Cio’ in quanto basata sullo sfruttamento dissennato, senza alcuna programmazione, e mirata solo al profitto di una piccola parte dell’umanità, a discapito del resto dei popoli. E’ un capitalismo mirato al profitto, il quale non tiene conto che si stà autodistruggendo, poiché distrugge nel contempo le risorse delle quali si nutre voracemente, oltre a provocare e causare diseguaglianza e sottosviluppo in gran parte dei Paesi poveri.
    Pertanto, a mio parere, l’umanità si trova ad un bivio importante – 1) scegliere di rivoluzionare il proprio modo di vivere, di relazionarsi ed inserirsi nell’ambiente, avendo cura della Terra e delle peculiarità che può offrire, maturando quindi esperienza nelle scienze e nelle tecniche che consentano il minor impatto ambientale delle attività umane, eliminando sia lo spreco di energia, sia lo spreco di risorse in generale, e sviluppando energia dalle fonti rinnovabili; 2) andare inesorabilmente incontro all’autodistruzione della specie umana.

  • Eshin

    Crescita va bene, ma nei modi giusto – con serve contraporre, ma capire dove è giusto crescere e dove no…. ispirare , respirare .. tutto qui. Ogni cosa ha il suo senso.. e non-senso…

  • azz

    CRESCITA E DECRESCITA ,I CERVELLI DEGLI ECONOMISTI ,E DEGLI INDIGNATOS,SONO IN TILT…NESSUNO PARLA DI ELIMINARE I PROFITTI ,IL LAVORO SALARIATO,IL DENARO,DI PORRE FINE ALLA ESISTENZA DEL CAPITALISMO, LA BORGHESIA NON SI FA SCRUPOLI,NON GUARDA A nessun rispetto umano quando attacca le nostre condizioni di vita.MA UNA SOCIETA CLASSISTA PUO ESSERE CAMBIATA SOLO CON LA RIVOLUZIONE CHE ABBATTA QUESTO MODO DI PRODUZIONE.IL RIFORMISMO E LA NEGAZIONE DELLA STORIA,NON DIMENTICATELO MAI…

  • azz

    INFATTI IL TUO CONCETTO E ASTRATTO ,METAFISCO NON HA PROPRIO SENSO .ESCI DAL LETARGO. SCONFIGGI IL SONNO FIGLIO DEL CEMENTO, CHE ARRIVERA IL GIORNO DEL COMBATTIMENTO.

  • Aironeblu

    @Quique, un commento assolutamente condivisibile, così come le conclusioni. Sollevo però la questione del come realizzare la necessaria rivoluzione ambientale che va contro gli interessi consolidati delle élites che hanno costruito la loro piramide di potere sul modello consumista del capitalismo liberista.

  • Georgejefferson

    anche i tuoi sono astratti,e della storia futura non sai nulla come tutti

  • gm

    a) A meno che non si intenda dare all’ aggettivo “SUPERFLUO” un significato meno negativo dell’aggettivo “INUTILE” (ma credo che almeno nel linguaggio corrente, i due aggettivi siano usati come equivalenti, cioè come sinonimi) viene da chiedersi: ma questi oggetti “superflui” o “inutili” di cui si parla sono “beni” (come sembrerebbe in base alla prima affermazione) che, per quanto “superflui” possono comunque soddisfare un bisogno legittimo o sono spregevoli “merci inutili o dannose” (come sembrerebbe indicare quando si fa riferimento allo spreco di tempo nella produzione di beni “inutili”) e, quindi, da non acquistare e nemmeno produrre?
    Insomma, mi sembra che ci sia qualche contraddizione nei concetti di “bene” e di “merce” almeno con riferimento agli oggetti inutili.
    ——————————————————————————————————————
    b) Si dice: “I prodotti alimentari che si buttano non sono beni”.
    Cioè una persona li acquista, si presume, per soddisfare i suoi bisogni alimentari (quindi fin qui sono “beni”) e poi … ci ripensa e li butta e, quindi, diventano “merci” cioè “non beni”? Innanzitutto anche gli alimenti “buttati” sono “beni” sia al momento dell’acquisto sia nel momento in cui eventualmente vengono “buttati” diventando semplicemente “beni buttati”.
    In secondo luogo perché non ci si chiede il motivo per cui vengono “buttati”? Avviene per il gusto di buttarli o non piuttosto perché magari il frigorifero che abbiamo acquistato fa schifo e il cibo è andato a male prima che potessimo consumarlo (in questo caso sarebbe da addebitare la colpa a chi fabbrica i frigoriferi e non a chi butta gli alimenti) o perché ci siamo accorti che siamo stati fregati e abbiamo acquistato un prodotto già malandato (in questo caso la colpa è di chi ci ha fregato pur di fare soldi) , oppure perché siamo stati costretti a conservarlo troppo a lungo e, quindi, sono scaduti i termini entro cui potevano essere consumati (in tal caso magari la colpa è del fatto che le troppe ore lavorative non ci consentono di comprare giorno per giorno quello che ci serve ma siamo costretti a farlo solo settimanalmente e, quindi, con maggiore probabilità che il cibo vada a male prima di riuscire a consumarlo)….e via dicendo.
    ——————————————
    c) Quanto alle case che non “dissipano” energia perché non prendersela piuttosto coi costruttori che preferiscono costruirle senza criterio o col fatto che una casa “ecologica” o non “dissipante” magari costa un po’ troppo per chi la deve comprare?—————

    Sull’ “autoproduzione” meglio che lasciamo perdere altrimenti vien voglia anche di incazzarsi.

    Insomma, che nella società capitalistica ci siano sprechi non c’è dubbio, che si costruiscano montagne di cose inutili non c’è dubbio ma le soluzioni indicate sono del tutto inadeguate. Certi problemi di sovrapproduzione non si risolvono con appelli a un maggiore autocontrollo nel consumo, quanto piuttosto modificando radicalmente il tipo di società e di sistema produttivo in cui viviamo.

  • Mondart

    E te pareva … MA INSOMMA: il sistema voluto dai mercanti poggia il suo fondamento sullo SCAMBIO, ( non sulla PRODUZIONE ) e sul profitto più o meno lecito da esso derivante … tanto che tutto, anche la scommessa sulla vita residua di un pensionato, viene oggi fatto oggetto di scambio … PER IL MERCANTE E’ LO SCAMBIO CHE DIVENTA MERCE … la moneta stessa, che dovrebbe essere “mera funzione di scambio”, è stata trasformata in merce.

    Quindi inutile menarsela tanto su paradigmi e postulati che dribblano sempre quelli REALI E DI FONDO. Domanda: se il sistema è stato costruito dai mercanti per i mercanti, dobbiamo davvero aspettarci che sia il lupo stesso a perdere il vizio, oltre a cambiare il pelo per una nuova stagione ?? E chi sarà che potrà ormai assurgere a controllore dei mercanti ?? Rispondere a questo please, e senza tanto girarci attorno.

  • Aironeblu

    Bene, un ottimo articolo pubblicato su un quotidiano a grande tiratura che esprime con semplicita’ e chiarezza i concetti base della DECRESCITA FELICE, che sono spesso fraintesi, probabilmente a causa dello stesso termine “decrescita” che Pallante ha usato in maniera provocatoria per proporre una teoria economica in grado di abbandonare il dogma della crescita continua ed infinita imposto dalla dottrina del consumismo capitalista nei nostri ultimi due secoli di storia.

    Proponendo un’economia orientata verso il nostro benessere, piuttosto che verso la crescita di parametri di mercato, Pallante lancia una vera e propria rivoluzione che potremmo definire “ambientale”, (ri)mettendo l’uomo e il suo habitat al centro dell’economia al posto di PIL e profitti. Semplicemente orientando le attivita’ produttive verso la produzione di BENI con valore d’uso, piuttosto che di MERCI con valore discambio.

    Non si tratta di una decrescita del nostro benessere, ma di un suo miglioramento tramite un uso intelligente delle nostre potenzialita’ produttive.

    Le nostre economie di mercato, per quanti sforzi e sacrifici possiamo fare, stanno smettendo di “girare”, a dispetto della propaganda di governo e con tutti i tragici effetti che oggi abbiamo davanti agli occhi. Il nostro modello di sviluppo e’ al collasso, e in ogni caso la decrescita e’ inevitabile: la sola via di uscita e’ orientarci verso nuovi modelli che non siano legati alla cescita del PIL, che non e’ qualcosa di tanto difficile e utopistico; il grande problema sara’ semmai lo scontro necessario con le elites dominanti che stanno benissimo e decidono per noi, che hanno coltivato e consolidato il loro potere proprio sul capitalismo consumista, e che traendo enormi vantaggi dallo status quo, faranno di tutto per mantenerlo il piu’ a lungo possibile.

  • Primadellesabbie

    La derivazione “scientifica” del nostro modo di pensare ci porta irresistibilmente nel circolo vizioso di costruirci dei bisogni inesistenti per poi tormentarci e riempirci di auto approvazione nell’individuare i mezzi ed il modo “giusti” per soddisfarli. Insegniamo anche ai bambini a fare così, osservate una famigliola che fa shopping al centro commerciale! Cos’altro é il bisogno di comprare qualcosa per calmare i nervi dopo una frustrazione, di cui spesso sentiamo parlare dalle nostre amiche? Se questo fosse vero, il “modo di pensare” richiederebbe qualche attenzione…e questa sarebbe una storia lunga. Propendo per una visione spartana della vita, nel senso di “come vivevano a Sparta”. Per esempio, che effetto avrebbe introdurre il concetto che nell’adolescenza e nella vecchiaia dovremmo essere trattati dalla comunità tutti, diligentemente, allo stesso modo? Ci sono Paesi civili, in Europa, che incentivano la costruzione di case apposite (belle e ben collocate) per gli anziani, con accorgimenti che riducono le spese della collettività e di coloro che le abitano. Questa usanza consente, inoltre, ai fruitori di allontanarsi dalla smania dei consumi come metodo di vita. Il medico vi passa tutti i giorni, il furgone del supermercato recapita le spese ordinate per telefono o internet con i vantaggi (ed i risparmi) per tutti che potete immaginare. Più difficile, ma non impossibile, sarebbe regolare la vita degli adolescenti, “proteggendoli”, ovviamente senza isolarli, dalle smanie della famiglia ricca e dall’umiliante stress della famiglia povera. Provate ad immaginare quale risparmio, dal momento che qui questo é il tema, deriverebbe per tutti se ci orientassimo in questa direzione. Naturalmente c’é anche chi pensa che incrementare i consumi sia un toccasana, ma questa é una storia che conosciamo!

  • Aironeblu

    @gm, non soffermarti sulla forma dei dettagli senza considerarli nel loro insieme:

    A) Superfluo indica qualcosa che e’ prodotto in quantita’ superiore al necessario, comportando i conseguenti sprechi.

    B) I prodotti alimentari che vengono buttati all’inizio della catena produttiva, pensa alle arance schiacciate dai rulli, o alla fine, dal consumatore che magari le ha lasciate marcire, non sono considerabili come beni, in quanto non ne hai fatto uso, ma hanno svolto solo la loro funzione di merce, che ha fatto salire il PIL con una maggiore, inutile e dannosa produzione.

    C) Per le case e gli oggetti d’uso che dissipano e sprecano inutilmente energia e materiali infatti bisogna prendersela proprio con i costruttori, non certo con gli utenti, e io che sono architetto posso assicurarti che costruire una casa energeticamente efficiente non e’ molto piu’ costoso di costruirla male come si e’ fatto negli anni della speculazione edilizia: ci sono mille modi per coibentare, isolare, ombreggiare, soleggiare, ipertecnologoci e costosi, oppure piu’ semplici e meno costosi, in ogni caso si possono avere ottimi risultati.

    D) Sull’autoproduzone, Pallante non dice di comprarsi un podere e ritirarsi a vivere in campagna coltivando l’orto, ma di fare quello che riesci con le tue mani piuttosto che comprarlo: cucinarti la pasta in casa piuttosto che comprartela gia’ cotta e condita in barattolo al supermercato come fanno in USA e’ uno di questi esempi: mangi un prodotto piu’ buono, piu’ sano, piu’ economico, e te la fai come ti piace! Ciao, e Buonappetito!

  • Aironeblu

    Beh, direi che la domanda e’ piu’ che corretta: sicuramente non sara’ la classe dominante che marcia sui profitti e sugli sprechi delle nostre economie a voler cambiare le cose. Ma un’azione informativa come quella che fa Pallante, e che nel nostro piccolo possiamo fare anche noi, per mettere in vista la fallacia del consumismo liberista e smascherare il finto dogma della “crescita” continua su cui esso si fonda, puo’ essere almeno una partenza. Se poi un domani si arrivasse ad una presa di coscienza piu’ generalizzata del fatto che la crescita del PIL non si traduce necessariamente in benessere per i cittadini, ma che anzi, come accade oggi, puo’ essere insieme allo SPREAD uno strumento di coercizione per i cittadini stessi, magari sarebbe la volta che salta il sistema.

  • GioCo

    Credo che il problema sia un po’ più complesso.
    Lasciando perdere l’attrattiva che queste idee esercitano in me, quello che mi chiedo è qual’è allo stato attuale la loro applicabilità pratica.
    Posso convincere ad esempio un giovane laureato, diciamo in economia, diciamo anche buon conoscitore di queste teorie e (ingrazia dei genitori che vivono di pensione ma con qualche soldo da parte) con una piccola somma a disposizione, che inizia a lavorare e sa come “guadagnare in borsa” a investire invece i suoi soldi in un orto (da coltivare), qualche pollo (da mantenere) e una bellissima casetta termo-autonoma coibentata alla tedesca?
    Forse, ma temo che la questione sia quanto fascino la vita del consumo e del “libero mercato”, esercita ancora sui giovani. Vai te a dire che girare in bicicletta e sudare sotto il sole d’agosto a 40 gradi per andare … dove devi andare, è meglio che girare in ferrarino o con una magnifica monovolume, magari Suv. Pallante a un bel da dire che dovremmo ripensare ai valori, il problema è che adesso il lavoro de-localizzato ci costringe a marce forzate verso l’ufficio e sono davvero pochissimi e fortunati quelli che hanno possibilità concreta di lavorare dove abitano. Stessa cosa per i beni, tutti de-localizzati, tramite i supermercati che hanno allontanato tutte le merci (beni o no) dalle nostre abitazioni, costringendoci a usare ancora la macchina. Oggi la macchina è diventata uno strumento indispensabile, con ricadute massive su tutto il nostro modello economico e di vita. Ma questo è il disegno mercantile, che (mi dispiace contraddire qualche blogger) non è basato sullo scambio (errore!) ma sul trasporto. Lo sapeva bene la famiglia di Marco Polo e tutte quelle che in Venezia antica facevano fortuna con il commercio. Il Viaggio era l’elemento che conferiva valore alla merce, oggi come ieri. Dato che (guarda caso) la Nobiltà Nera Veneziana [www.disinformazione.it] teorizzata da J.Coleman si trova proprio in veneto e che (guarda caso) l’ossatura della nostra economia è costruita attorno ai successi della nobiltà britannica sulle stesse orme di quella mercantile veneta, ecco chiuso il cerchio.
    In sostanza comprendo l’idea di Pallante e comprendo anche la portata rivoluzionaria potenziale. Tuttavia manca un passaggio, cioè come rovesciare una tendenza quando non hai colpito il cuore della stessa, che non è la distinzione del bene con la merce (in effetti al mercante non importa un tubo di “cosa” trasporta specchietti o palline colorate, ma solo che vada da A a B in un certo tempo e comprendo una certa distanza) il profitto, la relativa velocità di consumo (relativa perché non è una velocità ma l’accelerazione implicita necessaria al modello quando le rotte, cioè le strade nuove che possono portare da A a B, si esauriscono) da rallentare, o qualsiasi altra conseguenza.
    Si tratta del trasporto ed è una rogna perché non essendo orientato alla merce, ogni reazione da parte del cittadino equivale a fermare il vento con le mani. Posso anche privilegiare al super i beni o le merci che sono prodotte “vicino”, ma il super dov’è? Chi le porta lì? Quando vengono prodotte, concimi e quant’altro serve chi li porta lì? Da dove vengono? Chi lavora su quei terreni? Da dove viene? … e via così allargando la visione a un sistema che può solo collassare con un disastro globale e resettarsi ai valori precedenti l’anno 1000. Cosa che è possibile benissimo sia intenzionalmente inserito nell’agenda di chi ha la possibilità di mettere in atto cose del genere, perché non ci vuole un genio per capire che allo stato attuale qualsiasi inversione di marcia costituirebbe un danno per il potere mercantile e che comunque non è possibile continuare in questo modo a crescere all’infinito.

  • Aironeblu

    A giudicare dai commenti mi sembra che tutti siamo concordi su un punto: la realizzazione di un sistema economico alternativo, basato sul nostro benessere piuttosto che sul parametro del PIL, si scontra necessariamente con gli interessi delle classi dominanti che sul sistema attuale hanno fondato e cresciuto il proprio impero.

    Non dimentichiamo però che la vera base dell’economia siamo noi cittadini con i nostri comportamenti e le nostre scelte, che possono premiare o bocciare le strategie di mercaro imposte dal modello consumista: chiunque decida di adottare nel suo piccolo uno stile di vita più consono ai propri ideali e alle proprie necessità, e più svincolato dalla propaganda del regime mercantilista, attua nel suo piccolo una micro trasformazione del sistema, influenzando nel suo piccolo il ciclo produttivo verso orizzonti più “felici”, e tante microrivoluzioni insieme si fanno sentire.

    E non dimentichiamo il potere di influenza nei confronti dei nostri vicini che possiamo avere con il nostro esempio: se io scelgo di investire i miei risparmi in un impianto fotovoltaico piuttosto che in un SUV, e poi mostro ai miei amici i vantaggi che ne ho tratto in termini monetari, rischio seriamente di essere copiato…

    In ogni caso la decrescita è già in atto almeno dal 2008, ed è irreversibile perchè originata da una crisi strutturale. Sta a noi subirla passivamente come oggi o cercare di renderla “felice”. Chi ha soluzioni migliori si faccia avanti.

  • Aironeblu

    Il giovane laureato in economia sarà convinto a non investire il suo tempo e le sue ricchezze nell’attuale sistema non da te ma dalla crisi e dal crollo del sistema stesso. Non penso che molti economisti dell’Università di Atene stiano continuando a “guadagnare felici in borsa” come negli anni ’80… e non penso che girino felici in Ferrari col vestito griffato e lo yacht ormeggiato al Pireo.

    Non è questione di scelta tra farsi monaci e scegliere una vita spirituale piuttosto che vivere nel lusso dissipando al massimo, è questione di come sopravvivere al collasso del sistema economico attuale, fondaro sull’illusione fallace della crescita continua.

    Quanto all’indubbia importanza del trasporto nell’economia mercantile, il trasporto è solo una delle componenti del ciclo produttivo, insieme al marketing, alla produttività (intesa come efficienza produttiva), alle risorse finanziarie e materiali, al politico da corrompere, e mille altri fattori. E siccome rappresenta sempre un costo, in termini monetari, di consumo carburante e di inquinamento, sarebbe da ridurre al minimo possibile.

  • RicBo

    Pallante, Latouche e c. non hanno mai parlato chiaramente sulla necessità di un cambio radicale del modello economico attuale, basato sul profitto e lo spreco. Sembra che abbiano paura a pronunciare la parola “capitalismo”. Fino a che non lo faranno, il movimento per la descrescita non sarà altro che una teoria riformista, destinata all’oblio.

  • mincuo

    Tranquilli che siamo sulla buona strada. Con Monti, la Fornero, Passera, e Amato qui e quelli alla BCE all’EU e all’IMF avrete una decrescita veloce. Tutto sta a essere felici. E infatti proliferano queste cose su stampa. Ho collaboratori che tengono d’occhio quante volte appare “decrescita”.
    In Grecia comunque sono già abbastanza felici, sono già “avanti”, infatti già a una quota di gente gli hanno tagliato la luce. Ma che bisogno c’è della luce? Nessuno. E il riscaldamento? Ma va là, basta un bel cappotto e correre, correre, che fa bene alla salute…
    E di contorno di messaggi che tirano lì ce ne sono da un pezzo: il posto fisso “ma è noioso”.
    La mobilità? “ma è bella”. Preferiresti stare sempre nel luogo dove hai affetti? “Ma è provinciale”. Poi la famiglia, le tradizioni, è roba superata. Tutto alternativo. Devi muoverti, andare in qualche gabbione per conigli di qualche periferia di una città mai vista a lavorare, e l’anno dopo si cambia. “E’ bello. Esperienze nuove.” Per te naturalmente, noi no.
    Girano un sacco di queste furfantate che mescolano eccessi e sprechi e un miglior stile di vita, che va bene, con la “decrescita felice” così intanto abituano la gente alla vita di merda che intanto gli stanno preparando. In effetti per renderli felici gli fanno un grande favore e si prendono loro quella fetta di “infelicità”.
    Poveri ma felici. Poveri e belli. Merda, ma molto allegra. Mica nuova neanche questa. Ci hanno campato da sempre su queste cose.
    Siccomei di solito a uno gli riesce di pensare al massimo al paesello suo, lo moltiplica, fa il “concetto” e quello vale per il mondo, allora “decresce” lui, (bisogna, è giusto, si “deve”, ma felici però) e decresce il mondo, tutto si risolve. E’ facile. Un miliardo e mezzo di Cinesi, un miliardo di Indiani, qualche centinaio di milioni di Brasiliani ecc.. che appena si affacciano a un minimo di consumi basta che si facciano la casa coibentata, sarà quello il loro problema, sicuramente, e pure il prezzemolo coltivato in terrazza ecc..

    Quello che può fare la propaganda nella testa della gente è sempre eccezionale, niente da dire.

  • Mondart

    Mah … io penso sostanzialmente che la necessità di un nuovo modello venga innanzituttio proprio dall’ élite occidentale, che si vedrebbe, persistendo il modello attuale, costretta nuovamente a combattersi e dividersi, vanificando il processo di “unificazione sullo sfruttamento” fin qui attuato.

    Il “controllo delle risorse energetiche” andrà pertanto a sostituire il “controllo delle risorse produttive” fin qui attuato: ma risponde sempre a una necessità dell’ èlite, una necessità di DIVERSO SFRUTTAMENTO, non ad una CONCRETA necessità popolare, che c’ entra niente … Una mela colta oggi da un albero si ricrea domani, un campo messo a rotazione è sempre fertile, NON C’é IN NATURA quella “limitatezza di risorse” che tanto propagandisticamente si vuol far credere. C’è invece tutta la limitatezza di un sistema di potere che deve ( vivaddio ) cominciare ad autolimitarsi proprio per continuare a mantenerlo, il potere …

    Che sia quindi lui per primo a dare l’ esempio ed indicare la via concreta, perchè così si resta in considerazioni troppo fumose e fuori da ogni concretezza. Giusto quindi creare un sistema “multipolare” più livellato, mentre fino a ieri erano proprio i vantaggiosissimi squilibri tra diverse aree geografiche che si ricercavano ( per produrre a poco e vendere a molto ).

    Ma se poi vengono a mettere il globo intero al cappio ricattatorio della fornitura di gas, elettricità e -soprattutto- acqua, tutti questi bei discorsi di “decrescita felice” sai dove ve li potete ficcare ?? Perchè la gente, tanto cogliona da farsi prima inurbare, dovrebbe essere così doppiamente cogliona da riportarsi ora in campagna, sapendo che tali risorse vitali alla fine la strangoleranno come oggi viene strangolata dalla finanza virtuale ??? …

    Insomma, non potete avere sempre la botte piena e la moglie ubriaca. E, pragmaticamente parlando, ancora non si capisce su cosa, esattamente, dovrà reggersi sia l’ economia di base futura che il vostro personale tornaconto: sulle scarpe di Della Valle, i pannelli di De Benedetti e il vino di qualche cantante residente in Toscana ?? … Su COSA, di grazia se queste cose potrà permettersele solo l’èlite ???

  • Mondart

    Sulla “elementarietà” dei concetti sopra esposti concordo … quanto al “buon senso”, beh … per vedercelo occorre un telescopio che neanche Monte Palomar ha ancora in dotazione

  • Mondart

    “Trasporto” è troppo specifico e riduttivo, “scambio” include tutti i vari espedienti “sovrapposti” alla produzione.

  • Mondart

    Avrei qualche obiezione:

    – Punto 1): Falso: il cambio di parametro non è affatto un’ esigenza della base ( perlopiù legata all’ economia reale e concreta ), ma della stessa classe borghese al potere che sulla “produzione” non può speculare oltre, se non a rischio di cominciare a scannarsi tra lupi. Il nuovo “Eldorado” è da anni stato individuato nella speculazione energetica e dei servizi.

    – Punto 2): Falso: le scelte e i comportamenti dei “cittadini” semplicemente vengono manipolate ed orientate dove fa comodo. La base dell’ economia ( come intesa da lorsignori ) è sempre stata IL DISLIVELLO tra aree ricche ed aree povere. ( Unico vero “opposto” concreto, a fronte dei tanti pseudo-opposti ideologici buoni solo ad infinocchiarli, i “cittadini” … che ora si vuole tornino “campagnoli”.

    – Punto 3): De Benedetti ringrazia. ( e poi ci sono da anni sistemi di locomozione alternativi al Matteucci-Barsanti: perchè sono sempre rimasti nei cassetti ministeriali ??? )

    – Punto 4): Basta. E’ ora di piantarla con le vostre menate, parbleu !!

  • Primadellesabbie

    Quando studiavo le cose le raccontavano così, se non ricordo male: i bisogni si dividono in a) primari e b) secondari che vengono soddisfatti, questi e quelli, grazie a dei beni. I beni sono ovviamente delle merci che ricevono un incremento di valore (da cui il guadagno per chi li offre) grazie a 1)spostamento (da un luogo all’altro), 2) trasformazione (lavorazione) o 3) distruzione. É una visione sorpassata? Trovo il suo commento sensato e ben fatto come la maggior parte fino adesso.

  • mincuo

    Certo certo RicBo, è l’economia “basata sul profitto”.
    Se no l’economia si può sempre basare sul Mago Zurlì.
    Mica che è sul profitto stratosferico di pochi, che una volta qunado la gente non aveva solo segatura nella zucca si chiamavano furfanti, provvisti di regole eprivilegi ad hoc, e che però non bisogna mai nominare.
    Macchè, mica è quello. “E’ il profitto”. Ah ecco.
    Oppure “il liberismo”. Dici…ma ci sono solo monopoli, glieli elenchi pure settore per settore. Fanno 80% di PIL mondiale. Quel che avanza è il libero mercato, e che la gente si scanni su quello, a sempre meno.
    E quindi ‘ndo ca..zo sta sto libero mercato, dove lo vedi?
    Niente da fare: “è il libero mercato” “E’ il profitto”.
    Oppure è “il capitalismo”. Dici ma è uno strumento il capitalismo, mica è una cattiveria, e come lo toglieresti mai?
    Non importa, “è il capitalismo cattivo”. Mica che sia la concentrazione in poche mani cattiva, macchè, siamo sempre lì, quella non si nomina mai. “E’ il capitalismo”.
    E la soluzione? Beh intanto c’è la “decrescita felice”.
    E poi più avanti la “libreta” e 12 dollari di stipendio al mese.
    Il lider maximo per 50 anni, poi il fratello, e poi non si sa, il figliolo o il nipote, come erede al trono.
    In USA già sono avviati. 50 milioni di food stamps, di cui 6 sono l’unica fonte. Sarebbe “la libreta” poi. Gira e mena andiamo lì con nomi diversi e finti sistemi diversi che sono la stessa menata. Più rapida o più lenta.

  • mincuo

    In Islanda, anche se era più facile, e in una situazione non sovrapponibile ad altre, invece che il “profitto”, il “capitalismo”, il “liberismo” che non hanno mai nomi e cognomi, ed essendoci evidentemente ancora qualcuno con la testa non completamente piena di segatura, e ancora qualcuno non in malafede incaricato di instupidire la gente con troiate, sono andati in cerca di dove e di chi, no del “profitto” e del “capitalismo”. E non era mica difficile trovarlo, volendo trovarlo. Infatti. Poi gli hanno detto “prendetevelo in quel posto” e la “decrescita felice” intanto ve la fate voi. Apres nous..

  • RicBo

    la libreta e 12 dollari al mese mi andrebbero benissimo, se mi permettessero di vivere decentemente, in modo degno, di soddisfare i miei bisogni primari incluso un’educazione di qualità e la possibilità di esprimermi come persona.
    poi però se desidero un i-Phone dovrei avere l’opportunità di lavorare per guadagnarmelo. qualche mese di lavoro, poi si torna alla libreta.
    ti sembra un’utopia?

  • ProjectCivilization

    Per spiegare la decrescita….non servono discorsi cosi complicati….complicati quasi come quelli con cui si e’ creato il mito della economia finta , l’economia monetaria .
    Basta dire che chi specula fa danno , che chi compete col vicino , invece di dargli una mano….distrugge il valore della vita .Che chi non fa nulla di utile….perche’ troppo occupato a acchiappare carta numerata…..e’ zavorra .

  • mincuo

    Infatti dove c’è la libreta si esprimono benissimo, e coi 12 dollari vivono benissimo. Troppo per lcuni, per quello il 10% è scappato. Troppo bello, gli dava alla testa.

  • mincuo

    E a te pare un’utopia invece che avere a scelta il satrapo capitalista che ti da i “food stamps” o il satrapo socialista che ti da la “libreta” che in tutti due i casi fai la tua cara “decrescita felice” che una volta si chiamava “ridurti in miseria” cominciare a fare dei nomi e cognomi di chi è responsabile di affamare la gente, e cominciare a dirlo almeno?
    E poi magari vedere di fare come in Islanda, dargli un calcio nel culo, che vedrai che una volta che ti sei tolto dai coglioni affamatori e usurai non ti serve avere l’emosina della libreta o dei food stamps, e vedrai anzi che vivi benissimo e ti esprimi ancora meglio, e ne avanzano pure.
    Però vedo che quando io qualche volta faccio nomi e cognomi, qui stanno sempre tutti zitti, anzi li disturba, li irrita pure.
    Sempre però son quelli che trombonano un giorno sì e l’altro pure con “il liberismo” e il “capitalismo” e lo “speculatore” che disgraziatamente sono un pò generici e non li puoi nemmeno portare davanti a un Tribunale o dirgli chiaro e tondo: “non ti pago più”, come hanno fatto in Islanda.

  • Georgejefferson

    Barnard

    Sono quelli che “adesso c’è Saviano…”, quelli della politica a cinque stelle, con i cortei, con la Tobin Tax, con l’equosolidale, con i blog, e quelli della Decrescita. Non hanno la più pallida idea delle dimensioni della macchina, e di come essa ci ha tutti intrappolati nella spirale di impoverimento e morte democratica che ho descritto ne Il Più Grande Crimine. Dice la Ravera che dobbiamo vivere con meno, dobbiamo sostituire i consumi con i rapporti umani, e strappa l’applauso. Ma neppure ci arriva, l’autrice, a pensare ai milioni di poveracci che perderebbero il lavoro, il futuro, la casa, per permettere a lei di strappare l’applauso nel dire ste insulsaggini ignoranti di qualsiasi rudimento di macroeconomia. John Maynard Keynes è vissuto per nulla.

    Ste ‘belle anime’ sparano impuniti le loro fantasmagorie ma non sono nei panni del magazziniere della Lotto cassintegrato o dell’ex operaia dell’OMSA che oggi fa le pulizie in nero, o della madre single con due bambine che non trova uno stipendio che le permetta di uscire da un appartamento marcio di umidità dove le piccole vanno a letto coi pigiamini zuppi. Forse manco li hanno mai visti esseri umani così, ed è un bene per loro, perché il magazziniere, l’operaia e quella madre le gonfierebbero la faccia di sberle neppure a metà della frase “dobbiamo vivere con meno, sostituire i consumi con i rapporti umani”, poiché questa elevata saviezza si avvererà forse fra 300 anni, ma nel frattempo milioni di poveri cristi che non leggono la Ravera o che non ridono con Jacopo Fo soffriranno le pene dell’inferno se qualcuno non rianima questa economia, e per rianimarla, oggi, non si può prescindere dai consumi, che sono fatturati, che sono stipendi disperatamente necessari.

    Fra l’altro, le ‘belle anime’ vagheggiano di economie alternative di cui mai nessuno ha verificato l’effettiva fattibilità nel mondo moderno, e fra l’altro vagheggiano di modelli di decrescita senza aver interpellato gli africani, gli indiani, i cinesi, i kazaki, i vietnamiti, gli indonesiani, tutti coloro cioè che hanno aspettato 3000 anni per avere ciò che abbiamo noi, ma ai quali oggi, quando toccherebbe a loro entrare nel Mercato per poi avere tutte quelle cose, no!, devono rinunciare, perché “dobbiamo vivere con meno, dobbiamo sostituire i consumi con i rapporti umani… il PIL cinese è fallico!” concluse la Ravera. Ok, vallo a dire a loro. Ma vacci Ravera, e se torni intera…

    Le ‘belle anime’ che “col fotovoltaico noi oggi siamo autosufficienti e persino vendiamo l’elettricità”, dice sempre il figlio del Nobel, peccato che per fare i pannelli ci voglia il petrolio e che gli sfugga che il nostro mondo necessita ogni anno di 15.000 miliardi di watt, e che il 73% di questi non va in borsette o per fare cellulari caro Jacopo, ma per l’agricoltura, luce domestica e trasporti, e che coi pannelli, scusate, gli fai una pippa a 15.000 miliardi di watt, specialmente se poi sti ‘paladini’ usano il pc ogni giorno, e se corrono a farsi la TAC quando stanno male, per generosa concessione di 3 milioni di morti in Congo (vi si estrae il Coltan per l’elettronica) e dell’industria militare (TAC, RM, endoscopie ecc.). Ipocriti.

    E questi sono l’avanguardia della riscossa oggi, personaggi che viaggiano sul binario della propria auto-santificazione di ‘belle anime noiquelligiusti’ chiusi nel bozzolo del proprio ego da cui non sono in grado di vedere nulla della realtà della gente vera, dell’economia vera, e soprattutto di The Machine, ma proprio nulla. C’è da piangere, ma al peggio non c’è fine.

    Il fatto è che una marea di attivisti italiani crede veramente che questi professionisti dell’odio del libero pensiero, questi parrocchiani che mettono al rogo chiunque non sia dei loro, tali e quali agli altri di destra, siano i depositari dei valori democratici e della giustizia. C’è da mettersi le mani nei capelli, è una truffa terribile ai danni di tanta buona fede di gente esasperata. Ste ‘belle anime’ sono devastanti per le pochissime speranze di fermare il Potere, perché il 99% degli attivisti gli crede e si fa infinocchiare dalle loro fandonie per salvare il mondo… “adesso gliela facciamo vedere a quella cosa lì”. Il risultato è che le esigue forze attive rimaste in questa società paralizzata si sprecano ad inseguire isterismi e utopie ignoranti senza neppure sapere chi è il nemico, e nessuno o quasi rimane nelle fila di chi invece sta capendo cosa ci accade, gli sparuti impotenti testimoni dei crimini del Vero Potere. Il risultato è che a soffrire da cani saranno milioni di altri che neppure avranno il sollievo di sentirsi ‘noiquelligiusti’. Si sentiranno da cani e basta.

    Questa è la speranza, tutta qui.

    Ripeto, con forza: se neppure si riesce a capire il grado della nostra disfatta di cittadini, con le esatte forme e proporzioni del nemico, come si potrà mai immaginare che almeno un giorno molto lontano qualcuno possa arrivare a una speranza? Come si potranno mai porre i semi di un riscatto con l’umile lungimiranza di chi fece la stessa cosa 250 anni fa sapendo che i frutti li avrebbero goduti esseri umani di un futuro per loro inimmaginabile? Perché è solo questa oggi la forma della speranza, e non quella di sughero, ma quella concreta per i secoli che verranno, quella che abbiamo il dovere di iniziare a costruire oggi anche se noi non la vedremo mai. Ripeto: porre oggi i germi di un lavoro progressivo lungo un paio di secoli per regalare la speranza a chi verrà.

  • ilsanto

    Buongiorno

    Mi sà che bisogna partire da lontano nel 1973 il MIT ci informa che esistono limiti allo sviluppo esponenziale della popolazione e dei consumi.
    Ora visto che nessuno ha fatto nulla (tranne la Cina con la politica del figlio unico) considerando come Lei ( e Sacra Romana Chiesa ) che l’aspirazione alla crescita sia sacrosanta la informo che in un sistema chiuso volere o volare le sue aspirazioni vanno a cozzare con le altrui per cui o ci pone un freno o ovviamente dovrà combattere per la sua ( ed altrui aspirazione ) ad una crescita senza limiti.
    Non credo sia difficile da capire non trova ?
    dire crescete e moltiplicatevi equivale a dire combattete una guerra di sterminio per affermare la supremazia del vostro bisogno su quello altrui.
    Forse nel 2012 si può sperare di meglio.
    Forse dire che è giusto che tutti possano aspirare ad avere un reddito decente ( le ricordo che negli USA il PIL/abitante e 47.000 $ e in Cina solo di 8.000 e forse meno ) non vuol dire castrare la sua legittima aspirazione come quella degli africani .
    Per inciso deve sapere che non le chiedono di rinunciare ad alcunchè
    solo a capire che se spreca meno stiamo meglio tutti.
    Che se mangia meno carne la sua salute ci guadagna mi creda e risparmia il 90% del granoturco o frumento etc.
    Che se coiblenta la sua casa questa vale di più lei risparmia sul riscaldamento e diminuisce la CO2 emessa e l’effetto serra.
    Cosa non le è chiaro ? o fà solo i capricci per dire io sono libero e faccio quello che voglio ?

  • Nauseato

    Piccola nota. E siamo già in tre. Colleghi.

  • Nauseato

    Giusto.

  • Aironeblu

    Le due cose concordano, ma non mi sembra un discorso tanto complocato quello di Pallante, anche lui in fondo spinge a liberarci da parassiti e sovrastrutture inefficienti per dedicarci a ciò che è veramente utile.

  • mincuo

    Non è molto diverso da quel che ho detto io, salvo che Barnard è più cattivello. Ma non serve assolutamente a niente.
    La propaganda vince sempre, è una regola ferrea.
    La propaganda crea tra le tante cose anche il linguaggio, i nomi, i “concetti” che ripete poi colle “fonti autorevoli”. Funziona sempre.
    E’ il principio di autorità, e del padre introitato, inculcati fin da piccoli, contemporaneamente deprimendo fantasia e immaginazione. A questo si aggiunge il rafforzamento dell’istinto di appartenza a un gruppo.
    Non è avvenuto mica per caso tutto questo. Le persone sono distrutte. Rispetto a 60 anni fa, guardando i test, c’è un abisso come personalità e capacità logica.
    Quando crei uno slogan, due parole, poi ce ne vogliono 2.000 o 20.000 di spiegazioni per far vedere che è un vuoto, un non sense, ma non bastano nemmeno e poi non resta niente.
    Perchè necessitano una personalità, un’individualità e un metodo, e così basta che un altro “autorevole” poi ripeta lo stesso slogan e quello prevale sempre…..specie se è a video, perchè pure alcune aree cerebrali sono state mutate.
    Oggi è un diluvio di combinazioni di parole senza senso, però accattivanti, sillogiche, analogiche, emozionali. La logica non conta.
    Alcune sono ossimori o contraddizioni palesi. Altre rappresentano il contrario del loro significato. Altre sono sensibilizzanti o desensibilizzanti a seconda di cosa vogliono ottenere, e l’alternarsi abitua la gente a convivere tranquillamente con i doppi standard.
    Tra un pò avremo il “diversamente sazio” per uno che ha fame, ma che non conta.
    Misto a quel che è diventata la scuola, un ignorantificio, con gente che esce dall’universita e ancora bisticcia con grammatica e sintassi, non vale un liceale di 50 anni fa, e ha un vocabolario ridotto a meno di metà di un tempo, e misto questo poi all’informazione, qualunque cazzata va sempre bene.
    Tutto e il suo contrario sono possibili nel meraviglioso mondo di Harry Potter.

  • ilsanto

    In attesa di una sua gentile risposta leggo che negli USA si spreca il 40% del cibo e che stessimo un pò più attenti……
    Le assicuro che il mio Tritarifiuti vede solo cose NON commestibili che nulla và sprecato con solo un pò di attenzione neanche il pane secco.
    Non sono felice per questo ma mi sento di essere equilibrato, risparmio, non mi costa nulla, e se per questo avanza un pò di frumento per i meno fortunati ben venga.
    Cosa c’entra la propaganda ? ed il paesello ? Io sono cittadino del mondo quello che faccio per me e per il mondo sono piccole cose come chiudere l’acqua appena finito di bere, fare al meglio la raccolta differenziata, programmare la spesa, coiblentare la casa, mettere lampadine a basso consumo, caldaia efficiente, valvole termostatiche per il riscaldamento e ammiro chi usa i pannelli fotovoltaici, uso al minimo l’auto, ho preso una ibrida e il mio vicino con la ferrari non l’invidio anzi mi sembra un po pirla.
    Mi riparo dal sole con piante, cannicciati, tende e solo allo stremo accendo il climatizzatore spero che questo non la disturbi e vorrei capire meglio il suo problema.

  • Nauseato

    Trovo abbastanza condivisibili molte osservazioni.

    Anche purtroppo molto vero come scritto da qualcuno “di solito a uno gli riesce di pensare al massimo al paesello suo, lo moltiplica, fa il “concetto” e quello vale per il mondo,” e che si pone nella stesso solco delle diverse osservazioni condivisibili. A parte che essendo tutto sempre relativo, quella di moltiplicare il paesello è una trappola nella quale a scale diverse è destinato a cadere chiunque, anche avesse gli orizzonti più estesi.

    Però … però non di meno trovo che anche diversi teorizzatori di quella che è un po’ infelicemente e sbrigativamente chiamata “decrescita”, qualche buona ragione ce l’abbiano. Soprattutto quando puntano l’attenzione sulle necessità e possibilità di individuare/ridurre lo spreco e migliorare l’utilizzo delle risorse già disponibili. In altre parole, personalmente se da un lato non riesco a essere convinto della magiche virtù della “decrescita” e mi pare al tempo stesso un po’ troppo facilona, dall’altro lato non posso negare che suoni bene, abbia il suo fascino indiscutibile e notevoli dosi di sensatezza.

    Per concludere, capisco che suoni ottusamente semplicistico, ma credo si potrebbe essere tutti d’accordo che andrebbe trovata la classica “via di mezzo” sforzandosi di tenere assieme le parti “migliori” delle due posizioni. Assurdo ? Abbastanza temo. Ma assurdità più, assurdità meno …

  • Nauseato

    Lo so di averlo ripetuto qui fino alla nausea … del resto omen, nomen; ma a proposito dell’italia, la percentuale di analfabetismo (tra totale e di ritorno) si arriva a circa il 65% della popolazione teoricamente in grado di leggere e far di conto.

    Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra.
    Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra.
    Trentatré superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile.

    Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea.

    I dati risultano da due diverse indagini comparative svolte nel 1999-2000 e nel 2004-2005 in diversi paesi. Vedere La competenza alfabetica in Italia. Una ricerca sulla cultura della popolazione (Franco Angeli 2000); Letteratismo e abilità per la vita. Indagine nazionale sulla popolazione italiana 16-65 anni (Armando editore 2006).

    Detto questo detto praticamente tutto.

  • Nauseato

    Ops … a proposito di analfabetismo è restato un “si” che è di troppo …

  • ilsanto

    Io credo che non c’entra ne Monti ne la BCE ne l’FMI viviamo una situazione di apertura la “Globalizzazione” che con le leggi dell’economia
    produce un generale livellamento e quindi i paesi OCSE ( quelli ricchi per intenderci ) vedono la delocalizzazione lo stop del PIL se non la recessione mentre i paesi del BRIC vedono la crescita.
    Sono anni che questa storia va avanti ma onestamente finita la guerra fredda che alternative c’erano ? come si poteva dire noi restiamo ricchi e voi dovete morire di fame ?
    Ora il problema si deve affinare e chiediamoci:
    Ma se l’italia ( e non solo ) deve ridurre il suo PIL possibile che solo i più deboli ci rimettano ?
    Un sistema così deve continuare ? perchè non vorrei dire ma chi nasce in una metropoli sul nudo asfalto non ha nulla perchè chi è nato prima ha la proprietà di tutto ! niente diritti e disoccupazione o precarietà ?
    Il problema è che la fine dello sviluppo infinito ci fà riflettere anche sulle elite e sul significato del potere, del danaro e del significato dell’accumulazione.
    Non è un problema solo ma come previsto la congestione di molte criticità come la limitazione delle materie prime come il picco del petrolio come la crescita della CO2 come la desertificazione la carenza alimentare l’inquinamento etc etc.
    Fine di una illusione il “sistema” non garantisce più neanche la sua stessa esistenza meno che mai delle minoranze e ancor meno dei “diversi” ergo o implode nelle sue difficoltà interne o si reprime la contestazione e la libertà o ci si rivolge all’esterno accusando il “Nemico” sia esso giallo nero islamico comunista o altro tanto ci sara sempre uno diverso magari i pelati che non si conformano alle crinite chiome ariane.
    Scusa spero di aver trovato un amico con cui discutere e magari migliorarci crescere e non volevo certo criticare

  • mincuo

    Vedi Nauseato tu dici: “Soprattutto quando puntano l’attenzione sulle necessità e possibilità di individuare/ridurre lo spreco e migliorare l’utilizzo delle risorse già disponibili.
    Appena uno legge ha chiaro che chi scrive è una persona equilibrata. Anche che è condivisibile l’assunto (che poi io non contestavo, io dicevo “stili di vita”, “comportamenti” per riassumere).
    Questa è la cosa normale, ma da questa si passa subito a inventare l’inventabile, si fanno salti mortali senza nessuna base, un minestrone di tutto, ogni cosa perde realtà, e non ha sotto nulla di documentato e mai di critico. Normalmente poi tutto si riduce a tifo da curva, perchè le persone sono state ridotte a privilegiare comunque una mnzogna, se è in accordo alla loro appartenza, rispetto ai fatti.
    E semmai di fronte a un fatto che è contrario alla loro appartenza non contestano il fatto ma accusano chi l’ha detto di essere di fazione contraria. Non è nemmeno previsto per la gente che uno non debba essere per forza essere di una fazione opposta, o animato da intenti cattivi.
    E’ la cultura dell’odio. Vetero-testamentaria in parte.
    L’etica, che tanto grande ha fatto la civiltà europea, è morta

  • Georgejefferson

    Hai ragione,cerco di confutare uno slogan,invito un collega a leggere un mezzo articolo…ma proprio mezzo e semplice semplice,niente…c’e’un rifiuto anche solo alla lettura o volonta minima di concentrazione,ragionamento…allora provi a parlare,ma non bastano 2000 parole,e non hanno la stessa considerazione dello slogan dell'”autorevole”…Lo sviluppo di ricerca e studio delle dinamiche psicologiche degli ultimi 100 anni son servite piu agli oligarchi che alla gente

  • RicBo

    cioè: se il potere dominante genera oppressione, disuguaglianze e miseria è colpa della corruzione e dell’avidità di chi ne sta a capo. basta che nella cabina di comando ci siano persone probe ed oneste (messe da chi? dal popolo?) e il sistema genera benessere e felicità. magari fosse così semplice..

  • mincuo

    Dunque le rispondo perchè sono cortese e lei sembra anche.
    Innanzitutto penso che il senso del mio post non le sia stato chiaro:
    cerco di riassumere: io non contesto la ricerca di stili di vita ecc.. migliori, risparmi, ecc…l’ho scritto.
    Io segnalo l’uso strumentale (propaganda) di alcune cose e alcune anche di nessun valore scientifico o vere e proprie bufale, il cui fine reale è quello di abituare la gente alla miseria che le verrà propinata.
    Ci sono poi molte sue affermazioni che non capisco.
    Il PIL pro capite secco ad esempio non ha molto significato in economia. 47.000$ possono essere anche meno di 8000$. E’ il PPP che conta. Dico questo perchè non mi attarderò sul resto, non ne vedo ragione. Solo una cosa aggiungo: perchè mai il PIL Italiano “deve” scendere? Non mi risulta che “deve”. Mi risultano cose peggiori, ma non per ineluttabilità. Questa è una bufala.
    Tralascio quindi le cose economiche.
    Invece dico la mia sulle cose più vicine a lei e alla sua cultura.
    Io penso che il problema N°1 sia la popolazione, che non viene mai citato.
    Sempre tutti zitti. Politically correct
    Ma a me consta questo:
    -Dall’anno 0 al 1800 ci abbiamo messo per arrivare a 1 miliardo di persone.
    -Dal 1800 al 1900, un secolo, sono raddoppiate a 2 miliardi
    -dal 1900 ad oggi, circa un secolo, sono più che triplicate a 7 miliardi
    Se continua questo trend, che è una delle ipotesi WORLD POPULATION [en.wikipedia.org]. in 2 o 3 generazioni diventiamo 14 mld.

    -I consumi non saranno non solo quelli del 1900 ma nemmeno quelli odierni, e nel frattempo ci sono previsioni per i consumi di molti PAesi Emergenti odierni, in espansione, e non comprimibili.
    -La crescita è molto diseguale tra PVS e Paesi Sviluppati, che crescono poco o nulla, con o senza il prezzemolino coltivato sul terrazzo. E hanno già stili di vita migliorati.
    -Ma per i PVS i consumi cresceranno molto, e non sarà la casa ecologica per loro il problema.
    -Io sono una persona seria, parlo di cose serie, e mi occupo di cose serie. Di numeri. Ho idea dei numeri. E capisco qando un numero è 100 o 10.000. Perchè leggo dati er lavoro, non cronache giornalistiche. Quindi capisco se un problema vale (o potrebbe valere) per il miglioramento di 100, e anche se è quella è ‘unica soluzione, ma molto bene capisco se quello reale di problema vale 10.000 nel frattempo. E so anche chi ci pensa a quel problema e come, e non è con la “decrescita felice”, glielo assicuro
    Tutto qui.
    Per questo ho idea di chi è in buona fede ma anche di chi no, e anche da dove origina la seconda che ho detto.

  • Nauseato

    Cade a fagiolo l’espressione “tifo da curva”. Ne scrivevo commentando un articolo su CdC riguardo al clima. Sono abbastanza convinto che molto più spesso di quanto si sia disposti a credere, tutto o quasi si riduce – alla fine – (messo per inciso) a qualcosa che assomiglia molto al condannabile non senza ragioni “tifo da stadio”. Con tutte le conseguenze del caso.
    Ma mi rendo conto che sia un discorso non facile da far intendere correttamente. Non a caso parlandone sono stato invitato a non fare paragoni squallidi.

    Dialogare è difficile. Per scritto, ciascuno con le sue personali sovrastanti menate e non essendo “scrittori” di professione, se per alcuni versi può essere più semplice, dall’altro complica parecchio le cose.
    Ma – al di là delle differenti posizioni anche del tutto contrastanti – voglio sperare che l’esercizio delle arti di Schopenhauer non interessi e se mai chi perde il suo tempo a scribacchiare qui o altrove sia in fondo sempre animato dall’illusione di aggiungere qualcosa di “buono” o in più, ai pensieri altrui più che voler imporre la propria parte di verità.

  • mincuo

    RicBo. Per fare il furbo bisogna anche esserlo, o almeno assomigliarci un pò. Se no meglio stare zitti.
    Ho detto facciamo i nomi e cognomi intanto io.
    Facciamoli conoscere. No “avidità” “coruzione” “il sistema”, solare o metrico decimale.
    NOMI e COGNOMI. E a capo di cosa sono.
    CAPISCI?
    “No intiendo”, “no intiendo”
    “Purtropooo io noon caaapire no io beene Italaaaano”. No no io no capiiiire.

  • Jor-el

    clap clap clap

  • makkia

    Mi torna che il prossimo modo di chiamare il prelievo di plusvalore dalle mie tasche si chiamerà “bolletta”. Ci pensavo da tempo.
    Basta con questo Dio Denaro stantio e sputtanato. Che poi avevi comunque la scelta estrema di ignorarlo e fare il clochard. Passiamo a qualcosa di più immateriale e impossibile da eludere come il compensare col mio lavoro il diritto a respirare, bere, guardare, comunicare col prossimo. Incluso lavorare per conquistarsi il diritto a lavorare (geniale!).
    Ci siamo già, praticamente: un “servizio” è, già oggi, una cosa che non ti servirebbe davvero ma che altri decidono che DEVI fruire. Non si deve fare altro che inventarne all’infinito.

    Però non mi torna perché mai smetterebbero di rapinarmi anche per i beni reali. Che gli costa fare entrambe le cose? Chi riesce a pagare sarà criceto nella ruota che fa andare avanti il tutto. Chi no crepasse. Hanno sempre agito così.

    Perché dovrebbero spingere per un “nuovo modello”, ad es. decrescitario?
    Dici “perché se no ricominciano a sbranarsi fra Loro”.
    Boh, mi manca un passaggio.
    Hanno accentrato il potere in pochissime mani, sono pochi squali in una piscina immensa piena di pesciolini, per giunta praticamente priva di quei pericolosi delfini che reagiscono alla predazione con intelligenti e mortali capocciate: non avrebbero proprio occasione di sbranarsi fra loro e non rischiano niente.
    Perché si accorderebbero sulla bolletta e non su drenarci del tutto, stile Matrix? O che non stanno facendo tutto *proprio* per dividersi l’umanità da buoni e conviviali commensali?

  • geopardy

    Non riesco a vedere il buon senso neanche nelle tue affermazioni, sinceramente.
    Potresti essere più preciso?
    Ciao
    Geo

  • Primadellesabbie

    Non vorrei fosse sfuggita l’affermazione a metá dell’intervento di GioCo (01:44:42) in cui accenna a certe potenti organizzazioni segrete. Qui la fonte é una ricerca di un ex dell’M16 ma ci sono tracce ed indicazioni in quel senso da studi sul Medio Evo, ed altre, la cui serietà é fuori discussione. Fino ad un certo momento furono le organizzazioni di mestiere (osservate i quadri olandesi!) a regolare queste cose poi, con l’egalité, si cambió stile e metodi. É anche a questo che mi riferisco quando sostengo che il preteso liberismo non é mai, fortunatamente, esistito fino al delirio contemporaneo. Non oserete pensare che un fenicio, un vichingo o un veneziano, trovati i mezzi, potessero costruirsi un veliero e via…oso sperare! Converrete che se quelle cui si riferisce GioCo, o altre strutture di questo tipo, sono in azione e sono efficaci, come ho ragione di credere, tutto il ragionamento di Barnard crolla e la sua attitudine diviene non meno dilettantesca di quella di coloro contro i quali si scaglia, forse a ragione. Ci sarebbero altre osservazioni da fare sui portatori di solido realismo, che condannano argutamente i “sognatori” ma che, a ben vedere, pretenderebbero in prospettiva la botte piena e la moglie ubriaca. Ma…una cosa per volta.

  • Georgejefferson

    Studi seri e scientifici ce n’e’ per tutto e il suo contrario,bisognerebbe essere nel passato ed onnipresente per avere certezze…oppure avere un approccio un po umile e parlare di ipotesi,piu o meno credibili,cosi,tanto per non livellarsi ai “sognatori”

  • Mondart

    No, non penso che “abrogheranno” quanto già acquisito in termini di grandi monopoli ecc … ma che non proseguiranno in questa direzione, anche perchè, se quello che penso sarà una “svolta argentina”, un minimo di economia reale dovrà pur essere lasciata “alla ciurma” per consentire una, anche minimale, ripresa economica … altrimenti il sistema per primo non può stare su.

    L’ economia minimale, gli stati minimali, la concertazione sovranazionale impediranno comunque la scalata al potere di eventuali fazioni che potrebbero coalizzarsi attorno a grandi interessi: è QUESTO il fine politico, per il quale si sta ridisegnando il mondo, dell’ èlite globalista.

    Il “grosso” sfruttamento futuro sarà invece a lei garantito dal controllo delle energie: non penso, a questo riguardo, che le attuali estese siccità, le attuali devastazioni climatiche siano del tutto naturali … e poi: “sicurezza”, “ecologico”, “sanità”, “carceri”, insomma tutto quanto fa spettacolo.

    Staremo a vedere fin dove si spingerà la loro ingordigia, e quale fascia “borderline” ci sarà lasciata per vivere.

  • Mondart

    Vedi sotto.

  • Mondart

    PS: comunque le motivazioni sono molteplici, non solo lo sfruttamento parassitario dell’ èlite ( che comunque SI ALLARGA -non restringe- man mano che il disegno procede, in quanto ingloba nel “comune interesse èlitario” le èlites sottoposte: questa è stata la sua grande forza dal settecento in sù ).

    Ora: se, poniamo 5 grossi monopoli, Monsanto in testa, già controllano l’ intero mercato dei cereali, ( le 5 sorelle ), poichè tale mercato non è più “espansibile” è ovvio che il sorgere di un “sesto pretendente”, come il sospingere ancora ijn tale direzione, creebbe quegli attriti “interni” ai dominanti, fin qui tanto bravi nel loro progetto di unificazione: ecco che si crea l’ esigenza di un’ altra “area di espansione”, garantita appunto da energia e servizi.

    Poi c’è il fine politico, e se vogliamo ideologico, ossia l’ ingegnerizzazione sociale ed il “progresso” che, nel bene e nel male, ha sempre accompagnato l’ espansione della classe mercantile egemone, e che non a caso viene “implementato” proprio ad ogni “passaggio ciclico”: la società attuale non è pià quella del 700, nè quella della rivoluzione industriale, proprio perchè “evolve” parallelamente al moto “a spirale” dei cicli storico-economici, che sono contemporaneamente “circolari” per perpetuare il sistema di dominio, e “rettilinei” per inserire quel processo di ingegneria sociale e politica che si inquadra nel disegno più complessivo, quello originario massonico, di arrivare ( attraverso vari cicli storici e vari espedienti socio-politici ) ad una concertazione a livello globale.

    Idea in sè neanche del tutto peregrina; come sempre bisogna vedere come verrà applicata ( per l’ èlite essa ha sempre costituito, a tutti gli effetti, un enorme volano di potere ed effettivo progresso, anche “democratico”, se lo vediamo dal loro punto di vista ) … poi la “base sacrificabile” non è finora contemplata nel disegno, se non come “il propellente consumabile” attraverso cui far procedere l’ intera “macchina-sistema”.

    Non a caso il grosso interrogativo del progetto è la sua escatologia: se verso una “nemesi storica” o verso una dittatura globale. Ma questo lo sanno solo gli “Architetti” del progetto medesimo.

  • Primadellesabbie

    Studi scientifici ce ne sono a milioni e probabilmente su tutto. Gli studi seri sono purtroppo molto rari e quasi mai scientifici. Riguardo al passato disponiamo di molto materiale che é, ahinoi, quasi inutile se ci ostiniamo a sovrapporvi la nostra esperienza del mondo presente. Non capisco la ragione di “onnipresente”. Il concetto di “ipotesi più o meno credibili” é fumoso e alquanto arbitrario, chiedere poi altri di adeguarvisi… . L’idea di invitare all’ “umiltà di approccio” non ha bisogno di commenti, tutta la discussione mi sembra abbastanza piana e alla portata di tutti. Quanto “ai sognatori” non potrei farne a meno, spostano i confini della realtà e, al tempo stesso, la delimitano. Fanno sospettare possibile l’impossibile. Consentono di sopportare la disperazione. Attenti, peró, a non confonderli con gli inventori di fanfaluche o di inutili e viziose fantasie.

  • Earth

    La crescita infinita e’ facilmente possibile, SE SI UTILIZZANO LE TECNOLOGIE ALL’AVANGUARDIA.

    Siamo nel 2012 e UTILIZZIAMO LA TECNOLOGIA DEL 1960 in tutte le aree importanti della societa’, basta pensare all’energia elettrica ricavata dai combustibili fossili, e’ ovvio che con una tecnologia cosi’ datata si va verso la catastrofe. Utilizzereste mai per andare su internet un computer del 1995? No? E allora perche’ accetti l’uso delle tecnologie datate per le cose che sono estremamente importanti?
    Ma la cosa ancora peggiore e’ che al posto di arrabbiarvi e volere le tecnologie che risolvono questi problemi (CHE ESISTONO GIA’, ma loro non le vogliono tirare fuori, anzi le tengono ben nascoste) il comportamento che regna e’ il masochismo attraverso una mentalita’ da schiavo che acclama la decrescita (taglio dei comfort).

    Hanno fatto un lavoro semplicemente perfetto. Hanno dirottato le menti degli onesti che vogliono qualcosa di piu’ in uomini che lottano per avere qualcosa di meno. Bisognerebbe attribuire un nuovo vocabolo a questo tipo di personalita’, perche’ uno schiavo spera sempre di avere qualcosa di piu’, qua si lotta per avere di meno, lo schiavo perfetto mi vien da pensare, l’uomo libero che lotta per diventare schiavo. Questa e’ davvero la fine. Questo procedimento sara’ inarrestabile, oramai lo avete accettato come cosa bella, quando invece e’ la pistola alla tempia per i diritti all’essere umano. Tanto di cappello alle think tank, il traguardo che stanno raggiungendo e’ semplicemente superlativo.

  • Georgejefferson

    Il mercantilismo come visione mondo trae origini dalla legittimazione morale della legge del piu forte.I grandi industriali non ignoranti sanno benissimo che la compressione volontaria della domanda interna genera calo di ordini a livello aggregato,per ovvieta,gli ordini e commesse dipendono dal consumo della moltitudine,in maggioranza fatta da operai,impiegati…e non dai ricchi veri,che sono esigua minoranza al confronto…in questa imposta situazione sono obbligati al mercantilismo,alla ricerca di “mercati esteri”e se li trovano,allora la domanda interna passa in secondo piano e volentieri abbassano stipendi e diritti ben consci del fatto che tale domanda interna non serve piu.Va da se che diventa una guerra mondiale di commerci e una guerra al ribasso come qualita di vita dei lavoratori,e’la sintesi moderna della legge del piu forte perche se vendi 3 all’estero comprando 2…hai bisogno del paese che vende 2 e compra 3,e se tutti attuano il mercantilismo moderno,vince il piu forte a delocalizzare in terra di schiavi,e a sopprimere la propria domanda interna.E’la vittoria dei rentier

  • Marcusdardi

    Caro Maurizio io ci ho fatto sopra una canzoncina sulla decrescita felice:

    http://www.youtube.com/watch?v=0_YGgG0JK4E

    comunque per me la decrescita significa ridurre gli sprechi, gli squilibri di un capitalismo da rapina, consumare in modo corretto etico e non sprecone…poi certo la tecnologia ci deve aiutare a vivere meglio e la ricerca va incentivata decrescere non è smettere di innovarsi….
    Ultima cosa il tempo libero delle persone va aumentato e la piena e sana occupazione va garantita per legge, anche con un reddito di cittadinanza.

  • Primadellesabbie

    Affascinante, incantevole. Non si potrebbe aprirlo per vedere come é fatto dentro?

  • Jor-el

    Un classico. Forse il miglior intervento di Paolo Barnard.