COME COSTRUIRE UNA RIVOLUZIONE CHE NON CADA A PEZZI IN DUE GIORNI

COME COSTRUIRE UNA RIVOLUZIONE CHE NON CADA A PEZZI IN DUE GIORNI

DI GIANLUCA FREDA

Blogghete!!!


Il lettore Mirko ha scritto nei commenti relativi all’articolo sugli scontri di Roma


Caspita che articolone...perché non lo completi parlando delle conseguenze della "strategia del compromesso, della determinazione, della pratica di potere utilizzata per sconfiggere il potere"? Così, magari riusciamo ad arrivare alla degenerazione della rivoluzione russa che hai citato... Trai forse godimento dai pestaggi, visti i continui incitamenti alla violenza della celere? Ti sconvolge tanto la vista di due tavolini privati sottratti da un bar privato per essere lanciati, ma non parli della disperazione dei lanciatori d'immondizia di Terzigno e dei terremotati, anche loro in piazza. Secondo il tuo ragionamento è una brutta cosa sporcare Roma con l'immondizia, meglio tacere e respirare diossine in silenzio, non lamentarsi in questo modo "barbaro"...chissà cosa penseranno quelli dei bar... Non capisco, invece, a cosa serva pontificare dalla tastiera come fai tu, dando dei falliti e degli impotenti a chi ancora - e fortunatamente- possiede dei sogni. Mi chiedo come si fa -e come fai- a fare qualsiasi cosa senza il motore dei sogni e dell'utopia? Concludo dicendo che, almeno secondo me, l'altro giorno in piazza si è espressa unicamente la rabbia, forse non è servito a niente, ma era se non altro lecito esprimerla; la violenza, come sempre, è arrivata, e continua ad arrivare, da chi detiene la forza ed il potere. Saluti.

Il lettore ritiene che sogni e utopie siano il motore di ogni cambiamento. Può darsi che questo sia vero per la vita individuale. Ma quando parliamo della progettazione di un cambiamento sociale, sarebbe bene che ci abituassimo a lasciare i sogni nella dimensione che ad essi appartiene di diritto: quella del dormiveglia e delle fantasie notturne. Appaltare le trasformazioni sociali a branchi di sonnambuli e parolai in pigiama, produce, anche nella migliore delle ipotesi, un fastidioso e rumoroso nulla di fatto, ammantato di deliri teoretici, come quelli che siamo abituati ad ascoltare – senza ormai troppa distinzione – tanto nelle parole dei “rivoluzionari” da centro sociale quanto nei discorsi dei “rivoluzionari” da organigramma di sindacato e di partito nel corso delle periodiche ed inutili manifestazioni “di protesta” accalappiagonzi. Nell’ipotesi peggiore (che è poi di gran lunga la più frequente e storicamente diffusa) l’allucinazione utopica produce semplice manovalanza per “rivoluzioni” gestite dal potere ed indirizzate verso scopi esattamente opposti a quelli che i sognatori dormienti vagheggiano mentre si agitano in preda al delirio. Date retta a un fesso: le rivoluzioni, quelle vere, sono roba per persone ben sveglie e con i piedi per terra. Soprattutto, sono roba da élite. Dove, col termine “élite”, non si intende indicare una realtà connotata sul piano della gerarchia economica o sociale, bensì su quello del pragmatismo politico e della pianificazione intellettuale. Pianificazione che, in tutte le rivoluzioni storiche di qualche rilievo, si è sempre attuata attraverso la circolazione delle idee e dei programmi attraverso i mezzi di comunicazione esistenti, tastiere comprese. In ogni rivolgimento sociale di successo c’è una “testa” che dirige le operazioni, rappresentata dall’élite che dispone dei mezzi di comunicazione necessari a diffondere nella massa le idee e le parole d’ordine su cui dovrà fondarsi l’insurrezione; e ci sono moltitudini di “sognatori” senza arte né parte che fungono da semplice carne da cannone. Inutile dire che gli effetti della rivoluzione si rivelano sempre vantaggiosi per l’élite e devastanti per gli utopisti sonnambuli. Non voglio togliere nulla all’utilità di questi ultimi, senza la cui incompetenza e irriflessività politica nessuna rivoluzione sarebbe possibile. Non ce l’ho con i decerebrati spaccatutto che abbiamo visto in azione a Roma, né con i branchi di pecore che transumano periodicamente verso i pascoli della protesta su apposito torpedone sindacale, i quali svolgono egregiamente il proprio ruolo di soldataglia. Ce l’ho con le élite da cui tali moltitudini sono attualmente gestite e manipolate. Perché le finalità perseguite da queste élite di potere sono del tutto antitetiche a ciò che ritengo essere l’interesse attuale del nostro paese, inteso nel suo insieme complessivo di pastori e di mandrie, di colonnelli e di subordinati.

E’ significativo che il lettore scriva: “secondo me, l'altro giorno in piazza si è espressa unicamente la rabbia, forse non è servito a niente, ma era se non altro lecito esprimerla”. E’ una frase che fornisce un’idea precisa della linea di demarcazione che separa i membri dell’élite dai sognatori suoi manovali. L’élite pianifica, organizza, gestisce, manovra la percezione del mondo e la stessa violenza di piazza secondo modalità che sono funzionali ai suoi obiettivi; la carne da cannone è del tutto priva di capacità di decodifica dell’esistente e di schemi progettuali. Possiede solo la sua rabbia istintiva (a cui attribuisce addirittura un valore etico trascendente, trattandosi dell’unica prerogativa a sua disposizione) che ritiene lecito sfogare, una volta superato un certo livello, su qualunque cosa gli capiti a tiro. Come il buon padre di famiglia, che tornando a casa distrutto e frustrato dal lavoro, ritiene legittimo massacrare di botte moglie e figli, visto che su qualcuno dovrà pur sfogarsi. Il mio articolo si intitolava “La rivoluzione dei falliti” e penso che non avrei potuto scegliere titolo migliore.

Nell’articolo in questione citavo, in esergo, una frase tratta da “L’arte della guerra” di Sun Tzu. Mi chiedo che cosa avrebbe pensato l’antico stratega cinese di un “esercito”, come quello visto in azione a Roma il 14 scorso, che attacca battaglia al solo scopo di sfogare la propria frustrazione; che combatte solo nei momenti e nei luoghi che è il nemico a definire, con apposita comunicazione alle truppe; che si lascia guidare verso lo scontro dai generali dell’esercito nemico o dai traditori ad esso venduti, i quali portano bene in vista sulla divisa le stellette sindacali e partitiche di cui sono stati insigniti per la propria fellonia; che nel corso della battaglia non attacca il nemico, ma i propri stessi commilitoni e compagni di sventura, distruggendo le loro proprietà e dando alle fiamme i loro villaggi; che diffonde in questo modo l’odio e il desiderio di defezione tra le proprie stesse fila; che utilizza la violenza a sproposito e contro obiettivi casuali, anziché riservarla (come Sun Tzu suggeriva) alla fase finale della guerra, per suggellare una vittoria già ottenuta attraverso la diplomazia, la comunicazione, l’astuzia e l’inganno. Probabilmente il vecchio cinese non avrebbe destinato ad una simile masnada l’appellativo di “esercito”, limitandosi a considerarla una congrega di scimmie infuriate e a riderci sopra. Ancora più verosimilmente, avrebbe avuto parole di lode e di stima per i generali dell’esercito loro nemico, dimostratisi capaci di ridurre gli avversari alla più assoluta impotenza senza neppure muoversi dal proprio accampamento. “Tutta la guerra è basata sull’inganno. Perciò, quando siamo pronti ad aggredire, dobbiamo apparire impreparati; quando adoperiamo le nostre forze, dobbiamo sembrare inattivi; quando siamo vicini, dobbiamo far credere al nemico che siamo lontani; quando siamo lontani, dobbiamo fargli credere che siamo vicini. Tieni pronte le esche per allettare il nemico. Fomenta disordini e schiaccialo”.

Per quanto implacabile sia il mio odio per le strutture sovranazionali, economiche e politiche, che hanno ridotto in servitù il nostro paese, devo riconoscere ai loro generali una capacità strategica un miliardo di volte superiore a quella dei cialtroni visti in azione nelle piazze nostrane. E’ normale, del resto: non a caso loro sono l’élite, mentre i cialtroni di cui sopra sono la marmaglia inconsapevole che viene manovrata per il conseguimento degli obiettivi predefiniti. Immagino che, nel caso in questione, l’obiettivo – o uno degli obiettivi - fosse quello di defenestrare un governo, pessimo sì, ma dimostratosi troppo indipendente e refrattario agli ordini nell’ambito della politica estera. Eppure, nonostante l’ottima strategia messa in campo, l’élite dominante sembra, per il momento, avere fallito. Il governo incriminato è rimasto in carica, sia pure per tre soli voti di maggioranza. I suoi avversari politici sono ora allo sbando, compresi i rinnegati finiani così accuratamente costruiti e finanziati, costretti ad annullarsi nella macedonia immonda di un elettoralmente improponibile “terzo polo”, che prefigura la loro prossima estinzione. Bisogna chiedersi: perchè hanno fallito? Perché la marmaglia antiberlusconiana, inviata a deporre il rinnegato governatore della colonia, pur debitamente infiltrata da operativi del nemico, non è riuscita per adesso a perseguire il risultato agognato?

Il motivo è semplice: non esiste più un’unica élite. Nell’epoca della ridefinizione degli assetti geopolitici globali, le élite che si contendono il controllo delle masse e la loro sudditanza alle parole d’ordine sono diventate una pluralità. La vecchia nomenclatura dirigente rispolvera i vetusti schemi interpretativi del mondo organizzati per dicotomie (“fascismo-comunismo”, “democrazia-dittatura”, “berlusconiano-antiberlusconiano”, “razzista-antirazzista” e via bipolarizzando), mentre il nuovo gotha che ad esse contende il potere prova ad inserirsi nel gioco della manipolazione delle coscienze con altri modelli prefabbricati e narrazioni alternative. Questa battaglia per il controllo delle moltitudini si combatte (come del resto è sempre avvenuto nel corso della storia) nel campo dell’informazione e dell’entertainment. Cioè proprio dietro quelle tastiere che i pasdaran della rivoluzione di piazza sono stati abituati – un po’ per insipienza politica, un po’ per programmazione culturale abilmente somministrata dagli strateghi del nemico – a disprezzare e sbeffeggiare. E’ dietro le tastiere del web, delle redazioni giornalistiche, delle case editrici che vengono definiti e perfezionati i nuovi modelli percettivi e di pensiero cui le masse dovranno conformare la propria visione del mondo nei decenni futuri. E’ dietro le tastiere dei programmatori che vengono studiati i nuovi contenuti web, attraverso i quali i mezzi di comunicazione telematica verranno gestiti per le finalità di dominio proprie della classe intellettuale che uscirà vincitrice dallo scontro. E’ sempre dietro le tastiere che nascono i social network come Facebook, utili a rimbecillire e rendere controllabili, analfabetizzandole, le nuove generazioni; o come Twitter, attraverso i cui canali già viaggiano le direttive e gli ordini per la gestione delle “rivoluzioni colorate” fomentate dal potere (come si è visto in occasione della famigerata “rivoluzione verde” iraniana); o i nuovi templi dell’informazione “alternativa” come Wikileaks, creati allo scopo di soppiantare l’informazione libera del web, sostituendo ad essa un’autorevole e ponderosa massa di nulla oggettivo, privo di qualunque elaborazione critica.

In questo scontro di nomenclature, come sempre, i facinorosi guastatori di piazza rivestiranno il ruolo di truppe d’assalto, agli ordini dell’organizzazione di potere che riuscirà a vincere la guerra dell’informazione.

Occorre dunque decidere – e decidere adesso – se desideriamo rivestire il ruolo di soldati che subiscono la rivoluzione prossima ventura o di progettisti che la pianificano e la manovrano. Rivolgo pertanto un appello a tutte le menti razionali che, ritrovatesi martedì scorso nel bel mezzo di una guerra alla cui progettazione non avevano in alcun modo contribuito, abbiano sentito “a pelle” di trovarsi nel livello sbagliato della gerarchia. Invito tutti costoro a lasciar perdere le molotov, le risse coi celerini e gli scudi di cartone e a venire dietro le tastiere, dove c’è urgente bisogno di loro. Di truppaglia mercenaria da gettare allo sbaraglio contro il nemico ne abbiamo anche troppa. Ci servono generali, strateghi, programmatori, psicologi delle masse, scrittori, articolisti, ministri della (nostra) propaganda. E’ con questi strumenti e solo con questi che si organizzano e soprattutto – come avrebbe detto con saggezza il vecchio Sun Tzu – si può provare a vincere le guerre e le rivoluzioni.

Gianluca Freda

Fonte: http://blogghete.blog.dada.net/

Link: http://blogghete.blog.dada.net/archivi/2010-12-20

20.12.2010

Commenti (72)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Nascondi area commenti 20 caricati
    1. Tonguessy 22 dicembre 2010

      Ogni azione condotta con queste lenti sul naso, andrà inevitabilmente a vantaggio di coloro che le hanno fabbricate, poiché ci impedirà di sviluppare una visione del mondo nostra e una direttiva di dominio nostra.

      Le lenti (come le chiami) sono l'interfaccia che ci permette di vedere il presente e optare per un futuro piuttosto che per un altro. Li chiamiamo sogni, noi comuni mortali. Osserviamo quello che succede, decidiamo se ci piace e volgiamo il nostro sguardo altrove, distante nel tempo e nello spazio. Anche tu, Rectotal o Totalrec, hai quelle lenti. Appannate o pulite, sferiche o cilindriche, concave o convesse che siano ce le hai sul tuo simpatico naso. Senza lenti non si vede nulla. E' un peccato, ma è così. C'è bisogno di questo mezzuccio che si chiama cultura (lenti) per capire la Realtà (oh, la cosa vera sarebbe: la Cultura E' la Realtà...ma non mi voglio addentrare in questa palude).

      Certamente puoi decidere che le tue lenti sono migliori e che quelle degli altri fanno schifo. Al punto che tu vedi carne da cannone ed altri no, vedono persone incazzate che tentano di mettere SIGNIFICATI nelle loro proteste. Quante mega manifestazioni oceaniche hanno sortito un bel nulla negli ultimi anni? Beh, qui si spera di cambiare registro. Non vogliono ascoltare? Urleremo così forte che anche un sordo ci sentirà. E anche un cieco ci vedrà. Lenti o non lenti.

    1. sidellaccio 21 dicembre 2010

      Ma la "superiore capacità strategica dei generali" dei potenti banchieri, massoni, ecc... è fascista! E "creare un progetto serio, organizzato e razionale" (come fanno appunto i potenti e i loro generali) ci trasforma spesso in fascisti, soprattutto se disprezziamo i "cialtroni" sognatori che combattono e rischiano in piazza e altrove, con poche o niente capacità strategiche...
      Vedi: "Psicologia di massa del fascismo" di Wilhelm Reich che purtroppo oggi si trova solo in inglese: http://www.amazon.com/s/ref=nb_sb_ss_c_1_30?url=search-alias%3Dstripbooks&field-keywords=the+mass+psychology+of+fascism&sprefix=the+mass+psychology+of+fascism

    1. ale5 21 dicembre 2010

      Drachen, ho seguito il tuo ragionamento (poi mi spieghi chi parla di rivoluzione, forse dai retta a quei quattro riconglioniti che si spacciano per giornalisiti) fino a quando hai parlato di un elite a cui affidarsi....e che ricominciamo da capo ??

    1. falconelvento 21 dicembre 2010

      condivido pienamente

    1. ale5 21 dicembre 2010

      Viviamo in una specie di democrazia chiamata rappresentativa, bene in questa democrazia c'è ben poco di salvabile, prego qualcuno di farmi qualche esempio di cosa funzioni, di cosa sia giusto e uguale per tutti.
      Mi chiedo se qualcuno ha ancora una briciola di coscienza, di senso di giustizia e desidera realmente una società dove il benessere sia accessibile a tutti.
      In questi giorni ci sono delle persone che protestano, anche duramente, con degli ideali, che magari non appertengono a tutti, per migliorare questa fogna-stritola gente spacciata per democrazia.
      Ecco queste persone hanno da insegnare a molti: hanno volontà.. voglia... e rischiando cercano di cambiare il sistema delle cose, non domani ma adesso.
      Cerchiamo di prenderci le nostre respnsabilità su tutto lo schifo che accade e ascoltando la nostra coscienza chiediamoci se non sia il caso di fare di più.

    1. Frikkio 21 dicembre 2010

      ,,, dalla de Filippi ci devi mandare tua sorella!

    1. Truman 21 dicembre 2010

      @Gianluca Freda

      Proviamo a cominciare con la parte più facile.

      Le traduzioni di traduzioni (cinese -> inglese ->italiano) spesso risultano poco comprensibili. La mia conoscenza del cinese si ferma però a due parole di cantonese moderno e qualche numero, per cui è meglio non insistere. Possiamo forse concordare senza problemi che lo stratega vittorioso ha ben chiara una strategia e si impegna in battaglia se e quando tale strategia lo prevede. Penso sia intuibile che ambedue consideriamo attuale Sun Tzu.



      L'altro aspetto riguarda la situazione degli scontri a Roma negli ultimi giorni. Io noto nel pensiero di Freda un'attribuzione totale dei grandi eventi a strateghi, elites, condottieri, che è tipica del pensiero di destra, ma non era disdegnata da Vladimir Ilic Ulianov.


      Una visione di sinistra (o almeno quella marxista) tende ad attribuire i grandi eventi ai conflitti tra classi sociali. Ecco, se io volessi inquadrarmi nella dicotomia esposta da Freda, dovrei attribuire tutto al conflitto di classe. Però io mi limitavo ad osservare ciò che sembra emergere dai vari resoconti, cioè qualche forma di manipolazione da parte di gruppi di interesse ben precisi, i quali però ad un certo punto hanno perso il controllo della folla. E lì si sono scatenate dinamiche che non sono elitarie. Carne da cannone dice Freda. Non mi torna. La carne da cannone di solito ha dietro un generale e i plotoni d'esecuzione per i disertori.



      A me è sembrata invece la rabbia di chi non ha più futuro e si scaglia contro il primo nemico che capita.

    1. Freeanimals 21 dicembre 2010

      Sono perfettamente d'accordo con te (era una cosa che mi chiedevo anch'io). Solo che qui siamo in pochi a pensarla così.
      Ciao

    1. geopardy 21 dicembre 2010

      Lo so è stata una buona operazione a tenaglia, ma non mi si dica che Kirchner non abbia preso spunto dalle piazze per resistere al FMI.
      Ciao

    1. geopardy 21 dicembre 2010

      La fase mass-mediatica funge da innesco ed anche da coadiuvante, ma il colpo forte lo fanno le piazze nel bene e nel male.
      Chiaro che la disubbidienza civile è la forma più incisiva di protesta, ma il cammino è ancora lungo.

    1. vic 21 dicembre 2010

      Gli Argentini hanno avuto anche il buon senso, dopo vari tentativi a vuoto, di eleggere finalmente un presidente avveduto e deciso come Kirchner, il traghettatore che ha tirato fuori il suo paese dalle melme create dal FMI. Anche grazie a paesi che gli sono stati solidali.

      Per ora non si vede in giro il Kirchner italiano, benche' da qualche parte probabilmente esiste.

    1. totalrec 21 dicembre 2010

      Ça va sans dire, non concordo affatto con le critiche di Truman. Esse sono viziate dalla solita visione dicotomica del mondo cui accennavo nell'articolo, che è una visione generata dagli occhiali deformanti fornitici dalle élite attualmente in carica.


      In questa visione, il mondo si divide in destrorsi e sinistrorsi, berluscones e antiberluscones, potere cattivo e manifestanti buoni che ad esso si oppongono. Non viene ammessa l'esistenza di alcun ente che non sia fatto rientrare, con blandizie o con martellate, all'interno di queste categorie bipolari. Per come la vedo io, le cose sono un po' più complesse.


      Le trasformazioni sociali si verificano in virtù dell'azione di gruppi d'interesse politico, nessuno dei quali ha come fine quello di rendere il mondo "un luogo migliore", bensì quello di renderlo un luogo soggetto alle direttive di dominio dei suoi membri. Non si tratta di "utopia elitaria", visto che non vi è nulla di utopistico in tale visione. Si tratta di analisi storica condotta con occhiali diversi da quelli che le élite attualmente in carica ci hanno trapiantato sul naso per meglio tenerci in riga. Ogni azione condotta con queste lenti sul naso, andrà inevitabilmente a vantaggio di coloro che le hanno fabbricate, poiché ci impedirà di sviluppare una visione del mondo nostra e una direttiva di dominio nostra. Senza tale direttiva, non saremo neppure in grado di sapere cosa vogliamo, figuriamoci ottenerlo. Potremo soltanto lasciarci guidare dall'una o dall'altra élite in conflitto; subire le rivoluzioni progettate da altri anziché organizzarle. Non voglio mettermi a dare lezioni di storia, ma sarebbe opportuno che tutti studiassero in modo accurato che cosa siano state realmente le rivoluzioni francese e russa, da chi siano state guidate, per quali fini e in che modo esse siano state accuratamente preparate attraverso la propaganda prventiva. E non certo per disprezzarle: nel bene e nel male tali rivoluzioni hanno prodotto enormi trasformazioni ed una trasformazione è sempre positiva in sé, visto che rompe l'immobilismo in cui la storia morirebbe altrimenti per asfissia delle sue cellule. Bisognerebbe invece studiarle per ripeterle, ma stando una volta tanto dalla parte degli organizzatori, anziché da quella consueta della carne da cannone.

      Sarò miope, ma nelle strade di Roma ho visto soltanto carne da cannone, e neppure guidata da élite le cui finalità di dominio fossero minimamente assimilabili a quelle che io o Truman potremmo gradire.



      Per quanto riguarda la citazione di Sun Tzu presente nel vecchio articolo: se Truman possiede l'originale del VI secolo a.C.ed è in grado di tradurre il cinese antico, non parlo più e mi levo tanto di cappello. La mia traduzione è tratta da una versione in inglese che recita:

      "Thus it is that in war the victorious strategist only seeks battle after the victory has been won, whereas he who is destined to defeat first fights and afterwards looks for victory".

      Come si vede, la traduzione è quasi letterale. L'unica libertà che mi sono concesso è di tradurre "victory" con "guerra", poiché mi sembrava che ciò rendesse meglio l'idea che sta alla base dell'opera: e cioè che le guerre si vincano con la strategia e la manipolazione del nemico, riservando la violenza (che, per inciso, non disprezzo affatto e considero anzi essenziale) alle sole fasi cruciali o risolutive, dopo che la propaganda e l'inganno hanno già portato allo sbando le truppe avversarie.


      Contrariamente a ciò che credono alcuni utenti - che vedo benissimo nel ruolo di carne da cannone - non si tratta di insegnamenti inattuali. Il motto del Mossad israeliano è "By way of deception you shalt do war", una frase che rappresenta la quintessenza del pensiero di Sun Tzu e che è stata applicata dallo stato ebraico con visibile successo nel corso dei decenni. Ancora una volta si tratta di capire se vogliamo limitarci a tirare sassi contro il nemico vittorioso o studiare la sua strategia per ritorcergliela contro, comprendendola e applicandola per i nostri scopi. Vedete voi e fatemi sapere.


      Gianluca Freda

    1. caterinazanivan 21 dicembre 2010

      Se la scuola di ogni ordine e grado, compresa l'universita', e' uno strumento utilizzato da chi detiene il potere per indirizzare,
      controllare, addormentare, come mai chi vuole andare contro quello stesso potere scende in piazza per l'universita?

      Se gli studenti, ma non solo, volessero veramente fare la rivoluzione allora dovrebbero essere contro la scuola e contro l'universita'.
      Non sono piu' certo quelli luoghi in cui si studia.
      Chi volesse veramente studiare lo potrebbe fare per conto proprio.

      La rivoluzione non e' piu' quella che si fa scendendo in piazza a manifestare e scontrandosi, o meno, con la polizia. La rivoluzione e' la comprensione da parte di ogni singolo individuo che tutto il sistema e' sbagliato.

      Il sistema, in questo caso specifico "scuola" non deve piu' essereci. Quindi bisogna non utiliozzarlo.
      Non si puo' pensare in questa fase storica di modificarne l'impianto o la struttura.
      A scuola e all'universita' non ci si deve proprio piu' iscrivere.
      A che serve farlo?
      A farsi fare il lavaggio del cervello? Chi ha voluto l'istruzione di massa se non Adam Smith tra i primi?

      Chi veramente vuole fare la rivoluzione non deve iscriversi all'universita', deve fare in modo che chiudano. Perche' cosi' come sono strutturate oggi e per il "come" e il "cosa" viene li insegnato oggi sono solo mezzi del potere.

    1. geopardy 21 dicembre 2010

      In Argentina, durante il crollo, mentre le elite volevano chiudere le fabbriche, sono stati gli operai a mandarle avanti fino al miglioramento della situazione.
      Quegli stessi operai che andavano con le cazzeruole in piazza, cioè, secondo Freda, i cialtroni.
      Chi ha dato un esempio positivo, l'elite o la gente comune?
      Lì hanno esattamente riaffermato il diritto al lavoro partendo dal basso ed ha funzionato.

    1. vic 21 dicembre 2010

      Due sono i moti rivoluzionari recenti che hanno avuto successo: i moti di Berlino, finiti con la caduta del muro e la rivoluzione rumena.

      In entrambi i casi il potere venne preso in contropiede dalla velocita' degli eventi. Era la forza della storia che spingeva. D'altro canto il potere stesso seppe, nel caso di Berlino, reagire con una certa saggezza, facendo in modo che le cose non degenerassero in una estenuante guerra civile. Gli ultimi dirigenti della Germania Est seppero leggere la storia. Allora chi invocava l'intervento di Mosca (rifiutato da Gorbachov, d'accordo con Kohl) erano Andreotti, Mitterrand e altri cosiddetti leader occidentali che temevano il nascere di una grande Germania.

      Cosa voglio dire? Voglio dire che una rivoluzione per avere successo, deve in qualche modo avere dalla sua la forza della storia, prima di quella dei generali. Semmai la saggezza di generali avveduti che capiscono quando bisogna stare in disparte. Allorche' i frutti sono maturi cadono da soli, senza bisogno di generali. I generali dell'apparire casomai assistono, spaccano frutti maturi e frutti marci a destra ed a manca. Vogliono dimostrare a se' e a chi li foraggia di essere indispensabili. Inutilmente. E' la stagione a decidere quando la frutta e' matura. I cicli hanno una loro forza intrinseca. Che adesso siamo alla fine di un ciclo lo constatiamo abbastanza chiaramente.

      Stiamo tornando in periodi piuttosto incerti, da sommosse del pane di manzoniana descrizione.

      Mi sa che bastera' un avvenimento chiave, magari in se' poco significativo, che pero' fara' da miccia al sollevamento di chi finora se n'e' stato chino e quieto a subire. Se il fuoco s'avvampa in occidente, saranno dolori per le cosiddette elite. A meno che non vogliano distruggere tutti pur di non darla vinta.

      Ai tempi del re di Francia era facile individuare il bersaglio, era cosi' bene in vista.
      Oggi il bersaglio e' sparpagliato ed arroccato in innumerevoli lindi uffici. Per questo i giovani scelgono un bersaglio individuabile, mettiamo la Gelmini, o fors'anche Berlusconi. In realta' vorrebbero colpire con la loro rabbiosa protesta la moltitudine di uffici in cui "gli esperti del ramo" stanno lubrificando il cappio che strozza sempre di piu' questa gioventu' a cui stanno portando via la speranza.

      Caro Freda, tu che ami le strategie, un consiglio che potresti dare sarebbe questo: fatela in piccolo la rivoluzione, impadronitevi di una provincia periferica. Poi di un'altra e di un'altra ancora. Alla fine quelli della casta non avranno piu' i mezzi per affrontarvi per il semplice motivo che voi siete in tanti e loro in pochi.
      Non fatela a Roma la rivoluzione, fatela in periferia. Alla fine Roma restera' sola soletta, a continuare con il suo teatrino governativo, che non governera' piu' un bel nulla. Non e' gia' un po' cosi'?

      In fondo successe lo stesso con l'impero romano d'occidente. Quelli della casta si illudevano di contare. I senatori si illudevano di influenzare le cose con i loro voti. La realta' intanto alla periferia andava per conto suo. Chi comandava veramente erano di gia' i barbari, che avevano preso in mano dall'interno, per esempio, l'esercito romano. Senza nessuna rivoluzione. Semplicemente perche' erano piu' abili. D'altronde anche gli imperatori non vivevano piu' a Roma ne' erano romani di Roma. Erano i primi a sapere che Roma non contava piu' nulla.
      Oggi sappiamo che la calata dei barbari non fu poi una cosa del tutto barbara. Tant'e' che giriamo tutt'ora vestiti alla loro foggia, con tanto di calzoni.

      Siamo tutti un po' barbari. Allora, forza giovani, fregatevene un po' dell'etichetta, non mollate soprattutto. Alla lunga altri strati vi seguiranno. Non siete i soli a cui hanno rubato la speranza.

      Un altro consiglio che potrebbe dare Freda: giovani, perche' non rilanciate una nuova stagione del film neorealista! Oggi ci sono i mezzi tecnologici per fare filmati con pochi mezzi. Chiedete un parere alla Guzzanti. Ma ci vuole gente in gamba anche per fare film che lasciano il segno, non e' attivita' per tutti, il talento ci vuole. Come in ogni attivita', rivoluzione compresa.

    1. martiusmarcus 21 dicembre 2010

      Freda, come al solito, cogli nel segno, e lascia pure che chi non ha altri argomenti che l'insulto ti chiami "fascista". Permettimi tuttavia una piccola notazione sui "sogni" e i "sognatori". E' vero che chi vi si abbandona tout court e lascia andare il suo "animale inconscio" senza freni, è inevitabilmente destinato al fallimento: la dura realtà sarà il muro contro il quale si risveglierà, il sognatore. Ma è vero anche che senza accontentare in parte il nostro animale inconscio, non ci è possibile vivere: è come passeggiare senza scopo in un deserto del desiderio. Oggi mancano - o forse stanno nascendo? - coloro che ci possono guidare in una realtà in cui non regni solo la disperazione senza sogni e speranze. Se tu fossi soltanto un po' meno "guardingo" e cinico, potresti essere una di queste guide. Non è l'intelligenza che ti manca, ma forse un po' di spiritualità. Grazie comunque.

    1. ottavino 21 dicembre 2010

      "E' violento chi rinchiude migranti nei Cie, chi fa bruciare operai come alla ThyssenKrupp, chi manganella senza sosta studenti in tutta Italia, chi rifila contratti a progetto, chi fa diventare le scuole e le università centri di disciplinamento svenduti alle esigenze delle aziende." Guarda, guarda che bella sequenza di errori uno di seguito all'altro. Ma di quante cose ti vuoi occupare? Ma di quante cose vuoi farti carico? Ma che bel fardello che ti metti sulla schiena....attento perchè ci vogliono spalle belle grosse....

    1. daveross 21 dicembre 2010

      Io direi al realismo. Cosa che è positiva e negativa...

    1. daveross 21 dicembre 2010

      Non penso che qui si proponga di comportarsi come 'fascisti' (?), bensì creare un progetto serio, organizzato e razionale.

    1. daveross 21 dicembre 2010

      "fino a prova contraria, tutti i poteri che sono stati rovesciati, anche nella realtà odierna e mass-mediatica, lo sono stati partendo dalle piazze".


      Una falsità storica. Invece se si ragiona su cosa siano 'la realtà moderna' e 'mass-mediatica', si scopre che non è proprio così.

Visualizzati 20 di 72 commenti approvati.